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Itto Ogami il figlio Daigoro la serie televisiva Samurai

Itto Ogami il figlio Daigoro la serie televisiva Samurai

Itto Ogami e il figlio Daigoro protagonisti della serie televisiva Samurai.

Itto Ogami e il figlio Daigoro sono i protagonisti della serie televisiva trasmessa in Italia con il titolo Samurai.

La serie di telefilm trae la sua trama dal manga intitolato Kozure ōkami, in italiano:. il Lupo Solitario col Bambino. Un fumetto molto famoso in Giappone. Ideato dallo scrittore Kazuo Koike e disegnato da Goseki Kojima.

Narra le avventure di Itto Ogami, rappresentato come un Rōnin ovvero un samurai senza padrone.

A lui è affiancato il giovanissimo figlio Daigoro che lo seguirà nel suo cammino.

La narrazione inizia quando Itto Ogami perde l’appartenenza alla casta dei samurai.

Questo avviene a seguito di una falsa accusa dalla quale non riesce a difendersi, perdendo così l’onore.

Diventanto colpevole del reato di alto tradimento e subendo, come ripercussione, lo sterminio della sua famiglia. Questo eccidio avviene ad opera dal clan Yagyū. Solo il piccolo Daigoro è risparmiato. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Dopo tutto questo Itto Ogami, desideroso di smascherare il torto subito, inizia a combattere per ritrovare la dignità perduta.

In Giappone, la serie televisiva è prodotta dalla Union Motion Picture e dallo Studio Shi. Ê trasmessa dalla Nippon Television dal 1973 al 1976.

La serie è di genere storico. Ambientata nel Giappone di epoca Edo. L’attore protagonista è Kinnosuke Yorozuya che interpreta Ittô Ôgami. A lui è affiancato Akihiro Tomikawa nei panni di Daigoro.

La serie italiana è più volte proposta da emittenti locali. É anche programmata da Rete Quattro e da Italia Sette. É composta da 79 episodi, divisi in tre serie.

Gli episodi della prima serie di Itto Ogami e Daigoro nella serie Samurai sono ventisette. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Questo solo per la versione italiana,. Dove compare Oyuki, un episodio che non è presente nelle versioni di altri paesi.

In corsivo il titolo dell’episodio trasmesso in lingua inglese.

  1. Dramma del passato. My Son and My Sword for Hire.

  2. Il villaggio del terrore. Fangs of the Wolf.

  3. Il messaggio di Seikiki. Ikkoku-Bashi Bridge.

  4. Dolorosi ricordi. Highway of Assassins.

  5. Daigoro e Omatsu. The Lowly Maid.

 

Oyuki. Solo per l’edizione italiana. Itto Ogami Daigoro Samurai.

 

  1. Omatsu. Amya and Anema.

  2. Il fucile di Sakai. The Guns of Sakai.

  3. La difesa della libertà. The Castle Wall Attack.

  4. Il ritorno di Gumbei. Six Roads to Infinity.

  5. Okoh. Baby Cart on the River Styx.

  6. Il rivale di Itto Ogami. Deer Hunters.

  7. Uccidete il Duca. Chiyo’s Boat.

  8. La ladra misteriosa. No Betrayal.

  9. Da oriente a occidente. North to South, East to West.

  10. Erbe miracolose. Night of Fangs.

  11. La fiducia perduta. Cloud Tiger, Wind Dragon.

  12. Degno discepolo. Executioner Asaemon.

  13. Un samurai in piazza. Half Mat, One Mat, Two and a half go of Rice.

  14. La morsa si stringe. The 8 Gate Attack Formation.

  15. Il fiore del ricordo. Chrysanthemum Inn.

  16. La festa dei mercenari. The Crossing Guard.

  17. Un’erba chiamata Kanoji. The Tragedy Of Beku No Ji.

  18. La donna del samurai. Thread of Tears. Itto Ogami Daigoro Samurai.

  19. I traghettatori. The Yagyu Letter.

  20. Un degno erede. Daigoro’s Song.

  21. Agguato mortale. Drifting Shadows. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Gli episodi della seconda serie di Itto Ogami e Daigoro nella serie Samurai sono ventisei, in tutte le lingue:. Itto Ogami Daigoro Samurai.

