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Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka

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Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka.

Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka.

Molti sono i luoghi misteriosi in Giappone.

La presenza del monumento in pietra è la caratteristica che accomuna i luoghi misteriosi più antichi.

Fra quest’ultimi i più conosciuti sono situati nella località di Asuka.

Dove sono rappresentati da quattro enigmatiche pietre. 

La: Masuda no iwafune. la Kamegata Sekizōbutsu la Sakafuneishi e la Kameishi.

Questi quattro monumenti misteriosi non sono gli unici presenti nella località di Asuka.

In questo territorio del Giappone il monumento in pietra ha una presenza estesa.

Alle precedenti quattro pietre intagliate molte altre si possono aggiungere. Tutte portatrici di enigmi.

La Nimenseki è una pietra che ha scolpito due volti umani contrapposti.

Entrambi di notevoli dimensioni. Il capo di entrambi le figure è piano e disposto sullo stesso piano.

La pietra è collocata all’esterno del tempio buddista di Tachibana dera.

La Saruishi sono una serie di cinque sculture in pietra.

Ritrovate nel 1702. Erano sotterrate in un campo di riso.

Tre delle statue presentano al fronte e al retro dei volti umani. Le facce raffigurate hanno una grossa somiglianza con le sembianze della testa della scimmia.

La Shumisenseki e la Sekijinzo sono due pietre ritrovate contemporaneamente.

La scoperta è avvenuta durate l’epoca Meiji. Nell’anno 1903. La località della comparsa fu Ishigami.

Entrambi sono ritenute appartenenti allo stesso monumento.

Identificato in una fontana. Collocata all’aperto in un giardino.

La Sekijinzo è alta 1,7 metri.

Raffigura due figure umane. Appoggiate l’una sulla schiena dell’altra.

L’acqua proveniva dall’altezza del terreno. Entrava nella struttura per mezzo di un foro. Seguendo i condotti scaturiva dalla bocca dei due personaggi.

Le figure scolpite con buona possibilità raffigurano un uomo e una donna.

Entrambe presentano dei lineamenti esotici al mondo giapponese.

La Mara Ishi è una scultura di forma cilindrica recente delle incisioni sulla sua cima.

È interrata presentando una pendenza rispetto al suolo. Ha una lunghezza di poco superiore al metro.

Su ogni monumento in pietra esistono solo delle congetture. L’uso non è noto. L’epoca di realizzazione è ignota. Non si conosce chi li ha scolpiti.

Tutte non hanno assonanza di stile con le successive sculture buddiste.

Nella zona di Asuka sono presenti diversi kofun. Delle antiche sepolture caratteristiche del Giappone.

Questo monumento funebre si divide in due tipologie.

Quelle realizzate a tumulo e quelle a megaliti.

Le prime consistono in un rialzo del terreno. Spesso di grandi dimensioni. Modellato a forma di collina. Composto di terra e pietre.

La seconda è costruita servendosi e addossando grosse pietre.

L’Ishibutai Kofun è il più antico e significativo tumulo dell’area di Asuka.

È la più grande struttura megalitica conosciuta in Giappone.

Realizzato accostando trenta pietre. Quella di maggiori dimensioni ha un peso stimato di circa 75 tonnellate. Si ritiene sia la tomba di Soga no Umako.

L’Ishibutai Kofun è descritto da Kanenari Akatsuki nella sua opera intitolata Saigoku sanjūsanjo meisho zue 西国三十三所名所図会. Edita nel 1853. Il libro descrive i siti di pellegrinaggio buddista situati in Giappone.

La presenza di queste strutture in pietra fa pensare a uno dei tanti siti megalitici sparsi sul pianeta terra.

 

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Il Giappone del villaggio di Asuka e del monumento in pietra

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Il Giappone del villaggio di Asuka e del monumento in pietra.

Il Giappone del villaggio di Asuka e del monumento in pietra.

Asuka è un villaggio situato nel distretto di Takaichi. Nella prefettura di Nara in Giappone.

Il monumento in pietra è la caratteristica di questo territorio. Una presenza numerosa e misteriosa.

La località di Asuka come oggi compare nasce nel 1956.

A seguito del raggruppamento di tre villaggi: Sakaai, Takechi e Asuka.

Nel 1966 il governo giapponese proclama Asuka una città storica.

Da questo anno Asuka assurge alla stessa condizione giuridica conferita alle città di Kyoto Nara e Kamakura.

Il monumento in pietra è presente con frequenza in varie parti di questa regione. Dove si trovano numerosi massi dalle caratteristiche anomale.

