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Flavio Gallozzi – Nadeshiko Giappone

Flavio Gallozzi - Nadeshiko Giappone

Flavio Gallozzi – Nadeshiko le immagini della seduzione femminile in Giappone.

Flavio Gallozzi – Nadeshiko le immagini della seduzione femminile in Giappone.

 

Il libro e le immagini contenute in questa raffinata edizione sono un omaggio realizzato dal fotografo. Flavio Gallozzi alle donne giapponesi e alla loro intensa femminilità.

Gli eleganti scatti sono tutti pensati e realizzati in bianco e nero e a luce naturale. Questa è una scelta che vuole identificare lo spirito del soggetto. Una voluto porre l’accento su ciò che è,. tralasciando ciò che appare. Il sapiente fuggire da una facile immagine solo accattivante. Flavio Gallozzi – Nadeshiko Giappone. 

 

La ricerca dei soggetti e la realizzazione delle numerose fotografie ha impegnato Flavio Gallozzi per un lungo tempo.

 

Da poco, tutte queste immagini si trovano riunite in forma di libro.

Questa composizione ha permesso la creazione e in seguito la stampa di un’opera intitolata NADESHIKO Il sottile fascino delle donne giapponesi,. The subtle allure of Japanese woman. Flavio Gallozzi – Nadeshiko Giappone. 

Nadeshiko 撫子 è il nome giapponese di un fiore, il garofanino frangiato. In botanica Dianthus superbus.

 

Con il tempo il vocabolo assume un nuovo significato. Diventata una classica espressione giapponese,. Usata per indicare la personificazione della donna ideale. 

Tutte le delicate immagini che illustrano il volume ricercano e commentano un aspetto della bellezza ideale. 

Per la realizzazione di questi scatti Flavio Gallozzi trae sempre ispirazione da un testo poetico o letterario. Da questa lettura nasce un pensiero che matura e volge verso una definizione di una personale visione di un aspetto della donna. Flavio Gallozzi – Nadeshiko Giappone.

Nella impaginazione del libro queste parole ispiratrici sono riportate a lato dell’immagine.

Sfogliando le pagine che compongono Nadeshiko troviamo una galleria di figure femminili.

Tutte scelte perché celebrano le infinite sfumature della seduzione.

 

Palesano quell’incanto che in Giappone trae la sua lontana origine nel mondo popolato dalle figure più enigmatiche e affascinanti di questa terra ricca di tradizioni:. La geisha 芸者 e la maiko 舞妓.

Dal colophon apprendiamo che il libro d’artista, intitolato Nadeshiko, è edito in dieci copie a numerazione romana e tre copie a numerazione araba. Flavio Gallozzi – Nadeshiko Giappone.

Sono in vendita le singole immagini fotografiche, realizzate con stampa chimica in fineart, numerate, autografate e certificate dall’autore.

La tiratura è composta da 6 copie nel formato 70 x 50 cm e 15 copie nel formato 40 x 30 cm.

 

Il libro Nadeshiko nella versione scaricabile

Flavio Gallozzi – Nadeshiko Giappone.

Flavio Gallozzi è un fotografo professionista. Ha lavorato a Londra e Milano. Attualmente vive a Kitakata, in Giappone.

Il suo lavoro mira a documentare con immagini gli aspetti più autentici e meno noti della cultura giapponese.

Chi e cosa ha scritto  di Flavio Gallozzi ?.

 

L’autore sceglie un bianco e nero sofisticato per mostrare un volto pensoso,. Lo scollo di un kimono,. Una mano che sorregge il ventaglio,. Piedi e colli delicati. L’assenza del colore lascia il posto all’uso virtuoso della luce naturale. Promotrice di giochi d’ombre, di profondità, di atmosfere rarefatte cariche di mistero. Flavio Gallozzi – Nadeshiko Giappone.

Le figure femminili sono colte in gesti rituali. Pur se talvolta quotidiani. Nell’espressione di un’esistenza all’insegna di movenze e oggetti garbati, che si tratti di una tazza o un fiore. Gli scatti artistici raccolgono e portano fino a noi la grande lezione dell’estetica giapponese. Flavio Gallozzi – Nadeshiko Giappone. 

Mirabilmente tramandata dal testo cult di uno dei più grandi scrittori moderni del Giappone, Jun’ichiro Tanizaki con il suo Il libro d’ombra. Edito in italiano da Bompiani, scritto nel 1933 ma, mai superato.

Elogio di quell’ombra che rivela ed esalta,. Lungi dal celare, la bellezza intima di cose e umani, accarezzando le linee senza violentarle con un eccesso di luminosità. Posandosi lieve sulle superfici, disegnando con discrezione i contorni di un volto o di una teiera. Indugiando sulla ruvidezza di una porcellana o sulla patina di una lacca. Per disvelare un universo di puro incanto”.

Flavio Gallozzi – Nadeshiko Giappone. 

Testo di

 

C’è qualcosa, nella fotografia di Flavio Gallozzi, che colpisce e affascina. Invita alla riflessione. É la qualità della luce o meglio, del gioco che ombra e luce compiono nelle sue immagini. Questa qualità esalta uno dei soggetti che Gallozzi predilige: la donna giapponese, soggetto di bellezza e sensualità, esaltato attraverso il ritratto. Flavio Gallozzi – Nadeshiko Giappone. 


