Pubblicato il

I libri rari come riconoscerli

I libri rari come riconoscerli

I libri rari come riconoscerli.

I libri rari come riconoscerli.

 

Il desiderio di un qualunque bibliofilo non si limita al solo piacere di collezionare dei libri antichi. Lo spinge, fra questi a selezionare, con accuratezza, i volumi, dell’argomento di suo interesse, qualificati come i più rari.

Il suo fare è mosso da un forte amore verso il libro. Un trasporto che da sempre, in questo più che particolare genere di individui, non si limita al solo testo ma,. Prende in considerazione tutte le qualità dell’edizione.

Quest’ultima, nell’analisi più ingenua, è una caratteristica che si esprime nella peculiarità dei materiali scelti, nelle tecniche di stampa impiegate e nelle caratteristiche della rilegatura. I libri rari come riconoscerli.

La sensibilità del bibliofilo conferisce particolare rilievo all’analisi del tipo di carta impiegata. Per il bibliofilo risulta irresistibile un impressione stampata su carta colorata, paradisiaca quella su pergamena.

Alla carta si lega il formato dei volumi. Il bibliofilo mostra un particolare interesse per i libri antichi e i libri rari di formato minuscolo.

Tutti questi connotati però non possono nulla nei confronti della particolarità da sempre più ricercata ovvero la rarità. I libri rari come riconoscerli.

 

Come individuare quando i libri antichi sono dei libri rari?.

 

Per indentificare quali fra i libri antichi sono anche dei libri rari è sempre utile avvalersi del proprio sesto senso.

Un requisito che tutti i bibliofili coltivano con estrema cura.

Affinandolo con l’esperienza e basandolo su delle ponderate riflessioni.

Manoscritti, codici, incunaboli e libri antichi possono potenzialmente essere tutti dei libri rari. I libri rari come riconoscerli.

 

Questa considerazione è valida anche solo per il mero calcolo dell’età.

Più il tempo passa più aumentano le difficolta di conservazione del materiale di cui i libri sono costituiti. Senza trascurare che la carta è un materiale molto sensibile all’azione dell’acqua e ancora di più all’opera del fuoco.

Le pagine sono anche un gustoso pranzo per una infinità di insetti. Mangia oggi e mangia domani e del nostro libro rimane ben poco di collezionabile.

Sono tutte queste delle buone ragioni che attribuiscono ad ogni libro antico una latente potenzialità di appartenenza alla categoria dei libri rari.

Comunque è bene precisare che i libri rari non devono essere necessariamente dei libri antichi. Rari o rarissimi sono anche edizioni stampate da pochi anni. 

I libri rari come riconoscerli.

Quali sono le categorie entro le quali è più facile reperire i libri rari?.

Un primo orientamento si può delineare dividendo i libri in quattro gruppi.

La distinzione avviene tenendo in considerazione: l’edizione, il contenuto, la curiosità e le caratteristiche proprie dell’esemplare.

L’appartenenza a uno di questi gruppi è un ottimo preludio ma, non basta.

 

Sono libri rari per edizione quelli:.

I libri rari come riconoscerli.

  • Stampati in lingue esotiche.
  • Figurati con importanti illustrazioni.
  • Impressi da celebri tipografi.
  • Editi da stamperie private.
  • Quando l’edizione è composta da poche o ancor meglio pochissime copie.
  • Opere monumentali perché di solito appannaggio delle sole biblioteche.
  • Libri in edizione principe.

 

I libri rari per contenuto comprendono: I libri rari come riconoscerli.

 

  • Opere di storia locale.
  • Libri di cosmologia, scienza, musica e storia del teatro.
  • Volumi di letteratura popolare.
  • Testi erotici.

 

Libri antichi rari per curiosità comprendono:.

 

  • Volumi che trattini di argomenti particolari.
  • Libri proibiti. I libri rari come riconoscerli.
  • Testi scritti da autori burloni, strambi o pazzi.
  • Quando recano difetti nell’edizione.
  • In formati non usuali.

 

 

I libri rari per caratteristiche proprie dell’esemplare comprendono:.

 

  • Le copie uniche. Ovvero quelle superstiti dalle distruzioni, sopravvissute alle fiamme dei roghi.
  • Esemplari in perfette condizioni.
  • Copie con significative dediche.
  • Libri chiosati da importanti personaggi.
  • Con rilegature realizzate da importanti autori o alle armi.

I libri rari come riconoscerli.

Questa classificazione del genere dei libri antichi e dei libri rari non può, per sua natura, essere completa.

Questo è una elencazione che vuole essere il solo punto di partenza.

Uno spunto di meditazione. Un inizio per affinare e perfezionare la propria sensibilità di collezionista. 

I libri rari come riconoscerli

 

 

Nell’immagine:. Hervieux de Chanteloup, Nuovo trattato utilissimo de’ canarini, Venezia, 1724.

