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Cloisonné Giappone tecnica storia

Il Cloisonné in Giappone tecnica e storia

Cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

Il Cloisonné realizzato in Giappone, la tecnica artistica, la storia e il mercato.

 

 

In Giappone, il cloisonné vanta una lunga storia, un’accattivante vicenda e degli abili e raffinati produttori.

 

Il cloisonné è una tecnica artistica che consiste nell’applicazione di paste vitree policrome sopra una superficie metallica. Cloisonné Giappone tecnica storia.

La lavorazione prevede la convergenza dei due diversi materiali: il vetro e il metallo. Il primo fuso e applicato a caldo sul secondo.

L’incontro di queste due distanti sostanze pone questo procedimento a metà strada fra l’arte del vetro e quella dell’oreficeria.

Il cloisonné, in Giappone, è una tecnica conosciuta e praticata da lungo tempo, ma questa lavorazione vanta una storia che tocca molti altri paesi.

Nel Medioevo, questa tecnica artistica trova il suo apice nella città di Bisanzio, l’odierna Istanbul.
Al lavoro di quelle botteghe dobbiamo la realizzazione delle parti iniziali e principali che andranno a costituire la Pala d’oro. Un opera visibile a Venezia, dove è esposta nella Basilica di San Marco. Qui è ancora collocata nell’originale posizione, al retro dell’altare maggiore. Cloisonné Giappone tecnica storia.
La Pala è un capolavoro di oreficeria gotica, si compone di circa 250 smalti cloisonné, fra loro assemblati a illustrare varie scene bibliche.
Sulle superfici di raccordo fra le varie formelle si trova una decorazione formata dall’incastonatura e dall’alternanza di perle e pietre preziose. 
Tutti i pannelli smaltati sono realizzati su una lamina d’argento, in seguito sottoposta a una ricca doratura. Cloisonné Giappone tecnica storia.
Si presentano con diverse dimensioni, di eterogenea origine e di diverse epoche. I più antichi si datano a partire dal X secolo. 

La maggior parte di questi proviene da Bisanzio, realizzati su committenza veneziana.

 

L’arte del cloisonné consiste nel riempire degli alveoli, posti su una superficie metallica, con l’impiego di smalto colorato. Cloisonné Giappone tecnica storia.

 

Con questa operazione si realizza un decoro, costituito dalla correlazione che intercorre fra le varie sostanze coloranti impiegate. Questo abbellimento può assumere svariate forme, fra queste anche la composizione di immagini figurative.

Uno dei primi esempi conosciuti di cloisonnè figurato è custodito nella Basilica di San Pietro a Roma. É una piccola croce reliquiario, databile fra il VI e il VII secolo.

 

Le cavità dove si colloca lo smalto liquido sono delimitate da listelli o fili. Questi risultano leggermente emergenti rispetto al piano della base, potendo, in questo modo, trattenere il contenuto. 

Lo smalto fuso è colato nell’alveolo, raffreddando aderisce sia al piano dell’oggetto sia alle pareti del listello o del filo.

La qualità nella lavorazione si definisce in base alla grandezza delle celle e dei fili. In entrambi i casi, per esprimere la migliore varietà, devono essere delle dimensioni più ridotte possibili. Cloisonné Giappone tecnica storia.

 

Per gli esemplari più antichi i listelli sono saldati direttamente sulla superficie dell’oggetto.
In Giappone, questo metodo costruttivo decade verso la fine del XIX secolo. Da allora i fili sono incollati, con l’ausilio della colla di riso, sul supporto metallico.
L’adesivo, nel momento dell’applicazione dello smalto fuso, brucia.

 

 

Il supporto in metallo può essere in rame, bronzo, ottone e occasionalmente in metalli preziosi, come l’oro o l’argento. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Il sostegno metallico è realizzato a fusione oppure partendo da una lamina.

In quest’ultimo caso la lastra è lavorata direttamente con il processo della martellatura. Con questo procedimento, il metallo più frequentemente impiegato è il rame. Materiale dapprima portato a foglio e in seguito battuto. La forma finale è ottenuta dall’unione di più lastre sagomate. Cloisonné Giappone tecnica storia.

La base in rame può necessitare di protezioni nei punti più sporgenti. Queste sono delle rifinite in bronzo. Poste nelle parti più vulnerabili dell’oggetto, come i bordi superiori e inferiori.

 

 

Lo smalto è formato, in proporzioni diverse, da sabbia, sodio e potassio. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Questa miscela quando è esposta al calore si scioglie, formando una massa di colore blu o verde. É quest’ultima il composto impiegato come base per ottenere altri colori. Il processo avviene con l’aggiunta di agenti coloranti, in genere ossidi metallici.

 

 

I cloisonné provenienti dal Giappone devono la loro affermazione a due fattori. Cloisonné Giappone tecnica storia.

 

Il primo trova il fondamento nel fascino esotico che evocano, alla cui costruzione ha anche contribuito la loro antica storia. Il secondo è dovuto ai grandi progressi migliorativi raggiunti nella tecnica.

