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Federico Zeri e Bernard Berenson

Federico Zeri e Bernard Berenson

Federico Zeri e Bernard Berenson.

Federico Zeri e Bernard Berenson.

 

La prima conoscenza personale fra Federico Zeri e Bernard Berenson avviene alla Villa I Tatti,. Un’antica dimora, edificata a Firenze, in via Vincigliata, al civico 26.

Questa era l’abitazione nella quale lo storico dell’arte Bernard Berenson viveva. Residenza acquistata nel 1906. Da quell’anno I Tatti diventano un luogo di rilevo nazionale e internazionale per l’arte e la cultura.

In questa residenza, Berenson custodiva la sua importante collezione d’arte e la sua immensa biblioteca. Entrambe destinate, dopo la morte del critico d’arte, a diventare un lascito in favore dell’Università di Harvard.

 

Questo incontro è favorito dalla stesura di una lettera di presentazione, nella quale Pietro Toesca introduceva Zeri a Berenson. Quest’ultimo da considerare il più famoso fra gli storici dell’arte della prima metà del Novecento.

Il serio e chiuso Toesca, anch’esso storico dell’arte, era un professore universitario. Con lui Zeri si era laureato discutendo una tesi sull’opera del pittore Jacopino del Conte, un artista romano aderente alla corrente artistica del manierismo. Federico Zeri e Bernard Berenson.

Di questo incontro Zeri evidenzia dei particolari. Quali il ricercato arredamento e il profondo silenzio che regnavano a I Tatti. L’incontrare Berenson nella stanza ove era esposta la Madonna con il bambino di Domenico Veneziano, una tavola lignea quattrocentesca, dipinta a tempera e oro. L’accortezza di Berenson nel volutamente parlare un italiano stentato, quando padroneggiava con sapienza la lingua.

Dopo questo primo incontro ne avvennero molti molti altri. Zeri nella sua autobiografia afferma che con frequenza si videro sino al 1952. Federico Zeri e Bernard Berenson.

 

Col tempo, Berenson si dimostrò molto generoso nei confronti di Zeri. Questo avveniva sempre con l’estrema discrezione che aveva in uso. Mai apertamente ma, nell’ombra si muoveva ed agiva a favore di Zeri.

Bernard Berenson, soprannominato BiBi dalla corte che gli girava attorno, incentra le sue ricerche sul Rinascimento italiano. Un periodo che conclude con fermezza nella metà del XVI secolo. Individua nello scritto di Giorgio Vasari il solo certo riferimento. Trova nelle città di Firenze e Venezia i fulcri di tale arte. Con questi presupposti pubblica numerosi studi.

Nelle sue analisi Bernard Berenson considerava l’arte come un qualcosa a sé. Senza nessun collegamento con altre discipline.

 

Berenson individua per ogni artista da lui studiato delle piccole costanti che ne permettono l’immediata identificazione. Queste ripetizioni possono essere: l’ovale di un viso, la forma di una mano, le pieghe di una stoffa e così via.

Federico Zeri sarà l’unico storico dell’arte di nazionalità italiana ad essere ammesso nella cerchia dei frequentatori usuali di Bernard Berenson.

Un saldo rapporto che permise a Zeri di trovarsi al fianco della moglie,. Nicky Mariano, in compagnia della contessa Marina Cicogna, durante la veglia della salma di BiBi.

Fra le mani di Berenson era posto un crocifisso dipinto del Quattrocento.

 

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Libri rari sui pittori e sulla pittura.

 

 

RUSSOLI FRANCO – La raccolta Berenson.

 

 

ZERI FEDERICO – Pittura e controriforma.

 

 

ZERI FEDERICO – Confesso che ho sbagliato.

 

 

Bacci Mina – Piero di Cosimo.

 

 

ORTOLANI SERGIO – Il Pollaiuolo. Federico Zeri e Bernard Berenson.

 

 

VENTURI ADOLFO – Michelangelo.

 

 

BUSCAROLI REZIO – Melozzo da Forlì.

 

 

PUERARI ALFREDO – Boccaccio Boccaccino.

 

 

MASCHERPA – Lorenzo Lotto a Bergamo.

