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Porcellane cinesi Qing Ching

Porcellane cinesi Qing Ching

Porcellane cinesi Qing Ching.

Porcellane cinesi Qing Ching.

 

 

La dinastia Ch’ing regnò sulla Cina per un lungo lasso di tempo. Il suo governo inizia nel 1644 e si conclude nel 1916, in questi duecentosettanta due anni si susseguono undici imperatori.

I Qing erano una popolazione originaria della Manciuria, una regione situata nel Nord Est della Cina attuale. Dimoravano ai confini dell’impero cinese e con gradualità sconfissero la dinastia Ming e conquistarono il controllo sul regno cinese. Porcellane cinesi Qing Ching.

É durante questa dinastia e in questo periodo che l’industria della porcellana vive un momento stupefacente. Nel quale la produzione ceramica vede sia uno straordinario sviluppo sia il suo perfezionamento. 

In questa epoca alla manifattura imperiale, da secoli attiva a attiva a Ching Te.  Chen, si affiancano, dislocate in tutta la nazione, numerose industrie e fornaci private. Tutte nate in corrispondenza dei luoghi ove la presenza di caolini e pietra feldspatica era più ingente. Porcellane cinesi Qing Ching.

Il primo imperatore appartenete alla dinastia Qing a saliere al trono cinese è Shun Chih. Il suo regno è  caratterizzato da numerose ribellioni.

Una di queste portò al saccheggio e alla distruzione della città di Ching Te. Chen, il centro simbolo della porcellana cinese e il luogo ove aveva sede la manifattura imperiale. Porcellane cinesi Qing Ching.

Alla devastazione di Ching Te Chen, oggi Jingdezhen, avvenuta fra il 1673 e il 1675, segue la sua ricostruzione, terminata verso il 1683. Ci troviamo nel ventiduesimo anni del regno dell’imperatore Kang Hsi o Kangxi, il secondo della dinastia Ch’ing.

É da questo momento che inizia l’ininterrotta fortuna della porcellana cinese, segnata dalla comparsa delle prime porcellane imperiali della dinastia Qing.

A questo periodo datano le due lettere scritte dal gesuita francese François Xavier d’Entrecolles, missionario a Ching Te Chen. Porcellane cinesi Qing Ching.

La prima è datata 1º settembre 1712 e la seconda 25 gennaio 1722, entrambe indirizzate a Parigi, al padre Orty. Queste rappresentano il primo dettagliato resoconto sulla tecnica di fabbricazione della porcellana arrivato in Europa.

Nelle lettere si apprende anche del metodo di decorazione:. Il lavoro di pittura è distribuito nelle stessa bottega fra molti operai. Uno non fa altro che tracciare la prima linea colorata, posta sotto i bordi della base del pezzo. Un altro disegna fiori, mentre un terzo li dipinge. Un altro dipinge solo acqua e montagne, un altro solo uccelli e altri animali. Le figure umane sono eseguite  solo dal più abile. Porcellane cinesi Qing Ching.

Da queste frasi si deduce che il lavoro compiuto da ogni operaio era sempre lo stesso. Inoltre che i pezzi ceramico, prima della loro conclusione, passavano in molte mani. Un metodo che garantiva sia la velocità d’esecuzione sia la qualità del decoro.

A Ching Te Chen, la produzione di oggetti in porcellana faceva capo sia alla manifattura imperiale sia ai numerosi forni privati. Entrambi ricevevano commissioni da parte di mercanti stranieri. Porcellane cinesi Qing Ching.

La prima forniva i pezzi più complicati, quelli con angolature macchinose, come: le terrine, le scatole e i candelieri. Le seconde si occupavano dei pezzi tondi o sferici.

Quest’ultimi, quelli provenienti da forni privati, si presentano con impasti e decorazioni molto variate. Nella maggior parte dei casi, l’impasto è sottile e di color bianco grigio. Porcellane cinesi Qing Ching.

Tutte queste ceramiche sono accumunate dalla tonalità bluastra della coperta. Talvolta possono presentarsi con rare e minime macchie nere irregolari. Oppure, per i pezzi di maggiori dimensioni, con la perdita della coperta, localizzata attorno al bordo inferiore esterno.

Queste porcellane sono più facilmente soggette a leggere inclinature, le felure, raramente si presentano con profonde scheggiature. 

Porcellane cinesi Qing Ching

A questi tempi risale la consuetudine di classificare gli oggetti in porcellana in famiglie. Dove l’appartenenza  si fonda sul colore più utilizzato nella resa del disegno o sulla superficie di fondo.

Inizialmente abbiamo le famiglie: verde, gialla e nera.

A queste, durante i regni degli imperatori Yung Cheng e Ch’ien Lung, si aggiungerà la rosa. Porcellane cinesi Qing Ching.

Questa suddivisione è ancora utilizzata, riguarda anche le porcellane di recente fabbricazione che replicano quelle antiche.