  1. Il confine tra la vita e la morte. Blackfaces of Death.

  2. Il vento del sud. Dark Southern Winds.

  3. Le cinque ruote. Yagyu Five Prong Attack.

  4. Aspettando la pioggia. The Late Autumn Rain.

  5. L’inverno è già arrivato. Mid Winter Arrival.

  6. Il bambino rapito. The Decoy.

  7. La malattia. The Wolf Cometh.

  8. Prestito di sangue. Japanese Silver Leaf.

  9. Cinque eroi per un assassino. Women’s Castle.

  10. La persecuzione continua. Exorcism Day.

  11. Tre fratelli per Itto. Whistle of the Winter Wind.

  12. Il signore delle campane. The Bell Ringer.

  13. Vendetta nel carcere. The Red Cat Beckons.

  14. La banda degli Orisuke. Footman’s Demise.

  15. Freddo inverno. Destroy Hot Stones.

  16. Il corriere delle sette leghe. Seven Ri Runner.

  17. Il fantasma di Mamesho. Memasho The Cop.

  18. Le lanterne votive. Floating Lanterns.

  19. Il sogno d’inverno. Beginning of Winter.

  20. La barriera di Makone. The Female Inspector.

  21. Le donne degli agenti dell’erba. Resolute Women.

  22. Il maestro d’armi. Suio Style Zanbato Blade.

  23. Il funerale prima della morte. The Living Dead.

  24. La stella cadente. An Ill Star.

  25. La tredicesima corda. Thirteen Strings.

  26. Kozeka. Sayaka. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Gli episodi della terza serie di Itto Ogami e Daigoro nella serie Samurai sono ventisei, in tutte le lingue:. Itto Ogami Daigoro Samurai.

  1. Caccia al lupo. Seeking Immortality.

  2. I quattro sicari. Wet Nurse’s Parasol.

  3. Operazione inferno. No Tomorrow.

  4. Spie in pensione. The Silk Cloud.

  5. Il sapore della cucina materna. A Mother’s Taste.

  6. Il sacrificio di Ayme. Your Life is Mine.

  7. Le cinque sorelle. Five Sisters of Death.

  8. La sposa contesa. Season of Death.

  9. Missione d’amore. Unfortunate Pair.

  10. Il cucciolo. Ominous Path.

  11. Il fiore della felicità. The Flower of Happiness.

  12. Il tiratore scelto. The Hand Cannon.

  13. La luna piena e il Muragumo Yagiu. The Moon of Desire.

  14. Il capo assaggiatore dello Shogun. Omens Good and Bad.

  15. Tamo Abe. Abe the Monster.

  16. La rabbia furiosa di Retsudo. Wildfire.

  17. Il profumo della battaglia. The Scent.

  18. Le bombe a mano di Daigoro. The Roaring Thunder.

  19. L’inondazione. Light on the River of Blood.

  20. Fissandosi negli occhi. The Showdown.

  21. La banda del lupo. Impending Death.

  22. Daigoro / Daigoro e Omatsu. Fathers and Sons.

  23. Battaglia senza luce. Attack in the Shadows.

  24. La difesa delle spade. The Guardian.

  25. Le onde della vita. Waves and Flutes.

  26. Il duello. Swordsmanship. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Un episodio di Itto Ogami e il figlio Daigoro protagonisti della serie televisiva Samurai.

Buona visione.

 

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Catalogo dei fabbri forgiatori di spade giapponesi 刀鍛冶 Katana kaji.

Precauzioni e cure da prestare a una lama giapponese.

Tamahagane il metallo per forgiare le spade giapponesi.

Bashin Umabari o Kankyuto.

L’armatura e le armi del guerriero giapponese il bushi.

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Katana e wakizashi le armi bianche del samurai.

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Katana e wakizashi le armi bianche del samurai

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Katana e wakizashi le armi bianche del samurai

 

Katana e wakizashi sono le armi bianche che meglio identificano il samurai.

