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La nascita delle incisioni Ukiyoe

La nascita delle incisioni Ukiyoe

La nascita delle incisioni Ukiyoe.

La nascita delle incisioni Ukiyoe.

 

Chiunque osserva delle stampe giapponesi è rapito dalla loro gran varietà di colori, stili e soggetti. Da subito intuisce di ritrovarsi alla presenza di una complessa varietà di grafiche che affascinano e disorientano.

Ukiyo in italiano si traduce in mondo fluttuante. È un termine che trova origine nella religione buddista. In quell’ambito alludeva, non senza una vena di pessimismo, alla transitorietà delle cose terrene.

Un primo riferimento dell’evoluzione del significato del termine lo si trova nella letteratura del Giappone della seconda metà del Seicento.

Questa mutazione è ritrovata sulle pagine del libro intitolato Ukiyo monogatari. In italiano I racconti del mondo fluttuante. Opera scritta da Asai Ryoi ed edita nel 1661. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

Il testo seicentesco usa il termine per indicare il mondo doloroso vissuto nel quotidiano. Al quale affianca, con maggiore importanza, gli aspetti più effimeri e transitori della vita.

Immagini che ben si congiungono con gli usi e la moda delle case del piacere. Queste sono situate nella città di Edo, l’odierna Tōkyō, nei quartieri di Yoshiwara, Shimabara e Shinmachi. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

 

Il vocabolo Ukiyoe in lingua giapponese si scrive 浮世絵.

Nasce e si sviluppa nell’epoca Edo. Un periodo storico che inizia nel 1603 e si conclude nel 1868. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

L’Ukiyoe diventa una delle manifestazioni artistiche peculiari di questo lasso di tempo. Tanto che non ne può essere disgiunta.

Con lo shogunato della famiglia Tokugawa inizia per il Giappone il periodo Edo. Un epoca che mise fine alle ininterrotte lotte interne. Caratterizzata da una stabilità politica e militare fino ad allora sconosciuta.

Ieyasu Tokugawa diventa il primo shōgun, ovvero la massima autorità politica e militare del paese. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

Sotto di lui un complesso sistema di daimyō. Ognuno dei quali reggeva un proprio feudo in nome dello shōgun.

Questi nuovi signori feudali sono obbligati a risiedere nella città di Edo ad anni alterni. Durante questo lasso di tempo hanno al seguito le famiglie e le corti.

Tutto questo affluire di persone verso il piccolo villaggio di pescatori di Edo. Trasforma il luogo in una città.

Una località dove si insediarono centinaia di corti, grandi e piccole.

Diventando un’area nella quale si aprivano enormi opportunità per artisti, artigiani e mercanti. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

Il modificato clima culturale permise di assistere alla fioritura di una letteratura, un’arte e un teatro che riflettevano e divulgavano i nuovi gusti.

 

Questi si stavano delineando e ben illustrano i quartieri del piacere. Identificati come il luogo dove tutte questi arti hanno trovato la nascita, la diffusione e l’affermazione. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

Da questi ambienti e da questo clima fuoriuscirono gli. Ukiyozōshi, i romanzi del mondo fluttuante. Il teatro kabuki, nuovo, con tinte forti e melodrammatiche. Dove comparivano attori dal fascino carismatico. Adorati e idolatrati dal pubblico. Infine le Ukiyoe, economiche e disponibili in grandi quantità. Dei fogli colorati che riescono a diventare il punto di forza nella diffusione e nell’affermazione del nuovo mondo estetico. 

Il termine giapponese Ukiyoe si traduce in italiano in immagini del mondo fluttuante. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

 

Il vocabolo è usato per definire l’universo variopinto che gravitava attorno ai:. Quartieri di piacere,. Teatri,. Musici,. Mercanti, agli.  Attori, Artisti e alle Geisha.

Per estensione diventa un termine artistico, usato per definire le stampe xilografiche impresse a più colori. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

Fogli che illustrano le situazioni o i personaggi che popolavano i luoghi d’incontro del Giappone dell’epoca. Ritraendo e documentando la vita quotidiana del tempo in tutti i suoi aspetti.