 

I libri rari come riconoscerli.

 

Il formato degli incunaboli.

 

 

Le caratteristiche degli incunaboli.

 

 

Il repertorio degli incunaboli.

I libri rari come riconoscerli.

 

L’incunabolo La nascita della stampa e gli incunaboli.

 

 

Appunti di un bibliofilo.

 

 

Libri antichi consigli sulla corretta conservazione.

 

 

Maison A Quantin editeur.

 

 

Il fascino del libro figurato d’autore.

 

 

I libri rari sono un significativo pezzo della nostra storia.

Dei testi che sfidando tutte le avversità sono giunti fino ai nostri giorni.

 

Una fortuna per tutti i libri rari ma, anche e soprattutto, per l’appassionato collezionista. Colui che in questo modo ha la soddisfazione di averli fra le mani. Potendo così sfogliarli e aver il privilegio di riuscire ad apprezzare tutte le loro peculiarità. Da quelle che chiunque può percepire. a quelle che solo i più accaniti topi da biblioteca sanno individuare.

Il formato, ovvero le dimensioni, è una di quelle caratteristiche che non possono sfuggire a nessuno. Anche a chi dai libri, soprattutto se rari e antichi, si è sempre mantenuto a debita distanza.

Esistono libri enormi ed altrettanti piccolissimi o addirittura microscopici.

Come puoi immagine un libro gigantesco ?.

Pensalo grande, con le pagine che misurano ognuna otto per cinque metri. Di questi fogli ne esistono 429, fra loro cuciti a formare un volumone stampato su carta e rilegato in metallo.

Il tutto pesa la bellezza di quindici quintali.

Narra del Profeta Maometto e dell’Islam. Un librone entrato a ragione nel Guinness dei primati.

Ma il sofisticato amatore cosa ricerca ?.

Lui non si ferma certo all’apparenza. Quello che gli frulla nella testa è difficile da esprimere in poche parole, anzi è proprio difficoltoso da raccontare. Forse, può essere, quella tonalità dell’inchiostro. Forse quello spazio bianco a fine frase, può darsi che sia il colore della carta e via di seguito con molti altri dubbi.

Comunque solo lui lo sa e non è certo propenso a dirlo a chiunque!.

Bisogna sapere che l’acquistare dei libri rari è un attività fuori controllo, dai notevoli rischi.

La motivazione non ha un unica spiegazione, può essere il desiderio di avere una copia in prima edizione dello scritto del proprio autore preferito. Per molti rimane difficile non subire il fascino della lettura di un romanzo nella sua edizione originale.

Pensati, seduto in poltrona, con il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa fra le mani. Cogli il momento in cui occhio legge sul colophon: Stampato il 25 ottobre 1958.

L’acquisto può anche essere spinto da un forte interesse verso uno specifico argomento. Il desiderio di conoscere tutti i segreti della materia, narrati da uno dei più noti e riconosciuti specialisti di quel tema.

Quale appassionato gastronomo, alla ricerca dell’ingrediente più segreto, non consulterebbe il libro di Pellegrino Artusi intitolato La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. Il manuale di cucina noto a chiunque e, dal 1891, il riconosciuto manifesto della cucina italiana.

Un’altra ragione è quando si pensa di regalarlo. È un dono, in genere, molto gradito. Questo se si conoscono gli interessi di chi lo riceve e, soprattutto, se non è già parte della collezione del destinatario.

Comunque con i libri rari difficilmente si cade in errore.

Nel caso in cui l libri antichi sono pensati come un omaggio, ci troviamo in un fortunoso caso. Una situazione che una cara amica definirebbe con le parole: Audace ci piace!. Così facendo i libri antichi regalati diventano i portatori anche di qualche taciuto messaggio o augurio.

Ora esaminiamo il caso più difficile: Il collezionista!.

In questa occasione evoco Eduardo De Filippo e Gli esami non finiscono mai.

Ci troviamo dinanzi a un profondo conoscitore dell’argomento. Un’autorità che in altri tempi avrebbe partecipato con successo a un qualunque tele quiz. Un personaggio che, a memoria, ricorda che in quel libro, a quella pagina e in quella riga si legge invece ci dovrebbe essere. Insomma lui stesso è una vivente monografia sul tema.

Questa rimane sempre una esperienza indelebile, una fonte di numerose e rare informazioni.

Quale fra tutti i libri rari acquistare ?.

A ciascuno il suo, usufruendo di Leonardo Sciascia e del titolo del suo romanzo giallo.

Si parte così e in breve tempo si riempie la libreria. In seguito si passa alla disposizione a doppia fila su ogni ripiano. Dopo questo traguardo s’inizia con le mensole a muro, per finire con gli accumuli sparsi in ogni ambiente della casa. Insomma una scelta pericolosa, da ben ponderare.