Il samurai era l’unico guerriero autorizzato a mostrarsi in pubblico indossando il daishō 大小. La coppia di spade. Composta da una lama lunga che si identifica con la katana e quella corta chiamata wakizashi.

Il presentarsi pubblicamente con questo armamento era il simbolo di apparenza alla classe sociale dei samurai.

Il termine Daishō proviene dalla riunione di due temini. Il kanji dai 大 che significa lungo e shō 小 traducibile in corto.

Identifica la coppia di lame: tachi 太刀 e tantō 短刀 oppure katana 刀 e wakizashi 脇差.

La katana è portata con il filo di taglio rivolto verso l’alto. Posta al lato sinistro del corpo, infilata nell’obi, la cintura di chiusura dell’abito. L’arma è maneggiava brandendola con le due mani.

Il wakizashi è indossato con il filo di taglio rivolto verso l’alto. Anch’essa infilata nell’obi in posizione obliqua sullo stomaco e con l’impugnatura rivolta sulla destra.

Una terza lama poteva armare il samurai. Questa è il tanto, un coltello, anch’esso portato infilato nell’obi.

Quando il samurai indossava l’armatura la spada usata è la tachi. Appesa sulla sinistra del corpo, con il filo di taglio rivolto verso il basso.

Altre persone autorizzate a portare armi bianche erano i commercianti. che potevano avere una sola lama, quella lunga. Aloro si univano i medici che erano armati di una spada in legno.

Per il samurai l’estrarre la lama dal fodero coincideva con una situazione di pericolo. É il preludio a un duello. Da questa condizione di rischio cercava di fuoriuscire facendo coincidere l’estrazione dell’arma con lo sferrare all’avversario un primo ed unico corpo mortale. 

Il guerriero sceglieva le sue armi vagliando con accuratezza l’efficienza e la bellezza.

Ammirare la bellezza di una lama giapponese è un’operazione che richiede cautela. La prudenza serve per evitare di ferirsi o di ferire qualcuno. Inoltre mira a proteggere la lama da danni, ad esempio, il caso più comune, i graffi.

Per tutelare la bellezza di una lama si mettono in atto molte precauzioni.

La lama in preferenza è conservata in shirasaya. Una semplice montatura realizzata in legno di magnolia. Atta a preservare nel modo migliore la forbitura della lama.

La shirasaya è riposta in una busta di tessuto con la parte dell’impugnatura collocata nella parte superiore del sacchetto.

Il trasporto avviene tenendo la lama, riposta entro il sacchetto, perpendicolare al terreno.

L’estrazione della lama avviene ponendo il tagliente verso l’alto. Con una mano si tiene il fodero e con l’altra l’impugnatura, usando molta delicatezza avviene l’estrazione, facendola scorrere sul mune, il dorso della lama.

Importante è la manutenzione. Questa assolve lo scopo di impedire l’ossidazione della superficie. Avviene con la pulizia della polvere e dello sporco e si conclude con un leggero strato di olio di choji.

Le lame potendo sono conservate in un luogo secco, sempre in posizione orizzontale. Questo mira ad evitare che l’olio dato a protezione si accumuli sulla punta.

Tutte queste precauzioni palesano l’importanza che le NihonTo assumono nella cultura giapponese. Interesse ancora attuale, tanto che ai nostri giorni sono ancora forgiate e commercializzate.

Katana e wakizashi non sono più solo le armi bianche del samurai. Nel XXI secolo le lame giapponesi sono diventate una forma d’arte tipica della sensibilità ed estetica del popolo giapponese. Un tesoro nazionale da conservare e preservare ed in fine un’oggetto ammirato per la sua bellezza.

 

 

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Tamahagane il metallo per forgiare le spade giapponesi

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Tamahagane il metallo per forgiare le spade giapponesi.

Il tamahagane è il solo metallo usato per forgiare le spade giapponesi di fabbricazione tradizionale.

La scrittura giapponese del vocabolo tamahagane è composta dai due kanji 玉鋼.

Il kanji 玉 si legge tama. É usato per indicare un gioiello, una gemma o una perla.