 

 

LONGHI ROBERTO – Mostra del Caravaggio e dei caravaggeschi.

 

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Italo Mus Una storia gli inizi

Italo Mus Una storia gli inizi

Italo Mus Una storia gli inizi.

Italo Mus Una storia gli inizi.

 

 

Chi era Italo Mus ?.

Nato in una vecchia casa in pietra di Chatillon. Cresciuto e vissuto, per tutta la vita, a Saint Vincent in Valle d’Aosta. Era ed è un pittore, un artista.

Mus amava dire:. Non so parlare della mia pittura. La risposta a questa domanda è nei mei quadri. Tele dove rappresento i miei soggetti preferiti:. La semplicità del calore umano e le tradizioni di un mondo a cui appartengo.

 

Gli inizi. Quando nel 1902 a Saint Vincent erano già numerosi i villeggianti. Tra i tanti, quel signore distinto, non molto alto. Mus lo aveva più volte seguito con lo sguardo nel suo passeggiare in paese. Questo avveniva da quando il papa Eugenio gli disse che quell’uomo era Lorenzo Delleani. Un affermato pittore. Talmente bravo che i suoi quadri erano esposti nei musei di tutta Italia. Un insegnate di pittura, in scuole importanti.

É Delleani che sorprende il bambino Mus, seduto nell’erba alta, a disegnare un gruppo di alberi. Italo Mus Una storia gli inizi.

 

Niente male! Anzi proprio bello è il commento, del conosciuto pittore, al disegno realizzato dal piccolo Italo.

Mus non osò nemmeno salutare e l’istinto lo fece scappare, chissà per quale timore.

I due si rincontrano nella tabaccheria di famiglia, con il giovane Mus nascosto dietro al bancone. Mentre Delleani incoraggia la madre ad avviare il bambino allo studio della pittura. Questo al fine di sviluppare quel già marcato talento.

Da questo incontro prende il via quel percorso che porterà Mus a Torino. Dove frequenta i corsi all’Accademia Albertina. In quella città, nel tempo libero, visita il Museo civico e la Pinacoteca. Italo Mus Una storia gli inizi.

Qui, lontano lontano dalle montagne della sua valle, Mus rimane sino al 1911.

É questo anno del rientro, della fine della malinconia per il distacco e la lontananza dalle cime della sua valle.

Mus ha ora diciannove anni e tanta voglia di dipingere.

É finalmente a casa. Animato da una passione sfrenata, disegnava e dipingeva tutti i giorni. Cercava e trovava scorci che lo colpivano e personaggi che lo affascinavano.

 

Nel 1912, un primo riconoscimento. Una pergamena e un piccolo premio in denaro. Ricevuti per un quadro di Mus esposto e premiato a Roma, al Salone dei giovani pittori. Italo Mus Una storia gli inizi.

Nel 1913 di nuovo in treno, destinazione Lione. Località dove molti pittori dall’ora si ritrovano.

Prima del rientro in valle l’affresco nella chiesetta di Fiesch, a Briga in Svizzera. A fine lavoro il rientro a Saint Vincent e l’arruolamento. 

É questo, per Mus, l’inizio della dolorosa esperienza della prima guerra mondiale.

Il 1927 è l’anno della prima mostra personale, allestita a Genova, presso la galleria Vitelli. É un successo, venti opere esposte e tutte vendute.

 

Un altro importante incontro avviene nel 1938. É quello con il critico d’arte Matteo Marangoni. Anche lui in villeggiatura a Saint Vincent. Gli scritti di quest’ultimo permettono a Mus di farsi conoscere al grande pubblico. Portano l’opera pittorica del pittore valdostano al di fuori della sua regione.

 

Nel 1948 Mus espone il suo Focolare, alla Marquié Gallery, 16 West 57th Street, a New York.

Italo Mus Una storia gli inizi.

 

MUS ITALO – Lago Sirio.

 

 

RADCLYFFE E – Veduta del castello di Nus Valle d’Aosta.

 

 

HESS ADOLFO – Trent’anni di alpinismo nella catena del Monte Bianco.

 

 

DE AMICIS EDMONDO – Nel regno del Cervino.

 

Italo Mus Una storia gli inizi.

