Le Haydine di Giuseppe Carpani e il plagio realizzato da Stendhal.
Le Haydine scritte da Giuseppe Carpani sono anche famose per il plagio dell’opera realizzato da Stendhal.
Giuseppe Carpani nasce a Vill’Albese. Ora una frazione del comune di Albavilla, in provincia di Como. Il 28 gennaio 1752. Muore a Vienna. Il 22 gennaio 1825.
Carpani fu scrittore, librettista e autore di molteplici traduzioni di testi di opere di autori francesi e tedeschi.
I suoi libretti più conosciuti sono: Camilla, ossia Il sotterraneo dramma semiserio. Il principe invisibile dramma giocoso. La morte di Cleopatra. Nina o sia La pazza per amore con musica di Giovanni Paisiello. Gli antiquari in Palmira per Giacomo Rust. Rappresentato con successo al teatro La Scala nel 1780 e infine L’uniforme.
Nel 1796 quando i francesi occupano Milano si trasferisce a Vienna. Dove rimase sino alla morte.
Lì conosce e frequenta Franz Joseph Haydn. Diventandone un grande estimatore.
Franz Joseph Haydn èaustriaco. É compositore e pianista. Uno dei musicisti più importanti del tempo.
A lui e alle sue partiture si deve l’affermazione o meglio l’imposizione del quartetto d’archi. Un gruppo strumentale e una composizione musicale composta per due violini, una viola e un violoncello.
Carpani è il traduttore in lingua italiana del Die Schöpfung di Franz Joseph Haydn.
Un’oratorio composto tra il 1796 e il 1798. Questa musica è spirata alla creazione del mondo, come è descritta nella Genesi.
Il testo tradotto è impresso a Vienna nel 1801 con il titolo La Creazione del mondo.
L’oratorio è una composizione musicale d’ispirazione religiosa. Non liturgica. Con trama compiuta. Presentata in forma narrativa. Priva della rappresentazione scenica, mimica e dei personaggi in costume.
Questo lavoro è celebrato dal Carpani componendo un sonetto.
La grande venerazione per il musicista austriaco fece scrivere al Carpani il volume intitolato Le Haydine. Ossia lettere sulla vita e le opere di Giuseppe Haydn.
Il testo è composto dal 1808 al 1811. e dato alle stampe, a Milano, nel 1812.
Le Haydine sono composte da diciassette lettere.
In calce il Catalogo delle opere di Giuseppe Haydn. Seguito dal foglio di Errori Correzioni.
Il testo è il frutto dei rapporti intercorsi fra Haydn e Carpani. Narra con chiarezza di fatti e di notizie che non hanno subito intermediazioni.
Celebra la semplicità insita nella vita e nell’arte di Haydn.
Il libro è considerato la più importante opera di Giuseppe Carpani.
É una delle maggiori opere della letteratura musicale italiana nel XIX secolo.
«Le Haydine possono considerarsi uno dei più insigni esempi di letteratura musicale italiana» Tratto da Marchi. voce DBI. volume 20°. 1977.
La biografia di Franz Joseph Haydn è costituita da solo tre fonti coeve.
Si compone oltre a Le Haydine scritte da Giuseppe Carpani e del plagio realizzato da Stendhal.
Del Notizien di Georg AugusGriesinger. Edito a Leipzig, Lipsia nel 1810.
Per ultimo del Nachrichten di Albert Christoph Dies. Stampato a Wien, Vienna nel 1810.
Nel 1824 a Padova il Carpani diede alle stampe un’opera simile. Dedicata a Gioachino Rossini. Intitolata Le Rossiniane. Ossia lettere musico teatrali.
Il Carpani in questo secondo libro sostiene l’assoluta eccellenza di Rossini nell’ambito del melodramma. L’affermazione è di Gian Paolo Marchi. Tratta dal Dizionario Biografico degli Italiani. Volume 20. del 1977.
Carpani fu il tramite dell’unica visita intercorsa fra Beethoven e Gioachino Rossini.
Nel 1814 vide la stampa il libro intitolato. Lettres écrites de Vienne en Autriche sur le célèbre compositeur J Haydn. Suivies d’une vie de Mozart. Et de considérations sur Métastase. Et l’état présent de la musique en France et en Italie.
In italiano. Lettere scritte da Vienna in Austria sul celebre compositore J Haydn. Seguite da una biografia di Mozart e da considerazioni su Metastasio e sullo stato attuale della musica in Francia e in Italia.
L’impressione avvenne a Paris. Per i tipi dello stampatore Ambroise Didot. Detto Didot l’aîné. Didot il primogenito.
Una raccolta di tre saggi. Organizzati in forma epistolare. Dove al frontespizio compariva come autore Louis-Alexandre-César Bombet.
Un personaggio di fantasia che nascondeva il vero autore,Henri Beyle. In seguito più conosciuto come Stendhal.
Il libro è l’opera prima di Stendhal. Nel testo scrive o meglio trascrive delle vite di musicisti celebri. Dispensando delle opinioni sulla musica dell’epoca.
Il testo del volume è un completo plagio.
Composto per la gran parte copiando la narrazione in prima persona e la struttura epistolare de Le Haydine. Diventandone una sfacciata copiatura. Unendovi altri plagi meno evidenti. Tratti da altri autori.
Giuseppe Carpani non nascose la sua e giusta collera.
Protestò dando alle stampe le Lettere due dell’autore delle Haydine Giuseppe Carpani milanese al Sigr. Luigi Alessandro Cesare Bombet francese. Sedicente autore delle medesime.
Il testo fu edito nel 1815 a Vienna. Nella stamperia dei P.P. Mechitaristi. Nello stesso anno a Como da Carlantonio Ostinelli.
Sui giornali tra 1815 e 1817 si accese una furente controversia.
Dove la presenza degli scritti di Bombet certo non mancò.
La questione durerà a lungo. Tanto che solo nel Novecento troverà la corretta risoluzione.
Permessa dall’articolo di Michel Brenet intitolato “Stendhal, Carpani et la Vie de Haydn” del 1909.
Seguito dal saggio di Romaine Rolland comparso in apertura de “La Vie de Haydn” nell’edizione 1914.
Nell’immagine. Il frontespizio della prima edizione del libro di Musica. Scritto da Giuseppe Carpani. Intitolato Le Haydine ovvero lettere su la vita e le opere del celebre maestro Giuseppe Haydn.
