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La spada giapponese Le caratteristiche delle Nihonto nel periodo Koto

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La spada giapponese Le caratteristiche delle Nihonto nel periodo Koto

La spada giapponese è una Nihonto. Fra queste una parte di queste armi è forgiata durante il periodo Koto.

 

Quali sono le principali caratteristiche che devono avere le lame giapponesi forgiate durante questo lasso di tempo?

 

L’analisi di una spada giapponese o delle Nihonto mira ad individuare una serie di requisiti. Tipici delle lame giapponesi forgiate.

Dall’analisi di questi elementi e dalla loro correlazione si arriva ad attribuire la lama in esame a una scuola e a un periodo.

L’assegnazione designa la lama come appartenente a una delle cinque scuole di forgia. Quest’ultime sono chiamate Gokaden.

Il termine Gokaden è d’uso comune per la comprensione delle Nihonto.

È composto da Go e ka. Due termini che riportano al numero cinque. Seguiti da Den. Questo kanji indica il riferimento a una tradizione risalente al passato.

Le due parole riunite significano le cinque tradizioni.

A questi cinque diversi tipi di forgia sono riportate la gran parte delle lame giapponesi.

La classificazione di una qualunque lama prodotta in Giappone avviene a seguito dello studio delle peculiarità individuate sulla Nihonto. Dalle quali ne segue l’attribuzione a una specifica tradizione di forgia.

 

Le lame chiamate Koto sono fabbricate in un periodo delimitato. Compreso dal medio Heian al 1596. Il periodo Heian inizia nel 794 e finisce 1185.

Durante questo lasso di tempo il termine Gokaden si riferiva in modo specifico allo stile dei prodotti forgiati in una delle cinque province.  Le lame provenivano solo dai territori di: Yamashiro, Yamato, Bizen, Soshu o Sagami e Mino.

Con lo scorrere del tempo si assiste alla diffusione dei cinque stili codificati in altre provincie.

In quei luoghi d’arrivo diventano un riferimento.

La conseguenza è il progressivo accrescere dell’importanza conferita all’appartenenza a uno stile.

Da questo momento la coerenza della lama con una delle cinque tradizioni di forgia muta di significato.

Il rispecchiare le tipiche caratteristiche di una delle cinque Gokaden non indica più la semplice apparenza alla tradizione di una singola regione.

 

Il termine è ora un riferimento più generale. Indica l’appartenza ai canoni di uno dei cinque stili base con i quali le lame erano prodotte. Perdendo la collocazione regionale.

Le Gokaden sono attentamente seguite per tutto il periodo Koto e per il successivo chiamato Shinto.

Quest’ultimo indica le lame forgiate dal 1596 al 1781.

Durante questo lasso di tempo si assiste anche alla comparsa di una nuova tradizione di forgia chiamata Shinto Tokuden.

L’apparenza alla singola scuola dipende dalle caratteristiche presenti sulla lama.

 

 

Le lavorazioni tipiche delle Gokaden si riassumono:

 

  • 山城 – Yamashiro. spada giapponese Nihonto Koto.

Le lame per tradizione presentano:

Mokumè hada.

Suguha in nie deki.

Sugata: Torii-zori. Mihaba rimpicciolito.

Kasane leggermente grande. Funbari.

Kissaki: Ko kissaki.

Ko itame hada che in alcuni casi può essere molto denso.

Hamon: Suguha in nie oppure Ko nie deki.

 

  • 大和– Yamato. spada giapponese Nihonto Koto.

 Le lame per tradizione presentano:

Masame hada.

Suguha in nie deki.

Sugata: profondo Torii-zori.

Shinogi particolarmente alto che implica uno shinogiji di dimensioni più ridotte e una zona occupata dello yakiba e del hiraji più ampia.

Kissaki leggermente esteso.

Hamon Suguha.

 

  • 備前– Bizen.

Le lame per tradizione presentano:

Sugata: Koshi-zori.

MIhaba standard, Kasane grande.

Hitame hada con frequente Utsuri.

