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Tsuba Lessico della parole comprese dalla lettera K alla N

Kottoya_antiquariatogiapponese_japaneseart_tsuba_artegiapponese (3)

Tsuba Lessico della parole comprese dalla lettera K alla N.

Tsuba Lessico della parole comprese dalla lettera K alla N.

 

  • KAGE SUKASHI  —  Sukuashi composto dal contorno dell’oggetto raffigurato.

  • KAKIAN  —  Sigillo posto dall’artista su parte dei suoi lavori.

  • KAO  —  Carattere calligrafico posto dall’artista su parte dei suoi lavori.

  • KARAKUSA  —  Decorazione a viticcio. E’ un motivo decorativo composto da un intreccio di viticci vegetali. Le piante che lo formano sono: la vite, la zucca e le felci.

  • KARASUDO  —  Rame nero brillante. Patina ottenuta chimicamente.

  • KASHIRA  —  Copertura posta alla estremità superiore del manico della spada.

  • KATAKIRI BORI  —  Incisione che imita la pennellata nei dipinti. Si presenta composta da un taglio perpendicolare e da uno diagonale.

  • KATANA  —  La lama lunga appartenete al del daisho.

  • KAWARI  —  Variante.

  • KEBORI  —  Indica una incisione dal tratto molto sottile. La linea è continua. Con sezione regolare a forma delle lettera V

  • KEI  —  Forma.

  • KERI BORI  —  Indica una incisione dal tratto molto sottile. La linea è formata  da una successione di punti.

  • KIN  —  Oro.

  • KINGIN  —  Oro e argento,

  • KINCHAKU  —  Doratura.

  • KITAE  —  Forgiatura. Metallo forgiato.

  • KODO  —  Tipo di ottone. Lega di color giallastro, Usata come base.

  • KODOGU  —  L’assieme delle parti e degli accessori che formano la montatura della lama.

  • KONDO  —  Rame dorati

  • KOGAI   —  Accessori che poteva far parte degli della montatura della spada di forma allungata. Ad una estremità presenta una punta.

  • KO SUKASHI  —  Un traforo di piccole dimensioni. Occupa solo una minima parte della superficie.

  • KOZUKA  —  Impugnatura di una piccola lama.

  • KUROMO DO  —  Lega di rame e arsenico. Ha colore nerastro.

  • KURO SHIBUICHI  —  Lega di shakudo e shibuichi. Assume un colore molto scuro.

  • KUSARAKASHI BORI  —  Incisone realizzata usando agenti corrosivi.

  • KYO SUKASHI  —  Traforo eseguito nelle botteghe operanti a Kyoto.

  • MARU BORI  —  Un traforo o un cesello di forma circolare.

  • MATSU KAWA  —  E’ un motivo decorativo di forma geometrica che vuole stilizzare la corteccia del pino. Nelle tsuba è usato in quelle che presentano una lavorazione a traforo.

  • MEKUJI  —  Perno che fissa la lama al manico della spada. Solitamente è realizzato in bambù. Passa per un foro posto nel codolo della lama posto in corrispondenza di due fori realizzati nella impugnatura.

  • MENUKI  —  Coppia di piccoli accessori in metallo posti nella nastratura della impugnatura.

  • MIGAKI JI  —  Superficie liscia

  • MIMI  —  Il bordo della tsuba.

  • MITOKOROMONO  —  Assieme composto da kozuka, kogai e menuki.

  • MON  —  Stemma araldico famigliare.

  • MOKUME  —  Superficie che imita l’aspetto del legno.

  • MUSHIKUI UCHIKOMI  —  La superficie appare come se fosse sottoposta all’azione di tarli.

  • MUSUBI KIKKO  —  Un motivo decorativo composto da maglie esagonali unite da una forma trifogliata.

  • NANAKO  —  Superficie coperta da i’una fine granulazione. Ad imitazione delle uova di pesce. Di solito realizzata sullo shakudo.

  • NAWAME  —  Motivo decorativo che richiama una corda.

  • NEKOGAKI  —  Incisioni che imitano i graffi del gatto.

  • NIGORI SHIPPO  —  Tecnica cloisoinné a smalti opachi.

  • NIKUAI BORI  —  Incisione a bassorilievo sommerso. Il motivo decorativo non supera il piano  della base.

  • NUROME  —  Tecnica di applicazione di una sottile lamina o filo di metallo su una superficie di diverso metallo. Lavorazione con analogie con la damascatura.