Se vuoi correre tutti questi rischi, comincia a consultare il mio catalogo oppure contattami.

Pubblicato il

Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio

Manoscritto - Registro delle testimonianze sulla disputa fra Cannobio e Brissago per la divisione degli oneri di decima

Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio.

Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio.

Nella storia dei libri il passaggio dall’uso dell’incipit al frontespizio è un passo determinante.

Il frontespizio di un volume è il punto di lettura iniziale di tutti i libri antichi. Spesso è anche il punto finale.

L’introduzione del frontespizio è uno dei momenti più salienti nella trasformazione del manoscritto in prodotto a stampa.

La più ricca raccolta di testi dell’antichità era custodita nella Biblioteca reale di Alessandria d’Egitto. Costituita attorno al III secolo avanti Cristo. Durante il regno di Tolomeo Filadelfo. Un faraone egizio chiamato Tolomeo II dalla storiografia moderna.

I volumi appartenenti alla Biblioteca reale di Alessandria con buona probabilità erano catalogati in base all’incipit. Termine che deriva dal verbo latino incipĕre. Ovvero incominciare.

In bibliografia indica la citazione della prima o delle prime parole di un testo. Questi rappresentano l’assieme di quei termini che individuano chiaramente ogni volume.

Gli antichi manoscritti iniziavano con la formula: Incipit seguito dal titolo e dal nome dell’autore.

Per esempio. Un manoscritto del XIV cesimo secolo contenente la raccolta di brevi dialoghi scritti in prosa latina da Francesco Petrarca. Intitolata De remediis utriusque fortunae ha come inizio la frase: Incipit liber primus de remediis utriusque fortune Francisci Petrarche.

Questo modo di catalogare basato sull’uso dell’incipit aveva come caratteristica l’indifferenza per il corretto titolo del testo e per il nome dell’autore.

Peculiarità che persisterà per tutto il Medioevo. Diventando la causa delle innumerevoli attribuzioni errate o dubbie di numerose opere.

L’affermazione della stampa permise il contenimento e l’eliminazione dell’ anonimato di molte opere.

Una nuova concezione della proprietà letteraria dei testi e della celebrità dell’autore furono in parte agevolati da questo processo. Due caratteristiche che vanno affermandosi durante il Rinascimento.

La nascita del frontespizio risente dell’abitudine degli amanuensi di porre sulla loro opera la subscriptio.

Una iscrizione contenente l’indicazione del nome del copista o del committente, il luogo e la data di fine del lavoro e delle annotazioni.

A seguito di questa abitudine gli stampatori introdussero il colophon.

Il primo colophon conosciuto inusualmente appare ricco di informazioni. Caratteristica che non si manterrà in molti dei posteriori. Nei quali persisterà l’omissione dell’autore. È composto dal titolo, dal nome dello stampatore, dal luogo di stampa e dalla data completa della fine dell’opera.

Il colophon completo è così composto: Psalmorum codex Johannes Fust & Peter Schoffer Magonza 14 agosto 1457. Libro stampato con caratteri incisi in legno. Ad eccezione di quelli del colophon dove le lettere erano realizzate in metallo.

Le prime comparse del frontespizio furono sporadiche. Furono ad opera di Peter Schoffer nel 1463 e Arnold Therhoernen nel 1470. Entrambi non percepirono la possibilità latente di quella introduzione.

Il frontespizio dei primi libri era molto simile a quelli che al giorno d’oggi è chiamato occhiello generale.

Il loro scopo più probabile era quello di impedire che la prima pagina del libro si sporcasse durante la permanenza in stamperia. Prima di arrivare nelle mani del legatore.

Da questo punto inizia la trasformazione del frontespizio. La pagina del libro che ha subito le maggiori modifiche. Variazioni che permettevano di esprimere i gusti e gli stili delle differenti epoche.

 

Gutenberg e la stampa a caratteri mobili.

Il repertorio degli incunaboli.

L’incunabolo La nascita della stampa e gli incunaboli.

I best seller dell’antichità.

Libri in miniatura editi dalla tipografia Salmin a Padova.

Libri in miniatura il Dantino edito dalla tipografia Salmin a Padova.

il libro autografato e la sua collezione.

Appunti di un bibliofilo

Pubblicato il

La ceramica prodotta a Montelupo Fiorentino

maiolica_ceramica_Montelupo_Fiorentino_lucapiatti_librirarieantichi_antiquariato

La ceramica prodotta a Montelupo Fiorentino.

Montelupo Fiorentino è un comune in provincia di Firenze. Famoso per la straordinaria tradizione della ceramica prodotta dai suoi forni.

Il centro abitato è situato alla confluenza del fiume Pesa e Arno.
Nato da un piccolo castello e da un borgo. É edificato alle porte della città di Firenze.

