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Benandanti Malandanti folclore friulano

Benandanti Malandanti folclore friulano

Benandanti Malandanti folclore friulano.

 

Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

Il loro ruolo all’interno della società contadina friulana e le accuse di stregoneria da parte della Santa Inquisizione.

 

I Benandanti e i Malandanti sono delle figure contrapposte che richiamano fortemente alle tradizioni popolari del loro territorio. Dei personaggi che ci trasportano nell’Italia nord orientale, nella regione storico geografica del Friuli.

Delle figure che rievocano il lavoro dello storico Carlo Ginzburg. Promotore di una attività basata sulla consultazione e sullo studio dell’amplia documentazione sull’argomento. Tutti dei documenti conservati nell’archivio della Curia Arcivescovile della città di Udine.

Prima del lavoro di Ginzburg sul tema mancavano studi di qualunque specie. A lui, storico della stregoneria, spetta il merito di aver distinto la figura del Benandante da quella dello stregone. E di averla ravvicinata a quella dello sciamano.

Coloro che prima di lui si erano occupati del tema, avevano identificato il termine Benandante come uno sinonimo del vocabolo stregone. Questa assimilazione è il frutto di ben precise interferenze volute dalla Santa Inquisizione e dal Sant’Uffizio. Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

 

Questi due poteri, non paghi della sola identificazione della figura dello stregone, affiancano a questa presenza quella del  diavolo e il sabba. Questo al fine di meglio perseguire i loro fini. 

Questo ingresso avviene con l’ammaestramento delle confessioni rilasciate dagli imputati di stregoneria. 

Gli incriminati sono posti sotto tortura e suggestionati dalle parole pronunciate degli inquisitori. Sono incalzati nelle loro risposte a sovrapporre e identificare la stregoneria diabolica con le superstizioni e gli antichi culti esistenti, in precedenza, in quella regione.

 

Benandanti Malandanti folclore friulano
Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano, il loro ruolo all’interno della società contadina friulana. Le accuse di stregoneria dalla Santa Inquisizione.

Ginzburg studia gli atteggiamenti religiosi della società contadina friulana fra la fine del XVI e la metà del XVII secolo. Individua la discrepanza ben presente tra il giudizio colto dei giudici inquisitori e quello popolare, proprio degli accusati, i Benandanti. Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

 

Questi ultimi sono i testimoni e i fautori di una stregoneria popolare. Questa trova la sua nascita e la sua giustificazione nell’esistenza in quella regione di un antico culto di fertilità. Una pratica incarnata dai Benandanti, difensori dei raccolti, della fertilità dei campi e della prosperità della collettività.

I Benandanti potevano essere sia uomini sia donne, erano possessori di capacità magiche innate. Tutti erano accomunati dall’essere nati con la camicia, ovvero con il sacco amniotico integro, Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

 

Quest’ultimo era poi in parte conservato e tenuto appeso al collo. Garantendo, con la sua presenza, la continuità dei poteri del Benandante. Infatti la sua perdita coincideva con la scomparsa anche dei poteri magici.

Quattro volte l’anno, una volta per ogni stagione, nel periodo delle quattro tempora, i Benandanti erano chiamati al loro compito. Lasciavano i loro corpi fisici e intraprendevano, durante il sonno, un viaggio extra corporeo. Questa era un’esperienza onirica, percepita dai Benandanti come reale.

 

In quei viaggi, gli uomini, sotto forma di piccoli animali, volando fra le nuvole. In luoghi predefiniti. Lì combattevano contro i Malandanti, ovvero le streghe e gli stregoni. Nello scontro, i Benandanti erano equipaggiati con steli di finocchio, i Malandanti erano muniti con canne di sorgo. La vittoria dei Benandanti garantiva la prosperità della collettività, mentre la loro sconfitta portava carestia e malattia.

Le donne erano anch’esse impegnate a far prevalere il bene sul male. Questo avveniva con la partecipazione a grandi feste. Presiedute da una donna, la Badessa e, con la partecipazione di un folto gruppo di ospiti composto da: spiriti, fate e altre creature sovraumane.

Benandanti Malandanti folclore friulano
Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano, il loro ruolo all’interno della società contadina friulana. Le accuse di stregoneria dalla Santa Inquisizione.

I Benandanti sono delle figure che ci trasportano in un mondo fatto di magia e mistero. 

I documenti sulle loro vicende risalgono alla fine del Cinquecento e a parte del Seicento.