Per queste porcellane l’attribuzione a un periodo deve avvenire valutando: il.  Tipo di pasta, la Tonalità dei colori, il Disegno della composizione e le Iscrizioni apposte. Porcellane cinesi Qing Ching.

 

Gli smalti propri della famiglia verde o famille verte si compongono di due sfumature di verde, da questo ne deriva il nome. Unite ai colori: rosso ferro, giallo e melanzana. A questi occasionalmente si aggiunge lo smalto di color nero. 

Inizialmente il color blu era dato sotto coperta, in seguito sostituto con lo smalto di analoga tinta. Porcellane cinesi Qing Ching.

Tutte queste porcellane sono decorate con scene di genere.

In questo vario repertorio troviamo:. Delle stanze popolate da molteplici persone, Edifici posti nelle vicinanze di laghi,. Uccelli e piante fiorite posti fra rocce, Leoni buddisti che giocano, Draghi,. Giardini fioriti popolati di personaggi e le Raffigurazioni di temi tratti dal Taoismo o dal Buddismo.

É in questo periodo che appaiono i complicati disegni attorno ai bordi. É questa una caratterizzazione che riguarda per lo più i pezzi destinati all’esportazione e meno quelli venduti sul mercato cinese. Porcellane cinesi Qing Ching.

Si assiste anche a un ampliamento delle forme, con l’introduzione di vasi e teiere di sagoma esagonale, ottagonale e quadrilobata.

Porcellane cinesi Qing Ching
Tratto da Anthony Du Boulay PORCELLANE CINESI Mursia 1967

 

 

 

Porcellana cinese.

 

 

 

 

Temi e colori della porcellana cinese antica.

 

 

 

 

Il fascino del Blanc de Chine.

 

 

 

 

Il drago nella mitologia cinese.

 

 

 

 

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

 

 

Ruyi come tu desideri.

 

 

 

 

Albasio Marco – Tè pregiati il Tie Guan Yin.

 

 

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Porcellane Vezzi Venezia Settecento

Porcellane Vezzi Venezia Settecento

Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

Le porcellane Vezzi prodotte in pasta dura a Venezia nel Settecento.

 

Se la fabbrica di porcellana di Meissen e l’alchimista. Johann Frederich Böttger hanno il merito della scoperta e della nascita della fabbricazione della porcellana in pasta dura in Europa. La veneziana Vezzi vanta di essere la prima fabbrica di porcellana in pasta dura nata nella penisola italiana e la terza europea.

La seconda manifattura è quella di Du Paquier, avviata nella città di Vienna, nel 1718. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

Giovanni Vezzi e il padre Francesco per compiere questa impresa si associarono a Christoph Conrad Hunger, un ex dipendente della manifattura di Meissen. Grazie a questo socio riuscirono a ottenere una fornitura di caolino dallo stesso fornitore di Meissen.

 

Due anni dopo questo acquisto la bottega dei Vezzi, con l’aiuto di Hunger, inizia la produzione della porcellana. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

La storia della manifattura delle porcellane a pasta dura prodotta, a Venezia, dalla Casa Eccellentissima Vezzi, per lungo tempo, è rimasta avvolta dal mistero. Tanto che, ancora oggi, per la scarsità dei documenti conosciuti, non è pienamente delineata.

 

Porcellane Vezzi Venezia Settecento

 

Le prime notizie certe sulla manifattura Vezzi si devono alle ricerche di Sir William Richard Drake, avvocato, collezionista d’arte e antiquario. Autore del libro, edito a proprie spese, a Londra, nel 1868, intitolato: Notes on Venetian Ceramics. Un testo basato su documenti d’archivio, ancora oggi, seppur con qualche integrazione, un punto di riferimento per ogni nuova ricerca sull’argomento. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

Solo nel 1935, con lo scritto dello storico dell’arte milanese Costantino Nicola Baroni, seppur con qualche inesattezza, compaiono nuove informazioni.

Il testo è intitolato: Nuovi orientamenti dello studio della ceramica veneziana del Settecento, appare sulle pagine della Rivista di Venezia.

Nel 1936 inizia l’interesse del grande pubblico. Questo avviene per merito di Nino Barbantini e della mostra, da lui allestita a Ca Rezzonico, dedicata alle porcellane di Venezia e Nove. Il nucleo principale delle opere esposte era frutto degli sforzi collezionistici del conte veneziano Marino Nani Mocenigo.

L’Eccellentissima Vezzi rimane in attività per soli sette anni, nasce nel 1720 e chiude nel 1727.

Costituita con soli fini commerciali, priva di sostegni statali, è costretta a cessare l’attività a seguito dei grandi debiti accumulati.

Alla chiusura, i pezzi ceramici a magazzino sono dati in pagamento agli operai. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

La storia più aggiornata delle porcellane Vezzi è tracciata dagli scritti di tre autori: Francesco Stazzi, Carlo Fulignati e Luca Melegati.