Dedicate al R. Conservatorio di musica di Milano. A Milano. Da Candido Buccinelli. Stampatore Cartaro. 1812.
in 16° ( 19,3 x 12.3 cm ). pp. VIII, 298, (4). Antiporta con ritratto in ovale di Joseph Haydn. Protetto da velina. 2 tavole con Contorni delle medaglie accennate nella lettera XV Pag 250. Rilegatura coeva.
La seconda edizione del LeHaydine è pubblicata nel 1823. A Padova. Dalla Tipografia della Minerva.
Parenti, Rarità V, pp. 360-361. Gotwals, The Earliest Biographies of Haydn (Musical Quarterly 45:4, 1959, 439-459). Brenet, Stendhal, Carpani et la Vie de Haydn (Bullettin français de la S.I.M. 5, mai 1909, 430-8).
Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto Cina Giappone Siberia e Russia.
Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto Cina Giappone Siberia e Russia.
É questo il titolo di un libro che narra il resoconto di un viaggio compiuto dal milanese A. Stabilini. Avvenuto nei primi decenni del XX secolo.
Il libro è composto al ritorno dall’avventura in estremo oriente e ne descrive l’esteso itinerario percorso.
L’autore a suo modo narra delle località visitate. Parlandone con semplicità. Senza troppa cura nella scrittura dei vocaboli tratti dalla lingua dei paesi che stava visitando. Sempre con immediatezza, riportando ciò che in prima persona vedeva. Paragonandolo al quello che meglio conosceva, il suo quotidiano di italiano.
Una curiosità letteraria che merita di non rimanere sconosciuta, in quanto ricca di notizie non sempre così facili da reperire.
Dalla prefazione: Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto Cina Giappone Siberia e Russia.
Descrizione del viaggio da me fatto con mio figlio che dedico a mia moglie Carolina ed ai numerosi amici. Perche tutti esternarono il desiderio di leggere le mie impressioni sulle città e paesaggi visti. Durante il lungo l’immenso cammino.
Queste pagine non hanno pretese letterarie. Sono un figlio del lavoro. Un ex birraio e ristoratore. Invocherò quindi un’altra volta il detto del Bidel de la Class de Asen. Ovvero Se i me gent m’avessen fa studia. …. e mi aves imparàa. Chissà cosa saria diventà.
Dalle pagine che parlano del soggiorno in Giappone: Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto Cina Giappone Siberia e Russia.
22 maggio 1913. Passato lo stretto di Shimonoseki. S’entra nel mar interno giapponese. Una specie di mediterraneo. V’è un enormità di giunche di pescatori, che spiega l’enorme consumo di pesce che si fa in Giappone. Alle sei pomeridiane sono nell’ampia baia di Kobe. Un importante città e uno dei porti giapponesi più animati.
Kobe è più grande e molto più ricca di negozi di Nagasaki. É anch’essa rimasta completamente giapponese.
D’europeo non v’è quasi nulla. Tranne i moderni mezzi di locomozione:bicicletta, tram, automobili. Quanto alla gente, si stenta a farsi capire.
24 maggio. 49° giorno di viaggioò.Alle 11 del mattino s’entrò nella vastissima baia di Yokohama. Passando fra tre o quattro isolotti formidabilmente fortificati. La baia è anche baia di Tokio, ma i grandi bastimenti si fermano a Yokohama. Questo perché a Tokio l’acqua è troppo bassa. Cosicché Yokohama serve di porto a Tokio. Da cui dista solo tre quarti d’ora di treno.
Appena sbarcati andammo alla pensione italiana Dentici. Secondo indirizzo datoci dal signor Bianchi di Milano. Egli è l’ex direttore della casa Dall’Oro in Yokohama. Mio antico avventore prima ancora di andare in Giappone in giovanissima età. Credo nel 1882. Ove rimase 24 anni. Essendo festa non trovammo nessuno in casa Dall’Oro. Erano andati a Tokio a spasso.
In casa Dentici si stette benissimo, sia per la cucina che pel vino. Il signor Dentici venne in Giappone quarant’anni fa. All’epoca del giro del mondo del duca di Genova a bordo della vecchia fregata Vittor Pisani. Sulla quale il Dentici lavorava come cuoco e pasticcere.
Egli è il primo che fabbricò il pane all’europea in Giappone e questo è l’inizio della sua fortuna. E’ siciliano e sposò una francese che sarà stata bella in gioventù.
Ora che il Dentici ha sessantotto anni e li porta giovanilmente, parla abbastanza bene il francese, l’inglese e il giapponese. Come tutta la sua famiglia.
Il Signor Casati da Monticello Brianza è il direttore della casa Dall’Oro in Yokohama. Questo da quando rimpatriò il Signor Bianchi. Ci ricevette calorosamente.
Offrendoci vermouth e sigari italiani. Invitandoci a colazione in casa sua pel sabato 31 maggio. Promettendoci un ossobuco e risotto magistrali. Accompagnato con barbera autentico. Una vera cuccagna. A tante migliaia di chilometri da Milano.
Essendo alloggiati a Yokohama, i primi due giorni si visitò la città. Questa per una parte è completamente europeizzata. Mentre il resto è ancora tale e quale a quarantanni fa. Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto Cina Giappone Siberia e Russia.
Yokohama è la Genova del Giappone, come pure la città più europeizzata. Conta un gran numero d’importantissime case di commercio. Ha il suo più importante centro nel Benten Dori. Il quartiere giapponese elegante. Sede di molti lussuosissimi bazar pieni di fotografie, vasi di bronzo e porcellana, seterie di gran valore, ceramiche giapponesi, oggetti d’arte in avorio, ecc. ecc.
Animatissimo è l’aspetto delle vie. Pulite e ben tenute. V’è un quartiere di Yokohama in cui alla sera il popolo si reca per divertirsi. E’ pieno di cinematografi, teatri, concerti, baracche di legno per lo più. É straordinariamente illuminato. I fanali elettrici si confondono con le migliaia di lampade giapponesi di carta colorata, con effetto carnevalesco.
