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Cartoline d’epoca La nascita i cambiamenti

Cartoline d’epoca La nascita i cambiamenti

Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Cartoline d’epoca La nascita i cambiamenti.

 

In un epoca dove le cartoline e più in generale le lettere hanno lasciato il passo agli. SMS, alla posta elettronica e a altri simili servizi, la corrispondenza cartacea e il suo compagno francobollo vivono un buio periodo.

Delle cartoline proviamo a parlare dei loro momenti di gloria!. 

Descrivendone la nascita e i cambiamenti subiti nel tempo.

Una lunga storia, iniziata con l’apparizione della cartolina postale e destinata a giungere sino alla cartolina illustrata.

Un racconto che indica le figure più rappresentative di queste trasformazioni, le date e le innovazioni più rilevanti. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

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Cartoline d’epoca La nascita i cambiamenti

La cartolina postale è un intero postale di forma rettangolare, impiegato per la corrispondenza aperta e inviato tramite posta. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

L’intero postale è una carta valore destinata alla corrispondenza. Si presenta preaffrancato, emesso dall’Amministrazione Postale è direttamente utilizzabile  dall’utente.

All’origine è impresso con un francobollo, il cui valore corrispondente all’importo della tassa necessaria per usufruire del servizio postale.

Sull’intero postale, senza alterare l’impronta del francobollo, si possono imprimere: intestazioni, fregi, sigle e vignette. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

La prima cartolina postale è emessa in America, nel 1861. Si presenta con il francobollo stampato e priva di immagini.

La Correspondenz Karten è la prima cartolina postale europea conosciuta. Emessa dall’Amministrazione postale dell’Impero Austro Ungarico il 1° ottobre 1869. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Bianca sia al fronte che al retro, misura 12,2 x 8,5 cm.

Reca impresso un francobollo stampato in color giallo e in nero, del valore di 2 kreuzer, lo stemma dell’impero asburgico, una cornice e varie scritte.

 

L’iniziativa è promossa da Emanuel Alexander Herrmann. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Un professore di economia, nato a Klagenfurt, in Austria, il 24 giugno 1839 e deceduto a Vienna, il 13 luglio 1902.

Herrmann concepisce l’introduzione della cartolina per aumentare il traffico postale e di conseguenza le entrate dell’efficiente servizio postale austriaco.

In questo modo da vita a una corrispondenza predisposta a contenere un breve testo e con una affrancatura meno onerosa rispetto alla lettera.

Il 1894 è l’anno del 25° anniversario dell’emissione della prima cartolina postale. Per celebrare questa occasione è emessa una cartolina postale commemorativa recante l’effige del professor Herrmann. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

Nel 1871, le cartoline postali arrivano in Germania, Lussemburgo, Svizzera e Inghilterra.

Le prime cartoline postali del Regno d’Italia risalgono al 1° gennaio 1874. Recano impressa l’effige di Vittorio Emanuele II e lo stemma sabaudo.

 

Hanno il valore di 10 e 15 centesimi. La prima è in color crema. La seconda, con risposta pagata, è di color rosa. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Il 1° agosto 1889 è messa in vendita una cartolina postale da 5 centesimi.

Quest’ultima misurava 11,0 x 7,0 cm. e utilizzabile solo nell’ambito del distretto postale. A causa delle esigue dimensioni e delle ampie limitazioni, non ha fortuna.

La prima cartolina postale commemorativa italiana a carattere ufficiale è distribuita nel 1895. É emessa per celebrare il 25° anniversario della presa della città di Roma. 

A questa iniziale cartolina commemorativa ne seguono molte altre. Ad esempio, si stampano:.

Nel 1896, in occasione delle nozze del futuro re Vittorio Emanuele III di Savoia con la principessa Elena di Montenegro. É illustrata al fronte con gli stemmi italo montenegrini. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Nel 1905, per l’apertura del traforo del Sempione e L’Esposizione internazionale di Milano anche detta Esposizione internazionale del Sempione.

Al 1894, risalgono le prime cartoline postali commemorativa italiane a carattere semiufficiale ed emesse per concessione ministeriale.

 

La Direzione delle Poste forniva agli Enti interessati dei cartoncini di color bianco, impressi con il francobollo da 10 centesimi. In seguito l’organismo provvedeva alla stampa delle illustrazioni e del testo. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Esistono delle cartoline postali commemorative italiane private o di commissione privata.

 

Queste sono sempre stampate su un cartoncino fornito dalla Direzione delle Poste ma, sono prive di stemma e diciture.

Al fronte presentano la stampa del francobollo da 10 centesimi, emesso nel 1896 e raffigurante il ritratto in ovale di Umberto I. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Al retro sono presenti illustrazioni e scritte impresse in nero o a colori.

Fra le cartoline postali commemorative italiane private sono famose quelle del numismatico milanese Francesco Gnocchi. Sono illustrate con la raffigurazione di monete metalliche. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Fra queste alcune ricordano degli avvenimenti.

Quali:.

  • Le Onoranze ad Alessandro Volta in Como, del 1899.
  • L’Esposizione filatelica di Torino, del 1898.
  • La prima rappresentazione delle Maschere di Mascagni, del 1901.

E moltissime altre. Cartoline d’epoca La nascita e i cambi.

La prima cartolina illustrata nasce in Francia nel novembre del 1870.

Questa è il frutto dell’attività imprenditoriale di un editore privato. Dunque non abbiamo più un intero postale emesso dall’amministrazione postale statale. 

 

Léon Besnardeau, 1819 – 1914, di professione libraio e cartolaio. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Esercita la sua professione a nella piccola città di Sillé-le-Guillaume, nel dipartimento della Sarthe, nella regione del Paesi della Loira.

Qui inizia a commercializzare dei leggeri cartoncini destinati a essere impiegati nella corrispondenza.

Sono dei biglietti di forma rettangolare, delle dimensioni di 6,6 x 9,9 cm., illustrati in litografia con dei soggetti di ispirazione militare.

