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Libri antichi – Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana

KOCH UMBERTO (prof.) - Manuale di grafologia

Libri antichi – Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

Libri antichi – Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

Padre Girolamo Maria Moretti è un frate francescano. Da autodidatta diventa il fondatore della scuola di grafologia italiana.

Nasce a Recanati nel 1879 e muore ad Ancona nel 1963. É frate Minore Conventuale presso il Convento di San Sebastiano a Mondolfo. Un comune nelle Marche. Ora appartenente ai Borghi più belli d’Italia.

Un luogo tranquillo. Ideale per l’elaborazione e lo sviluppo delle sue ricerche sulla grafologia.

Qui scrive le opere fondamentali della sua vasta ricerca. Lavori che lo consacreranno come una importante figura nell’ambito degli studi di grafologia.

Con i suoi studi getterà le basi per la nascita e lo sviluppo di una tecnica basandosi sull’analisi visiva di un testo manoscritto.

Indagine che permetterà di ottenere una diagnosi dello scrivente.

Ottenendo svariate informazioni sull’autore. Quali: la misura dell’intelligenza, il temperamento, il carattere, le attitudini, le anomalie psichiche, le malattie organiche e molto altro.

La sua attrazione per la grafologia inizia casualmente nel 1905. Da allora a questo suo interesse si dedicò per tutta la vita.

Suo è il primo libro in lingua italiana sull’argomento. Edito nel 1914. É dato alle stampe usando lo pseudonimo di Umberto Koch.

Si intitola Manuale di grafologia.

In queste pagine definisce la grafologia lo:. Studio scientifico che da la figura grafica di uno scritto rivela le tendenze dello scrittore sortite da natura.

Il testo dell’opera prima è elaborato. Giungendo nel 1920 al Trattato scientifico di grafologia. Stampato per i tipi dell’editore bolognese Nicola Zanichelli. Considerato la seconda edizione ampliata del libro edito nel 1914.

Una ulteriore elaborazione dello scritto prenderà forma sulle pagine del volume intitolato Psicologia della Scrittura. Metodo scientifico infallibile della grafologia. Edito a Bologna. da Licino Cappelli. nel 1924. Quest’ultimo volume è considerato la terza edizione ampliata del libro edito nel 1914,

Questi tre volumi permetteranno l’elaborazione di un metodo con solide basi scientifiche. Furono l’inizio di una lunga produzione di libri e articoli inerenti la grafologia.

I suoi scritti annoverano la rara e importante intitolata  il Trattato scientifico di perizie grafiche su base grafologica.

La prima edizione di quest’opera è stampata il 9 febbraio 1942. A Verona. Per le edizioni L’Albero. Reca la prefazione e l’introduzione di Alfredo Bertelè. Composta da 268 pagine e 170 figure.

Padre Girolamo Moretti scrive la sua autobiografia. Edita nel 1977 è intitolata Chi lo avrebbe mai pensato.

È uno scritto spontaneo. Composto da una raccolta di pensieri e ricordi, 

Proprio dalle righe tratte da questo libro troviamo una valida spiegazione alle capacità del Moretti.

“ Nel mio caso, non si tratta di sensibilità, ma solamente intuito. Lo prova anche il fatto di essere riuscito a formulare un metodo ed a comunicarlo ad altri. I quali, applicandolo, qualora abbiano la necessaria attitudine e l’adeguata competenza, ottengono risultati analoghi ai miei. Inoltre, si sappia, sempre che alle intuizioni ho fatto sempre seguire un prolungato lavoro di verifica e di sperimentazione “.

Da queste parole si può intuire che Padre Moretti non fuggiva dalle sue percezioni. Probabilmente da loro attinse parte delle regole da lui enunciate. Non fermandosi all’aspetto esterno dello scritto esaminato. Ricercando un contatto psichico. Un contatto diretto con la grafia dello scrivente. Un rivivere e un immedesimarsi nel gesto grafico compiuto da chi ha redatto il testo.

Nel 1958, a Pesaro, Padre Moretti fondò “La Psicografica” e lo “Studio grafologico Fra Girolamo”.

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

Appunti di un bibliofilo

Morgana Mario Della crescente rarità dei libri antichi.

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Albasio Marco – Tè pregiati il Long Jing

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Albasio Marco – Tè pregiati il Long Jing.

Albasio Marco – Tè pregiati il Long Jing.

Tè Pregiati d’Oriente, la serie. Long Jing.

Benvenuti nel mondo dei tè pregiati!

L’idea di questa serie è nata dal desiderio di regalare a chi acquista anche un solo libro la possibilità di entrare in un nuovo mondo.  Vi faremo scoprire alcuni tra migliaia di tipi di tè, con le loro generalità e particolarità, storie e leggende, la coltivazione e preparazione, e per ultimo ma non meno importante, come gustarlo al meglio.

Per quanto possano essere approfondite le informazioni su un tè, non c’è che berlo per apprezzarlo e capirlo veramente. In ogni libro quindi troverete un campioncino del tè discusso, da gustare mentre approfondite la vostra conoscenza a riguardo.

BEVI TÈ
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SII FELICE!

 

Long Jing

Tipologia e generalità

Prodotto principalmente a mano, è da secoli rinomato per la sua alta qualità, guadagnandosi durante la dinastia Qing dell’imperatore Kangxi (1661-1722) lo status di Gong Cha, o tè imperiale, ovvero un tè offerto come tributo all’imperatore.  Il Long Jing è prodotto nella zona del villaggio di Longjing a Hangzhou, nella provincia di Zhejiang in Cina.