Tutti di grandi dimensioni e di oscura origine. Realizzati in granito o scolpiti nella pietra.

Sono tutti dei monumenti monolitici.

La pietra più nota è la Masuda no iwafune.

In questo territorio è quella di maggiori dimensioni. Si presenta con una lunghezza di 11 metri. Una larghezza di 8 metri. Una altezza di 4,7 metri. Il peso è da ritenersi attorno alla 800 tonnellate.

Si trova in cima ad una collina. Circondata da un bosco di bambù.

La parte che ora si mostra come la superiore appare levigata. Con la presenza di due profonde aperture. Entrambe di forma quadrangolare. Con lunghezza dei lati attorno al metro.

Alla base reca una fitta successione di scanalature.

Le aperture di forma quadrata presenti sulla cima della pietra sono fra loro allineate e parallele alla cresta montuosa ove la pietra intagliata è collocata. Una caratteristica troppo difficile da realizzare in modo casuale.

La Kamegata Sekizōbutsu sembrerebbe il resto di una costruzione più ampia.

Quello che oggi ci rimane è formato da un sito dove la parte principale è rappresentata da due pietre scolpite.

Una cisterna di forma rettangolare con angoli arrotondati. Accostata a una seconda pietra lavorata in una forma che si assimila a una tartaruga. Dove il carapace è concavo e di forma circolare. Circondato da una cornice di forma ovale. Sulla quale si trovano scolpite la testa, le quattro zampe e la coda dell’animale.

La Sakafuneishi è una grande pietra piatta.

Presenta sulla superficie delle cavità di varie forme e dei canali di collegamento.

Situata sulla cima di una piccola collina. È lunga 5,5 metri. Larga circa 2,3 metri. Con un’altezza  di 1 metro.

È giunta ai nostri giorni caratterizzata da una grossa menomazione. Avvenuta durante il periodo della Seconda guerra mondiale. Quando per la costruzione di una nuova strada fu sottoposta a ripetute esplosioni.

La Kameishi è un’enorme pietra scolpita per assomigliare a una tartaruga.

Un’altra teoria la fa avvicinare alle sembianze di una rana. Questo perché la testa è di forma triangolare e presenta gli occhi sporgenti verso l’alto. Un’altra tesi vuole che la scultura non sia stata portata a fine.

Si presenta con delle ragguardevoli dimensioni. Una lunghezza di 3,6 metri. Una larghezza di 2,1 metri. Una altezza di 1,8 metri.

Presenta una lavorazione a forma di reticolo simile a quella visibile sulla Masuda no iwafune.

Il piacevole sorriso dell’animale è frequentemente usato come richiamo turistico.

L’elenco non si esaurisce con la descrizione di queste quattro pietre intagliate.

La presenza del monumento in pietra nel territorio di Asuka è molto estesa.

I monumenti sono disposti sulle colline che circondano questa località.

 

Per tutti la loro presenza è caratterizzata solo delle congetture.

Non si conosce l’epoca di realizzazione. L’uso non è noto. Non si conosce chi li ha scolpiti.

Tutte non hanno assonanza di stile con le successive sculture buddiste.

 

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Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo

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Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo.

La Val Vigezzo è situata in Piemonte. Nella provincia del Verbano Cusio Ossola. È una delle sette valli che si diramano dalla Val d’Ossola.

In questa zona sono numerose le segnalazioni di uno strano serpente che si presenta in varie forme.

Nel comune di Re due sono le località conosciute con presenze inerenti la criptozoologia.

La prima si trova di fronte alla frazione Folsogno nella località Giavina de la bisàa.

Qui è possibile incontrare durante i mesi estivi un serpente con sulla testa una cresta di color rosso e quattro alette. Lungo più di cinquanta centimetri.

È chiamato Sarpent de la Cresta.

Sembrerebbe avere un morso letale per l’uomo e uno sguardo che provocherebbe grave turbamento.

La seconda è nella frazione Dissino nella località In la costa.

Qui vivono serpenti dal corpo sottile ed occhi smisuratamente grandi. Sono chiamati Sarpent dai ugiai.

Questi rettili quando visti da una donna incinta provocherebbero danni al feto.

Nel periodo estivo sul monte Druogno nelle vicinanze della frazione di Albogno si può avvistare un pericolosissimo serpente descritto con tratti felini. Ha degli occhi ipnotici.

É chiamato Sarpent gatt.

Oltre allo strano serpente abitante in Val Vigezzo. In questa località esistono due altri animali enigmatici.

