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Secco Suardo Il restauratore dei dipinti Le vicende editoriali di un manuale Hoepli

SECCO SUARDO GIOVANNI (Conte) - Il restauratore di dipinti. Terza edizione con una introduzione allo studio del restauro di Gaetano Previati ed alcune considerazioni sul restauro moderno del Prof. L. de Jasienski

Secco Suardo Il restauratore dei dipinti Le vicende editoriali di un manuale Hoepli.

Secco Suardo è l’autore de Il restauratore dei dipinti. É questo un libro dalle complicate vicende editoriali. Stampato nella collezione dei manuali Hoepli.

Il conte Giovanni Secco Suardo nasce a Lurano in provincia di Bergamo. Il 23 agosto del 1798. Fu un restauratore e collezionista d’opere d’arte.

La passione per il collezionismo lo spinse allo studio delle tecniche artistiche e di restauro.

Questi suoi interessi lo misero in contatto con i più famosi collezionisti e restauratori del tempo. Sia italiani che stranieri.

Da subito si dimostrò avverso ai segreti professionali. Quelli gelosamente custoditi nelle botteghe degli operatori di settore. Fu promotore di interventi di ripristino. Basati su conoscenze scientifiche.

Allestì nella sua residenza, il castello Secco Suardo, un laboratorio di restauro.

La storica dimora è a tutt’oggi esistente. Ancora di proprietà dei discendenti del conte. Una delle famiglie più antiche del territorio bergamasco. La cui presenza in quei luoghi è testimoniata almeno dal 1200.

Con queste basi egli volle elaborare un primo e concreto metodo per la conservazione e il restauro di ogni genere di dipinto. Dall’affresco alla tavola dipinta.

A questo fine fu autore di un corposo testo. Intitolato Manuale ragionato per la parte meccanica dell’Arte del Ristauratore di dipinti.

 

Stampato nel 1866. A Milano. Dalla Tipografia di Pietro Agnelli. Pubblicato a spese dell’autore. Con una tiratura di 500 copie.

Il volume è dedicato all’amico e storico dell’arte Giovanni Morelli.

Composto da quattrocento pagine. Nelle quali descrive le tecniche. le ricette. gli ingredienti e gli strumenti necessari al restauro delle opere pittoriche.

Il fine del testo è di permettere la verificabilità e la ripetibilità di tutti i diversi interventi.

 

Lo strappo degli affreschi è una tecnica di trasporto dei dipinti murali. In queste pagine è per la prima volta esposta.

 

Metodologia conservativa più volte applicata dal conte Giovanni Secco Suardo. All’epoca novità assoluta. A tutt’oggi ancora applicata. Dopo essere stata adeguata alle nuove conoscenze scientifiche 1.

Il libro pur non divulgando l’interezza del manoscritto elaborato dall’autore. In pochi mesi è esaurito. 

Affermandosi come un fondamentale riferimento per restauratori e collezionisti.

Oggi possiamo affermare che fu il più importante contributo italiano per l’allora nascente disciplina del restauro.

 

Il nobil uomo muore nel 1873.

Lasciando la sua collezione all’Accademia Carrara e la sua biblioteca alla Biblioteca Civica di Bergamo.

Queste decisioni testamentarie influirono non poco sulle vicende editoriali del testo.

La risoluzione delle dispute permise la stampa dell’edizione postuma del libro.

Leggendo l’avvertenza alla terza edizione si ha conferma della sorte del manoscritto originale e qualche curiosità.

 

“Nel suo testamento in conte Giovanni Sécco Suardo legò i manoscritti delle opere sue alla Biblioteca Civica di Bergamo. Fra questi era compreso il manoscritto originale del secondo volume del manuale di restauro. Essendo i figli dell’autore in omaggio alla memoria del padre decisi a pubblicare il secondo volume del manuale.  Da parecchie persone è loro richiesto. Si rivolse al comm. Hoepli. “

 

“Per la pubblicazione della parte inedita del manuale era necessario il consenso del Municipio di Bergamo. Proprietario del manoscritto originale. Ed al Municipio si rivolsero i figli dell’autore. Invocandone il consenso alla pubblicazione di quell’opera.“

 

“La Giunta Municipale non solo annui graziosamente al desiderio dei figli dell’autore.  Per cura della civica Biblioteca. Fornì pure una copia della parte inedita dell’opera levata dall’originale.“

 

“Del favore ottenuto i figli dell’autore sono lieti di rendere pubblicamente grazie all’egregia giunta Municipale bergamasca. Nonché al dotto bibliotecario della detta città che appoggiò i desideri della famiglia.“

 

 

Dopo l’edizione del 1866 e la morte del Conte Giovanni Secco Suardo il manuale intitolato il  Restauratore di dipinti è ripubblicato più volte.