Una nuova e maggiore perizia che consente sia una lavorazione più raffinata sia la nascita di una maggiore gamma di smalti colorati. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Quest’ultimo miglioramento avviene dal 1875, a seguito della nascita, a Tokyo, della Ahrens Company.

In questa industria si concretizzò la collaborazione fra Tsukamoto Kaisuke e Gottfried von Wagner, 1831 – 1892.
Il primo è un famoso artefice di cloisonné. Il secondo è un chimico tedesco. Trasferito in Giappone, per dare un supporto scientifico alle arti e mestieri tradizionali.

 

In Giappone, la tecnica impiegata per la fabbricazione dei cloisonné è del tutto simile a quella in uso in altri paesi. Può essere descritta e riassunta nei seguenti punti. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Gli smalti in pasta sono compressi nelle celle, in genere ogni alveolo contiene un unico colore.
A questa operazione segue la cottura, realizzata in piccoli forni d’argilla, dove la temperatura d’esercizio dipende dal colore dello smalto in cottura.
Questo avviene perché ogni smalto è caratterizzato da un proprio punto di fusione. Cloisonné Giappone tecnica storia.

La regola vuole che si inizi dagli smalti con un punto di fusione più alto. Per poi proseguire con quelli che via via presentano i punti di fusione più bassi.

La smaltatura dell’oggetto avviene con una successione di cotture a temperature sempre più basse. Questa serie di cotture determina una contrazione dello smalto. Questa mancanza è colmata con l’aggiunta di altro smalto in pasta. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Finita la fase della cottura, l’oggetto è accuratamente levigato.

Questa operazione necessita per far emergere il filo e rimuovere le sbavature dello smalto.

Alla levigatura segue la lucidatura, ottenuta con l’uso di polveri sempre più fini.
Il processo si prolungava fino a raggiungere una patina traslucida.

Il Cloisonné in Giappone tecnica e storia

 

Cloisonné è un termine generale, al suo interno raggruppa molte varianti tecniche. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Il plique à jour.

É questa una lavorazione difficoltosa. La sua esecuzione richiede delle specificità inerenti al corpo metallico dell’oggetto da smaltare. Questo necessita che sia realizzato in solo rame. Inoltre che sia di piccole dimensioni.
Il coesistere di queste due caratteristiche permette di eliminare, attraverso l’azione dell’acido, la parte estranea al decoro. Lasciando, alla fine del processo di corrosione, solo gli smalti e i fili delle celle.
A causa della tecnica di lavorazione gli oggetti lavorati a plique à jour sono per lo più di ridotte dimensioni. Inoltre hanno una valutazione commerciale molto elevata. Cloisonné Giappone tecnica storia.
La tecnica del plique à jour può essere applicata anche in una sola zona dell’oggetto, per esempio nella fascia centrale di un vaso. In questo caso abbiamo una plique à jour parziale.
La fabbrica fondata da Ando Jubei realizzò molti oggetti con questa metodo.

Il moriage.

É una tecnica dove lo smalto, sulla superficie del metallo, è applicato a strati. Questo permette di modulare la decorazione dell’oggetto, lavorandone alcune parti in alto rilievo. Collocandole in una posizione più elevata rispetto a quelle della superficie. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Con questa tecnica hanno lavorato gli artisti occupati presso la Ando Jubei e Kawade Shibataro.

Smalti gin-bari.

Avviene quando lo smalto traslucido è applicato su un fondo composto da un foglio metallico.
Questa tecnica può essere applicata anche in modo parziale. Dando vita a un oggetto dove solo una parte del soggetto decorativo è realizzata con il metodo gin-bari. A questa si accosta il resto dell’ornamento, realizzato con un altro tipo di lavorazione a smalto. In questo modo lavorava Oda Tamashiro.

Musen jippo. Cloisonné Giappone tecnica storia.

É la tecnica più spettacolare e impegnativa. Un metodo padroneggiato solo dai migliori artisti. Inventato e usato in prevalenza da Namikawa Sosuke.

É caratterizzato da smalti che non presentano fili metallici. Quest’ultimi sono rimossi prima della cottura e quando necessari sono impiegati in modo molto accorto.

Gli oggetti smaltati prodotti da Namikawa Sosuke sono fra i più richiesti e pagati dal mercato. É bene sapere che non tutti i pezzi realizzati con questa tecnica sono con certezza attribuibili alla sua opera. Cloisonné Giappone tecnica storia.
A fini speculativi gli operatori commerciali gli riconoscono manufatti non firmati e con caratteristiche stilistiche non sempre vicine alla sua produzione.
I primi oggetti realizzati con questa tecnica datano 1889.

I cloisonnè con corpo smaltato in color blu notte e celle realizzate da sottilissimi fili in argento sono i più comuni da vedersi. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Rimangono sempre degli oggetti estremamente eleganti e la consistente presenza di certo non li rende meno affascinati.

Prodotti nella città di Nagoya, sono caratterizzati da minute celle che realizzano dei complessi decori.

Di questa tipologia, i pezzi migliori sono prodotti nel laboratorio di Hayashi Kodenji o di Hayashi Kihyoe. Cloisonné Giappone tecnica storia.