Dalla lettura di questi testi si ha una visione delle loro credenze e del loro operato. Entrambi incentrati sui viaggi notturni compiuti al di fuori del corpo fisico.

Come si diventava un Benandante?

Fanno parte di questa compagnia tutti quelli che sonno nati vestiti. Et quando vengono alli venti anni, chiamati a guisa del tamburo che chiama li soldati, et a noi bisogna andare.

L’essere nati vestiti significava l’essere avvolti, al momento della nascita, dalla membrana amniotica. Del tessuto placentale è conservato, benedetto e sempre portato al collo del Benandante.

In quale forma i Benandanti si recavano a questi incontri notturni ?, Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

Durante il sonno, lo spirito del Benandante risponde alla richiesta di chiamata. È lo spirito mio che va fuori. Et se per caso, mentre noi siamo fuora, uno andasse con il lume, et reguardasse il corpo sempre. Lo spirito non ritornerebbe mai dentro fino a che non finissimo di guardare per quella notte. Et se quel corpo, apparendo come morto, fosse posto sotto terra. Il spirito andrebbe vagando per il mondo fino a quel ora che quel corpo doveva morire.

Un ben andante parla dei suoi viaggi notturni.

Dal dialogo fra un uomo istruito e un Benandante. Il primo, con atteggiamento di burbanzosa superiorità verso le superstizioni del popolo, chiede: Ė egli vero, valent’uomo che tu sia un Benandante?. Il secondo annuisce. L’altro s’informa subito su ciò che più gli interessa: Se egli aveva cognizione de le streghe et de loro malie et fattucchierie. Tutte delle conoscenze che tendono a riassumere il potere dei Benandanti. Il secondo annuisce. Allora l’uomo istruito domanda suo convegni notturni: dove vanno, quanti sono, cosa fanno e così via. Il Benandante risponde che Egli va la notte in spirito sul prato della chiesa di San Canziano [d’Isonzo], in compagnia di altri Benandanti.

Tra i quali un vecchio che aveva cognizione di morti. Cioè che li vedeva ne le pene ne le quali erano, Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

A questi convegni: Alcuno andava sopra lievori, altri sovra cani, altri sovra porcelle. Et altri sovra porci di quelli de li peli longhi et che li stanno ribuffati in su, et chi sopra altri animali. Giunti sul prato, Così gl’uomini come le donne saltano, et alle volte mangiano, et a quella giesiola vanno con caldelette accese .

Quando avvenivano questi viaggi notturni.

Il giovedì de tutte le quattro tempora de l’anno erano destinati a andare insieme con questi stregoni in più campagne. Come a Cormos, avanti alla chiesa di Iassico, et insino su la campagna di Verona. Nel calendario liturgico del rito romano le Quattro Tempora erano quattro distinti periodi dell’anno dedicati alla preghiera e al digiuno. Ogni arco di tempo durata di tre giorni, non consecutivi ma, appartenenti alla stessa settimana

Cosa succedeva durante il viaggio al di fuori del corpo fisico.

I Benandanti Combattevano, giocavano, saltavano, et cavalcavano diversi animali. Et facevano diverse cose fra loro; et le donne battevano con canne di sorgo gli uomini che erano con loro. Et li quali avevano in mano delle mazze di finocchio.

E alla fine dell’incontro scontro, Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

Quando le streghe, strigoni et vagabondi tornano da questi giochi pieni di caldo e stanchi. Nel passar delle case se trovano acqua chiara et netta nei secchi, la bevono. S’anco non vanno alla cantina et mettono sotto et sopra tutto il vino.

Nelle tradizioni popolari friulane il Benandante come era considerato.

Esistono degli stregoni detti Benandanti, i quali impediscono il male, mentre altri stregoni lo fanno.

Li stregoni et le streghe quando si partono vanno a far del male, et bisogna che siano seguitati, per impedirlo, dai Benandanti.

che sono buoni,

I Benandanti erano anche dei guaritori.

Questo ragazzo, noto come Benandante, aveva dapprima curato con successo un bambino. Dopo averlo disfatto miracolosamente dalle malie. Egli aveva infatti suggerito di porre sotto il cuscino o il capezzale dell’infermo: Aglio et finocchio. Così che per quella notte le streghe non sarebbero andate a molestar quella creatura. Anche qui, il finocchio è usato come un arma contro le streghe. Con questo accorgimento, il bambino aveva passato, dopo molti giorni, una notte tranquilla.

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stampe d’arte incisioni secolo

stampe d’arte e incisioni impresse nel XX secolo

stampe d’arte incisioni secolo.