E’ qui che una sera, guidati dal figlio del Dentici, entrammo in un teatro giapponese. Dove si rappresentava una commedia incominciata la sera prima. Le produzioni cinesi e giapponesi durano delle giornate consecutive. Il teatro si chiude alla notte e la rappresentazione prosegue l’indomani.
In uno dei molti cinematografi si mostravano delle scene della guerra italo-turca, con somma lusinga pel nostro patriottismo.
Di notte per le strade di Yokohama si odono dei fischi dolcissimi di flauti di legno. Sono uomini cechi girellanti in cerca di elemosina. Suonano continuamente per non farsi investire dai rickshaw. I risciò che corrono veloci.
Ad un’ora di ferrovia da Yokohama v’è Kamakura. Anch’essa degna d’una visita pel suo Daibut-su. Una colossale statua di Budda seduto in posa contemplativa e solenne. Per la sua gigantesca mole di bronzo ricorda il nostro San Carlone d’Arona.
Tokio fino al 1868 si chiamava Yedo. É una sterminata città. Vasta forse come Londra e, benché molto meno popolata di questa, conta sempre più di due milioni di abitanti. Giace alla foce del fiume Sumidagawa, da cui si staccano molti canali che traversano la città in ogni senso. E’ talmente grande che si stenta a capire dove cominci e dove finisca. Tanto più che manca di muraglie e confini apparenti.
Arrivando a Tokio per la stazione di Shimbashi, ci si presenta subito un immenso stradone detto Ginza. Larghissimo e interminabile. Molto europeizzato nelle costruzioni, nelle botteghe e nel pavimento. É tagliato da parecchie altre grandi vie moderne.
Qui si crederebbe di arrivare in una grande città europea o americana. Ma quasi tutto il resto di Tokio è un infinita sequela di strade storte, di stradicciole e viottoli fiancheggiate dalle solite graziose casettine di legno. Abitazioni caratteristiche d’ogni città del Giappone. Quasi tutte uguali col loro largo tetto sormontato da un altro più piccolo. Aprendosi interamente sulla via per mezzo di imposte mobili in modo da formare a pian terreno bottega, e di sopra veranda. Molte hanno ancora le finestra coi vetri di carta. Quasi tutte una tinta grigio scura, che riuscirebbe monotona se non fosse ravvisata dai vivaci colori delle insegne delle botteghe.
Il suolo delle abitazioni è coperto da fitte stuoie che servono da tappeto, da sedile e da letto.
Il giapponese non ha bisogno di molta mobilia. Passando davanti ai negozi se ne vedono i proprietari accosciati a terra come tanti Budda in attesa di compratori. Di notte, per dormire, stendono sul pavimento dei materassi che al mattino arrotolano, e tutto è fatto. Anche per mangiare siedono a terra colle gambe incrociate.
Salendo su un’altura boscosa detta Atago si domina gran parte della città. Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto Cina Giappone Siberia e Russia.
Un mare di casette dai tetti color piombo vi si stende dinanzi. Dandovi l’idea dell’immensità di Tokio. La quale, benché ricchissima di vegetazione, non è poi tutta un giardino come dissero molti scrittori e giornalisti. Da questa altura per una buona metà della città. Quella che guarda verso la baia, non si vede una pianta all’infuori di quelle che coronano le grandi arterie. L’altra metà, dal lato opposto, è invece verdeggiatissima di grandi parchi e giardini privati cinti da mura.
Fummo in parecchi di questi parchi. Bellissimi per frondosità d’alberi e varietà di fiori. Il più grande dei quali è l’Uyeno Park.
Ive trovasi un giardino zoologico che raccoglie gli animali più rari. Dove vidi un orso bruno del Kamcialka d’una grossezza non mai vista in vita mia. Volli assaggiare le ciliegie, di cui il parco era pieno. Erano amare come il tossico, sicché dovetti sputare per mezz’ora. Seppi poi che non sono che alberi di guarnizione e che si fa una grande festa quando fioriscono.
Il famoso palazzo imperiale si trova nel centro della città. É circondato da un largo fossato per tre chilometri circa e da una triplice cerchia di mura composte di grossi macigni quadrati. Sarà stato una inespugnabile fortezza medioevale.
Nessuno può passare per le sue massicce e monumentali porte di stile cinese, custodite da sentinelle. Fanno eccezione degli ambasciatori. I quali pure non entrano che per cause specialissime o quando sono invitati dal Mikado a qualche solennità. É quest’ultimo l’appellativo conferito agli imperatori del Giappone. Di modo che il vero palazzo imperiale non lo si può vedere. Trovandosi esso nel mezzo del vasto recinto e completamente nascosto da alti alberi.
Il quartiere che circonda le sacre imperiali mura è occupato dai ministeri, dalle ambasciate e dalle grandi banche internazionali. In mezzo a questi moderni edifici si allarga una magnifica piazza ornata di giardini. Nella quale non si crederebbe d’essere in Giappone, se non si vedesse questo piccolo popolo giallo tanto diverso.
Nelle vicinanze del palazzo Imperiale v’è il Museo storico militare. Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto Cina Giappone Siberia e Russia.
Questo non teme confronto di quello degli Invalidi a Parigi, per la profusione e la varietà del materiale esposto. Dalle più antiche e primitive armi giapponesi ai più moderni e perfezionati mezzi d’offesa. Nulla manca in questa magnifica raccolta. Vi è messa ben in vista, non senza ostentazione, una gran quantità d’armi e trofei. Tutti tolti ai russi nella terribile guerra del 1904-5. Compresi gli istrumenti d’intere bande musicali di cosacchi e di fanteria. Non si può dar loro torto: hanno vinto!.
Una delle cose più rimarchevoli di Tokio è il gran numero di ponti che attraversano il Suminagawa e i molti canali che intersecano la città. Fra essi è celebre il Nippon Bassi. Ponte che serve ai giapponesi come punto di partenza per la misura delle distanze.
Ma la bellezza maggiore di Tokio sta nei suoi templi. Alcuni dei quali veramente stupendi. La vicinanza d’un tempio è indicata dal Toriè. Una specie di portale formato da due tronchi d’albero leggermente inclinati l’uno verso l’altro. Riuniti in alto da due traverse quadrate, l’una sovrapposta all’altra e sporgenti ai lati. Generalmente un tempio giapponese sorge in mezzo a un gran parco cui dà il nome. Ad esempio i templi di Shiba, Uyèno, Asakusa e Kamido nei parchi omonimi. Sulla collina di Takanawa v’è il tempio di Sengakuji. Colle tombe dei quarantasette samurai suicidatesi mediante harakiri per ordine dello Shogun.