 

Questi sono i riferimenti bibliografici:.

  • Francesco Stazzi, Porcellane della Casa Eccellentissima Vezzi 1720-1727, Milano, Vanni Scheiwiller, 1967.

 

  • Carlo Fulignati, Rari inediti della Fabbrica Vezzi,  Faenza Bollettino del Museo internazionale delle ceramiche in Faenza. Anno XCVIII, Numero 2, 2012 Pagine 61-64.
  • Carlo Fulignati, Porcellana Vezzi Il vassoio del vescovo, Faenza,  Litografie artistiche faentine, 1986. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

 

  • Luca Melegati, Giovanni Vezzi e le sue porcellane, Prefazione di Alvar Gonzalez Palacios con una nota di Francesco Stazzi, Milano, Bocca, 1998.

Porcellane Vezzi Venezia Settecento

 

Tutte le immagini sono tratte dalla monografia scritta da Francesco Stazzi, Porcellane della Casa Eccellentissima Vezzi 1720-1727, Milano Vanni Scheiwiller, 1967.

 

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Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

L’origine della porcellana in Europa è ricca d’incredibili vicende e avvincenti intrighi.

Questa nascita avviene nel Settecento e la si deve all’alchimista Johann Frederich Bottger.

 

Uno studioso impiegato sia nella ricerca della trasmutazione in oro dei metalli vili, sia in quella della scoperta della formula per produzione dell’oro bianco. Ovvero della porcellana a imitazione di quella cinese, uno dei materiali, all’epoca, più ricercati e costosi. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Quest’ultimo è un arcano la cui risoluzione gli costò lunghi anni di studio, una prolungata successione di prove fallimentari e la limitazione della sua libertà.

Bottger è forzatamente allontanato dal mondo, espropriato della sua vita privata, sottoposto al lavoro forzato e alla prigionia.

Un isolamento iniziato il 28 novembre 1701. A seguito del suo rapimento, avvenuto a Wittenberg, in Sassonia e la conseguente reclusione, nella Casa d’oro, a Dresda.

Questo era il nome della parte del Residenzschloss Dresden, il castello di corte, adibita a laboratorio. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Per Bottger questo è l’inizio di un lunghissimo tempo di segregazione, compiuto in varie località e in condizioni per lo più squallide. Limitazioni che misero in seria pericolo la sua salute mentale.

Tutto questo impegno gli permise di arrivare dapprima alla realizzazione della ceramica rossa e successivamente della porcellana a pasta bianca e dura. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

Però, con rammarico, non ottenne né di diventare immortale né di saper trasmutare i metalli. Non riuscì dunque a scoprire il segreto della lapis philosophorum, di quella pietra filosofale da molti tanto ricercata e, forse, da nessuno mai trovata.

Dopo lunghe sperimentazioni, i primi concreti risultati si raggiungono il. 15 gennaio del 1708, ma solo in data 28 marzo 1709 l’alchimista si senti di scrivere a Augusto il Forte dicendogli di saper:. Produrre una bella porcellana bianca, oltre a una splendida invetriatura e una decorazione pari a quella dei cinesi, se non migliore”.

Nel 1708 Bottger aveva ventisette anni. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

 

Queste sono frasi scritte e dirette al suo carceriere, a Federico Augusto I,. Duca e principe elettore di Sassonia e re di Polonia, quest’ultimo titolo assunto con il nome di Augusto II di Polonia.

Questo è il monarca sotto i cui artigli era caduto Bottger. Tenuto prigioniero e strettamente sorvegliato perché, sfruttando il suo ingegno e le sue ricerche alchemiche, il re pensava di trarne dei grandi vantaggi. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Questi progressi permisero, nel giugno del 1710, l’avvio della produzione della porcellana a Meissen e l’introduzione di questi primi manufatti nel circuito commerciale.

Il primo incontro con il mercato di questa innovativa produzione avviene alla Fiera di Lipsia, durante la Pasqua del 1710. Questa esposizione era un incontro a scadenza annuale, ove si esponevano e vendevano oggetti di lusso. Il risultato finale non fu dei più incoraggianti, poche vendite e pochissime ordinazioni, dunque l’operazione si concluse con una considerevole perdita.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

La Real Fabbrica di Porcellane di Meißen era sita nel castello di Albrechtsburg. Le ceramiche che usciranno da questa manifattura porteranno, dal 1722, un marchio composto da due spade incrociate. Dipinte in color blu sottocoperta.

Meißen è una località situata vicino alla città di Dresda, quest’ultimo abitato è anche l’ultimo luogo di detenzione forzata di Bottger. In questo sito l’alchimista era volutamente e costantemente tenuto sotto pressione da Augusto il Forte, nella speranza che riuscisse a trovare la pietra filosofale. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

 

La passione di Augusto il Forte per la porcellana era travolgente se non divorante.

