La labradorite è una pietra che non lascia indifferenti.
Questo è dovuto soprattutto alle sue superfici che con continuità irradiano dei lampi di colore.
Questa ininterrotta emanazione non poteva lasciare disinteressati, così riconoscendo alla labradorite una bellezza fatta di luminescente e di colorazione cangiante.
Delle qualità che hanno contribuito, da subito, a conferirle lo status di pietra apprezzata e venerata.
Un riconoscimento a noi giunto ben consolidato, tant’è vero che dell’origine di questa condizione se n’è persa la memoria.
La sua scoperta avviene nella seconda metà del Settecento, in Canada, nella penisola Labrador. Località da dove trae origine il nome conferito a questo minerale.
In quelle terre il minerale era già noto alle popolazioni locali, gli Inuit. Per questi abitanti dell’Artico, la labradorite rappresenta l’aurora boreale imprigionata in una roccia. Il folclore indigeno parla di un guerriero che, con la lancia, colpi la roccia. Così facendo liberando parzialmente quelle bande luminose e colorate che danno origine al fenomeno ottico e atmosferico.
La leggenda inuit vuole che la parte di aurora boreale che rimase imprigionata diede origine alla labradorite.
Usata in gioielleria, dove è apprezzata per la sua labradorescenza,appartiene alla categoria delle pietre semipreziose. Ed èper lo più commercializzata nel taglio a cabochon.
La labradorescenza o effetto Schiller è un effetto ottico che avviene quando il minerale riceve la luce da varie angolazioni.
In questa situazione la labradorite emette un gioco di colori, causato dalla rifrazione della luce sulla sua struttura lamellare.
La labradorite si presenta con una lucentezza vitrea, con una trasparenza che varia dal trasparente al traslucido. Il colore può variare di molto, se ne conoscono di incolori, altre sono: bianche, grigie, grigio nerastre, grigio biancastre, gialle, brune e infine verdi pallide.
Quando il colore è grigio nero prende il nome commerciale di spectrolite.
Appartiene alla famiglia dei feldspati e nella scala di Mohs presenta una durezza che varia da 6 a 6,5.
In Europa, fin dalla sua scoperta, la labradorite ha assunto uno scopo ornamentale. Oltre che in gioielleria ha trovato impiego come elemento degli intarsi in mobili di grande lusso.
Questa sua popolarità si rafforza durante i secoli successivi. Favorita dalla credenza che la pietra possedeva qualità protettive contro la stregoneria e la malasorte.
Trovando anche impiego in magia, dove si pensava favorisse la chiaroveggenza. Per questa ragione è anche nota come la Pietra dei Maghi. In quanto gli si attribuisce la capacità di aumentare tutte le capacità psichiche insite nell’individuo.
Nell’immagine 1 e 2:. Un raro e antico oggetto realizzato con un grande cabochon circolare di labradorite. Il minerale è sorretto da una fascia avvolta lungo la circonferenza e da tre piedini. La montatura è realizzata in argento ed è priva dei marchi dell’argentiere.
Il manufatto di diritto appartiene agli oggetti insoliti e bizzarri. Quelli da introdurre e mostrare fra le le curiosità che danno vita a una wunderkammer o Camera delle meraviglie.
Immagine 3: Ovale in Eudialite. Rara e pregiata pietra dalle belle tonalità di Magenta scuro, scoperta nel 1819, in Groenlandia. I principali giacimenti sono ubicati: in Russia, nella penisola di Kola, e in Canada, a Mont Saint-Hilaire.
La Medusa Verde, edita da Mondadori ed elencata per autore e numero nella collana.
La Medusa verde è una collana elegante e preziosa. Una pubblicazione, ancora oggi, di ampio successo. Battezzata dall’editore: la Medusa I Grandi Narratori di ogni Paese e, in seguito e familiarmente, diventata e conosciuta come la Medusa Verde.
La collana è pensata dall’editore Mondadori per stampare e proporre solo dei titoli di narrativa contemporanea, esclusivamente di autori stranieri.
