I Guidobono e il decoro Antica Savona in bianco e blu
I Guidobono sono una famiglia di ceramisti liguri. Originari della città di Savona.
Il decoro detto Antica Savona realizzato in bianco e blu si deve a loro.
Della stirpe il più conosciuto è Giovanni Antonio Guidobono. Figlio di un maiolicaro di nome Ottaviano. Padre di undici figli. Di questi Bartolomeo e Domenico seguirono la strada intrappresa dal padre. Entrambi si occupano di pittura su ceramica e furono autori di quadri ad olio e di affreschi.
Giovanni Antonio Guidobono nasce a Savona nel 1631. Muore a Torino. Probabilmente nel 1685. Alla presumibile età di cinquataquattro anni. Qui lavorava per la corte dei Savoia.
A lui è attribuita la nascita del decoro chiamato Antico Savona in bianco e blu.
Uno stile che si afferma nella città di Savona attorno alla metà del secolo XVII.
Questa tendenza prevedeva i soggetti ad ornamento del pezzo ceramico dipinti in colore blu su fondo bianco. Un decoro dipinto a chiaroscuro in un monocromo turchino.
L’adozione di questa tavolozza ha generato un secondo nome per questa tipologia: il bianco e blu. Questo perché è molto raro l’uso di colori diversi da quello usualmente impiegato.
La figurazione nella versione più elaborata prevedeva la collocazione di vari personaggi entro in un paesaggio. In questo modo erano costruite complesse scene bibliche e mitologiche. Raffigurate entro la natura.
Modelli più semplici si componevano di una figura umana o di un putto. Scene sempre ambientate entro spazi naturali.
Una rappresentazione sempre composta da un primo piano di rocce, erbe e cespugli. Su uno sfondo di prato ed alberi stilizzati. Arricchito da case o castelli. Su sfondi ariosi di nuvole.
Tutte le illustrazioni realizzate sulla superficie ceramica traevano origine da immagini dipinte. Reinterpretate con una cromia basata sui diversi toni del color blu.
L’innovazione di Giovanni Antonio Guidobono non su limitò al colore e all’aspetto della decorazione.
Si estese alla modellazione.
Formando vasi e piatti arricchiti di parti in rilevo. Nei piatti poste sulla tesa. Nei vasi aggiungendo anse dalla forma di serpente attorcigliato.
Questo per imitare lo sbalzo proprio degli oggetti fuoriusci dalla botteghe degli argentieri. Un modo per nobilitare gli oggetti in ceramica. Avvicinandoli nella forma a quelli in argento. Cercando di trasferire il pregio del metallo prezioso alla più popolare ceramica.
Un significativo esempio della qualità e bellezza del lavoro di Giovanni Antonio Guidobono è la serie di vasi da farmacia. Da lui realizzati su commissione dell’ospedale di San Paolo a Savona. Datati 1666. Ora visibili presso il Museo della Ceramica di Savona.
Nell’immagine. Alzata tonda con basso piede. Realizzata in maioloca. Savona XVIII secolo.
Ghirla è un piccolo comune situato nella Valganna, in provincia di Varese e in Lombardia. In questa località e nelle immediate vicinanze la produzione di prodotti in ceramica ha una lunga storia.
Le prime frammentarie notizie di questa attività artigianale si datano alla fine del XVIII secolo.
Da quell’epoca le informazioni si estendono sino al 1950 o 1951. In quell’anno chiude l’ultima fornace ancora in attività. Questa fabbrica era diretta da Carlo Ghisolfi figlio.
La famiglia Ghisolfi era proprietaria di quella manifattura dal 1892. La ceramica di Ghirla in provincia di Varese.
La produzione iniziale comprendeva solo del vasellame povero. Adibito alla conservazione di alimenti.
Realizzato in maiolica nera, con smaltatura a base di piombo e di stagno e colorazione a base di manganese. Un assieme non proprio salubre per la salute umana.
Questi prodotti erano conosciuti e commercializzati dando loro il nome radica. La ceramica di Ghirla in provincia di Varese.
Questa prima manifattura ceramica sorge nel 1825, per opera di Paolo Alessandro Righini, nato a Fabiasco, una località in Valmarchirolo.
La realizzazione di queste ceramiche è tralasciata per passare alla lavorazione della terraglia dolce.