Hamon in choji midare in nioi deki. Kissaki: Chu kissaki.

 

  • Sōshū  相州 o Sagami – 相模.

Le lame per tradizione presentano:

Sugata: Torii-zori leggero.

Mihana grande. Kasane piccolo.

Kissaki: Chu kissaki oppure O kissaki.

Hitame hada, Ji nie, Chikei.

Hamon Gunome. Midareda in nie deki. Hitatsura. Nel hamon sono spesso presenti: Nie. Sunagashi. Kinsuji.

 

  • Mino 美濃. spada giapponese Nihonto Koto. 

Le lame per tradizione presentano

Midareda mescolato con togari-ba in nioi deki. 

Sugata: Torii-zori leggero. Saki zori con shinogi alto. La dimensione del moto haba e del saki haba sono simili.

Kissaki leggermente esteso.

Itame hada denso.

Hamon : Gunome in nioi deki. Gunome minare, Hiro suguha, Togari ba.

Seguendo questo schema ogni spada giapponese e qualunque Nihonto può facilmente essere attribuita a una scuola attiva nel periodo Koto o Shinto.

 

 

 

Glossario dei termini tecnici inerenti la spada giapponese

鍔 鐔 Tsuba

Catalogo dei fabbri forgiatori di spade giapponesi 刀鍛冶 Katana kaji

Precauzioni e cure da prestare a una lama giapponese

Tamahagane il metallo per forgiare le spade giapponesi

Bashin Umabari o Kankyuto

L’armatura e le armi del guerriero giapponese il bushi

I samurai l’arco e la spada

Katana e wakizashi le armi bianche del samurai

Katana la spada giapponese Considerazioni sulle nihonto e sulle tsuba

Tachi Katana e Wakisashi

AURITI Giacinto – Dei samurai del bushido e dei 47 ronin

Itto Ogami e il figlio Daigoro protagonisti della serie televisiva Samurai

La Neofinetia falcata l’orchidea del samurai

Una cerimonia di harakiri descritta da Lord Redesdale

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Tsuba la scuola Shoami

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Tsuba la scuola Shoami

Le Tsuba prodotte dalla scuola Shoami.

 

Il termine Shoami[1] con riferimento ad artigiani argentieri compare nel XV secolo.

 

In seguito si afferma per indicare una famiglia di artigiani al servizio degli Ashikaga[2] impiegati come fabbricanti di tsuba.

Questi manufatti si datano al XVI secolo. Probabilmente realizzati a Kyoto. Sotto la guida della scuola Umetada.

Da Kyoto la scuola si espanse in molte altre località. Ebbe una lunga vita e un’ampia produzione.

Le prime tsuba forgiate dalla scuola sono chiamate Ko Shoami.

Sono realizzate nella tarda era Muromachi sino alla fine dell’era Momoyama. Costruite in ferroe decorate a traforo, tecnica che in giapponese si chiama sukashi[3].

Ad oggi non è conosciuta nessuna documentazione coeva sulla struttura dei fabbri Shoami. Non si conoscono Ko Shoami tsuba che presentano la firma dell’autore. 

Con buona probabilità questi artisti traggono la loro origine da maestranze provenienti dall’ambito degli artigiani che fabbricavano le corazze, gli katchushi. Affermazione motivata dall’alta qualità della lavorazione del ferro con cui queste else sono prodotte.

La scuola Ko Shoami vide molti dei suoi artisti trasferirsi nelle aree provinciali.

I discendenti degli artisti Ko Shoami che rimasero ad operare a Kyoto, in periodo Edo, presero il nome di Kyo Shoami.

Dal periodo Edo il nome della scuola è ridotto a Shoami.[4]

In quest’epoca le dimensioni della scuola Shoami crebbero a dismisura. Fino a diventare il più grande gruppo di fabbricanti di tsuba.

Gli artisti aderenti a questa tradizione furono moltissimi. Sparsi per tutto il Giappone. Fautori di una copiosa creazione di tsuba. Per la maggior parte recante la firma dell’autore.