E’ del 1894. Per i tipi di Ulrico Hoepli e curata dagli eredi la prima edizione integrale dell’opera.

Come Manuale Hoepli sarà edito nel: 1918. 1927. 1979 e 1992.

Contemporaneamente all’edizione milanese del 1866. Il pittore e restauratore Ulisse Forni pubblicò a Firenze Il manuale del pittore restauratore.

 

Nell’immagine. Secco Suardo IL RESTAURATORE DI DIPINTI Terza edizione. Con una introduzione allo studio del restauro di Gaetano Previati. Ed alcune considerazioni sul restauro moderno del  prof. L. Da Jasienski. Milano. Ulrico Hoepli  1918. in 16° ( 15  x 10,5 cm ). Rilegatura editoriale in tutta tela con impressioni al piatto e al dorso. Pagine XVI,574.

Nota 1. I primi esperimenti con successo di applicazione della tecnica dello strappo risalgono alla metà degli anni Cinquanta del XIX secolo. Quando Secco Suardo esegue la rimozione di un frammento di affresco del XIV secolo raffigurante una Scena cavalleresca. Dal 1860 la tecnica è applicata a opere di maggior interesse. Come la Madonna con Bambino. Opera di Antonio Maria da Carpi. Lo strappo di questo affresco è realizzato nel 1863 ed esposto all’Esposizione Universale di Parigi del 1867.

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

Appunti di un bibliofilo.

Morgana Mario Della crescente rarità dei libri antichi.

Manuali Hoepli curiosità e criteri di valutazione.

Cesare Pavese e il romanzo Moby Dick di Herman Melville.

Libri antichi di letteratura Herman Melville Moby Dick.

Collezionare le edizioni del De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo.

Ettore Zapparoli Blu Nord e Il silenzio ha le mani aperte.

Giambattista Bazzoni e il Falco della rupe o la guerra di Musso.

J R R Tolkien La nascita e la bibliografia italiana del Signore degli anelli.

La rivista Xilografia fondata e diretta da Francesco Nonni.

La xilografia nel Novecento Adolfo De Carolis Cesare Ratta L’Eroica.

Le Haydine di Giuseppe Carpani e il plagio realizzato da Stendhal.

Mario Borsa La caccia nel milanese dalle origini ai giorni nostri.

Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

Pauline Reage HISTOIRE D’O.

Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706.

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Il tagliapietre giapponese una fiaba ambientata in Giappone

Il tagliapietre giapponese

Il tagliapietre giapponese è una fiaba ambientata in Giappone

 

Sfogliando un libro di favole, scritto da Maria Bersani e intitolato Storie di angeli a pagina 79, si trova la fiaba intitolata il tagliapietre giapponese.

Iniziamo a leggere la fiaba.

Dalla mattina alla sera, quant’era lungo il giorno, si udiva il battere cadenzato e sonoro del tagliapietre che lavorava all’angolo della strada. Il lavoro era penoso, il guadagno scarso e il piccolo giapponese, seduto per terra, curvo come un vecchio, fra tutte quelle pietre aride e bianche, sospirava spesso della sua misera condizione.

Un giorno, nel quale il sole ardeva spietato nel cielo, senza una nube e con il biancheggiare delle pietre che pareva togliere la vista, il tagliapietre, indolenzito, dopo essersi rizzato e aver asciugato il viso inondato di sudore, esclamò: vorrei essere ricco! Dev’essere bello sdraiarsi all’ombra e non dover più rompere pietre.

Non aveva ancora finito di parlare che gli apparve un vecchio monaco. Il tagliapietre fu preso dalla più viva meraviglia. La figura appena comparsa lo avvolse con uno sguardo raggiante d’amore e toccandolo leggermente gli disse: sia fatto secondo il tuo desiderio.

Il tagliapietre diventò ricco, ebbe case con ampi giardini e eleganti abiti.

Era felice, ma un giorno vide passare un daimyo. Il nobile sedeva in una portantina dorata e uno stuolo di samurai, dalle brillanti armature, armati con lunghe spade e luccicanti lance, lo circondava. Ecco uno più felice di me, disse l’uomo tutto scontento e desiderò essere feudatario ed andare per le strade portato e scortato. Riapparì nuovamente il vecchio monaco, lo guardò fisso con un lieve sorriso e gli disse: sia nuovamente fatto secondo il tuo desiderio.