Fra i temi troviamo:. Figure di fucili e Tamburi. Accompagnate da scritte a carattere patriottico, quali:. Guerre de 1870 Camp de Conlie o Souvenir de la dèfense nationale.

É in questo momento che inizia la commercializzazione delle cartoline e la loro inarrestabile circolazione. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

Le illustrazioni e i motti sono motivati dalla realtà del quotidiano dei primi acquirenti, i militari della 1° armata di Bretagna. In quel periodo mobilitati a seguito dello scoppio della guerra franco prussiana e dislocati a Camp de Coile. Tutti uomini desiderosi di disporre di mezzi di corrispondenza con i parenti.

Le cartoline illustrate ideate e commercializzate da Besnardeau sono le prime conosciute. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Si presentano prive dello spazio per l’applicazione del francobollo e con grande probabilità spedite entro buste.

In questo ambito è indiscusso il ruolo svolto da Besnardeau. Per questa ragione, in Francia, nel 1910, gli è dedicata una cartolina postale commemorativa.

Ludolf Parisius e August Schwarz sono altri due pionieri della cartolina ma, molto meno fortunati. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

Nel 1871, il primo è l’autore di motivi augurali presenti sulle cartoline postali vendute nella cartoleria Lange di Gottinga.

August Schwarz è un tipografo. Il 16 luglio 1870 spedisce una cartolina commemorativa. Quest’ultima parte da Oldenburg (Oldegurgo) e arriva a Magdeburg (Magdeburgo). In questo modo Schwarz voleva ricordare l’occupazione di una cittadina francese, avvenuta da parte del reggimento in cui prestava servizio militare.

Per questa motivazione la corrispondenza è impressa coi colori dell’unità militare celebrata e illustrata, al verso, con l’immagine di un artigliere.

Cartoline d’epoca La nascita i cambiamenti

Le caratteristiche di prima cartolina illustrata si ritrovano nella Veduta di Lucerna. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

Stampata per conto dell’editore J. H. Locher di Zurigo e con ragionevolezza databile nel 1872.

La sua importanza risiede nell’essere la prima cartolina illustrata impiegata per pubblicizzare le bellezze turistiche di un paese.

 

Il pittore John Day, in Inghilterra, fra il 1870 e il 1873, dava vita alla cartolina augurale.

La nascita della cartolina illustrata in Italia si fa risalire al 1882. Anno nel quale il tipografo romano Danesi stampa una serie di vedute italiane. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

La famiglia Danesi ha grande importanza nella stampa e nel commercio di riproduzioni artistiche.

L’attività si svolge a Roma. Inizia con Michele, Napoli 1809-1877, e prosegue con i figli Cesare e Camillo. Chiude nel 1979. 

Nel 1876 la sede è trasferita fuori porta del Popolo, in via dei Bagni 36, oggi via Romagnosi.

Un aspetto del tutto inedito dell’attività della nuova sede è quello svolto a partire dal 1880 e incentrato nella produzione di cartoline illustrate.

Le immagini sono tratte dai negativi dell’archivio della ditta. Riguardano la città di Milano, ma soprattutto Roma, Capri e Napoli. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

In quest’ultima città Michele mantenne nel tempo contatti frequenti. Testo di Marina Miraglia. Tratto dal Dizionario Biografico degli Italiani. Volume 32. 1986.

Il primato dei Danesi è contrastato dal commendatore napoletano Giosuè De Palma, proprietario di un negozio di biancheria. Nel quale, dal 1887, distribuiva cartoline postali. Queste, al verso, si presentavano con applicata una striscia di carta figurata con tre piccole vedute delle città di. Amalfi, Napoli e Capri.

L’Unione Postale Generale più volte dà direttive inerenti alle cartoline. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

Il 1° luglio 1875 ammette la cartolina alla circolazione internazionale.

Nel 1878 ne indica la dimensione standard accettata. Questa è di 9,0 × 14,0 cm.

Nel 1897 sancisce la validità internazionale della cartolina illustrata di produzione privata.

L’Unione Postale Generale è un agenzia. Dal 1878 cambierà il nome in Unione postale universale, acronimo UPU.

Cartoline d’epoca La nascita i cambiamenti

In Inghilterra, dal 1902, si afferma il divided back. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

Da quel momento in poi la cartolina presenta una riga verticale. Questa divide il verso in due parti uguali.

Dove lo spazio sulla destra è destinato al francobollo e all’indirizzo. Quello sulla sinistra per le comunicazioni del mittente.

Da allora il fronte risulta completamente libero per stampare l’immagine.

L’innovazione è accolta nel 1903 in Francia e in Canada. In Germania e Austria nel 1905. In Italia nel 1906. Nel 1907 in America.

Il 1° ottobre 1907 l’Unione Postale Universale ne riconosce la validità internazionale. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

La deltiología si occupa dello studio delle cartoline. Di queste ne analizza la grafica, la storia e il tema.

Il termine trova origine nella lingua inglese, dal vocabolo deltiology.

La parola creata, nel 1945, da Randall Rhoades di Ashland, nell’Ohio.

I deltiologi sono i collezionisti di cartoline.

La deltiología è anche detta cartofilia. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

 

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Bibliografia:. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

  • Antonio Bandini Muti, Storia della posta e del francobollo, Seconda edizione riveduta e ampliata, Milano Ulrico Hoepli 1946.
  • Franco Pezzella Frattamaggiore, L’immagine nel tempo, Istituto di Studi Atellani, 2008.
  • Stefano Vannozzi, Ruscio in cartolina Immagini, ricordi e saluti da un villaggio della Valle del Corno. Associazione Pro Ruscio, 2015, pagine 131, Collana I Quaderni di Ruscio N.10, 2015.

 

 

Fermacarte di vetro Presse papiers en verre Glass paperweight.

 

 

Peltri raffigurati nei quadri e una breve storia del peltro.