A Nagoya con la tecnica del cloisonné erano prodotti anche dei pannelli decorativi. Questi erano pensati per venire esposti appesi, il loro decoro raffigurava dei draghi o delle fenici. Questi oggetti sono una tipologia sempre difficile da reperire sul mercato antiquario.

Durante l’epoca Meiji, gli smalti più belli e rappresentativi sono prodotti fra il 1880 e il 1900.

É questo il periodo nel quale il cloisonné prodotto in Giappone acquisisce una tecnica artistica che ne segna la storia, raggiungendo il suo apice.

Prima del 1880 gli smalti sono grezzi e il filo di contorno delle celle è molto evidente. Questa affermazione non esclude la contemporanea presenza anche di pezzi di qualità.

Tutti questi cloisonné presentano un decoro sempre ripetitivo e influenzato dalla produzione tessile. Dove l‘ornamento fa ampio ricorso a motivi decorativi di forma romboidale e più in generale geometrica. Cloisonné Giappone tecnica storia.
Queste caratteristiche rendono questi oggetti poco attraenti e, di conseguenza, poco appetibili sul mercato.

La produzione realizzata fra il 1880 e il 1900 coincide con l’età dell’oro degli smalti giapponesi. Cloisonné Giappone tecnica storia.

In questo lasso di tempo la lavorazione cloisonné in Giappone raggiunge e vanta la sua migliore abilità tecnica. Quest’ultima è alla base della creazione di oggetti che fanno la storia di quest’arte e illustrano il suo migliore periodo.

Questo apice è caratterizzato da un notevole mutamento dello stile decorativo, ora basato su una raffigurazione più realistica e minuziosa del soggetto.

Questo miglioramento nella resa del decoro è anche permesso dalle maggiori competenze tecniche. Queste consentono di inserire nell’ornamento dei piccoli particolari, rendendolo così estremamente accurato. Cloisonné Giappone tecnica storia.
Con questi nuovi progressi tecnici è possibile dipingere paesaggi e composizioni di fiori, foglie e insetti.

 

Nel caso delle coppie di vasi può succedere che i due decori si continuino, passando da uno all’altro, in un gioco senza fine. Su entrambi ritroviamo un soggetto decorativo comune, ma scomposto in due parti. Queste ripartizioni si presentano distinte e complementari. Una è raffigurata su un vaso, continuata e conclusa sull’altro. Da dove riparte e ritermina, originando un moto infinito.
Cloisonné Giappone tecnica storia.
Una similitudine con le UkiyoE, dove il soggetto è espanso su più fogli.

 

Dalla fine degli ottanta del ventesimo secolo si assiste ad un accresciuto interesse per le opere d’arte prodotte durante il periodo Meiji.

Questa tendenza è confermata anche nel presente. Cloisonné Giappone tecnica storia.
Gli oggetti prodotti in questo lasso di tempo sono guardati con distacco da molti conoscitori e collezionisti. Questo non esclude che possono raggiungere quotazioni pari all’arte giapponese tradizionale. Quest’ultima da tempo consolidata nel mercato.

Questa affermazione è valida in generale, ma ben si adatta ai cloisonnè. L’unica espressione artistica giapponese ad aver raggiunto la perfezione tecnica ed estetica durante il periodo Meiji.

Cloisonné Giappone tecnica storia.

In Giappone, prima dell’epoca Meiji, i cloisonné vivono una vicenda inverosimile.

Una storia nata dalla perdita della conoscenza della tecnica di realizzazione. 

Uno smarrimento che fa si che per il cloisonné necessiti una seconda scoperta.

I primi cloisonné realizzati in Giappone sono opera di Hirata Donin. Lui solo conosceva la tecnica di realizzazione e per questo ha fatto la storia iniziale del cloisonné. Cloisonné Giappone tecnica storia.

I suoi smalti sono prodotti attorno ai primi decenni del XVII secolo.
Sono sempre oggetti di piccole dimensioni, quali medaglioni o finiture per la montatura della spada.
La famiglia Hirata si specializzò in questa tecnica. Per duecento anni, produsse oggetti di decorazione sussidiaria, mai oggetti decorativi singoli.

Con gli inizi dell’Ottocento le commissioni diminuirono al punto che il segreto della produzione con questa tecnica si è perso. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Assistendo al paradosso, di una tecnica custodita così gelosamente che i discendenti persero la capacità di realizzarla, ma non il diritto ad eseguirla.

Nell’Ottocento questa lavorazione era quasi scomparsa e rinacque solo dopo anni di esperimenti.

Fra le ragioni della rinascita bisogna annoverare l’interesse commerciale che questi prodotti avevano nei mercati europei. Questo di contro alla scarsa domanda interna giapponese.

Gli inizi della riscoperta della tecnica si devono ad un samurai di nome Kaji Tsunekichi, 1802 – 1883. Cloisonné Giappone tecnica storia.