Il ricco mercante divenne daimyo. Un giorno d’estate, di un’estate ardentissima che inaridiva le fonti e disseccava ogni erba, il daimyo, uscendo a passeggio, si dispiacque di quel caldo eccessivo che gli toglieva le forze e gli abbronzava il viso, senza nessun riguardo alla sua potentissima maestà. Vorrei essere sole, disse sbuffando. Era un desiderio un poco strano, ma il vecchio monaco non parve affatto stupirsi. Sia fatto come tu desideri!, disse col suo fine sorriso.

Il tagliapietre divenne sole, una radiosa stella che mandava miriadi di raggi ai quattro cantoni del cielo e ardeva la terra, dissecando le erbe e abbronzando, senza nessun riguardo, il viso dei potenti. Un giorno una grossa nube gli si parò davanti. Era grigia come il piombo e greve come la pioggia; i raggi del sole le battevano contro senza poter attraversarla o scioglierla. Ecco qualcuno che mi resiste!, disse il sole, guardando crucciato la grossa cortina scura. Subito desiderò diventare nube. Apparve il vecchio monaco e il nuovo desiderio fu esaudito.

La nube si allargò nel cielo e mise tutta la terra in ombra. Fu dapprima un cader rado di grossi goccioloni, poi la pioggia gonfiò i fiumi, allagò i campi, sradicando le piante, rovesciando le case, devastando ogni cosa nella cieca furia selvaggia. Solo un grosso macigno stava immobile, insensibile alla violenza dell’acqua. La nube che velava il cielo si indignò che quello sciocco macigno osasse resistere: era dunque più forte di lei? Vorrei essere io quella roccia! sospirò. Il vecchio monaco senti quel richiamo, apparve e disse: sia fatto quel che desideri.

Allora la nube divenne macigno all’angolo della strada. Era grande, arido, immobile e bianco. Il mattino seguente venne un anziano tagliapietre, aveva un grosso scalpello acuminato, sedette in terra presso il sasso e cominciò a colpirlo con molta forza, staccando grossi pezzi e alzando un turbinio di polvere e di schegge. Che storia è questa ? gridò il macigno, questo villano è dunque più forte di me?

Il vecchio monaco udito il grido del suo protetto gli apparve, radioso e sorridente come sempre. Fammi diventare un tagliapietre! gli disse la pietra con il più vivo desiderio. Il monaco si chinò un poco, lo toccò, e subito il macigno tornò ad essere il piccolo uomo giapponese, curvo e affaticato che dal mattino alla sera, quant’era lungo il giorno, lavorava all’angolo della strada, faticando molto e guadagnando poco, ma da allora, fu sempre felice della condizione che gli dei gli avevano assegnato e non desiderò altro.

Ora scegli tu chi vuoi diventare: il tagliapietre, il ricco signore, il daimyo, il sole, la nuvola, il macigno …..

Qui finisce la storia del tagliapietre giapponese una fiaba ambientata in Giappone.

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Una favolosa asta di libri introvabili

Libri rari antichi Luca Piatti

Una favolosa asta di libri introvabili.

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

Preceduta dalla descrizione di molti altri volumi altrettanto accativanti.

 

Appunti di un bibliofilo

Morgana Mario Della crescente rarità dei libri antichi.

Manuali Hoepli curiosità e criteri di valutazione.

Secco Suardo Il restauratore dei dipinti. Le vicende editoriali di un manuale Hoepli.

Cesare Pavese e il romanzo Moby Dick di Herman Melville.

Libri antichi di letteratura Herman Melville Moby Dick.

Collezionare le edizioni del De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo.

Ettore Zapparoli Blu Nord e Il silenzio ha le mani aperte.

Giambattista Bazzoni e il Falco della rupe o la guerra di Musso.

J R R Tolkien La nascita e la bibliografia italiana del Signore degli anelli.

La rivista Xilografia fondata e diretta da Francesco Nonni.

La xilografia nel Novecento Adolfo De Carolis Cesare Ratta L’Eroica.

Le Haydine di Giuseppe Carpani e il plagio realizzato da Stendhal.

Mario Borsa La caccia nel milanese dalle origini ai giorni nostri.

Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

Pauline Reage HISTOIRE D’O.

Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706.

