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L’officina privata di Giambattista Bodoni

BARBERA PIERO - Giambattista Bodoni

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

Nell’officina privata di Giambattista Bodoni il proto era Luigi Orsi. Con lui sono impiegate non più di dodici persone.

Da questa stamperia uscirono la massima parte delle edizioni dei classici e delle opere con valore letterario curate da Bodoni. La stamperia privata era attiva a Parma. Nel palazzo Pilotta.

Nello stesso edificio è collocata e funzionante la Stamperia reale. In quest’ultima Bodoni ricopriva il ruolo di direttore.

Con il passare del tempo si assiste al progressivo spegnersi dell’attività della Stamperia reale a favore dell’officina privata di Giambattista Bodoni.

Le differenti soscrizioni permettono di distinguere la provenienza dello stampato.

Le une con la specifica: dalla Stamperia Reale oppure ex Typographia Regia. Dopo il 1804 queste diciture variano in dalla Stamperia Nazionale e dalla Stamperia Imperiale.

Le altre nel Giardino Imperiale o simili. Oppure nel regal Palazzo co’ tipi bodoniani. In aedibus Palatinis typis bodonianis. De l’Imprimerie Bodoni. Sono conosciute anche le forme Crisopoli [Parma] nella Stamperia Apollinea. Tipografia Omerica oppure Aux deux-Ponts.

La tiratura usuale delle edizioni bodoniane è composta da centocinquanta esemplari.

Fra questi non è raro trovare volumi dello stesso titolo con varianti di ogni tipo.

Diversità si presentano nel formato, nel tipo e nel colore della carta usata e addirittura nel testo.

Il contenuto può presentare l’aggiunta di avvisi, di fogli di dedica o di sonetti. Le edizioni in greco possono trovarsi con o senza la traduzione.  Da questi cambiamenti non si salvano i frontespizi e le interlinee.

Altre modifiche si trovano nelle illustrazioni che possono mutare per numero e colore.

Questi mutamenti nelle edizioni sono il frutto della fantasia di Bodoni. Messe in atto per assecondare il gusto del bibliofilo e aumentarne il prezzo di vendita.

 

Il 18 marzo 1791 è il giorno della celebrazione delle nozze fra Margherita Dall’Aglio e Giambattista Bodoni.

La sposa è molto più giovane del tipografo. Alla morte del consorte continuò l’attività tipografica.

A lei è delegata parte della corrispondenza e la redazione dei cataloghi di vendita. Il primo è datato 15 ottobre 1793. Una brossura destinata ad arrivare nella mano di sovrani, principi e uomini di cultura di tutta Europa.

Con l’utilizzo di questo mezzo di vendita riuscì ad evitare la mediazione dei librai.

Le innovazioni di Bodoni toccarono anche la rilegatura.

Fu l’ideatore della legatura alla bodoniana. Un rivestimento economico. Nato per proteggere le sua pregiate edizioni. Realizzato in cartone. Con dorso piatto e alta unghiatura. Il cartone è rivestito da carta di color mattone priva di impressioni. La presenza di questa rilegatura aumenta di molto il valore del libro antico.

Appunti di un bibliofilo

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

Nell’immagine:. Piero Barbera. Gio Batt Bodoni. Genova A.F. Formiggini. 1913.

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Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

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Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni è un proficuo insegnamento. Un affinamento nel gusto. Un piacere per gli occhi.

Pagina dopo pagina si impara ad apprezzare la bellezza del testo. Un eleganza ottenuta con il solo ausilio dei mezzi tipografici. Fautori di elaborate raffinatezze. Da individuare nella cura per l’allineamento e la spaziatura dei caratteri. Nella ricerca della nitidezza. Data da un’impressione costante esercitata dal torchio sulla carta. Nella grande qualità della carta usata. Nell’accurata ricerca del tipo di inchiostro da impiegare.

Avvalendosi di tutte queste accortezze stampò libri di una grande raffinatezza.

Volumi apprezzatissimi dai suoi contemporanei. Dai quali ricevette numerosissimi riconoscimenti morali e materiali.