Il testo è composto da una selezione di brani tratti dai libri:.

  • Proverbio Luciano, Italo Mus Notizie Opere Confronti Capolavori Falsi, Torino Stabilimento Tipolitografico G. Canale & C 1972.
  • Claudio Italo, Italo Mus Una storia, Aosta Le Chateau Edizioni 2017.
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Maison A Quantin editeur

Maison A Quantin editeur

Maison A Quantin editeur.

Maison A Quantin editeur.

 

I libri curati da Albert Quantin per le edizioni della La Maison Quantin non possono deludere le aspettative di nessun bibliofilo, anche il più esigente. Forse perché Albert Marie Jerome Quantin era lui stesso un grande amante di libri e un fervido collezionista.

La vita di Albert Quantin è interamente dedicata all’editoria e alla tipografia.

Questo avviene anche quando veste la divisa da militare, durante la guerra franco prussiana. Combattuta dal 1870 al 1871. Periodo che lo vede tipografo dei biglietti affidati ai piccioni viaggiatori. Maison A Quantin editeur.

Albert Marie Jerome Quantin è pagino, in questa città nasce il 19 gennaio 1850 e lì decede il 17 giugno 1933. Apprendista presso la tipografia fondata da Armand Mame, capostipite della famiglia di editori e librai di Angers.

Nel maggio del 1876 acquista, dirige ed ammoderna la Tipografia di Jules Clay. Uno stabilimento attivo a Parigi, nel sesto arrondissement, in rue Saint-Benoit, ai numeri civici 5 e 7. Maison A Quantin editeur.

Con l’assieme di tutte queste operazioni nasce la tipografia Claye Quantin & May. Destinata a diventare, nel 1886, una società per azioni, la:. Maison Quantin Compagnie générale d’impression et d’édition.

Nel 1890, la Maison Quantin vede un nuovo assetto societario e assume una nuova denominazione: May & Motteroz. Quest’ultimo nome sotto intendeva una più complessa identità:. Société des Librairies Imprimeries réunies Ancienne Maison Quantin, Motteroz, Morel, Martinet. Dal 1890 al 93 su queste edizioni è ancora presente la dicitura:. Ancienne Maison Quantin. Maison A Quantin editeur.

Anche in questo nuovo assetto societario Albert Quantin è il direttore della casa editrice. Gli altri soci si limitano al solo apporto di capitale.

Dal marzo 1903, iniziano le cessioni delle collane. Attività che prelude alla chiusura della casa editrice, avvenuta nell’aprile del 1914.

Da questa data la tipografia e casa editrice A. Quantin editeur o Maison Quantin cessa la sua opera.

 

Maison A Quantin editeur.

Un bibliofilo come Albert Quantin non poteva che scegliere il motto:. Liber libro a rappresentare della sua casa editrice.

Questo appare in cima al marchio editoriale. Composto da un libro aperto, dove sulla pagina di sinistra abbiamo una lettera A e su quella di destra la Q.

Questo marchio compare sulle pagine di edizioni che valsero prestigiosi riconoscimenti.

Quali: La medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi, nel 1878 e il conferimento della Legion d’Onore all’Esposizione di Amsterdam, nel 1883. Maison A Quantin editeur.

 

La Maison Quantin aveva un catalogo molto vario.

Comprendeva sia libri per bambini come l’edizione completa delle opere di Victor Hugo. I primi appaiono nel 1885, sono illustrati a colori, con la tecnica di stampa della cromolitografia. Sono pensati come volumi singoli appartenenti a una serie. In vendita a 5 centesimi cadauno. Si componevano di tavole dal vago sapore del fumetto. Albert Quantin non si limitò a pubblicare libri. Lui stesso è autore di scritti di narrativa, ispirati al socialismo utopico, a monografie sulla Corsica e sulla storia e tecnica della stampa.

 

Maison A Quantin editeur
Apuleio LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE Paris A. Quantin Imprimeur Éditeur 1878

Maison A Quantin editeur.

 

Aldo Manuzio e le aldine in pillole.

 

 

Appunti di un bibliofilo Curiosità di bibliofilia.

 

 

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri.