Questo avviene nel 1837. A quell’epoca la fabbrica era di proprietà di Giovanni Bettoli. La ceramica di Ghirla in provincia di Varese.
Questo cambiamento è permesso da tre fattori:.
La manifattura di Campione d’Intelvi, oggi Campione d’Italia, fornisce le conoscenze tecniche necessarie per avviare la nuova fabbricazione.
La presenza in Valganna dei materiali indispensabili alla produzione. Questi sono: il quarzo, il calcare e l’argilla. In queste materie prime ricavate in luogo era contenuta una eccessiva quantità di ossido di ferro. Questo è un prodotto che in lavorazione genera un difetto, fa comparire sulla ceramica delle zone di color giallognolo.
Per la cottura di questo nuovo prodotto necessita un forno riscaldato a una temperatura minore e dunque di un minor esborso economico. La ceramica di Ghirla in provincia di Varese.
La terraglia dolce è un materiale che cuoce dai 970 ai 980 gradi centigradi. Quando questo impasto esce dal forno si presenta con una buona porosità e un bel color bianco. Delle caratteristiche che ben si adattano alla realizzazione di decori policromi sotto cristallina.
Un colore, conosciuto come il bleu di Ghirla, è la peculiarità della manifattura.
Un colore unico al mondo. Fatto oggetto di studio e di imitazione da parte di altre fabbriche ma, mai ottenuto in altra sede.
É il frutto degli studi e delle ricerche svolte dalle maestranza operanti a Ghirla.
Nato dal contatto delle vernici prodotte nella fabbrica e di un ossido di cobalto importato dall’Inghilterra.
Con la chiusura della fabbrica questo segreto è perso.La ceramica di Ghirla in provincia di Varese.
Presso i locali della manifattura, dal 1932 a 1935, fu attiva una scuola di decorazione. Diretta dal pittore Giuseppe Talamoni. In collaborazione con Carlo Ghisolfi padre e il decoratore Guerrino Brunelli.
Lavorarono come decoratori: Mario Figini, Campagnani, Banfi, Cervini, Maria Epimedio ed Ines Pella. La ceramica di Ghirla in provincia di Varese.
Le ceramiche prodotte a Ghirla si riconoscono perché, nella maggior parte dei casi, alla base, presentano l’indicazione del luogo di provenienza, individuato dalla parola Ghirla.
In origine questa dicitura appare manoscritta e dipinta in color blu. Solo dal 1910il termine Ghirla appare incusso nella ceramica, questo avviene soprattutto nelle stoviglie. Comunque, anche dopo questa data, l’uso di apporre a mano la parola non è mai messo da parte.
Dopo questo anno può capitare di vedere il marchio manoscritto anche in color marrone. La ceramica di Ghirla in provincia di Varese.
Le ceramiche di Ghirla più antiche sono realizzate su torni di legno e sono modellate a mano. In seguito la produzione è realizzata a stampo.
Montelupo Fiorentino è un comune in provincia di Firenze. Famoso per la straordinaria tradizione della ceramica prodotta dai suoi forni.
Il centro abitato è situato alla confluenza del fiume Pesa e Arno.
Nato da un piccolo castello e da un borgo. É edificato alle porte della città di Firenze.
Acquisisce importanza a seguito della produzione della maiolica.
Destinata sia alle esigenze dei cittadini fiorentini che all’esportazione.
Sono documentati ritrovamenti di ceramica montelupina nelle Filippine, in Scozia e in America Centrale. In quest’ultimo territorio la ceramica giunse a seguito dei primi insediamenti di europei nel luogo.
I primi manufatti conosciuti risalgono alla fine del Duecento.
In questo periodo iniziale dai forni montelupini uscì della ceramica con decori di ispirazione ispano moresca. Dove i soggetti erano dipinti in color blu e la decorazione in prevalenza in verde.
Nel Trecento e nel Quattrocento la produzione ceramica a Montelupo Fiorentino era quantitativamente molto consistente.
Durante il Rinascimento la località divenne uno dei centri di produzione di maiolica più attivi.
Risale alla metà del Quattrocento l’apertura da parte di maestranze monte lupine di fornaci nella vicina città di Firenze.
Questo spostamento fornì un importante contributo allo sviluppo della ceramica quattrocentesca nella città medicea.