In queste silografie i soggetti più raffigurati sono: gli attori, le cortigiane, i lottatori di sumo e il paesaggio. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

 

La nascita delle incisioni Ukiyoe

 

Ukiyoe Le fluttuanti stampe giapponesi.

 

 

La tecnica delle xilografie Ukiyoe.

 

 

Le caratteristiche delle silografie Ukiyoe.

 

 

Gli incisori delle stampe giapponesi Ukiyoe. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

 

 

Kitagawa Utamaro e Katsushika Hokusai.

 

 

Utagawa Hiroshige e Toshusai Sharaku.

 

 

Glossario dei termini inerenti le Ukiyoe

La nascita delle incisioni Ukiyoe.

 

Nell’immagine:. SHODO KAWARAZAKI Sazanka Camellia sasanqua.

 

 

Shōgun e Daimyō. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

Entrambi i vocaboli hanno origine nella storia del Giappone più antico. Sono dei titoli onorifici, usati per  indicare i capi militari e politici. Inizialmente conferiti e duraturi solo in corrispondenza del tempo di permanenza di un circoscritto evento di guerra.

Questa consuetudine muta nel 1192 con la nomina a shogun di Minamoto no Yoritomo. Con questa designazione il titolo diventa ereditario. In questo modo inizia la decadenza del potere imperiale e si instaura il primo governo militare o bakufu.

Con Minamoto no Yoritomo inizia lo Shogunato Kamakura, dal nome della città ove il governo è insediato. La famiglia Minamoto reggerà le sorti del Giappone dal 1192 al 1333. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

Dai Minamoto il titolo passa, nel 1338. agli Ashikaga e, nel 1603, ai Tokugawa che lo persero nel dicembre 1867.

Tutti questi Clan governano politicamente e militarmente il Giappone, di fatto escludendo l’imperatore. Riconosciuto il discendente degli dei, al quale era affidato solo un ruolo fittizio e la formalità di nominare gli shogun.

Il termine daimyō indica la figura di maggior spicco all’interno di un Clan. Di questi gruppi, nell’antico Giappone, ne esistevano diversi. Tutti erano assoggetti al potere dello shōgun, il reale reggente. La nascita delle incisioni Ukiyoe.

I Tokugawa durante il loro periodo di reggenza introdussero il sankin kōtai. Questa era una norma che obbligava tutti i Daimyō a risiedere un anno ogni due nella città di Edo, l’odierna Tokyo. Capoluogo dove erano costretti a lasciare i membri della propria famiglia.

Una regola avviata dallo shogunato sia per incrementare il controllo politico sui Daimyō. Sia per limitare le loro disponibilità economiche, obbligandoli a forti esborsi per far fronte alle costose trasferte.

 

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Suminagashi è una tecnica artistica governata dalla magia

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Il suminagashi è una tecnica artistica governata dalla magia.

Il Suminagashi è una raffinata tecnica artistica governata da uno stretto legame con la magia.

È l’arte dell’inchiostro fluttuante. Frutto di semplici gesti e della concentrazione dell’esecutore.

Un metodo nato in Giappone e rappresentativo degli usi di quel luogo.

Come spesso avviene in questa Nazione una leggenda e il divino preannunciano l’apparire di un qualcosa di nuovo. Il Suminagashi non sfugge a questa regola. Si manifesta come un dono fatto dagli Dei agli uomini.

La prima comparsa di questa realizzazione artistica avviene presso la corte imperiale. Ci troviamo dopo XI secolo.

Allora come ora l’inchiostro e l’acqua disegnano delle forme imprevedibili. Tutte sempre divese.

Destinate per gioco a ricordare gli elementi della natura.

Da questo procedimento appariranno: fiori, rocce, nuvole, paesaggi e tutto quello che la nostra immaginazione vorrà vedere.

È un metodo di valore usato per decorare la carta usufruendo l’inchiostro. Disegnando sull’acqua contenuta in una bassa e ampia bacilella.