Realizzarono delle tsuba con decorazioni sofisticate, ricche e dettagliate. Nettamente superiori a tutte le altre scuole a loro coeve.

Una affermazione che durò fino all’era Kyoho (1716-1736). Dopo questo periodo la loro fama comincio a subire un costante declino. Situazione che  andò a favore dell’affermazione di altre scuole. Fra queste la Higo fu la principale beneficiante.

Il confronto fra la produzione realizzata nel tardo periodo Muromachi e quella in auge nel periodo Edo manifesta un cambiamento sostanziale.

Sulle tsuba col tempo cominciarono le variazioni.

Dapprima appaiono i bordi impreziosì in oro. Al ferro è affiancato il rame, il sentoku e lo shakudo. Si introduce la tecnica di decorazione dell’intarsio e della incrostazione.

Tutto questo ripetuto per diversi secoli. Fino a giungere in epoca Meiji con l’ultimo esponente della famiglia che si spense a Kyoto nel 1909.

Non è semplice delineare un puro stile praticato da questa scuola che ha lavorato applicandone una grande varietà. Per questo, quando una tsuba non è coerente a uno stile preciso si tende ad attribuirla alla scuola Shoami.

Fine della sesta ed ultima parte.

 

saggio è composto da una introduzione e dalla descrizione di 12 scuole che operarono nei tempi più antichi.

È pubblicato diviso in sei parti.

  1. Parte prima – Tsuba Introduzione Le scuole Katchushi, Kamakura.
  2. Parte seconda – Tsuba le scuole Kaneie. Nobuie.
  3. Parte terza – Tsuba le scuole Heianjo. Yoshiro. Myochin.
  4. Parte quarta – Tsuba le scuole Kyo Sukashi. Umetada.
  5. Parte quinta – Tsuba le scuola Goto Higo.
  6. Parte sesta – Tsuba le scuola Shoami.

鍔 鐔 Tsuba

[1]   Shoami si scrive con due kanji: sho unito a ami. Quest’ultimo proviene dalla parte iniziale del nome che indica Amida Buddha. Diviene un suffisso applicato nella parte finale del nome di artigiani o attori ai quali era riconosciuta una notevole bravura. Questo avvenne nell’ambito della valutazione delle lame giapponesi con gli Honami.

[2]   Il clan degli Ashikaga fu il fautore dello shogunato creato nel 1338 da Ashikaga Takauji. Questo periodo che durerà sino al 1568/1573 prende il nome di Muromachi. Il nome deriva dal luogo ove è posta la sede shogunale nel Hana no gosho o Palazzo dei fiori. Un edificio costruito a Kyoto nella località chiamata Muromachi.

[3]   Nella scuola Shoami lo stile artistico applicato nella decorazione a traforo (sukashi) ricorda quello delle delle scuole Kyo sukashi e Owari. Risultando più affollato rispetto al primo e più elegante rispetto al secondo.

[4]   Il nome perde il Ko. Termine con funzione di aggettivo qualificativo. Si traduce in vecchio e indica una collocazione nell’antichità.

 

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Tsuba le scuole Goto e Higo

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Tsuba le scuole Goto e Higo

Le Tsuba prodotte dalle scuole Goto e Higo.

 

 

Goto. La scuola è fondata da Goto Yujo. Nella seconda metà del XV secolo a Kyoto.

Goto Yujo 後藤 祐乗 nasce nel 1440 nella provincia di Mino.

Suo padre si chiamava Mototsuna Goto. Il suo nome famigliare è Masaoki e il soprannome è Shirobe.

Decede il 20 giugno 1512.

Lavora per Yoshimasa Ashikaga l’ottavo shogun del clan.

Il sempre maggiore accreditarsi dello stile praticato dalla scuola Goto è permesso dal suo continuo consolidamento e perfezionamento delle sue peculiarità.

Questo assidua espansione permette l’affermazione dello stile Goto come quello ufficiale da usare per le spade nelle cerimonie di corte.

Una prerogativa mantenuta almeno fino al 1856. Anno in cui si esaurì la linea famigliare diretta.

