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Angelo Bottigelli pittore incisore scrittore e antiquario a Busto Arsizio

Angelo Bottigelli - Studio per ritratto Impressione

Angelo Bottigelli pittore incisore scrittore e antiquario a Busto Arsizio.

Angelo Francesco Bottigelli è un uomo eclettico: pittore, incisore, scrittore e antiquario.

Apre il suo studio d’arte in via Mazzini a Busto Arsizio, in provincia di Varese.

É anche proprietario di un negozio di antiquariato, ubicato in via Bonsignori. Attività svolta assieme alla moglie Antonietta.

La città di Busto Arsizio lo vide nascere nel 1897. Vivere, lavorare e morire il 14 ottobre del 1989.

Per questa località nutrì un grande e continuato amore.

Sentimento che lo motivò a comporre scritti e poesie in suo onore. A dipingere quadri e incidere lastre con quel soggetto. Diventando, con il suo impegno, un personaggio di spicco della cultura cittadina bustese.

Tuttora, nelle sale delle Civiche Raccolte d’Arte ospitate a Palazzo Marliani Cicogna sono visibili delle sue opere.

In gioventù è un impiegato amministrativo presso la Vizzola.
Intorno ai quarant’anni decide di dedicarsi completamente all’arte. Per questa ragione lascia definitivamente il lavoro impiegatizio.

Angelo Bottigelli inizia a dipingere giovanissimo.

I primi insegnamenti artistici li riceve nella sua città di nascita. Sono dati da Enrico Crespi e dai professori, di scuola tecnica, Bovo e Odilone.

Continuò i suoi studi a Milano presso l’Accademia di Brera. É allievo di Giovanni Lentini, Enrico Felisari e Giannino Grossi.

Agli anni ’20 e ’30 risalgono le sue prime partecipazioni alle mostre bustesi.

Dal 1925 iniziano le sue mostre personali.

Agli esordi si dedicò al ritratto. A questo periodo appartiene il quadro intitolato Estasi, del 1923. Un olio su tavola, di forma ovale.
Pur non abbandonando questa tematica direge i suoi interessi verso il paesaggio.

É autore di suggestivi scorci di montagna e di mare. 

Dal suo pennello uscirono gli angoli caratteristici della città di Busto Arsizio. Un soggetto proposto anche in fogli grafici di grande qualità. Nei quali dimostra una grande bravura.

Apprezzato incisore. Padroneggiò la tecnica dell’acquaforte e del monotipo.

Presso la raccolta di stampe del comune di Milano sono presenti le tre incisioni intitolate: L’argano, Sosta meridiana e Riflessi.

Nel 1951 è tra i fondatori dell’Associazione Famiglia Bustocca. Nella quale per molti anni è il segretario. ed infine Socio Onorario.

Poeta in lingua e vernacolo bustocco. Ottenne con i suoi scritti riconoscimenti e premi.

Angelo Bottigelli Studio per ritratto Impressione.

PULENTA E BRUSCITI

Ti si rigordi dul tempu ch ‘e passà
quandu, insemma ai nostr ‘amisi,
a prepaream cuntenti chel stüà
ch ‘a ga diséam pulenta cui brüsciti?
Roba da leccà i barbisi!
Sa üsea settassi inturnu al nost ‘camén
a cüntà ball e fa rustì i maron,
tegnendu in man un bon bicer da ven
ma non da nustranel, ma da chel bon.
Mò ul tempu al s ‘e cambià, e sa üsa pü
tütt ‘chi bei robi ca sa üsea a chi tempi,
mò gh ‘ e cambià tüscossi, e a gioventü
a l’e cambiàa anca le in d’un mumentu.
Mò in da ‘stu nostar Büsti,
con genti laburiusa e intelligenti,
gh ‘e stei chi c ‘hà truvà a ricetta giüsta
par falla püsse bona e da bon güstu.
L ‘ha pensà ben da falla dulzi.
Finalmenti an ‘ma anca a Busti,
fra tantu lauà da noci e di,
eccu ca gh ‘e un Campi ch ‘à inventà
un dulzi a una manea ch ‘a la sta non indre,
par bellezza e par buntà, a ogni gulusità.
E poeu, dopu a buntà,
eccu che al g ‘ha fei anca ul manten
par fagal disquatà,
inscì che dopu ‘sta surpresa,
e dopu avell gustà,
no sa pudaà oltar che dì:
Chesta si l’e una buntà!