Il Long Jing è un tè verde cinese (绿茶) di alta qualità che vi attirerà immediatamente con le sue belle foglie e il suo aroma caldo.  Il tè verde si inserisce tra le sei categorie di tè, essendo le altre tè oolong, tè bianco, tè giallo, tè nero e tè fermentato.  Vengono tutte prodotte dalla stessa pianta, Camellia Sinensis, e le differenze tra ogni categoria dipendono principalmente dal metodo di produzione.

Nella produzione del tè verde, a differenza del tè oolong o del tè nero, l’ossidazione naturale delle foglie e dei boccioli raccolti viene bloccata dopo la raccolta tramite una particolare procedura che descriveremo più avanti.

Leggende e Storia

Come tutti i tè cinesi, ci sono tante leggende sul nome e la storia del Long Jing.

Si dice che il Long Jing, che si traduce dal cinese letteralmente in “pozzo del drago”, abbia preso il nome dal “Pozzo del drago”, un pozzo contenente acqua relativamente densa situato vicino al villaggio di Longjing. Dopo la pioggia, l’acqua piovana più leggera fluttua sull’acqua del pozzo, mostrando un confine sinuoso e contorto che ricorda il movimento di un drago cinese.

La leggenda vuole anche che per ottenere il miglior gusto dal Long jing, si debba usare l’acqua della Sorgente della Tigre di Primavera, una famosa sorgente di Hangzhou.

Una delle nostre leggende preferite narra che Qianlong, il nipote dell’imperatore Kangxi, durante una vacanza al Lago Occidentale andò al Tempio Hu Gong sotto il monte Picco del Leone (Shi Feng Shan). Davanti al tempio c’erano diciotto cespugli di tè e glie ne fu presentata una tazza. Qianlong fu così colpito che conferì a questi diciotto cespugli lo status del tè imperiale. Questi alberi ci sono ancora tutt’oggi, e il tè prodotto dalle loro foglie viene messo all’asta ogni anno per un prezzo più alto dell’oro.

Un’altra leggenda ancora più romantica collega Qianlong, ormai lui stesso imperatore, al tè Long Jing. Si dice che durante una visita al tempio Hu Gong, rimase incantato dalle donne che raccoglievano il tè, ed era così affascinato dai loro movimenti che decise di provare anche lui. Mentre raccoglieva il tè, ricevette il messaggio che sua madre, l’imperatrice vedova Chongqing, stava male e chiedeva il ritorno del suo figlio. Qianlong infilò frettolosamente le foglie che aveva raccolto nelle maniche della sua giacca e partì immediatamente per Pechino a trovare la madre. Chongqing fu contenta di vedere il figlio e incuriosita dal profumo delle foglie che emanava dalle maniche. Lui estrasse le foglie, appiattite dal viaggio, e fece immediatamente preparare un tè molto apprezzato dalla madre. Si dice oggi che la forma del tè Long Jing è in onore delle foglie appiattite che l’imperatore portò a Pechino per sua madre.

 

Produzione

1. Coltivazione

Ci sono quasi due dozzine di micro-varietà di Camellia Sinensis usate per produrre il Long Jing nella sola provincia di Zhejiang. I più famosi, riveriti e costosi, con aromi e sapori pronunciati, sono della varietà Qunti, detta anche vecchio albero, e No.43, detta anche nuovo albero.

Qunti è il classico e originale Long Jing, lo stesso tipo di tè assaggiato e riconosciuto dall’imperatore Qianlong.

No. 43 è una varietà relativamente nuova, una specie di tè allevato intenzionalmente per adattarsi al clima e al suolo e per produrre gemme piccole, perfette e precoci.

In termini di sapore, Qunti è rinomato per la consistenza e il sapore minerale che proviene dal territorio distinto della regione. Il No. 43 è molto più costante in aroma, è rinfrescante e più concentrato, inoltre la struttura è più liscia al palato e il sapore e l’aroma sono più forti.

Il periodo di raccolta delle foglie più pregiate ha luogo durante la stagione conosciuta come Ming Qian (明前), o Pre-Qingming, prima del Festival di Qingming (清明) che cade intorno al 5 aprile di ogni anno. È preferibile raccogliere i germogli primaverili prima del festival, perché secondo il calendario agricolo cinese, dopo questa festa nazionale di solito piove. Dopo la pioggia, la temperatura si riscalda, le piante del tè crescono più velocemente, e i boccioli diventano troppo grandi, perdendo così la complessità del sapore. È per questo che il tè pre-Qingming è considerato il migliore.

 

2. Lavorazione

Come per tutti i tè verdi le foglie del Long jing vengono tostate subito dopo la raccolta per fermare il processo di ossidazione naturale.  Particolare invece la Long Jing è l’appiattimento delle foglie e dei boccioli.  Qui sotto la tabella e le spiegazioni dettagliate che illustrano il processo di lavorazione del Long Jing:

1) Raccolta (採青 – cǎi qīng): La raccolta per il Long Jing segue queste regole:

  1. I boccioli e le foglie sono scelti tutti della stessa dimensione, con forme regolari e ordinate;
  2.  Non si raccoglie il gambo lungo;
  3. Non si raccolgono i boccioli o le foglie di colore viola;
  4.  Si lasciano le gemme e foglie danneggiate da malattie;
  5. e. Si lascia la piccola foglia attaccata al bocciolo;

In un giorno, una mano esperta riesce a raccogliere 1,0 – 1,5 kg di giovani germogli. 1,0 kg contiene circa 100.000 pezzi di giovani germogli.

2) Appassitura al sole (晒青 – shài qīng):  Dopo la raccolta viene l’appassitura, cioè la stesura delle foglie di tè su graticci di bambù o paglia intrecciata per farle asciugare al sole o con l’aria calda. Spesso le foglie devono essere spostate per garantire un’asciugatura uniforme.

