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Pinocchio nell’editoria del dopoguerra

Pinocchio nell’editoria del dopoguerra

Pinocchio nell’editoria del dopoguerra.

Pinocchio nell’editoria del dopoguerra.

 

Per le edizioni illustrate di Pinocchio il dopoguerra ci riserva una grande possibilità di scelta.

Alternando edizioni molto comuni a reperirsi ad altre decisamente rare.

Primo Sinopico, pseudonimo di Raoul de Chareun, è autore di una edizione datata 1946. Pinocchio nell’editoria del dopoguerra.

Edita a Milano, per le Edizioni Cenobio, in 3.000 esemplari, di cui 500 in edizione di lusso numerata. Contiene 70 illustrazioni complessive, di cui 6 a doppia pagina e 1 nella pagina. Il volume è caratterizzato da disegni dai colori pastello e dalla resa irreale del paesaggio. Peculiarità che portano in un mondo irreale e nella atmosfera della favola.

Libico Romano Maraja nasce a Bellinzona, nel Canton Ticino. Si spegne a Montorfano in provincia di Como. Pinocchio nell’editoria del dopoguerra.

La sua interpretazione di Pinocchio appare nel 1947, dall’editore il Carroccio. Inizia con questa edizione una lunghissima serie di ristampe. Nelle quali al Carroccio si affiancano anche i Fratelli Fabbri.

Le illustrazioni si presentano con colori accurati, dal sapore sdolcinato. Con caratterizzazioni dei personaggi poco variate. L’edizione preannuncia quel gusto che diverrà prevalente negli anni cinquanta del Novecento.

Un volume di certo degno da essere alloggiato senza sfigurare in qualunque collezione.

Aurelio Galleppini è un disegnatore che firmava con lo pseudonimo di Galep. Pinocchio nell’editoria del dopoguerra.

È un fumettista. Alla sua matita si riconduce Tex Willer, il protagonista di avventurosi fumetti di genere western. Eroe tenuto a battesimo con la striscia intitolata Il totem misterioso edita il 30 settembre 1948.

Galep è l’autore delle illustrazioni di un Pinocchio dove il testo originale di Carlo Collodi vede un adattamento a cura di Marcello Serra. Questa è una pubblicazione composta da 32 pagine. Edita a Firenze, dalla Nerbini, probabilmente nel 1947.

Agli inizi degli anni Cinquanta appare l’interpretazione di Bruno Angoletta, edita nel 1951, a Milano, per le edizioni Garzanti.

 

Il Pinocchio di Carlo Jacono è illustrato con 8 tavole a colori impresse al fronte e al retro.

Edito a Milano, dall’Editrice Carroccio, probabilmente nel 1952.

È certo più significativo ricordare questo illustratore nei panni dell’Uomo del cerchio. Pseudonimo motivato dal suo stile inconfondibile. Caratterizzato dalla presenza di un cerchio nella composizione di molte sue copertine anteriori. Quest’ultime apparse nella collana dei gialli Mondadori ed in molte altre simili pubblicazioni. Tutte firmate col solo cognome Jacono. Pinocchio nell’editoria del dopoguerra.

Nel 1953 sarà commercializzata l’opera illustrata da Guido Moroni Celsi.

Edita, a Milano, per le edizioni Boschi, nella collana Strenna 1. Volume in 4° di 33,7 x 24,3 cm. Composto da 125,(1) pagine. Illustrato da 8 tavole a colori e 119 illustrazioni suddivise sulle pagine di testo e poste in una riserva in alto a destra.

Su ogni  pagina è anche presente una cornice contenente da successione di nove disegni in color azzurro, firmati Peter. Raffigurano in sequenza ripetuta:. La fatina turchina,. Geppetto,. Mastro Ciliegia,. La volpe,. Il gatto,. Mangiafuoco,. Lucignolo e. Il carabiniere. Tutti sovrastati da un burattino. Lo stesso editore in contemporanea commercializzava edizioni di dimensioni minori in 8°. Pinocchio nell’editoria del dopoguerra.

La matita del fiorentino Leonardo Mattioli delinea un raffinato Pinocchio. Ridotto alla sola silhouette geometrica.