Sempre in questo periodo degli artisti ceramici impiegati presso le numerose fabbriche di Montelupo Fiorentino cambiarono città.
Andarono a lavorare a Faenza, Cafaggiolo e si spinsero fino in Sicilia insediandosi a Caltagirone.
Questi spostamenti permisero in quelle località d’arrivo la nascita di una tradizione ceramica.
La produzione di ceramica a Montelupo Fiorentino nel Cinquecento e nel Seicento è caratterizzata dalla realizzazione di manufatti ad uso farmaceutico. Un esempio fu la fornitura per le farmacie fiorentine dei domenicani di San Marco e di Santa Maria Novella.
Fra le maioliche ad uso farmaceutico prodotte a Montelupo Fiorentino è frequente il versatore. Anche chiamato: brocchetta o orciolo. Si caratterizza per il corpo di forma ovoidale e dalla presenza del pippolo, un beccuccio a tubetto.
Nell’ immagine sono raffigurati il fronte e il retro di due versatori. Entrambi prodotti a Montelupo Fiorentino nel XVI secolo.
Fausto Berti nel suo libro intitolato La maiolica di Montelupo Secoli XIV XVII. Edito nel 1986. Ritiene che esemplari con questo ornamento non possano essere datati prima degli inizi del XVI secolo.
Entrambi presentano dei decori tipici. Uno a foglia di vite. L’altro a palmetta persiana.
Gaetano Ballardini ha definito quest’ultimo motivo decorativo a palmetta e rosetta persiana.
Raffigura un fiore a forma di grappolo. Composto da otto petali appuntiti. Elemento che si ripete sulla superficie decorata.
Questo decoro si diffonde nella maiolica italiana nella seconda metà del XV secolo. Trovando ampio riscontro in Romagna, Toscana e Umbria.
Per il Liverani questo decoro raffigura un turgido frutto a pigna. Visto sia in sezione orizzontale che verticale.
Può presentare delle varianti che lo ravvicinano a volte al fiore del cardo.
Il decoro è di ispirazione medio orientale. I prototipi si riscontrano a partire dal XIII secolo sopra ceramiche, stoffe e tappeti persiani.
Questo elemento decorativo fu tra i più apprezzati dai vasai monte lupini. Lo utilizzarono per tutto il Cinquecento. Presentandosi con variazioni nell’esecuzione e nei colori. Uscì dall’uso solo agi inizi del seicento.
Il Seicento e il Settecento vedono l’affermazione del più famoso decoro montelupino. Nasce una nuova tipologia chiamata gli arlecchini.
Nome conferito per alludere alla grande ricchezza cromatica della decorazione.
Con minore frequenza la categoria degli arlecchini è chiamata dei mostacci o delle bambocciate.
A questa famiglia ceramica appartengono dei piatti concavi di buone dimensioni. Il diametro si aggira attorno ai 33 cm.
Il soggetto raffigurato è un personaggio del quotidiano. Rappresentato con tono caricaturale e dipinto con ricchi colori.
I pigmenti usati per dipingere queste ceramiche sono vivacissimi. Tipici della tavolozza ceramica di questa località.
Troviamo: il giallo antimonio. Il giallo arancio ottenuto con la ferraccia, antico nome usato per definire la ruggine del ferro. I verdi ramina. I bruno viola ottenuti dal manganese. Infine l’azzurro derivante dal cobalto.
Gli altri due nomi: mostacci o bambocciate. Alludono al soggetto raffigurato.
Un repertorio di personaggi tratti dalla cronaca. Un quotidiano fatto di: gentiluomini, paggi e bravi.
Raffigurati con corsetti a righe. Pantaloni rigonfi. Cappelli piumati.
Con lunghi baffi. I mustache. Da questo particolare nasce il termine mostacci.
Armati di spade, alabarde e moschetti.
Qualche volta a cavallo. Altre volte immersi in scorci di paesaggio.
Sempre dipinti con intento caricaturale. I personaggi più raffigurati furono quelli più temuti: i soldati Lanzichenecchi al soldo di Carlo V.
Questi artisti fanno dell’ironia la loro arma vincente. Con i loro pennelli sbeffeggiando le paure e ironizzando sul presente.
Interpretano un racconto intriso di una vivace cultura popolare.
Nell’ immagine: Il fronte e il retro del versatore P e del versatore PA. Entrambi prodotti a Montelupo Fiorentino nel XVI secolo.