 

 

Tabacco e tabacchiere.

 

 

Le cartoline d’epoca riportano ai tempi passati, ad usi e costumi oramai perduti. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

 

In vacanza, in spiaggia sotto l’ombrellone o sul tavolo in legno di una località turistica di montagna, addirittura in un remoto rifugio alpino. Questi erano i dei luoghi dove non era inusuale vedere qualcuno davanti a una voluminosa pila di cartoline. Impegnato a copiare indirizzi di parenti e amici e a scrivere frasi di convenienza.

Finito tutto questo il vacanziere iniziava ad affrancarle, impiegando i francobolli appena acquistati.

Questa abitudine era forse la parte più scontata di ogni periodo di vacanza estiva o invernale, sempre comune ad ogni villeggiante. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Al ritorno delle vacanze, le cartoline si ritrovavano a casa dei destinatari.

Erano esposte in bella vista, di solito infilate in qualche interstizio di una porta o di una finestra. Per passare poi in un cassetto o in una scatola da scarpe ed infine dimenticate da qualche parte.

Proprio perché scordate e custodite ora possono ricomparire e essere collezionate. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Sono di formato piccolo o di formato grande, affrancate e viaggiate oppure inviate in busta, stampate a colori o in bianco e nero. Tutte accumunate dalla presenza di illustrazioni, queste sono delle immagini che ci documentano, con precisione, il tempo passato.

Raffigurano una casa che ora non esiste più, una piazza prima della costruzione del monumento ai caduti, un albergo chiuso da tempo. Questi ed altri sono i messaggi che ora questi piccoli cartoncini ci tramandano. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Alcune sembrano irreali. Vedere le macchine disordinatamente parcheggiate in una piazza che ora si raggiunge solo a piedi o con i mezzi pubblici ci lascia sgomenti. Vuoi mettere la comodità di parcheggiare davanti al sagrato del duomo cittadino!.

Anche perché li vicino le pasticcerie sono le migliori della città. 

Illustrate con le immagini scattate da un fotografo del luogo. Sanno documentare ogni più sperduto angolo della città, ogni capoluogo e centro abitato oppure il più piccolo paesino e la sua più che minuscola frazione.

Nulla è sfuggito all’obbiettivo. Tutto è raffigurato e documentato con precisione. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

In queste fotografie si rivedono gli abitanti del luogo, quelli vestiti con abiti che al giorno d’oggi nessuno penserebbe più di indossare:. Lunghe gonne per le signore e cappelli in feltro e baffi per i signori. I bambini e le bambine vestiti alla marinara, con tanto di cappellini in paglia.

Poi ci sono le cartoline commemorative, quelle che tramandano il ricordo degli eventi importanti. Quelli da subito destinati ad entrare nella storia, quella con la lettera S maiuscola. L’inaugurazione del nuovo edificio comunale, della posta centrale o la visita di questa e di quella personalità. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Non dimentichiamo le cartoline pubblicitarie, poche di queste sono ancora attuali. Per la maggior parte narrano di una storia e di un commercio oramai da tempo concluso e di prodotti e marche scomparse.

Quelle disegnate dai più famosi illustratori dell’epoca sono le più colorate e, forse, graficamente ancora le più odierne. Hanno prestato la loro matita alla pubblicità molti artisti del periodo liberty, sia italiani sia stranieri, alcuni fra questi sono molto ricercati e collezionati. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Riempiono il cuore quelle che hanno in bella vista una scritta d’augurio:. Buon anno, Buone feste, Buon natale e un Felice anno nuovo. Frasi accompagnate con illustrazioni di: Babbo Natale, slitte, renne, palle e alberi di. Natale, quadrifogli, agrifogli e tutto ciò che al repertorio natalizio più si addice.

Mi son sempre domandato se arrivavano in ritardo, a festività già conclusa.           

Ora proviamo a voltarle e sbirciamo il testo scritto.

Leggiamo delle gioie e dei dolori del quotidiano. Parlano di: auguri, ringraziamenti, promesse di rivedersi quanto prima, richieste di scuse e di appuntamenti rimandati. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Con questa lettura riviviamo una vita che non conosceva gli. SMS, la posta elettronica e altri simili servizi, dove la corrispondenza cartacea e il suo compagno francobollo erano al centro della vita di chiunque.

In un epoca, la nostra, dove le cartoline e più in generale le lettere hanno perso lustro, le prime esistono ancora. Cartoline d’epoca La nascita e i cambiamenti.

Ora sono cartoline virtuali, giungono sul tuo telefono coloratissime, ti fanno gli auguri. Tu vorresti riporle in una scatola da scarpe, ma non hai idea di come fare.

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I Sacri monti arte e storia

I Sacri monti arte e storia

I Sacri Monti luoghi di storia arte e religione.

I Sacri Monti sono dei luoghi dove convivono la storia l’arte e la religione.

Sono dei complessi religiosi caratterizzati da un percorso di devozione ambientato in un paesaggio di grande bellezza e suggestione.

Quando il Sacro Monte è costruito sulla cresta di un rilievo assume uno sviluppo il più possibile visibile da entrambi i lati dell’altura.

Nei Sacri Monti l’arte e la religione sono strettamente collegate.

Sono composti dallo snodarsi di una serie di edifici. Ricchi di immagini pittoriche e scultoree che con dovizia di particolari illustrano il tema sacro prescelto per il luogo.

I temi più frequenti sono:

  • La passione di Gesù. Come al Sacro Monte di Domodossola.

  • La vita della Vergine, a Oropa, Crea e Ossuccio.

  • I misteri del Rosario, a Varese o della Trinità, a Ghiffa.

  • La vita di alcuni Santi. Per esempio San Francesco d’Assisi nel Sacro Monte di Orta. 

Alle cappelle dei Sacri Monti decorate con l’arte che parla di religione si aggiungono chiese e santuari. Degli edifici capaci di ospitare i pellegrini.