Passato e presente convivono, nel Giappone contemporaneo, con una intensità che chi non vi è mai stato fatica a immaginare. Gallozzi ce lo racconta magistralmente attraverso le sue immagini di luce e d’ombra. Memore delle parole dello scrittore Tanizaki Jun’ichirō. piacciono a noi Orientali, i sortilegi che traggono il loro potere solo dai giochi d’ombra. 

Non nella cosa in sé, ma nei gradi d’ombra, e nei prodotti del chiaroscuro, risiede la beltà.

Testo di Rossella Marangoni.

 

 

FLAVIO GALLOZZI Il gesto creativo.

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L’armatura e le armi del guerriero giapponese il bushi

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L’armatura e le armi del guerriero giapponese il bushi.

L’armatura e le armi del guerriero giapponese il bushi. In lingua giapponese, il guerriero si chiama bushi. L’armatura che indossa è la yoroi.

A somiglianza delle armature europee anche la yoroi è composta da vari elementi.

Quando indossati hanno la funzione di protezione di varie parti del corpo. Quali la testa, il collo, le spalle, le braccia, il petto, il basso addome, le gambe e i piedi.

L’assieme di tutte queste protezioni costituisce un’armatura completa. Proprietà di un bushi d’alto rango. Militare che combatteva a cavallo. Armato d’arco e spada.

I soldati di rango inferiore si battevano appiedati e armati di lancia. Per loro l’armatura si riduceva nel numero degli elementi.

Lta scelta di diminuire la protezione è imposta da due fattori.

Dall’elevato costo dell’intero equipaggiamento e dall’impossibilità per un uomo di sostenere il peso di un’armatura completa. Quando privo dell’ausilio di un cavallo.

La costruzione delle armature nipponiche si ispira a un modello che nel tempo rimase costante nei componenti. Le varianti riguardavano esclusivamente la realizzazione del singolo pezzo.

Questa è una prima caratteristica dell’armatura e delle armi del guerriero giapponese il bushi.

Le epoche più remote vedono yoroi costruite con scaglie di cuoio. Cucite su pezzi di stoffa. In seguito, il cuoio è laccato o sostituito con piastre di ferro o acciaio.

Tutti questi elementi di protezione erano lavorati nella forma e nella grandezza. Questo per meglio adattarsi alla superficie da proteggere.

Dal tardo periodo Heian, l‘armatura subisce un’evoluzione. Gradualmente, comincia ad essere realizzata da lamine di ferro. Fissate fra loro da cordicelle in seta o pelle.

In ogni periodo il cuoio rimarrà sempre presente fra i materiali formanti la yoroi.

Sia come materiale base. Sia come connettivo per i vari pezzi componenti l’armatura.

Questo utilizzo avveniva perché il pellame è un elemento protettivo estremamente mobile.

Permette di assecondare i movimenti veloci e frequenti del corpo del soldato sul campo di battaglia. Ai quali seguiva un riposizionamento nella corretta sede di tutti gli elementi costitutivi fra loro nastrati.

La costruzione della yoroi mirava a privilegiare la leggerezza e la possibilità di mobilità. Questo andava a discapito della protezione.

In Europa avvenne l’opposto. Il cavaliere era mosso dal desiderio di una difesa il più possibile efficace. Questo portava a realizzare i pezzi costituenti l’armatura di notevole peso.

In Giappone leggerezza e mobilità si affermano per varie ragioni:

Le armi giapponesi, rispetto alle europee, erano più leggere e maneggevoli.

Un ruolo non ultimo lo ricoprì il clima giapponese.

Influì anche la consapevolezza che il colpo diretto di una freccia e in seguito di una pallottola poteva trapassare qualunque protezione. Tanto che si diffuse l’idea che era quasi inutile portare un’armatura.

Questo pensiero fece si che il bushi, nei campi di battaglia, si abbandonava al fatalismo.

Per un guerriero giapponese l’armatura doveva essere un compromesso. Combinando dei materiali che offrivano la massima protezione in caso di penetrazione ma, contemporaneamente dovevano essere leggeri e facili da portare e trasportare. Era prassi che tutti i componenti dell’armatura giapponese erano contenuti in una cassa. Di piccole dimensioni. Munita di due maniglie.

La ricerca di protezione aumentava il peso e questo cozzava con la necessità di mobilità, fattore determinante in un combattimento.

Fra gli uomini d’arme giapponesi era idea dominante il pensare che un’armatura troppo pesante era sinonimo di una morte precoce. Questo spiega il perché le armature europee non furono mai popolari in Giappone. Limitandosi a influenzare l’estetica dell’armatura e mai la realizzazione.

Quando l’armatura era protezione durante una guerra. Diventava essenziale l’indossarla in combattimento. Queste yoroi erano ispirate dalla semplicità militare e all’estrema funzionalità. Questo stile dei primordi fu in auge  fino al periodo pre Tokugawa.

Dopo l’unificazione del Giappone e l’ingresso nel periodo Edo, le armature gradualmente iniziano a diventare ingombranti e sontuose. Caratterizzate da ricche decorazioni. Non più strumento di guerra ma indossate come simbolo di potere. Di una posizione gerartica consolidata.

L’epoca che precedette l’affermazione dei Tokugawa è un periodo turbolento. Di continuo scontro fra i vari clan. Dove ogni gruppo di potere cercava di assicurarsi una posizione di superiorità su tutti gli altri.

Questi contrasti erano regolati da eserciti che combattevano delle cruente guerre. Su ampi campi di battaglia. Con soldati protetti da armature.