La pubblicazione e la fortuna dei libri appartenenti alla collana della Medusa verde copre un lunghissimo di tempo.
Inizia nel 1933. Passa per i tormentati anni della seconda guerra mondiale. Vede il periodo spensierato del boom economico. Si conclude nel 1971, agli inizi del Sessantotto e della contestazione giovanile.
Un ampia durata, ancora maggiore visto che è di nuovo, con la stessa veste editoriale, negli scaffali delle librerie.
Tanto da far pensare che l’appellativo verde non sia per il colore della rilegatura ma, sia dovuto al suo essere un evergreen.
La collana si compone di 535 titoli. Inizia con la stampa de Il grande amicodi Alain Fournier, edito nel marzo del 1937. E si conclude nel 1971 con Programmazione omicidi di Loren Singer.
Il successo nelle vendite permette la stampa della prima Medusa illustrata Medusa Verde Mondadori Elenco.
É il numero 306 della collana. L’autore è Ernest Hemingway e il titolo è Il vecchio e il mare. Apparso nel dicembre 1952, nella traduzione di Fernanda Pivano.
Le ricette tratte da un antico manoscritto di cucina e gastronomia.
Le ricette tratte da un antico manoscritto di cucina e gastronomia.
La curiosità è sempre tanta! Un manoscritto può nascondere delle sorprese inaspettate. É il frutto delle esperienze personali dell’autore e quando queste sono quelle di un cuoco si ha subito l’acquolina in bocca.
Lo si sfoglia avidamente, alla ricerca della ricetta del piatto preferito, quello del cuore.
Quando la si trova, subito si vagliano gli ingredienti. Poi si passa alla lettura della preparazione e se ci sono delle varianti gradite si corre ai fornelli, a sperimentare le nuove indicazioni.
Il manoscritto di cui parliamo è intitolato, dall’anonimo autore, MODO DI CUCINARE, un titolo promettente, ricco di 276 ricette manoscritto cucina gastronomia.
Fra queste troviamo il Fricandò, un’antica ricetta che vede l’abbinamento di carne e verdure. Un secondo piatto diffuso in un area geografica che comprende l’odierno Piemonte, la Lombardia e la Valle d’Aosta.
Un territorio che giustifica la presenza di altri due piatti: il Pollo alla Marengo e il Vitello alla Carlo Alberto.
Il primo è il frutto gastronomico della conclusione della battaglia di Marengo, scontro combattuto fra le vittoriose truppe francesi e quelle austriache. Le vincitrici sono al comando del Primo console Napoleone Bonaparte, per il quale questo piatto è ideato.
Di questa ricetta sia l’ideatore sia gli ingredienti sono contrastanti. Il nome la lega alla località di Marengo, una frazione del comune di Alessandria. Questo vale anche per i principali componenti: il pollo, le verdure e il brodo, tutti tipici della località dove si svolse il conflitto. Ricette manoscritto cucina gastronomia.
Per il vitello, il Carlo Alberto indicato è un Savoia Carignano. Un membro della famiglia reale dei Savoia, incoronato Re di Sardegna e sovrano degli stati sabaudi.
Durante il suo regno, il reale si occupò di questo tipo di carne, legiferando sulla salsiccia. Permettendo al solo insaccato di carne realizzato nel territorio di Bra e dai macellai locali di essere composto da carni di vitello. In questa decisione più che il palato ha la meglio la diplomazia. Poiché il provvedimento legislativo mirava a non danneggiare la comunità ebraica di Cherasco che, per motivi religiosi, non poteva consumare carne di maiale.
Sempre questo giovane bovino è alla base della realizzazione dei Polpettini di vitello distese.
Cosi cucinati dal nostro anonimo cuoco:.
Metti in una tortiera ben unta delle fettine di vitello ben battute. Su ciascuna fetta lascia cadere un mezzo cucchiaio del seguente composto:. Pesta nel mortaio una mollica di pane con un uovo intero,. Metti poco sale, qualche gheriglio di noci, spezie, prezzemolo trito e midolla di manzo passata essa pure alla mezzaluna.