 

Grafica d’arte la tiratura, l’acciaiatura della lastra, la prova d’autore e la firma

Stampa originale antica e moderna: La carta, la filigrana e lo stato

Stampe d’arte e le loro tecniche artistiche

Nino Za il caricaturista lo scrittore e il mercante d’arte

Vittorio Accornero de Testa e le illustrazioni per la Sylvie di Gerard de Nerval

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Secco Suardo Il restauratore dei dipinti Le vicende editoriali di un manuale Hoepli

SECCO SUARDO GIOVANNI (Conte) - Il restauratore di dipinti. Terza edizione con una introduzione allo studio del restauro di Gaetano Previati ed alcune considerazioni sul restauro moderno del Prof. L. de Jasienski

Secco Suardo Il restauratore dei dipinti Le vicende editoriali di un manuale Hoepli.

Secco Suardo è l’autore de Il restauratore dei dipinti. É questo un libro dalle complicate vicende editoriali. Stampato nella collezione dei manuali Hoepli.

Il conte Giovanni Secco Suardo nasce a Lurano in provincia di Bergamo. Il 23 agosto del 1798. Fu un restauratore e collezionista d’opere d’arte.

La passione per il collezionismo lo spinse allo studio delle tecniche artistiche e di restauro.

Questi suoi interessi lo misero in contatto con i più famosi collezionisti e restauratori del tempo. Sia italiani che stranieri.

Da subito si dimostrò avverso ai segreti professionali. Quelli gelosamente custoditi nelle botteghe degli operatori di settore. Fu promotore di interventi di ripristino. Basati su conoscenze scientifiche.

Allestì nella sua residenza, il castello Secco Suardo, un laboratorio di restauro.

La storica dimora è a tutt’oggi esistente. Ancora di proprietà dei discendenti del conte. Una delle famiglie più antiche del territorio bergamasco. La cui presenza in quei luoghi è testimoniata almeno dal 1200.

Con queste basi egli volle elaborare un primo e concreto metodo per la conservazione e il restauro di ogni genere di dipinto. Dall’affresco alla tavola dipinta.

A questo fine fu autore di un corposo testo. Intitolato Manuale ragionato per la parte meccanica dell’Arte del Ristauratore di dipinti.

 

Stampato nel 1866. A Milano. Dalla Tipografia di Pietro Agnelli. Pubblicato a spese dell’autore. Con una tiratura di 500 copie.

Il volume è dedicato all’amico e storico dell’arte Giovanni Morelli.

Composto da quattrocento pagine. Nelle quali descrive le tecniche. le ricette. gli ingredienti e gli strumenti necessari al restauro delle opere pittoriche.

Il fine del testo è di permettere la verificabilità e la ripetibilità di tutti i diversi interventi.

 

Lo strappo degli affreschi è una tecnica di trasporto dei dipinti murali. In queste pagine è per la prima volta esposta.

 

Metodologia conservativa più volte applicata dal conte Giovanni Secco Suardo. All’epoca novità assoluta. A tutt’oggi ancora applicata. Dopo essere stata adeguata alle nuove conoscenze scientifiche 1.

Il libro pur non divulgando l’interezza del manoscritto elaborato dall’autore. In pochi mesi è esaurito. 

Affermandosi come un fondamentale riferimento per restauratori e collezionisti.

Oggi possiamo affermare che fu il più importante contributo italiano per l’allora nascente disciplina del restauro.

 

Il nobil uomo muore nel 1873.

Lasciando la sua collezione all’Accademia Carrara e la sua biblioteca alla Biblioteca Civica di Bergamo.

Queste decisioni testamentarie influirono non poco sulle vicende editoriali del testo.

La risoluzione delle dispute permise la stampa dell’edizione postuma del libro.

Leggendo l’avvertenza alla terza edizione si ha conferma della sorte del manoscritto originale e qualche curiosità.