Acquisisce importanza a seguito della produzione della maiolica.

Destinata sia alle esigenze dei cittadini fiorentini che all’esportazione.
Sono documentati ritrovamenti di ceramica montelupina nelle Filippine, in Scozia e in America Centrale. In quest’ultimo territorio la ceramica giunse a seguito dei primi insediamenti di europei nel luogo.
I primi manufatti conosciuti risalgono alla fine del Duecento.
In questo periodo iniziale dai forni montelupini uscì della ceramica con decori di ispirazione ispano moresca. Dove i soggetti erano dipinti in color blu e la decorazione in prevalenza in verde.
Nel Trecento e nel Quattrocento la produzione ceramica a Montelupo Fiorentino era quantitativamente molto consistente.

Durante il Rinascimento la località divenne uno dei centri di produzione di maiolica più attivi. 

 
Risale alla metà del Quattrocento l’apertura da parte di maestranze monte lupine di fornaci nella vicina città di Firenze.
Questo spostamento fornì un importante contributo allo sviluppo della ceramica quattrocentesca nella città medicea.
 

Sempre in questo periodo degli artisti ceramici impiegati presso le numerose fabbriche di Montelupo Fiorentino cambiarono città.

Andarono a lavorare a Faenza, Cafaggiolo e si spinsero fino in Sicilia insediandosi a Caltagirone.

Questi spostamenti permisero in quelle località d’arrivo la nascita di una tradizione ceramica. 
 

La produzione di ceramica a Montelupo Fiorentino nel Cinquecento e nel Seicento è caratterizzata dalla realizzazione di manufatti ad uso farmaceutico. Un esempio fu la fornitura per le farmacie fiorentine dei domenicani di San Marco e di Santa Maria Novella.

Fra le  maioliche ad uso farmaceutico prodotte a Montelupo Fiorentino è frequente il versatore. Anche chiamato: brocchetta o orciolo. Si caratterizza per il corpo di forma ovoidale e dalla presenza del pippolo, un beccuccio a tubetto.

Nell’ immagine sono raffigurati il fronte e il retro di due versatori. Entrambi prodotti a Montelupo Fiorentino nel XVI secolo.

Fausto Berti nel suo libro intitolato La maiolica di Montelupo Secoli XIV  XVII. Edito nel 1986. Ritiene che esemplari con questo ornamento non possano essere datati prima degli inizi del XVI secolo.

Entrambi presentano dei decori tipici. Uno a foglia di vite. L’altro a palmetta persiana.

Gaetano Ballardini ha definito quest’ultimo motivo decorativo a palmetta e rosetta persiana.

Raffigura un fiore a forma di grappolo. Composto da otto petali appuntiti. Elemento che si ripete sulla superficie decorata.

Questo decoro si diffonde nella maiolica italiana nella seconda metà del XV secolo. Trovando ampio riscontro in Romagna, Toscana e Umbria.

Per il Liverani questo decoro raffigura un turgido frutto a pigna. Visto sia in sezione orizzontale che verticale.
Può presentare delle varianti che lo ravvicinano a volte  al fiore del cardo.

Il decoro è di ispirazione medio orientale. I prototipi si riscontrano a partire dal XIII secolo sopra ceramiche, stoffe e tappeti persiani.

Questo elemento decorativo fu tra i più apprezzati dai vasai monte lupini. Lo utilizzarono per tutto il Cinquecento. Presentandosi con variazioni nell’esecuzione e nei colori. Uscì dall’uso solo agi inizi del seicento.

 

Il Seicento e il Settecento vedono l’affermazione del più famoso decoro montelupino. Nasce una nuova tipologia chiamata gli arlecchini. 

Nome conferito per alludere alla grande ricchezza cromatica della decorazione.

Con minore frequenza la categoria degli arlecchini è chiamata dei mostacci o delle bambocciate.

A questa famiglia ceramica appartengono dei piatti concavi di buone dimensioni. Il diametro si aggira attorno ai 33 cm.

Il soggetto raffigurato è un personaggio del quotidiano. Rappresentato con tono caricaturale e dipinto con ricchi colori.

I pigmenti usati per dipingere queste ceramiche sono vivacissimi. Tipici della tavolozza ceramica di questa località.

Troviamo: il giallo antimonio. Il giallo arancio ottenuto con la ferraccia, antico nome usato per definire la ruggine del ferro. I verdi ramina. I bruno viola ottenuti dal manganese. Infine l’azzurro derivante dal cobalto.

Gli altri due nomi: mostacci o bambocciate. Alludono al soggetto raffigurato.