Il tipo d’armatura o equipaggiamento protettivo indossato in battaglia dal bushi è un fattore determinante nel delineare l’uso e l’evoluzione delle armi impiegate durante gli scontri.

La protezione fornita da un’armatura implicava un uso sofisticato e appropriato degli strumenti d’offesa adottati nello scontro. Al fine di raggiugere e penetrare un bersaglio protetto.

Questa ricerca d’efficacia del colpo inflitto incideva sulla struttura dell’armatura. Modificandola e rendendola più protettiva nel punto vulnerabile. Di conseguenza i miglioramenti apportati si riflettevano sulla tecnica di costruzione e maneggio delle armi.

Questo continuo evolvere si può intuire esaminando l’evoluzione delle punte di freccia.

In un periodo di guerra continua, l’arco e le frecce erano un’arma indispensabile sui campi di battaglia.

Le punte aguzze proprie delle frecce chiamate togari  ya erano abilmente modellate in forme sottili e penetranti. In grado di trapassare le piastre di metallo delle armature.

Al modificarsi della forma delle piastre, sono affiancate da punte forgiate con la forma di una virgola. Queste benché sbilanciate, al momento dell’impatto, erano in grado di infilarsi fra le lamine costituenti le armature.

Queste battaglie videro l’affermarsi:

Dell’impiego sempre più intensivo della cavalleria.

Dell’uso del tiro con l’arco a cavallo e della trasformazione nella forma della spada. La sugata.

Si assiste alla nascita e affermazione del tachi. Una lama molto lunga. Caratterizzata da una profonda incurvatura. Il sori.

Il cui maneggio passa dalle tecniche di affondo ( tsuki ) alle tecniche di taglio ( kiri ).

Questo perché usata da un guerriero a cavallo e diretta verso un soldato appiedato.

L’armatura e le armi del guerriero giapponese il bushi subirono questi condizionamenti

Dopo l’unificazione del Giappone ad opera dei Tokugawa e l‘inizio del periodo Edo si apre un’epoca meno bellicosa della precedente ma, non meno cruenta.

Durante questo lasso di tempo la regolazione dei contrasti si spostò dai grandi campi di battaglie alle vie cittadine, alle residenze signorili e ai castelli. Manifestandosi in intrighi e assassinii.

Questa nuova situazione fece venir meno l’importanza dell’armatura. Portando la sua completa esclusione dalle situazioni di combattimento e alla riduzione a un ruolo ornamentale e cerimoniale.

Contemporaneamente si assiste alla perdita di importanza dell’uso dell’arco e della lancia. A favore della spada chiamata katana e dell’uso del corpo umano come arma nel combattimento.

Corpo da impiegare sia contro uomini armati che non. La cui protezione è affidata a una leggera cotta di maglia o il più delle volte nemmeno a questa.

Tutte queste sono le principali ragioni causa dei mutamenti dell’armatura e delle armi del guerriero giapponese il bushi.

 

Nell’immagine. Una stampa giapponese realizzata da Yoshiiku 芳幾 . L’immagine raffigura Yamanaka Yukimori. Un bushi vissuto dal 20 settembre 1545 al 20 agosto 1578. Un samurai del periodo Sengoku. Al servito il clan Amako della provincia di Izumo. Yamanaka Shikanosuke o Shikasuke erano altri suoi nomi. 

L’incisione è impressa nel 1867. Il terzo anno dell’era Keiō  慶応三年. Dimensioni 縦 24,4 cm × 横1 7,9 cm.

 

鍔 鐔 Tsuba

Catalogo dei fabbri forgiatori di spade giapponesi 刀鍛冶 Katana kaji

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Una cerimonia di harakiri descritta da Lord Redesdale

 

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Cloisonné Giappone tecnica storia

Il Cloisonné in Giappone tecnica e storia

Cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

Il Cloisonné realizzato in Giappone, la tecnica artistica, la storia e il mercato.

 

 

In Giappone, il cloisonné vanta una lunga storia, un’accattivante vicenda e degli abili e raffinati produttori.

 

Il cloisonné è una tecnica artistica che consiste nell’applicazione di paste vitree policrome sopra una superficie metallica. Cloisonné Giappone tecnica storia.

La lavorazione prevede la convergenza dei due diversi materiali: il vetro e il metallo. Il primo fuso e applicato a caldo sul secondo.

L’incontro di queste due distanti sostanze pone questo procedimento a metà strada fra l’arte del vetro e quella dell’oreficeria.

Il cloisonné, in Giappone, è una tecnica conosciuta e praticata da lungo tempo, ma questa lavorazione vanta una storia che tocca molti altri paesi.

Nel Medioevo, questa tecnica artistica trova il suo apice nella città di Bisanzio, l’odierna Istanbul.
Al lavoro di quelle botteghe dobbiamo la realizzazione delle parti iniziali e principali che andranno a costituire la Pala d’oro. Un opera visibile a Venezia, dove è esposta nella Basilica di San Marco. Qui è ancora collocata nell’originale posizione, al retro dell’altare maggiore. Cloisonné Giappone tecnica storia.
La Pala è un capolavoro di oreficeria gotica, si compone di circa 250 smalti cloisonné, fra loro assemblati a illustrare varie scene bibliche.
Sulle superfici di raccordo fra le varie formelle si trova una decorazione formata dall’incastonatura e dall’alternanza di perle e pietre preziose. 
Tutti i pannelli smaltati sono realizzati su una lamina d’argento, in seguito sottoposta a una ricca doratura. Cloisonné Giappone tecnica storia.
Si presentano con diverse dimensioni, di eterogenea origine e di diverse epoche. I più antichi si datano a partire dal X secolo. 