I samurai sono guerrieri al soldo dei grandi principi detti Daimios. I quarantasette soldati, per vendicare la morte del loro signore assassinato da un signorotto suo nemico, uccisero quest’ultimo e tutte le persone del suo seguito.
Lo Shogun, per punirli, ordinò loro il suicidio, ed essi ubbidirono. Lo Harakiri, come tutti sanno, consiste nello sventrarsi con sciabola o pugnale. Questa barbara usanza è tutt’altro che scomparsa fra i giapponesi. Vedi ad esempio il suicidio del generale Nogi per la morte del Mikado.
Molti di questi templi, quasi tutti di architettura cinese, contengono ricchezze incalcolabili. Specialmente quelli di Shiba, di Asakura e degli Shogun.
Lavori in legno dorato, lacca e avorio eseguiti dai più grandi artisti giapponesi. Ogni tempio racchiude un’infinità di Budda grossi e piccini, in tutte le pose. Veri mostri per lo più. Ognuno dei quali ha una virtù sua propria almeno secondo i credenti.
Nelle grandi solennità questi luoghi sono completamente aperti. In modo che la ressa dei fedeli non ha bisogno di entrare per far le sue devozioni. Il credente si accosta al tempio. Ne sale i pochi gradini. Getta una moneta in una grande urna esposta al pubblico sulla porta d’ingresso. S’inchina religiosamente al Budda, che si vede stando fuori battendo le palme in atto riverente e poi se ne va.
Ebbimo la ventura di capitare al tempio di Asakura proprio il 28 maggio. Il giorno dell’anniversario della vittoria navale di Tsushima.
Qui assistiamo questa una semplice e suggestiva cerimonia. Il popolo, in folla enorme, ringrazia gli Dei del favore accordato alle armi giapponesi. Nel parco omonimo abbondano i luoghi di divertimento. Come circhi equestri, teatrini all’aperto, arene di lotta, ecc.
Il mezzo di locomozione più comune a Tokio e in tutto il Giappone è il rickshaw. Il risciò. E’ comicissimo vedere un giapponese, nel suo costume nazionale, guidare un automobile. Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto Cina Giappone Siberia e Russia.
All’ultima sera, il 1° giugno, andammo a dare un’occhiata al famoso Yoshiwara. Il cui nome accende ancora molte fantasie. Nulla di straordinario. E’ un quartiere cinto da mura. Popolato di casa da tè. Nelle quali non si entra solo a prendere il thè.
Alle nove o alle dieci di sera queste case s’illuminano di mille e mille lanterne di carta multicolori e la folla passeggia davanti alle verande. Sulle quali, dietro sottili sbarre di bambù dorato, sono esposte le ragazze vestite nei più fantastici e variopinti costumi. Uno spettacolo pittoresco e nulla più.
Vi sono poi innumerevoli teatrini e concertini in cui le geishe regnano sovrane. Esse cantano e strimpellano e a tempo perso fanno concorrenza alle altre.
Una particolarità di Tokyo e Yokohama sono i venditori di giornali.
Giovanotti tarchiati che corrono come matti arrestandosi di tanto in tanto. Per farsi sentire dal pubblico non gridano come in Europa e in America. Hanno un mazzo di campanelli attaccati alla cintola, che agitati furiosamente nella corsa sfrenata, producono una musica stranissima, mai udita altrove.
Di giorno e di notte, poi, in ogni città del Giappone, degli uomini conducono carrette a mano. Nel mezzo delle quali sta una specie di cassone rotondo, di metallo, da cui esce continuamente un fischio sottile e fortissimo come d’una minuscola locomotiva. Accompagnato da un’incessante fuga di vapore.
Sono gli aggiustatori di pipe, piccole pipettine in metallo. Le quali durano poco nelle mani dei giapponesi d’ambo i sessi.
Per l’abitudine che hanno questi di picchiarle fortemente per svuotarle dalla cenere. Da ciò il numero infinito di questi carretti ambulanti e sibilanti.
Partiti il 2 giugno alle 11 e mezzo da Yokohama, si giunse a Kioto alle 4 antimeridiane del 3 di giugno. Diciassette ore sono un po troppe per fare 500 chilometri.
Ebbimo, però, in compenso, il piacere di vedere meglio il paesaggio. Ad un certo punto, poche stazioni dopo Kamakura, ci è dato al fine vedere, tra le nubi diradate dal vento, il celeberrimo Fuji Yama. Il vulcano sacro al popolo giapponese. Dalla cima eternamente nevosa. Questa da Tokio e da Yokohama, data la grande distanza, è visibile solo con il tempo eccezionalmente limpido. E’ molto più alto del nostro Etna e la sua candida sommità sembra inaccessibile.
Le stazioni sono numerosissime, essendo la linea piena di città e di borgate. Appena il treno si ferma, è assalito da falange di venditori di tutti i generi.
Questi gridano con voci abbastanza intonate formando una cantilena che si risente da un capo all’altro del Giappone. Nessuna differenza da una stazione all’altra. Vi si vedono per lo più cestine di bambù contenenti la colazione completa per un giapponese. Cibo che noi però non potremmo mangiare. Essi aprono le cestine che contengono altri piccoli panieri. In uno v’è il riso cotto che sembra amido compresso e serve loro come il pane. In altri vi sono frutti, salse e intingoli da spaventare un europeo. Essi invece afferrano le loro bacchettine ein meno che non si dica fanno scomparire il contenuto del cesto.
Mangiano seduti sul canapè del vagone con le gambe raccolte sul medesimo. Questa è la loro abituale posa specie nelle donne. Bevono thè o caffè allungatissimo, vera acqua sporca.
Oppure sakè. Versandolo da boccalini in maiolica entro piccoli tazzini di terracotta. Il sakè è un loro liquore fatto col riso fermentato. Si beve caldo o freddo a piacere. Il suo sapore sembra una mistura di vino bianco e di grappa. I giapponesi ne sono ghiottissimi. Il sakè ha i suoi ubriaconi come da noi il vino.