Il burattino appare come una piatta stesura in color nero. In contrasto con tutti gli altri personaggi e gli spazi, sempre illustrati a colori. Il volume appare a Firenze, dall’editore Vallecchi, nel 1955. Come si legge al verso del frontespizio Edizione nazionale in occasione delle onoranze a Carlo Lorenzini (Collodi) promosse dal comune di Pescia. In contemporanea c’è anche la diffusione di una: Edizione nazionale economica in occasione delle onoranze a Carlo Lorenzini (Collodi) promosse dal comune di Pescia.

Per chi volesse saperne di più.

 

Il Pinocchio di Carlo Collodi.

 

Pinocchio. Le edizioni illustrate pubblicate sino agli anni trenta del ‘900.

 

Pinocchio. I libri figurati stampati negli anni quaranta del Novecento.

 

Pinocchio. Gli illustratori degli anni sessanta.

 

Pinocchio. Le edizioni più significative dopo gli anni settanta.

 

Appunti di un bibliofilo.

 

COLLODI CARLO – Pinocchio Mazzanti.

 

Sigfrido Bartolini Le avventure di Pinocchio.

 

Luigi e M Augusta Cavalieri Le avventure di Pinocchio.

 

Luigi Giobbe Pinocchio.

 

Attilio Mussino Pinocchio.

 

Nell’immagine:. Una tavola appartenete al Pinocchio illustrato da Leonardo Mattioli.

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Pinocchio libri figurati Novecento

Pinocchio libri figurati Novecento

Pinocchio I libri figurati stampati negli anni quaranta del Novecento.

Pinocchio I libri figurati stampati negli anni quaranta del Novecento.

Le edizioni di Pinocchio stampate negli anni quaranta del Novecento sono volumi impressi in un periodo non facile per l’editoria.

Questo non solo per la difficoltà nel reperimento dei prodotti necessari alla stampa. Primo materiale fra tutti la carta.

Di certo queste edizioni sono tutte non comuni a trovarsi.

E’ del 1942 l’edizione figurata da Vittorio Accornero. Pinocchio libri figurati Novecento.

Nella quale i personaggi sono collocati entro ampi e colorati spazi. In paesaggi o in ambienti architettonici che si allargano sull’intero foglio.

Di un anno successivo, il 1943, è quella realizzata dall’autodidatta Giuseppe detto Beppe Porcheddu. Questo volume è considerato uno dei suoi più bei libri illustrati.

Il bergamasco Giambattista Galizzi è l’autore di una bellissima edizione.

Dalle illustrazioni di grande suggestione. Caratterizzate dal sapore gotico.

Tavole a colori e disegni realizzati con grande maestria. L’edizione reca la presentazione di Renato Simoni.

É edita dalla Società Editrice Internazionale.

L’edizione originale è del 1942, Ristampata nel 1944 e 45. Nel dopoguerra nel 1951 e 61.

Sante detto Rino Albertarelli è un disegnatore strettamente legato al fumetto. Pinocchio libri figurati Novecento.

Nel 1944 compare una edizione della bambinata da lui figurata nel testo con disegni in color verde e da 8 tavole a colori.

Nelle tavole delle rotelle dentate che permettono di far cambiare l’espressione ai personaggi.

All’inizio del volume si trova un dialogo fra Pinocchio e l’illustratore. Nel colloquio i due spiegano ai bambini l’uso del meccanismo di mobilita.

Nel 1944 la casa editrice Italgeo pubblica il Pinocchio illustrato dall’artista ucraino naturalizzato italiano Vsevolode Nicouline. Pinocchio libri figurati Novecento.

Pinocchio è trasportato dall’illustratore sulle rive del fiume Volga. I personaggi e i paesaggi che circondano il burattino sono ora quelli che trovano i loro natali nella Russia europea.

Un edizione di enorme pregio. Voluta dall’editore per festeggiare la nascita del primogenito.

Stampata in grande formato. Impressa in 999 copie. In commercio al prezzo di 900 lire.

Rilegata in seta di color bianco impressa colori. Figurata a colori con 71 illustrazioni nel testo e 12 tavole dai colori dolci e sfumati. 

Giovanni Mosca è illustratore e umorista. Caratteristiche ben evidenti nel suo Pinocchio.