3) Fissatura (杀青 – shā qīng): Per fermare l’ossidazione, i tè verdi sono spesso arrostiti dentro a dei wok, che sono padelle molto grandi, sopra una fiamma oppure usando un wok elettrico. Le foglie di tè devono essere mescolate costantemente per tostarle in modo uniforme. Le azioni degli enzimi ossidanti vengono interrotte “arrostendo” le foglie prima che si secchino completamente. Le foglie del Long Jing quindi subiscono una minima ossidazione.

4) Appiattimento ( 整形 – zheng xing): Il Long Jing ha delle foglie piatte e, per mantenerle tali, dopo la fissatura viene passato di nuovo in padella a temperatura più bassa e schiacciato con il palmo della mano contro il fondo della padella.

5) Essiccatura finale ( 烘干 – hóng gān): Le foglie di tè vengono inserite in un vassoio speciale reticolato e asciugate in una camera di essiccazione. L’essiccatura continua fino alla completa disidratazione delle foglie di tè (4% dell’umidità residua).

6) Cernita (分级 – fēn jí): Durante la cernita, le foglie vengono selezionate a mano per tenere solo quelle più piatte, lucide, dritte e con le punte appuntite. La lunghezza della foglia deve essere compresa tra i 2,5 e 3,0 cm, e ognuna è coperta da un peluria bianca che si vedrà solo al momento della preparazione.

 

3. Diffusione

Il Long Jing più rinomato cresce su cinque picchi situati intorno al lago Xihu nella regione Hangzhou, con altitudini di circa 300 metri.

L’altitudine è fondamentale per la qualità del tè, perché con le temperature più fredde il metabolismo delle foglie rallenta di notte, lasciando accumulare di giorno sostanze e minerali che aggiungono al sapore. Questa zona è quasi sempre immersa nella nebbia che blocca il sole, preservando così i livelli di teanina nelle foglie e contribuendo al suo sapore particolarmente morbido. I picchi, in ordine di desiderabilità per il loro tè sono: Leone, Drago, Nuvola, Tigre e Prugna. Sul picco Leone, cresce un Long Jing di sapore fresco, con un profumo deciso e di lunga durata, le sue foglie sono di colore verde giallastro.

Il picco Nuvola è un banco di prova governativo e il suo tè di solito non è in vendita sul mercato aperto. Il picco Tigre prende il nome dalla fonte d’acqua considerata la migliore per preparare il tè, il suo tipo di Long Jing ha un sapore meraviglioso anche dopo ripetute infusioni. Il Long Jing Prugna è un tipo di Long Jing proveniente dalla zona intorno al villaggio di Mejiawu; questo tè è rinomato per il suo colore verde giada.

Esistono poi anche altri Long Jing che crescono al di fuori della regione di Xihu come il Bai Long Jing, e il Qiantang Long Jing, generalmente sono meno pregiati del Xihu Long Jing.

 

Preparazione

Il Long Jing è caratterizzato da belle foglie e quindi spesso viene infuso in teiere e infusori trasparenti.

Prepara le foglie di tè usando tra 3 e 5 grammi di tè per ogni 100 ml di acqua, a seconda dei tuoi gusti.

Si inizia riscaldando la teiera o l’infusore, riempiendolo per un quarto con acqua bollente. Successivamente, riscalda le tazze nello stesso modo, riempiendole per circa tre quarti del loro volume. Quindi svuota la teiera e riempila con acqua riscaldata a 70-75 gradi.

Lascia cadere le foglie di Long Jing nella teiera coprendo la superficie dell’acqua e agitando gentilmente per consentire a tutte le foglie di inumidirsi e affondare.

Aspetta che le foglie affondino. Dopo 1,5 – 3 minuti, quando la maggior parte delle foglie sono sul fondo dell’infusore, il tè è pronto. A questo punto, svuota le tazze e versa il tè.

Nota: se le foglie non affondano, è probabilmente dovuto alla bassa temperatura dell’acqua. Agitale con una bacchetta per la prima infusione e per la seconda infusione usa acqua più calda.

Le foglie dovrebbero regalarvi un tè dal gusto meraviglioso per 4-5 infusioni.

Poiché i Long Jing più pregiati sono composti principalmente dai germogli dell’albero del tè piuttosto che dalle foglie, la temperatura ideale per preparare il Long Jing è inferiore all’ebollizione, quindi circa 70C. Se si usa un’acqua troppo calda, l’infuso risulterà amaro.

 

Proprietà

Si dice che il mitologico Imperatore della Cina Shen Nung abbia scoperto il tè nel 2737 AC, quando una foglia di Camellia Sinensis è caduta nella sua tazza di acqua calda. Da allora, il tè viene usato in Oriente sia come bevanda che come medicina. Nell’Occidente stanno ancora studiando le proprietà benefiche del tè.

Il tè verde è considerato utile per: migliorare le capacità mentali, aiutare a perdere o mantenere il peso, giovare alla salute del cuore, più specificamente abbassando il colesterolo e la pressione sanguigna, e forse anche svolgere un ruolo nella prevenzione dei tumori. Si pensa altresì che svolga un ruolo antinfiammatorio e nella prevenzione di malattie neurodegenerative. Come con qualsiasi integratore, è meglio informare il medico se si beve molto tè verde.

Vediamo in dettaglio i benefici del tè verde.

Il tè verde contiene meno caffeina del caffè, ma abbastanza da funzionare come stimolante, senza causare i nervosismi del caffè. Però contiene inoltre l’aminoacido L-Teanina, che in sinergia con la caffeina può migliorare la funzione del cervello e attenuare gli effetti della caffeina. Molte persone si sentono più energiche e più produttive quando bevono il tè verde.