Una dimostrazione di questo irresistibile amore è il Japanisches Palais, ovvero il Palazzo giapponese. Un edificio in ordine barocco, edificato a Dresda. Pensato per esporre la collezione di porcellane cinesi e giapponesi del reale.

Una riprova sono i Soldati di porcellana, un accordo per lo scambio di un intero reggimento di Dragoni,. Ceduto in cambio della porcellana cinese di epoca Kang Hsi, raccolta da Federico I di Prussia.

Grandissime somme di denaro uscivano dai forzieri reali ed erano destinate all’acquisto delle porcellane cinesi e giapponesi. Questa passione influenzò anche le sorti della fabbrica di Meissen. Dove da parte del sovrano giungevano grandi ordini, ai quali raramente seguiva il saldo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Una prima conoscenza e descrizione della porcellana compare in Europa sulle pagine de Il Milione di Marco Polo. Dove si ha notizia delle più belle scodelle di porcellana del mondo. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

In Europa, pur avendone la conoscenza e la presenza già in periodo medioevale, la diffusione della porcellana avviene dal Cinquecento. Questo accade a seguito dei commerci marittimi intrapresi dai mercanti portoghesi, ai quali subentreranno quelli olandesi.

Da questo secolo, questo materiale rapidamente inizia a circolare e in breve diventata simbolo di prestigio, potere e buon gusto. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

È questo l’inizio, da qui trae origine la volontà di realizzare una porcellana europea.

Questi albori si presentano con varie e fra loro intrecciate motivazioni.

Da una parte troviamo la misteriosa bellezza del materiale, fatta di un misto fra l’incanto della lucentezza e la trasparenza propria della preziosa porcellana orientale.

A questa si affiancano l’alchimia e la pietra filosofale, come mezzo per indagare e scoprire il segreto della sua costruzione.

Il tutto sostenuto dall’oro, già fonte d’indagine dell’alchimia. Ora necessario per acquistare le sempre più ambite e costose ceramiche. Ricchezza che sarebbe arrivata in grande quantità a chi possedeva il segreto della fabbricazione della ricercata ceramica. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

Desideri acquistare o vendere una porcellana di Meissen ?.

 

 

 

 

La ceramica incontra l’alchimia.

 

 

 

 

Porcellane cinesi Qing Ching. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

 

 

Porcellana danese Royal Copenaghen.

 

 

 

 

La fabbrica di porcellana di Rosenthal.

 

 

 

 

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza.

 

 

 

 

Maioliche in stile compendiario bianchi faentini.

 

 

 

 

Appunti sulla maiolica.

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Porcellana cinese

Porcellana cinese

Porcellana cinese.

Porcellana cinese.

 

Il periodo più significativo per la porcellana cinese inizia con la salita al trono imperiale della dinastia Ming. Questa casa regnante assunse il controllo assoluto sulla Cina dal 1368 al 1644. In questi duecentosettantsei anni di regno si susseguirono diciassette imperatori.

Le caratteristiche principali della porcellana cinese prodotta durante la dinastia. Ming sono la forma massiccia dei pezzi ceramici e la realizzazione, su di essi, di intrigati decori. Questi ultimi ottenuti con l’impiego di colori che dopo la cottura risulteranno notevolmente brillanti.

Ching te chen è una città della Cina, situata nel Fuliang, nella provincia dello Jiangxi. Questa è una località simbolo della porcellana cinese e della sua lavorazione.

Una territorio dove questa attività è favorita dalla presenza di grandi quantità di caolino e di pietra feldspatica. Queste sono le due componenti fondamentali per la fabbricazione della porcellana. Porcellana cinese.

A questo si aggiunge la vicinanza del Chang Jiang, il Fiume Azzurro, e delle sue innate potenzialità nel trasporto delle merci.

La convergenza di tutte queste risorse e la collocazione di. Ching te chen entro una vallata, circondata da montagne, favorirono la creazione in loco di fornaci atte alla lavorazione della porcellana. Porcellana cinese.

Qui si realizzavano tutti i preziosi manufatti ceramici destinati all’uso nella corte imperiale. Questa prerogativa ha inizio durante la dinastia Ming, nel corso del regno del primo imperatore Hung Wu. 

In questo momento inizia la lunga protezione imperiale della fornace e la conseguente concentrazione della produzione della porcellana destinata al palazzo di corte. Porcellana cinese.

Una tutela che si estenderà per un lunghissimo arco di tempo. Iniziato nel XVI secolo e arrivato sino al 1912. Anno che pone fine alla dinastia Qing e nel quale si proclama la prima repubblica cinese.

Nel tempo, la località si afferma, sempre più, come un polo produttivo ceramico. Un accentramento, dove la maggior parte dei manufatti era realizzata dalla manifattura imperiale. Una situazione che favorì anche la nascita di numerosi forni privati, caratterizzati da una produzione di entità ridotta. Porcellana cinese.

