Tempio e pellegrinaggio in Giappone Gli 88 templi nello Skikoku.
Tempio e pellegrinaggio in Giappone Gli 88 templi nello Skikoku.
Il Giappone è terra di visite al tempio e di pellegrinaggio. Fra quest’ultimi uno fra quelli di maggiore importanza si snoda fra gli 88 templi nello Skikoku. Questi 88 templi sono situati nell’isola più piccola e meno popolosa fra le quattro maggiori terre che compongono l’arcipelago giapponese. Una delle località più rurali del Giappone.
Il pellegrinaggio per gli 88 templi ha una grande rilevanza. L’importanza è motivata dall’antichità del percorso, dal numero di persone che vi prendono parte e dal prestigio che conferisce ai pellegrini che l’hanno compiuto.
I partecipanti seguono un percorso circolare.
Dettato dallo svolgersi del perimetro dell’isola. Caratterizzato dalla presenza di elevati dislivelli e dalle deviazioni verso mete poste all’interno. Un cammino che si svolge fra panorami suggestivi. Passando dalle verdi e maestose montagne alla costa frastagliata. Percorrendo boschi. Incontrando rocce a strapiombo sul mare e campi coltivati a riso. Passando per zone urbanizzate.
Il tragitto completo è di 1400 km. Da realizzare a piedi e in solitudine.
Un lungo itinerario da seguire. Caratterizzato da un percorso immutabile. Dalla forma rotonda.
Dal quale si può accedere o uscire in un qualunque suo punto.
Non diretto verso un luogo da omaggiare. Non finalizzato con l’incontro con un territorio da riverire a seguito di un evento lì accaduto.
Il pellegrinaggio nello Skikoku non presenta un inizio e una fine. Questi sono decisi dal pellegrino.
Può accadere che il giro inizi e si concluda nello stesso punto. Può darsi che il percorso sia effettuato consecutivamente più volte. Oppure protratto nel tempo. Interrompendolo e riprendendolo nello stesso punto.
La circolarità implica che non ci sia né un punto d’arrivo né uno di partenza.
Deciso il luogo d’avvio e scelta la direzione di marcia.
Inizia il pellegrinaggio.
Ogni tempio è numerato progressivamente. La numerazione rispetta la contiguità fisica degli edifici. Questo sistema e le indicazioni poste lungo il percorso aiutano il pellegrino a compiere l’intero precorso. Avendo la certezza di aver visitato tutti gli 88 templi.
Al tempio numero ottantotto i pellegrini recitano le preghiere di ringraziamento per la protezione ricevuta lungo il percorso e per le eventuali grazie ricevute.
Qui è lasciato il bastone usato durante il tragitto.
Fra questi è ancora possibile trovare dei kongoze.
Bastoni dalla forma di assicella lunga e stratta. Sui quali è scritto il nome del pellegrino. In caso di disgrazia destinati a diventare il segno di riconoscimento posto sulla tomba. Il ricordo dei pericolosi viaggi intrapresi nell’antichità.
Il Giappone abitato dalla Kitsune La donna volpe nella leggenda
Il Giappone è il luogo ove abita la Kitsune o La donna volpe. Una figura appartenete a molte delle leggende di quei luoghi.
In Giappone la leggenda descrive la figura della kitsune sempre con vivo turbamento.
Per la donna volpe non è rara trovarla descritta come Tutta bianca. Con una coda più grande del corpo. L’ho vista venire da quella parte. Si capiva che era un kami. Uno spirito della natura. È entrata nel tempietto dedicato ad Inari. Lì è sparita. Non l’ho più rivista. So che esiste.
Una volpe con il pelo bianco non è cattiva. Non può nuocere.
È la messaggera del Dio Inari. Assume il ruolo di intermediario fra il mondo dell’umano e a quello degli spiriti.
Portatrice di messaggi di pericolo e di fortuna.
Le volpi con il manto di color rossiccio sono quelle a cui prestare attenzione. Sono loro che giocano brutti scherzi agli uomini.
Molteplici leggende popolari sono incentrate sulla donna volpe. Tutti i racconti concordano e tramandano due caratteristiche attribuite alla kitsune. Della volpe con frequenza si riporta la sua passione per il travestimento e la sua predilezione ad assumere sembianze femminili.
La volpe travestita da giovane donna è il principale soggetto di numerosissimi racconti popolari. Alcune volte recitano una parte da cattiva altre quella della buona.
La volpe per assumere sembianze umane deve alzarsi sulle zampe posteriore e appoggiarsi sul muso un cranio umano.
La credenza vuole che dopo poco la trasformazione sia avvenuta. Da volpe a giovane e bellissima ragazza.
Adaki è una samurai al servizio della corte. Rientrando a casa incontra una bellissima giovane vestita con un elegante kimono. Sembrava smarrita.
