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In Giappone le montagne erano abitate dagli yamabushi 山伏

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In Giappone le montagne erano abitate dagli yamabushi 山伏.

In Giappone le montagne erano e ritornano ad essere località abitate dagli yamabushi  山伏.
Gli eremiti delle montagne. Dei monaci asceti. 

Da tempo immemore in Giappone alcune montagne sono escluse da qualunque sfruttamento economico e di insediamento urbano.

Fin dall’antichità fra il popolo giapponese e le montagne vige un profondo rapporto.
La popolazione giapponese riconosce a questi luoghi l’essere spazi depositari di energie particolari.

Al Fuji, all’Ontake e a molte altre cime è riconosciuta questa peculiarità.
Dei siti privilegiati. Località dove avviene il connubio fra gli uomini e le forze mistiche.
Spazi dove da sempre sono presenti queste energie.

I matsuri  sono delle feste organizzate in loro onore.
Durante queste celebrazioni queste forze scendono dalla cima dei monti. Visitando gli uomini.

Con le necessarie precauzioni i mortali possono salire verso i luoghi nei quali questi spiriti risiedono.
Ascesa avente lo scopo di: rendere loro visita. entrare in contatto con loro. cercare protezione. acquisire poteri magici.

Mine mairi significa risalire un monte con scopo rituale.

È in contemporanea una liberazione fisica e un’elevazione spirituale.

Per facilitare l’incontro con lo spirito necessitano delle privazioni e il superamento di prove.

Astenersi dal bere alcolici, dal mangiare carne e da rapporti sessuali.
Superare periodi di digiuno.
Notti all’addiaccio.
Camminare sui tizzoni ardenti.
Sostare sotto cascate d’acqua gelida.

A tutti questi esami si sottopongono gli yamabushi.

Questa prima parte di verifica deve essere superata dagli aspiranti eremiti delle montagne.

In questo modo hanno guadagnato la possibilità di accedere a una prova ben più impegnativa.

Il misurarsi con l’austerità di una vita in ambienti naturali. 

Luoghi non accoglienti.

Dove si sottopongono a prove fisiche e pericolose.
Nei quali  ricevono la trasmissione segreta di conoscenze occulte.

Diventando praticanti dello Shugendo 修験道. Dove shu vuol dire praticare. Gen esprimere. Do è la via.
La via per esprimere la spiritualità necessita della pratica.

Percorrendo una via basata sulla pratica ascetica.
Alla ricercava dell’acquisizione di poteri spirituali, mistici e soprannaturali.

Abbracciano un credo nel quale è identica la natura del Buddha e quella degli esseri umani .

Dove gli yamabushi precedono tutti gli altri esseri viventi. Anticipati dal Buddha.
Corrispondenti a tre diversi mondi dello spirito.

Gli antichi yamabushi praticavano l’eremitaggio sulle montagne. Alternandolo a pratiche di magia, esorcismo e di guarigione di uomini.

A loro erano riconosciuti dei poteri magici e delle virtù ascetiche.
Provenienti dal controllo che esercitavano sugli spiriti dei morti e sugli animali stregati.
Comando che permetteva l’asservimento ai loro fini.

Erano figure al margine della società. Scomparse con la riforma Meiji. Risorte con la fine della seconda guerra mondiale

 

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Tsuba a Mito Scuola Sekijoken e Scuola Koami

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Tsuba a Mito Scuola Sekijoken e Scuola Koami

Tsuba forgiate a Mito dalla Scuola Sekijoken e dalla Scuola Koami

Mito 水戸 è una città giapponese.

Attualmente è parte della prefettura di Ibaraki. In precedenza era situata nella provincia di Hitachi no kuni. 常陸国.

In questa località lavorarono numerosi artisti esperti nella lavorazione dei metalli. Sono attivi dall’inizio del diciottesimo fino al diciannovesimo secolo. Produconro accessori per l’ornamento della spada.