La maggior parte di questi proviene da Bisanzio, realizzati su committenza veneziana.

 

L’arte del cloisonné consiste nel riempire degli alveoli, posti su una superficie metallica, con l’impiego di smalto colorato. Cloisonné Giappone tecnica storia.

 

Con questa operazione si realizza un decoro, costituito dalla correlazione che intercorre fra le varie sostanze coloranti impiegate. Questo abbellimento può assumere svariate forme, fra queste anche la composizione di immagini figurative.

Uno dei primi esempi conosciuti di cloisonnè figurato è custodito nella Basilica di San Pietro a Roma. É una piccola croce reliquiario, databile fra il VI e il VII secolo.

 

Le cavità dove si colloca lo smalto liquido sono delimitate da listelli o fili. Questi risultano leggermente emergenti rispetto al piano della base, potendo, in questo modo, trattenere il contenuto. 

Lo smalto fuso è colato nell’alveolo, raffreddando aderisce sia al piano dell’oggetto sia alle pareti del listello o del filo.

La qualità nella lavorazione si definisce in base alla grandezza delle celle e dei fili. In entrambi i casi, per esprimere la migliore varietà, devono essere delle dimensioni più ridotte possibili. Cloisonné Giappone tecnica storia.

 

Per gli esemplari più antichi i listelli sono saldati direttamente sulla superficie dell’oggetto.
In Giappone, questo metodo costruttivo decade verso la fine del XIX secolo. Da allora i fili sono incollati, con l’ausilio della colla di riso, sul supporto metallico.
L’adesivo, nel momento dell’applicazione dello smalto fuso, brucia.

 

 

Il supporto in metallo può essere in rame, bronzo, ottone e occasionalmente in metalli preziosi, come l’oro o l’argento. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Il sostegno metallico è realizzato a fusione oppure partendo da una lamina.

In quest’ultimo caso la lastra è lavorata direttamente con il processo della martellatura. Con questo procedimento, il metallo più frequentemente impiegato è il rame. Materiale dapprima portato a foglio e in seguito battuto. La forma finale è ottenuta dall’unione di più lastre sagomate. Cloisonné Giappone tecnica storia.

La base in rame può necessitare di protezioni nei punti più sporgenti. Queste sono delle rifinite in bronzo. Poste nelle parti più vulnerabili dell’oggetto, come i bordi superiori e inferiori.

 

 

Lo smalto è formato, in proporzioni diverse, da sabbia, sodio e potassio. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Questa miscela quando è esposta al calore si scioglie, formando una massa di colore blu o verde. É quest’ultima il composto impiegato come base per ottenere altri colori. Il processo avviene con l’aggiunta di agenti coloranti, in genere ossidi metallici.

 

 

I cloisonné provenienti dal Giappone devono la loro affermazione a due fattori. Cloisonné Giappone tecnica storia.

 

Il primo trova il fondamento nel fascino esotico che evocano, alla cui costruzione ha anche contribuito la loro antica storia. Il secondo è dovuto ai grandi progressi migliorativi raggiunti nella tecnica.

Una nuova e maggiore perizia che consente sia una lavorazione più raffinata sia la nascita di una maggiore gamma di smalti colorati. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Quest’ultimo miglioramento avviene dal 1875, a seguito della nascita, a Tokyo, della Ahrens Company.

In questa industria si concretizzò la collaborazione fra Tsukamoto Kaisuke e Gottfried von Wagner, 1831 – 1892.
Il primo è un famoso artefice di cloisonné. Il secondo è un chimico tedesco. Trasferito in Giappone, per dare un supporto scientifico alle arti e mestieri tradizionali.

 

In Giappone, la tecnica impiegata per la fabbricazione dei cloisonné è del tutto simile a quella in uso in altri paesi. Può essere descritta e riassunta nei seguenti punti. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Gli smalti in pasta sono compressi nelle celle, in genere ogni alveolo contiene un unico colore.
A questa operazione segue la cottura, realizzata in piccoli forni d’argilla, dove la temperatura d’esercizio dipende dal colore dello smalto in cottura.
Questo avviene perché ogni smalto è caratterizzato da un proprio punto di fusione. Cloisonné Giappone tecnica storia.

La regola vuole che si inizi dagli smalti con un punto di fusione più alto. Per poi proseguire con quelli che via via presentano i punti di fusione più bassi.

La smaltatura dell’oggetto avviene con una successione di cotture a temperature sempre più basse. Questa serie di cotture determina una contrazione dello smalto. Questa mancanza è colmata con l’aggiunta di altro smalto in pasta. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Finita la fase della cottura, l’oggetto è accuratamente levigato.

Questa operazione necessita per far emergere il filo e rimuovere le sbavature dello smalto.

Alla levigatura segue la lucidatura, ottenuta con l’uso di polveri sempre più fini.
Il processo si prolungava fino a raggiungere una patina traslucida.

Il Cloisonné in Giappone tecnica e storia

 

Cloisonné è un termine generale, al suo interno raggruppa molte varianti tecniche. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Il plique à jour.