Considerazioni sulle stampe d’arte e incisioni impresse nel XX secolo.

 

 

L’arte del XX secolo è caratterizzata dalla rapita nascita di numerosi movimenti artistici, tutti fra loro conviventi e nel pensiero molto distanti.

Il periodo si apre vedendo l’affermazione del movimento artistico dell’Art Nouveau. Portatore di un arte che trova nella linea armoniosa e piacevole una delle sue espressioni più conosciute e apprezzate. Sostenitore di uno stile dove l’aspetto ornamentale si connette e forse si sottomette alle necessità della produzione industriale.

stampe d’arte e incisioni impresse nel XX secolo
Considerazioni sulle stampe d’arte e incisioni impresse nel XX secolo

 

Nella grafica, Alphonse Mucha e pochi altri, si dedicano all’incisione. Questo perché l’epoca rispecchiava la volontà di creare un multiplo. Un prodotto nel quale l’intervento dell’artista si limitava al bozzetto, progetto in seguito affidato per l’esecuzione ad un artigiano.

Ci troviamo alla vigilia di una stagione dove l’arte è alla ricerca di una sua nuova funzione, stampe d’arte incisioni secolo.

 

Nella quale i movimenti artistici si slegano dai tradizionali processi figurativi. E dove si assiste alla nascita di mai usati modi espressivi, in contrasto, apparente o effettivo, con la tradizione e il gusto precedente. Queste tendenze si susseguono rapidamente, portando alla decontestualizzazione della figurazione e per giungere sino alla dissoluzione o alla scomparsa dell’immagine reale.

All’interno di questi mutamenti la stampa d’arte del XX secolo assume dei nuovi ruoli.

stampe d’arte e incisioni impresse nel XX secolo
Considerazioni sulle stampe d’arte e incisioni impresse nel XX secolo

 

Il più evidente lo si trova nella comparsa dell’affiche, dove la grafica trova una nuova mansione, quella di affidare a un manifesto la comunicazione. Una innovazione avvenuta grazie a Henri de Toulouse-Lautrec.

 

Cambiano anche i tempi e gli scopi in cui l’artista di dedica all’incisione grafica. Ora incide nei soli momenti di calma e riflessione, lasciando alla pittura i momenti di euforia.

Questo avviene perché l’esecuzione di una matrice risulta per tempo e complessità ben più lunga di quella necessaria per la stesura di un dipinto.

La realizzazione della lastra richiede sempre riflessione e questo stato d’animo, non è escluso che sia il preludio di una maturazione dell’artista. Oppure più semplicemente di un mutamento, stampe d’arte incisioni secolo.

 

Questo è vero per artisti quali Picasso. Anticipatore nelle sue opere grafiche dei temi che poi si ritroveranno nei quadri di li a poco dipinti.

 

In altre situazioni il foglio grafico è invece ridotto a una mera merce, un qualcosa destinato al puro guadagno di galleristi, critici e case d’asta. In questa situazione la stampa originale non è più il mezzo di diffusione di nuove idee e uno strumento atto alla maturazione del gusto.

Qui ci troviamo lontanissimi dalla figura del mercante d’arte promotore del movimento artistico a lui contemporaneo. Da figure quali il mercante Durand Ruel e il gallerista Ambroise Vollard. Il primo, nel 1876, promotore della seconda mostra degli impressionisti. Il secondo, nel 1895, fautore della prima importante mostra di Paul Cézanne.

Ambroise Vollard era contemporaneamente venditore di dipinti ed editore di stampe originali, da lui pensate come il mezzo per la diffusione e affermazione dell’arte d’avanguardia.

 

Per questa ragione stampa libri e album illustrati con fogli grafici originali. Fra questi è da ricordare l’edizione di una delle opere piu significative di Pierre Bonnard, l’album intitolato: Quelques aspects de la vie de Paris. Ha anche editato la Suite des saltimbanques, composta da 14 fogli incisi, all’ acquaforte e puntasecca, da Pablo Picasso. E il celebre Miserere di Georges Rouault, stampe d’arte incisioni secolo.

 

 

 

Fogli di grafica.

 

 

 

Scarica gratuitamente il Catalogo di incisioni originali.

 

 

 

CARMASSI ARTURO – Acquaforte Saunier Marco Crestomazia La leggenda dei simboli 13.

 

 

 

BAJ ENRICO – Nixon Parade I Acquaforte originale.