Versatore P con decoro a foglia di vite.
Altezza 24,5 cm.
Diametro della base 8,9 cm.
Diametro della bocca 7,7 cm.
Cartiglio anepigrafo.
Nella parte del corpo sottostante alla base dell’ansa è tracciata la lettera P. Dipinta in color blu.
Il motivo decorativo che ricopre la superficie è realizzato con la tipica versione montelupina del decoro a foglie bipartite di vite, fiori, frutti e viticci. Tutto il decoro è dipinto in color blu.
Versatore PA con decoro a palmetta persiana.
Altezza 24,5 cm.
Diametro base 8,1 cm.
Diametro bocca 7,4 cm.
Cartiglio anepigrafo.
Nella parte del corpo sottostante alla base dell’ansa è tracciata la lettera PA. Dipinta in color blu.
Il motivo decorativo che ricopre la superficie è realizzato con la tipica versione montelupina del decoro a palmetta persiana.
La datazione della ceramica tramite termoluminescenza
Il procedimento di datazione della ceramica tramite termoluminescenza è una tecnica di indagine scientifica.
Un mezzo impiegato per effettuare la datazione di oggetti realizzati per lo più in terracotta.
L’utilizzo permette di determinare con limiti accettabili la data di cottura del pezzo ceramico.
Questo impiego ha permesso l’affermazione di questo metodo diagnostico per i manufatti in ceramica.
Diventando un metodo per accertare l’autenticità o la falsità del manufatto.
Promuovendolo a valido ausilio per le istituzioni museali e i mercanti d’arte antica.
E’ un procedimento distruttivo.
Così chiamato perchè per l’applicazione necessita il prelievo dal pezzo da analizzare di un piccolo campione.
Una quantità che raggiunge al massimo il peso di dieci grammi.
Il materiale è sottoponibile alla prova una sola volta. Se necessita un nuovo esame serve un ulteriore campione.
Il prelievo avviene con un trapano a bassa velocità. La sua azione forma un foro del diametro e della profondità di 2,5 mm.
Si cerca di effettuare l’asportazione in un punto situato in una zona mai troppo visibile.
Questa precauzione non è sempre attuabile.
Con la conseguenza che il prelievo del saggio andrà a compromettere l’integrità del pezzo.
Questo avviene agendo sulle ceramiche smaltate e sulle porcellane.
Su questi materiali l’azione del trapano crea un foro che compromette la coperta.
Quando la ceramica presenta dei restauri. Ê possibile il prelievo del campione da analizzare in quella zona.
La datazione della ceramica tramite termoluminescenza è una tecnica intuita nel 1962.
Il lavoro di perfezionamento è durato molti anni. Giungendo a renderla applicabile e affidabile.
Research Laboraty Oxford University e dal Max Plank Institut Heidelberg sono gli enti promotori delle ricerche.
L’analisi si basa sulle caratteristiche fisiche di alcuni materiali presenti nell’impasto costituente il manufatto ceramico.
Questi diventano accumulatori dell’energia radioattiva naturale. Un potenziale che con il passare del tempo diviene misurabile ed è alla base di questo esame.
Entro l’impasto ceramico l’esame della termoluminescenza è consentito da tre minerali: il quarzo, il feldspato e più raramente lo zirconio.
Quando un oggetto costituito da terracotta è sottoposto a un rapido riscaldamento libera l’energia accumulata nel tempo.
Questa carica si manifesta sotto forma di radiazione elettromagnetica.
Questo permette di azzerare il potenziale radioattivo accumulato nel periodo precedente all’esposizione alla fonte di calore.
Dando inizio a un nuovo accumulo di energia. Coincidente con il momento della cottura.
Questo è il limite della tecnica. Anche se ipotesi remota. Può avvenire che un recipiente di epoca antica è sottoposto a una seconda cottura.
L’esame è effettuato presso laboratori specializzati.
Prelevando un campione dall’oggetto.
Quindi sottoponendolo a riscaldamento lineare. Passando da 20° C /al sec fino a 500° C.
Durante questo lasso di tempo si assiste all’emissione di impulsi luminosi. Proporzionali al tempo di accumulo dell’energia radioattiva.
Una acquisizione che inizia dal momento dell’ultima cottura.
Un indicazione sulla data di cottura è ottenuta da una comparazione.