 

“Nel suo testamento in conte Giovanni Sécco Suardo legò i manoscritti delle opere sue alla Biblioteca Civica di Bergamo. Fra questi era compreso il manoscritto originale del secondo volume del manuale di restauro. Essendo i figli dell’autore in omaggio alla memoria del padre decisi a pubblicare il secondo volume del manuale.  Da parecchie persone è loro richiesto. Si rivolse al comm. Hoepli. “

 

“Per la pubblicazione della parte inedita del manuale era necessario il consenso del Municipio di Bergamo. Proprietario del manoscritto originale. Ed al Municipio si rivolsero i figli dell’autore. Invocandone il consenso alla pubblicazione di quell’opera.“

 

“La Giunta Municipale non solo annui graziosamente al desiderio dei figli dell’autore.  Per cura della civica Biblioteca. Fornì pure una copia della parte inedita dell’opera levata dall’originale.“

 

“Del favore ottenuto i figli dell’autore sono lieti di rendere pubblicamente grazie all’egregia giunta Municipale bergamasca. Nonché al dotto bibliotecario della detta città che appoggiò i desideri della famiglia.“

 

 

Dopo l’edizione del 1866 e la morte del Conte Giovanni Secco Suardo il manuale intitolato il  Restauratore di dipinti è ripubblicato più volte.

E’ del 1894. Per i tipi di Ulrico Hoepli e curata dagli eredi la prima edizione integrale dell’opera.

Come Manuale Hoepli sarà edito nel: 1918. 1927. 1979 e 1992.

Contemporaneamente all’edizione milanese del 1866. Il pittore e restauratore Ulisse Forni pubblicò a Firenze Il manuale del pittore restauratore.

 

Nell’immagine. Secco Suardo IL RESTAURATORE DI DIPINTI Terza edizione. Con una introduzione allo studio del restauro di Gaetano Previati. Ed alcune considerazioni sul restauro moderno del  prof. L. Da Jasienski. Milano. Ulrico Hoepli  1918. in 16° ( 15  x 10,5 cm ). Rilegatura editoriale in tutta tela con impressioni al piatto e al dorso. Pagine XVI,574.

Nota 1. I primi esperimenti con successo di applicazione della tecnica dello strappo risalgono alla metà degli anni Cinquanta del XIX secolo. Quando Secco Suardo esegue la rimozione di un frammento di affresco del XIV secolo raffigurante una Scena cavalleresca. Dal 1860 la tecnica è applicata a opere di maggior interesse. Come la Madonna con Bambino. Opera di Antonio Maria da Carpi. Lo strappo di questo affresco è realizzato nel 1863 ed esposto all’Esposizione Universale di Parigi del 1867.

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

Appunti di un bibliofilo.

Morgana Mario Della crescente rarità dei libri antichi.

Manuali Hoepli curiosità e criteri di valutazione.

Cesare Pavese e il romanzo Moby Dick di Herman Melville.

Libri antichi di letteratura Herman Melville Moby Dick.

Collezionare le edizioni del De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo.

Ettore Zapparoli Blu Nord e Il silenzio ha le mani aperte.

Giambattista Bazzoni e il Falco della rupe o la guerra di Musso.

J R R Tolkien La nascita e la bibliografia italiana del Signore degli anelli.

La rivista Xilografia fondata e diretta da Francesco Nonni.

La xilografia nel Novecento Adolfo De Carolis Cesare Ratta L’Eroica.

Le Haydine di Giuseppe Carpani e il plagio realizzato da Stendhal.

Mario Borsa La caccia nel milanese dalle origini ai giorni nostri.

Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

Pauline Reage HISTOIRE D’O.

Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706.

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Galli e galline nella tradizione giapponese

Galli e Galline
Galli e galline nella tradizione giapponese.

Galli e galline assumono un ruolo articolato nella tradizione giapponese.

I galli e le galline sono gli attori di molte credenze della tradizione giapponese e di numerose raffigurazioni nell’arte.

Numerosi importanti artisti, di tutti i tempi, hanno raffigurato questi animali nelle loro opere.
In questi lavori compaiono come esseri viventi. Dotati di una vita propria. Degni del ruolo di soggetto dell’opera.