Questi complessi architettonici sono edificati tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.

I Sacri Monti sono nati per offrire ai pellegrini un’alternativa più sicura e veloce, meno onerosa e avventurosa rispetto al viaggio verso la Terra Santa. I Sacri monti arte e storia.

Convogliano il desiderio del sacro dei viandanti verso mete che non né mettevano a repentaglio la vita e né spogliavano la borsa.

Permettono di acquisire un’indulgenza analoga a quella guadagnata con il pellegrinaggio verso Gerusalemme.

Inaugurano una nuova pratica devozionale. Quella del recarsi verso un santuario. Come nuova regola che sostituisce ed eguaglia quella che si compie dirigendosi in Terra Santa.

Questa identificazione è ben rappresentata nel caso del Sacro Monte di Varallo in Valsesia. Dove sulla cima della collina incontriamo una rievocazione della città di Gerusalemme. I Sacri monti arte e storia.

Questo spazio religioso valsesiano è nato per opera del Beato Bernardino Caimi.

É ideato al suo ritorno dalla Terra Santa. Con il fine di ricreare i luoghi santi della Palestina.

Nel corso di due secoli si sono edificati circa cinquanta edifici. Fra questi vi sono le 43 cappelle che raffigurano scene della vita di Gesù e di Maria.

La trentottesima cappella è quella della Crocifissione. Probabile opera di Gaudenzio Ferrari.

Quello di Varallo è l’unico fra i Sacri Monti che permette l’ingresso del visitatore all’interno di alcune cappelle. Accogliendoli in uno spazio coperto posto prima della figurazione.

In tutti gli altri le raffigurazioni religiose sono visibili ai pellegrini solo dall’esterno e tramite grate.

La gran parte dei Sacri Monti sono situati in Piemonte e Lombardia, tanto da poter parlare di un sistema dei Sacri Monti prealpini. I Sacri monti arte e storia.

Da qui ci si spinge in Svizzera, nel Canton Ticino. Dove nel distretto di Locarno nel comune di Orselina è edificato il Sacro Monte del santuario della Madonna del Sasso.

L’ampio sviluppo in queste località di luoghi di devozione è dovuto alla vicinanza di quelle terre a quelle di religione protestante.

L’opera e lo spirito di San Carlo Borromeo e il clima instaurato dalla Controriforma cercano anche con queste costruzioni di esorcizzare quella pericolosa presenza.

Questo non esclude la presenza o la testimonianza di queste architetture sacre in tutta Italia e in Europa.

A seguito della Riforma protestante numerosi edifici devozionali sono distrutti. Questo avviene perché edificati nei territori che vivono lo scisma. I Sacri monti arte e storia.

Su questo punto è significativa la lettura delle considerazioni di Samuel Butler. Pubblicate nelle pagine del suo libro: Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Canton Ticino.

Il volume è un appassionato e interessante diario di viaggio pubblicato nel 1881.

La traduzione italiana: Alpi e santuari, viaggio curioso di un grande scrittore inglese tra valli, campanili e tradizioni. A cura di Pier Francesco Gasparetto. Casale Monferrato. Piemme. 1991.

Lo scrittore inglese era solito trascorrere le vacanze estive in Italia. I Sacri monti arte e storia.

Pubblica nel 1888. Un altro studio di argomento simile. Intitolato: Ex voto An account of the Sacro Monte or new Jerusalem at Varallo Sesia. With some notice of Tabachetti’s remaining work at the sanctuary of Crea.

Nel libro descrive gli affreschi di Gaudenzio Ferrari visibili a Varallo Sesia.

La traduzione italiana: Ex voto studio artistico sulle opere d’arte del S. Monte di Varallo e di Crea. A cura di Angelo Rizzetti. Novara. Tipolitografia Dei Fratelli Miglio. 1894. 

L’affermarsi dei Sacri Monti permette la nascita un’ampia schiera di maestranze specializzate nella realizzazione degli apparati decorativi tipici di questi luoghi. I Sacri monti arte e storia.

Pittori, scultori e artigiani che passando da un cantiere all’altro.

Codificano e trasportano la loro competenza artistica e tecnica da un Sacro Monte all’altro. In qualche modo standardizzandone l’esecuzione e gli elementi di abbellimento.

Tutti i Sacri Monti sono caratterizzati da cappelle con una decorazione plastica e pittorica di intenso intento teatrale.

Internamente si trovano scene composte da statue in grandezza reale. Circondandole di giochi prospettici e ambientandole in ambienti naturali affrescati alle pareti.

Tutte le figure sono abilmente ordinate. Calate nella realtà del quotidiano.

In alcuni casi vestendole con abiti confezionati in tessuto e facendole interagire con oggetti presi e appartenerti alla vita di ogni visitatore.


Per dirlo con le parole di Samuel Butler,  durante la sua visita al Sacro Monte di Varese.

Guardammo attraverso la grata la prima cappella, oltre l’arco, con un’Annunciazione. La Vergine ha un vero lavabo, con catino e brocca e un pezzo di sapone vero. Le pantofole sono disposte in bell’ordine sotto al letto.

L’UNESCO ha inserito alcuni di questi luoghi fra i patrimoni dell’umanità.

Alcuni Sacri Monti si caratterizzano per la presenza nel luogo di culto di raffigurazioni di Madonne Nere. I Sacri monti arte e storia.

Queste immagini sono considerate fra le figure più sacre della chiesa cattolica.

Sono rappresentazioni della Vergine Maria dove il volto ha un colorito scuro, a volte anche nero.

Le opere sono tradizionalmente attribuite all’operato dell’evangelista e apostolo San Luca che per l’occasione smette gli abiti da medico per indossare quelli d’artista.

La leggenda afferma che il Vescovo di Vercelli di ritorno dalla Terra Santa portò con sé due sculture e un ritratto della Vergine. Tutti eseguiti dall’evangelista Luca. Diffodendone il culto.