Tsuba Lessico della parole comprese dalla lettera            A alla J.            O alla Z.

Lettura dei kanji inerenti le Tsuba.

鍔 鐔 Tsuba

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Tsuba Glossario dei termini dalla lettera A alla J

Kottoya_antiquariatogiapponese_japaneseart_tsuba_artegiapponese (2)

Tsuba Glossario dei termini dalla lettera A alla J.

Tsuba Glossario dei termini dalla lettera A alla J.

 

  • AIKUCHI  —  Montatura di una lama giapponese previ della tsuba e della nastratura. La tsuka è ricoperta da pelle di razza e dai menuki.

  • AKAKIN  —  Lega composta da oro e una minima quantità di rame.

  • AMIDA YASURI  —  Un decoro che raffigura i raggi della aureola del Buddha. Si compone di linee che dal centro si irradiano a bordo.

  • AOGIN  —  Lega composta da oro ed argento. Ha un colore verde.

  • ARARE ZOGAN  —  Incrostazione a graniglia.

  • BORI  —  Incisione. Cesellatura.

  • CHI  —  Base. Superficie.

  • CHIRIGAMI ZOGAN  —  Incrostazione dove il materiale appartato non è facilmente visibile.

  • CHOKIN  —  Cesellatura.

  • CHUKIN  —  Tecnica di fusione in stampi di metallo.

  • DAISHO  —  La coppia di spade di diversa lunghezza portate dal samurai.

  • DO  —  Lega di rame con piccole parti di altri metalli.

  • DOTE MIMI  —  Bordo rilevato.

  • FUKURIN  —  Il bordo è in un metallo diverso rispetto a quello impiegato nel corpo.

  • FUCHI  —  Collare posto alla estremità del manico della spada. Nelle vicinanze della tsuba.

  • GIN  —  Argento.

  • GINRO  —  Lega di argento e zinco usata per unire dei pezzi in argento. A questo amalgama può essere unito del rame.

  • GOKIN  —  I cinque metalli impiegati: oro, argento, rame, stagno e ferro.

  • GOMOKU ZOGAN  —  Incrostazione irregolare ottenuta saldando su una base metallica dei pezzetti di filo metallico. La lavorazione raffigura i mucchietti di aghi di pino che si formano a seguito di una giornata ventosa.

  • GUROME NANAKO  —  Un nanako composto dal intersecarsi di linee verticali ed orizzontali.

  • GURI BORI  —  Incisione profonda che evidenzia le tonalità di diversi strati di metalli sovrapposti.

  • HABAKI  —  Collare metallico posto all’estremità superiore del codolo della lama. Contribuisce ad alloggiare la lama nel fodero.

  • HAKUDO  —  Rame bianco. Lega di rame e nichel.

  • HAZE ZOGAN  —  Incrostazione puntiforme. A superficie sferica. Il più delle volte realizzata in oro.

  • HIRAMEN  —  il retro della tsuba.

  • HIRA ZOGAN  —  Intarsio piatto che non sporge dalla superficie del metallo sul quale è stato collocato.

  • HITSU ANA  —  Le apertura poste al fianco del seppadai. Realizzare per alloggiare il kozuka e il kogai.

  • HORI  KUZUSHI  —  Incisione realizzata per corrosione.

  • IKEZUKASHI  —  Sukashi dove il soggetto rappresentato è raffigurato a giorno.

  • IROE  —  Effetto pittorico ottenuto dalla combinazione di metalli di diversi colori.

  • IROE ZOGAN  —  Incrostazione con metalli di colori diversi.

  • ISHIME  —  Trattamenti della superficie.

  • ITO SUKASHI  —  Traforo realizzato con un tratto estremamente fine e regolare.

  • ITO. KOBERI  —  Bordatura molto sottile lungo il margine della tsuba.

  • ITO ZOGAN  —  Incrostazione sottile composta da fitte linee.

  • JI SUKASHI  —  disegno traforato raffigurato in positivo rispetto al fondo.

  • JUN KIN  —  Oro puro.

Tsuba Glossario dei termini dalla lettera          K alla N.            O alla Z.

Lettura dei kanji inerenti le Tsuba.

鍔 鐔 Tsuba

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Tsuba la scuola Shoami

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Tsuba la scuola Shoami

Le Tsuba prodotte dalla scuola Shoami.

 

Il termine Shoami[1] con riferimento ad artigiani argentieri compare nel XV secolo.

 

In seguito si afferma per indicare una famiglia di artigiani al servizio degli Ashikaga[2] impiegati come fabbricanti di tsuba.