La primaria occupazione di Yujo è la realizzazione di mitokoromono[1].

Le principali caratteristiche che definiscono lo stile classico Goto sono:

  • L’uso dello shakudo.[2].

  • La tecnica del nanako.[3].

  • L’applicazione per incrostazione dei particolari della figurazione.

  • La decorazione realizzata a incisione e con un bassorilievo privo di accentuata sporgenza.

Il decoro ripropone dei motivi tratti dai dipinti di rinomati pittori.

Il soggetto è realizzato a rilievo. Abbinando i metalli in base alle differenze di colore.

É comune l’uso dell’oro e del rame. Impiegati per dettagliare i decori.

A oggi di Goto Yujo non si conoscono opere firmate. A lui sono attribuiti solo molti manufatti.

 

La Scuola Goto avrà molte sotto scuole e molti imitatori. Quest’ultimi appartengono a botteghe meno prestigiose.

Questa emulazione è dovuta a due cause: I riconoscimenti ufficiali ricevuti dalla scuola Goto. Uniti all’ammirazione per la provata bravura degli artisti appartenenti alla famiglia Goto.

Uno degli artisti della scuola più significativi è Goto Ichijo.[4] 

Nasce a Kyoto, nel 1791 e lì morì nel 1876. É il sesto maestro del ramo Hachirobei Goto.

La genealogia della scuola Goto vede una linea famigliare diretta e varie delle linee cadette.

Le principali scuole in linea cadetta sono:

  1. La Chojo. Con i componenti di nome Seijo.

  2. La Ichinomiya. Con caposcuola Nagatsune. É una derivazione della scuola Chojo.

  3. La Kanjo.

  4. La Injo a Kyoto. Fra i suoi allievi vi è Somin. il fondatore della scuola Yokoya.

  5. La Etsujo che originò la scuola Tanaka e la scuola Okamoto.

Higo. Le scuole attive a Higo hanno realizzato dei manufatti di grande qualità e bellezza.

Caratteristiche da subito riconosciute e molto stimate. Questa ammirazione è tuttora esistente ai nostri giorni.

Due sono i fattori che giustificano questo duraturo apprezzamento. Sono identificati:

  • dalla praticità nell’uso.

  • nell’imponenza che esprimono.

Questa affermazioe e riuscita è permessa dal mecenatismo di Hosokawa Tadaoki[5], Il daimyo [6] della provincia di Higo. L’attuale prefettura di Kumamoto, nell’isola del Kyushu.

Quattro importanti artisti, sin dai primi tempi dell’epoca Edo, operarono sotto la sua protezione e nel suo feudo.

Sono i capostipiti di quattro famose scuole produttrici di tsuba.

Questi autori sono: Hirata Hikozo, Hayashi Matashichi, Shimizu Jingo e Nishigaki Kanshiro.

La scuola di Hirata Hikozo si estingue nel primi anni del XVIII secolo.

Le altre tre nel tardo XIX secolo.

A queste scuole si include la scuola Kamiyoshi che divenne la continuazione della scuola Hayashi.

Tutte le else prodotte dagli artisti operanti ad Higo sono accomunate dall’uso quasi esclusivo del ferro.

Materiale sottoposto a una lavorazione di elevatissima qualità.

Dapprima accuratamente forgiato e in seguito reso di un colore scuro e lucente.

La decorazione avveniva a traforo, ad agemina e ad incrostazione in oro e argento.

Fine della quinta parte.

Il saggio è composto da una introduzione e dalla descrizione di 12 scuole che operarono nei tempi più antichi.

È pubblicato diviso in sei parti.

  1. Parte prima – Tsuba Introduzione Le scuole Katchushi, Kamakura.
  2. Parte seconda – Tsuba le scuole Kaneie. Nobuie.
  3. Parte terza – Tsuba le scuole Heianjo. Yoshiro. Myochin.
  4. Parte quarta – Tsuba le scuole Kyo Sukashi. Umetada.
  5. Parte quinta – Tsuba le scuola Goto Higo.
  6. Parte sesta – Tsuba le scuola Shoami.