Il guerriero la soccorre e l’accompagna sino a casa.
Arrivano di tarda notte. Lei lo ringrazia e offre ospitalità ad Adaki. É imbandito un banchetto. Molte altre bellissime donne sono presenti. Questo felice momento è troncato dall’arrivo di un gruppo di banditi armati.
Adaki è spinto con forza dietro una porta. Questa nascondeva un lungo e buio corridoio.
Il samurai si risveglia in una profonda buca scavata nella foresta.
Qui è ritrovato e messo in salvo dai suoi attendenti.
Quest’ultimi gli raccontano di averlo visto scomparire nel nulla.
Nell’attimo in cui era sceso da cavallo per parlare con una giovane ragazza incontrata lungo la via.
Nel Giappone della kitsune questo è uno degli scherzi che la donna volpe gioca ai giovani samurai.
In lingua giapponese Bashin si scrive con i due kanji 馬針.
Il termine si può tradurre in ago per cavalli. Ad indicare la sua primaria funzione. Quella assunta in ambito veterinario. Dove è di sicuro usato per operare i salassi ai cavalli.
É realizzato in varie grandezze. Tutte con forma simile. É un lungo punteruolo munito di manico. Creato in ferro. Forgiato in un unico pezzo. Composto da una lama appuntita con in entrambi i lati affilati.
In rari casi la lama può assumere una forma che richiama quella dello yari.
All’estremità iniziale dell’impugnatura presenza un foro passante.
Alcuni si presentano in una forma essenziale. Non mancano esemplari che presentano lunghe scritte oppure arricchiti da intarsi in metalli o horimono.
Il Bashin è anche indicato con il nome di Umabari oppure di Kankyuto.
La scrittura in kanji del secondo sinonimo è 貫級刀. La traduzione del termine corrisponde a Lama per perforare.
Alla funzione primaria la letteratura e forse la fantasia ne ha aggiunte altre.
Si pensa che il samurai possa usare il bashin similmente a un Kogatana, la lama di ridotte dimensioni infilata nella saya della spada.
Entrambi si presentano con dimensioni simili.
Per costruzione l’umbari è più robusto. Il Kogatana presenta un Kozuka decorato. Indubbio è che in caso di necessità non si può guardare troppo per il sottile.
Si dice che poteva anche assumere un ruolo simile allo Shuriken, il pugnale da lancio.
Certo è una possibilità. Il bashin si presenta bilanciato e pesante. Adatto ad essere scagliato contro un bersaglio.
Incontestabile è la possibilità che a seguito del lancio possa infliggere una ferita al malcapitato. Indubbia la possibilità di procurare una lacerazione che può essere superiore a un semplice impedimento.
La presenza del foro può far pensare alla possibilità che ci possa passare una corda.
Questa costatazione è alla base della interpretazione più cruenta del suo uso.
In Giappone, quando si chiedono informazioni sull’uso del bashin non è raro ricevere proprio questa feroce spiegazione. Un commento molto diffuso e accattivante.
Si pensa che il suo utilizzo è per trattenere e trasportare la testa mozzata del nemico ucciso. Da mostrare in forma di trofeo o anche per dare veridicità al positivo esito della missione compiuta, rassicurando i mandanti.
Non credo sia sbagliato affermare che ricopriva una funzione di attrezzo multiuso. Utilizzo anche avvalorato dalla costruzione in un monoblocco che è garanzia di solidità.
Per questa caratteristica, con molta probabilità, era indossato nascosto e in più di un esemplare.
É probabile che poteva anche essere collocato nel saya al posto al posto del kogai o del kozuka.
Scarne e quasi inesistenti sono le informazioni che si possono reperire su questo oggetto. Non sembra esista nessun antico documento o antica raffigurazione.
AURITI Giacinto – Dei samurai del bushido e dei 47 ronin.
AURITI Giacinto – Dei samurai del bushido e dei 47 ronin.
Giacinto Auriti era un diplomatico italiano, affascinato dal Giappone e dalla sue forme d’arte.
In questo brano parla con profondità dei samurai, del bushido e dei 47ronin.
Tra i samurai che più frequentemente causavano disordini vi erano i ronin.[1].
Come si chiamavano quelli fra loro che involontariamente o anche volontariamente erano rimasti senza un signore.
Quindi senza stipendio. I quali per procurarsi da vivere si avvalgono spesso di sotterfugi e violenze. AURITI – samurai bushido ronin.
Con questo presupposto, il valore morale espresso dall’episodio dei Quarantasette ronin, assume un’importanza ancora maggiore.
Consolidandosi, nel tempo, come un insegnamento sempre divivo interesse.