Sant’Eusebio è il Vescovo di Vercelli. Interessante è notare che la città di Vercelli è posta lungo la Via Francigena.

La tradizione vuole le due statue sono ora venerate in Piemonte nei santuari dei Sacri Monti di Oropa e di Crea.

Un altro Sacro Monte con una Madonna Nera è quello di Varese. I Sacri monti arte e storia.

La statua lignea è custodita in una teca realizzata nel Settecento. Posta nel santuario di Santa Maria del Monte sopra Varese, punto d’arrivo del cammino che si snoda lungo le cappelle.

Il percorso vuole introdurre il pellegrino ai misteri del Rosario.

Questi sono:. I Misteri Gaudiosi esemplificati dalla prima alla quinta cappella. I Misteri Dolorosi dalla sesta alla decima cappella. Infine i Misteri Gloriosi dalla undicesima alla quattordicesima.

Una quindicesima cappella diviene il santuario. Luogo dove la Madonna nera assurge al ruolo di Vergine Assunta in cielo. L’ultimo mistero del Sacro Rosario.

Non tutti i progetti di Sacri Monti pensati ebbero compimento. I Sacri monti arte e storia.

Sul lago Maggiore ad Arona in provincia di Novara si progettò un Sacro Monte in onore di San Carlo Borromeo.

Il progetto prevedeva un percorso composto da quindici cappelle dedicate alla vita del santo.

Tragitto che avrebbe portato il pellegrino ai piedi di una colossale statua del santo e a una chiesa.

L’opera ideata dal padre oblato Marco Aurelio Grattarola si concluse con  la realizzazione incompleta di tre sole cappelle.

Poco valse l’entusiastica approvazione del cardinale Federico Borromeo. Cugino di Carlo. Arcivescovo di Milano.

Il cardinale Federico Borromeo posa nel luglio del 1614 la prima pietra per la costruzione della chiesa Maggiore.

Nel 1616 a Graglia in provincia di Biella il parroco don Nicola Velotti ideò il progetto per la realizzazione di un monumentale Sacro Monte. Da costruire nell’attuale frazione santuario. I Sacri monti arte e storia.

Pensato composto da 100 cappelle. Dedicate a svariati temi biblici. Disposte lungo il percorso che partendo dal centro abitato porta al Colle San Carlo.

La Cappella dedicata alla Santa Casa di Nazareth è edificata nel 1617. Un luogo che da subito divenne dispensatore di grazie ai devoti.

Si riuscì a costruire poco altro. In fine si optò per la realizzazione di un imponente Santuario.

L’edificio sacro è un progetto dell’ingegnere militare di corte Pietro Arduzzi.

Dedicato alla Madonna Nera e collegato al culto della Nostra Signora di Loreto nelle Marche.

I lavori iniziarono nel 1658 e terminarono nel 1769.

Entrando nel Santuario, in fondo, sulla sinistra, in prossimità del presbiterio, si trova la cappella dedicata alla venerazione della Madonna Nera. Questo locale è edificato rispettando le esatte misure della Santa Casa di Loreto.

La statua è una fedele copia di quella presente a Loreto. Regge sulla sinistra il Bambino Gesù che benedice e sorregge il mondo.

Nel 1620 un anonimo scultore torinese la scolpì in legno di pioppo.

In ingresso alla cappella è appeso un quadro. Raffigura la processione che si svolse a Graglia per ringraziare per la liberazione dalla peste del 1717.

Le opere realizzate per la Cappella della natività sono ora collocate all’interno. Nella vicinanza dell’ingresso. Sulla destra.

All’esterno si trovano i resti della Cappella della presentazione e dell’Adorazione dei Magi.

Poco distante si trova Sordevolo. Una località dove dal 1816, a scadenza quinquennale, si assisteste alla rappresentazione della Passione di Cristo.

 

 

Il Sacro Monte sopra Varese.

 

ALBUM RICORDO – Santuario di Santa Maria del Monte Sopra Varese.

 

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Il Sacro Monte sopra Varese

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Il Sacro Monte sopra Varese

La storia della fondazione del Sacro Monte sopra Varese l’apprendiamo da due brani. Entrambi tratti dal libro Compendiose notizie di Varese e de’ luoghi adiacenti compreso il santuario del Monte. Volume scritto da Giuseppe Ghirlanda. Edito a Milano da Cesare Orena nella stamperia Malatesta. La stampa avviene nel 1817.

155. Ma l’erezione delle cappelle, che i Misteri rappresentano del SS. Rosario, devesi al padre cappuccino Gio. Battista Agguggiari di Monza. (P. Giambattista Aguggiari ndt).

Il quale salendo il monte per predicare a quelle religiose ne formò il progetto. Insinuato con superiore permesso dal pergamo à popoli di Lombardia. Tale eccitò fervore di mandarlo ad effetto e in pochi mesi la somma delle offerte per ciò fatte sorpassò un millione (milione ndt) di lire. Varese, Gallarate, Busto, Somma, Caronno Ghiringhello, e Carnago si distinsero fra le Comuni. I signori Omodei, Litta, Carcano, ed Annoni tra le particolari famiglie. Con tutto questo non bastò un secolo ad opera sì grande. Intrapresa nel 1610 (1604 ndt). Appena nel 1759 ottenne il suo compimento.

152. Su questo monte, reso sacro dalla B. Vergine, e da tanti Santi ivi concorsi, già stavano alcune pie femmine a condurvi solitaria vita, e penitente.

Quando la giovane Catterina Moriggia, o come altri afferma, Ruffini da Pallanza, dopo una visione da gravi autori riferita, che a quel Santuario la chiamava. Visitò nel 1452 quelle eremite, e con loro si trattenne alcuni dì. Attaccate poi esse da pestilenzial morbo, Catterina vi ritornò ad assisterle. Nessuna di loro sopravvisse. Anzi ne rimase infetta ella medesima. Col divino ajuto riavutesi, su quel monte fissò la stabile dimora. A lei poscia si unirono Giuliana Puricelli di Cassina Verghera dipendente da Busto Arsizio. Benedetta da Biumo superiore ed altre Vergini.