Durante il regno dell’imperatore Hung Wu si producono porcellane con decoro in color rosso e in color blu sotto coperta.

A queste si uniscono le ceramiche celadon, realizzate coprendo il manufatto con uno smalto di in colore verde pallido, a evocazione dei manufatti in giada. Porcellana cinese.

 

A questo periodo risale la coppia di imponenti vasi di proprietà della Percival David Foundation of Chinese Art.

Questi sono due manufatti realizzati in porcellana, sontuosamente decorati sotto smalto, in vari toni di color blu.

Al collo recano una estesa scritta, contenente anche la data del realizzo, corrispondente all’anno 1351. Una collocazione temporale che li rende le più antiche porcellane cinesi datate di cui, al momento, si ha conoscenza. 

Il testo calligrafico è posto entro un tipico decoro del periodo, composto di una serrata serie di foglie di forma lanceolata. Un ornamentato dipinto in color blu, sulla cui stesura compare una successione di punteggiature nerastre.

Un altro decoro peculiare del periodo sono le successioni di foglie dalla forma triangolare e appuntita, dipinte in color blu scuro e punti neri. Porcellana cinese.

Tutte le figure raffigurate si caratterizzano per un disegno estremamente preciso.

I Vasi David sono entrambi permanentemente visibili a Londra, al British Museum, nella Sala 95.

Il color blu usato nelle decorazioni è realizzato con l’impiego dell’ossido di cobalto. Porcellana cinese.

Per realizzare la decorazione, il pigmento è miscelato con l’acqua e in seguito applicato sulla superficie della porcellana.

Quest’ultima è un biscuit. Ovvero un materiale ceramico che ha già subito una prima cottura. A seguito di questa si presenta con un aspetto opaco e biancastro. Porcellana cinese.

L’ornamento è poi lasciato seccare, ricoperto di smalto trasparente e la porcellana è sottoposta a una seconda e conclusiva cottura.

Nella porcellana cinese questa tinta è soggetta a numerose variazioni, tutte dovute al cambiamento dei giacimenti di provenienza del colorante. L’importazione si motiva dalla scarsa qualità dell’analogo materiale disponibile nelle miniere locali. Porcellana cinese.

Per tutto il regno Hsuan Te il cobalto impiegato era il Blu di Sumatra. All’uso di questo pigmento si deve la realizzazione delle più pregiate porcellane cinesi in bianco e blu.

Durante il regno dell’imperatore Cheng Te il cobalto impiegato era il Blu Maomettano, cosi chiamato perché preveniente dalla Persia. Porcellana cinese.

Questo pigmento è conosciuto in Cina con il nome di Hoei Tsing.

É caratterizzato dall’inconfondibile tonalità violacea e dall’elevatissimo costo.

Era venduto a peso e costava il doppio dell’oro.

Un altro colorante impiegato nella decorazione sotto coperta della  porcellana cinese è l’ossido di rame,. Il cui utilizzo permette la realizzazione di decorazioni in color rosso puro. I primi pezzi ceramici realizzati con questa tecnica risalgono alla fine del XIV secolo.

L’impiego dell’ossido di rame risulta più difficoltoso rispetto all’ossido di cobalto. Questo perché in cottura richiede una temperatura costante, se questo non avviene il colore sfuma nel marrone e poi nel nero. Porcellana cinese.

I motivi ornamentali dipinti in color blu e quelli in color rosso sono del tutto simili. Entrambi rispecchiano perfettamente le tipologie decorative in auge nel XIV secolo.

L’impiego dell’ossido di rame permise lo sviluppo dei manufatti monocromatici sang de boeuf o sangue di bue. In lingua cinese Long Yao.

Un analogo uso del cobalto consente la realizzazione di pezzi in porcellana di color monocromatico blu cobalto. Porcellana cinese.

Porcellana cinese

In Cina, fin dalla metà del XV secolo, un altro pigmento è impiegato, in ceramica, per la realizzazione del color rosso. Questo è l’ossido di ferro.

Utilizzato perché meno problematico nella cottura. Questo pigmento permise la realizzazione di manufatti monocromatici tra il color corallo e pomodoro.

Altre coperte monocromatiche sono di color bianco, marrone e verde celadon.

Di non facile reperibilità sono le porcellane monocromatiche di color turchese e verde, queste ultime, alcune volte, arricchite da dorature.

Le porcellane di color giallo erano destinate al solo uso dell’imperatore e alla corte. Questa consuetudine con buona probabilità inizia durante il regno Hsuan Te. Porcellana cinese.

 

Porcellana cinese
Tratto da Anthony Du Boulay PORCELLANE CINESI Mursia 1967

 

 

Porcellane cinesi Qing Ching.

 

 

 

 

Temi e colori della porcellana cinese antica.

 

 

 

 

Il fascino del Blanc de Chine.

 

 

 

 

Il drago nella mitologia cinese.