 

 

 

DORAZIO PIERO – Acquatinta Incisione.

 

 

 

CIRANNA – Giorgio de Chirico.

 

 

 

CIRANNA ALFONSO – Giacomo Manzu.

 

 

 

SORLIER – Bernard Buffet Lithographe.

 

 

 

SUTHERLAND GRAHAM VIVIAN – Picton.

 

 

 

FERRIANI LUCIANO – Deposizione.

 

 

 

VIVIANI GIUSEPPE – La rapa.

 

 

 

SALAMINI DANTE – Siepe ed alberi.

 

 

 

AIMONE NINO – Composizione 2 Acquaforte.

 

 

 

DE MICHELI MARIO – Luciano Minguzzi al Castello Sforzesco.

 

 

 

MOORE HENRY – La poesie Les poetes.

 

 

 

COURTHION PIERRE Georges Rouault.

 

 

 

DELTEIL LOŸS – Manuel de l’amateur d’estampes.

 

 

 

Radius Emilio – Quel matto di Manet.

 

 

 

DE MAROLLES – Livre des peintres et graveurs.

 

 

 

VITALI LAMBERTO – L’incisione italiana.

 

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Luigi Canina Oropa

Luigi Canina Oropa

Luigi Canina Oropa.

Luigi Canina e il progetto della monumentale chiesa da erigere a Oropa.

 

 

L’architetto casalese Luigi Canina è un significativo esponente dell’architettura tardo neoclassica, un’ordine in voga nella prima metà del Ottocento. Oltre a ciò era anche un erudito, uno studioso di arte e archeologia ed l’editore dei suoi numerosi studi.

 

Luigi Canina Oropa
Roma, dai Tipi dello stesso Canina, 1844

 

Durante il suo soggiorno romano è il commissario alla antichità del Governo Pontificio. Un impiego che lo vide autore di varie attività urbanistiche, come la sistemazione della Via Appia.

Carica che anche l’occupò, nel ruolo di direttore, di molteplici scavi archeologici. Aperti sia nel Foro Romano, sia nella città etrusca del Veio e infine nell’antico centro abitato di Tuscolo. Quest’ultimo situato sui Colli Albani.

A questi incarichi aggiunse i lavori, di commissione privata, di sistemazione di Villa Borghese.

 

Luigi Canina Oropa
Luigi Canina, Ad onorevole memoria di Alberto Thorvaldsen,

 

La lontananza dalla sua città natale però non gli sottrasse delle opportunità che si manifestarono nel Regno di Sardegna. Opportunità anche dovute all’ampio prestigio conquistato e alla grande fama di cui godeva.

 

Questa occasione si presenta nel 1844. Quando il Consiglio Amministrativo del Santuario d’Oropa è alla ricerca di un architetto a cui affidare il progetto della Basilica da edificare in quella località. Da subito la prima scelta cadde sul Canina che accetta con fervore.

L’architetto casalese realizza, al suo rientro a Roma, i disegni e un modello ligneo del suo progetto. Tutto del materiale inviato ai committenti nell’agosto del 1847 e ancora, al giorno d’oggi, in quella sede conservato.

 

Per l’artefice casalese questa è un genere di commissione mai ricevuta. Un progetto mai prima ideato, in quanto a Luigi Canina è richiesta la realizzazione di una chiesa monumentale a Oropa. Un edificio da inserire in un paesaggio dominato da un Sacro Monte e da un Santuario.

Come si apprende dal libro scritto da Mario Trombetto, intitolato Storia del Santuario d’Oropa, l’edificio da costruire è pensato di ampie dimensioni. Doveva misurare 62 metri di lunghezza, 34 di larghezza e 20 di altezza.

Il progetto caniniano si ispirava ai modelli paleocristiani romani, prevedeva la costruzione di un edificio a tre navate divise da una doppia fila di colonne.

I lavori iniziarono con ritardo, a partire dal 1854 e mai giunsero a compimento. 

 

Questo è dovuto al concatenarsi di diverse cause. Di certo la più significativa è l‘iniziale ritardo nella partenza dei lavori. Causato dal sopraggiungere della malattia del Canina e alla sua successiva morte, avvenuta nel 1856.

A questo si aggiunse l’eccessiva lentezza di esecuzione dei lavori. Una situazione dovuta alla scarsezza della manodopera disponibile, questo a seguito della epidemia di colera in atto.

Non ultimo influirono le difficoltà prodotte dal periodo storico in corso nella penisola, quello del Risorgimento e delle conseguenti Guerra d’Indipendenza.