Nato e vissuto a Nagoya, viene a conoscenza degli oggetti con decoro a cloisonné dalla lettura di un antico testo. 
Degli oggetti smaltati a lui sconosciuti, dei quali inizia la ricerca.
Appena gli è possibile acquista un manufatto decorato usando questa tecnica artistica. 
Questo avviene nel 1832. Si dice che per carpirne i segreti non esitò a rompere l’oggetto.
Questa sua curiosità gli permise, nel 1883, di compiere, da autodidatta, i suoi primi esperimenti. Dando vita a una serie di seguaci che con le loro ricerche rimisero a punto la tecnica di produzione.

 

 

 

Tsuba La scuola Hirata.

 

 

 

Glossario dei termini giapponesi inerenti le stampe giapponesi ukiyoe.

 

 

 

I netsuke della collezione Lanfranchi.

 

 

 

La perdita d’importanza del netsukè e l’affermazione dell’okimono.

 

 

 

Inro 印籠 Netsuke 根付 Sagemono 下げ物  Suzuribako 硯箱.

 

 

 

Le ceramiche di Sumida Gawa. Cloisonné Giappone tecnica storia.

 

 

 

Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.

 

 

 

La tecnica e il metodo del Kintsugi in Giappone.

 

 

 

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

 

 

Galli e galline nella tradizione giapponese.

 

 

 

L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

 

l’Esposizione d’arte giapponese a Roma nel 1930.

 

 

 

Delle isole del Giappone Descrizioni tratte dai libri antichi.

 

 

 

Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto, Cina, Giappone, Siberia e Russia.

Il cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

 

Nell’immagine in testa:. Una coppia di eleganti vasi con corpo globulare schiacciato e lungo collo. Realizzati con accurata fattura in Giappone nella città di Nagoya. Prodotti avvalendosi della tecnica artistica dello smalto cloisonné. Risalgono all’ultimo quarto del XIX secolo. La decorazione è speculare e situata nella parte inferiore. Raffigura un drago realizzato con smalti dei colori: bianco, grigio e rosso. Le parti non figurate sono ricoperte in smalto di color blu notte.

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Itto Ogami il figlio Daigoro la serie televisiva Samurai

Itto Ogami il figlio Daigoro la serie televisiva Samurai

Itto Ogami e il figlio Daigoro protagonisti della serie televisiva Samurai.

Itto Ogami e il figlio Daigoro sono i protagonisti della serie televisiva trasmessa in Italia con il titolo Samurai.

La serie di telefilm trae la sua trama dal manga intitolato Kozure ōkami, in italiano:. il Lupo Solitario col Bambino. Un fumetto molto famoso in Giappone. Ideato dallo scrittore Kazuo Koike e disegnato da Goseki Kojima.

Narra le avventure di Itto Ogami, rappresentato come un Rōnin ovvero un samurai senza padrone.

A lui è affiancato il giovanissimo figlio Daigoro che lo seguirà nel suo cammino.

La narrazione inizia quando Itto Ogami perde l’appartenenza alla casta dei samurai.

Questo avviene a seguito di una falsa accusa dalla quale non riesce a difendersi, perdendo così l’onore.

Diventanto colpevole del reato di alto tradimento e subendo, come ripercussione, lo sterminio della sua famiglia. Questo eccidio avviene ad opera dal clan Yagyū. Solo il piccolo Daigoro è risparmiato. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Dopo tutto questo Itto Ogami, desideroso di smascherare il torto subito, inizia a combattere per ritrovare la dignità perduta.

In Giappone, la serie televisiva è prodotta dalla Union Motion Picture e dallo Studio Shi. Ê trasmessa dalla Nippon Television dal 1973 al 1976.

La serie è di genere storico. Ambientata nel Giappone di epoca Edo. L’attore protagonista è Kinnosuke Yorozuya che interpreta Ittô Ôgami. A lui è affiancato Akihiro Tomikawa nei panni di Daigoro.

La serie italiana è più volte proposta da emittenti locali. É anche programmata da Rete Quattro e da Italia Sette. É composta da 79 episodi, divisi in tre serie.

Gli episodi della prima serie di Itto Ogami e Daigoro nella serie Samurai sono ventisette. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Questo solo per la versione italiana,. Dove compare Oyuki, un episodio che non è presente nelle versioni di altri paesi.

In corsivo il titolo dell’episodio trasmesso in lingua inglese.

  1. Dramma del passato. My Son and My Sword for Hire.

  2. Il villaggio del terrore. Fangs of the Wolf.

  3. Il messaggio di Seikiki. Ikkoku-Bashi Bridge.

  4. Dolorosi ricordi. Highway of Assassins.

  5. Daigoro e Omatsu. The Lowly Maid.

 

Oyuki. Solo per l’edizione italiana. Itto Ogami Daigoro Samurai.