Sicché nel 1476. Mediante la cessione che l’arciprete Gasparino Porro fece a quelle pie donne dè fondi della arcipretura. Il loro ritiro è eretto in monastero sotto la Regola ambrosiana di S. Agostino.

Sotto la direzione dell’arciprete del Santuario. Cui nel 1517 è sostituito un vicario curato mercenario, che l’Arcivescovo S. Carlo nel 1583 ordinò in titolo parrocchiale col padronato alle monache. Imponendo al curato l’obbligo del coro, e di confessare i forestieri.

L’elenco dei libri e degli articoli inerenti al Sacro Monte di Varese.

Dati in ordine crescente per anno di stampa. Editi in lingua italiana e straniera fra il XVI° e XIX° secolo.

I libri indicati con * contengono al loro interno pagine sull’argomento.

I libri indicati con ** sono editi in lingua non italiana.

  • Paolo Morigia. Historia dell’origine della gloriosa Madona del Monte posta sopra Varese. Milano 1594.

  • Cesare Tettamanzi. Historia del Sacro Monte Sopra Varese. Diocesi di Milano Nella quale si contengono… : Consacrata a nostra Signora, da P. Cesare Tettamanti Oblato, & Curato di Robecco. Milano per l’her. di Pacifico Pontio & Gio. Battista Piccaglia, 1614.

  • Orìgine, e progresso delle cappelle, fabbricate nel Sacro Monte sopra Varese, rappresentanti li Misteri del Santissimo Rosario. Opera data in luce dalli Deputati per quella Fabbrica, et da essi Dedicata All’Illustrìs. Et Eccellentiss. Prencipe Teodoro Trivultio Prencipe del S.R.I. di Misocho, et Valle Misolcina, Co.Di Melzo, Sig. di Codogno etc., in Milano Appresso Giacomo Lantoni 1623.

  • Domenico Bigiogero. Le glorie della Vergine del Sacro Monte sopra Varese. Diocesi di Milano. Origine e progresso della devozione, monistero, e fabbrica delle sante capelle. Milano. Paolo Antonio Montano in Strada Nuova. Imprimatur il 4 dicembre del 1698. in 4°. Ristampato nel 1732.

  • Nicolò Sormani. Il santuario di Santa Maria del Monte sopra Varese. Ridotto a compendio dal signor Nicolò Sormani. Obblato dottore della biblioteca e del Collegio ambrosiano. In Milan.o Nella stamperia Giuseppe Marelli. 1739. pagine 108. in 24°.

  • * Giuseppe Ghirlanda. Compendiose notizie di Varese e de’ luoghi adiacenti compreso il santuario del Monte. Milano. Cesare Orena nella stamperia Malatesta. 1817.

  • Guida al santuario di Santa Maria del Monte Sopra Varese. Milano dalla tipografia di Antonio Lamperti. 1823. Tavole incise in 16°.

  • Michele Sartorio. Il santuario di Santa Maria del Monte Sopra Varese descrizione storica, artistica e religiosa. Milano. Presso l’editore Andrea Ubicini. 1839. pagine 48. in 16°.

  • Il santuario del Sacro Monte Sopra Varese notizie storiche, artistiche, religiose. Varese. Tipografia di Giuseppe Rainoldi. 1851. pagine 54. Tavole incise in 16°.

  • * Guida ricordo di Varese e suoi dintorni, Varese Tipografia Galli, 1886 pagine 110 Illustrazioni in 16° Brossura editoriale impresso alla copertina anteriore “Guida-ricordo. Varese e suoi dintorni” Da pagina 53 a pagina 61 “Alla Madonna del Monte”.

  • * Giacinto Bianchi, Fra i monti varesini, Varese Tipografia Macchi & Brusa, 1886 pagine 261 in 16° Da pagina 205 a pagina 215 “Al Sacro Monte”.

  • * Giulio Cesare Bizzozero. Varese e il suo territorio guida descrittiva. Per G. C. Bizzozero. Preceduta da cenni geologici del prof. L. Maggi ed illustrata col panorama di Varese. Con incisioni intercalate nel testo e con carta topografica. Varese. Tipografia Ubicini. 1874. pagine 244. Illustrazioni nel testo. Due illustrazioni ripiegate. in 16°. Da pagina 90 a pagina 111 Prima gita: alla Madonna del Monte e al Campo dei Fiori.

  • * Luigi Brambilla Varese e suo circondario. Notizie raccolte ed ordinate dal pr. Luigi Brambilla. Varese Tipografia Ubicini.  1874. Due volumi in 8°. Volume 1° pagine 345 .Volume 2° pagine 314. Da pagina 55 a pagina 91 La Madonna del Monte Velate.

  • sac. Don Luigi Brambilla prof . Alessandro Brambilla da Milano, Guida al santuario della Madonna del Monte Sopra Varese, Varese Tipografia Galli Eugenio, 1877 pagine 78 Illustrazioni in 24°.

  • Il santuario del Sacro Monte sopra Varese notizie storiche, artistiche, religiose. Varese Tipografia Galli successore ad Ubicini. 1879 pagine 60 Una tavola incisa in 24°.

  • * Emilio Motta, Dalla storia del Sacro Monte sopra Varese (Documenti milanesi inediti del sec. XV) contenuto da pagina 7 a pagina 31 nel fascicolo 13° del “Periodico Società Storica Comense” 1884.

  • * Emilio Motta, Ludovico il Moro alla Madonna del Monte sopra Varese contenuto da pagina 175 a pagina 182 nel fascicolo 18° del “Periodico Società Storica Comense” 1886.

  • * Emilio Motta, Ippolita Sforza alla Madonna del Monte sopra Varese contenuto da pagina 335 a pagina 346 nel fascicolo 20° del “Periodico Società Storica Comense” 1886.