 

Il 1840 è un anno memorabile. I più grandi bibliofili di tutto il mondo ricevono un catalogo di vendita in cui si offriva una straordinaria occasione di acquistare una raccolta di libri rarissimi. Il listino lo spediva il libraio Emanuele Hoyois di Mons.

L’asta era composta dai libri provenienti dalla biblioteca del defunto Conte J.N.A. de Fortsas.

Nella dotta prefazione del catalogo il sommo valore di quei tomi è cosi specificato:.

Il Conte De Fortsas ammetteva nei suoi scaffali solo opere ignote a tutti i bibliografi.

É la sua regola. Dalla quale non si allontanò mai.

Con un tale sistema di scernita si può facilmente comprendere come la biblioteca del defunto Conte non dovesse essere numerosa.

Ciò che difficilmente sarà creduto è che egli espelleva senza pietà qualunque libro appena sapeva che questo volume è menzionato in un qualche catalogo.

Questo avveniva anche quando il libro era stato acquistato a peso d’oro. Era anche completamnete indifferente del fatto che il suo scarto era fortemente  desiderato dai più invidiosi amatori. 

La biblioteca del nobile scomparso appariva composta di soltanto cinquantadue opere. 

La folla dei collezionisti non ebbe più pace. Era invasa dalla febbre di possesso di quei rari libri.

Quali volumi straordinari!

Descriviamone quakcuno. Un Corpus Juri Civilis di Elzevir. Esemplare unico stampato su pelle. Diviso in quattro tomi. Con legature in marocchino rosso con lo stemma dell’Olanda. Con nota autografa dell’autore. Dove specifica come quel solo esemplare su pelle è stampato espressamente per gli Stati Olandesi.

E che dire, di un ottavo. Rilegato in zigrino verde. Con serratura in oro smaltato, con chiusura a chiave. Dal provocante titolo Le mie campagne nei Paesi Bassi con la lista giorno per giorno delle fortezze conquistate da me solo all’arma bianca. Stampato da me solo. Per me solo in un esemplare. Opera scritta dal Principe Carlo Giuseppe Ligne. Noto guerriero e scrittore. Distinto per le prodezze compiute durante la guerra dei sette Anni.

Ed ancora il Sardanapalo di questo tempo. Satira olandese contro Luigi XIV. Scritto infame dell’abate Corbeille Blessenois.

Tutti gli altri libri della collezione sono altrettanto straordinari e preziosi.

Non solo privati ma anche alcuni governi s’interessarono per poterne venire in possesso.

La principessa di Ligne scriveva all’archivista dell’università di Gand. Comprate, ve ne scongiuro, a qualsiasi prezzo, le sciocchezze di quel briccone di mio nonno.

Il governo di Leopoldo I, deciso di conservare allo Stato questo immane tesoro, ordinò l’acquisto in blocco di tutti i volumi.

Nessuno fra i partecipanti aveva mai inteso nominare il conte de Fortsas. Fatto di poco conto che poco interessava! Il mondo è ricolmo di sono tanti bibliofili oscuri, collezionisti che si nascondono e in solitudine contemplano i loro tesori.

Il giorno della vendita la città di Mons è invasa da letterati, bibliofili, bibliotecari e curiosi.

Il libraio di Hoyois è letteralmente assalito da una folla di acquirenti. tTutti cercavano di accalappiarsi i volumi offerti nel suo catalogo. Giunse infine Renier Charlon. All’epoca Presidente del Club degli amatori di libri vecchi e antichi di Mons. É portatore dell’annuncio che tutti i volumi sono venduti ed acquistati dalla biblioteca di Binche.

Binche era solo un villaggio e non aveva biblioteca!

 

 

Una favolosa asta di libri introvabili è un racconto scritto da Gianni V. Settimo. Tratto da Clipeus n. 107 marzo 1999. La pubblixìcazione è un omaggio a un amico che a me piace pensare scomparso in un ufo.

L’immagine dell’Unicorno è tratta da uno dei manoscritti rinascimentali più celebri al mondo: la Bibbia di Borso d’Este. Opera ora conservata alla Biblioteca Estense di Modena. Il codice è diviso in due grandi volumi. Per la loro realizzazione fu richiesto sei anni di lavoro da parte dei due miniatori: Taddeo Crivelli e Franco dei Russi.

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I netsuke della collezione Lanfranchi

Giacinto Ubaldo Lanfranchi-IL-NETSUKE-UN-ARTE-GIAPPONESE.