Il tè verde è anche un’eccellente fonte di antiossidanti, e ci sono vari studi che indicano che i bevitori di tè verde hanno meno probabilità di sviluppare certi tipi di tumori.

Gli elementi attivi che si trovano nel tè verde hanno effetti protettivi sul cervello. Potrebbero ridurre il rischio di Alzheimer’s e Parkinson’s, le più comuni malattie neurodegenerative.

Un altro beneficio degli antiossidanti nel tè verde è l’inibizione di batteri e alcuni virus. Questo potrebbe abbassare il rischio di infezione, carie, e sicuramente aiutare con l’alitosi.

Alcuni studi hanno rilevato tra i bevitori di tè verde leggere riduzioni degli zuccheri nel sangue, e ciò potrebbe ridurre il rischio di diabete tipo 2.

Si è anche visto un abbassamento del Ldl e colesterolo totale tra i bevitori di tè verde, ciò potrebbe diminuire il rischio di malattie cardiovascolari.

Infine, alcuni studi in Giappone dimostrano che chi beve il tè verde vive più lungo!

 

Nell’immagine una fotografia originale di Flavio Gallozzi appartenete alla serie cerimonia del tè o Cha no yu 茶の湯, “acqua calda per il tè”.

 

Albasio Marco – Tè pregiati      Tie Guan Yin      Lapsang Souchong

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Albasio Marco – Tè pregiati il Lapsang Souchong

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Tè Pregiati d’Oriente. la serie. Lapsang Souchong.

Benvenuti nel mondo dei tè pregiati!

L’idea di questa serie è nata dal desiderio di regalare a chi acquista anche un solo libro la possibilità di entrare in un nuovo mondo.  Vi faremo scoprire alcuni tra migliaia di tipi di tè, con le loro generalità e particolarità, storie e leggende, la coltivazione e preparazione, e per ultimo ma non meno importante, come gustarlo al meglio.

Per quanto possano essere approfondite le informazioni su un tè, non c’è che berlo per apprezzarlo e capirlo veramente. In ogni libro quindi troverete un campioncino del tè discusso, da gustare mentre approfondite la vostra conoscenza a riguardo.

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Lapsang Souchong.

Tipologia e generalità.

Il Lapsang Souchong (in cinese: 正 山 小 种; pinyin: zhèngshān xiǎozhǒng, ovvero “piccola specie del monte dritto”) a volte indicato come tè affumicato, è un tè nero originario della regione montuosa di Wuyi, nella provincia del Fujian in Cina. Il nome Suchong (小 种) riferisce alle foglie di tè più grandi e grossolane della parte più bassa del ramo raccolte per fare questo tè.

Esistono sei categorie diverse di tè: tè verde, tè oolong, tè bianco, tè giallo, tè nero e tè fermentato. Sono tutte prodotte dalla stessa pianta, Camellia Sinensis, e le differenze di categoria dipendono principalmente dal metodo di produzione.

Il Lapsang Souchong fa parte della categoria di tè neri ed è infatti uno dei primi tè neri a essere stato prodotto. I tè che in Europa chiamiamo neri, in Asia vengono chiamati tè rossi; l’appellativo “tè neri” invece è dedicato ai tè fermentati. La particolarità del Lapsang Souchong è l’essiccatura al fumo di fuoco di pino, che conferisce un sapore caratteristico di pino fumoso.

 

Leggende e Storia.

La storia dell’origine del Lapsang Souchong è davvero unica.  Durante un periodo di sconvolgimenti nella Cina dell’era Qing (XVII-XX secolo), i banditi locali avevano regno libero della campagna, e saccheggiavano e bruciavano qualsiasi cosa fosse sulla loro strada. Nonostante i rischi, molti coltivatori di tè continuavano a lavorare per necessità. Un generoso proprietario terriero aveva impiegato molte famiglie nel suo villaggio per preparare il tè nero per il commercio con gli olandesi.

Questo contadino pagava i suoi lavoratori bene, tanto da suscitare l’interesse dei banditi vicini, che chiesero denaro in compensa per la loro protezione. Questo presentava una terribile minaccia, e il contadino promise quindi di consegnare quanto richiesto.

Il contadino e i suoi impiegati lavorarono dall’alba fino al tramonto durante la primavera per raccogliere le foglie migliori.

Ogni giorno i banditi chiedevano il pagamento, e ogni giorno, l’agricoltore prometteva di consegnare presto. L’ultima sera, poco prima che il tè fosse finito, i banditi persa la pazienza, rubarono da ogni casa e diedero addirittura fuoco al laboratorio del contadino e il deposito del tè. Appena i banditi se ne furono andati, gli abitanti del villaggio corsero per spegnere gli incendi il più rapidamente possibile. Sebbene l’officina fosse stata bruciata al suolo, un deposito di legna di pini era sopravvissuto ed era stato solo parzialmente bruciato. I lavoratori recuperarono ciò che poterono e finirono il loro tè nero con le pentole recuperate dalle macerie del laboratorio.

Quando assaggiarono il loro tè, rimasero stupiti. Il tè aveva un sapore di fumo e temevano che il loro duro lavoro fosse stato rovinato. Il contadino decise che non aveva altra scelta che imballare il tè in cassette e provare a venderlo a qualunque prezzo potesse ottenere.

Al porto fu avvicinato da un commerciante olandese a cui aveva venduto negli anni passati, che gli chiese di provare il tè. Con sorpresa e gioia del contadino, il commerciante olandese ne rimase entusiasta e, sicuro del suo successo, chiese persino di pagare il triplo per il suo nuovo tè preferito.