Copri la tortiera col testo e lascia cuocere le polpettine con fuoco sotto e sopra.
Le fette così disposte si possono anche avvolgere nell’ovo e nel pane grattugiato per farle friggere a guisa di costoline ricette manoscritto cucina gastronomia.
Sempre di origine piemontese è la ricetta dei Cardi all’uovo, un ortaggio invernale tipico della gastronomia di questa regione. Alimento alla base di ricette quali: il flan di cardi alla piemontese e i cardi gratinati alla bagna càuda.
I tartufi sono un altra prelibatezza di questo territorio, li troviamo come golosa aggiunta alla ricette del: Flan di cervella, del Salmì di pernice, delle. Beccacce arrosto e della Frittura grassa di risotto, dove il risotto rimasto si lega con uno o due tuorli d’uovo.
Per friggere si usa il Burro! ricette manoscritto cucina gastronomia.
Come si legge nella ricetta delle Cotolette imbottite.
Si prende il filetto di maiale, lo si taglia a fette che si battono fine. A parte si prepara un composto di salame crudo e acciughe, il tutto tritato fine. Si mette una piccola quantità del composto in ogni fetta e si chiude a forma di libro. Queste si passano nell’uovo e nel pan grattugiato, si frigge nel burro.
Sempre di quei luoghi è il Lacetto in fricandò.
Una preparazione che vede chiamare le animelle con il loro nome in lingua locale piemontese e che si cucina impiegando l’antica ricetta piemontese del fricandò.
Quest’ultimo è una pratica gastronomica che realizza una pietanza nata dall’abbinamento di carne e verdure di stagione. Dove la carne è sottoposta a una prima cottura realizzata friggendola nel burro. Questo per darle una doratura iniziale che servirà a regalare gusto alla preparazione. Per poi unire e cuocere lentamente gli ingredienti ricette manoscritto cucina gastronomia.
Non manca un apertura alla cucina napoletana, questo avviene con un classico, i Maccheroni, omaggiati con la ricetta dei Cannoncini al sughillo.
Una preparazione che vede una variazione dell’antico condimento della pastasciutta.
Un piatto servito, almeno fino a metà Settecento, con un sugo di solo burro e formaggio grattugiato. Ed ora condito con il sughillo, l’antenato degli odierni ragù napoletani.
Nato con l’aggiunta alla base composta da burro e formaggio di qualche cucchiaiata del sugo ricavato da uno stufato di carne ricette manoscritto cucina gastronomia.
E che dire dell’Occhio di bue. Dove: Si batte bene la polpa di manzo o vitello. Si apre a forma di libro e si stende, la si ricopre con fette di salame crudo. Sopra di esse si mettono due uova sode tagliate per metà. Si aggiungono alcuni pezzetti di burro e si arrotola il tutto a forma di polpettone, si lega e si cuoce in burro fritto.
Quando la carne è a metà cottura, sciogli un po’ di farina nel brodo, con questa salsa bagna il polpettone poco a poco. La carne deve cuocere per un’ora circa.
Le ricette tratte da un antico manoscritto di cucina e gastronomia
Una parte del manoscritto è dedicata alla cucina genovese.
Qui troviamo la ricetta del Riso col preboggion. Un alimento tipico della Liguria. Realizzato con la raccolta di erbe spontanee, una mescolanza che varia sia per la stagione sia per la località di crescita.
Gli Stecchi sono un’altra tipicità della cucina alla genovese. Sono degli spiedini misti preparati con gli avanzi della cucina. Ricoperti da un impasto di pane ammollato, uova e gli stessi avanzi tritati ancora più finemente e ultimati friggendoli fino a dorarsi.
In chiusura troviamo i Menù francesi, con le ricette dei canonici Pâtes au foie grase e della Soupe à l’oignon ricette manoscritto cucina gastronomia.
Il primo è il paté di fegato grasso d’oca o d’anatra. La seconda è la zuppa di cipolle, servita cosparsa con generosità di formaggio e gratinata in forno.