Un repertorio di personaggi tratti dalla cronaca. Un quotidiano fatto di: gentiluomini, paggi e bravi.
Raffigurati con corsetti a righe. Pantaloni rigonfi. Cappelli piumati.
Con lunghi baffi. I mustache. Da questo particolare nasce il termine mostacci.
Armati di spade, alabarde e moschetti.
Qualche volta a cavallo. Altre volte immersi in scorci di paesaggio.
Sempre dipinti con intento caricaturale. I personaggi più raffigurati furono quelli più temuti: i soldati Lanzichenecchi al soldo di Carlo V.

Questi artisti fanno dell’ironia la loro arma vincente. Con i loro pennelli sbeffeggiando le paure e ironizzando sul presente.

 

Interpretano un racconto intriso di una vivace cultura popolare.

 

Nell’ immagine: Il fronte e il retro del versatore P e del versatore PA. Entrambi prodotti a Montelupo Fiorentino nel XVI secolo.

 

Versatore P con decoro a foglia di vite.
Altezza 24,5 cm.
Diametro della base 8,9 cm.
Diametro della bocca 7,7 cm.
Cartiglio anepigrafo.
Nella parte del corpo sottostante alla base dell’ansa è tracciata la lettera P. Dipinta in color blu.
Il motivo decorativo che ricopre la superficie è realizzato con la tipica versione montelupina del decoro a foglie bipartite di vite, fiori, frutti e viticci. Tutto il decoro è dipinto in color blu.

 

 

Versatore PA con decoro a palmetta persiana.
Altezza 24,5 cm.
Diametro base 8,1 cm.
Diametro bocca 7,4 cm.
Cartiglio anepigrafo.
Nella parte del corpo sottostante alla base dell’ansa è tracciata la lettera PA. Dipinta in color blu.
Il motivo decorativo che ricopre la superficie è realizzato con la tipica versione montelupina del decoro a palmetta persiana.

 

 

 

Pubblicato il

Gutenberg

Libri antichi La Bibbia del Gutenberg

Gutenberg.

I libri antichi La Bibbia del Gutenberg e la stampa a caratteri mobili.

L’attuale esistenza dei libri antichi, il ruolo dell’operato svolto da Gutenberg e la stampa a caratteri mobili sono fra loro tre elementi inseparabili.

 

Nello svolgersi della storia dell’umanità, il compito portato a termine da Gutenberg è di grande importanza. Questo perché, durante la sua vita e con il suo lavoro, diventa una delle principali figure nella nascita e nello sviluppo dell’arte tipografica. 

In questo ambito, si ingegna nell’opera di messa a punto della tecnica della stampa con l’ausilio dei caratteri mobili.

Quest’ultimi sono il mezzo che permette l’impressione del testo su un supporto. Gutenberg.

Sono fusi, a mezzo di matrici, in una lega metallica, realizzati in rilievo e raffigurano la lettera invertita. La caratteristica del metallo impiegato è di fondere a temperature piuttosto basse ed essere abbastanza resistente alla pressione. Gutenberg.

La messa a punto di questo procedimento permette l’inizio di una più ampia diffusione della cultura. In quanto inaugura un processo dove la conoscenza non più veicolata al solo manoscritto, un testo di studio sempre lungo da realizzare e costoso. Gutenberg.

A quest’ultimo si congiungono i libri prodotti a stampa, disponibili in un numero maggiore di copie e a un prezzo inferiore. 

In questi momenti e a seguito degli sforzi operati da Gutenberg si editano i primi libri prodotti a stampa, quelli che ora noi definiamo antichi.

Questi volumi si presentano tutti impressi in serie e fra loro uguali. Una parificazione omogenea anche negli errori, quando questi sfuggono durante il processo di correzione della bozza. Gutenberg.

La caratteristica dell’uso della stampa a caratteri mobili è il permettere di rivedere e correggere il testo da stampare. Dando, in questo modo, alla stampa la bozza corretta. 

Johann Gensfleisch zur Laden zum Gutenberg inizia la sua attività lavorativa come orefice.

Nasce fra il 1394 e il 1399 e decede il 3 febbraio 1468.

Si crede che nel 1460 cessi la sua attività di stampatore. Questo avviene perché colpito da cecità. Gutenberg.

Libri antichi La Bibbia del Gutenberg

I suoi primi esperimenti nell’ambito della stampa risalgono al 1440 e  avvengono nella città di Strasburgo. Da qui in avanti le esperienze acquisite nell’uso del torchio tipografico e dei caratteri mobili in lega metallica migliorano sempre più. Gutenberg.

Queste sperimentazioni permisero l’avvio di un iniziale sfruttamento commerciale, avvenuto intorno al 1450.

Questo primo impiego, o forse uno dei primi, avviene in Germania, nella città di Magonza. Gutenberg.

É in questa località dove prese il via l’iniziativa di stampare il testo della Vulgata o Volgata. Scritto proposto nella versione realizzata dal suo principale autore, Sofronio Eusebio Girolamo. Questa opera è la versione latina della Bibbia, quella in uso nella Chiesa cattolica. Gutenberg.