Dal 1604 gli olandesi iniziarono a importare il Lapsang Souchong in Europa come medicina. Nel 1662 fu la Principessa Caterina che lo portò in Inghilterra dopo il suo matrimonio con il Principe Carlo, dove si diffuse come bevanda rinvigorente.

Gli agricoltori dediti alla qualità e alla tradizione raccolgono ancora oggi ogni foglia a mano e le affumicano usando il fuoco controllato dell’ago di pino.

 

Produzione.

1. Coltivazione

A causa dell’alta elevazione e della bassa temperatura delle montagne Wuyi, le uniche varietà di Camellia Sinensis che sopravvivono in queste condizioni estreme sono le Wuyi Caicha (武夷 菜 茶), usate per il Lapsang Souchong.

A causa delle temperature relativamente più basse rispetto ad altre zone, la prima raccolta avviene piuttosto tardi, avendo inizio nella seconda settimana di maggio.

L’arrivo delle prime gemme adulte e completamente sviluppate, chiamate Zhu-ya (驻 芽), indica che la raccolta può avere inizio.

 

2. Lavorazione

Come tutti i tè neri, il Lapsang Souchong è caratterizzato da una forte ossidazione. Nel suo caso, però, la procedura è più complessa per poter riprodurre in modo costante l’aroma di fumo e il sapore di Longan (frutto popolare in Asia). La lavorazione del Lapsang Souchong segue le seguenti tappe:

1) Raccolta (採青 – cǎi qīng):  A differenza degli altri tè neri cinesi che vengono prodotti usando 1 bocciolo e 1-3 foglie ed prendono più valore con una grande quantità di gemme.  Il Lapsang Souchong è prodotto con le prime due o tre foglie che che sono quindi molto più mature.

2) Appassitura (萎凋 – wēi diāo):  Normalmente, dopo la raccolta, le foglie vengono fatte appassire al sole. Nella zona montuosa di Wuyi invece, a causa della carenza di giorni di sole, l’appassimento deve essere effettuato con calore aggiuntivo dalla combustione di legno di pino. È una pratica comune nella produzione dei tè del Monte Wuyi, tra cui il Lapsang Souchong. Le foglie di tè vengono posizionate su una stuoia di bambù, ammucchiate a 3-7 cm di spessore, e la stuoia viene posizionata su una griglia di legno. Nella parte inferiore della griglia, la legna di pino viene bruciata a fuoco forte per aiutare l’evaporazione dell’acqua nelle foglie e contribuire al sapore affumicato. Le foglie di tè vengono capovolte e mescolate ogni 20 minuti. Quando le foglie diventano morbide e non sono più lucenti, vengono rimosse dalla griglia di legno e posizionate sul pavimento per raffreddarle.

3) Arrotolamento (揉捻 – Rou-nian): Le foglie devono quindi essere arrotolate una prima volta in strisce tese.

4) Ossidazione (氧化 – yǎng huà): Dopo il processo di arrotolamento, le foglie di tè vengono poste in botti di legno e coperte con un panno per consentire l’ossidazione enzimatica. Quando la temperatura si abbassa, le botti verranno posizionate vicine al fornello per mantenere calde le foglie di tè. Quando l’80% delle foglie di tè sono diventate colore rame e hanno iniziato a emettere il proprio gradevole profumo, l’ossidazione è sufficiente.

5) Fissatura (过 红 锅 – Guo hong guo): A differenza di qualsiasi altro tè nero che viene essiccato immediatamente dopo il processo di ossidazione, il tè Lapsang Souchong viene invece passato in padella prima dell’essiccazione. Durante il passaggio in padella, l’alta temperatura in breve tempo inattiva l’enzima ossidante, prevenendo così l’ossidazione prolungata e stabilizzando la qualità e le caratteristiche delle foglie. Quando la temperatura della padella raggiunge i 200 ° C, le foglie di tè ossidate vengono poste nella padella per 2-3 minuti.

6) Secondo arrotolamento (复 揉 – Fu rou): Mentre le foglie di tè passate in padella sono ancora calde, vengono stropicciate rapidamente per la seconda volta. Le foglie di tè vengono arrotolate e strette, facendo uscire il succo della foglia, che rimane sulla superficie. Il deposito del succo sulle foglie aumenta la forza del tè. Inoltre, aiuta ad assorbire il fumo durante la fase successiva.

7) Essiccatura finale (熏 焙 – Xun bei): In Cina, a prescindere se si tratti di tè verde, tè nero o tè giallo, il passaggio finale comune è l’essiccazione nei cestini di bambù che viengono riscaldati a legna ardente. Tuttavia, per il tè Lapsang Souchong, ci sono due differenze fondamentali. La prima differenza è l’uso del legno resinoso di pino per affumicarlo. La seconda è che viene essiccato con una fiamma intensa durante la prima fase di appassitura, e successivamente, un’ulteriore essiccazione con fuoco fumante viene effettuata fino a quando la foglia di tè non risulti asciutta al di sotto del 5% di umidità.

A causa della combustione incompleta, il fuoco di pino fumante genera fumo contenente essenza di resina vaporizzata che, assorbita dalle foglie di tè, conferisce al Lapsang un tipico aroma di fumo di pino. Il processo di asciugatura dura 8-10 ore. Inoltre, questo passaggio cruciale dà origine al lustro colore rossastro scuro della foglia di tè.