I vagoni di prima e seconda classe sono lunghissimi, coi sedili disposti per il lungo, come i nostri tramvai. Perciò sono molto comodi, specie per i giapponesi. I quali, appena montati, tanto uomini che donne, stendono sul divano, se c’è posto, un panno della lunghezza della loro piccola persona. Su questo si sdraiano comodamente, dormendo la più parte del viaggio. Di tanto in tanto, si rizzano a sedere alluso orientale come piccoli Budda. Accendono la sigaretta o la pipetta che svuotano con quattro boccate. Poi la sbattono fortemente contro le sputacchiere infisse al pavimento lungo il vagone, Indi si sdraiano ancora. Ogni due o tre ore prendono pasti con il solito cestino, tornando a fumare e poi nuovo sdraiamento.
Il paesaggio giapponese è bellissimo e fertilissima è la campagna. La coltivazione è di frumento, orzo e di tutti gli ortaggi da noi usati. I frutti sono come i nostri, ma meno buoni salvo le nespole.
Quelle però che occupano il massimo del terreno sono le risaie. Ora si stanno coltivando con un sistema tutto diverso dal nostro. I giapponesi arano con un piccolo aratro tirato da un solo bue. Formano dei campetti quadrati che poi riempiono d’acqua. Quando l’acqua è ben assorbita dal terreno, con zappe dentate come forche, lo zappano. Formando le campate sulle quali trapiantano le gambette di riso che hanno seminato in un appartato quadro del campo. Le posano in file regolari lungo le campate. I poveri contadini devono così lavorare delle settimane nel fango fino alle ginocchia, come pure i poveri buoi.
Le risaie arrivano fino ai limiti delle città e paesi senza che alcuno si preoccupi della malaria.
Ai finestrini dei vagoni vi sono le zanzariere. Non so nelle casi campestri, poiché le zanzare sono, come le rane, un’altra popolazione del paese. Quest’ultime sono così numerose, che il loro gracidare copre il rumore del treno in moto. Facendo un chiasso di cui in nessun paese v’è l’eguale e che noi udimmo per tutto il percorso.
I giapponesi, per vero dire, sono così riguardosi e gentili cogli europei. Mai ebbimo a ricevere da loro il benché minimo sgarbo.
I giapponesi hanno un carattere molto somigliante con noi italiani. Sono buoni, modesti, senza pretese, ma guai a maltrattarli! Si rivoltano e tanto peggio allora per quel prepotente europeo.
3 giugno – Giunti a Kioto alle quattro del mattino.
Usciti dall’albergo in richshaw impiegammo una buona oretta a giungere al palazzo del Mikado. Essendo Kioto estesissima. Con innumerevoli pagode e grandi parchi. Essa fu la capitale del Giappone per oltre mille anni, fino al 1000 circa. Epoca in cui la capitale è trasportata a Yedo. Città che nel 1868 mutò il nome in Tokio.
Kioto è la culla dell’arte, della storia e della tradizione giapponese. É la città che meno d’ogni altra ha subito l’influenza europea.
Il palazzo del Mikado, bruciato sessant’anni or sono, è rifabbricato nello stesso stile. Esso si compone di un grande quadrato con fossato in giro e mura di blocchi massicci. Il gran portone d’entrata ha il solito stile cinese. Col tetto sporgente a schiena di pesce. Molti fronzoli di legno massiccio e porte spaventose per robustezza. Un secondo quadrato, compreso nel primo, non è che un piazzale largo alberato intorno al palazzo. Quest’ultimo, a sua volta, è un grande quadrato tutto di legno. I cui lati sono formati da lunghissimi cameroni. Suddivisi in tante stanze per mezzo di paraventi decorati e dipinti con gran cura dai migliori artisti giapponesi e cinesi. Anche i soffitti sono ornati di fregi bellissimi. V’è la sala del trono con il posto per il Mikado. Seduto su sontuosi tappeti, riceveva i suoi guerrieri e dignitari. La sala delle guardie, quelle delle udienze e tante altre.
Ma se si levassero i paraventi resterebbe un solo ambiente. Vale a dire un grande porticato quadrangolare e nulla di più.
Gli interpreti governativi che ci accompagnavano rifiutarono assolutamente la mancia. L’altro palazzo è quello dello Shogun decaduto. Lontano dal primo una mezz’ora. Non è del tutto uguale internamente nelle decorazioni, ma la sua struttura e la quadratura esterna sono le stesse.
Spiegherò piuttosto ciò che era lo Shogun. Egli era una specie di papa giapponese che con l’andare dei secoli aveva finito per acciuffare anche il potere civile. Il Mikado, imperatore, era divenuto un personaggio decorativo. Venerato dal popolo come un’essere leggendario, ma senza più alcuna autorità. Questi viveva a Kioto. Lo Shogun a Yeddo, dove governava assoluto.
Il suo palazzo di Kioto gli è regalato dai Daimios. Ovvero i principi e i capi di provincia a vita. Con successione ereditaria come dinastie, né più né meno. Ma venuto al trono il Mikado Mutsu-Hito. Uomo intelligentissimo e istruito da francesi ed inglesi. Capì che era giunto il momento di farla finita collo Shogun e di fare l’imperatore sul serio. Incominciò a poco a poco a crearsi un piccolo esercito all’europea armato di buoni fucili. Un po’ per anno l’accrebbe fino a quando si credette abbastanza forte per abbattere lo Shogun e tutti i suoi satelliti. É verso l’anno 1867 che intimò allo Shogun di non più immischiarsi negli affari politici e di limitarsi alla sua autorità spirituale.
Ma il Mikado aveva fucili e cannoni. I Daimios e samurai dello Shogun, per quanto numerosi e prodi guerrieri, dopo sette anni di sanguinosa guerra civile sono distrutti.
5 giugno. 61° giorno di viaggio. Alle quattro del pomeriggio si lasciò Kobe col piroscafo Awaji Jusen Maru (vedi nota) della compagnia giapponese Nipon Jusen Kaisha.
Alle sei, mentre si navigava per la seconda volta nel meraviglioso mare interno giapponese, suona il gong. Fa un frastuono d’inferno, per avvertici che è l’ora del pranzo.
In fretta, avendo molto appetito, s’entrò nella sala da pranzo di seconda classe, colla speranza di trovare un buon pranzetto.