Questo libro antico è ora conosciuto come la Bibbia a 42 linee.

 

Il nome deriva dalla conta del numero di righe di testo presenti in entrambi le due colonne stampate sulla pagina. Dove per migliorare l’eleganza della facciata tutte le righe terminano allineate sul margine destro. 

La B42 è il primo libro realizzato in Europa a stampa a caratteri mobili. Gutenberg.

 

È composta da due volumi in folio. Uno è formato da 322 fogli e l’altro da 319. Complessivamente 641 fogli, pari a 1282 pagine.

Tutto il testo è composto su due colonne e impresso con un carattere che imita la scrittura gotica. Gutenberg.

Nel primo volume i fogli dal primo al fronte del quinto sono stampati con 40 righe di testo. Il retro del quinto foglio a 41 righe di testo. Solo dal sesto foglio le righe di testo diventano 42.

In tre anni di lavoro Gutenberg stampa 180 copie complessive. Fra queste 40 copie sono impresse su pergamena. Di quest’ultime, ad oggi, se ne conoscono solo quattro. Gutenberg.

Tutti i libri stampati su fogli in pergamena sono, fra i libri antichi, quelli considerati di maggior pregio. Questo perché si presentano meno deperibili della carta e rievocano l’obsoleto codice pergamenaceo. Gutenberg.

La B42 è stampata a Magonza. I lavori per la sua realizzazione iniziano fra la fine del 1452 e gli inizi del 1453 e si concludono nel 1455.

Il primo volume contiene parte dell’Antico Testamento. Il secondo comprende la parte finale del primo e tutto il Nuovo Testamento.

Alla B42 segue la Bibbia a 36 righe. Gutenberg.

 

Anche quest’ultima stampata a Magonza, prima del 1460, probabilmente fra il 1457 e il 1458. Questa è un’edizione sulla quale alcuni studiosi nutrono dei dubbi, negando che sia, in tutto o in parte, opera di Gutenberg.

 

L’operazione di stampa della Bibbia a 42 linee è permessa da due fattori:. La nascita di una società con l’incisore Peter Schoffer o anche Petrus Schoeffer e. Dal prestito in denaro ottenuto dall’orafo Johannes Fust. Gutenberg.

Libri antichi La Bibbia del Gutenberg

Gutenberg non riuscì a far fronte al finanziamento avuto e per questo è citato in giudizio da Fust.

Peter Schöffer è il principale collaboratore di Johannes Gutenberg, assieme realizzano  la Bibbia a 42 linee. Nella causa intercorsa fra Gutenberg e Fust, Schoffer testimonia in favore di Johann Fust.

Quest’ultimo, a fronte del denaro prestato e degli interessi non corrisposti, riceve, a risarcimento, parte dell’attrezzatura di stampa.  Gutenberg.

A questo punto Fust dispone di tutto il necessario per diventare lui stesso uno stampatore. Attività inizia a Magonza, nel 1457, affidandola al tipografo Peter Schoeffer.

 

Il Psalterium Magontinum o Salterio di Magonza è il loro libro d’esordio. Una Editio princeps impressa in lingua latina. É il secondo libro incunabolo stampato, preceduto solo dalla Bibbia del Gutenberg.

Questo volume vanta tre primati. É il primo con il colophon,. A contenere due righe di musica,. A essere impresso a colori, presentando i capolettera incisi e impressi con inchiostri di tre diversi colori: rosso, viola chiaro e blu. 

Al colophon, oltre al nome dello stampatore, il luogo e la data di stampa: Magonza, il 15 agosto 1457.

A questo incunabolo seguono:. Gutenberg.

  • Il Rationale divinorum officiorum di Guglielmo Durante, edito nel 1459.
  • La Bibbia delle 48 linee, edita nel 1462. É il primo libro che presenta la marca tipografica. Gutenberg.
  • Il De officiis di Cicerone, edito nel 1465. É il primo libro stampato con i caratteri greci.
  • L’Herbarius latinus, edito nel 1484, e seguito da dieci ristampe, l’ultima data 1499. Compilato da fonti manoscritte, descrive 150 piante e 96 medicine.

Quindici anni dopo la morte di Gutenberg la stampa era già diffusa in ogni paese dell’Occidente cristiano.

 

 

 

Appunti di un bibliofilo.

 

 

La nascita della stampa in Italia Da Magonza a Subiaco.

 

 

Il repertorio degli incunaboli. Gutenberg.

 

 

L’incunabolo La nascita della stampa e gli incunaboli.

 

 

I best seller dell’antichità. Gutenberg.

 

 

Libri in miniatura editi dalla tipografia Salmin a Padova.

 

 

Libri in miniatura il Dantino edito dalla tipografia Salmin a Padova.