Questa avviene fra le emissioni del campione durante il riscaldamento. Confrontate con quelle dello stesso campione dopo essere stato sottoposto a una dose di raggi beta.
L’età è indicata con una tolleranza. L’intervallo varia da un minimo del ± 5% sino a un massimo del ± 25%.
Intervallo che permette di dare una risposta certa in termini di autenticità del manufatto.
La tolleranza risiede nella quantità di irraggiamento subita durante l’anno.
Una radiazione con energia non costante nel tempo.
Dipendente dal terreno impiegato. Variabile in ogni punto del globo.
Un dato privo di approssimazioni si ottiene solo conoscendo il punto reale nel quale la ceramica è realizzata.
Questa analisi si applica a oggetti archeologici e storici realizzati in ceramica.
É applicabile a: terrecotte, laterizi e porcellane. Si estende ai vetri, alle terre di fusione e ai resti di focolari.
L’affermarsi di questa analisi ha costretto i falsari a prendere delle contromisure.
Risposta che ha privato l’uso della sola termoluminescenza come unico strumento di autenticazione.
Nel mercato antiquario sono entrati oggetti sottoposti ad irraggiamento artificiale. Una esposizione dosata con precisione e alternata con trattamenti termici.
Con queste contraffazioni la validità della tecnica viene meno.
Peltri raffigurati nei quadri e una breve storia del peltro.
Peltri raffigurati nei quadri e una breve storia del peltro.
Il testo descrive i peltri raffigurati nei quadri dei pittori attivi in Lombardia dalla fine del. Cinquecento in poi e fornisce una breve storia del peltro.
La tavola imbandita raffigurata nell’Ultima Cena dipinta da Leonardo di ser Piero da Vinci è visibile a Milano. La pittura è realizzata ad affresco e collocata nel refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie.
Quando osserviamo l’opera vediamo il primo piano il lungo tavolo dove si svolge l’incontro. Questo è apparecchiato con una tovaglia di color bianco ricamata in color rosso.
Sul telo sono adagiati gli alimenti, i bicchieri di vetro colmi di vino e delle stoviglie raffigurate opache. Quest’ultime sono realizzate in peltro.
I Peltri in questo caso sono affrescati, non appaiono nei quadri ma, permettono la partenza per una succinta storia del peltro.
Nello scorcio del Quattrocento, in ambito lombardo, il peltro era un metallo di uso comune. Impiegato per la realizzazione di pezzi di vasellame da usare sulle tavole e nei lavori da effettuare in cucina.
Una consuetudine locale che non sfugge all’attenta osservazione di Leonardo. Un uomo sempre attento ad ogni dettaglio, diligente osservatore degli usi e costumi del luogo ove si trovava. Peltri quadri storia peltro.
In questo caso siamo nella città di Milano. Nella capitale del Ducato retto della nobile famiglia degli Sforza, all’epoca guidata da Ludovico Maria Sforza detto il Moro.
Sul finire del Cinquecento e nei primi anni del Seicento si assiste in pittura all’affermarsi della classificazione dei dipinti. Questa suddivisione è basata sul tema raffigurato. Peltri quadri storia peltro.
Questa innovazione è alla base della nascita dei generi, fra questi si afferma una categoria autonoma, quella della natura morta. Dove le tele si riempiono di raffigurazioni di soggetti inanimati.
Fra gli oggetti ne compaiono molti realizzati in metallo, parecchi fra questi sono prodotti in un materiale identificabile come peltro.
I peltri sono raffigurati nei quadri dipinti degli autori lombardi attivi dallo scorcio del. XVI secolo e si affermano in quelli del XVII secolo Peltri quadri storia peltro.
Li ritroviamo in pittori quali:.
Il milanese Giovan Ambrogio Figino Peltri quadri storia peltro.
Lui è l’autore del Piatto metallico con pesche e foglie di vite, un olio su tela di piccole dimensioni, misura 21 x 29 cm. Questo quadro è uno dei primi esempi di natura morta nella storia dell’arte italiana.
Fede Galizia è una pittrice milanese.
Figlia di un miniaturista, morta di peste a cinquantadue anni.
È l’autrice di una serie di nature morte, molte delle quali raffigurano della frutta composta su un’alzata in metallo. È questo un contenitore adagiato su un piano della figurazione, quest’ultima volutamente ingentilita dalla presenza di qualche raro fiore. Peltri quadri storia peltro.