É questa una lavorazione difficoltosa. La sua esecuzione richiede delle specificità inerenti al corpo metallico dell’oggetto da smaltare. Questo necessita che sia realizzato in solo rame. Inoltre che sia di piccole dimensioni.
Il coesistere di queste due caratteristiche permette di eliminare, attraverso l’azione dell’acido, la parte estranea al decoro. Lasciando, alla fine del processo di corrosione, solo gli smalti e i fili delle celle.
A causa della tecnica di lavorazione gli oggetti lavorati a plique à jour sono per lo più di ridotte dimensioni. Inoltre hanno una valutazione commerciale molto elevata. Cloisonné Giappone tecnica storia.
La tecnica del plique à jour può essere applicata anche in una sola zona dell’oggetto, per esempio nella fascia centrale di un vaso. In questo caso abbiamo una plique à jour parziale.
La fabbrica fondata da Ando Jubei realizzò molti oggetti con questa metodo.

Il moriage.

É una tecnica dove lo smalto, sulla superficie del metallo, è applicato a strati. Questo permette di modulare la decorazione dell’oggetto, lavorandone alcune parti in alto rilievo. Collocandole in una posizione più elevata rispetto a quelle della superficie. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Con questa tecnica hanno lavorato gli artisti occupati presso la Ando Jubei e Kawade Shibataro.

Smalti gin-bari.

Avviene quando lo smalto traslucido è applicato su un fondo composto da un foglio metallico.
Questa tecnica può essere applicata anche in modo parziale. Dando vita a un oggetto dove solo una parte del soggetto decorativo è realizzata con il metodo gin-bari. A questa si accosta il resto dell’ornamento, realizzato con un altro tipo di lavorazione a smalto. In questo modo lavorava Oda Tamashiro.

Musen jippo. Cloisonné Giappone tecnica storia.

É la tecnica più spettacolare e impegnativa. Un metodo padroneggiato solo dai migliori artisti. Inventato e usato in prevalenza da Namikawa Sosuke.

É caratterizzato da smalti che non presentano fili metallici. Quest’ultimi sono rimossi prima della cottura e quando necessari sono impiegati in modo molto accorto.

Gli oggetti smaltati prodotti da Namikawa Sosuke sono fra i più richiesti e pagati dal mercato. É bene sapere che non tutti i pezzi realizzati con questa tecnica sono con certezza attribuibili alla sua opera. Cloisonné Giappone tecnica storia.
A fini speculativi gli operatori commerciali gli riconoscono manufatti non firmati e con caratteristiche stilistiche non sempre vicine alla sua produzione.
I primi oggetti realizzati con questa tecnica datano 1889.

I cloisonnè con corpo smaltato in color blu notte e celle realizzate da sottilissimi fili in argento sono i più comuni da vedersi. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Rimangono sempre degli oggetti estremamente eleganti e la consistente presenza di certo non li rende meno affascinati.

Prodotti nella città di Nagoya, sono caratterizzati da minute celle che realizzano dei complessi decori.

Di questa tipologia, i pezzi migliori sono prodotti nel laboratorio di Hayashi Kodenji o di Hayashi Kihyoe. Cloisonné Giappone tecnica storia.

A Nagoya con la tecnica del cloisonné erano prodotti anche dei pannelli decorativi. Questi erano pensati per venire esposti appesi, il loro decoro raffigurava dei draghi o delle fenici. Questi oggetti sono una tipologia sempre difficile da reperire sul mercato antiquario.

Durante l’epoca Meiji, gli smalti più belli e rappresentativi sono prodotti fra il 1880 e il 1900.

É questo il periodo nel quale il cloisonné prodotto in Giappone acquisisce una tecnica artistica che ne segna la storia, raggiungendo il suo apice.

Prima del 1880 gli smalti sono grezzi e il filo di contorno delle celle è molto evidente. Questa affermazione non esclude la contemporanea presenza anche di pezzi di qualità.

Tutti questi cloisonné presentano un decoro sempre ripetitivo e influenzato dalla produzione tessile. Dove l‘ornamento fa ampio ricorso a motivi decorativi di forma romboidale e più in generale geometrica. Cloisonné Giappone tecnica storia.
Queste caratteristiche rendono questi oggetti poco attraenti e, di conseguenza, poco appetibili sul mercato.

La produzione realizzata fra il 1880 e il 1900 coincide con l’età dell’oro degli smalti giapponesi. Cloisonné Giappone tecnica storia.

In questo lasso di tempo la lavorazione cloisonné in Giappone raggiunge e vanta la sua migliore abilità tecnica. Quest’ultima è alla base della creazione di oggetti che fanno la storia di quest’arte e illustrano il suo migliore periodo.

Questo apice è caratterizzato da un notevole mutamento dello stile decorativo, ora basato su una raffigurazione più realistica e minuziosa del soggetto.

Questo miglioramento nella resa del decoro è anche permesso dalle maggiori competenze tecniche. Queste consentono di inserire nell’ornamento dei piccoli particolari, rendendolo così estremamente accurato. Cloisonné Giappone tecnica storia.
Con questi nuovi progressi tecnici è possibile dipingere paesaggi e composizioni di fiori, foglie e insetti.

 

Nel caso delle coppie di vasi può succedere che i due decori si continuino, passando da uno all’altro, in un gioco senza fine. Su entrambi ritroviamo un soggetto decorativo comune, ma scomposto in due parti. Queste ripartizioni si presentano distinte e complementari. Una è raffigurata su un vaso, continuata e conclusa sull’altro. Da dove riparte e ritermina, originando un moto infinito.
Cloisonné Giappone tecnica storia.
Una similitudine con le UkiyoE, dove il soggetto è espanso su più fogli.

 

Dalla fine degli ottanta del ventesimo secolo si assiste ad un accresciuto interesse per le opere d’arte prodotte durante il periodo Meiji.