Quale non fu la nostra sorpresa, vedendo i nostri posti apparecchiati alla giapponese. Bacchettine incartate al posto di posate. La tavola davanti a noi piena dei loro piattini di salse nere, gialle, rosse. Con carne di chissà quale bestia e scodelle di riso stracotto in luogo del pane. Un complesso da rovesciare lo stomaco ad un galantuomo anche senza il mare mosso.
Non potemmo trattenerci dal dire al cameriere che per noi quel cibo era impossibile.
Il cameriere è un buon giapponesino pieno di belle maniere. Invece d’offendersi ci disse con tutta pacatezza che pagando due Yen e mezzo al giorno a testa extra. Pari a 6,50 lire italiane. Incominciando dall’indomani ci servirebbe all’europea. Cioè col servizio di prima classe. Cosicché per la prima notte si dormi a pancia vuota.
Nei cinque giorni che durò il viaggio, ci ammanì una cucina europea peggiore della giapponese.
Il secondo giorno di navigazione, il 6 giugno, uscimmo dallo stretto di Shimonoseki. Essendo di pieno meriggio si vide in lontananza l’isola di Tsushima. Il luogo ove è disfatta la flotta russa dai giapponesi. Nel 1905.
9 giugno. Entrando nel Mar Giallo. Il piroscafo gettò l’ancora a dieci chilometri al largo di Taku in Cina.
Cosa aggiungere, ben poco.
Pur con somma semplicità e senza nessuna pretesa. L’autore ha individuato molte delle caratteristiche più vere dei giapponesi e della terra del Sol Levante.
Questo avviene in sole due settimane di soggiorno.
Il tutto con semplicità e senza mai dimenticare di essere italiano, lombardo e milanese.
Curiosità della lingua del Giappone. Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto Cina Giappone Siberia e Russia.
I nomi delle navi civili giapponesi oggigiorno terminano sempre con il suffisso –maru 丸. Letteralmente cerchio.
Maru è anche il nome delle fortificazioni interne ai castelli giapponesi. Quindi potrebbe indicare una sorta di nome propiziatorio dato in passato alle imbarcazioni.
Curiosamente. Il suffisso –maru 丸 è usato anche per i nomi maschili di bambini e ragazzi. Per gli animali domestici o per gli oggetti importanti come strumenti musicali, spade e armature.
Nell’immagine. Un particolare della fotografia scattata da Kusaskabe Kimbei (1841-1934). Intitolata Tre giovani maiko. Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto Cina Giappone Siberia e Russia.
Il 1840 è un anno memorabile. I più grandi bibliofili di tutto il mondo ricevono un catalogo di vendita in cui si offriva una straordinaria occasione di acquistare una raccolta di libri rarissimi. Il listino lo spediva il libraio Emanuele Hoyois di Mons.
L’asta era composta dai libri provenienti dalla biblioteca del defunto Conte J.N.A. de Fortsas.
Nella dotta prefazione del catalogo il sommo valore di quei tomi è cosi specificato:.
Il Conte De Fortsas ammetteva nei suoi scaffali solo opere ignote a tutti i bibliografi.
É la sua regola. Dalla quale non si allontanò mai.
Con un tale sistema di scernita si può facilmente comprendere come la biblioteca del defunto Conte non dovesse essere numerosa.
Ciò che difficilmente sarà creduto è che egli espelleva senza pietà qualunque libro appena sapeva che questo volume è menzionato in un qualche catalogo.
Questo avveniva anche quando il libro era stato acquistato a peso d’oro. Era anche completamnete indifferente del fatto che il suo scarto era fortemente desiderato dai più invidiosi amatori.
La biblioteca del nobile scomparso appariva composta di soltanto cinquantadue opere.
La folla dei collezionisti non ebbe più pace. Era invasa dalla febbre di possesso di quei rari libri.
Quali volumi straordinari!
Descriviamone quakcuno. Un Corpus Juri Civilis di Elzevir. Esemplare unico stampato su pelle. Diviso in quattro tomi. Con legature in marocchino rosso con lo stemma dell’Olanda. Con nota autografa dell’autore. Dove specifica come quel solo esemplare su pelle è stampato espressamente per gli Stati Olandesi.
E che dire, di un ottavo. Rilegato in zigrino verde. Con serratura in oro smaltato, con chiusura a chiave. Dal provocante titolo Le mie campagne nei Paesi Bassi con la lista giorno per giorno delle fortezze conquistate da me solo all’arma bianca. Stampato da me solo. Per me solo in un esemplare. Opera scritta dal Principe Carlo Giuseppe Ligne. Noto guerriero e scrittore. Distinto per le prodezze compiute durante la guerra dei sette Anni.
Ed ancora il Sardanapalo di questo tempo. Satira olandese contro Luigi XIV. Scritto infame dell’abate Corbeille Blessenois.
Tutti gli altri libri della collezione sono altrettanto straordinari e preziosi.
Non solo privati ma anche alcuni governi s’interessarono per poterne venire in possesso.
La principessa di Ligne scriveva all’archivista dell’università di Gand. Comprate, ve ne scongiuro, a qualsiasi prezzo, le sciocchezze di quel briccone di mio nonno.
Il governo di Leopoldo I, deciso di conservare allo Stato questo immane tesoro, ordinò l’acquisto in blocco di tutti i volumi.
Nessuno fra i partecipanti aveva mai inteso nominare il conte de Fortsas. Fatto di poco conto che poco interessava! Il mondo è ricolmo di sono tanti bibliofili oscuri, collezionisti che si nascondono e in solitudine contemplano i loro tesori.
Il giorno della vendita la città di Mons è invasa da letterati, bibliofili, bibliotecari e curiosi.
Il libraio di Hoyois è letteralmente assalito da una folla di acquirenti. tTutti cercavano di accalappiarsi i volumi offerti nel suo catalogo. Giunse infine Renier Charlon. All’epoca Presidente del Club degli amatori di libri vecchi e antichi di Mons. É portatore dell’annuncio che tutti i volumi sono venduti ed acquistati dalla biblioteca di Binche.
Binche era solo un villaggio e non aveva biblioteca!
Una favolosa asta di libri introvabili è un racconto scritto da Gianni V. Settimo. Tratto da Clipeus n. 107 marzo 1999. La pubblixìcazione è un omaggio a un amico che a me piace pensare scomparso in un ufo.