 

3. Diffusione

La zona di produzione originale di Lapsang Souchong è il villaggio di Tongmu, situato nel comune di Xingcun, città di Wuyishan, provincia del Fujian. Le piantagioni di tè nel villaggio di Tongmu sono sparse intorno al monte Wuyi, una riserva naturale. La foresta primaria produce una grande quantità di foglie cadute, che diventano un fertilizzante ideale per gli alberi del tè. La foresta stessa, oltre all’enorme differenza di temperatura e le precipitazioni frequenti, creano un ambiente climatico e geografico distintivo per la produzione di Lapsang Souchong.

In generale, più elevata è l’altitudine delle piante di tè, migliore è la qualità del tè finito. Tongmu, Guadun, Mali e Guangping sono tra le diverse aree famose che si ritiene producano Lapsang Souchong di qualità superiore.

 

Preparazione

Passaggio 1: preparare le foglie di tè

Inizia selezionando foglie di tè di alta qualità. Il tè a foglie sciolte è l’opzione migliore in quanto contiene foglie di tè intere e vanta maggiori benefici per la salute. Le bustine di tè contengono foglie rotte, rimasugli e polvere che alterano i profili degli aromi. Il tè sfuso Lapsang Souchong è composto interamente da foglie di tè affumicato di alta qualità. Usa circa 5 grammi di foglie Lapsang Souchong per ogni 200ml di acqua.

Passaggio 2: riscaldare l’acqua

Il Lapsang Souchong è meglio preparato con acqua quasi bollente. Utilizzare sempre acqua filtrata o di sorgente per i migliori risultati di sapore. Evita l’acqua del rubinetto e l’acqua distillata per la preparazione del tè poiché questi tipi impediscono il pieno sviluppo degli aromi. Impostare un bollitore a temperatura controllata a 95 ° C o far bollire l’acqua sul piano cottura in una padella e attendere qualche minuto. Non appena l’acqua raggiunge la temperatura giusta, versa nel tuo infusore o teiera. Prepara il Lapsang Souchong usando un infusore per tè o un tradizionale gaiwan.

Passaggio 3: Infusione delle foglie di tè

Si consiglia di mettere in ammollo le foglie di tè per 1-5 minuti. Dopo il primo minuto, assaggia il tè ogni 30 secondi fino a trovare il sapore che preferisci. In generale, due minuti e mezzo sono adatti per Lapsang Souchong. Tempi di infusione più lunghi si tradurranno in miscele più amare e forti, mentre i tempi di infusione più brevi offrono meno sapore ed equilibrio tra le note terrose e l’essenza fumosa di questa varietà.

Aroma del tè

La foglia secca emana un distinto odore di Longan secco e odori di fumo. Quando viene preparato, il liquore conferisce lo stesso profilo aromatico.

Colore del liquore

Quando viene preparato, il tè produce un liquore con lucentezza e colore marrone rossastro brillante. In tazza, l’autentico Lapsang Souchong produce un anello dorato brillante che appare vicino al bordo del liquore alla tazza. L’anello d’oro è il segno che le foglie di tè sono ricche di flavonoidi che è vitale per un tè di buona qualità.

 

Proprietà

Il Lapsang Souchong, come tutti i tè neri, contiene una quantità abbondante di flavonoidi complessi, che sono apprezzati da millenni in Oriente per le loro proprietà antiossidanti.  Ai giorni d’oggi in Occidente si apprezzano sempre di più i benefici del tè, ed essi sono oggetto di studi per la risoluzione di vari problemi. Ogni tazza di Lapsang Souchong contiene circa 200 mg di flavonoidi e molti medici oggi consigliano di assumere 600 mg di flavonoidi al giorno, rendendo il Lapsang Souchong una scelta molto salutare.

L’effetto di questi flavonoidi sul sistema immunitario è anti-infiammatorio, riducendo così il rischio di varie malattie. Per quanto riguarda il sistema cardiovascolare, abbassa la pressione sanguigna e il colesterolo. La sua proprietà antiossidante reprime la produzione di radicali liberi e potrebbe quindi ridurre il rischio di vari tipi di tumori.

La caffeina presente nel Lapsang Souchong stimola la mente e il metabolismo, mentre la teanina, in concomitanza della caffeina, produce un effetto calmante. Si ha dunque l’energia dallo stimolante ma senza i nervosismi o l’insonnia che possono avvenire con il caffè.

Il Lapsang Souchong accompagna spesso i pasti in Asia per l’aiuto che porta alla digestione. Le sue proprietà antibatteriche possono aiutare a prevenire ulcere, e le sue proprietà astringenti possono migliorare disturbi digestivi.

I tannini presenti nel Lapsang Souchong non solo conferiscono il suo sapore caratteristico, ma diversi studi hanno dimostrato che aiutano a combattere alcuni virus come l’influenza, la dissenteria e l’epatite.

Questo tè porta anche benefici per la bellezza! Con le vitamine B2, C ed E, e minerali come magnesio, potassio, zinco, polifenoli e tannini essenziali, nutre la pelle e riduce le rughe e altri sintomi dell’invecchiamento. Le sue azioni antivirali e antibatteriche potrebbero anche aiutare a prevenire infezioni della pelle come i brufoli, e potrebbe ridurre il rischio di carie dentali.

Oltre a bere questo tè, lo si può anche usare direttamente sulla zona affetta.

In caso di gengive gonfie, basta premere le foglie di tè bagnate direttamente su di esse per iniziare la guarigione. Può anche essere usato come collutorio per migliorare la salute delle gengive. Mettendo a mollo i piedi in un catino di tè aiuta a eliminare odori causati dai batteri o funghi come piede d’atleta.

 

Nell’immagine una fotografia originale di Flavio Gallozzi appartenete alla serie cerimonia del tè o Cha no yu 茶の湯, “acqua calda per il tè”.

 

Albasio Marco – Tè pregiati       Tie Guan Yin       Long Jing

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Giappone

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Giappone.