  • Guida per la visita alle cappelle del Sacro Monte sopra Varese e breve sunto di storia descrittiva della sua origine e fama. Varese Stabilimento tipo-litografico Galli. 1890 pagine 16 in 24°. Brossura editoriale impresso alla copertina anteriore La B.V.M. del Sacro Monte.

  • * Giansevero Uberti, Guida generale ai grandi laghi subalpini di Como, di Lugano, Maggiore, d’Orta, d’Iseo e di Garda con gite ai laghi minori, alla Valsassina, al Canton Ticino, alla Brianza, al Varesotto e indicazioni di escursioni alpine, Milano, Guigoni, 1890 Da pagina 241 a pagina 244 “Escursioni e gite”.

  • ** Samuel Butler Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Canton Ticino, London 1881 – Seconda edizione identica alla prima London Longmans, Green & C. 1890, in 8° – Terza edizione ampliata London A. C. Fifield, 1913.

 

I Sacri Monti luoghi di storia arte e religione

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Nino Za caricaturista scrittore e mercante d’arte

Nino ZA GRETA GARBO Disegno originale raffigurante il volto della diva

Nino Za il caricaturista lo scrittore e il mercante d’arte

Nino Za è figura poliedrica É il caricaturista lo scrittore e il mercante d’arte.

Giuseppe Zanini è il suo vero nome. Nino Za è lo pseudonimo. Polivalente personaggio. Nato a Milano, l’undici dicembre del 1906. Deceduto a Roma, l’undici marzo del 1996. E’ sepolto a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia.

In vita è pittore, caricaturista, scrittore, gallerista e collezionista d’arte.

L’inizio della sua attività di caricaturista risale al 1927.

Quando lavora in teatro. Esibendosi nell’avanspettacolo. Qui realizzava le sue prime caricature. Con rapido tratto immortalava i personaggi più in voga del momento.

Dal 1930 si assiste all’ufficializzazione della sua attività di pittore caricaturista. Questo avviene  a Udine. Città dove già da qualche anno viveva. Alloggiato presso le zie materne.

Con le sue caricature impone con uno stile personale. Ritraendo, in forma caricaturale, i divi del cinema.

Nelle sue opere si ritrovano i volti di: Greta Garbo. Clark Gable. Sophia Loren. Marilyn Monroe. Sergio Tofano. il registra Federico Fellini, suo grande ammiratore e molti altri.

Fra il 1945 e il 1948, le sue caricature sono pubblicate sul giornale umoristico del PUF, il partito umoristico friulano. 

Raffigurano i personaggi di spicco del Friuli. 

A questa attività affiancò quella di gallerista. Pproponendo mostre di pittori d’avanguardia.

Nel 1952, a Udine, in via Mercato vecchio, apre la “Piccola Galleria”, presso il ristorante Al Monte.

Durante la stagione estiva e invernale l’attività commerciale è trasferita a Cortina d’Ampezzo.

Nel 1955 si rasferisce a Roma. Qui aprirà la Galleria Zanini. Collocata nella centrale via del Babuino e con l’assistenza della moglie Germana Gerardi.

In questo locale sono esposte e vendute le opere dei più importanti maestri figurativi dell’arte italiana del periodo.

Sulle pareti trovavano posto le opere di: Giorgio de Chirico. Massimo Campigli. Felice Casorati. Mario Sironi. Carlo Carrà. Filippo de Pisis. Renato Guttuso. Giuseppe Cesetti. Ottone Rosai. Fiorenzo Tomea. Virgilio Guidi e Arturo Tosi.

Per molti di loro la signora Zanini diventò anche modella e dai loro pennelli escono numerose opere che la ritraggono.

Con la gran parte di questi artisti Nino Za intrattenne forti legami d’amicizia. Collezionò con grande passione e competenza le loro opere.

L’attività della galleria non trascurava gli artisti emergenti. Fra questi i friulani: Giovanni Toffolo Anzil (1911-2000). Giorgio Celibertic (1929). Carlo Ciussi (1930 – 2012). Angelo Variola (1906 – 1974). Giuseppe Zigaina (1924 – 2015)  e lo scultore e scenografo Marcello Mascherini (1906 – 1983).

Questa occupazione commerciale, con il passare del tempo, diventerà predominante.

Allontanando Nino Za sempre più dalla sua attività di disegnatore.

Tanto che, dagli anni quaranta, si perdono notizie delle sua attività artistica e del successo vissuto degli anni trenta.

Ci vorrà un investigatore privato e l’interessamento dell’editore Domenico Del Duca per riportarlo alla caricatura.

Nel 1967 inizia una collaborazione per L’Intrepido. Un settimanale sul quale riprende la pubblicazione delle sue caricature di cantanti e personaggi dello spettacolo.

Dagli anni sessanta Zanini inaugura la nuova occupazione di scrittore. Collaborando con vari giornali e pubblicando racconti su riviste.

Il museo della Caricatura di Tolentino, in provincia di Macerata, ha nella propria raccolta alcune caricature realizzate da Nino Za.

 

La tiratura, l’acciaiatura della lastra, la prova d’autore e la firma

La carta, la filigrana e lo stato

Stampe d’arte e le loro tecniche artistiche

Vittorio Accornero de Testa e le illustrazioni per la Sylvie di Gerard de Nerval

Angelo Bottigelli pittore incisore scrittore e antiquario a Busto Arsizio

 

—–

L’immagine raffigura una caricatura originale realizzata da Nino Za intitolata Greta Garbo.

Disegno originale. Raffigura il volto della diva. Girato verso sinistra, a occhi chiusi, con lunghe sopracciglia e con la guancia appoggiata alla mano. Realizzato a gessetti colorati. Usando i colori: nero, giallo, rosso, blu, viola, marrone, bianco e verde.