鍔 鐔 Tsuba

[1]   Il mitokoromono è un termine che indica l’assieme degli accessori adoperati a ornamento della montatura di una lama. Gli elementi che lo compongono sono: il kozuka, il kogai e i menuki. Questi tre ornamenti devono essere fra loro complementari e realizzati seguendo un comune criterio estetico e funzionale. Inoltre devono anche essere in assonanza con gli altri elementi e con i decori presenti in tutte le altre parti della montatura.

[2]   Lo shakudo è una lega metallica composta da rame, oro e argento. In seguito patinata in un color che varia dal nero al violaceo.

[3]   Il nanako è un trattamento della superficie dove il metallo viene lavorato al fine di assomigliare ad una massa di uova di pesce. Questa lavorazione poteva anche essere realizzata da artigiani specializzati nella realizzazione di questo ornamento. I quali su commissione decoravano oggetti realizzarti da altri.

[4]   Figlio di Goto Yujo. (H 2264). Quarto maestro della linea Shichroemon Goto. Adottato da Goto Hachiroebei Kenjo (H03101) all’età di nove anni. All’età di undici anni, divenne allievo di Goto Hanzaemon Kijo. (H 03152). 

All’età di quindici anni gli è concesso il titolo di sesto maestro di Hachiroebei. Questo avvenne un anno dopo la morte di Kenjo e per poter continuare nella linea di successione. Prese il nome di Masataka e firmò Mitsuyuki.

Nel 1824 compie  trentaquattro anni. In quell’anno gli è commissionato un kodogu da montare sulla lama di Masamune appartenente alla collezione dell’imperatore. Per questo lavoro gli è concesso il grado di Hokkyo e prese il nome di Ichijo. Il titolo di Hokkyo è un’onorificenza buddhista conferita solo agli artisti più meritevoli. Usò occasionalmente il nome Ichijo Mitsuyo. Nel 1866, all’età di 73 anni gli è concesso il titolo di Hogen.

Nell’ultimo periodo di vita iniziò a lavorare anche il ferro. Un materiale mai usato in precedenza nella scuola. Questi pezzi recano la firma Hakuo 伯応  che significa Fratello maggiore. A volte con l’aggiunta di Totsuo sanjin che significa Eremita delle irregolarità. I suoi studenti più importanti sono: Fukada Ikken, Nakagawa Issho, Hashimoto Isshi, Wada Isshin e Araki Tomei.

[5]   Hosokawa Tadaoki anche Nagaoka Tadaoki, 28 novembre 1563 – 18 gennaio 1646. É un samurai al servizio di Yoshiaki Ashikaga, Nobunaga Oda, Hideyoshi Toyotomi e Ieyasu Tokugawa. Maestro della cerimonia del tè. Sposa Hosokawa Garasha, 1563 – 25 agosto 1600. La coniuge è una componente dell’aristocratica famiglia Akechi. Assume il nome cristiano Gracia e si converte al cristianesimo. Questo abbraccio della fede cristiana ha notevoli ripercussioni sulla storia del Giappone.

[6]   Daimyō è un termine giapponese che significa grande nome 大名. É l’analogo del signore feudale. Il titolo e l’incarico sono in uso dal XII al XIX secolo. Dopo la restaurazione Meiji i daimyō si unirono ai kuge 公家, la nobiltà, a formare il kazoku 華族, l’aristocrazia.

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Tsuba le scuole Kyo Sukashi e Umetada

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Tsuba le scuole Kyo Sukashi e Umetada

 

Tsuba le scuole Kyo Sukashi e Umetada sono un capitolo di un saggio sulle scuole di tsuba che operarono in Giappone nei tempi più antichi.

 

Kyo Sukashi.

La scuola è nata e fu operante a Kyoto.

Controversa è la datazione del lasso di tempo in cui fu attiva.

Il più ampio periodo aureo d’operatività ritenuto possibile è compreso dal 1400 al 1600.