Il significato del termine è impregnato della sensibilità del popolo giapponese verso questo metallo.

Sta a dimostrare quanto questo materiale abbia una valenza di preziosità. Pregi dovuti alla complessa lavorazione e alla destinazione d’uso.

Il secondo kanji si legge hagane. Significa acciaio.

Il tamahagane è alla base della riconosciuta qualità delle lame prodotte in Giappone.

 

Questo acciaio è caratterizzato:.

Da un minimo contenuto di carbonio. La presenza di questo elemento è ulteriormente diminuita durante la fase della forgia. 

Dall’assenza di qualunque impurità.

Da un basso contenuto di zolfo e fosforo. Due elementi la cui presenza è causa dell’indebolimento della lama.

 

Nell’antichità il tamahagane era realizzato con il metodo chiamato della tatara.

 

Una fornace in creta. Costruita appositamente e distrutta alla fine del processo di lavorazione.

Solo l’abbattimento della costruzione permette di per poter accedere all’acciaio prodotto.

Il forno tatara misura tre metri di lunghezza. Uno di larghezza. Per uno e mezzo di altezza.

All’interno sono versati la sabbia ferrosa, in giapponese satetsu. e il carbone di pino.

Questo inserimento è un operazione che avviene in modo graduale.

Per mezzo dell’azione del calore sprigionato dal fuoco ne consegue arroventatura e la fusione del materiale ferroso.

Il processo di produzione dura ininterrottamente per più di 70 ore.

Questo lasso di tempo prevede la realizzazione di diversi eventi.

La sabbia inizia a fondere.

A seguire perde le impurità presenti negli elementi costitutivi.

Di seguito acquista le caratteristiche qualitative desiderate.

Per ultimo si consolida. Formando un solo grande aggregato.

Partendo da otto tonnellate di sabbia ferrosa e tredici tonnellate di carbone si produce un blocco d’acciaio.

La massa creata ha un peso compreso fra le due e le due e mezzo tonnellate.

Di questo prodotto una sola tonnellata è tamahagane.

Di colore argenteo con riflessi colorati. Collocato lungo i bordi del blocco. Punti nei quali il processo di ossidazione è più sviluppato.

 

Dal 1977 il tamahagane 玉鋼 è prodotto negli impianti statali di Yokotamachi nella prefettura di Shimane.

E’ venduto esclusivamente ai fabbri autorizzati a forgiare lame tradizionali giapponesi.

Per chi volesse visionare dal vero il tamahagane. kottoya antiquariato giapponese dispone di una piccola quantità di questo metallo. Proveniente dagli impianti statali della città di Yokotamachi.

 

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Una cerimonia di harakiri descritta da Lord Redesdale

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Una cerimonia di harakiri descritta da Lord Redesdale

L’autore dello scritto è Lord Redesdale, colui che è il primo spettatore non giapponese a una cerimonia di harakiri 腹 切.

Il diplomatico presiede al rituale di suicidio con il ruolo di testimone.

In questa occasione diviene il cronista dell’episodio di harakiri.

Fornendo una descrizione che comparirà sulle pagine di appendice del suo libro intitolato Tales of old Japan. In italiano Racconti dell’antico Giappone.

Il brano descrive un esempio di seppuku. Avvenuto nella sua forma più onorata. Imposto a seguito di una sentenza di morte.

Per chi trasgrediva la legge era prevista la pena di morte e il seppuku concedeva al condannato la possibilità di togliersi la vita da solo.

Si afferma cosi il principio che il seppuku è una forma di autopunizione o di espiazione delle proprie colpe. Concesso, solo a chi, pur avendo trasgredito alle regole, è degno del massimo rispetto da parte di chi aveva pronunciato la condanna.

Quando si verificavano queste condizioni, il condannato è guardato con grande rispetto e il trapasso è onorato da una cerimonia solenne.

Il condannato è Taki-Zenzaburō. Un ufficiale al servizio del principe di Bizen. Condannato per essere l’autore dell’ordine, impartito nel febbraio del 1868, di incendiare il quartiere occidentale di Hiogo. L’odierna Kōbe.