Questi manufatti si datano al XVI secolo. Probabilmente realizzati a Kyoto. Sotto la guida della scuola Umetada.

Da Kyoto la scuola si espanse in molte altre località. Ebbe una lunga vita e un’ampia produzione.

Le prime tsuba forgiate dalla scuola sono chiamate Ko Shoami.

Sono realizzate nella tarda era Muromachi sino alla fine dell’era Momoyama. Costruite in ferroe decorate a traforo, tecnica che in giapponese si chiama sukashi[3].

Ad oggi non è conosciuta nessuna documentazione coeva sulla struttura dei fabbri Shoami. Non si conoscono Ko Shoami tsuba che presentano la firma dell’autore. 

Con buona probabilità questi artisti traggono la loro origine da maestranze provenienti dall’ambito degli artigiani che fabbricavano le corazze, gli katchushi. Affermazione motivata dall’alta qualità della lavorazione del ferro con cui queste else sono prodotte.

La scuola Ko Shoami vide molti dei suoi artisti trasferirsi nelle aree provinciali.

I discendenti degli artisti Ko Shoami che rimasero ad operare a Kyoto, in periodo Edo, presero il nome di Kyo Shoami.

Dal periodo Edo il nome della scuola è ridotto a Shoami.[4]

In quest’epoca le dimensioni della scuola Shoami crebbero a dismisura. Fino a diventare il più grande gruppo di fabbricanti di tsuba.

Gli artisti aderenti a questa tradizione furono moltissimi. Sparsi per tutto il Giappone. Fautori di una copiosa creazione di tsuba. Per la maggior parte recante la firma dell’autore.

Realizzarono delle tsuba con decorazioni sofisticate, ricche e dettagliate. Nettamente superiori a tutte le altre scuole a loro coeve.

Una affermazione che durò fino all’era Kyoho (1716-1736). Dopo questo periodo la loro fama comincio a subire un costante declino. Situazione che  andò a favore dell’affermazione di altre scuole. Fra queste la Higo fu la principale beneficiante.

Il confronto fra la produzione realizzata nel tardo periodo Muromachi e quella in auge nel periodo Edo manifesta un cambiamento sostanziale.

Sulle tsuba col tempo cominciarono le variazioni.

Dapprima appaiono i bordi impreziosì in oro. Al ferro è affiancato il rame, il sentoku e lo shakudo. Si introduce la tecnica di decorazione dell’intarsio e della incrostazione.

Tutto questo ripetuto per diversi secoli. Fino a giungere in epoca Meiji con l’ultimo esponente della famiglia che si spense a Kyoto nel 1909.

Non è semplice delineare un puro stile praticato da questa scuola che ha lavorato applicandone una grande varietà. Per questo, quando una tsuba non è coerente a uno stile preciso si tende ad attribuirla alla scuola Shoami.

Fine della sesta ed ultima parte.

 

saggio è composto da una introduzione e dalla descrizione di 12 scuole che operarono nei tempi più antichi.

È pubblicato diviso in sei parti.

  1. Parte prima – Tsuba Introduzione Le scuole Katchushi, Kamakura.
  2. Parte seconda – Tsuba le scuole Kaneie. Nobuie.
  3. Parte terza – Tsuba le scuole Heianjo. Yoshiro. Myochin.
  4. Parte quarta – Tsuba le scuole Kyo Sukashi. Umetada.
  5. Parte quinta – Tsuba le scuola Goto Higo.
  6. Parte sesta – Tsuba le scuola Shoami.

鍔 鐔 Tsuba

[1]   Shoami si scrive con due kanji: sho unito a ami. Quest’ultimo proviene dalla parte iniziale del nome che indica Amida Buddha. Diviene un suffisso applicato nella parte finale del nome di artigiani o attori ai quali era riconosciuta una notevole bravura. Questo avvenne nell’ambito della valutazione delle lame giapponesi con gli Honami.

[2]   Il clan degli Ashikaga fu il fautore dello shogunato creato nel 1338 da Ashikaga Takauji. Questo periodo che durerà sino al 1568/1573 prende il nome di Muromachi. Il nome deriva dal luogo ove è posta la sede shogunale nel Hana no gosho o Palazzo dei fiori. Un edificio costruito a Kyoto nella località chiamata Muromachi.

[3]   Nella scuola Shoami lo stile artistico applicato nella decorazione a traforo (sukashi) ricorda quello delle delle scuole Kyo sukashi e Owari. Risultando più affollato rispetto al primo e più elegante rispetto al secondo.