La sua attività si svolse a Parma. Dove giunse il 24 febbraio 1768. Qui si mise al servizio del duca Ferdinando di Borbone. Impiantando e dirigendo la Stamperia reale. L’installazione dell’officina avvenne nell’ala occidentale del palazzo della Pilotta. In questa città cominciò a stampare libri nell’ottobre del 1768.

Fra i compiti a lui assegnati vi era l’obbligo di comporre personalmente i lavori di natura segreta.

Questa attività benché molto appagante presto gli fu stretta. Sentì la necessità di operare in una propria tipografia. Nel 1783 installò senza l’autorizzazione ducale due torchi al secondo piano della Pillotta.

Due furono le edizioni date alle stampe prima di ricevere il benestare ducale.

Permesso che arrivò per evitare che il Bodoni abbandonasse Parma. Accentando l’offerta di trasferimento a Roma. Avanzata da José Nicolas de Azara. Il ministro plenipotenziario del re di Spagna.

L’allontanamento è evitato accordando il consenso. Salvando il prestigio della corte e della città. Lustro dovuto dalla presenza a Parma di Bodoni.

Il diplomatico offriva a Giovanni Battista Bodoni l’incarico di stampare una serie di classici. Da comporre in caratteri greci, latini e italiani. Quattro volumi per lingua.

Questi libri per conto del de Azara uscirono in parte dalla officina privata. Nel 1791 l’Orazio. Nel ’93 il Virgilio e nel ’94 il Catullo, Tibullo e Properzio.

L’impresa è interrotta dal trasferimento a Parigi del committente.

Questo arresto non impedì l’uscita nel 1795 del Tacito. Seguito da altri classici editi a spese della Stamperia reale o del Bodoni.

Nella officina privata il proto era Luigi Orsi. Con lui erano impiegate non più di dodici persone.

 

Appunti di un bibliofilo

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

Piero Barbera. Gio Batt Bodoni. Genova A.F. Formiggini. 1913.

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Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo

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Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo.

La Val Vigezzo è situata in Piemonte. Nella provincia del Verbano Cusio Ossola. È una delle sette valli che si diramano dalla Val d’Ossola.

In questa zona sono numerose le segnalazioni di uno strano serpente che si presenta in varie forme.

Nel comune di Re due sono le località conosciute con presenze inerenti la criptozoologia.

La prima si trova di fronte alla frazione Folsogno nella località Giavina de la bisàa.

Qui è possibile incontrare durante i mesi estivi un serpente con sulla testa una cresta di color rosso e quattro alette. Lungo più di cinquanta centimetri.

È chiamato Sarpent de la Cresta.

Sembrerebbe avere un morso letale per l’uomo e uno sguardo che provocherebbe grave turbamento.

La seconda è nella frazione Dissino nella località In la costa.

Qui vivono serpenti dal corpo sottile ed occhi smisuratamente grandi. Sono chiamati Sarpent dai ugiai.

Questi rettili quando visti da una donna incinta provocherebbero danni al feto.

Nel periodo estivo sul monte Druogno nelle vicinanze della frazione di Albogno si può avvistare un pericolosissimo serpente descritto con tratti felini. Ha degli occhi ipnotici.

É chiamato Sarpent gatt.

Oltre allo strano serpente abitante in Val Vigezzo. In questa località esistono due altri animali enigmatici.

La Splorcia. Un animale ibrido. Caratterizzato dal muso di maiale, le ali di pipistrello, le zampe di rospo e la coda di scorpione. È considerata particolarmente pericolosa per i bambini.

La Vaina. Un animale che emettendo sibili e stridii percorre sentieri di montagna. La tradizione locale vuole che quando la Vaina passa fra le gambe di un viandante. Quest’ultimo può rimanere ucciso.

Il Sarpent gatt sembrerebbe avere simili o quasi sparsi su tutte le Alpi e in Sardegna.