La Splorcia. Un animale ibrido. Caratterizzato dal muso di maiale, le ali di pipistrello, le zampe di rospo e la coda di scorpione. È considerata particolarmente pericolosa per i bambini.

La Vaina. Un animale che emettendo sibili e stridii percorre sentieri di montagna. La tradizione locale vuole che quando la Vaina passa fra le gambe di un viandante. Quest’ultimo può rimanere ucciso.

Il Sarpent gatt sembrerebbe avere simili o quasi sparsi su tutte le Alpi e in Sardegna.

Il nome varia a seconda della località dell’avvistamento. È conosciuto come Tatzelwurm o Tatzlwurm in Austria. Stollenwurm o Stollwurm sul Massiccio del Giura. Arassas nelle Alpi francesi. Nei paesi di lingua tedesca i nomi si moltiplicano: Hergstutzen, Dazzelwurm, Praatzelwurm, Bergstutz, Springwurm o Beißwurm.

Tutti sono accumunati da una coda tozza. Dall’essere muniti di quattro zampe corte o due zampe anteriori. Dall’emissione un verso stridulo simile a un fischio.

La leggenda attribuisce a questo animale la capacità di uccidere con lo sguardo e di bere il latte dalle mucche.

Un animale simile è avvistato anche in Sardegna. Qui è chiamato Scultone.

Nell’immagine: La stampa raffigura l’incontro di Andreas Roduner con un Tatzelwurm. L’illustrazione tratta dal terzo volume del libro del naturalista e medico svizzero Johann Jakob Scheuchzer intitolato Ouresiphoitēs Helveticus, sive Itinera per helvetiae. Edito a Leida dall’editore Pieter van der Aa nell’anno 1723. 

 

 

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Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

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Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

 

 

La criptozoologia in Piemonte trova nell’Abbazia di Staffarda e sul Lago d’Orta due rappresentativi riferimenti.

l’Abbazia di Staffarda si trova in Provincia di Cuneo.

Il Lago d’Orta è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola. 

La criptozoologia ha come campo di studio i criptidi. Degli animali la cui l’esistenza è basata solo su indizi. Una fauna non riconosciuta dalla zoologia.

 

L’Abbazia di Staffarda è fondata nel 1135 ed è situata presso Revello. Un comune in Provincia di Cuneo.

Edificata in pianura nelle vicinanza del fiume Po ed abitata da monaci cistercensi.

Sotto la loro direzione conobbe un rapido sviluppo che la portò a diventare un importante centro di commercio.

Nel chiostro adiacente alla Chiesa è esposta una costola animale di grandi dimensioni.

L’osso è lungo circa 150 centimetri e largo 15.

Una leggenda attribuisce il resto come appartenete allo scheletro di un pesce.

L’enorme animale è trovato nelle vicinanza dell’Abbazia durante un periodo di carestia.

Compare a seguito delle preghiere dei monaci. Iniziate per invocare del cibo.

A supplica conclusa c’è il ritrovamento di un pesce di grandi proporzioni. La cui carne sfamò i religiosi per diversi mesi.

La costola è esposta con la descrizione piscis prodigios.

Il Lago d’Orta è una località affascinante.

Conosciuto in epoca romana con il nome di Cusius. Ora è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola.

Il territorio è evangelizzato da due fratelli greci. Provenienti dall’isola di Egina. Sono i Santi Giuliano e Giulio.

Il primo fonda la chiesa a Gozzano. Un paese situato nell’estremità sud del lago.

Il secondo sostiene una impresa ben più difficile.

Nel lago di fronte alla città di Orta si trova l’isola di San Giulio.

Una famosa leggenda vuole il lago abitato da draghi ed altri rettili.

Con l’aiuto di Dio. Giulio scacciò dall’isola tutti gli animali mostruosi.

Liberandola dalle pericole presenze. Questo per poter fondare una chiesa. Da dedicare agli apostoli Pietro e Paolo.

Gli animali allontanati si rifugiarono lungo le sponde del lago.

Spostandosi ad ovest verso l’abitato di Pella ed a est sulla riva orientale della penisola di Orta.

Uno di questi animali è chiamato dagli abitanti del luogo l’Orchera.

Scacciata dall’isola, trovò una nuova residenza all’interno di una grotta. Da quel momento chiamata il Bus de l’Orchera.

La caverna è situata nel golfo di Bagnera. Una frazione del comune di Orta San Giulio.

Sembrerebbe che questa leggenda trovi una conferma nel ritrovamento di una gigantesca vertebra all’interno della caverna.