 

 

Il libro autografato e la sua collezione.

Gutenberg.

 

I libri antichi sono una cosa seria!.

 

Tanto seria e profonda che da sempre il mondo del commercio dell’antiquariato si divide fra librai antiquari e antiquari. Due realtà con pochi punti in comune. Gutenberg.

Il commercio dei libri antichi è un ambito specialistico, nel quale molte delle conoscenze si maturano con lo studio e con la conoscenza diretta.

Per ogni librario antiquario, su un libro antico, la prima scottante esperienza da farsi è la collazione. Con questa operazione si controlla la completezza dei libri antichi. Si ricerca la conferma della presenza di tutte le loro parti, senza dimenticarsi delle pagine bianche.

Di sventure ne seguono molte altre, tutte formative. Gutenberg.

Quali la scoperta che la tavola più significa del volume è andata persa. Oppure che le pagine dell’indice sono smarrite o che l’esemplare in esame è mutilo del frontespizio. Dato che la fortuna è cieca e la sfortuna ci vede benissimo, a questi spiacevoli eventi ne possiamo aggiungere molti altri.

Per questa ragione è sempre importante, al momento della compravendita, accettarsi della completezza dei libri antichi. Garantita dal professionista e sempre ricontrollata dal collezionista. Gutenberg.

Ogni librario antiquario e ogni collezionista di libri antichi prima o poi sfoglierà un catalogo d’asta o di vendita stampato da qualche passato collega.

Uno di quelli che erano in attività agli inizi del Novecento. Su quelle pagine ci troverà pubblicato ogni suo desiderio cartaceo. Gutenberg.

Agli inizi del Novecento era consuetudine avere fra i lotti codici pergamenacei miniati e un vasto assortimenti di incunaboli. A quell’epoca e con quella offerta le edizioni del Cinquecento non erano poi così apprezzate. Possiamo immaginare cosa si pensava dei libri editi nel Settecento e nell’Ottocento.

Per il libri antichi quella offerta e quei tempi risultavano già tramontati nel 1932. Anno nel quale il dottor Mario Morgana faceva questa constatazione sulle pagine del suo manuale Hoepli sul restauro del libri antichi. Gutenberg.

Questo assottigliamento è andato sempre più pronunciandosi, fino ad arrivare all’attuale situazione, dove l’offerta di libri antichi è rarefatta.

 

Un libro antico non è detto che sia anche raro, quando avviene è preferibile!. Gutenberg.

 

Ai nostri giorni, la categoria dei libri antichi si è allargata ai libri rari.

Originando un contesto dove non è detto che un libro raro sia anche antico e se questo connubio avviene si è quadrato il cerchio.

 

L’attuale mercato dei libri antichi e rari non vede appartenere a questa categoria solo i libri antichi, ma anche numerose edizioni stampate pochi anni fa.

Quest’ultime, per varie ragioni, diventate difficilmente reperibili sul mercato. Risultando molto più ricercate di tanti altri libri antichi, così definiti solo in base alla loro data di stampa.

Sapendo questo non è ora difficile interessarsi ai libri antichi.

Ci si può avvicinare come collezionista o semplice curioso, ma, in entrambi i casi, non sarà facile sfuggire al loro connaturato fascino.

Una seduzione che principalmente si basa sul loro contenuto.

Un testo che fa trasparire la storia e la cultura racchiusa nelle sue pagine. Affiancato all’eleganza della stampa e alla ricercatezza della composizione grafica. Amplificato dall’aggiunta delle illustrazioni, queste, nei libri antichi, sono delle stampe originali. Delle figure disegnate, incise su lastra ed infine, con ricercata eleganza, impresse nel testo.

Questo fascino non può prescindere dalla loro rilegatura.

Fatta di pelli pregiate ed estesa a tutta la legatura o al solo dorso. Fra i cuoi più usati troviamo il marocchino, la bazzana, il vitello e la pelle di maiale. Il marocchino proviene dalla pelle delle capre. La pergamena dalla concia della pelle di porco e di scrofa. Gutenberg.

Non meno ricercate e gradevoli sono le carte che ricoprono i piatti oppure formano le guardie. Queste nei libri antichi molte volte sono marmorizzate. Ossia realizzate con una decorazione fatta di vari colori che, nel loro assieme, vogliono imitare la superfice dei marmi.

Come vedi i libri antichi sono pieni di storia, non solo nel contenuto, ma anche nella loro ricercata ed artistica rilegatura.

 

I libri antichi sono una continua fonte di suggestioni e di seduzione.

Se vuoi anche tu provare queste emozioni, comincia a consultare il mio catalogo oppure contattami.

Pubblicato il

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza

Ceramica_antica_librirarieantichi_piatto_antico

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza

 

Il procedimento di datazione della ceramica tramite termoluminescenza è una tecnica di indagine scientifica.