 

  1. Omatsu. Amya and Anema.

  2. Il fucile di Sakai. The Guns of Sakai.

  3. La difesa della libertà. The Castle Wall Attack.

  4. Il ritorno di Gumbei. Six Roads to Infinity.

  5. Okoh. Baby Cart on the River Styx.

  6. Il rivale di Itto Ogami. Deer Hunters.

  7. Uccidete il Duca. Chiyo’s Boat.

  8. La ladra misteriosa. No Betrayal.

  9. Da oriente a occidente. North to South, East to West.

  10. Erbe miracolose. Night of Fangs.

  11. La fiducia perduta. Cloud Tiger, Wind Dragon.

  12. Degno discepolo. Executioner Asaemon.

  13. Un samurai in piazza. Half Mat, One Mat, Two and a half go of Rice.

  14. La morsa si stringe. The 8 Gate Attack Formation.

  15. Il fiore del ricordo. Chrysanthemum Inn.

  16. La festa dei mercenari. The Crossing Guard.

  17. Un’erba chiamata Kanoji. The Tragedy Of Beku No Ji.

  18. La donna del samurai. Thread of Tears. Itto Ogami Daigoro Samurai.

  19. I traghettatori. The Yagyu Letter.

  20. Un degno erede. Daigoro’s Song.

  21. Agguato mortale. Drifting Shadows. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Gli episodi della seconda serie di Itto Ogami e Daigoro nella serie Samurai sono ventisei, in tutte le lingue:. Itto Ogami Daigoro Samurai.

  1. Il confine tra la vita e la morte. Blackfaces of Death.

  2. Il vento del sud. Dark Southern Winds.

  3. Le cinque ruote. Yagyu Five Prong Attack.

  4. Aspettando la pioggia. The Late Autumn Rain.

  5. L’inverno è già arrivato. Mid Winter Arrival.

  6. Il bambino rapito. The Decoy.

  7. La malattia. The Wolf Cometh.

  8. Prestito di sangue. Japanese Silver Leaf.

  9. Cinque eroi per un assassino. Women’s Castle.

  10. La persecuzione continua. Exorcism Day.

  11. Tre fratelli per Itto. Whistle of the Winter Wind.

  12. Il signore delle campane. The Bell Ringer.

  13. Vendetta nel carcere. The Red Cat Beckons.

  14. La banda degli Orisuke. Footman’s Demise.

  15. Freddo inverno. Destroy Hot Stones.

  16. Il corriere delle sette leghe. Seven Ri Runner.

  17. Il fantasma di Mamesho. Memasho The Cop.

  18. Le lanterne votive. Floating Lanterns.

  19. Il sogno d’inverno. Beginning of Winter.

  20. La barriera di Makone. The Female Inspector.

  21. Le donne degli agenti dell’erba. Resolute Women.

  22. Il maestro d’armi. Suio Style Zanbato Blade.

  23. Il funerale prima della morte. The Living Dead.

  24. La stella cadente. An Ill Star.

  25. La tredicesima corda. Thirteen Strings.

  26. Kozeka. Sayaka. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Gli episodi della terza serie di Itto Ogami e Daigoro nella serie Samurai sono ventisei, in tutte le lingue:. Itto Ogami Daigoro Samurai.

  1. Caccia al lupo. Seeking Immortality.

  2. I quattro sicari. Wet Nurse’s Parasol.

  3. Operazione inferno. No Tomorrow.

  4. Spie in pensione. The Silk Cloud.

  5. Il sapore della cucina materna. A Mother’s Taste.

  6. Il sacrificio di Ayme. Your Life is Mine.

  7. Le cinque sorelle. Five Sisters of Death.

  8. La sposa contesa. Season of Death.

  9. Missione d’amore. Unfortunate Pair.

  10. Il cucciolo. Ominous Path.

  11. Il fiore della felicità. The Flower of Happiness.

  12. Il tiratore scelto. The Hand Cannon.

  13. La luna piena e il Muragumo Yagiu. The Moon of Desire.

  14. Il capo assaggiatore dello Shogun. Omens Good and Bad.

  15. Tamo Abe. Abe the Monster.

  16. La rabbia furiosa di Retsudo. Wildfire.

  17. Il profumo della battaglia. The Scent.

  18. Le bombe a mano di Daigoro. The Roaring Thunder.

  19. L’inondazione. Light on the River of Blood.

  20. Fissandosi negli occhi. The Showdown.

  21. La banda del lupo. Impending Death.

  22. Daigoro / Daigoro e Omatsu. Fathers and Sons.

  23. Battaglia senza luce. Attack in the Shadows.

  24. La difesa delle spade. The Guardian.

  25. Le onde della vita. Waves and Flutes.

  26. Il duello. Swordsmanship. Itto Ogami Daigoro Samurai.

Un episodio di Itto Ogami e il figlio Daigoro protagonisti della serie televisiva Samurai.

Buona visione.

 

鍔 鐔 Tsuba.

Catalogo dei fabbri forgiatori di spade giapponesi 刀鍛冶 Katana kaji.

Precauzioni e cure da prestare a una lama giapponese.

Tamahagane il metallo per forgiare le spade giapponesi.

Bashin Umabari o Kankyuto.

L’armatura e le armi del guerriero giapponese il bushi.

La spada giapponese Le caratteristiche delle Nihonto nel periodo Koto.

I samurai l’arco e la spada.

Katana e wakizashi le armi bianche del samurai.

Katana la spada giapponese Considerazioni sulle nihonto e sulle tsuba.