Tutti questi artefici subiscono l’influsso delle scuole di Nara e Yokoya. Delle quali realizzano copie di notevole qualità. A queste produzione uniscono delle proprie tipologie di grande originalità.

Lavorano il ferro e le leghe metalliche. Impiegano vari stili. Usano per lo più una lavorazione in rilevo.

Fra questi vi sono degli artisti indipendenti. Le loro opere se firmate recano solo l’indicazione geografica della città di provenienza.

A Mito sono attive quattro diverse scuole per la realizzazione di tsuba. Trasferitesi in questa città in tempi diversi.

Queste sono: gli Sekijoken o Akajiken, gli Hitotsuyanagi o Ichiryu, i Koami e le famiglie Yegawa.

La scuola Sekijoken è fondata da Oyama Taizan Motozane I. 1739 – 1829.

É allievo di Motonori, un appartenente alla famiglia Yokoya.
Da questa scuola apprende il karakiri bori. Una tecnica che lui e i suoi allievi usano con parsimonia.

Oyama Taizan Motozane I lavora sotto l’influenza della scuola di Nara.

Padroneggiando sia la tecnica che lo spirito dei maestri Nara Sansaku: Sugiura Joi  e Nara Toshinaga.

Una maestria così accentuata da rendere ardua la distinzione delle copie realizzate dalla scuola Sekijoken dagli originali che le hanno ispirate.

Motozane ebbe numerosi allievi.

Motoharu della famiglia Fujita è uno degli allievi di spicco. Visse nei primi anni del XIX secolo.

Hisanaga della famiglia Takase. Noto anche come Furyuken. Vissuto alla fine del XVIII secolo.

Altri studenti famosi sono: Motozane II, Motosada e Motonaga.

Molti allievi adottano un nome che inizia usando lo stesso kanji del cognome del maestro.

La scuola Koami.

Il fondatore è Koami della famiglia Kikuchi.

Allievo Goto Renjo. Apprendistato che avvenne alla fine del XVII secolo.
La scuola è attiva nella città di Mito. Dove lavorava nello stile Goto.

L’allievo di Koami più rinomato è Yatabe Michinaga anche detto Tsuju.
Il nome Tsuju deriva dall’unione delle due parti iniziali dei nomi degli artisti Goto: Tsujo e Jujo.
Il suo lavoro risente di tre fasi successive.
Le sue prime opere riflettono l’influenza di Goto. Di seguito subì il fascino della scuola di Nara. Per approdare a uno stile del tutto personale.

La maggior dei suoi lavori sono realizzati in ferro. I rimanenti sono in lega metallica.

 

Tsuba a Mito Scuola Yegawa e Hitotsuyanagi o Ichiryu

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Tsuba La scuola Kinai

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Tsuba La scuola Kinai

Le tsuba prodotte dalla scuola Kinai 記内 appartengono a una tradizione molto fiorente.

Il fondatore è Ishikawa.
Cognome in seguito cambiato in Takahashi.

Gonbei era il suo nome comune.

L’anno di nascita è sconosciuto. Quello di morte è il 1681.

Proveniva dalla provincia di Ōmi no kuni 近江国. L’odierna prefettura di Shiga.

Arrivò nella città di Fukui nell’era Kan’ei. Il nengo inizia nel 1624 e si conclude nel 1644.
Centro abitato situato nella provincia di Echizen no kuni 越前国. Regione talvolta chiamata Esshū  越州. Oggigiorno è parte della prefettura di Fukui.

Nella città di Fukui è attivo nella metà del XVII secolo.

Il suo lavoro si divideva fra la realizzazione di tsuba e l’incisione di horimono sulle lame.

Le else sono sempre prodotti di grande qualità.
Il materiale usato è sempre il ferro di buona qualità. Patinato in nero.
É lavorato a traforo e modellato a tutto tondo. In seguito viene inciso.

Lo stile di intaglio usato da Ishikawa è chiamato Kinai Bori o Echizen Bori.