Riscontrabili sia nella breve prefazione al volume sia nelle figure colorate e argute. Stampato nel 1944, a Milano, dall’editore Rizzoli. Nella collana per tutti. Serie verde  18. Pinocchio libri figurati Novecento.

Giambattista Conti è un illustratore cattolico.

Impegnato a disegnare la storia sacra.

Il suo segno è nitido e tagliente mai dubbioso. Con questo tratto esprime graficamente la sua etica.

Con queste premesse il suo Pinocchio è raffigurato in preda alle tentazioni del demonio. Mangiafuoco e il Pescatore verde sono raffigurati nei panni del diavolo.

Il libro è pubblicato a Roma, dalle edizioni Reda, nel 1945.

Sempre negli anni quaranta del Novecento troviamo le pubblicazioni di Pinocchio figurato da:. Pinocchio libri figurati Novecento.

  • Giovanni Manca, con le illustrazioni a firma GIM. Edita nel 1941. Ristampata nel 1944, a Milano, per le edizioni S.A.C.S.E.

  • Roberto Sgrilli. Autore di tre diverse edizioni. Tutte stampate a Milano, per Casa editrice Bietti.

Della prima non si conosce la data di stampa. Appartiene alla Collana Fantasia 10. Con copertina e tavole di Umberto Faini. Disegni nel testo di Roberto Sgrilli.

La seconda è impressa nel 1942 e nel 1943, Con 28 illustrazioni di Alberto bianchi e 14 tavole in fotolito a colori di Roberto Sgrilli.

La terza è impressa nel 1944. Con 28 illustrazioni di Alberto Bianchi e 15 tavole in fotolito a colori del pittore Roberto Sgrilli.

  • Carlo Bisi. Edita nel 1945, a Milano, per le edizioni Impero nella Collana Azzurra 1.

É una collana portante del Corriere dei Piccoli. Sulle pagine del giornale comparve il Sor Pampurio. Accompagnato dal suo tormentone: Sor Pampurio arcicontento del suo nuovo appartamento.

  • Marino Parigi, detto Marino da Montevarchi. É autore di una interpretazione umoristica del romanzo per ragazzi. Edita nel 1945, a Milano e a Messina, per le edizioni della Casa Editrice Giuseppe Principato. Pinocchio libri figurati Novecento.

Per chi volesse saperne di più.

 

Il Pinocchio di Carlo Collodi.

 

Pinocchio. Le edizioni illustrate pubblicate sino agli anni trenta del ‘900.

 

Pinocchio. nell’editoria nel dopoguerra.

 

Pinocchio. Gli illustratori degli anni sessanta.

 

Pinocchio. Le edizioni più significative dopo gli anni settanta.

 

Appunti di un bibliofilo.

 

COLLODI CARLO – Pinocchio Mazzanti.

 

Sigfrido Bartolini Le avventure di Pinocchio.

 

Luigi e M Augusta Cavalieri Le avventure di Pinocchio.

 

Luigi Giobbe Pinocchio.

 

Attilio Mussino Pinocchio.

 

Nell’immagine Una tavola appartenete al Pinocchio illustrato da Vittorio Accornero.

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Pinocchio edizioni illustrate 900

Pinocchio edizioni illustrate 900

Pinocchio Le edizioni illustrate pubblicate sino agli anni trenta del ‘900.

Pinocchio nelle edizioni illustrate pubblicate sino agli anni trenta del ‘900.

 

Qui non si può iniziare se non dall’edizione illustrata da Attilio Mussino.

Costata all’illustratore tre anni di lavoro. Nei quali Mussino realizza un volume riccamente illustrato a colori. In grande formato. 

L’editore è Bemporad. L’opera è posta sul mercato a fascicoli. Disponibili a scadenza settimanale.
Il primo commercializzato riporta la data del 2 ottobre 1910. L’ultimo comparirà il 7 settembre 1911.

Il volume sarà composto da 50 dispense.

Seguirà la commercializzazione di una edizione in brossura. Anch’essa datata 7 settembre 1911.

Questa l’edizione ha due meriti.

Il primo è la consacrazione della figura di Attilio Mussino come un illustratore.
In secondo è la vincita della medaglia d’oro all’editore.