Il supporto è un cartoncino di color grigio. Misura 44,5 x 29,4 cm. Il disegno occupa tutta la superficie del supporto.

In basso a sinistra, a carboncino nero, la firma (Za) e la data (1930).

In basso al centro a carboncino nero Greta Garbo.

Unito Cartone con dedica di due righe, a carboncino nero, manoscritta, datata e firmata per esteso Nino Za.

 

Bibliografia:

  • Nino Za. Catalogo della mostra antologica tenuta dal 29 settembre al 10 ottobre 1986 a Torino presso il Museo nazionale del cinema. Centro arti umoristiche e satiriche. Edito da Umberto Allemandi nel 1986. Con presentazione di Stefano Reggiani

  • Nino Za. Il caricaturista degli anni ’30. Der Karikaturist der dreissiger Jahre. A cura di Luigi Lambertini. Bologna. Bora stampa. 1982.

  • Nino Za. Uno dei percorsi espositivi della mostra Le arti a Udine nel Novecento. Catalogo della mostra. Udine. Artestudio Clocchiatti. 2001.

  • Un volto del Novecento. Da De Chirico a Campigli. La collezione Zanini. Catalogo della mostra (Udine). A cura di Isabella Reale. Milano. Mazzotta, 2003.

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Angelo Bottigelli pittore incisore scrittore e antiquario a Busto Arsizio

Angelo Bottigelli - Studio per ritratto Impressione

Angelo Bottigelli pittore incisore scrittore e antiquario a Busto Arsizio.

Angelo Francesco Bottigelli è un uomo eclettico: pittore, incisore, scrittore e antiquario.

Apre il suo studio d’arte in via Mazzini a Busto Arsizio, in provincia di Varese.

É anche proprietario di un negozio di antiquariato, ubicato in via Bonsignori. Attività svolta assieme alla moglie Antonietta.

La città di Busto Arsizio lo vide nascere nel 1897. Vivere, lavorare e morire il 14 ottobre del 1989.

Per questa località nutrì un grande e continuato amore.

Sentimento che lo motivò a comporre scritti e poesie in suo onore. A dipingere quadri e incidere lastre con quel soggetto. Diventando, con il suo impegno, un personaggio di spicco della cultura cittadina bustese.

Tuttora, nelle sale delle Civiche Raccolte d’Arte ospitate a Palazzo Marliani Cicogna sono visibili delle sue opere.

In gioventù è un impiegato amministrativo presso la Vizzola.
Intorno ai quarant’anni decide di dedicarsi completamente all’arte. Per questa ragione lascia definitivamente il lavoro impiegatizio.

Angelo Bottigelli inizia a dipingere giovanissimo.

I primi insegnamenti artistici li riceve nella sua città di nascita. Sono dati da Enrico Crespi e dai professori, di scuola tecnica, Bovo e Odilone.

Continuò i suoi studi a Milano presso l’Accademia di Brera. É allievo di Giovanni Lentini, Enrico Felisari e Giannino Grossi.

Agli anni ’20 e ’30 risalgono le sue prime partecipazioni alle mostre bustesi.

Dal 1925 iniziano le sue mostre personali.

Agli esordi si dedicò al ritratto. A questo periodo appartiene il quadro intitolato Estasi, del 1923. Un olio su tavola, di forma ovale.
Pur non abbandonando questa tematica direge i suoi interessi verso il paesaggio.

É autore di suggestivi scorci di montagna e di mare. 

Dal suo pennello uscirono gli angoli caratteristici della città di Busto Arsizio. Un soggetto proposto anche in fogli grafici di grande qualità. Nei quali dimostra una grande bravura.

Apprezzato incisore. Padroneggiò la tecnica dell’acquaforte e del monotipo.

Presso la raccolta di stampe del comune di Milano sono presenti le tre incisioni intitolate: L’argano, Sosta meridiana e Riflessi.

Nel 1951 è tra i fondatori dell’Associazione Famiglia Bustocca. Nella quale per molti anni è il segretario. ed infine Socio Onorario.

Poeta in lingua e vernacolo bustocco. Ottenne con i suoi scritti riconoscimenti e premi.

Angelo Bottigelli Studio per ritratto Impressione.

PULENTA E BRUSCITI

Ti si rigordi dul tempu ch ‘e passà
quandu, insemma ai nostr ‘amisi,
a prepaream cuntenti chel stüà
ch ‘a ga diséam pulenta cui brüsciti?
Roba da leccà i barbisi!
Sa üsea settassi inturnu al nost ‘camén
a cüntà ball e fa rustì i maron,
tegnendu in man un bon bicer da ven
ma non da nustranel, ma da chel bon.
Mò ul tempu al s ‘e cambià, e sa üsa pü
tütt ‘chi bei robi ca sa üsea a chi tempi,
mò gh ‘ e cambià tüscossi, e a gioventü
a l’e cambiàa anca le in d’un mumentu.
Mò in da ‘stu nostar Büsti,
con genti laburiusa e intelligenti,
gh ‘e stei chi c ‘hà truvà a ricetta giüsta
par falla püsse bona e da bon güstu.
L ‘ha pensà ben da falla dulzi.
Finalmenti an ‘ma anca a Busti,
fra tantu lauà da noci e di,
eccu ca gh ‘e un Campi ch ‘à inventà
un dulzi a una manea ch ‘a la sta non indre,
par bellezza e par buntà, a ogni gulusità.
E poeu, dopu a buntà,
eccu che al g ‘ha fei anca ul manten
par fagal disquatà,
inscì che dopu ‘sta surpresa,
e dopu avell gustà,
no sa pudaà oltar che dì:
Chesta si l’e una buntà!

 

Grafica d’arte la tiratura, l’acciaiatura della lastra, la prova d’autore e la firma

Stampa originale antica e moderna: La carta, la filigrana e lo stato

Stampe d’arte e le loro tecniche artistiche

Nino Za il caricaturista lo scrittore e il mercante d’arte

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