Questa tendenza è confermata anche nel presente. Cloisonné Giappone tecnica storia.
Gli oggetti prodotti in questo lasso di tempo sono guardati con distacco da molti conoscitori e collezionisti. Questo non esclude che possono raggiungere quotazioni pari all’arte giapponese tradizionale. Quest’ultima da tempo consolidata nel mercato.

Questa affermazione è valida in generale, ma ben si adatta ai cloisonnè. L’unica espressione artistica giapponese ad aver raggiunto la perfezione tecnica ed estetica durante il periodo Meiji.

Cloisonné Giappone tecnica storia.

In Giappone, prima dell’epoca Meiji, i cloisonné vivono una vicenda inverosimile.

Una storia nata dalla perdita della conoscenza della tecnica di realizzazione. 

Uno smarrimento che fa si che per il cloisonné necessiti una seconda scoperta.

I primi cloisonné realizzati in Giappone sono opera di Hirata Donin. Lui solo conosceva la tecnica di realizzazione e per questo ha fatto la storia iniziale del cloisonné. Cloisonné Giappone tecnica storia.

I suoi smalti sono prodotti attorno ai primi decenni del XVII secolo.
Sono sempre oggetti di piccole dimensioni, quali medaglioni o finiture per la montatura della spada.
La famiglia Hirata si specializzò in questa tecnica. Per duecento anni, produsse oggetti di decorazione sussidiaria, mai oggetti decorativi singoli.

Con gli inizi dell’Ottocento le commissioni diminuirono al punto che il segreto della produzione con questa tecnica si è perso. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Assistendo al paradosso, di una tecnica custodita così gelosamente che i discendenti persero la capacità di realizzarla, ma non il diritto ad eseguirla.

Nell’Ottocento questa lavorazione era quasi scomparsa e rinacque solo dopo anni di esperimenti.

Fra le ragioni della rinascita bisogna annoverare l’interesse commerciale che questi prodotti avevano nei mercati europei. Questo di contro alla scarsa domanda interna giapponese.

Gli inizi della riscoperta della tecnica si devono ad un samurai di nome Kaji Tsunekichi, 1802 – 1883. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Nato e vissuto a Nagoya, viene a conoscenza degli oggetti con decoro a cloisonné dalla lettura di un antico testo. 
Degli oggetti smaltati a lui sconosciuti, dei quali inizia la ricerca.
Appena gli è possibile acquista un manufatto decorato usando questa tecnica artistica. 
Questo avviene nel 1832. Si dice che per carpirne i segreti non esitò a rompere l’oggetto.
Questa sua curiosità gli permise, nel 1883, di compiere, da autodidatta, i suoi primi esperimenti. Dando vita a una serie di seguaci che con le loro ricerche rimisero a punto la tecnica di produzione.

 

 

 

Tsuba La scuola Hirata.

 

 

 

Glossario dei termini giapponesi inerenti le stampe giapponesi ukiyoe.

 

 

 

I netsuke della collezione Lanfranchi.

 

 

 

La perdita d’importanza del netsukè e l’affermazione dell’okimono.

 

 

 

Inro 印籠 Netsuke 根付 Sagemono 下げ物  Suzuribako 硯箱.

 

 

 

Le ceramiche di Sumida Gawa. Cloisonné Giappone tecnica storia.

 

 

 

Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.

 

 

 

La tecnica e il metodo del Kintsugi in Giappone.

 

 

 

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

 

 

Galli e galline nella tradizione giapponese.

 

 

 

L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

 

l’Esposizione d’arte giapponese a Roma nel 1930.

 

 

 

Delle isole del Giappone Descrizioni tratte dai libri antichi.

 

 

 

Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto, Cina, Giappone, Siberia e Russia.

Il cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

 

Nell’immagine in testa:. Una coppia di eleganti vasi con corpo globulare schiacciato e lungo collo. Realizzati con accurata fattura in Giappone nella città di Nagoya. Prodotti avvalendosi della tecnica artistica dello smalto cloisonné. Risalgono all’ultimo quarto del XIX secolo. La decorazione è speculare e situata nella parte inferiore. Raffigura un drago realizzato con smalti dei colori: bianco, grigio e rosso. Le parti non figurate sono ricoperte in smalto di color blu notte.

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Itto Ogami il figlio Daigoro la serie televisiva Samurai

Itto Ogami il figlio Daigoro la serie televisiva Samurai

Itto Ogami e il figlio Daigoro protagonisti della serie televisiva Samurai.

Itto Ogami e il figlio Daigoro sono i protagonisti della serie televisiva trasmessa in Italia con il titolo Samurai.

La serie di telefilm trae la sua trama dal manga intitolato Kozure ōkami, in italiano:. il Lupo Solitario col Bambino. Un fumetto molto famoso in Giappone. Ideato dallo scrittore Kazuo Koike e disegnato da Goseki Kojima.

Narra le avventure di Itto Ogami, rappresentato come un Rōnin ovvero un samurai senza padrone.

A lui è affiancato il giovanissimo figlio Daigoro che lo seguirà nel suo cammino.

La narrazione inizia quando Itto Ogami perde l’appartenenza alla casta dei samurai.

Questo avviene a seguito di una falsa accusa dalla quale non riesce a difendersi, perdendo così l’onore.