Il nome varia a seconda della località dell’avvistamento. È conosciuto come Tatzelwurm o Tatzlwurm in Austria. Stollenwurm o Stollwurm sul Massiccio del Giura. Arassas nelle Alpi francesi. Nei paesi di lingua tedesca i nomi si moltiplicano: Hergstutzen, Dazzelwurm, Praatzelwurm, Bergstutz, Springwurm o Beißwurm.

Tutti sono accumunati da una coda tozza. Dall’essere muniti di quattro zampe corte o due zampe anteriori. Dall’emissione un verso stridulo simile a un fischio.

La leggenda attribuisce a questo animale la capacità di uccidere con lo sguardo e di bere il latte dalle mucche.

Un animale simile è avvistato anche in Sardegna. Qui è chiamato Scultone.

Nell’immagine: La stampa raffigura l’incontro di Andreas Roduner con un Tatzelwurm. L’illustrazione tratta dal terzo volume del libro del naturalista e medico svizzero Johann Jakob Scheuchzer intitolato Ouresiphoitēs Helveticus, sive Itinera per helvetiae. Edito a Leida dall’editore Pieter van der Aa nell’anno 1723. 

 

 

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Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

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Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

 

 

La criptozoologia in Piemonte trova nell’Abbazia di Staffarda e sul Lago d’Orta due rappresentativi riferimenti.

l’Abbazia di Staffarda si trova in Provincia di Cuneo.

Il Lago d’Orta è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola. 

La criptozoologia ha come campo di studio i criptidi. Degli animali la cui l’esistenza è basata solo su indizi. Una fauna non riconosciuta dalla zoologia.

 

L’Abbazia di Staffarda è fondata nel 1135 ed è situata presso Revello. Un comune in Provincia di Cuneo.

Edificata in pianura nelle vicinanza del fiume Po ed abitata da monaci cistercensi.

Sotto la loro direzione conobbe un rapido sviluppo che la portò a diventare un importante centro di commercio.

Nel chiostro adiacente alla Chiesa è esposta una costola animale di grandi dimensioni.

L’osso è lungo circa 150 centimetri e largo 15.

Una leggenda attribuisce il resto come appartenete allo scheletro di un pesce.

L’enorme animale è trovato nelle vicinanza dell’Abbazia durante un periodo di carestia.

Compare a seguito delle preghiere dei monaci. Iniziate per invocare del cibo.

A supplica conclusa c’è il ritrovamento di un pesce di grandi proporzioni. La cui carne sfamò i religiosi per diversi mesi.

La costola è esposta con la descrizione piscis prodigios.

Il Lago d’Orta è una località affascinante.

Conosciuto in epoca romana con il nome di Cusius. Ora è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola.

Il territorio è evangelizzato da due fratelli greci. Provenienti dall’isola di Egina. Sono i Santi Giuliano e Giulio.

Il primo fonda la chiesa a Gozzano. Un paese situato nell’estremità sud del lago.

Il secondo sostiene una impresa ben più difficile.

Nel lago di fronte alla città di Orta si trova l’isola di San Giulio.

Una famosa leggenda vuole il lago abitato da draghi ed altri rettili.

Con l’aiuto di Dio. Giulio scacciò dall’isola tutti gli animali mostruosi.

Liberandola dalle pericole presenze. Questo per poter fondare una chiesa. Da dedicare agli apostoli Pietro e Paolo.

Gli animali allontanati si rifugiarono lungo le sponde del lago.

Spostandosi ad ovest verso l’abitato di Pella ed a est sulla riva orientale della penisola di Orta.

Uno di questi animali è chiamato dagli abitanti del luogo l’Orchera.

Scacciata dall’isola, trovò una nuova residenza all’interno di una grotta. Da quel momento chiamata il Bus de l’Orchera.

La caverna è situata nel golfo di Bagnera. Una frazione del comune di Orta San Giulio.

Sembrerebbe che questa leggenda trovi una conferma nel ritrovamento di una gigantesca vertebra all’interno della caverna.

La scoperta risale al XVII secolo. Questo resto è ora conservato sull’isola di San Giulio. Nella sacrestia della chiesa.

La tradizione vuole che portando con sé la terra rossa presente sull’isola di San Giulio ci si possa salvare dal morso dei serpenti.