È di semplice realizzazione. Per l’esecuzione non necessita di nessuna predisposione o conoscenza delle tecniche del disegno. È realizzato con strumenti altrettanto elementari: il pennello. l’inchiostro e l’acqua.

L’inchiostro si presenta in una stecca solida. È reso liquido dallo strofinio in presenza dell’acqua contenuta nella suzuri, la pietra da calligrafia.

Con il pennello si raccoglie una minima quantità d’inchiostro. Quanto serve a formare una goccia. Destinata ad essere posata su una superficie d’acqua. Qui si dilaterà. Accrescimento dovuto al contatto con una sostanza oleosa. Apposta con un secondo pennello.

Questo processo genererà un’immagine composta da forme delimitate da morbide linee.

Il disegno è fissato su un foglio di carta. Il trasferimento dell’immagine dalla superfice liquida avverrà per assorbimento dell’inchiostro.

Tradizionalmente l’inchiostro usato è solo di color nero. Ai giorni nostri a questa tonalità ne sono aggiunte altre. Quindi la tecnica è rimasta fedele al metodo originale. Innovandosi con il solo aumento dei colori impiegati.

Suminagashi si scrive in lingua giappponese 墨流し. Il primo kanji 墨 si legge sumi. In italiano inchiostro. Nagashi 流し è l’atto di galleggiare. Quindi la traduzione del termine suminagashi è inchiostro fluttuante. La spiegazione del temine ben esemplifica il metodo.

Nasce astratto. In seno a una civiltà, quella giapponese, che per lungo tempo ha concepito l’arte come figurativa.

Il Suminagashi è essenziale. Prende forma con l’acqua. Si materializza sulle fibre costituenti il foglio di carta.

È disciplinato da minime regole e realizzato usufruendo di materiali familiari.

Praticato nel silenzio. Dipende dalla concentrazione dell’operatore. Diviene la rappresentazione del momento in cui è realizzato.

 

Il Giappone dei Kami di Inari delle spade giapponesi

Inari e Munechika e delle spade giapponesi

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Tsuba La scuola Kiami 其阿弥

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Tsuba La scuola Kiami 其阿弥

Tsuba La scuola Kiami  其阿弥  è attiva nella produzione di tsuba dal XVII al XIX secolo.

I membri della scuola Kiami producevano per lo più tsuba in ferro. Caratterizzate da un decoro realizzato con l’uso della punzonatura a caldo.

A questa tipologia era aggiunta una seconda categoria con decori realizzati a traforo. Realizzato seguendo un audace disegno. Prodotto con la tecnica del ji sukashi e del kage sukashi. Spesso con i dettagli evidenziati in ottone, oro e argento. Metalli applicati con la tecnica dell’hira-zogan.

È probabile ipotizzare un’influenza da parte dei primi maestri delle scuole Chōshū e Kinai.

Le notizie disponibili su questa tradizione sono scarse.

La scuola forse è fondata da Kiami Kanenobu. Egli è con buona probabilità un allievo degli Hōan.

Alcuni studiosi considerano la firma Kiami come un ulteriore nome assunto della famiglia Hoan.

Kiami Kanenobu fu un costruttore di tsuba operante nella città di Hiroshima.

La capitale della provincia di Aki no kuni 安芸国anche detta in lettura on’yomi Geishū 芸州. Antica provincia del Giappone situata nella regione di Chugoku nella parte occidentale dell’isola di Honshū. Al giorno d’oggi è la parte occidentale della prefettura di Hiroshima.

La firma apposta su queste tsuba è spesso semplicemente Kiami.

Kiami 其阿弥 è un cognome con le letture alternative di Goami e Sonoami.

Elencata come Goami. Questa scuola è descritta in dettaglio nella traduzione realizzata da Afu Watson del Nihon Tō Kōza. Volume VI. Parte I. Pagine316-7. Illustrazioni a pagina318.

Si conosce. Un primo Goami era un forgiatore di lame attivo nel periodo Muromachi. Un secondo Goami di nome Masanaga 正命 era un artigiano che realizzava tusba. Quest’ultimo per lavorare si trasferì a Hiroshima nel 1631 corrispondente al nengo Kanei 8.