Diventanto colpevole del reato di alto tradimento e subendo, come ripercussione, lo sterminio della sua famiglia. Questo eccidio avviene ad opera dal clan Yagyū. Solo il piccolo Daigoro è risparmiato. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Dopo tutto questo Itto Ogami, desideroso di smascherare il torto subito, inizia a combattere per ritrovare la dignità perduta.

In Giappone, la serie televisiva è prodotta dalla Union Motion Picture e dallo Studio Shi. Ê trasmessa dalla Nippon Television dal 1973 al 1976.

La serie è di genere storico. Ambientata nel Giappone di epoca Edo. L’attore protagonista è Kinnosuke Yorozuya che interpreta Ittô Ôgami. A lui è affiancato Akihiro Tomikawa nei panni di Daigoro.

La serie italiana è più volte proposta da emittenti locali. É anche programmata da Rete Quattro e da Italia Sette. É composta da 79 episodi, divisi in tre serie.

Gli episodi della prima serie di Itto Ogami e Daigoro nella serie Samurai sono ventisette. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Questo solo per la versione italiana,. Dove compare Oyuki, un episodio che non è presente nelle versioni di altri paesi.

In corsivo il titolo dell’episodio trasmesso in lingua inglese.

  1. Dramma del passato. My Son and My Sword for Hire.

  2. Il villaggio del terrore. Fangs of the Wolf.

  3. Il messaggio di Seikiki. Ikkoku-Bashi Bridge.

  4. Dolorosi ricordi. Highway of Assassins.

  5. Daigoro e Omatsu. The Lowly Maid.

 

Oyuki. Solo per l’edizione italiana. Itto Ogami Daigoro Samurai.

 

  1. Omatsu. Amya and Anema.

  2. Il fucile di Sakai. The Guns of Sakai.

  3. La difesa della libertà. The Castle Wall Attack.

  4. Il ritorno di Gumbei. Six Roads to Infinity.

  5. Okoh. Baby Cart on the River Styx.

  6. Il rivale di Itto Ogami. Deer Hunters.

  7. Uccidete il Duca. Chiyo’s Boat.

  8. La ladra misteriosa. No Betrayal.

  9. Da oriente a occidente. North to South, East to West.

  10. Erbe miracolose. Night of Fangs.

  11. La fiducia perduta. Cloud Tiger, Wind Dragon.

  12. Degno discepolo. Executioner Asaemon.

  13. Un samurai in piazza. Half Mat, One Mat, Two and a half go of Rice.

  14. La morsa si stringe. The 8 Gate Attack Formation.

  15. Il fiore del ricordo. Chrysanthemum Inn.

  16. La festa dei mercenari. The Crossing Guard.

  17. Un’erba chiamata Kanoji. The Tragedy Of Beku No Ji.

  18. La donna del samurai. Thread of Tears. Itto Ogami Daigoro Samurai.

  19. I traghettatori. The Yagyu Letter.

  20. Un degno erede. Daigoro’s Song.

  21. Agguato mortale. Drifting Shadows. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Gli episodi della seconda serie di Itto Ogami e Daigoro nella serie Samurai sono ventisei, in tutte le lingue:. Itto Ogami Daigoro Samurai.

  1. Il confine tra la vita e la morte. Blackfaces of Death.

  2. Il vento del sud. Dark Southern Winds.

  3. Le cinque ruote. Yagyu Five Prong Attack.

  4. Aspettando la pioggia. The Late Autumn Rain.

  5. L’inverno è già arrivato. Mid Winter Arrival.

  6. Il bambino rapito. The Decoy.

  7. La malattia. The Wolf Cometh.

  8. Prestito di sangue. Japanese Silver Leaf.

  9. Cinque eroi per un assassino. Women’s Castle.

  10. La persecuzione continua. Exorcism Day.

  11. Tre fratelli per Itto. Whistle of the Winter Wind.

  12. Il signore delle campane. The Bell Ringer.

  13. Vendetta nel carcere. The Red Cat Beckons.

  14. La banda degli Orisuke. Footman’s Demise.

  15. Freddo inverno. Destroy Hot Stones.

  16. Il corriere delle sette leghe. Seven Ri Runner.

  17. Il fantasma di Mamesho. Memasho The Cop.

  18. Le lanterne votive. Floating Lanterns.

  19. Il sogno d’inverno. Beginning of Winter.

  20. La barriera di Makone. The Female Inspector.

  21. Le donne degli agenti dell’erba. Resolute Women.

  22. Il maestro d’armi. Suio Style Zanbato Blade.

  23. Il funerale prima della morte. The Living Dead.

  24. La stella cadente. An Ill Star.

  25. La tredicesima corda. Thirteen Strings.

  26. Kozeka. Sayaka. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Gli episodi della terza serie di Itto Ogami e Daigoro nella serie Samurai sono ventisei, in tutte le lingue:. Itto Ogami Daigoro Samurai.