Tanto che, con il passare degli anni, diventa una vicendaoggetto di leggende, novelle e di drammi del teatro popolare kabuki.
La fortuna dell’episodio risiede nella capacità di esprimere, con chiarezza, le logiche conseguenze degli insegnamenti confuciani. Quest’ultimi ben incarnati dai 47 protagonisti e dal loro operato. AURITI – samurai bushido ronin.
Uomini che, con il loro comportamento, danno una prova di fedeltà, di sentimento del dovere e di serena accettazione della morte.
Da tutto questo deriva la consolidata ammirazione per l’episodio e per i protagonisti. Una stima mai diminuita in due secoli e mezzo.
L’origine della vicenda avviene durante un grave alterco avvenuto, nel 1701, a Edo.[2] Presso il castello dello shogun.[3]. Dove il daimyō[4]Asano Nagamori[5] è offeso gravemente da Kira Yoshinaka[6]. Quest’ultimo è il capo del cerimoniale. AURITI – samurai bushido ronin.
A seguito del diverbio, senza indugio, i due estraggono le spade.
Entrambi incuranti del divieto di usare la spada entro le mura della corte. Consapevoli della tradizione che vuole la pena di morte per chi infrange la proibizione.
Di conseguenza, nello stesso giorno, Asano deve, per ordine del governo, tagliarsi il ventre. Questo pur stando la ragione dalla sua parte. AURITI – samurai bushido ronin.
I suoi samurai diventano ronin. Questo mutamento avviene a seguito della morte del loro signore e la confisca dei suoi beni.
Sono quarantasette con a capo Oishi Yoscio[7]. Teorico del bushido e discepolo di Yamaga Sokō.[8].
I ronin decisero di seguire la dottrina confuciana. Il cui obbligo per la vendetta per uccisione del padre[9] era esteso a quella per il signore. AURITI – samurai bushido ronin.
I 47 decisero di comune accordo di mettere a morte Kira Yoshinaka. Colpevole di aver offeso Asano e cagionato la sua fine.
I ronin riusciranno a condurre a compimento il loro disegno. Questo dopo una non breve attesa e non lievi ostacoli.
I ronin assalirono, in una notte d’inverno, il palazzo ove Kira risiedeva. AURITI – samurai bushido ronin.
Uccisero il samurai di guardia. Quindi troncarono il capo di Kira.
Portandolo pubblicamente, all’alba, attraverso le vie della città e depositandolo sulla tomba del loro daimyo.
Con i vestiti macchiati di sangue si presentano ai rappresentanti del governo. Informandoli dell’atto compiuto.
Anche se l’opinione pubblica parteggiava per i ronin. AURITI – samurai bushido ronin.
Questo non impedì al Bakufu[10], quantunque ben disposto, di dover far rispettare la legge.
I Quarantasette ronin erano consapevoli della loro sorte e della pena alla quale con certezza erano condannati.
In loro questa conoscenza è presente sin dal primo momento nel quale ordivano la congiura.
Compirono tutti il seppuku. AURITI – samurai bushido ronin.
A eccezione di uno solo, mandato in provincia, appena eseguita la vendetta, per darne notizia alla famiglia di Asano.
Le loro ceneri riposano, da allora, in tombe tutte eguali. Accanto a quella del loro signore. In un piccolo cimitero di Tokyo.
Ove non passa giorno senza che qualche giapponese vada a bruciare incenso per onerarne la memoria.
Nell’immagine:.Oishi Kuranosuke Yoshio, il capo dei quarantasette ronin di Ako. Incisione originale in xilografia realizzata da Tsukioka Yoshitoshi 芳年. 1839 – 1892. Impressa nel’epoca Meiji 14, corrispondente all’anno 1881. Appartiene alla serie Ventiquattro successi nel Giappone imperiale. Twenty four Accomplishments in Imperial Japan. 皇国二十四功 大石内蔵之助良雄. Kokoku nijushi ko. AURITI – samurai bushido ronin.
[1] Letteralmente uomo alla deriva. Indica un samurai decaduto. Rimasto senza signore o per la morte di quest’ultimo o per averne perso la fiducia. AURITI – samurai bushido ronin.
[2] Edo era il nome originario dell’odierna città di Tokyo.
[3]Shōgun era il titolo ereditario, conferito ai reggenti militari che governarono il Giappone tra il 1192 ed il 1868.
[4] In Giappone la carica feudale di daimyō era la più importante all’interno di Han 藩. Il feudo in giapponese. La loro esistenza perdurò per tutto il periodo Edo fino ai primi anni della Restaurazione Meiji. Un Han aveva un valore di 10.000 Koku. 1 Koku equivaleva alla quantità di riso sufficiente a nutrire una persona per un anno.