I soggetti sono con frequenza di ispirazione naturalistica. Troviamo le erbe autunnali e i fiori di grisantemo.

Gli animali fantastici come il drago e la fenice sono fra i suoi decori più felici.
Ishikawa realizzò diversi capolavori decorati con il motivo del drago.

Paesaggi e personaggi non sono comuni nella produzione della scuola Kinai.

La successione al fondatore avvenne per linea famigliare.

Il secondo maestro della scuola è Gobei. Omonimo e figlio dello shodai.

L’anno di nascita è sconosciuto. Quello di morte è il 1696.

Con lui il successo della scuola cresce enormemente. Superando di molto il favore ottenuto dal primo maestro.

Le sue tsuba sono in ferro. Decorate con draghi o fiori ed erbe. Usando le tecniche artistiche del  Nikubori e del Sukashi.

É sepolto appena fuori la città di Fukui, nel complesso di templi Eihei ji.

Seguendo la linea di successione famigliare la tradizione proseguì fino al XVIII secolo.

Nello stesso territorio dove è attiva la scuola Kinai vedeva l’attività delle scuole: Myochin e Akao.

鍔 鐔 Tsuba

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Gyotaku In Giappone indica l’impronta lasciata da un pesce su un foglio di carta

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Gyotaku In Giappone indica l’impronta lasciata da un pesce su un foglio di carta.

Gyotaku In Giappone indica l’impronta lasciata da un pesce su un foglio di carta

Il Gyotaku è di certo una curiosità tutta giapponese.

Nata dalla considerazione che questo popolo nutre verso i prodotti che provengono dall’oceano. Un’attenzione sia pratica che estetica.

In Giappone questo termine indica l’impronta a stampa lasciata da un pesce su un foglio di carta.

Un pesce vero assume il ruolo della matrice calcografica. Con questa partenza si ottiene una riproduzione che fedelmente lo rappresenta.

A questa pratica non riescono a fuggire nemmeno i cefalopodi. Anche se per loro il metodo si complicava di molto.

La tecnica di realizzo del Gyotaku  è molto semplice.

Il pesce è ripulito e sistemato nella posizione voluta. Fissato su un piano. Inchiostrato con cura. Ricoperto di un foglio di carta di buona grammatura e, in precedenza, leggermente inumidita.

Con le mani si esercita una pressione sulla carta. Manipolazione che indirettamente agisce anche sulla superficie del pesce.

L’inchiostro passa dalla superficie del pesce al foglio. Con cautela si stacca la stampa dalla matrice.
L’impressione è stata realizzata.

Abbiamo su carta il ritratto in positivo del nostro modello.

In Giappone questo metodo nasce per ragioni pratiche.

Ci troviamo nella fine Settecento a bordo di pescherecci intenti a solcare il mare.

Al Gyotaku erano sottoposti i pesci pescati di grandi dimensioni. Sulla stampa è apposto un sigillo a garanzia.

Il foglio aveva un duplice scopo. Permetteva di memorizzare le prede pescate più significative. Era usato durante la contrattazione del pesce. Assumendo il ruolo dell’atto di compravendita.

Un modo certo per mettere fine alle bugie sulla dimensione del catturato di un qualunque pescatore.

Con il tempo la tecnica si è raffinata. Permettendo la realizzazione di immagini ricche di dettagli.

Una ulteriore carta è applicata al soggetto da riprodurre. Questo avviene usando della pasta di riso. È frequente la sostituzione del foglio di carta con del tessuto.

L’incollaggio permette la migliore resa del rilievo di qualunque dettaglio.

L’inchiostro non è più utilizzato direttamente sul pesce ma è tamponato sul corpo irrigidito dell’animale.

La stessa tecnica può essere impiegata con successo su qualunque forma naturale. Possiamo provare con: foglie, fiori, lamine di roccia e qualunque altro soggetto che catturi il nostro interesse.

 

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Nell’immagine Ukiyoe di Utagawa Hiroshige intitolata Scorfano, Isaki e Zenzero XIX secolo.