La cerimonia è ordinata dall’imperatore in persona. Ha luogo alle 22,30 nel tempio dei Seijukuji a Hiogo.

Si svolse nella sala principale del tempio. Una grande sala con il tetto molto alto, Sostenuto da pilastri in legno scuro. Dal soffitto pendono una grande quantità di lampade dorate e di ornamenti buddisti. Di fronte al massimo altare, con il pavimento coperto da stuoie bianche e da una stuoia in feltro scarlatta.

Dopo che i testimoni si sono accomodati. Entra Taki-Zenzaburō. É descritto come un uomo robusto, di trentadue anni e di nobile aspetto. Vestito con un abito da cerimonia, dalle caratteristiche maniche in canapa che sono indossate solo nelle grandi occasioni.

É accompagnato dal kaishaku e da tre ufficiali che indossavano il jimbaori, una armatura da guerra con fregi in oro.

L’incarico del kaishaku è svolto da un parente o da un amico del condannato. In questo caso è il pupillo di Taki-Zenzaburō. Scelto per la sua grande bravura con la spada.

Col kaishaku alla sua sinistra. Taki-Zenzaburō avanzò fra i testimoni, cui rivolse il saluto che gli è reso con grande deferenza.

Lentamente e con grande dignità il condannato sali sulla parte rialzata del pavimento.

Si prostrò due volte davanti all’altare e si sedette sul tappeto rosso con la schiena rivolta all’altare.

Il kaishaku è inginocchiato dalla parte della sua mano sinistra.

Uno dei tre ufficiali si fece avanti portando un vassoio. Dove avviluppato nella pergamena, c’è un pugnale. Lungo una trentina di centimetri, con punta e taglio affilati come un rasoio.

Dopo essersi prostrato, l’ufficiale prese il pugnale e lo porse al condannato. Questi lo prese con referenza. Alzandolo prima alla testa con entrambi le mani e poi tenendolo dritto di fronte a sé.

Un nuovo inchino e pronunciò le parole:. Io, e soltanto io, diedi sconsideratamente l’ordine di sterminare gli stranieri di Kōbe. Replicando, ancora il mio ordine quando essi cercarono scampo. Per questo crimine io ora mi lacero il ventre. prego tutti voi presenti di concedermi l’onore di assistere a questo atto.

Dopo essersi nuovamente inchinato, egli si slacciò gli indumenti e rimase a busto nudo.

Quindi, secondo la tradizione, egli ripiegò le braccia sopra le ginocchia per evitare di cadere riverso indietro. Un nobile giapponese deve sempre morire cadendo in avanti.

Con mano ferma, raccolse il pugnale che giaceva davanti a lui, contemplandolo con desiderio, quasi con affetto.

Per un momento ancora si concentrò, quasi a raccogliere tutte le sue forze nell’istante supremo. Poi affondato il pugnale sotto la cintura, gli fece percorrere tutta la lunghezza del suo ventre, da sinistra a destra. Eseguendo, infine, un ultimo brusco movimento verso l’alto che squarciò completamente l’addome.

Durante tutto il tempo di questa allucinante operazione egli non mosse un solo muscolo del volto.

Solo quando estrasse il pugnale cadde in avanti allungando il collo; allora, per un istante, gli si lesse negli occhi un lampo di panico, ma non emise una sola sillaba.

In quel momento, il kaishaku, che, sempre inginocchiato, aveva seguito con attenzione ogni movimento del condannato, balzò in piedi facendo roteare in aria la spada.

Fu questione di un istante: con un agghiacciante tonfo sordo la testa rotolò per terra, spiccata dal corpo con un solo colpo.

Segui un silenzio di morte. Rotto soltanto dal rumore del sangue che fluiva dal corpo che giaceva inerte di fronte a noi. Quel corpo in cui pochi istanti prima aveva palpitato il cuore di un uomo nobile e valoroso.

É orribile.

Il kaishaku, eseguito un lungo saluto, ripulì la spada con un pezzo di carta che teneva già pronto allo scopo. Quindi si ritirò dal luogo della cerimonia. Contemporaneamente il pugnale insanguinato è portato via con solenne cerimoniosità. Come prova di sangue dell’avvenuta esecuzione.