[4]   Il nome perde il Ko. Termine con funzione di aggettivo qualificativo. Si traduce in vecchio e indica una collocazione nell’antichità.

 

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Tsuba le scuole Goto e Higo

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Tsuba le scuole Goto e Higo

Le Tsuba prodotte dalle scuole Goto e Higo.

 

 

Goto. La scuola è fondata da Goto Yujo. Nella seconda metà del XV secolo a Kyoto.

Goto Yujo 後藤 祐乗 nasce nel 1440 nella provincia di Mino.

Suo padre si chiamava Mototsuna Goto. Il suo nome famigliare è Masaoki e il soprannome è Shirobe.

Decede il 20 giugno 1512.

Lavora per Yoshimasa Ashikaga l’ottavo shogun del clan.

Il sempre maggiore accreditarsi dello stile praticato dalla scuola Goto è permesso dal suo continuo consolidamento e perfezionamento delle sue peculiarità.

Questo assidua espansione permette l’affermazione dello stile Goto come quello ufficiale da usare per le spade nelle cerimonie di corte.

Una prerogativa mantenuta almeno fino al 1856. Anno in cui si esaurì la linea famigliare diretta.

La primaria occupazione di Yujo è la realizzazione di mitokoromono[1].

Le principali caratteristiche che definiscono lo stile classico Goto sono:

  • L’uso dello shakudo.[2].

  • La tecnica del nanako.[3].

  • L’applicazione per incrostazione dei particolari della figurazione.

  • La decorazione realizzata a incisione e con un bassorilievo privo di accentuata sporgenza.

Il decoro ripropone dei motivi tratti dai dipinti di rinomati pittori.

Il soggetto è realizzato a rilievo. Abbinando i metalli in base alle differenze di colore.

É comune l’uso dell’oro e del rame. Impiegati per dettagliare i decori.

A oggi di Goto Yujo non si conoscono opere firmate. A lui sono attribuiti solo molti manufatti.

 

La Scuola Goto avrà molte sotto scuole e molti imitatori. Quest’ultimi appartengono a botteghe meno prestigiose.

Questa emulazione è dovuta a due cause: I riconoscimenti ufficiali ricevuti dalla scuola Goto. Uniti all’ammirazione per la provata bravura degli artisti appartenenti alla famiglia Goto.

Uno degli artisti della scuola più significativi è Goto Ichijo.[4] 

Nasce a Kyoto, nel 1791 e lì morì nel 1876. É il sesto maestro del ramo Hachirobei Goto.

La genealogia della scuola Goto vede una linea famigliare diretta e varie delle linee cadette.

Le principali scuole in linea cadetta sono:

  1. La Chojo. Con i componenti di nome Seijo.

  2. La Ichinomiya. Con caposcuola Nagatsune. É una derivazione della scuola Chojo.

  3. La Kanjo.

  4. La Injo a Kyoto. Fra i suoi allievi vi è Somin. il fondatore della scuola Yokoya.

  5. La Etsujo che originò la scuola Tanaka e la scuola Okamoto.

Higo. Le scuole attive a Higo hanno realizzato dei manufatti di grande qualità e bellezza.

Caratteristiche da subito riconosciute e molto stimate. Questa ammirazione è tuttora esistente ai nostri giorni.

Due sono i fattori che giustificano questo duraturo apprezzamento. Sono identificati:

  • dalla praticità nell’uso.

  • nell’imponenza che esprimono.

Questa affermazioe e riuscita è permessa dal mecenatismo di Hosokawa Tadaoki[5], Il daimyo [6] della provincia di Higo. L’attuale prefettura di Kumamoto, nell’isola del Kyushu.

Quattro importanti artisti, sin dai primi tempi dell’epoca Edo, operarono sotto la sua protezione e nel suo feudo.

Sono i capostipiti di quattro famose scuole produttrici di tsuba.

Questi autori sono: Hirata Hikozo, Hayashi Matashichi, Shimizu Jingo e Nishigaki Kanshiro.

La scuola di Hirata Hikozo si estingue nel primi anni del XVIII secolo.

Le altre tre nel tardo XIX secolo.

A queste scuole si include la scuola Kamiyoshi che divenne la continuazione della scuola Hayashi.

Tutte le else prodotte dagli artisti operanti ad Higo sono accomunate dall’uso quasi esclusivo del ferro.