L’immagine dell’Unicorno è tratta da uno dei manoscritti rinascimentali più celebri al mondo: la Bibbia di Borso d’Este. Opera ora conservata alla Biblioteca Estense di Modena. Il codice è diviso in due grandi volumi. Per la loro realizzazione fu richiesto sei anni di lavoro da parte dei due miniatori: Taddeo Crivelli e Franco dei Russi.
Manuali Hoepli curiosità e criteri di valutazione.
Prima di iniziare a conversare sui manuali Hoepli, definiamo cosa si intende per manuale?.
Quest’ultimo è un testo nel quale si espongono le cognizioni di base su un determinato argomento.
Le principali caratteristiche perché uno scritto appartenga a questa classificazione sono:.L’essere di semplice consultazione e Trattare la materia nel modo più approfondito possibile.
Dei manuali Hoepli questo articolo descrive alcune delle loro curiosità bibliografiche. Poi fornisce qualche riferimento per i criteri di valutazione da adottare per meglio stimarli e apprezzarli.
La collana dei manuali Hoepli ha una lunga tradizione editoriale e una storia ricca di curiosità di bibliofilia.Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
É ancora stampata, molti titoli si presentano con numerose ristampe e continui aggiornamenti. Di molti argomenti questi volumetti sono anche disponibili in ristampa anastatica.
I manuali Hoepli da subito riscuotono una grande fortuna di vendita.
Il primo manuale Hoepli edito è scritto dall’ingegnere e chimico Roberto Lepetit ed è intitolato il Manuale del tintore.
Stampato nel 1875. A Milano, Napoli e Pisa. Dall’Editore Ulrico Hoepli.
Questo è il primo volume nella fortunata collana Manuali Hoepli.
Curioso è notare come l’autore e l’editore di questo primo volumetto professino la religione protestante e siano entrambimembri milanesi di questa comunità.
Per descrivere la collana dei Manuali Hoepli e per la ricerca delle curiosità e sui criteri di valutazione ci rivolgiamo direttamente all’editore. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
D’altronde, chi meglio dell’ideatore può descrivere una propria collezione editoriale?.
A questo fine propongo un testo a firma Ulrico Hoepli.
Lo scritto è stampato sulla prima di copertina del catalogo editoriale dei 1800 manuali Hoepli pubblicati a tutto il 1918. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
All’inizio di questa pagina iniziale si presenta un’analoga domanda: Che cosa sono i manuali Hoepli ?. Alla quale l’editore ed autore fornisce una articolata risposta. Proviamo a leggere.
Che cosa sono i manuali Hoepli ?. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
1. Una raccolta iniziata e continuata col proposito di diffondere in forma piana ma esauriente:. Le lettere,. Le scienze,. Le arti e Le industrie. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
2. I manuali Hoepli sono sempre compilati da specialisti per ogni materia. Sempre ove occorra illustrati copiosamente. Con ogni nuova edizione sono riveduti, corretti ed arricchiti delle aggiunte necessarie per tenerli al corrente dei più recenti progressi della scienza e delle industrie.
3. Nella collezione dei manuali Hoepli ognuno può trovare un testo riguardante i suoi studi. Caso mai rintraccerà sempre uno o più capitoli di suo interesse nei manuali di indole affine. Testi più esaurienti di scienze pure ed applicate si trovano elencati nelle pagine dell’appendice in carta colorata. Queste sono unite al presente catalogo. Non sono manuali ma, libri in formato in 8° grande. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
4. I manuali Hoepli formano un’enciclopedia perennemente viva di Scienze,. Lettere ed Arti. Questo perché la loro grande diffusione permette all’editore di rinnovarli e rifarli di continuo.
A buon intenditore o meglio al bibliofilo poche parole!.
Molti sono i manuali Hoepli annunciati e mai pubblicati.
Come numerosi sono i manuali annunciati e pubblicati solo in seguito.
Manuali Hoepli curiosità e valutazione
La spiegazione di queste situazioni si trova nella strategia editoriale adottata da Ulrico Hoepli.
L’editore affidava ai suoi agenti di vendita la lista dei manuali di prossima pubblicazione.
Questi testi erano stampati in proporzione agli ordini ricevuti. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
Per questa ragione può capitare di avere dei manuali redatti e annunciati. Però mai stampati.
Questo perché non avevano avuto un riscontro positivo durante la prevendita.
Altri che incontravano un interesse parziale erano pubblicati in poche copie. Quasi a coprire solo gli ordini ricevuti dagli agenti presso le librerie.
Elenco dei manuali Hoepli annunciati e mai pubblicati.
Il repertorio è redatto per autore e titolo.
É tratto dal libro di Alessandro Assirelli,.Un secolo di manuali Hoepli 1875 1971. Edito nel 1992. Dalla Ulrico Hoepli Editore.
Abate. LOCOMOTIVA A VAPORE.
Ambrosoli. LETTERATURA ISLANDESE.
Argentier. LINGUA PERSIANA.
Allievi. MANUALE DEL CONTADINO. Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
Baldi. SOCIETA’ PER AZIONI.
Bartoli. LINGUE NEOLATINE.
Bauli. ELEMENTI DELLA TEORIA DELLE OMBRE.
Bernardi. ARTE DEL NUOTO.
Bonci. ELEMENTI DELLA TEORIA DEL CHIAROSCURO.
Brigiunti. LETTERATURA EGIZIANA.
Bufalini. L’EDILIZIA MODERNA.
Carrara. MEDICINA LEGALE.Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
Castellazzi. MOTORI D’AVIAZIONE.
Checcia. ZOOTECNICA GENERALE.
Cinquini. FONOLOGIA GRECA.
Fachini. INDUSTRIA DEI SAPONI E DELLE CANDELE.
Fachini. INDUSTRIA DELLE VERNICI.
Ferrari. STIMA FORESTALE.
Forcina. ANALISI LOGICA DELLA PROPOSIZIONE.
Foresti. MITOLOGIA ROMANA.
Franchi. LEGGE SULLA PROPRIETA’ LETTERARIA.
Frati. PSEUDONIMI ITALIANI.
Frisoni. DIZIONARIO PORTOGHESE ITALIANO ITALIANO PORTOGHESE.