Della scuola Goami si conoscono altri due rappresentanti. Entrambi usavano il nome Masachika e firmato il loro lavoro Goami Masachika. Il primo era attivo durante il primo periodo Edo. Il secondo durante il nengo Tenmei. Periodo che inizia nell’aprile 1781 e si conclude nel gennaio 1789.

Da notare che la scrittura in kanji della scuola Kiami 其阿弥 e della scuola Shoami 正阿弥 hanno in comune la parte ami 阿弥. Un termine risalente al periodo Muromachi in rapporto con la dinastia shogunale degli Ashikaga. I quali lo conferivano come titolo a individui con riconosciute capacità artistiche.

L’uso della decorazione realizzata per mezzo di matrici impresse a caldo sulle superfici adottata dalla scuola Kiami risale alla maniera della scuola Tempo.

Le tsuba Tempo erano prodotte nel XVII secolo nella provincia di Yamashiro no kuni山城国. Durante il periodo Muromachi era la sede dello shogunato Ashikaga. Oggi corrisponde alla parte meridionale della prefettura di Kyoto nell’isola di Honshū.
È probabile che risalgano alla seconda metà del XVI secolo. Quando nella città di Nara lavorava un artista di nome Tembo o Ten ho. Autore di tsuba decorate con soggetti impressi con una stampo. Incise prima di effettuare il riscaldamento finale del ferro dell’elsa.

Questo metodo è impiegato anche da altri artisti. A Sendai da Hirokuni nel XVIII secolo. A Kyoto nel IX secolo da Mitsuhaya. Nel XVIII secolo da Kiami nella provincia di Aki.

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Il restauro La lucidatura del ferro della tsuba

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Il restauro La lucidatura del ferro della tsuba.

Il restauro  procede con la lucidatura del ferro della tsuba.

La rimozione della ruggine rossa necessita di molto tempo ed è faticosa.
Non presenza alternative all’uso dell’osso, del corno o dell’avorio. Uniti alla pulizia periodica della polvere abrasa. Usando un panno umido.

Necessita il frequente controllo del lavoro.

La verifica deve essere effettuata alla luce naturale. In preferenza sotto la luce del sole.

Questo perché la luce artificiale tende a nascondere la ruggine.

Il troppo strofinare anche con l’ausilio di uno strumento della corretta durezza può rimuovere la patina.

Qui ci troviamo di fronte ad un nuovo dilemma.

Quando ci si deve fermare?

Lo scopo di questa operazione è quello di rimuovere qualsiasi corrosione attiva.
Non quello di rendere una tsuba antica simile a una nuova. Troppo splendente e luccicante.

Non si deve snaturare una tsuba d’epoca. Il fine è di ripristinare una nuova purezza delle superfici. Rispettosa della storia passata.

Esagerando nel distacco si ottiene una tsuba sempre antica ma priva patina.

Per evitare questo irreversibile danneggiamento.
L’intervento di pulitura non deve eccedere.

È necessario evitare la rimozione di ogni traccia di sedimento. In quanto mettendo in atto una simile progetto si snaturerà la tsuba in modo definitivo e radicale.
Facendo scomparire l’apprezzata peculiarità di una superficie solcata da un invecchiamento originale.

È corretto agire lungo il bordo il mimi e sull’hira della tsuba. Il primo è il bordo il secondo è il corpo.

Non è opportuno operare sulle le pareti interne del sukashi. Questa operazione è paragonabile alla lucidatura del nakago di una lama.

Rimossa tutta la ruggine che si ritiene necessaria conferiamo alla tsuba la necessaria brillantezza.

Anche questa operazione avviene per strofinio. Il mezzo è un panno in cotone. Nessun altro tessuto è da impiegare. Da escludere tassativamente la moquette e i panni sintetici. Questo perché possono lasciare una finitura grassa.

Questa operazione scurisce il colore nero della superficie. Donandogli una morbida lucentezza. Anche questa è un operazione che richiede molta lentezza. Da ripetere più volte in giorni diversi. Prolungandola per alcune settimane.