[5] Asano Naganori, 1667 – 1701. Signore feudale di Ako nella provincia di Harima sull’isola di Honshū. Ora nella parte sudoccidentale della Prefettura di Hyōgo. AURITI – samurai bushido ronin.
[6]Kira KozukenosukeYoshinaka (1641-1702) aveva l’incarico di cerimoniere presso la corte di Edo.
[7] Oishi Kuranosuke Yoshio (1659-1703), o Yoshitaka, era il primo sovrintendente del feudo di Ako. Delegato ad amministrare il feudo in occasione delle frequenti assenze di Asano.
[8]Yamaga Sokō 1 settembre 1622 – 23 ottobre 1685. Legato da amicizia a Asano Nagatomo, 4 novembre 1643 – 20 febbraio 1675, padre di Asano Naganori. Insegnante di confucianesimo e scienza militare.
[9] Secondo Confucio il figlio non può restare “sotto lo stesso cielo” dell’uccisore del padre.
[10] Il termine bakufu 幕府 si usa, in Giappone, per indicare il governo militare dello shōgun.
QUADRI MARCO – La Scuola Uda nella provincia di Etchu.
QUADRI MARCO – La Scuola Uda nella provincia di Etchu
Ringrazio l’amico Marco Quadri per aver concesso il privilegio di pubblicare e mettere a disposizione degli amanti delle Nihonto questo articolo. Un valido ausilio a coloro i quali vogliono intraprendere lo studio della spada giapponese.
Nell’immagine: Oshigata 押形 di un tanto di scuola Uda della Provincia di Etchu. La provincia giapponese di Etchū 越中国 era collocata nel nello Honshū centrale. Affacciata sul Mar del Giappone. Confinava con le province di: Echigo, Shinano, Hida, Kaga e Noto. La sua area corrisponde all’odierna prefettura di Toyama.
La Scuola Uda trae le proprie origini dallo Yamato Den. Della quale conserva numerose caratteristiche quali:
il tori-zori.
il jitetsu in itame e tipici hatarakie come l’uchinoke.
lo hotsure.
il kuichigaiba.
i sunagashi.
Il boshi, rispetto allo stile Yamato presenta un kaeri molto più lungo con un motivo leggermente appuntito ed hakikake. Il jigane è ricco di ko-nie particolarmente brillanti che formano una tessitura molto ben visibile a occhio nudo.
Uda Kunimitsu ( Joji 1362 ).
Nell’era Joji (1362-1367) Kunimitsu trasferì la sua residenza da Yamato no-kuni Uda a Etchu, una provincia abbastanza distante, dove fondò la nuova Scuola. Entrò in ambito clericale attorno al periodo Bunpo e come forgiatore in questo ambito, molte sue opere sono mumei. Fu probabilmente il padre di Kunifusa e Kunimune ed i suoi lavori risentono fortemente dello stile della regione di provenienza. I kanji della sua firma sono piccoli e lo hamon è suguha.
Uda Kunifusa ( Oei 1394 ).
E’ considerato il Shodai Kunifusa, fratello maggiore di Kunimune fu allievo di Etchu Norishige e forgiò fra il periodo Koo (1389-1390) e l’ Oei (1394-1428). La maggior parte delle sue lame è costituita da tanto. Lo hamon è sugu-nioi-shimaru e ko-gunome-midare. Il jitetsu è mokume e ko-itame.
hada con vividi ko-nie e chikei. Hatarakie presenti nelle sue opere: sunagashi, hotsure, yubashiri, kinsuji, ashi, yo e tobiyaki. Il boshi ha un disegno profondo con hakikake e lungo kaeri nello stile di O-Sa oppure presenta un motivo più dolce e leggermente appuntito ricco di nie densi e brillanti con hakikake e kaeri pronunciato.
Uda Kunimune ( Oei 1394 ).
Le sue opere sono abbastanza rare. Fu detto Saemonnojo e forgiò nel periodo Oei spesso lavorando con il fratello Kunifusa. Il jitetsu è hadadachi gokoro con un fondo decisamente scuro nello stile Hokkuko (province del Nord).
Uda Kunihisa ( Bun’an 1444 ).
Figlio di Kunifusa lavorò quasi nello stesso arco di tempo del padre e le sue opere più recenti appartengono al periodo Bun’an (1444-1449). Lo hamon è sugu-ko-midare, ko-notare e ko-gunome misti con profondi nioi e ko-nie. Il nioiguchi è chiaro e brillante. il jitetsu è itame misto a mokume e parzialmente in masame hada con evidenti nie che formano chikei. Il boshi è in genere molto profondo e appuntito con un lungo kaeri.
Un breve elenco dei più noti rappresentanti di questa Scuola che si esaurì attorno al periodo Tenbun o Tenmon (1532-1555).
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