I netsuke della collezione Lanfranchi

 

I netsuke della collezione creata da Giacinto Ubaldo Lanfranchi sono destinati per sua volontà testamentariaal Museo Poldi Pezzoli.

Questa decisione è presa dall’industriale di Palazzolo sull’Oglio nel 2005.

I netsuke della collezione Lanfranchi sono ora esposti in una mostra intitolata Netsuke. Sculture in palmo di mano. La raccolta Lanfranchi e opere da prestigiose collezioni internazionali. Aperta dal novembre 2008 al marzo 2009.

La collezione ora affidata al museo milanese è composta da oltre 415 oggetti.

Fra questi mancano alcuni esemplari pubblicati in quella che possiamo considerare la prima parziale catalogazione. Avvenuta del 1962. Conclusa con la pubblicazione del libro Il Netsuke, un’arte giapponese .

Alla figura del Lanfranchi collezionista riconosco un’ampia statura e una grande sensibilità. Ben più ampia di quella ora presa in considerazione che si limita al netsuke. Anche se, nell’ambito di questa collezione, a lui sono riconosciuti dei meriti che dal puro collezionismo esulano.

E’ l’autore della prima monografia in lingua italiana sull’argomento, intitolata Il Netsuke, un’arte giapponese.

Libro edito nel 1962. Un testo chiaro e ancora oggi attuale. Stampato per fare il punto sulle conoscenze acquisite e per dividerle con i collezionisti a lui contemporanei e con i futuri.

Il volume è composto da un testo pensato per poter meglio far comprendere lo spirito delle minute sculture che lui pubblicava.

Seguito dalla descrizione e illustrazione di ogni pezzo da lui selezionato e destinato ad essere introdotto nella sua raccolta.

Divide gli acquisti per: tipologia, materiale e soggetto. Su quest’ultimo, il significato del soggetto, incentra il saggio introduttivo.

Il volume si spinge sino ad analizzare la nascita dell’okimono. Spiegando le assonanze, le divergenze e le ragioni del mercato.

Questo suo contributo alla conoscenza del netsuke è ancora presente. Riproposto con la donazione della sua collezione al Museo milanese Poldi Pezzoli. Un omaggio che permette di allestire una mostra che in Italia non ha uguali.

Un evento che ha un respiro ben più ampio dei limiti territoriali italiani.

La mostra milanese è basata in prevalenza sui pezzi appartenenti alla collezione Lanfranchi. Integrata da prestiti di opere provenienti dalla collezione Trumpf ora al Linder Museum di Stoccarda e da collezionisti privati.

La mostra prosegue il desiderio collezionistico del Lanfranchi. Prendendo in considerazione, nei limiti del possibile, tutte le forme, i soggetti e i materiali usati.

Dalle sostanze più classiche. Quali: il legno, l’avorio e l’osso, Ai più inusuali: la madreperla, il corallo e l’avorio vegetale.

Coprendo un lasso di tempo che parte dal XVIII secolo e si conclude con gli okimono di tardo XIX secolo. Questo è un periodo che nella periodizzazione giapponese comprende parte del periodo Edo per giungere quasi alla fine di Meiji.

Un’esposizione che ripercorre il periodo aureo dell’arte del netsuke. Evidenziando ed escludendo dall’universo netsuke tutto ciò che non è pertinente.

 

Permettendo di chiarire i malintesi. Non trascurando gli ojime. Esposti in mostra come lo stesso Lanfranchi aveva ideato.

La mostra presenta pezzi che farebbero la gioia di qualunque direttore di museo o collezionista. Questi sono raffrontati a pezzi di qualità più usuale. In questo modo permettendo il confronto fra soggetti analoghi.

Consentendo al visitatore la possibilità di giudicare le differenze nella qualità dell’esecuzione. Il vero patrimonio conoscitivo del collezionista e del mercante.

Gli indiscussi capolavori sono ora usufruibili grazie al particolare momento in cui si è formata la collezione. Un periodo magico del mercato, difficilmente ripetibile.

Un periodo che ha visto, nelle aste internazionali, la comparsa e alienazione di pezzi provenienti da storiche collezioni straniere.

Alcuni dei netsuke esposti hanno contribuito a far nascere la storia in europea di quest’ornamento maschile.

Questo avviene perché con esattezza rintracciabili negli studi o nelle catalogazioni dei conoscitori di quest’arte degli ultimi decenni del XIX secolo.  Quando in Europa cominciarono ad arrivare dal Giappone i primi netsuke.