Un mezzo impiegato per effettuare la datazione di oggetti realizzati per lo più in terracotta. 

L’utilizzo permette di determinare con limiti accettabili la data di cottura del pezzo ceramico.

Questo impiego ha permesso l’affermazione di questo metodo diagnostico per i manufatti in ceramica.

Diventando un metodo per accertare l’autenticità o la falsità del manufatto.

Promuovendolo a valido ausilio per le istituzioni museali e i mercanti d’arte antica.

E’ un procedimento distruttivo.

Così chiamato perchè per l’applicazione necessita il prelievo dal pezzo da analizzare di un piccolo campione.

Una quantità che raggiunge al massimo il peso di dieci grammi.

Il materiale è sottoponibile alla prova una sola volta. Se necessita un nuovo esame serve un ulteriore campione.

Il prelievo avviene con un trapano a bassa velocità. La sua azione forma un foro del diametro e della profondità di 2,5 mm.

Si cerca di effettuare l’asportazione in un punto situato in una zona mai troppo visibile.

Questa precauzione non è sempre attuabile.

Con la conseguenza che il prelievo del saggio andrà a compromettere l’integrità del pezzo.

Questo avviene agendo sulle ceramiche smaltate e sulle porcellane.

Su questi materiali l’azione del trapano crea un foro che compromette la coperta.

Quando la ceramica presenta dei restauri. Ê possibile il prelievo del campione da analizzare in quella zona.

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza è una tecnica intuita nel 1962.

Il lavoro di perfezionamento è durato molti anni. Giungendo a renderla applicabile e affidabile.

Research Laboraty Oxford University e dal Max Plank Institut Heidelberg sono gli enti promotori delle ricerche.

L’analisi si basa sulle caratteristiche fisiche di alcuni materiali presenti nell’impasto costituente il manufatto ceramico.

Questi diventano accumulatori dell’energia radioattiva naturale. Un potenziale che con il passare del tempo diviene misurabile ed è alla base di questo esame.

Entro l’impasto ceramico l’esame della termoluminescenza è consentito da tre minerali: il quarzo, il feldspato e più raramente lo zirconio.

Quando un oggetto costituito da terracotta è sottoposto a un rapido riscaldamento libera l’energia accumulata nel tempo.

Questa carica si manifesta sotto forma di radiazione elettromagnetica.

Questo permette di azzerare il potenziale radioattivo accumulato nel periodo precedente all’esposizione alla fonte di calore.

Dando inizio a un nuovo accumulo di energia. Coincidente con il momento della cottura.

Questo è il  limite della tecnica. Anche se ipotesi remota. Può avvenire che un recipiente di epoca antica è sottoposto a una seconda cottura.

L’esame è effettuato presso laboratori specializzati.

Prelevando un campione dall’oggetto.

Quindi sottoponendolo a riscaldamento lineare. Passando da 20° C /al sec  fino a 500° C.

Durante questo lasso di tempo si assiste all’emissione di impulsi luminosi. Proporzionali al tempo di accumulo dell’energia radioattiva.

Una acquisizione che inizia dal momento dell’ultima cottura.

Un indicazione sulla data di cottura è ottenuta da una comparazione.

Questa avviene fra le emissioni del campione durante il riscaldamento. Confrontate con quelle dello stesso campione dopo essere stato sottoposto a una dose di raggi beta.

L’età è indicata con una tolleranza. L’intervallo varia da un minimo del ± 5% sino a un massimo del ± 25%.

Intervallo che permette di dare una risposta certa in termini di autenticità del manufatto.

La tolleranza risiede nella quantità di irraggiamento subita durante l’anno.

Una radiazione con energia non costante nel tempo.

Dipendente dal terreno impiegato. Variabile in ogni punto del globo.

Un dato privo di approssimazioni si ottiene solo conoscendo il punto reale nel quale la ceramica è realizzata.

Questa analisi si applica a oggetti archeologici e storici realizzati in ceramica.

É applicabile a: terrecotte, laterizi e porcellane. Si estende ai vetri, alle terre di fusione e ai resti di focolari.

L’affermarsi di questa analisi ha costretto i falsari a prendere delle contromisure.

Risposta che ha privato l’uso della sola termoluminescenza come unico strumento di autenticazione.

Nel mercato antiquario sono entrati oggetti sottoposti ad irraggiamento artificiale. Una esposizione dosata con precisione e alternata con trattamenti termici.

Con queste contraffazioni la validità della tecnica viene meno. 

 

Appunti sulla maiolica

Il singolare fascino del Blanc de Chine

La ceramica incontra l’alchimia

La ceramica prodotta a Montelupo Fiorentino

Maioliche in stile compendiario

Temi decorativi e colori delle porcellane cinesi antiche

I Guidobono e il decoro antica savona in bianco e blu