Materiale sottoposto a una lavorazione di elevatissima qualità.

Dapprima accuratamente forgiato e in seguito reso di un colore scuro e lucente.

La decorazione avveniva a traforo, ad agemina e ad incrostazione in oro e argento.

Fine della quinta parte.

Il saggio è composto da una introduzione e dalla descrizione di 12 scuole che operarono nei tempi più antichi.

È pubblicato diviso in sei parti.

  1. Parte prima – Tsuba Introduzione Le scuole Katchushi, Kamakura.
  2. Parte seconda – Tsuba le scuole Kaneie. Nobuie.
  3. Parte terza – Tsuba le scuole Heianjo. Yoshiro. Myochin.
  4. Parte quarta – Tsuba le scuole Kyo Sukashi. Umetada.
  5. Parte quinta – Tsuba le scuola Goto Higo.
  6. Parte sesta – Tsuba le scuola Shoami.

鍔 鐔 Tsuba

[1]   Il mitokoromono è un termine che indica l’assieme degli accessori adoperati a ornamento della montatura di una lama. Gli elementi che lo compongono sono: il kozuka, il kogai e i menuki. Questi tre ornamenti devono essere fra loro complementari e realizzati seguendo un comune criterio estetico e funzionale. Inoltre devono anche essere in assonanza con gli altri elementi e con i decori presenti in tutte le altre parti della montatura.

[2]   Lo shakudo è una lega metallica composta da rame, oro e argento. In seguito patinata in un color che varia dal nero al violaceo.

[3]   Il nanako è un trattamento della superficie dove il metallo viene lavorato al fine di assomigliare ad una massa di uova di pesce. Questa lavorazione poteva anche essere realizzata da artigiani specializzati nella realizzazione di questo ornamento. I quali su commissione decoravano oggetti realizzarti da altri.

[4]   Figlio di Goto Yujo. (H 2264). Quarto maestro della linea Shichroemon Goto. Adottato da Goto Hachiroebei Kenjo (H03101) all’età di nove anni. All’età di undici anni, divenne allievo di Goto Hanzaemon Kijo. (H 03152). 

All’età di quindici anni gli è concesso il titolo di sesto maestro di Hachiroebei. Questo avvenne un anno dopo la morte di Kenjo e per poter continuare nella linea di successione. Prese il nome di Masataka e firmò Mitsuyuki.

Nel 1824 compie  trentaquattro anni. In quell’anno gli è commissionato un kodogu da montare sulla lama di Masamune appartenente alla collezione dell’imperatore. Per questo lavoro gli è concesso il grado di Hokkyo e prese il nome di Ichijo. Il titolo di Hokkyo è un’onorificenza buddhista conferita solo agli artisti più meritevoli. Usò occasionalmente il nome Ichijo Mitsuyo. Nel 1866, all’età di 73 anni gli è concesso il titolo di Hogen.

Nell’ultimo periodo di vita iniziò a lavorare anche il ferro. Un materiale mai usato in precedenza nella scuola. Questi pezzi recano la firma Hakuo 伯応  che significa Fratello maggiore. A volte con l’aggiunta di Totsuo sanjin che significa Eremita delle irregolarità. I suoi studenti più importanti sono: Fukada Ikken, Nakagawa Issho, Hashimoto Isshi, Wada Isshin e Araki Tomei.

[5]   Hosokawa Tadaoki anche Nagaoka Tadaoki, 28 novembre 1563 – 18 gennaio 1646. É un samurai al servizio di Yoshiaki Ashikaga, Nobunaga Oda, Hideyoshi Toyotomi e Ieyasu Tokugawa. Maestro della cerimonia del tè. Sposa Hosokawa Garasha, 1563 – 25 agosto 1600. La coniuge è una componente dell’aristocratica famiglia Akechi. Assume il nome cristiano Gracia e si converte al cristianesimo. Questo abbraccio della fede cristiana ha notevoli ripercussioni sulla storia del Giappone.

[6]   Daimyō è un termine giapponese che significa grande nome 大名. É l’analogo del signore feudale. Il titolo e l’incarico sono in uso dal XII al XIX secolo. Dopo la restaurazione Meiji i daimyō si unirono ai kuge 公家, la nobiltà, a formare il kazoku 華族, l’aristocrazia.

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Tsuba le scuole Kyo Sukashi e Umetada

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Tsuba le scuole Kyo Sukashi e Umetada

 

Tsuba le scuole Kyo Sukashi e Umetada sono un capitolo di un saggio sulle scuole di tsuba che operarono in Giappone nei tempi più antichi.