Il cremonese Panfilo Nuvolone è un pittore attivo a Milano.
È l’autore della Natura morta di pesche e foglie di vite su piatto di peltro. Un olio su tavola di contenuta dimensione, misura, 22,0 x 30,7 cm. Venduto da Sotheby’s, a New York, il 29 gennaio 2015. Cessione avvenuta per la ragguardevole cifra di 269.000 dollari statunitensi.
Il bergamasco Evaristo Baschenis Peltri quadri storia peltro.
Lui è l’inventore di nature morte con la presenza di strumenti musicali. Questi raffigurati adagiati con eleganza su preziosi tappeti o posti fra drappi in pesante tessuto.
Nel quadro intitolato Cucina con rami e servente introduce sullo sfondo del dipinto una mensola, sulla quale sono appoggiati di bordo due piatti in peltro. Un terzo colmo di frutta è posto nelle vicinanze. In primissimo piano troviamo un tripudio di strumenti da cucina, per lo più realizzati in rame.
Giungendo nel XVIII secolo, troviamo la figura di Giacomo Antonio Melchiorre Ceruti detto il Pitocchetto Peltri quadri storia peltro.
Un altro pittore milanese autore di nature morte, delle opere dove non è infrequente la comparsa di vasellame in peltro.
Dalla sua tavolozza è fuoriuscito il dipinto tutto giocato sui toni del color marrone. L’opera raffigura un piano dove al centro è posato un piatto in peltro di forma rotonda. Contenente un salame tagliato, un pezzo di pane, varie noci e un coltello. Sullo sfondo una brocca in ceramica e un bicchiere in vetro. Peltri quadri storia peltro.
Un opera di grande abilità, ora conservata presso alla Pinacoteca di Brera, un dipinto dove troviamo una delle rare raffigurazioni pittoriche del salume.
Tutti questi peltri che ritroviamo raffigurati nei quadri ben illustrano la storia dell’uso quotidiano di questo materiale.
Sono tutti oggetti frutto di una antica tradizione, dei manufatti accomunati da una forma semplice. Peltri quadri storia peltro.
Frutto del lavoro di maestranze che lavoravano nell’Italia del Nord, di artigiani milanesi, bresciani, bergamaschi finanche veneziani.
Degli oggetti che ai nostri giorni sono visibili in molti musei etnografici o in collezioni private.
Cos’è il peltro e come si lavora? Peltri quadri storia peltro..
Il peltro è una lega dello stagno, un metallo morbido destinato a una durata breve.
Nei secoli scorsi era prassi comune il mangiare, il bere e l’utilizzo per usi domestici del vasellame realizzato in peltro.
Questi recipienti quando si logoravano erano rimpiazzati con altri simili ma, di produzione più recente Peltri quadri storia peltro..
Questa consuetudine ha reso difficile il reperimento di recipienti in peltro destinati alla mensa realizzati prima del Seicento.
La lavorazione del peltro in prevalenza avveniva e avviene inserendo il metallo fuso entro stampi.
Piatti e cucchiai erano ottenuti da uno stampo, composto da due elementi.
Per i boccali e i bricchi necessitavano di più matrici. Ognuna produceva una singola parte, queste in seguito sono saldate fra loro a formare il recipiente metallico. Peltri quadri storia peltro.
L’accurata rifinitura della parte inferiore avveniva con l’azione di una mola. Un più raffinato ritocco prevedeva la ripresa del metallo tornendolo seguendo una successione di ampi cerchi concentrici.
I piatti da mensa, i piatti da portata e i vassoi sono martellati lungo il cavetto, questo per aumentarne la durata.
Di seguito il testo sul peltro tratto dal libro Le tecniche artistiche, A cura di Corrado Maltese, Mursia, Milano, 1981 Peltri quadri storia peltro.
Il peltro è una lega composta di una percentuale di stagno variante dal 90 al 23%, con aggiunta di antimonio e rame. Oppure di antimonio, rame e bismuto. O ancora antimonio e piombo oppure antimonio, zinco e rame.
Lo stagno, pur non essendo molto diffuso sulla crosta terrestre, è conosciuto in epoche molto antiche..