  1. Caccia al lupo. Seeking Immortality.

  2. I quattro sicari. Wet Nurse’s Parasol.

  3. Operazione inferno. No Tomorrow.

  4. Spie in pensione. The Silk Cloud.

  5. Il sapore della cucina materna. A Mother’s Taste.

  6. Il sacrificio di Ayme. Your Life is Mine.

  7. Le cinque sorelle. Five Sisters of Death.

  8. La sposa contesa. Season of Death.

  9. Missione d’amore. Unfortunate Pair.

  10. Il cucciolo. Ominous Path.

  11. Il fiore della felicità. The Flower of Happiness.

  12. Il tiratore scelto. The Hand Cannon.

  13. La luna piena e il Muragumo Yagiu. The Moon of Desire.

  14. Il capo assaggiatore dello Shogun. Omens Good and Bad.

  15. Tamo Abe. Abe the Monster.

  16. La rabbia furiosa di Retsudo. Wildfire.

  17. Il profumo della battaglia. The Scent.

  18. Le bombe a mano di Daigoro. The Roaring Thunder.

  19. L’inondazione. Light on the River of Blood.

  20. Fissandosi negli occhi. The Showdown.

  21. La banda del lupo. Impending Death.

  22. Daigoro / Daigoro e Omatsu. Fathers and Sons.

  23. Battaglia senza luce. Attack in the Shadows.

  24. La difesa delle spade. The Guardian.

  25. Le onde della vita. Waves and Flutes.

  26. Il duello. Swordsmanship. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Un episodio di Itto Ogami e il figlio Daigoro protagonisti della serie televisiva Samurai.

Buona visione.

 

鍔 鐔 Tsuba.

Catalogo dei fabbri forgiatori di spade giapponesi 刀鍛冶 Katana kaji.

Precauzioni e cure da prestare a una lama giapponese.

Tamahagane il metallo per forgiare le spade giapponesi.

Bashin Umabari o Kankyuto.

L’armatura e le armi del guerriero giapponese il bushi.

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Katana e wakizashi le armi bianche del samurai.

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AURITI Giacinto – Dei samurai del bushido e dei 47 ronin.

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Katana e wakizashi le armi bianche del samurai

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Katana e wakizashi le armi bianche del samurai

 

Katana e wakizashi sono le armi bianche che meglio identificano il samurai.

Il samurai era l’unico guerriero autorizzato a mostrarsi in pubblico indossando il daishō 大小. La coppia di spade. Composta da una lama lunga che si identifica con la katana e quella corta chiamata wakizashi.

Il presentarsi pubblicamente con questo armamento era il simbolo di apparenza alla classe sociale dei samurai.

Il termine Daishō proviene dalla riunione di due temini. Il kanji dai 大 che significa lungo e shō 小 traducibile in corto.

Identifica la coppia di lame: tachi 太刀 e tantō 短刀 oppure katana 刀 e wakizashi 脇差.

La katana è portata con il filo di taglio rivolto verso l’alto. Posta al lato sinistro del corpo, infilata nell’obi, la cintura di chiusura dell’abito. L’arma è maneggiava brandendola con le due mani.

Il wakizashi è indossato con il filo di taglio rivolto verso l’alto. Anch’essa infilata nell’obi in posizione obliqua sullo stomaco e con l’impugnatura rivolta sulla destra.

Una terza lama poteva armare il samurai. Questa è il tanto, un coltello, anch’esso portato infilato nell’obi.

Quando il samurai indossava l’armatura la spada usata è la tachi. Appesa sulla sinistra del corpo, con il filo di taglio rivolto verso il basso.

Altre persone autorizzate a portare armi bianche erano i commercianti. che potevano avere una sola lama, quella lunga. Aloro si univano i medici che erano armati di una spada in legno.

Per il samurai l’estrarre la lama dal fodero coincideva con una situazione di pericolo. É il preludio a un duello. Da questa condizione di rischio cercava di fuoriuscire facendo coincidere l’estrazione dell’arma con lo sferrare all’avversario un primo ed unico corpo mortale. 

Il guerriero sceglieva le sue armi vagliando con accuratezza l’efficienza e la bellezza.

Ammirare la bellezza di una lama giapponese è un’operazione che richiede cautela. La prudenza serve per evitare di ferirsi o di ferire qualcuno. Inoltre mira a proteggere la lama da danni, ad esempio, il caso più comune, i graffi.

Per tutelare la bellezza di una lama si mettono in atto molte precauzioni.

La lama in preferenza è conservata in shirasaya. Una semplice montatura realizzata in legno di magnolia. Atta a preservare nel modo migliore la forbitura della lama.

La shirasaya è riposta in una busta di tessuto con la parte dell’impugnatura collocata nella parte superiore del sacchetto.

Il trasporto avviene tenendo la lama, riposta entro il sacchetto, perpendicolare al terreno.

L’estrazione della lama avviene ponendo il tagliente verso l’alto. Con una mano si tiene il fodero e con l’altra l’impugnatura, usando molta delicatezza avviene l’estrazione, facendola scorrere sul mune, il dorso della lama.

Importante è la manutenzione. Questa assolve lo scopo di impedire l’ossidazione della superficie. Avviene con la pulizia della polvere e dello sporco e si conclude con un leggero strato di olio di choji.

Le lame potendo sono conservate in un luogo secco, sempre in posizione orizzontale. Questo mira ad evitare che l’olio dato a protezione si accumuli sulla punta.

Tutte queste precauzioni palesano l’importanza che le NihonTo assumono nella cultura giapponese. Interesse ancora attuale, tanto che ai nostri giorni sono ancora forgiate e commercializzate.

Katana e wakizashi non sono più solo le armi bianche del samurai. Nel XXI secolo le lame giapponesi sono diventate una forma d’arte tipica della sensibilità ed estetica del popolo giapponese. Un tesoro nazionale da conservare e preservare ed in fine un’oggetto ammirato per la sua bellezza.

 

 

鍔 鐔 Tsuba

Catalogo dei fabbri forgiatori di spade giapponesi 刀鍛冶 Katana kaji

Precauzioni e cure da prestare a una lama giapponese

Tamahagane il metallo per forgiare le spade giapponesi

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