Fra i secondi piatti tipici della tradizione gastronomica francese troviamo la Blanquette di pollo. Un piatto di antiche origine ma, portato al successo dall’immortale Auguste Escoffier.
Buon Appetito.
La descrizione completa del manoscritto intitolato MODO DI CUCINARE.
Dining in the Middle Ages: Flavors, Recipes, and Culinary Manuscripts.
Medieval Cuisine: A Journey into Ancient Flavors medieval cuisine recipes cookbooks.
Eating in the Middle Ages meant tasting dishes with flavors that might seem unusual or surprising to us today. Medieval recipes often combined contrasting tastes: sour with sweet, salty with spicy. The result was a rich and complex culinary experience, far from the flavors of modern cooking.
What Did People Eat in the Middle Ages?.
The ingredients of medieval cuisine were very different from what we use today. Here’s a quick overview of what was – and wasn’t – on medieval tables.
Ingredients Absent from Medieval Cooking medieval cuisine recipes cookbooks.
These were unknown in Europe before the discovery of the Americas:
Tomatoes
Potatoes
Corn
Chili peppers
Coffee
Tobacco
The Stars of Medieval Cuisine
Popular ingredients included:
Almonds, used to make almond milk, a common substitute for animal milk during fasting days
Citrus fruits, especially orange peel, to perfume slow-cooked dishes
Expensive spices such as saffron, cinnamon, ginger, cloves, and grains of paradise (also known as Guinea pepper)
Borage and rose water, which are now almost forgotten in modern cooking
Dining in the Middle Ages: Flavors, Recipes, and Culinary Manuscripts
Medieval Recipes: A Mix of Sweet and Savory
One typical medieval dish was rice cooked in almond milk. The rice was first boiled in water, then drained and simmered again in almond milk, with sugar added at the end. It could be served sprinkled with more sugar or accompanied by a sauce made of plums, honey, and spices.
Another popular preparation was sauce cameline, a sauce made with ground almonds and spices, often served with roasted or boiled meat.
One of the most elaborate recipes was the torta parmesana, a savory pie baked under hot embers. It featured a simple crust of flour and water filled with multiple layers of ingredients: chicken, green and white ravioli, ham, and sausages.
What Were Medieval Cookbooks Like? medieval cuisine recipes cookbooks.
The first medieval culinary manuscripts date back to the late 13th century. These were not just simple collections of recipes but detailed guides, often part of broader codices containing various writings.
Three Ways Medieval Recipes Were Organized
Medieval cookbooks were structured in different ways:
Alphabetically
Grouped by main ingredient (meat, fish, vegetables, eggs, etc.)
Divided by course (roasts, soups, sauces, pies, and so on)
Today, historians have identified over one hundred of these manuscripts, often found in multiple versions or translations medieval cuisine recipes cookbooks.
Dining in the Middle Ages: Flavors, Recipes, and Culinary Manuscripts
Who Read Medieval Cookbooks?
Medieval cookbooks were written:
In Latin, usually for the head of the household or court physicians
In vernacular languages, for professional cooks (rarely for housewives or common people)
These texts included both simple dishes, like boiled vegetables from the garden or the wild, and complex, expensive recipes reserved for noble banquets.
Studying medieval food culture means rediscovering a rich heritage of flavors, aromas, and cooking techniques. It’s a fascinating way to understand the evolution of gastronomy and how people lived and ate in the past.
Era quella una mensa dove i convitati gustavano quelli che per noi ora giudichiamo come dei sapori inconsueti. Dove si mangiavano delle bontà nate dall’alleanza fra dei gusti contrastanti, quello aspro e quello dolce.
Quali ingredienti davano vita alle ricette medioevali e quali non erano ancora conosciuti e dunque non utilizzabili?.
No ai pomodori, alle patate, al mais e al peperoncino. Fra le bevande non c’era il caffè e il suo più fedele compagno, il tabacco. A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.
Si alle mandorle e agli agrumi. Quest’ultimi impiegati per aromatizzare, ad esempio l’introduzione della buccia d’arancia nel liquido di cottura della pietanza cucinata a fuoco lento.