 

Kyo Sukashi.

La scuola è nata e fu operante a Kyoto.

Controversa è la datazione del lasso di tempo in cui fu attiva.

Il più ampio periodo aureo d’operatività ritenuto possibile è compreso dal 1400 al 1600.

Dopo questi secoli sopravvisse una ridotta produzione che perdurò sino al 1800[1].

Ha prodotto delle tsuba in ferro. Di forma rotonda e sottile. Il bordo è rotondo.  In giapponese: maru mimi.

Leggermente più piccole all’inizio del periodo Muromachi. Appena più grandi dal medio periodo Muromachi[2].

Caratteristica che rimarrà in auge fino all’esaurimento della scuola. La decorazione è realizzata a traforo.

Quest’ultimo si estende in modo minuzioso e intenso su tutta la superficie. Quasi a voler giungere verso i limiti di resistenza del pezzo.

Sukashi in giapponese significa traforo.

Per definire i particolari non è inusuale l’ausilio di sottili incisioni di tipo kebori.

Frequente in queste tsuba è la presenza del Tekkotsu[3] che si manifesta in forma granulare e lineare.

Con approssimazione la scuola può essere chiamata con un ulteriore nome: Heianjo Sukashi [4].

 

埋忠  Umetada.

La famiglia Umetada[5] ha una tradizione nella forgia delle lame e nella produzione di accessori a finitura della spada.

La prima realizzazione di quest’ultimi risale al XIV secolo.

La discendenza continuò ininterrotta fino al XIX secolo.

Umetada Myoju[6] fu il più famoso componente della famiglia.

Nacque intorno al 1658 e morì nel 1634. Fu attivo a Kyoto nel sobborgo di Nishijin.

Riuscì a padroneggiare la tecnica dello Hirazogan sino al punto di ottenere decori dalle efficaci rese pittoriche.

Questa pratica era applicata sia per le tsuba realizzate in ferro, in rame e in lega.

Fine della quarta parte.

Il saggio è composto da una introduzione e dalla descrizione di 12 scuole che operarono nei tempi più antichi.

È pubblicato diviso in sei parti.

  1. Parte prima – Tsuba Introduzione. Le scuole Katchushi, Kamakura.
  2. Parte seconda – Tsuba le scuole Kaneie. Nobuie.
  3. Parte terza – Tsuba le scuole Heianjo. Yoshiro. Myochin.
  4. Parte quarta – Tsuba le scuole Kyo Sukashi. Umetada.
  5. Parte quinta – Tsuba le scuola Goto Higo.
  6. Parte sesta – Tsuba le scuola Shoami.

鍔 鐔 Tsuba

 

[1]   Dopo il XIX secolo tsuba in stile Kyo Sukashi non furono più prodotte a Kyoto. Dopo questa data Tsuba che richiamano questo stile sono ancora realizzate ma in località diverse.

[2]   Il periodo Muromachi [室町時代 Muromachi jidai] è un periodo della storia del Giappone che va dal 1336 al 1573. Il 1336 è l’anno dell’ascesa a shōgun di Ashikaga Takauji. Il 1573 è l’anno della caduta del clan degli Ashikaga e della loro cacciata da Kyoto. Muromachi era il nome dal quartiere di Kyoto dove gli shogun Ashikaga instaurarono la propria residenza dopo il 1378.

[3]   La frequente presenza del Tekkotsu è dovuta alle caratteristiche richieste al tipo di metallo necessario per una lavorazione a traforo di cosi ampia portata. Decorazione caratterizzati dal susseguirsi di molteplici spazi vuoti e irregolari. La cui realizzazione è possibile solo su una base in ferro con forgia uniforme e non troppo dura.

[4]   Dove Heianjō è il nome del palazzo imperiale. Costruito nel 794. Ed Heian è l’antico nome della città di Kyoto.

[5]   La famiglia Umetada fu al servizio del clan degli Ashikaga. A loro erano affidati compiti quali la realizzazione dei suriage delle lame, l’aggiunta dei kinzogan mei 金象嵌銘,assegnati dalla famiglia Honami, assemblavano koshirae e fabbricavano tosogu.

[6]  É forgiatore di lame e iniziatore delle spade chiamate shinto, intagliatore di elaborati horimono e creatore di tsuba. E’ l’unico che può vantare sia lame che tsuba classificate Tokubetsu Juyo, Juyo Bunkazai e Juyo Bijutsuhin.