Delle isole del Giappone Una descrizione del Paese del Sol Levante tratta da un libro antico.

 

Il brano che segue, trascritto in carattere grassetto, è impresso sulle pagine del volume intitolato Compendio di Geografia Moderna. Un testo scolastico, edito nel 1794. In uso nel Settecento, presso il Ginnasio Nazareno di Roma. 

 

L’autore fornisce una scintillante descrizione del Giappone, allora come ora una lontana terra:. Le isole del Giappone occupano la parte più Orientale dell’Asia. Sono a caso scoperte nell’anno 1542 dà Portoghesi qua balzati da una tempesta.

 

Il volume riporta la data 1542. Questo momento non è una certo, in quanto l’approdo potrebbe anche essere avvenuto l’anno successivo, nel 1543.

In quei tempi alcuni portoghesi navigano in quello che oggi è il chiamato il Mar Cinese Orientale. Quest’ultimo è una porzione dell’Oceano Pacifico, delimitata ad est dall’isola giapponese del Kyushu. Gli uomini erano imbarcati su un bastimento, comandato da un corsaro cinese, che solcava quelle acque. A seguito della burrasca l’imbarcazione è spinta dal sulle coste del Giappone, a sud ovest dell’isola del Kyushu.

L’autore settecentesco descrive l’evento come una casuale scoperta.

Questo non è corretto perché in quell’epoca non si ignorava l’esistenza del Giappone. In quanto, da secoli, fra Giappone, Cina e Korea esistevano vari generi di rapporti.

Giappone

Le isole son esse molte, ma le più considerabili son tre. Giappone.

Cioè l’isola del Niphon (ora è l’Honshu) che dicesi anche Giappone, da cui prendono il nome tutte le altre. Quella di Saickock (ora è il Kyushu) al Mezzodì dell’estremità Occidentale dell’antecedente. E quella di Sikokf (ora è lo Shikoku) situata tra le due soprannominate.

Tutte queste isole ubbidiscono ad un ricchissimo, e potentissimo Imperatore. Giappone.

Da lui dipendono molti altri piccoli sovrani, o Viceré (sono gli. Shogun) delle varie province, nelle quali é diviso tutto l’Impero.

Il suo governo è pienamente dispotico, e il volere dell’Imperatore suddetto è la sola legge, che regola i popoli, che sono numerosissimi. Giappone.

La religione dominate è l’Idolatria piena di mille superstizioni, la quale è regolata da certi Ministri chiamati Bonzi.

La religione cattolica vi è predicata la prima volta da San Francesco Saverio, che vi sbarcò nell’ anno 1549. Giappone.

Questa nel corso di cento anni è totalmente estinta dalle molte e fiere persecuzioni suscitate contro i Cattolici qui stabiliti.

 

Il gesuita e missionario spagnolo Francesco Saverio è proclamato santo, nel 1622, da papa Gregorio XV. Giappone.

Il religioso, nel dicembre del 1547, si trovava nella penisola di Malacca. Qui conobbe un fuggiasco giapponese di nome Anjiro. Un uomo desideroso di convertirsi al cristianesimo, questo per liberarsi dai sensi di colpa causati dall’aver commesso in patria un delitto.

Francesco Saverio rimase sedotto dalle notizie che Anjiro gli comunicava sul Giappone e sui suoi abitanti. Un entusiasmo che innescò nel Santo il desiderio di evangelizzare quella terra.

In compagnia di Anjiro, a cui è assegnato il compito di collaboratore, il missionario parte per il Giappone.

Lo sbarco avviene nella città di  Kagoshima, nel Kyushu, il 15 agosto 1548. 

Qui Shimazu Takahisa, daimyō di Kagoshima, lo accolse con gentilezza.

Tanto che, in una lettera, scritta da Francesco Saverio e diretta in Europa, si legge la frase:. I Giapponesi sono il migliore dei popoli. Giappone.

Nel frattempo Anjíro inizia l’opera di evangelizzazione, convertendo al cattolicesimo oltre un centinaio di parenti e amici.

Incalzato dai bonzi, il principe vieta ogni ulteriore battesimo.

La reazione dell’audace missionario è immediata. Giappone.

Decise di presentarsi di persona al dignitario, ma al primo tentativo fallisce e non è ricevuto. Questo avviene perché sprovvisto di doni e poveramente vestito.

Il proseguo lo vede ripresentarsi in splendidi abiti e con preziosi doni destinati al principe. Il risultato è la concessione della piena libertà di predicazione.

Nell’inverno del 1551 San Francesco Saverio parte in India, lasciando in Giappone oltre 1.000 cristiani.

Giappone

A tutte le Nazioni Europee é proibito sotto pene rigorosissime l’accesso a queste isole, fuorché agli Olandesi. Giappone.

I quali soli trafficano.

Gli abitanti sono industriosissimi, ed abbondano perciò di ogni genere necessario alla vita. Giappone.

Oltre di ciò, nelle viscere del terreno, si ricava in abbondanza Argento, Rame, Stagno e Ferro.

Le Porcellane sono finissime. I Mobili sono d’ogni sorta. Miniati e verniciati in varie guise, e lavorati con incredibile delicatezza. Questi sono in grandissimo pregio presso tutti gli Europei. Giappone.

 

Nangazaki (ora è Nagasaki) è nell’ isola di Saickock (ora è il Kyushu). É la città dove si radunano le mercanzie delle isole. Al cui porto approdano i Vascelli stranieri. Ed oltre di questa città non è permesso ad alcun forestiere l’avanzarsi.

Nell’ Isola di Niphon (ora è l’Honshu) vi sono due città assai riguardevoli. Giappone.