 

 

 

 

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

 

 

Ruyi come tu desideri.

 

 

 

 

Albasio Marco – Tè pregiati il Tie Guan Yin.

 

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Prima edizione Una ricercata rarità

Prima edizione Una ricercata rarità

Prima edizione Una ricercata rarità.

Prima edizione Una ricercata rarità edizione originale.

 

La prima edizione di un qualunque libro raro o antico è sempre un qualcosa di entusiasmante. Questa sua caratteristica, nel bene e nel male, si manifesta sin dal primo istante del suo esordio.

Questo attimo è una occasione che in qualche modo ricorda, un poco, l’evento mondano del ballo delle debuttanti. Per entrambi la preparazione richiede molta cura e per tutti e due non si conosce l’esito finale. Prima edizione Una ricercata rarità.

Per un libro fresco di stampa, questa iniziale opportunità, rappresenta il suo primo momento d’incontro con i suoi probabili lettori edizione originale.

In quel istante un qualunque autore ed editore si augura che non sia anche l’ultimo appuntamento.

Per i volumi più fortunati è già pronta la prima ristampa nel mese della prima edizione. Questa organizzazione e premura ricorda il pittore che sogna Sold out, il tutto esaurito delle vendite, come l’esito finale nella sua ultima mostra. Prima edizione Una ricercata rarità.

In tutti questi casi ci troviamo di fronte a dei veri momenti di suspense. Siamo in un punto cruciale, dal quale dipende il futuro svolgersi della storia.

Forse tutta questa narrazione può spiegare la trepidazione che la prima edizione provoca nel bibliofilo.

 

Ai volumi in prima edizione i bibliofili danno molta importanza Prima edizione Una ricercata rarità edizione originale.

Tanto da battezzarla anche con altri nomi, quali: Edizione originale oppure, il pretenzioso e un poco fuori moda, Edizione principe.

Quest’ultimo termine è impiegato anche nelle descrizioni in lingua francese e latina. Troviamo cosi nella scheda bibliografica la dicitura Édition Prince oppure Editio princeps.

La locuzione latina merita un approfondimento. Prima edizione Una ricercata rarità.

È un espressione che vale solo per i testi redatti nella lingua di nascita dell’autore. Dunque Editio princeps non può essere definita una traduzione in una lingua diversa da quella originale.

Una Editio princeps per essere tale deve rispettare anche altre regole.

Il testo deve essere pervenuto in forma manoscritta e compilato prima del momento della nascita della stampa a caratteri mobili. Prima edizione Una ricercata rarità.

Per questa ragione le Editio princeps sono compilate in lingua latina o greca e curate da umanisti.

Queste caratteristiche la rendono un riferimento per qualunque successiva edizione critica. Questo anche se le fonti, al momento della stampa, non si presentano accurate.

Qual’ è l’Editio princeps più ambita dal bibliofilo? Quella tratta da un manoscritto andato perso!. Prima edizione Una ricercata rarità.

 

Prima edizione Una ricercata rarità

Le prime edizioni, oltre al testo inedito, hanno sempre altro da raccontare, soprattutto se sono l’opera prima.

Un esempio è il romanzo, scritto da Alberto Moravia e intitolato Gli indifferenti. Durante la scrittura, Moravia dimentica in treno parte dei fogli del manoscritto. Per recuperarli li insegue a bordo di un taxi ma, giunto nella stazione successiva, la parte restante del plico cade sul binario. Prima edizione Una ricercata rarità.

Moravia pubblica Gli indifferenti nel maggio del 1929, ha 22 anni. L’edizione è composta da 1300 copie e si stampa a spese dell’autore ma, con i soldi presi a prestito dal padre. Denaro che Moravia recupera in breve tempo con gli introiti delle copie vendute.

Un altro aneddoto legato a Gli indifferenti avviene quando Moravia regala il romanzo a Giuseppe Antonio Borgese, il critico letterario del Corriere della Sera. Prima edizione Una ricercata rarità.

In questa occasione, nel momento di scrivere la dedica, dovette chiedere delucidazioni sul nome da apporre. Domanda che inquietò non poco Borgese ma, questo episodio non influì sulla presentazione del romanzo.

La perdita delle bozze non è un evento così raro come si pensa. Prima edizione Una ricercata rarità.

 

Questo avviene più volte con I ragazzi della Folgore, uno scritto da Alberto Bechi Luserna, illustrato da Paolo Caccia Dominioni.

Dopo la morte dello scrittore e la perdita della bozza, sarà il paziente lavoro di ricostruzione effettuato da Caccia Dominioni a ricomporre lo scritto.

Riscritto non una ma, due volte!. Prima edizione Una ricercata rarità edizione originale.

Questo succede perché la stesura originale, la prima e la seconda riscrittura per varie vicissitudini spariscono. L’edizione apparirà solo con la terza stesura, nel 1956.