Conferimento che avvenne all’Esposizione internazionale dell’industria e del lavoro di Torino del 1911.

Si assiste con questa stampa alla prima reinterpretazione del libro. Pinocchio edizioni illustrate 900.

Fatta di vivaci colori.
Dall’allontanamento dalla voluta toscanità del testo inserita dell’autore.
Non più personaggi che si esprimono toscano.
Per Mussino i bambini sono vestiti secondo i canoni in auge presso la borghesia piemontese.
La fata dai capelli turchini ricorda una massaia tirolese. Questi ed altri personaggi subiscono una vera trasformazione.

Dieci anni dopo la stampa dell’edizione di Mussino compare quella illustrata da Sergio Tofano. 

Personaggio eclettico. Di professione attore e disegnatore.
Autore del signor Bonaventura e del suo assegno da un milione. Un personaggio per lunghissimo tempo presente sulle pagine del Corriere dei Piccoli. In colorate strisce a fumetti. Firmate STO.
Perseguendo questa poetica Tofano colloca il suo Pinocchio in un mondo di gioia. Dove lo stupore fa capolino nella raffigurazione del burattino al quale sono cresciute le ali.

Nel 1924 Luigi e Lina Cavalieri partoriscono un Pinocchio che trabocca della sensibilità propria dello stile liberty. Pinocchio edizioni illustrate 900.

Il burattino è ora un adolescente con labbra carnose e evidente tirabaci.
Una interpretazione dove: La fata è diventata il più possibile turchina e Mangiafuoco ancora più spaventoso.

Verso la fine degli anno Venti compare l’edizione dell’illustratore fiorentino Corrado Sarri.

Una figurazione che fin dal copricapo indossato da Pinocchio trova riferimento nelle immagini popolari.
Con tavole che rimarcano lo strano e l’inusuale.

Nel 1931 compare un edizione figurata dalla collaborazione fra Mario Pompei e Giorgio Mannini. Pinocchio edizioni illustrate 900.

Impressa per i tipi della Bemporad.
Il primo è l’autore della copertina anteriore. Il secondo delle illustrazioni presenti sulle pagine.
Creano una edizione poco nota. Dove Beppetto e i carabinieri richiamano le caricature di Giuseppe Mazzini ed Giovanni Giolitti.

Nel 1935 l’edizione di Fiorenzo Sarri.

Pur con differenze sembrerebbe una emanazione dell’edizione di Luigi e Lina Cavalieri.

Il fiorentino Piero Bernardini si è rapportato con continuità con Pinocchio.

Nelle sue illustrazioni il vero protagonista non è più il burattino. Pinocchio edizioni illustrate 900.

L’attore principale diviene il paesaggio toscano. Illustrato con dovizia di particolari e dove sono insidiati i personaggi.

 

Per chi volesse saperne di più.

 

Il Pinocchio di Carlo Collodi.

 

Pinocchio. I libri figurati stampati negli anni quaranta del Novecento.

 

Pinocchio. nell’editoria nel dopoguerra.

 

Pinocchio. Gli illustratori degli anni sessanta.

 

Pinocchio. Le edizioni più significative dopo gli anni settanta.

Pinocchio edizioni illustrate 900.

 

Appunti di un bibliofilo.

 

COLLODI CARLO – Pinocchio Mazzanti.

 

Sigfrido Bartolini Le avventure di Pinocchio.

 

Luigi e M Augusta Cavalieri Le avventure di Pinocchio.

 

Luigi Giobbe Pinocchio.

 

Attilio Mussino Pinocchio.

 

Nell’immagine. Il frontespizio dell’edizione originale illustrata con disegni a colori di Attilio Mussino.

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AURITI – samurai bushido ronin

AURITI – samurai bushido ronin

AURITI Giacinto – Dei samurai del bushido e dei 47 ronin.

AURITI Giacinto – Dei samurai del bushido e dei 47 ronin.

 

 

Giacinto Auriti era un diplomatico italiano, affascinato dal Giappone e dalla sue forme d’arte.

In questo brano parla con profondità dei samurai, del bushido e dei 47 ronin.