La rito è terminata e lasciamo il tempio.

La cerimonia riceve dal luogo e dall’ora un’ulteriore solennità. Un cerimoniale caratterizzato da un’estrema dignità e dal formalismo tipico dei modi di tutti i giapponesi di rango.

Benché profondamente impressionati da una scena tanto orribile. Non è possibile non restare contemporaneamente ammirati dal contegno fermo e virile del condannato. Dalla freddezza con cui il kaishaku ha saputo compiere il suo ultimo incarico per il suo signore. Niente avrebbe potuto più efficacemente dimostrare la forza dell’educazione.

I samurai fin dalla più tenera età imparano a considerare il harakiri come una cerimonia a cui un giorno potrebbero essere chiamati a partecipare. Vuoi come protagonisti. Vuoi come assistenti.

Nelle famiglie di antica tradizione cavalleresca il bambino è istruito al rito e familiarizzato all’idea del harakiri. Visto come un modo onorevole di espiare una colpa o di far fronte a un rovescio di fortuna. Se mai giunge quest’ora, egli è preparato ad affrontare un cimento cui l’educazione giovanile ha già tolto gran parte della paura.

Solo in Giappone si impara che l’estremo tributo d’affetto da portare a un caro amico è quello di fungere da suo esecutore ?.

(Tratto con modifiche e aggiunte da J. Seward, HaraKiri, Mediterranee.

Lord Redesdale è l’appellativo nobiliare adottato da Algernon Bertram Freeman-Mitford. Primo barone Redesdale, 24 febbraio 1837 – 17 agosto 1916. Diplomatico inglese e scrittore.

Giunse nel Paese del Sol Levante nel 1866 e vi rimase fino al 1870. In questo lasso di tempo ricopre il ruolo di secondo segretario della legazione d’Inghilterra in Giappone.

L’edizione originale di Tales of old Japan è del 1871. Illustrata dall’artista giapponese Odake. Edita in due volumi, a London (Londra), dall’editore Macmillan and Co.

É un libro di grande successo. Vanta nove edizioni e 22.000 copie vendute.

Il volume è un’antologia composta da fiabe popolari e da racconti che descrivono la vita giapponese prima della restaurazione Meiji. Il periodo durante il quale AB Mitford è il testimone diretto di un epoca che vede il potere dell’imperatore riaffermarsi su quello degli shōgun.

 

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La Neofinetia falcata l’orchidea del samurai

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La Neofinetia falcata l’orchidea del samurai

kottoya antiquariato giapponese di Luca Piatti orchidea Neofinetia falcata

La Neofinetia falcata l’orchidea del samurai

La Neofinetia falcata è un’orchidea per lungo tempo rimasta appannagio dei soli samurai.

Scopriamo dunque che anche i samurai avevano il pollice verde.

Come si addice a una casta di guerrieri non potevano dirigere i loro sforzi verso tutte le forme del mondo vegetale. Anche in questo caso lo spirito del bushido era rispettato.

Un solo fiore. La Neofinetia Falcata. Un’orchidea di piccole dimensioni e di grande bellezza.

Per la sensibilità occidentale non è altro che una delle tante varietà di orchidea in commercio.

Facilmente reperibile. Dal costo contenuto.

Non è così nella terra del Sol Levante. Dove era e tutt’ora è un simbolo.

Una pianta di alto rango e altamente considerata. Dalla storia unica.

Ienari Tokugawa fu undicesimo Shogun del Giappone. Ha retto le sorti del paese dal 1773 al 1837.

Il suo grande amore per questa orchidea lo fece diventare un fervente collezionista. La sua raccolta era ragguardevole. Degna del suo rango. Composta da duecento esemplari.

La coltivazione di questa orchidea era permessa solo nelle abitazioni dei samurai.

I feudatari non si allontanavano dai loro gioielli verdi. Le piante erano parte usuale del bagaglio da portare durante gli spostamenti periodici verso Edo, l‘odierna Tokyo.