La scoperta risale al XVII secolo. Questo resto è ora conservato sull’isola di San Giulio. Nella sacrestia della chiesa.

La tradizione vuole che portando con sé la terra rossa presente sull’isola di San Giulio ci si possa salvare dal morso dei serpenti.

Nell’immagine : Orta. Antica incisione raffigurante il centro della città di Orta San Giulio. Impressa nel XIX secolo. Tecnica bulino su matrice in acciaio. Dimensioni della parte incisa 15,0 x 23,0 cm. Dimensioni del foglio 23,0 x 32,0 cm. Disegnato da Birket Foster. Inciso da J. J. Crew.

 

 

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Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio

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Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio.

Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio.

Nella storia dei libri il passaggio dall’uso dell’incipit al frontespizio è un passo determinante.

Il frontespizio di un volume è il punto di lettura iniziale di tutti i libri antichi. Spesso è anche il punto finale.

L’introduzione del frontespizio è uno dei momenti più salienti nella trasformazione del manoscritto in prodotto a stampa.

La più ricca raccolta di testi dell’antichità era custodita nella Biblioteca reale di Alessandria d’Egitto. Costituita attorno al III secolo avanti Cristo. Durante il regno di Tolomeo Filadelfo. Un faraone egizio chiamato Tolomeo II dalla storiografia moderna.

I volumi appartenenti alla Biblioteca reale di Alessandria con buona probabilità erano catalogati in base all’incipit. Termine che deriva dal verbo latino incipĕre. Ovvero incominciare.

In bibliografia indica la citazione della prima o delle prime parole di un testo. Questi rappresentano l’assieme di quei termini che individuano chiaramente ogni volume.

Gli antichi manoscritti iniziavano con la formula: Incipit seguito dal titolo e dal nome dell’autore.

Per esempio. Un manoscritto del XIV cesimo secolo contenente la raccolta di brevi dialoghi scritti in prosa latina da Francesco Petrarca. Intitolata De remediis utriusque fortunae ha come inizio la frase: Incipit liber primus de remediis utriusque fortune Francisci Petrarche.

Questo modo di catalogare basato sull’uso dell’incipit aveva come caratteristica l’indifferenza per il corretto titolo del testo e per il nome dell’autore.

Peculiarità che persisterà per tutto il Medioevo. Diventando la causa delle innumerevoli attribuzioni errate o dubbie di numerose opere.

L’affermazione della stampa permise il contenimento e l’eliminazione dell’ anonimato di molte opere.

Una nuova concezione della proprietà letteraria dei testi e della celebrità dell’autore furono in parte agevolati da questo processo. Due caratteristiche che vanno affermandosi durante il Rinascimento.

La nascita del frontespizio risente dell’abitudine degli amanuensi di porre sulla loro opera la subscriptio.

Una iscrizione contenente l’indicazione del nome del copista o del committente, il luogo e la data di fine del lavoro e delle annotazioni.

A seguito di questa abitudine gli stampatori introdussero il colophon.

Il primo colophon conosciuto inusualmente appare ricco di informazioni. Caratteristica che non si manterrà in molti dei posteriori. Nei quali persisterà l’omissione dell’autore. È composto dal titolo, dal nome dello stampatore, dal luogo di stampa e dalla data completa della fine dell’opera.

Il colophon completo è così composto: Psalmorum codex Johannes Fust & Peter Schoffer Magonza 14 agosto 1457. Libro stampato con caratteri incisi in legno. Ad eccezione di quelli del colophon dove le lettere erano realizzate in metallo.

Le prime comparse del frontespizio furono sporadiche. Furono ad opera di Peter Schoffer nel 1463 e Arnold Therhoernen nel 1470. Entrambi non percepirono la possibilità latente di quella introduzione.

Il frontespizio dei primi libri era molto simile a quelli che al giorno d’oggi è chiamato occhiello generale.

Il loro scopo più probabile era quello di impedire che la prima pagina del libro si sporcasse durante la permanenza in stamperia. Prima di arrivare nelle mani del legatore.

Da questo punto inizia la trasformazione del frontespizio. La pagina del libro che ha subito le maggiori modifiche. Variazioni che permettevano di esprimere i gusti e gli stili delle differenti epoche.

 

Gutenberg e la stampa a caratteri mobili.

Il repertorio degli incunaboli.

L’incunabolo La nascita della stampa e gli incunaboli.

I best seller dell’antichità.

Libri in miniatura editi dalla tipografia Salmin a Padova.

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Appunti di un bibliofilo