Dopo questi secoli sopravvisse una ridotta produzione che perdurò sino al 1800[1].

Ha prodotto delle tsuba in ferro. Di forma rotonda e sottile. Il bordo è rotondo.  In giapponese: maru mimi.

Leggermente più piccole all’inizio del periodo Muromachi. Appena più grandi dal medio periodo Muromachi[2].

Caratteristica che rimarrà in auge fino all’esaurimento della scuola. La decorazione è realizzata a traforo.

Quest’ultimo si estende in modo minuzioso e intenso su tutta la superficie. Quasi a voler giungere verso i limiti di resistenza del pezzo.

Sukashi in giapponese significa traforo.

Per definire i particolari non è inusuale l’ausilio di sottili incisioni di tipo kebori.

Frequente in queste tsuba è la presenza del Tekkotsu[3] che si manifesta in forma granulare e lineare.

Con approssimazione la scuola può essere chiamata con un ulteriore nome: Heianjo Sukashi [4].

 

埋忠  Umetada.

La famiglia Umetada[5] ha una tradizione nella forgia delle lame e nella produzione di accessori a finitura della spada.

La prima realizzazione di quest’ultimi risale al XIV secolo.

La discendenza continuò ininterrotta fino al XIX secolo.

Umetada Myoju[6] fu il più famoso componente della famiglia.

Nacque intorno al 1658 e morì nel 1634. Fu attivo a Kyoto nel sobborgo di Nishijin.

Riuscì a padroneggiare la tecnica dello Hirazogan sino al punto di ottenere decori dalle efficaci rese pittoriche.

Questa pratica era applicata sia per le tsuba realizzate in ferro, in rame e in lega.

Fine della quarta parte.

Il saggio è composto da una introduzione e dalla descrizione di 12 scuole che operarono nei tempi più antichi.

È pubblicato diviso in sei parti.

  1. Parte prima – Tsuba Introduzione. Le scuole Katchushi, Kamakura.
  2. Parte seconda – Tsuba le scuole Kaneie. Nobuie.
  3. Parte terza – Tsuba le scuole Heianjo. Yoshiro. Myochin.
  4. Parte quarta – Tsuba le scuole Kyo Sukashi. Umetada.
  5. Parte quinta – Tsuba le scuola Goto Higo.
  6. Parte sesta – Tsuba le scuola Shoami.

鍔 鐔 Tsuba

 

[1]   Dopo il XIX secolo tsuba in stile Kyo Sukashi non furono più prodotte a Kyoto. Dopo questa data Tsuba che richiamano questo stile sono ancora realizzate ma in località diverse.

[2]   Il periodo Muromachi [室町時代 Muromachi jidai] è un periodo della storia del Giappone che va dal 1336 al 1573. Il 1336 è l’anno dell’ascesa a shōgun di Ashikaga Takauji. Il 1573 è l’anno della caduta del clan degli Ashikaga e della loro cacciata da Kyoto. Muromachi era il nome dal quartiere di Kyoto dove gli shogun Ashikaga instaurarono la propria residenza dopo il 1378.

[3]   La frequente presenza del Tekkotsu è dovuta alle caratteristiche richieste al tipo di metallo necessario per una lavorazione a traforo di cosi ampia portata. Decorazione caratterizzati dal susseguirsi di molteplici spazi vuoti e irregolari. La cui realizzazione è possibile solo su una base in ferro con forgia uniforme e non troppo dura.

[4]   Dove Heianjō è il nome del palazzo imperiale. Costruito nel 794. Ed Heian è l’antico nome della città di Kyoto.

[5]   La famiglia Umetada fu al servizio del clan degli Ashikaga. A loro erano affidati compiti quali la realizzazione dei suriage delle lame, l’aggiunta dei kinzogan mei 金象嵌銘,assegnati dalla famiglia Honami, assemblavano koshirae e fabbricavano tosogu.