Questa usanza ben aiuta a spiegare il soprannome di Orchidea dei Samurai.

E’ lecito chiedersi come mai una casta guerriera abbia trovato assonanza con un’orchidea.

La spiegazione risiede nell’aspetto del fiore. Una forma ben nota ai samurai. Da loro identificava come una raffigurazione del Kabuto, l’elmo da guerra.

Era assegnato anche all’impianto nel vaso un valore simbolico.

Quando ben eseguito rappresentava simbolicamente il coraggio e la corretta formazione del bushi.

In Giappone questa orchidea è chiamata Fuuran.

Abbreviazione del più completo nome Keiran Ichimei Fuuran. Termine che possiamo tradurre in Orchidea del vento. Nome ancora usato per definire la pianta nella forma più comune in natura.

Il nome scientifico è Neofinetia Falcata. Ci dice che appartiene al genere Neofinetia.

Per molto tempo rappresentato dall’unica varietà, la Falcata.

Nome che sta ad indicare la curvatura dello sperone del fiore. Forma ripresa anche dalle foglie.

Nel 1996 si è aggiunta una seconda specie la Richardsiana. Caratterzzata da uno sperone più corto. La pianta cresce spontanea in Cina e Korea.

La terza specie è del 2004. É la Xichangensis. Una varietà ancora in dubbio. Se confermata si caratterizza dallo sperone corto. Diretto sul davanti e con fiore tendente al rosa.

La Fuuran fiorisce in estate. Il fiore comunemente è di colore bianco. Profuma la sera ed è dotato di un lungo sperone.

Quest’ultimo misura dai quattro ai sei centimetri nella varietà Falcata. Un centimetro nella varietà Richardsiana.

La lunghezza dello sperone è dovuta alle caratteristiche dell’insetto impollinatore, una farfalla notturna.

Solo con il periodo Meiji, 1868 – 1912, la coltivazione di questa orchidea ha potuto svincolarsi dall’appannaggio dei samurai. Da allora le Fuuran poterono essere possedute e coltivate da chiunque.

I ricchi commercianti dell’epoca influirono sul prezzo delle piante. Tanto da far aumentare in modo considerevole il valore.

Con il loro interesse inizia un’autentica mania ancora esistente. Impersonificata dalla associazione orchidofila Nihon Fuukiran Kai. Società Giapponese delle Neofinatie.

L’amore dei giapponesi per le forme atipiche è noto. Questo è ben rappresentato dal fortunato reperimento in natura di una pianta di Fuuran con fiori o vegetazione differenti dalla forma conosciuta e comune.

Questo esemplare atipico è posto sotto accurata osservazione. Coltivato con cura e se mantiene la variante è elevata a Fuukiran.

Attualmente in questa categoria ne esistono registrate 171 varietà.

Il loro elenco viene pubblicato seguendo la composizione tipica delle locandine stampate per i tornei di Sumo. Il nome delle Fuukiran è impresso con lo stile riservato ai nomi dei lottatori.

Se volessimo pensare al valore economico di queste varietà potremmo identificarlo con il costo di una casa con giardino.

In Giappone e in Cina troviamo raffigurazioni e libri su questa orchidea fin dal XVII secolo.

Il nome Neofinetia deriva dal botanico francese Achille Finet, 1862 – 1913. Uno studioso di orchidee giapponesi e cinesi.

La specie è ufficialmente segnalata da Carl Peter Thunberg. Compare nel suo libro intitolato Flora Japonica. Edito nel 1794.

Saper che le orchidee in Giappone sono coltivate con successo da secoli non è una consolazione. Ed aumenta lo sgomento chi fra noi lotta per far fiorire la propria pianta almeno una volta.

Non consola di certo conoscere dei maldestri tentativi europei del XIX secolo.

Affidiamoci allora alla facile reperibilità e il contenuto costo della forma classica dell’orchidea dei samurai.

Ci permetteranno di scoprire se il samurai nascosto dentro di noi ha il pollice verde.

 

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La Neofinetia falcata l’orchidea del samurai

Una cerimonia di harakiri descritta da Lord Redesdale