Il coincidere di tutti questi fatti, impedì la realizzazione della fabbrica ideata dall’architetto casalese.

Il progetto della fabbrica ideata da Luigi Canina per la chiesa d’Oropa è definitivamente abbandonato nel 1877 e sostituito con quello di Ignazio Amedeo Galletti. Progettato tra il 1878 e il 1879 e messo in esecuzione dal 1885.

 

 

 

 

LUIGI CANINA – Pianta topografica di Roma antica.

 

 

 

Antica acquaforte raffigurante il Sacro Monte e il Santuario di Oropa.

 

 

 

FOGLIANO – La madre di dio venerata in Oropa.

 

 

 

L’architetto casalese Luigi Canina, la via Appia e altri importanti suoi interventi.

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Luigi Canina architetto Appia

Luigi Canina architetto Appia

Luigi Canina architetto Appia.

L’architetto casalese Luigi Canina, la via Appia e altri importanti suoi interventi.

 

 

Luigi Canina nasce nel 1795 a Casale Monferrato, all’epoca un grosso borgo agricolo, ora una cittadina appartenente alla provincia di Alessandria. Decede a Firenze nel 1856. Città toscana dove è sepolto nella Basilica di Santa Croce. Fu accademico di San Luca e membro di molte prestigiose Accademie d’Europa.

Inizia gli studi nel convento agostiniano di Valenza e li conclude a Torino, dove consegue la laurea in architettura.

Per il suo impegno culturale, il Canina è una figura da annoverare fra i più importanti protagonisti del sapere della prima metà del XIX secolo.

 

La sua stupefacente e molteplice attività si svolse in numerosi campi. I principali ambiti di azione del casalese Canina sono l’architettura, la storia e l’archeologia.

A questi, da considerarsi i preminenti, si aggiunge il suo impegno nel settore dell’editoria, della storiografia, nell’amministrazione pubblica e nella tutela dei monumenti antichi.

 

Luigi Canina architetto Appia
Carlo Albani, Di Luigi Canina da Casale Monferrato, Tipografia Bertero 1873.

 

È merito suo se la cattedrale dedicata a San Evasio, edificata della città di Casale Monferrato, preserva l’antica e ancora visibile facciata. Un fronte all’epoca destinato alla demolizione per essere ricostruito in forme di gusto tardo neoclassico.

Canina per lungo tempo vive a Roma. Una città da lui apprezzata per la sua poderosa vocazione cosmopolita. Una inclinazione quella capitale dello Stato Pontificio che la faceva uno spazio favorevole alla nascita di contatti e scambi con i numerosi artisti lì attivi. Inoltre ebbe stretti rapporti con le più significative figure del tardo neoclassicismo europeo.

Questo era il suo modo di aggiornarsi e una sua inclinazione. Due modi che lo portano in Gran Bretagna, a visitare l’Esposizione Universale di Londra del 1851. In Inghilterra si dedica anche al progetto di restauro del castello di Alnwich.

 

Luigi Canina architetto Appia
Carlo Albani, Di Luigi Canina da Casale Monferrato, Tipografia Bertero 1873.

Questa prolungata lontananza non gli impedì di mantenere degli stretti contatti con la sua città natale e più in generale con il Regno di Sardegna.

L’architetto Luigi Canina e i lavoro sulla via Appia.

Fra i suoi più significativi interventi troviamo: Il progetto del giardino di Villa Borghese e per la chiesa di Oropa. In archeologia, l’architetto Luigi Canina conduce gli scavi sulla via Appia. Nel campo editoriale, la stesura di una monumentale opera sull’architettura antica.

Questi non sono che una piccola parte dei suoi lavori, un operosità nella quale si annovera una vastissima produzione di ricerche, studi e monumenti. Tutti esempi della complessa personalità artistica dell’architetto casalese.

 

 

LUIGI CANINA – Pianta topografica di Roma antica.

 

 

 

Luigi Canina e il progetto della monumentale chiesa da erigere a Oropa.

 

 

 

Antica acquaforte raffigurante il Sacro Monte e il Santuario di Oropa.

 

 

 

FOGLIANO – La madre di dio venerata in Oropa.

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mostra grafica Ex libris

mostra Grafica Ex libris

mostra Grafica Ex libris.

La XVI° mostra di Grafica ed Ex libris è un appuntamento biennale e internazionale, nato ed organizzato dal Gruppo Arte Casale.