[6]  É forgiatore di lame e iniziatore delle spade chiamate shinto, intagliatore di elaborati horimono e creatore di tsuba. E’ l’unico che può vantare sia lame che tsuba classificate Tokubetsu Juyo, Juyo Bunkazai e Juyo Bijutsuhin.

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Tsuba le scuole Heianjo Yoshiro Myochin

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Tsuba le scuole Heianjo Yoshiro Myochin

 

Tsuba le scuole Heianjo Yoshiro Myochin sono un capitolo di un ampio scritto sulle 12 scuole che operarono in Giappone nei tempi più antichi.

 

Heianjo.

La scuola Heianjo trova origine e continuità nel lavoro di un precedente gruppo operante nella stessa località e facente capo a Onin. Per qualche tempo i due stili convissero. Questa coesistenza finì con l’estinzione della scuola Onin. Il punto di congiunzione e caratterizzazione si trova nello sviluppo di una tecnica di decorazione della superficie chiamata Heianjo zogan. Nata alla fine del XVI secolo nella provincia di Yamashiro. È una decorazione della superficie realizzato per incostrazione[1] di tipo Hirazogan o intarsio rasato. Sono tsuba prodotte in ferro. Sulle quali è apporta tata una incostrazione con rame, ottone e argento. Quest’ultimo metallo è impiegato con minor frequenza. L’ottone nel Cinquecento era importato dalla Cina e godeva di grande considerazione. Con questa tecnica erano prodotte per la maggior parte delle tsuba. Kozuka, fuchi e kashira sono rari a trovarsi. I motivi decorativi sono: fiori, frutti, viticci vegetali, animali e oggetti d’uso.

Yoshiro.

La scuola Yoshiro fu attiva alla fine del XVI secolo nella provincia di Yamashiro. La scuola ha prodotto delle tsuba in ferro con intarsio rasato nella maggior parte dei casi realizzato in ottone. Quando presenti altri metalli sono il rame, l’argento, shakudo e yamagane. Una parte della produzione di tsuba è decorata con raggruppamenti di mon[2] ricavati sulla superficie mediante traforo o applicati a tarsia oppure imbussolati in fori trapassanti.

Myochin.

I Myochin sono una famiglia che ha acquisito una grande popolarità  per la produzione delle armature. È composta da vari rami operanti in varie località del Giappone. Ha iniziato l’attività nel XIII secolo e agli inizi del Novecento vari rappresenti erano ancora attivi. Le prime tsuba prodotte risalgono alla fine del XVI secolo. Sono realizzare in ferro di ottima qualità. Possono presentare una finitura mokume ovvero con un aspetto che vuole imitare il legno. Decorate a traforo o con punzonatura a caldo. Quando presentano nella decorazione l’incisione questa è di tipo kebori. Realizzata da una linea caratterizzata da un sottilissimo tratto che vuole imitare il capello umano. Caratteristiche sono le tsuba realizzate assemblando delle piastre sagomate. In seguito saldate fra loro. In modo simile a quello usato per le corazze.

Fine della terza parte.

Il saggio è composto da una introduzione e dalla descrizione di 12 scuole che operarono nei tempi più antichi.

È pubblicato diviso in sei parti.

  1. Parte prima – Tsuba Introduzione. Le scuole Katchushi, Kamakura.
  2. Parte seconda – Tsuba le scuole Kaneie. Nobuie.
  3. Parte terza – Tsuba le scuole Heianjo. Yoshiro. Myochin.
  4. Parte quarta – Tsuba le scuole Kyo Sukashi. Umetada.
  5. Parte quinta – Tsuba le scuola Goto Higo.
  6. Parte sesta – Tsuba le scuola Shoami.

鍔 鐔 Tsuba

[1]   L’incrostazione è una decorazione della superficie dove un Hirazogan o intarsio rasato è saldato sulla superficie della tsuba e non fissato in una depressione della superficie appositamente creata. Un intarsio di tipo rasato è così chiamato perché rimane alla stesso livello della superficie che lo ha accolto.

[2]   I mon sono degli emblemi usati in Giappone per identificare una famiglia o un individuo. Assumono una funzione decorativa.