 

Tra i samurai che più frequentemente causavano disordini vi erano i ronin.[1].

Come si chiamavano quelli fra loro che involontariamente o anche volontariamente erano rimasti senza un signore.

Quindi senza stipendio. I quali per procurarsi da vivere si avvalgono spesso di sotterfugi e violenze. AURITI – samurai bushido ronin.

 

Con questo presupposto, il valore morale espresso dall’episodio dei Quarantasette ronin, assume un’importanza ancora maggiore.

Consolidandosi, nel tempo, come un insegnamento sempre di vivo interesse.

Tanto che, con il passare degli anni, diventa una vicenda oggetto di leggende, novelle e di drammi del teatro popolare kabuki.

La fortuna dell’episodio risiede nella capacità di esprimere, con chiarezza, le logiche conseguenze degli insegnamenti confuciani. Quest’ultimi ben incarnati dai 47 protagonisti e dal loro operato. AURITI – samurai bushido ronin.

Uomini che, con il loro comportamento, danno una prova di fedeltà, di sentimento del dovere e di serena accettazione della morte. 

Da tutto questo deriva la consolidata ammirazione per l’episodio e per i protagonisti. Una stima mai diminuita in due secoli e mezzo.

L’origine della vicenda avviene durante un grave alterco avvenuto, nel 1701, a Edo.[2] Presso il castello dello shogun.[3]. Dove il daimyō [4] Asano Nagamori[5] è offeso gravemente da Kira Yoshinaka[6]. Quest’ultimo è il capo del cerimoniale. AURITI – samurai bushido ronin.

 A seguito del diverbio, senza indugio, i due estraggono le spade.

Entrambi incuranti del divieto di usare la spada entro le mura della corte. Consapevoli della tradizione che vuole la pena di morte per chi infrange la proibizione.

 

Di conseguenza, nello stesso giorno, Asano deve, per ordine del governo, tagliarsi il ventre. Questo pur stando la ragione dalla sua parte. AURITI – samurai bushido ronin.

I suoi samurai diventano ronin. Questo mutamento avviene a seguito della morte del loro signore e la confisca dei suoi beni.

 

Sono quarantasette con a capo Oishi Yoscio[7]. Teorico del bushido e discepolo di Yamaga Sokō.[8] .

I ronin decisero di seguire la dottrina confuciana. Il cui obbligo per la vendetta per uccisione del padre[9] era esteso a quella per il signore. AURITI – samurai bushido ronin.

I 47 decisero di comune accordo di mettere a morte Kira Yoshinaka. Colpevole di aver offeso Asano e cagionato la sua fine.

I ronin riusciranno a condurre a compimento il loro disegno. Questo dopo una non breve attesa e non lievi ostacoli.

 

I ronin assalirono, in una notte d’inverno, il palazzo ove Kira risiedeva. AURITI – samurai bushido ronin.

Uccisero il samurai di guardia. Quindi troncarono il capo di Kira.

Portandolo pubblicamente, all’alba, attraverso le vie della città e depositandolo sulla tomba del loro daimyo.

Con i vestiti macchiati di sangue si presentano ai rappresentanti del governo. Informandoli dell’atto compiuto.

Anche se l’opinione pubblica parteggiava per i ronin. AURITI – samurai bushido ronin.

Questo non impedì al Bakufu[10], quantunque ben disposto, di dover far rispettare la legge.

I Quarantasette ronin erano consapevoli della loro sorte e della pena alla quale con certezza erano condannati.

In loro questa conoscenza è presente sin dal primo momento nel quale ordivano la congiura.

Compirono tutti il seppuku. AURITI – samurai bushido ronin.

A eccezione di uno solo, mandato in provincia, appena eseguita la vendetta, per darne notizia alla famiglia di Asano.

Le loro ceneri riposano, da allora, in tombe tutte eguali. Accanto a quella del loro signore. In un piccolo cimitero di Tokyo.

Ove non passa giorno senza che qualche giapponese vada a bruciare incenso per onerarne la memoria.

Brano tratto dal libro di. Giacinto Auriti, Compendio di storia della cultura giapponese. Dalla età arcaica alla restaurazione Meiji. Roma, Vallecchi  1954.