 

 

Il Pinocchio di Carlo Collodi.

 

Maison A Quantin editeur.

 

La carta e la stampa dei libri antichi.

 

 

La storia e la fabbricazione della carta.

 

 

Libri antichi – I best seller dell’antichità.

 

 

Libri antichi – La nascita della stampa in Italia Da Magonza a Subiaco.

 

 

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni.

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Il drago nella mitologia cinese

Il drago nella mitologia cinese

Il drago nella mitologia cinese.

Il drago nella mitologia cinese.

 

Nella mitologia cinese coesistono tre principali specie di draghi.

Questi tipi sono il lung, che fra i tre è il più potente e trova nel cielo la sua dimora. Poi c’è il li, lo si riconosce perché è privo delle corna e vive nell’oceano. Per ultimo troviamo il chiao, lo si distingue per il corpo ricoperto di scaglie, risiede nelle paludi o ha la tana nelle montagne. 

 

Il lung è il drago per eccellenza, il solo ritenuto rispondente a verità.

Per la sua descrizione si ricorre a nove somiglianze:. La testa è quella di un cammello,. Le corna sono quelle di un cervo, Gli occhi sono da coniglio,. Le orecchie da mucca, Il collo da serpente, Il ventre da rana,. Le scaglie sul corpo da carpa, artigli di falco e palmo delle zampe da tigre. Il drago nella mitologia cinese.

Si presenta con una cresta sul dorso, formata da ottantuno scaglie. Altre squame sono disposte sulla gola,. Queste sono rivolte verso la testa ed altre ancora si trovano sul capo, dove assumono la forma di catene di montagne.

Ai lati della bocca troviamo i baffi. Sul mento una barba pendente.

È privo dell’udito.

Dalla bocca fuori esce il suo respiro. Quest’ultimo è raffigurato come una nuvola, questa, a volte, si trasforma in acqua o in fuoco. La sua voce richiama il tintinnio delle pentole in rame.

Non tutti i draghi si presentano simili, alcuni hanno le corna, altri no. Certi non presentano scaglie. Le ali sembrerebbero appartenere a una sola specie. Il drago nella mitologia cinese.

 

In Cina è opinione comune che il drago è un animale divino e muore di sua spontanea volontà.

Si nutre della carne delle rondini. È per questo motivo che durante la preghiera, rivolta a un drago, con il fine di provocare la pioggia. I celebranti buttano delle rondini nell’acqua.

 

Il chiao che come sappiamo abita paludi e tane montane, ha minime differenza rispetto al lung o drago del cielo. Il drago nella mitologia cinese.

 

Il chiao ha testa e collo piccoli, è privo di corna, ha il petto di colore cremisi, una tonalità di rosso luminosa e chiara. Il dorso è striato in color verde e i fianchi sono gialli. Ha quattro zampe. Tutte queste caratteristiche sono presenti su un corpo da serpente lungo circa quattro metri.

Un drago ha la capacità di cambiare, a suo piacimento, la dimensione del suo corpo. Il drago nella mitologia cinese.

 

Può passare dall’occupare lo spazio di un baco da seta oppure gonfiarsi sino a prendere possesso dell’estensione fra il cielo e la terra. Si può allungare sino a sovrastare le nubi oppure per raggiungere la sabbia degli abissi.

Il popolo cinese crede e ha certezza dell’esistenza di questa creatura misteriosa e meravigliosa.

Il drago è ben presente nell’antica storia della Cina. Appare in abbondanza nelle leggende del Buddismo, i racconti. Taoisti descrivono le sue azioni con chiarezza. Nelle campagne abbondano le storie delle sue terrificanti apparenze e i contadini ben conoscono i nascosti luoghi ove dimora.

Il drago occupa un importate ruolo nell’ambito della geomanzia.

È elemento decorativo in architettura e soggetto in pittura e in decorazione.

Molto spesso di fronte al drago, appena sotto il mento, è collocata una perla.

Il drago nella mitologia cinese.