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Scuola Soten il favore del pubblico alle sfarzose tsuba in ferro a episodi di guerra

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Scuola Soten il favore del pubblico alle sfarzose tsuba in ferro a episodi di guerra

 

La Scuola Soten ottiene un grande favore di pubblico con le sue tsuba raffiguranti degli episodi di guerra.

Sono delle tsuba sfarzose realizzate in ferro e oro.

Caratteristiche che trovano il favore del pubblico. Incentivandone la moda.

Questo stile di tsuba diviene così tanto richiesto che la produzione non riusciva a sostenere il ritmo delle ordinazioni.

La grande popolarità e la mancanza di disponibilità alimentarono le contraffazioni.

Quest’ultime sono prodotte dalla scuola Hiragiya e Shoami. Entrambe produttrici di tsuba in stile Soten.

Una copiosa produzione di cattive imitazioni è attiva nel distretto Aizu della provincia di Mutsu. Questo avviene durante i primi anni del 19° secolo.

Queste falsificazionierano poste in vendita presso i commercianti dislocati ai moli del porto di Yokohama.
Questi rifacimenti corrispondono alla quasi totalità delle tsuba Soten reperibili nel mercato antiquario.

Gli esemplari originali ma più tardi sono sempre realizzati in ferro. Quest’ultimo sempre di buona qualità.
Lavorato con la tecnica del traforo, dell’incisione e della modellazione a tutto tondo.
Con decorato damaschinato con intarsi in rame, oro e argento.
Tutta la scena raffigurata è racchiusa da un bordo sottile.
Le più antiche presentano una decorazione composta da figure estremamente dettagliate. Collocate in un elaborato e dettagliato paesaggio.

La qualità dei prodotti realizzati dalle generazioni successive andò drasticamente a diminuire.
Questi ultimi artigiani realizzarono delle tsuba dove progressivamente l’attenzione per il dettaglio veniva meno. Dando origine a una produzione più grossolana. Quest’ultima ha influito non poco sul giudizio complessivo conferito alla scuola.

La qualità dei lavori Soten deve essere giudicata basandosi sulla qualità dell’intaglio, sull’intarsio e sul disegno.

I soggetti più raffigurati sono gli episodi di guerra. Dove gli attori sono raffigurati vestiti con l’armatura.

Troviamo illustrati gli episodi della guerra Genpei.

Combattuta tra il 1180 e il 1185. Fra i clan Taira e Minamoto. Conclusa con la disfatta del clan Taira e la fondazione dello shogunato Kamakura.

A questo decoro si unisce la raffigurazione delle spedizioni di conquista della terra Coreana. Volute dall’imperatrice Jingo e da Toyotomi Hideyoshi.

Non mancano episodi della mitologia cinese.

Il Fuji no-makigari e l’Hasso tobi sono un classico motivo in uso nella scuola.

Il Fuji no makigari è La caccia alla base del monte Fuji.


Un passatempo di grande popolarità durante il periodo Kamakura.

La scena viene interpretata raffigurando Minamoto no Yoritomo, 1147-1199, a cavallo.

Usualmente accompagnato da stallieri e da un portatore del segnale di campo dei Minamoto.
Il primo shogun dello shogunato Kamakura è raffigurato circondato da altri personaggi. Anch’essi intenti alla caccia.
Il tutto ambientato in una folta vegetazione, ricca di pini nodosi e sulla riva di un ruscello.

L’Hasso tobi è il Salto delle otto barche.


Un episodio accaduto durante la battaglia navale di Dan no Ura.

Uno scontro fra navi decisivo per le sorti della guerra Genpei. Avvenuto il 25 aprile del 1185.

La scena raffigura Minamoto Yoshitsune che per scappare da Taira Noritsune compie un salto lungo otto barche.

L’episodio si concluse con la morte per annegamento di Noritsune.

 

Tsuba la scuola Soten 宗典 a Hikone e il suo fondatore Kitagawa Sōten

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