Alberto Bechi Luserna non la vedrà la pubblicazione del suo volume. 

La prima edizione di un libro si compone di un numero di copie tutte uguali nel testo e nella stampa. Le sole possibili varianti sono nella rilegatura editoriale. Prima edizione Una ricercata rarità.

Esauriti questi volumi, se il mercato lo richiede, l’editore può decidere per una nuova impressione.

Questa, se si effettua senza importanti modifiche, sarà classificata come una prima edizione in seconda ristampa. Prima edizione Una ricercata rarità.

Nel caso che questa nuova stampa abbia concrete differenze rispetto alla precedente, ci troviamo di fronte a una seconda edizione.

Di tutte queste copie descritte, la più ricercata e pagata è la prima edizione del libro. Segue, con un minore interesse, la seconda edizione. Infine la ristampa ha attrattiva quasi nulla. Prima edizione Una ricercata rarità.

Un esempio lo troviamo nella raccolta poetica Ossi di seppia di Eugenio Montale, dove l’edizione originale è edita a Torino, dall’editore Piero Gobetti, nel 1925.

A questa aggiunti un’introduzione di Alfredo Gargiulo e sei poesie, a tutti gli effetti questa è la seconda edizione. Edita a, Torino, dai fratelli Ribet, nel 1928.

 

Delle prime edizioni esistono numerosi repertori monografici, dalla loro consultazione si ottengono i dati per identificare, con correttezza, l’edizione che si sta studiando. Prima edizione Una ricercata rarità.

Le più conosciute fra queste utili monografie sono:.

  • Jacques Charles Brunet, Manuel du libraire et de l’amateur de livres. Stampato in varie edizioni.
  • Conte Francesco Leopoldo Cicognara, Catalogo ragionato de’ libri d’arte e di antichità, Pisa 1821.
  • Bartolomeo Gamba, Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella italiana letteratura scritte dal secolo XIV al XIX, Venezia 1839. Prima edizione Una ricercata rarità.

Molti sono gli autori impegnati negli studi e nelle ricerche bibliografiche. Fra questi Marino Parenti ricopre uno speciale posizione. Questo per la vastità dei suoi scritti e per il suo ampio impegno divulgativo.

Con i suoi interventi offre un valido aiuto per l’individuazione, la collazione e la catalogazione di un libro in prima edizione. Prima edizione Una ricercata rarità.

Della sua vasta produzione insuperati sono:.

  • Rarità bibliografiche dell’Ottocento. Materiali e pretesti per una storia della tipografia italiana nel secolo decimonono, 8 volumi, Firenze, Sansoni antiquariato, 1953-1964.
  • Bibliografia di edizioni e opere incompiute, Firenze, Sansoni Antiquariato, 1954. Prima edizione Una ricercata rarità.

Prima edizione Una ricercata rarità

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

 

 

 

Repertori bibliografici.

 

Il concetto di prima edizione è chiaro e semplice, è una caratteristica espressa esattamente dal significato delle due parole. Edizione originale Prima edizione Una ricercata rarità.

 

La prima edizione di un libro qualsiasi è la versione di debutto del testo. Quella in cui il volume è stampato e messo in commercio per la prima volta.

Prima della prima tiratura, il libro è solo un testo conservato in un cassetto.

Un elaborato che si presenta come manoscritto, dattiloscritto e, più recentemente, redatto su un computer, utilizzando un programma di scrittura. Prima edizione Una ricercata rarità.

Quando il manoscritto esce dal cassetto, è per essere presentato a un editore. È quest’ultimo che decide il numero di copie da stampare.

In molti casi, la prima edizione, non è mai stampata in un numero rilevante di copie. Questo avviene soprattutto se si tratta dell’opera prima di un autore esordiente. É questo il caso dove l’editore procede con molta cautela, aspettando il riscontro dei lettori. Prima edizione Una ricercata rarità.

Il celeberrimo romanzo intitolato Il Gattopardo, scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ha una prima edizione composta da 2000 copie. Dopo circa due mesi, segue una seconda tiratura di 4000 copie.

Dopo tre anni dalla stampa della sua prima edizione, le vendite arrivano a 400.000 copie. Prima edizione Una ricercata rarità.

Un successo per l’editore e la conferma che questa prima edizione è preziosissima.

Alcune prime edizioni consistono in tirature di poche copie, altre arrivano a male pena alle 100 copie, altre ancora a poche centinaia.

Invece, libri di sicuro successo vantano prime edizioni progettate in migliaia o addirittura milioni di copie. Prima edizione Una ricercata rarità.

Un esempio iconico è Harry Potter e il Calice di Fuoco, il quarto volume della serie, stampato a Londra da Bloomsbury, l’8 luglio 2000. La prima edizione destinata al Regno Unito comprendeva un milione di copie.

Per essere certi che una qualsiasi stampa di un testo sia una prima edizione, è fondamentale conoscere la data esatta di stampa. Quest’ultima il più delle volte è presente sul libro e dichiarata dall’editore. Prima edizione Una ricercata rarità.