Nella tradizione cinese il numero degli artigli di un drago ha importante valenza. Questa è un usanza iniziata sin dal regno di Kao Tsu , il primo imperatore della dinastia Han. Da allora un drago con cinque artigli è emblema del potere imperiale. Questo drago era raffigurato sul trono imperiale, sulle sue vesti e su tutti gli oggetti da lui usati. Questo emblema si estende ai figli dell’imperatore e ai principi di primo e secondo rango.

Un drago con quattro artigli era i uso ai principi di terzo e quarto rango.

Una creatura che poteva richiamare le sembianze del drago, caratterizzata dal corpo serpiforme con con cinque artigli,. Era concessa ai principi di quinto rango e ad alcuni funzionari. Il drago nella mitologia cinese.

 

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Armando Testa pubblicitario e artista

Armando Testa pubblicitario e artista

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Armando Testa pubblicitario e artista.

 

Un uomo curioso, Armando Testa è un uomo curioso, questa sua caratteristica si manifesta sin dall’infanzia. Quando è già animato da un forte desiderio di conoscere. Una cognizione che a suo vedere è la partenza della creatività. Una capacità che a Testa non era certo sconosciuta. Da lui applicata in tutti i campi che lo vedono protagonista. In primo luogo nella pubblicità, senza eludere il disegno, l’animazione e la pittura.

Un vero creativo non può esimersi dal burlesco, deve andare a braccetto con la presa in giro e la risata. Armando Testa pubblicitario e artista.

Basandosi su questo connubio, nascono i personaggi che animano le pubblicità, da lui prodotte, per i marchi italiani più conosciuti. 

Fra questi protagonisti il primo in ordine di tempo è Re Carpano.

Un sovrano nato per pubblicizzare il Vermut. Un vino aromatizzato, apparso, nella città di Torino, nel 1786. Da allora è ancora prodotto dalla casa Carpano.

Testa delinea una sua maestà tratta dalle vignette satiriche, in bilico fra il benvolere e la maldicenza. Simile a una bella comparsa dentro una sfilata di un Carnevale.

Un riassunto di tante caratteristiche che rendono il coronato reale molto accattivante e ancor oggi vivo e vegeto. Armando Testa pubblicitario e artista.

Segue una serie di altri soggetti, ora per gran parte presenti nella memoria e nella immaginazione di molti se non di tutti.

Un elenco composto dal Caballero e dalla inseparabile Carmencita. Personaggi nati nel 1965, per pubblicizzare il gran caffè Paulista, commercializzato dalla Lavazza.

Un anno dopo, nel 1966, troviamo i Papalla, dei pupazzi animati impiegati per pubblicizzare i televisori e le lavatrici prodotte dalla Philco. Saranno gli incontrastati e amati protagonisti dei Caroselli messi in onda dalla RAI dal 1996 al 1972. Armando Testa pubblicitario e artista.

Chiamami Peroni sarò la tua birra è di certo lo slogan più noto ideato da Armando Testa. Proposto durante il Carosello serale abbinandolo all’accattivante sorriso dell’attrice Solvi Stubing e dalle altrettanto apprezzate sue sostitute. Una pubblicità diventata parte della storia e del costume contemporaneo, giocata associando il colore biondo della birra alla fluente chioma bionda delle protagoniste.

Pippo è il nome del testimonial del marchio Lines. È un ingombrante ippopotamo di color azzurro, promotore dei pannoloni usa e getta per bambini, all’epoca un vero cambiamento. Armando Testa pubblicitario e artista.

Al suo interno due dipendenti dell’agenzia pubblicitaria Studio Testa. Avevano il compito di muovere e animare il pupazzo. Al suo esterno la vernice di color blu. Ispirata agli ippopotami in ceramica prodotti nell’antico Egitto.

Armando Testa vede negli animali dei soggetti su cui lavorare divertendosi. Ironizzando con questi amati protagonisti realizza una serie di divertenti serigrafie stampate su tela a più colori. Alcune realizzano degli animali componendoli con degli oggetti che solo nella forma richiamano il tema raffigurato. Altre ironizzano sulle peculiarità del soggetto.

Un altro soggetto destinato ad analoga interpretazione è il cibo.

Buona visione: Le serigrafie di Armando Testa – YouTube

 

Armando Testa pubblicitario e artista
Armando Testa pubblicitario e artista. 

 

 

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