 

Nell’immagine:. Oishi Kuranosuke Yoshio, il capo dei quarantasette ronin di Ako. Incisione originale in xilografia realizzata da Tsukioka Yoshitoshi 芳年. 1839 – 1892. Impressa nel’epoca Meiji 14, corrispondente all’anno 1881. Appartiene alla serie Ventiquattro successi nel Giappone imperiale. Twenty four Accomplishments in Imperial Japan. 皇国二十四功  大石内蔵之助良雄. Kokoku nijushi ko. AURITI – samurai bushido ronin.

 

 

 

 

 

鍔 鐔 Tsuba.

 

 

 

 

 

Catalogo dei fabbri forgiatori di spade giapponesi 刀鍛冶 Katana kaji.

 

 

 

 

 

Precauzioni e cure da prestare a una lama giapponese.

 

 

 

 

 

Tamahagane il metallo per forgiare le spade giapponesi.

 

 

 

 

 

Bashin Umabari o Kankyuto.

 

 

 

 

 

L’armatura e le armi del guerriero giapponese il bushi AURITI – samurai bushido ronin.

 

 

 

 

 

La spada giapponese Le caratteristiche delle Nihonto nel periodo Koto.

 

 

 

 

 

I samurai l’arco e la spada.

 

 

 

 

 

Katana e wakizashi le armi bianche del samurai.

 

 

 

 

 

Katana la spada giapponese Considerazioni sulle nihonto e sulle tsuba. AURITI – samurai bushido ronin.

 

 

 

 

 

Tachi Katana e Wakisashi.

 

 

 

 

 

Itto Ogami e il figlio Daigoro protagonisti della serie televisiva Samurai.

 

 

 

 

 

La Neofinetia falcata l’orchidea del samurai.

 

 

 

 

 

Una cerimonia di harakiri descritta da Lord Redesdale.

 

 

 

[1]   Letteralmente uomo alla deriva. Indica un  samurai decaduto. Rimasto senza signore o per la morte di quest’ultimo o per averne perso la fiducia. AURITI – samurai bushido ronin.

[2]   Edo era il nome originario dell’odierna città di Tokyo.

[3]   Shōgun era il titolo ereditario, conferito ai reggenti militari che governarono il Giappone tra il 1192 ed il 1868.

[4]   In Giappone la carica feudale di daimyō era la più importante all’interno di Han 藩. Il feudo in giapponese. La loro esistenza perdurò per tutto il periodo Edo fino ai primi anni della Restaurazione Meiji.  Un Han aveva un valore di 10.000 Koku. 1 Koku equivaleva alla quantità di riso sufficiente a nutrire una persona per un anno.

[5]   Asano Naganori, 1667 – 1701. Signore feudale di Ako nella provincia di Harima sull’isola di Honshū. Ora nella parte sudoccidentale della Prefettura di Hyōgo.  AURITI – samurai bushido ronin.

[6]   Kira Kozukenosuke Yoshinaka (1641-1702) aveva l’incarico di cerimoniere presso la corte di Edo.

[7]   Oishi Kuranosuke Yoshio (1659-1703), o Yoshitaka, era il primo sovrintendente del feudo di Ako. Delegato ad amministrare il feudo in occasione delle frequenti assenze di Asano.

[8]   Yamaga Sokō 1 settembre 1622 – 23 ottobre 1685. Legato da amicizia a Asano Nagatomo, 4 novembre 1643 – 20 febbraio 1675, padre di Asano Naganori. Insegnante di confucianesimo e scienza militare.

[9]   Secondo Confucio il figlio non può restare “sotto lo stesso cielo” dell’uccisore del padre.

[10]   Il termine bakufu 幕府 si usa, in Giappone, per indicare il governo militare dello shōgun.

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QUADRI MARCO – La Scuola Uda nella provincia di Etchu

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QUADRI MARCO – La Scuola Uda nella provincia di Etchu.

QUADRI MARCO – La Scuola Uda nella provincia di Etchu

Ringrazio l’amico Marco Quadri per aver concesso il privilegio di pubblicare e mettere a disposizione degli amanti delle Nihonto questo articolo. Un valido ausilio a coloro i quali vogliono intraprendere lo studio della spada giapponese.