Avrei gradito che la scheda di ogni netsuke pubblicato sul catalogo della mostra appena conclusa al Poldi Pezzoli iniziasse riportando la descrizione scritta dal Lanfranchi.

Questa è fondamentale nel caso della Pietà in legno (1), al numero uno del catalogo della mostra milanese. Dove al Lanfranchi, collezionista avveduto, non è sfuggita l’innaturale grandezza e collocazione degli himotoshi (2).

Il netsuke raffigurante il mitico Tekkai (3), non appartenente alla collezione Lanfranchi ma, al Linder Museum.

É realizzato in corallo. La  figura mitologica ben descrive la genesi del netsuke. Dove è il soggetto che si adatta con eleganza all’andamento del ramo di corallo, non viceversa.

Questo riporta alla semplicità dei primi netsuke. Nati come dei semplici contrappesi, trovati e raccolti in natura e adattati all’uso.

Difficile soprassedere al messaggio di essenzialità trasmesso con il pezzo di tronco di bambù con ramo e foglia. <Opera firmata con kanji e sigillo di Mitsuhiro Ohara (4). Un netsuke raro e probabilmente unico.

Sempre per la qualità e rarità: il gambo di fior di loto con due granchi in legno di cachi, di scuola Mikuni (5). Il Dio della montagna dalle esagerate dimensioni (6) e la squisita eleganza della libellula posata su due pesche (7).

Quest’ultimo netsuke è realizzato in becco di tucano. Un materiale la cui naturale cromia. Questo crea inuna similitudine al Tekkai in corallo. Entrambi causano l’adattamento del soggetto del netsuke alle caratteristiche di forma e dimensione del pezzo di materiale selezionato. Permettendo di creare un insetto con il dorso del corpo e le ali colorate in rosso.

Per proseguire con il colore che dire della patina di color verde del vestito di Sesshu (8). Solo per l’intensità e la qualità diviene una pietra di paragone per tutti i futuri raffronti del collezionista esigente.

Il Lanfranchi collezionista ha fatto per il netsuke molto di più di molti addetti ai lavori. Dimostrando che solo chi tocca e vive con questi raffinati oggetti sarebbe bene che ne scrivesse. Per questo, tutta la mia stima al collezionista Lanfranchi.

 

 

La perdita d’importanza del netsukè e l’affermazione dell’okimono.

Inro 印籠 Netsuke 根付 Sagemono 下げ物  Suzuribako 硯箱.

Glossario dei termini giapponesi inerenti le stampe giapponesi ukiyoe.

Il cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

Le ceramiche di Sumida Gawa.

Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.

La tecnica e il metodo del Kintsugi in Giappone.

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Galli e galline nella tradizione giapponese.

L’elefante e l’arte giapponese.

l’Esposizione d’arte giapponese a Roma nel 1930.

Delle isole del Giappone Descrizioni tratte dai libri antichi.

Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto, Cina, Giappone, Siberia e Russia.


Note:

(1) Pietà in legno. É il numero 1 del catalogo Poldi Pezzoli.

(2) Sono i fori dove passa il cordoncino di riunione e sospensione del sagemono, gli oggetti sospesi.

(3) Tekkai è uno degli otto immortali del Taoismo. Numero 21 del catalogo Poldi Pezzoli.

(4) Calamo di bambù con ramo e foglia. Numero 140 del catalogo del Poldi Pezzoli.

(5) Gambo di fior di loto. Numero 145 del catalogo del Poldi Pezzoli.

(6) Dio della montagna, Numero 92 del catalogo del Poldi Pezzoli.

(7) Libellula posata su due pesche, Numero 132 del catalogo del Poldi Pezzoli.

(8) Sesshu Toyo, pittore. Numero 58 del catalogo del Poldi Pezzoli.

 

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Manuali Hoepli curiosità e valutazione

Manuali Hoepli curiosità e valutazione

Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

Manuali Hoepli curiosità e criteri di valutazione.

 

Prima di iniziare a conversare sui manuali Hoepli, definiamo cosa si intende per manuale?.

Quest’ultimo è un testo nel quale si espongono le cognizioni di base su un determinato argomento.

Le principali caratteristiche perché uno scritto appartenga a questa classificazione sono:. L’essere di semplice consultazione e Trattare la materia nel modo più approfondito possibile.

 

Dei manuali Hoepli questo articolo descrive alcune delle loro curiosità bibliografiche. Poi fornisce qualche riferimento per i criteri di valutazione da adottare per meglio stimarli e apprezzarli.