Esso ha un piacevole colore bianco brillante, simile a quello dell’argento.Peltri quadri storia peltro
Inossidabile al contatto con l’aria. Inintaccabile dagli acidi deboli. Non è dannoso alla salute. Di qui il suo uso per il vasellame domestico.
Non è assolutamente utilizzabile allo stato puro per foggiarne oggetti, in quanto è talmente duttile da piegarsi alla minima pressione. Per questo, fin dall’inizio della sui utilizzo, richiede l’aggiunta di altri metalli, questo per raggiungere una giusta durezza. Peltri quadri storia peltro.
Da tutto questo risulta chiaro che i lavori in peltro risalgono a un’epoca in cui la metallurgia era già sufficientemente progredita.
Era usato dai fenici all’incirca nel 1200 a. C. Tuttavia non ci sono pervenuti esemplari antichi, in quanto la lega del peltro è molto tenera e gli oggetti sono sottoposti a una rapida usura. Peltri quadri storia peltro.
Il peltro, oltre che per i suppellettili domestici, compare nella produzione degli oggetti strettamente legati al culto.
Assai curiose e interessanti sono le fiaschette che servivano ai pellegrini per conservare le sante acque del Giordano al ritorno dalla Terra Santa.
Queste sono della grandezza di un orologio da tasca ed sono decorate con una immagine santa e caratteri dell’alfabeto greco. Ne sono sopravvissute pochissime, le più interessanti sono conservate dai Musei di Monza e di Bobbio. Peltri quadri storia peltro.
Durante il tardo Medioevo il peltro continuò ad essere usato soprattutto per le suppellettili ecclesiastiche e per il vasellame domestico destinato ai ceti elevati. In Germania, per le brocche delle corporazioni e dei consigli cittadini.
Soltanto a partire dal ‘500 il peltro conobbe una reale diffusione.
Al punto che intorno alla metà del ‘600 si può dire che tutti gli oggetti di uso domestico fossero fatti in peltro.
E’ del resto significativo che intorno alla metà del. Seicento l’uso generalizzato del peltro nei recipienti domestici coincida con l’elaborazione di forme particolarmente sobrie ed eleganti. Peltri quadri storia peltro.
Dopo la grande stagione del peltro rinascimentale e barocco sono soprattutto. Robert e James Adam a realizzare in peltro dei vasi slanciati, delle coppe classicheggianti e dei candelieri scanalati. Questo avvenne dopo il ritorno dalla vista degli scavi di Ercolano e Pompei.
Il migliorando delle leghe e dei processi di lavorazione ha facilitato la sua lavorazione.
Questo ha permesso, in tempi recenti, ai designercontemporanei di avvalersene per oggetti di linea semplificata e moderna. Dove la bellezza è affidata alla logica della forma. Ne è stupendo esempio il servizio da tè realizzato intorno al 1910 da F. L. Wright e esposto al Metropolitan Museum, New York. Peltri quadri storia peltro.
Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Cliccando "accetta tutti" accetti l'utilizzo di tutti i cookies. Cliccando su "impostazioni cookies" puoi decidere quali accettare. Puoi visitare in qualsiasi momento: Leggi tutto
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
Cookie
Durata
Descrizione
cookielawinfo-checkbox-advertisement
1 year
Set by the GDPR Cookie Consent plugin, this cookie is used to record the user consent for the cookies in the "Advertisement" category .
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional
11 months
The cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
CookieLawInfoConsent
1 year
Records the default button state of the corresponding category & the status of CCPA. It works only in coordination with the primary cookie.
viewed_cookie_policy
11 months
The cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Cookie
Durata
Descrizione
_ga
2 years
Il cookie _ga, installato da Google Analytics, calcola i dati di visitatori, sessioni e campagne e tiene anche traccia dell'utilizzo del sito per il rapporto di analisi del sito. Il cookie memorizza le informazioni in modo anonimo e assegna un numero generato casualmente per riconoscere i visitatori unici.
_gat_gtag_UA_3880935_48
1 minute
Impostato da Google per distinguere gli utenti.
_gid
1 day
Installato da Google Analytics, il cookie _gid memorizza informazioni su come i visitatori utilizzano un sito Web, creando anche un rapporto analitico delle prestazioni del sito Web. Alcuni dei dati che vengono raccolti includono il numero dei visitatori, la loro origine e le pagine che visitano in modo anonimo.
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.