Tachi Katana e Wakisashi.

AURITI Giacinto – Dei samurai del bushido e dei 47 ronin.

La Neofinetia falcata l’orchidea del samurai.

Una cerimonia di harakiri descritta da Lord Redesdale.

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Katana e wakizashi le armi bianche del samurai

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Katana e wakizashi le armi bianche del samurai

 

Katana e wakizashi sono le armi bianche che meglio identificano il samurai.

Il samurai era l’unico guerriero autorizzato a mostrarsi in pubblico indossando il daishō 大小. La coppia di spade. Composta da una lama lunga che si identifica con la katana e quella corta chiamata wakizashi.

Il presentarsi pubblicamente con questo armamento era il simbolo di apparenza alla classe sociale dei samurai.

Il termine Daishō proviene dalla riunione di due temini. Il kanji dai 大 che significa lungo e shō 小 traducibile in corto.

Identifica la coppia di lame: tachi 太刀 e tantō 短刀 oppure katana 刀 e wakizashi 脇差.

La katana è portata con il filo di taglio rivolto verso l’alto. Posta al lato sinistro del corpo, infilata nell’obi, la cintura di chiusura dell’abito. L’arma è maneggiava brandendola con le due mani.

Il wakizashi è indossato con il filo di taglio rivolto verso l’alto. Anch’essa infilata nell’obi in posizione obliqua sullo stomaco e con l’impugnatura rivolta sulla destra.

Una terza lama poteva armare il samurai. Questa è il tanto, un coltello, anch’esso portato infilato nell’obi.

Quando il samurai indossava l’armatura la spada usata è la tachi. Appesa sulla sinistra del corpo, con il filo di taglio rivolto verso il basso.

Altre persone autorizzate a portare armi bianche erano i commercianti. che potevano avere una sola lama, quella lunga. Aloro si univano i medici che erano armati di una spada in legno.

Per il samurai l’estrarre la lama dal fodero coincideva con una situazione di pericolo. É il preludio a un duello. Da questa condizione di rischio cercava di fuoriuscire facendo coincidere l’estrazione dell’arma con lo sferrare all’avversario un primo ed unico corpo mortale. 

Il guerriero sceglieva le sue armi vagliando con accuratezza l’efficienza e la bellezza.

Ammirare la bellezza di una lama giapponese è un’operazione che richiede cautela. La prudenza serve per evitare di ferirsi o di ferire qualcuno. Inoltre mira a proteggere la lama da danni, ad esempio, il caso più comune, i graffi.

Per tutelare la bellezza di una lama si mettono in atto molte precauzioni.

La lama in preferenza è conservata in shirasaya. Una semplice montatura realizzata in legno di magnolia. Atta a preservare nel modo migliore la forbitura della lama.

La shirasaya è riposta in una busta di tessuto con la parte dell’impugnatura collocata nella parte superiore del sacchetto.

Il trasporto avviene tenendo la lama, riposta entro il sacchetto, perpendicolare al terreno.

L’estrazione della lama avviene ponendo il tagliente verso l’alto. Con una mano si tiene il fodero e con l’altra l’impugnatura, usando molta delicatezza avviene l’estrazione, facendola scorrere sul mune, il dorso della lama.

Importante è la manutenzione. Questa assolve lo scopo di impedire l’ossidazione della superficie. Avviene con la pulizia della polvere e dello sporco e si conclude con un leggero strato di olio di choji.

Le lame potendo sono conservate in un luogo secco, sempre in posizione orizzontale. Questo mira ad evitare che l’olio dato a protezione si accumuli sulla punta.

Tutte queste precauzioni palesano l’importanza che le NihonTo assumono nella cultura giapponese. Interesse ancora attuale, tanto che ai nostri giorni sono ancora forgiate e commercializzate.

Katana e wakizashi non sono più solo le armi bianche del samurai. Nel XXI secolo le lame giapponesi sono diventate una forma d’arte tipica della sensibilità ed estetica del popolo giapponese. Un tesoro nazionale da conservare e preservare ed in fine un’oggetto ammirato per la sua bellezza.

 

 

鍔 鐔 Tsuba

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Precauzioni e cure da prestare a una lama giapponese

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Tamahagane il metallo per forgiare le spade giapponesi

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Tamahagane il metallo per forgiare le spade giapponesi.

Il tamahagane è il solo metallo usato per forgiare le spade giapponesi di fabbricazione tradizionale.

La scrittura giapponese del vocabolo tamahagane è composta dai due kanji 玉鋼.

Il kanji 玉 si legge tama. É usato per indicare un gioiello, una gemma o una perla.

Il significato del termine è impregnato della sensibilità del popolo giapponese verso questo metallo.

Sta a dimostrare quanto questo materiale abbia una valenza di preziosità. Pregi dovuti alla complessa lavorazione e alla destinazione d’uso.

Il secondo kanji si legge hagane. Significa acciaio.

Il tamahagane è alla base della riconosciuta qualità delle lame prodotte in Giappone.

 

Questo acciaio è caratterizzato:.

Da un minimo contenuto di carbonio. La presenza di questo elemento è ulteriormente diminuita durante la fase della forgia. 