Se durante questa operazione ricompare della ruggine rossa è necessario ritornare al passo precedente. Ovvero riprendere a strofinare con l’abrasivo sui nuovi punti affiorati.

A lavoro finito conservare la tsuba in una apposita scatola in legno.

Le precauzioni.                            

Le scatole in legno per custodire le tsuba hanno il supporto dove incastrare la tsuba fermato da due piccoli chiodi. Può succede che durante il trasporto il supporto si stacchi. Lasciando i chiodi scoperti e la tsuba libera di muoversi entro il contenitore.
Con la sgradita conseguenza di procurare dei graffi alla tsuba.
Buona norma è trasportare l’elsa entro sacchetti in stoffa.

La tsuba va presa con due dita. Queste devono essere appoggiate solo per il bordo e trattenere la tsuba durante la visione. Con questa precauzione si eviteranno la formazione di punti di ruggine.

È un ottima prevenzione lo strofinare periodicamente e delicatamente le tsuba con un panno in cotone.

La disponibilità di tsuba autentiche presenti sul mercato è destinata a diminuire sempre più. Sono sopravvissute sino ai nostro giorni. Cerchiamo di conferire loro la giusta importanza. Evitando di sottoponendole a tragici interventi.

 

Il restauro cosa fare e cosa non fare.

Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine.

Tsuba Il restauro Rimozione della ruggine.

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Tsuba Il restauro Rimozione della ruggine

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Tsuba Il restauro Rimozione della ruggine.

Il restauro della tsuba procede con la rimozione della ruggine.

La tsuba proveniente dal trattamento precedente non sarà di certo un bel vedere!

Inizia ora la seconda parte. Nella quale avverrà la asportazione della ruggine residua. Sarà un’operazione lunga e faticosa. Soprattutto per le dita delle mani.

L’eliminazione avverrà con un procedimento meccanico. Per strofinamento si asporterà la corrosione attiva di color rosso. Lasciando al suo posto una patina di magnetite di color nero. Leggermente più dura rispetto alla ruggine.

Il metodo si avvale del potere abrasivo dell’osso, del corno o dell’avorio. Usando questi materiali si inizierà a grattare la ruggine rossa.

Due accorgimenti.
Il primo: È meglio agire su una piccola area. Sulla quale agire con lentezza. Finita questa porzione si passa a una successiva piccola area.
Il secondo: Pulire con periodicità la polvere abrasa. Usando un panno umido.

In questo modo stai impiegando uno strumento più duro della ruggine e più morbido della patina. Agisce sulla prima e lascia intatta la seconda.

Da non fare.

Agire rapidamente su una vasta area.
Non impiegare strumenti con durezza maggiore a quella della patina. Da escludere: acciaio, ferro, vetro o carta vetrata.
Non usare nessun trattamento chimico. I prodotti in commercio per distaccare la ruggine se impiegati rimuoveranno la patina e danneggeranno il ferro.

Non agire con nessuna fonte di calore.

Prima dell’uso dell’osso, del corno e dell’avorio questi materiali andranno rotti. Creando una serie di pezzi di varie forme e dimensioni. Sono questi frammenti da impiegare. Scegliendoli in base alle caratteristiche della superficie e agli angoli presenti nelle zone sulle qual lavorare.

Necessita un grosso martello, uno scalpello e l’indossare degli occhiali protettivi.

L’avorio sembrerebbe fra i tre il materiale più adatto. L’osso da impiegare è meglio che sia di manzo e sottoposto a lunga cottura.

Attieniti scrupolosamente a tutte queste indicazioni. Sono le uniche che permettono l’eliminazione della ruggine rossa senza intaccare la patina.

Non cercare un metodo più veloce. Nessuna alternativa.

Solo in questo modo si eliminerà la ruggine. Sostituendola con un bel colore nero.

Necessita solo tanta pazienza. Molta pazienza. Delicatezza e lentezza.

 

Tsuba Il restauro cosa fare e cosa non fare.

Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine.

Il restauro La lucidatura del ferro della tsuba.

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