La data di stampa è di cruciale importanza. Deve coincidere con quelle presenti nei repertori bibliografici di riferimento. Solo dopo questo controllo si può essere certi di possedere una desiderata prima edizione.

Per tutti i libri il volume in prima edizione è sempre la stampa più preziosa e ricercata. Questo vale soprattutto per i libri antichi e i libri rari. Prima edizione Una ricercata rarità.

Per quest’ultimi, ai fini della valutazione, un ulteriore fattore da tenere ben presente, consapevoli del suo ruolo fondamentale, è lo stato di conservazione del libro.

Quali sono le più ricercate prime edizioni dei libri di letteratura italiana ?. Prima edizione Una ricercata rarità.

Ecco un breve e personale elenco:.

 

BUZZATI DINO.

  • Bàrnabo delle montagne. Milano Roma, Treves Treccani Tumminelli, 1933.
  • Il segreto del Bosco Vecchio. Milano Roma, Treves Treccani Tumminelli, 1935.
  • Il deserto dei Tartari. Milano, Rizzoli, 1940.
  • La famosa invasione degli orsi in Sicilia. Milano, Rizzoli, 1945.
  • In quel preciso momento. Vicenza, Neri Pozza Editore, 1950.

 

CALVINO ITALO. Prima edizione Una ricercata rarità.

  • Fiabe italiane. Raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino. Torino, Einaudi, 12 Novembre 1956.
  • Il cavaliere inesistente. Torino, Einaudi,30 Novembre 1959.
  • Le cosmicomiche. Torino, Einaudi, 19 Novembre 1965.
  • Le città invisibili. Torino, Einaudi, 3 Novembre 1972.
  • Il castello dei destini incrociati. Torino, Einaudi, 27 Ottobre 1973.

 

ECO UMBERTO.

Il nome della rosa. Romanzo. Milano, Bompiani, Settembre 1980.

 

GADDA CARLO EMILIO. Prima edizione Una ricercata rarità.

  • Il castello di Udine. Firenze, Edizioni di Solaria, 30 Aprile 1934.
  • I sogni e la folgore. Torino, Einaudi, 30 Luglio 1955.
  • La cognizione del dolore. Con un saggio introduttivo di Gianfranco Contini. Torino, Einaudi, 26 Aprile 1963.

 

MONTALE EUGENIO.

  • Ossi di seppia. Torino, Gobetti, 1925.
  • La casa dei doganieri e altri versi. Firenze, Vallecchi, 1932.
  • Poesie. Firenze, Parenti, 1938.
  • Le occasioni. Torino, Einaudi, 14 Ottobre 1939.
  • Fuori di casa. Milano Napoli, Riccardo Ricciardi, 1969.
  • Finisterre. Versi del 1940-42, Lugano, Collana di Lugano, 1943.
  • La bufera e altro, Venezia, Neri Pozza, 1956.

 

MORAVIA ALBERTO. Prima edizione Una ricercata rarità.

  • Gli indifferenti. Milano, Alpes, 1929.
  • Le ambizioni sbagliate. Milano, A. Mondadori, 1935.
  • La speranza ossia cristianesimo e comunismo. Roma, Documento Libraio Editore, 20 Maggio 1944.

 

PALAZZESCHI ALDO.

  • Bestie del 900. Con tavole incise in nero e a colori di Mino Maccari. Firenze, Vallecchi, 29 Novembre 1951.

 

PASOLINI PIER PAOLO. Prima edizione Una ricercata rarità.

  • La meglio gioventù. Poesie friulane. Firenze, Sansoni, 1954.
  • Ragazzi di vita. Garzanti, Milano 1955.
  • Una vita violenta. Garzanti, Milano 1959.
  • Donne di Roma. Sette storie, Milano, Il Saggiatore, 1960.
  • L’odore dell’India. Longanesi, Milano 1962.

 

PAVESE CESARE.

  • Prima che il gallo canti. Torino, Einaudi, 26 Novembre 1948.
  • La bella estate. Tre romanzi. Torino, Einaudi, 15 Novembre 1949.
  • La luna e i falò. Torino, Einaudi, 27 Aprile1950.
  • Notte di festa. Racconti 1936-1938. Torino, Einaudi, 22 maggio 1953.

 

SCIASCIA LEONARDO. Prima edizione Una ricercata rarità.

 

UNGARETTI GIUSEPPE.

  • Il porto sepolto. Udine, Stabilimento tipografico friulano, dicembre 1916. 80 copie.
  • La guerre. Une poésie, Paris, Etablissements lux, 1919. 80 copie.
  • Allegria di naufragi, Firenze, Vallecchi, 1919.
  • Sentimento del tempo. Con un saggio di Alfredo Gargiulo. Firenze, Vallecchi Editore, 1933.