Dall’assenza di qualunque impurità.

Da un basso contenuto di zolfo e fosforo. Due elementi la cui presenza è causa dell’indebolimento della lama.

 

Nell’antichità il tamahagane era realizzato con il metodo chiamato della tatara.

 

Una fornace in creta. Costruita appositamente e distrutta alla fine del processo di lavorazione.

Solo l’abbattimento della costruzione permette di per poter accedere all’acciaio prodotto.

Il forno tatara misura tre metri di lunghezza. Uno di larghezza. Per uno e mezzo di altezza.

All’interno sono versati la sabbia ferrosa, in giapponese satetsu. e il carbone di pino.

Questo inserimento è un operazione che avviene in modo graduale.

Per mezzo dell’azione del calore sprigionato dal fuoco ne consegue arroventatura e la fusione del materiale ferroso.

Il processo di produzione dura ininterrottamente per più di 70 ore.

Questo lasso di tempo prevede la realizzazione di diversi eventi.

La sabbia inizia a fondere.

A seguire perde le impurità presenti negli elementi costitutivi.

Di seguito acquista le caratteristiche qualitative desiderate.

Per ultimo si consolida. Formando un solo grande aggregato.

Partendo da otto tonnellate di sabbia ferrosa e tredici tonnellate di carbone si produce un blocco d’acciaio.

La massa creata ha un peso compreso fra le due e le due e mezzo tonnellate.

Di questo prodotto una sola tonnellata è tamahagane.

Di colore argenteo con riflessi colorati. Collocato lungo i bordi del blocco. Punti nei quali il processo di ossidazione è più sviluppato.

 

Dal 1977 il tamahagane 玉鋼 è prodotto negli impianti statali di Yokotamachi nella prefettura di Shimane.

E’ venduto esclusivamente ai fabbri autorizzati a forgiare lame tradizionali giapponesi.

Per chi volesse visionare dal vero il tamahagane. kottoya antiquariato giapponese dispone di una piccola quantità di questo metallo. Proveniente dagli impianti statali della città di Yokotamachi.

 

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Una cerimonia di harakiri descritta da Lord Redesdale

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Una cerimonia di harakiri descritta da Lord Redesdale

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Una cerimonia di harakiri descritta da Lord Redesdale

L’autore dello scritto è Lord Redesdale, colui che è il primo spettatore non giapponese a una cerimonia di harakiri 腹 切.

Il diplomatico presiede al rituale di suicidio con il ruolo di testimone.

In questa occasione diviene il cronista dell’episodio di harakiri.

Fornendo una descrizione che comparirà sulle pagine di appendice del suo libro intitolato Tales of old Japan. In italiano Racconti dell’antico Giappone.

Il brano descrive un esempio di seppuku. Avvenuto nella sua forma più onorata. Imposto a seguito di una sentenza di morte.

Per chi trasgrediva la legge era prevista la pena di morte e il seppuku concedeva al condannato la possibilità di togliersi la vita da solo.

Si afferma cosi il principio che il seppuku è una forma di autopunizione o di espiazione delle proprie colpe. Concesso, solo a chi, pur avendo trasgredito alle regole, è degno del massimo rispetto da parte di chi aveva pronunciato la condanna.

Quando si verificavano queste condizioni, il condannato è guardato con grande rispetto e il trapasso è onorato da una cerimonia solenne.

Il condannato è Taki-Zenzaburō. Un ufficiale al servizio del principe di Bizen. Condannato per essere l’autore dell’ordine, impartito nel febbraio del 1868, di incendiare il quartiere occidentale di Hiogo. L’odierna Kōbe.

La cerimonia è ordinata dall’imperatore in persona. Ha luogo alle 22,30 nel tempio dei Seijukuji a Hiogo.

Si svolse nella sala principale del tempio. Una grande sala con il tetto molto alto, Sostenuto da pilastri in legno scuro. Dal soffitto pendono una grande quantità di lampade dorate e di ornamenti buddisti. Di fronte al massimo altare, con il pavimento coperto da stuoie bianche e da una stuoia in feltro scarlatta.

Dopo che i testimoni si sono accomodati. Entra Taki-Zenzaburō. É descritto come un uomo robusto, di trentadue anni e di nobile aspetto. Vestito con un abito da cerimonia, dalle caratteristiche maniche in canapa che sono indossate solo nelle grandi occasioni.

É accompagnato dal kaishaku e da tre ufficiali che indossavano il jimbaori, una armatura da guerra con fregi in oro.

L’incarico del kaishaku è svolto da un parente o da un amico del condannato. In questo caso è il pupillo di Taki-Zenzaburō. Scelto per la sua grande bravura con la spada.

Col kaishaku alla sua sinistra. Taki-Zenzaburō avanzò fra i testimoni, cui rivolse il saluto che gli è reso con grande deferenza.

Lentamente e con grande dignità il condannato sali sulla parte rialzata del pavimento.

Si prostrò due volte davanti all’altare e si sedette sul tappeto rosso con la schiena rivolta all’altare.