La prima è Meaco presso un golfo del medesimo nome.

Meaco, oppure nella forma variante Miaco, è il nome che indica l’antica capitale Kyoto. Il vocabolo proviene dal vocabolo Miyako, termine che indica la città principale di uno Stato, la capitale. Giappone.

 

É questa una città ricca, popolata, e mercantile.

É stata la capitale dell’ Impero, quando vi risiedevano gli Imperatori.

 Ha questa perduto moltissimo del suo splendore dopo che hanno traslocato la lor sede in Jedo, o. Jendo (anche Yedo, in passato Edo oggi è Tokyo). Giappone.

Questa è un’altra città rispettabilissima. Al presente è la Metropoli di tutto il Giapponese Impero. 

Osacca (ora è Osaka) e Saccai (ora è Sakai. Città situata nella prefettura di Osaka, fu uno dei più grandi porti del Giappone medioevale) sono due porti di considerazione.

In Meaco (ora è Kyoto) risiede il capo della Religione Gentile dominante.

Dell’Isola di Saickock (ora è Kyushu), chiamata ancora Kimo, che dicono abbracciare nove piccoli Regni. Giappone.

La città primaria è Nangazaki (ora è Nagasaki) fornita di un ottimo porto frequentato dalle Nazioni Straniere. Donde avviene che sia questa la più mercantile, e ricca dell’ Impero.

Dell’Isola di Sikokf (ora è lo Shikoku), detta parimente Kicoco, abbraccia quattro piccoli Regni. Tosa (ora è Kochi) è la città primaria di quest’ Isola. Giappone.

 

Al settentrione dell’ Isola di Niphon vi è una gran Regione. Questa è la più Orientale dell’Asia, segnata con nome di Terra di Jeso o Jeaso.

Questa località ora è l’Hokkaido. La geografia di quest’isola rimane nebulosa fino ai principi del XIX secolo. Giappone.

La Terra di Jeso o Jeaso era creduta un continente unito coll’America. Negli ultimi tempi i Russi, o Moscoviti, hanno scoperto l’errore. Riconoscendola per una gran penisola. Di 400 e più leghe di lunghezza. Di 150 di larghezza nella parte superiore, e 80 incirca nell’ inferiore. E forma l’ultima parte più Orientale della Moscovita Asiatica col nome di penisola di Kamikatka. Giappone.

 

 

 

Glossario dei termini giapponesi inerenti le stampe giapponesi ukiyoe.

 

 

 

I netsuke della collezione Lanfranchi.

 

 

 

La perdita d’importanza del netsukè e l’affermazione dell’okimono.

 

 

 

Inro 印籠 Netsuke 根付 Sagemono 下げ物  Suzuribako 硯箱.

 

 

 

Il cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

 

 

 

Le ceramiche di Sumida Gawa.

 

 

 

Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.

 

 

 

La tecnica e il metodo del Kintsugi in Giappone.

 

 

 

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

 

 

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L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

 

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Tsuba il sahari della scuola Hazama o Kameyama

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Tsuba il sahari della scuola Hazama o Kameyama

Le Tsuba caratterizzate dal sahari appartengono alla scuola Hazama o Kameyama

La scuola Hazama 間 o Kameyama 亀山 produce delle solide tsuba.

Realizzate in ferro ben forgiato. Simile a quello usato per la realizzazione delle armi da fuoco.
Per lo più di forma rotonda e goishi gata. Con la superficie piatta o convessa.

La tipicità del loro lavoro risiede nel tipo di decorazione impiegata.
Prevalentemente realizzata usando la tecnica chiamata sahari.

Il decoro è realizzato creando una depressione nel metallo di base. Scavata nella forma del soggetto che si voleva realizzare.

Riempita da una lega in metallo fuso. Molto dura. Composta da rame, stagno, piombo, zinco e forse argento.

Le diverse percentuali dei molti metalli presenti nella miscela facevano si che i soggetti raffigurati in ogni tsuba Hazama potessero assumere numerose tonalità di colore. Dalle più chiare a quelle più scure.

Il nome della lega impiegata era sahari. Da qui nasce la denominazione della tecnica.

Dopo aver realizzato e raffreddato la miscela metallica. Questa è polverizzata e posta negli incavi della superficie. La materia sminuzzata doveva riempire abbondantemente la cavità che formava la sagoma del decoro. In seguito con l’ausilio del calore è sciolta. Raffreddandosi riacquisiva compattezza e si congiungeva con la base.

La superficie sarà successivamente rasata. Eliminando l’eccesso di metallo fuso. Portando il piano ad un unico livello.

Questa metodologia causa delle ripercussioni sulla struttura della lega metallica costituente l’ornamento.

La fusione ridotta a polvere riesce a riempie l’incavo con la forma del decoro solo in modo non uniforme.
Sottoposta al processo di fusione si assiste alla formazione di sacche d’aria nel metallo dell’intarsio.

La conseguenza è che successivamente alla rasatura si ottiene una superficie dall’aspetto corroso.

Una caratteristica di questo procedimento.
Fornendo una garanzia della metodologia impiegata e della certa appartenenza alla scuola Hazama o Kameyama.

Nell’antichità la polvere di metallo era sciolta con l’ausilio di un fuoco di carbone.
Al giorno d’oggi l’uso della polvere è ancora praticato. In alternativa questo metodo può essere sostituito con l’uso della lega resa liquida e riversata nell’incavo.

Sulla tsuba possono trovarsi intarsi aggiuntivi. Realizzati usando: oro, argento e rame.
Molto difficilmente è realizzata una decorazione a traforo.

Tsuba scuola Hazama 間 o Kameyama亀山

鍔 鐔 Tsuba