Il gallo è un animale coraggioso e dal buon carattere.

Generoso, perché si priva del cibo a favore delle galline, ma questo non basta a spiegare una cosi assidua presenza di polli.

Lo si incontra nelle credenze popolari.

Dove si pensa che con le piume di color bianco abbia la capacità di allontanare le figure dei morti. Con le piume rosse abbia il potere di proteggere dal fuoco.

Il gallo trova spazio fra i dodici animali che formano lo zodiaco giapponese.

In astrologia, non si fa distinzione e si può trovare, con uguale significato, sia l’uno, il gallo che l’altra, la gallina.
Se si appartiene a questo segno, un astrologo giapponese, individua nel coniglio l’elemento opposto.
Inoltre definirebbe una persona nata in questo periodo come: precisa, organizzata, decisa, sincera e capace a maneggiare il denaro. Forse, anche la positività di queste caratteristiche, aiuta a rafforzare la giapponese propensione verso il volatile.

Nella suddivisione stagionale dell’anno, identifica il periodo che comprende la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

In questa veste è effigiato assieme al fiore della peonia.
Simboleggiando l’annuncio della nuova stagione e augurando un anno felice.

Questa illustrazione conferisce all’animale il ruolo di portatore di bene.

Una funzione che può motivare la sua comparsa fra i Mon. Dove è raffigurato racchiuso in una forma circolare.

Il gallo trova corrispondenza anche con i mesi.

In poesia, quando i versi lo raffigurato all’aurora, fra salici piangenti, alludere al secondo mese dell’anno.
In pittura, rappresenta il terzo mese. Periodo durante il quale si svolgevano i combattimenti fra galli. Per lungo tempo una apprezzata forma di spettacolo.
La raffigurazione in queste cruente scene di lotta conferisce alla figura del gallo l’identificazione con la forza fisica e il coraggio. Questi quadri sono caratterizzati dalla raffigurazione degli speroni in forma molto sviluppata. A rappresentare il valoroso guerriero.

Non poteva mancare nell’antico metodo di misura del tempo giornaliero.

Dove rappresenta la sesta ora della sera. Dalle diciassette alle diciannove.

E’ animale sacro.

Per questo presente presso la corte imperiale e nei santuari shintoisti.
In questi luoghi sono rinchiusi nei recinti o liberi di passeggiare. Svolgono l’importante compito simbolico di risvegliare, con il loro canto, ogni mattina, il sole. Annunciando il suo sorgere.

La raffigurazione del gallo che canta è frequente nell’arte giapponese.

Una decorazione che allude a un appello rivolto agli Dei. Con il fine di scongiurare la sorte avversa e propiziare per l’uscita dalle tenebre. Qui l’animale si identifica con una simbolica manifestazione di luce che trova giustificazione nel mitologico canto congiunto fra Dei e gallo. Intonato per convincere la Dea Amaterasu ad uscire dalla caverna dove si era nascosta.

Il canto del gallo non è da meno. L’italiano “chicchiricchi”  si tramuta nel giapponese “kokekokko”.

La differenza è ben più sostanziale. Se il nostrano canto può durare dai tre ai quattro secondi. Quello di un gallo giapponese, dopo una accurata selezione, ha modificato il tono e la durata. Il primo diventando molto dolce e il secondo arrivando ai venti secondi.

Di galli dal lungo canto giapponesi, al momento, ne esistono quattro razze.

Conosciute con i nomi: Totenko, Tomaru, Minohiki e Koeyoshi.

In Giappone, presumibilmente dalla metà del periodo Edo, era allevata una razza di galli ornamentali caratterizzata dalla crescita continua delle penne della coda.

Nel maschio in casi fortunati può raggiungere la lunghezza di oltre otto metri.
Questi allevatori erano cosi apprezzati da essere esenti da tasse.
Le penne erano usate per decorate gli elmi e le aste delle lance.
Di questa razza non sono chiare le origini. Gli standard di purezza risalgono al periodo Taisho.
É ancora allevata, ma le grosse difficoltà la rendono rara e costosa.
Mi rimane un solo dubbio. Il gallo giapponese depone le uova ?.

 

 

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