Il kaishaku è inginocchiato dalla parte della sua mano sinistra.

Uno dei tre ufficiali si fece avanti portando un vassoio. Dove avviluppato nella pergamena, c’è un pugnale. Lungo una trentina di centimetri, con punta e taglio affilati come un rasoio.

Dopo essersi prostrato, l’ufficiale prese il pugnale e lo porse al condannato. Questi lo prese con referenza. Alzandolo prima alla testa con entrambi le mani e poi tenendolo dritto di fronte a sé.

Un nuovo inchino e pronunciò le parole:. Io, e soltanto io, diedi sconsideratamente l’ordine di sterminare gli stranieri di Kōbe. Replicando, ancora il mio ordine quando essi cercarono scampo. Per questo crimine io ora mi lacero il ventre. prego tutti voi presenti di concedermi l’onore di assistere a questo atto.

Dopo essersi nuovamente inchinato, egli si slacciò gli indumenti e rimase a busto nudo.

Quindi, secondo la tradizione, egli ripiegò le braccia sopra le ginocchia per evitare di cadere riverso indietro. Un nobile giapponese deve sempre morire cadendo in avanti.

Con mano ferma, raccolse il pugnale che giaceva davanti a lui, contemplandolo con desiderio, quasi con affetto.

Per un momento ancora si concentrò, quasi a raccogliere tutte le sue forze nell’istante supremo. Poi affondato il pugnale sotto la cintura, gli fece percorrere tutta la lunghezza del suo ventre, da sinistra a destra. Eseguendo, infine, un ultimo brusco movimento verso l’alto che squarciò completamente l’addome.

Durante tutto il tempo di questa allucinante operazione egli non mosse un solo muscolo del volto.

Solo quando estrasse il pugnale cadde in avanti allungando il collo; allora, per un istante, gli si lesse negli occhi un lampo di panico, ma non emise una sola sillaba.

In quel momento, il kaishaku, che, sempre inginocchiato, aveva seguito con attenzione ogni movimento del condannato, balzò in piedi facendo roteare in aria la spada.

Fu questione di un istante: con un agghiacciante tonfo sordo la testa rotolò per terra, spiccata dal corpo con un solo colpo.

Segui un silenzio di morte. Rotto soltanto dal rumore del sangue che fluiva dal corpo che giaceva inerte di fronte a noi. Quel corpo in cui pochi istanti prima aveva palpitato il cuore di un uomo nobile e valoroso.

É orribile.

Il kaishaku, eseguito un lungo saluto, ripulì la spada con un pezzo di carta che teneva già pronto allo scopo. Quindi si ritirò dal luogo della cerimonia. Contemporaneamente il pugnale insanguinato è portato via con solenne cerimoniosità. Come prova di sangue dell’avvenuta esecuzione.

La rito è terminata e lasciamo il tempio.

La cerimonia riceve dal luogo e dall’ora un’ulteriore solennità. Un cerimoniale caratterizzato da un’estrema dignità e dal formalismo tipico dei modi di tutti i giapponesi di rango.

Benché profondamente impressionati da una scena tanto orribile. Non è possibile non restare contemporaneamente ammirati dal contegno fermo e virile del condannato. Dalla freddezza con cui il kaishaku ha saputo compiere il suo ultimo incarico per il suo signore. Niente avrebbe potuto più efficacemente dimostrare la forza dell’educazione.

I samurai fin dalla più tenera età imparano a considerare il harakiri come una cerimonia a cui un giorno potrebbero essere chiamati a partecipare. Vuoi come protagonisti. Vuoi come assistenti.

Nelle famiglie di antica tradizione cavalleresca il bambino è istruito al rito e familiarizzato all’idea del harakiri. Visto come un modo onorevole di espiare una colpa o di far fronte a un rovescio di fortuna. Se mai giunge quest’ora, egli è preparato ad affrontare un cimento cui l’educazione giovanile ha già tolto gran parte della paura.

Solo in Giappone si impara che l’estremo tributo d’affetto da portare a un caro amico è quello di fungere da suo esecutore ?.

(Tratto con modifiche e aggiunte da J. Seward, HaraKiri, Mediterranee.

Lord Redesdale è l’appellativo nobiliare adottato da Algernon Bertram Freeman-Mitford. Primo barone Redesdale, 24 febbraio 1837 – 17 agosto 1916. Diplomatico inglese e scrittore.

Giunse nel Paese del Sol Levante nel 1866 e vi rimase fino al 1870. In questo lasso di tempo ricopre il ruolo di secondo segretario della legazione d’Inghilterra in Giappone.

L’edizione originale di Tales of old Japan è del 1871. Illustrata dall’artista giapponese Odake. Edita in due volumi, a London (Londra), dall’editore Macmillan and Co.

É un libro di grande successo. Vanta nove edizioni e 22.000 copie vendute.

Il volume è un’antologia composta da fiabe popolari e da racconti che descrivono la vita giapponese prima della restaurazione Meiji. Il periodo durante il quale AB Mitford è il testimone diretto di un epoca che vede il potere dell’imperatore riaffermarsi su quello degli shōgun.

 

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