La collana dei manuali Hoepli ha una lunga tradizione editoriale e una storia ricca di curiosità di bibliofilia. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

É ancora stampata, molti titoli si presentano con numerose ristampe e continui aggiornamenti. Di molti argomenti questi volumetti sono anche disponibili in ristampa anastatica.

I manuali Hoepli da subito riscuotono una grande fortuna di vendita.

 

Il primo manuale Hoepli edito è scritto dall’ingegnere e chimico Roberto Lepetit ed è intitolato il Manuale del tintore.

Stampato nel 1875. A Milano, Napoli e Pisa. Dall’Editore Ulrico Hoepli.

Questo è il primo volume nella fortunata collana Manuali Hoepli.

Curioso è notare come l’autore e l’editore di questo primo volumetto professino la religione protestante e siano entrambi membri milanesi di questa comunità.

 

Per descrivere la collana dei Manuali Hoepli e per la ricerca delle curiosità e sui criteri di valutazione ci rivolgiamo direttamente all’editore. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

D’altronde, chi meglio dell’ideatore può descrivere una propria collezione editoriale?.

A questo fine propongo un testo a firma Ulrico Hoepli.

Lo scritto è stampato sulla prima di copertina del catalogo editoriale dei 1800 manuali Hoepli pubblicati a tutto il 1918. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

All’inizio di questa pagina iniziale si presenta un’analoga domanda: Che cosa sono i manuali Hoepli ?. Alla quale l’editore ed autore fornisce una articolata risposta. Proviamo a leggere.

Che cosa sono i manuali Hoepli ?. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

 

1. Una raccolta iniziata e continuata col proposito di diffondere in forma piana ma esauriente:. Le lettere,. Le scienze,. Le arti e Le industrie. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

2. I manuali Hoepli sono sempre compilati da specialisti per ogni materia. Sempre ove occorra illustrati copiosamente. Con ogni nuova edizione sono riveduti, corretti ed arricchiti delle aggiunte necessarie per tenerli al corrente dei più recenti progressi della scienza e delle industrie.

 

3. Nella collezione dei manuali Hoepli ognuno può trovare un testo riguardante i suoi studi. Caso mai rintraccerà sempre uno o più capitoli di suo interesse nei manuali di indole affine. Testi più esaurienti di scienze pure ed applicate si trovano elencati nelle pagine dell’appendice in carta colorata. Queste sono unite al presente catalogo. Non sono manuali ma, libri in formato in 8° grande. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

4. I manuali Hoepli formano un’enciclopedia perennemente viva di Scienze,. Lettere ed Arti. Questo perché la loro grande diffusione permette all’editore di rinnovarli e rifarli di continuo.

A buon intenditore o meglio al bibliofilo poche parole!.

 

Molti sono i manuali Hoepli annunciati e mai pubblicati.

Come numerosi sono i manuali annunciati e pubblicati solo in seguito.

Manuali Hoepli curiosità e valutazione

La spiegazione di queste situazioni si trova nella strategia editoriale adottata da Ulrico Hoepli.

L’editore affidava ai suoi agenti di vendita la lista dei manuali di prossima pubblicazione.

Questi testi erano stampati in proporzione agli ordini ricevuti. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

Per questa ragione può capitare di avere dei manuali redatti e annunciati. Però mai stampati. 

Questo perché non avevano avuto un riscontro positivo durante la prevendita.

Altri che incontravano un interesse parziale erano pubblicati in poche copie. Quasi a coprire solo gli ordini ricevuti dagli agenti presso le librerie.

 

Manuali Hoepli curiosità e valutazione

 

 

Elenco dei manuali Hoepli annunciati e mai pubblicati.

Il repertorio è redatto per autore e titolo.

É tratto dal libro di Alessandro Assirelli,. Un secolo di manuali Hoepli 1875 1971. Edito nel 1992. Dalla Ulrico Hoepli Editore.

 

  • Abate. LOCOMOTIVA A VAPORE.

  • Ambrosoli. LETTERATURA ISLANDESE.

  • Argentier. LINGUA PERSIANA.

  • Allievi. MANUALE DEL CONTADINO. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

  • Baldi. SOCIETA’ PER AZIONI.

  • Bartoli. LINGUE NEOLATINE.

  • Bauli. ELEMENTI DELLA TEORIA DELLE OMBRE.

  • Bernardi. ARTE DEL NUOTO.