Nell’immagine: Oshigata 押形 di un tanto di scuola Uda della Provincia di Etchu. La provincia giapponese di Etchū 越中国 era collocata nel nello Honshū centrale. Affacciata sul Mar del Giappone. Confinava con le province di: Echigo, Shinano, Hida, Kaga e Noto.
La sua area corrisponde all’odierna prefettura di Toyama.

Per la migliore comprensione dei termini giapponesi che compaiono nel testo rimando al Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

La Scuola Uda trae le proprie origini dallo Yamato Den. Della quale conserva numerose caratteristiche quali:

  • il tori-zori.
  • il jitetsu in itame e tipici hatarakie come l’uchinoke.
  • lo hotsure.
  • il kuichigaiba.
  • i sunagashi.

Il boshi, rispetto allo stile Yamato presenta un kaeri molto più lungo con un motivo leggermente appuntito ed hakikake.
Il jigane è ricco di ko-nie particolarmente brillanti che formano una tessitura molto ben visibile a occhio nudo.

Uda Kunimitsu ( Joji 1362 ).


Nell’era Joji (1362-1367) Kunimitsu trasferì la sua residenza da Yamato no-kuni Uda a Etchu, una provincia abbastanza distante, dove fondò la nuova Scuola.

Entrò in ambito clericale attorno al periodo Bunpo e come forgiatore in questo ambito, molte sue opere sono mumei.
Fu probabilmente il padre di Kunifusa e Kunimune ed i suoi lavori risentono fortemente dello stile della regione di provenienza.
I kanji della sua firma sono piccoli e lo hamon è suguha.

Uda Kunifusa ( Oei 1394 ).

E’ considerato il Shodai Kunifusa, fratello maggiore di Kunimune fu allievo di Etchu Norishige e forgiò fra il periodo Koo (1389-1390) e l’ Oei (1394-1428).
La maggior parte delle sue lame è costituita da tanto.
Lo hamon è sugu-nioi-shimaru e ko-gunome-midare. Il jitetsu è mokume e ko-itame.
hada
con vividi ko-nie e chikei.

Hatarakie presenti nelle sue opere: sunagashi, hotsure, yubashiri, kinsuji, ashi, yo e
tobiyaki.
Il boshi ha un disegno profondo con hakikake e lungo kaeri nello stile di O-Sa oppure presenta un motivo più dolce e leggermente appuntito ricco di nie densi e brillanti con hakikake e kaeri pronunciato.

Uda Kunimune ( Oei 1394 ).

Le sue opere sono abbastanza rare.
Fu detto Saemonnojo e forgiò nel periodo Oei spesso lavorando con il fratello Kunifusa.
Il jitetsu è hadadachi gokoro con un fondo decisamente scuro nello stile Hokkuko (province del Nord).

Uda Kunihisa ( Bun’an 1444 ).


Figlio di Kunifusa lavorò quasi nello stesso arco di tempo del padre e le sue opere più recenti appartengono al periodo Bun’an (1444-1449).

Lo hamon è sugu-ko-midare, ko-notare e ko-gunome misti con profondi nioi e ko-nie.
Il nioiguchi è chiaro e brillante. il jitetsu è itame misto a mokume e parzialmente in masame hada con evidenti nie che formano chikei.
Il boshi è in genere molto profondo e appuntito con un lungo kaeri.

Un breve elenco dei più noti rappresentanti di questa Scuola che si esaurì attorno al periodo Tenbun o Tenmon (1532-1555).

Nome Periodo Anno
Tomonori Joji 1362
Tomotsugu Eitoku 1381
Kunishige Shocho 1428
Kunitsugu Shocho 1428
Kunihiro Kakitsu 1441
Kuninaga Choroku 1457
Kunifusa Bunmei 1469
Kunikiyo Bunmei 1469
Kunimasa Bunmei 1469
Kunimori Bunmei 1469
Kunimune Bunmei 1469
Kunistugu Bunmei 1469
Kuninari Meio 1492
Sanekuni Meio 1492
Tomotsugu Meio 1492
Hirakuni Bunki 1501
Kunitsugu Daiei 1521
Kunishige Tenbun 1532
Tomotsugu Tenbun 1532

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