 

Scarica il catalogo della XVI° edizione della mostra di Grafica ed Ex Libris.

 

L’evento trova negli artisti: Pio Carlo Barola, Gianpaolo Cavalli e Antonio Barbato i suoi fondatori e instancabili organizzatori.

In questa edizione sono esposte le opere di 100 artisti, autori di 544 fogli calcografici.

Una grande varietà di opere che permette di rappresentare qualunque tecnica artistica di grafica d’arte. Dalle acqueforti e acquetinte incise da Agim Sako, alle acqueforti a più colori di Elena Hlodes,. Sino alle silografie di Gianfranco Schialvino e Gianni Verna, gli indiscussi autori della rinascita di questa tecnica grafica.

Non mancano degli incisori rappresentanti il Giappone, un incarico affidato alle silografie di Masaki Sugita e alle accurate litografie di Ayaka Yamada.

Dalla Cina provengono le opere di Zhou Ying e Emily Hung.

 

mostra Grafica Ex libris
XVI° mostra di Grafica ed Ex libris

 

Vasta è la presenza di autori legati alle cattedra di grafica presso l’Accademia Albertina di. Torino, di diplomati presso questa istituzione e più in generale di incisori piemontesi di nascita.

Fra i primi: Sergio Saroni, Francesco Tabusso, Filippo Scroppo e Piero Martina. Fra gli altri: Umberto Mastroianni, Om Bosser, Amelia Platone, Mario Surbone, Antonio Carena e Lorenzo Alessandri.

mostra Grafica Ex libris
XVI° mostra di Grafica ed Ex libris

 

Altri incisori italiani presenti sono: Giovanni Dettori, Carlo Iacomucci, Stefano Patrone, Gennaro Pisco, Remo Wolf e molti altri.

Folta è la presenza di artisti internazionali, solo alcuni fra i tanti: Cleo Wilkinson dall’Australia, Jiri Brazda e Gunter Hujber dalla Repubblica Ceca,. Mariya Kolyshkina, Liudmila ProKhorova e Vera Stanishevskaja dalla Russia, Leo Maillet dalla Germania, Hristo Naidenov dalla Bulgaria. Ed infine Kvartalny Vladislav dalla Bielorussia.

Altri partecipanti arrivano dalla Polonia, dal Belgio, dal Messico, dalla Lettonia, dal Canada, dal Montenegro, dalla Argentina e dalla Bielorussia. 

Questa edizione è dedicata alla memoria di Antonio Barbato e in ricordo del Dott. Gian Carlo Torre.

 

La manifestazione oltre ai patrocini istituzionali vanta quello dell’Associazione Librai Antiquari d’Italia e dell’Associazione italiana di Ex libris.

 

Scarica il catalogo della XVI° edizione della mostra di Grafica ed Ex Libris.

 

Dal testo di Luigi Edoardo Torre intitolato: Da l’Eroica a inPressioni Gian Carlo Torre 1944-2025.

Appassionato di arte fin da ragazzino, Gian Carlo Torre grazie a Renato Righetti conosce Ettore Cozzani e il mondo della silografia.

Compiuti gli studi di medicina e divenuto medico.

É animato dalla sua passione per la grafica e questa si concretizza nella realizzazione della sua prima importante mostra intitolata: Emilio Vedova Grafica e didattica.

Allestita a Aosta, nel 1975, presso la Tour Fromage.

Nel corso degli anni la sua attività si concentra sull’Ex Libris.

Un foglio grafico che nel corso dei secoli si è trasformato. Passato da segno identificativo e di proprietà del libro a opera d’arte di piccolo formato.

Portando con sé tutta la sua capacità comunicativa. E la possibilità di raccontare le persone, i fatti della vita, i personaggi e gli eventi dell’Arte e della Storia.

Negli ultimi anni diede vita a una piccola rivista, denominata inPressioni Colloquia graphica et exlibristica. Nata e cresciuta anche grazie alla collaborazione della Scuola Grafica Genovese dei Pavaniani Ettore Fassicomo.

L’ultimo numero uscì a pochi mesi dalla sua morte. Programmato anni prima dalla sua Bella testa piena di idee e di progetti per il futuro.

Mi piace pensare che il ciclo della sua vita exlibristica si chiuda allo stesso modo in cui è iniziata. Con una rivista di carta, ben stampata, piena di immagini e sogni.

inPressioni ha abbracciato idealmente l’Eroica, la rivista che ha nutrito nel tempo la sua passione.