  • Bonci. ELEMENTI DELLA TEORIA DEL CHIAROSCURO.

  • Brigiunti. LETTERATURA EGIZIANA.

  • Bufalini. L’EDILIZIA MODERNA.

  • Carrara. MEDICINA LEGALE. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

  • Castellazzi. MOTORI D’AVIAZIONE.

  • Checcia. ZOOTECNICA GENERALE.

  • Cinquini. FONOLOGIA GRECA.

  • Fachini. INDUSTRIA DEI SAPONI E DELLE CANDELE.

  • Fachini. INDUSTRIA DELLE VERNICI.

  • Ferrari. STIMA FORESTALE.

  • Forcina. ANALISI LOGICA DELLA PROPOSIZIONE.

  • Foresti. MITOLOGIA ROMANA.

  • Franchi. LEGGE SULLA PROPRIETA’ LETTERARIA.

  • Frati. PSEUDONIMI ITALIANI.

  • Frisoni. DIZIONARIO PORTOGHESE ITALIANO ITALIANO PORTOGHESE.

  • Gagliardi. PRONTUARIO DELLE VALUTAZIONI. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

  • Gorini. MANUALE D’IGENE PUBBLICA.

  • Inama. ESERCIZI GRECI.

  • Inama. FLORILEGIO GRECO.

  • Issel. GEOLOGIA COMPLEMENTARE.

  • Landi. VOCABOLARIO TIPOGRAFICO.

  • Levi. VICTOR HUGO.

  • Levi. DIZIONARIO ETIMOLOGICO DELLA LINGUA LATINA.

  • Lo Bianco. PERITO GIUDIZIARIO.

  • Magrini. OCEANOGRAFIA.

  • Malavasi. TURBINE IDRAULICHE MODERNE. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.

  • Marchi. PRINCIPI DI ELETTRICITA.

  • Mari. NEOLOGISMI BUONI E CATTIVI.

  • Marocchino. IL LEGATORE DI LIBRI.

  • Morelli. CINEMATOGRAFO INDUSTRIA DEI FILM.

  • Nuyens. DIZIONARIO ITALIANO OLANDESE – OLANDESE ITALIANO.

  • Oddera. MANUALE DI ELETTROTECNICA.

  • Paparelli. INDUSTRIA DELL’UVA PASSA.

  • Pasdera. LETTERATURE ELLENICHE SUPERIORI.

  • Pasqualin. FILATURA DELLA SETA.

  • Peserico. CRONOLOGIA EGIZIANA.

  • Pirotta. FLORA ITALIANA TASCABILE.

  • Poggi. ALIMENTAZIONE DEL BESTIAME.

  • Ramorino. DIZIONARIO DI MITOLOGIA.

  • Rodio. IDROELETTRICITA.

  • Rossi. PREZZI DEI MATERIALI DI COSTRUZIONE.

  • Scherillo. LETTERATURA ITALIANA TERZO VOLUME.

  • Sergi. ANTROPOLOGIA.

  • Suzzi. LAWN TENNIS.

  • Tacchini. PROTOTIPI INTERNAZIONALI DEL METRO.

  • Vivarelli. IL CAPOMASTRO PRATICO.

 

Nell’immagine:. LEPETIT ROBERTO – Manuale del tintore Per Roberto Lepetit.

 

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

 

 

Appunti di un bibliofilo.

 

 

Morgana Mario Della crescente rarità dei libri antichi.

 

 

Secco Suardo Il restauratore dei dipinti. Le vicende editoriali di un manuale Hoepli.

 

 

Cesare Pavese e il romanzo Moby Dick di Herman Melville.

 

 

Libri antichi di letteratura Herman Melville Moby Dick.

 

 

Collezionare le edizioni del De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo.

 

 

Ettore Zapparoli Blu Nord e Il silenzio ha le mani aperte.

 

 

Giambattista Bazzoni e il Falco della rupe o la guerra di Musso.

 

 

J R R Tolkien La nascita e la bibliografia italiana del Signore degli anelli.

 

 

La rivista Xilografia fondata e diretta da Francesco Nonni.

 

 

La xilografia nel Novecento Adolfo De Carolis Cesare Ratta L’Eroica.

 

 

Le Haydine di Giuseppe Carpani e il plagio realizzato da Stendhal.

 

 

Mario Borsa La caccia nel milanese dalle origini ai giorni nostri.

 

 

Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

 

 

Pauline Reage HISTOIRE D’O.

 

 

Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706.