Gagliardi. PRONTUARIO DELLE VALUTAZIONI.Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
Gorini. MANUALE D’IGENE PUBBLICA.
Inama. ESERCIZI GRECI.
Inama. FLORILEGIO GRECO.
Issel. GEOLOGIA COMPLEMENTARE.
Landi. VOCABOLARIO TIPOGRAFICO.
Levi. VICTOR HUGO.
Levi. DIZIONARIO ETIMOLOGICO DELLA LINGUA LATINA.
Lo Bianco. PERITO GIUDIZIARIO.
Magrini. OCEANOGRAFIA.
Malavasi. TURBINE IDRAULICHE MODERNE.Manuali Hoepli curiosità e valutazione.
Marchi. PRINCIPI DI ELETTRICITA.
Mari. NEOLOGISMI BUONI E CATTIVI.
Marocchino. IL LEGATORE DI LIBRI.
Morelli. CINEMATOGRAFO INDUSTRIA DEI FILM.
Nuyens. DIZIONARIO ITALIANO OLANDESE – OLANDESE ITALIANO.
La prima edizione del libro di Pauline Reage intitolato HISTOIRE D’O è edita nel 1954.
La pubblicazione avviene per opera di un giovane editore di nome Jean Jacques Pauvert.
HISTOIRE D’O di Pauline Reageè un libro che, sin dagli esordi, ha fatto molto parlare. Anche per questo, da subito, tradotto e pubblicato in moltissime lingue.
Al giorno d’oggi, il libro è ancora stampato, venduto e letto, dunque, ancora completamente attuale. Tanto da diventare la sceneggiatura di un film e l’ispirazione, nel 1975, per le illustrazioni a fumetti di Guido Crepax.
Scritto sotto pseudonimo da Anne Desclos. Scrittrice professionista, nata a Rochefort sur Mer, nel 1907, e deceduta, a Corbeil Essonnes, nel 1998. Autrice con alle spalle un percorso di studi di tutto rispetto.
Scrittrice avvezza alla firma delle sue opere con falsi nomi ma, solo per questo romanzo usò lo pseudonimo di Pauline Réage. Abbandonando quello, da lei più frequentemente usato, di Dominique Aury.
Il romanzo narra della storia d’amore fra O, la protagonista e RenéPauline Reage HISTOIRE D’O.
É scritto quando l’autrice aveva un età attorno ai quarant’anni. Spinta dall’allontanamento del suo amante e a seguito della frase: le donne non possono scrivere romanzi erotici.
Forse, proprio dalla fusione di queste due motivazioni, Anne Desclos scrive l’HISTOIRE D’O.
Usando la sua penna per spingersi ad indagare e descrivere un universo intimo. Composto delle azioni che una persona, in nome dell’amore, è disposta a compiere e a tollerare.
Descrive, con lucidità, le conseguenze di questa accettazione e spinge la trama fino al massimo della tolleranza. Arrivando al massimo della sopportazione. Descrivendo quello che nel prossimo futuro per amore la protagonista è costretta a dover affrontare.
Queste sono le proprie paure e debolezze, vissute dalla protagonista del libro non come vittima ma, con determinazione e chiarezza.
Incluso alla categoria dei romanzi erotici, anche se composto con un testo non scontato e banale. In quanto l’autrice non narra certo di una storia di amore e sesso fine a se stessa Pauline Reage HISTOIRE D’O.
È qualcosa di diverso, certamente le parti del testo a carattere pornografico, causa e aiuto alla diffusione del libro, sono presenti, ma c’è solo questo ?
Quanto di reale e attuale si può trovare nella lettura di queste pagine ?
O è la protagonista di una storia d’amore. Questo sentimento che le è imposto di dimostrare con la sua ubbidienza e il suo consenso. Mai è costretta è sempre accondiscendente, mai imprigionata, sempre libera di scegliere.
“Ma io ti amo”, aggiunse “ti amo, non scordarlo mai” dice René a O.
Come O avrebbe potuto scordarlo?. René era la mano che le bendava gli occhi. La frusta del valletto Pierre, lui era la catena sovrastante il suo letto, lo sconosciuto che le mordeva il grembo. E tutte le voci che le impartivano ordini erano la sua voce.
Ad ogni aumento della grandezza della richiesta, deve corrispondere, da parte di O, un nuovo consenso. Lei deve rinunciare ad essere padrona di se stessa, spinta a riconoscere un nuovo e più gravoso diritto. A riconfermare un assenso scontato, che ha come risultato un aumento dei segni presenti esteriormente sul suo corpo.
E’ per manifestare il suo amore nei confronti di René che accetta la sottomissione. O non ricerca il piacere fisico, ma vuole sempre dichiarare il suo incondizionato amore.
Per questo accetta la mortificazione del proprio corpo. Rinunciando a qualunque forma di difesa. Accettando, senza riserve, la propria dipendenza dal sentimento d’amore nutrito per René.
Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Cliccando "accetta tutti" accetti l'utilizzo di tutti i cookies. Cliccando su "impostazioni cookies" puoi decidere quali accettare. Puoi visitare in qualsiasi momento: Leggi tutto
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
Cookie
Durata
Descrizione
cookielawinfo-checkbox-advertisement
1 year
Set by the GDPR Cookie Consent plugin, this cookie is used to record the user consent for the cookies in the "Advertisement" category .
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional
11 months
The cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
CookieLawInfoConsent
1 year
Records the default button state of the corresponding category & the status of CCPA. It works only in coordination with the primary cookie.
viewed_cookie_policy
11 months
The cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Cookie
Durata
Descrizione
_ga
2 years
Il cookie _ga, installato da Google Analytics, calcola i dati di visitatori, sessioni e campagne e tiene anche traccia dell'utilizzo del sito per il rapporto di analisi del sito. Il cookie memorizza le informazioni in modo anonimo e assegna un numero generato casualmente per riconoscere i visitatori unici.
_gat_gtag_UA_3880935_48
1 minute
Impostato da Google per distinguere gli utenti.
_gid
1 day
Installato da Google Analytics, il cookie _gid memorizza informazioni su come i visitatori utilizzano un sito Web, creando anche un rapporto analitico delle prestazioni del sito Web. Alcuni dei dati che vengono raccolti includono il numero dei visitatori, la loro origine e le pagine che visitano in modo anonimo.
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.