Un profumare il cibo dove le costose spezie non mancavano. Di uso comune erano: lo zafferano, la cannella, lo zenzero, i chiodi di garofano e l’africano pepe di Guinea o pepe melegueta. Tutti fra loro in collaborazione per raggiungere un equilibrio penetrante che non ne penalizza nessun aroma e in contemporanea li valorizza tutti. A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.
Con le mandorle si preparava il latte di mandorle. Usato durante i giorni di magro in sostituzione dei latti di origine animale. Con questo ingrediente si cucinava il riso.
Il cereale dapprima è bollito in acqua, poi scolato e, per finire la preparazione, rimesso al fuoco immerso nel latte di mandorla. A cottura quasi ultimata si aggiunge lo zucchero. Questo alimento si mangiava cosparso di altro zucchero oppure con una crema a base di susine, miele e spezie. A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.
Sempre le mandorle sono la base della salsa camelina, uno dei classici della cucina medioevale e l’aggiunta d’obbligo per bolliti e arrosti.
Altri ingredienti ampliamente impiegati ed ora non più popolarissimi sono la borragine e l’acqua di rose.
Come è un strutturato un libro di ricette medioevali? A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.
Il libro di cucina medioevale è un manoscritto, i primi conosciuti del genere risalgono agli ultimissimi anni del XIII secolo.
Questi testi ci sono pervenuti come volumi redatti a se oppure come parte di un codex contenente più scritti fra loro più o meno omogenei.
Non tutti questi ricettari sono giunti ai nostri giorni completi e alcuni sono rilegati in miscellanee.
Questi scritti medioevali sono composti secondo tre diverse strutture. La prima vede l’inserimento le ricette in ordine alfabetico.
La seconda è compilata raggruppando le ricette in base agli alimenti impiegati. In questo caso il manoscritto è composto da più sezioni ove ognuna raggruppa le lavorazioni di un singolo prodotto base: verdure, carni, uova, pesce ecc.
La terza divide il testo in base alle portate: arrosti, minestre, brodi, salse, torte e così via.
Di questi manoscritti, redatti fra la fine del Trecento e il Quattrocento, ai nostri giorni, ne sono censiti più di un centinaio. A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.
Una singola opera può essere giunta trascritta in due o più opere ma, più frequentemente troviamo delle famiglie di libri. Ovvero testi che si avvicinano per contenuto ma, che si differenziano per la lingua o per l’organizzazione del testo.
A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina
Tutti questi testi presentano delle ricette il cui nome si legge con minime modifiche anche se poi presenta diversissimi metodi di realizzo della pietanza.
Tutti questi scritti sia di autore anonimo sia di noti maestri cucinieri si accomunano nell’esporre un sapere pratico. Delle conoscenze che permettevano la trasformazione di ingredienti d’origine animale e vegetale in cibo gradito al palato e caratterizzato da forma, colore e sapore propri.
I manoscritti di cucina medioevali erano compilati o in lingua latina o in quella volgare. I primi consultati dal padrone di casa che in base ai suoi desideri impartiva le istruzioni al cuoco. I secondi potevano anche essere letti direttamente dal cuoco ma, difficilmente dalla massaia. A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.
Il loro contenuto è estremamente vario. Troviamo delle semplici preparazioni, quali quelle delle verdure cotte, queste sia di origine selvatica sia coltivate nell’orto. Sino a piatti complessi, costosi negli ingredienti, di onerosa e difficoltosa preparazione, come la torta parmesana.
Un piatto composto da una crosta di pasta semplice, fatta di sola farina ed acqua. Al suo interno variamente ripiena e cotta in forno, sotto la brace. La farcitura voleva l’aggiunta di sei o sette strati di ingredienti diversi, quali: carne di pollo, ravioli verdi e bianchi, prosciutto e salsicce.
Ed ora, avviamoci ai fornelli perché abbiamo già Acquolina in bocca. Ricordandoci che il dosaggio degli ingredienti è dato: Per una tavola di dodici persone ricche e golose.
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