Nell’immagine : Orta. Antica incisione raffigurante il centro della città di Orta San Giulio. Impressa nel XIX secolo. Tecnica bulino su matrice in acciaio. Dimensioni della parte incisa 15,0 x 23,0 cm. Dimensioni del foglio 23,0 x 32,0 cm. Disegnato da Birket Foster. Inciso da J. J. Crew.

 

 

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Libri antichi – Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706

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Libri antichi – Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706.

Libri antichi – Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706.

La città di Torino e i torinesi vissero e subirono l’assedio della città del 1706. Pietro Micca è una delle figure storiche che più sono legate a questo episodio storico.

L’assedio è un evento causato dalla guerra per la successione al trono di Spagna.

Una contesa che si protrasse per più di dieci anni. Conclusa con i trattati di Utrecht del 1713 e Rastadt del 1714.

Il conflitto vedeva l’alleanza fra Spagna e Francia.

Il Ducato di Savoia si trovò immischiato nella guerra solo a causa della sua collocazione geografica.

Lo stato sabaudo confinava con la Francia e con il milanese. Territorio all’epoca sotto il dominio spagnolo.

Di fatto diventando un ostacolo nel collegamento fra i due alleati. La soluzione per i due stati associati fu di tentare l’annessione.

Per questa ragione il 12 maggio del 1706 la città di Torino è assediata da 44.000 soldati francesi e spagnoli. Comandati dal duca La Feuillade.

Di contro la capitale sabauda è difesa da soli 10.500 militari.

L’assedio vede i francesi e gli spagnoli sferrare frequenti assalti alle fortificazioni che cingevano la città. Aggressioni sempre respinte.

Il non felice esito degli attacchi fa cambiare tattica. Gli assalitori iniziarono a scavare gallerie sotterranee per cercare di entrare nella città sabauda.

Proprio in uno di questi cunicoli si svolse il famoso episodio che vide come protagonista Pietro Micca.

Pietro Micca è un militare sabaudo. Nasce a Sagliano Micca. Località ora in provincia di Biella. il 6 marzo 1677. Trovò la morte a Torino nella notte tra il 29 e 30 agosto del 1706. Si fece esplodere in una galleria. Con lo scopo di impedire ai soldati francesi di introdursi nella Cittadella. 

Un sacrificio personale ed un episodio saliente avvenuti durante l’assedio di Torino del 1706.

Il suo gesto passò sotto silenzio presso i contemporanei. Per trasformarsi per tutto il XIX secolo in simbolo di amor patrio.

Nell’Ottocento l’avvenimento diventò il soggetto di molteplici quadri, romanzi, canzoni e rappresentazioni teatrali.

L’apice è raggiunto nel 1906 quando sono celebrate le sue onoranze.

 

Le milizie a difesa della capitale sabauda pur minori per numero riuscirono a costringere i nemici ad una precipitosa ritirata.

Cedimento che avvenne  il 7 settembre. A seguito della vittoriosa battaglia condotta dal principe Eugenio e dal duca Vittorio Amedeo II.

Due sono i cronisti di questo episodio.

Il conte Giuseppe Maria Solaro della Margarita.

Comandante dell’Artiglieria sabauda. Autore del Journal historique du siège de la ville et de la citadelle de Turin. L’année 1706. Avec le veritable plan. Edito a Amsterdam. Dal libraio Pierre Mortier. Nel 1708. in 4°. pagine 2, 165, 3.

Don Francesco Antonio Tarizzo.

Un sacerdote originario di Favria Canavese. Autore del Ragguaglio istorico dell’assedio, difesa, e liberazione della città di Torino. Edito in Torino. Dallo stampatore Gio. Battista Zappata nel 1707. In vendita presso nella bottega del libraro Marone. in 4°. pagine 8, 103, 1. Arricchito da 2 tavole e una carta geografica.

Eugenio di Savoia Soissons, principe di Savoia Carignano e conte di Soissons è una figura di spicco per l’esito vittorioso della battaglia.

Più noto come Principe Eugenio, è da giovanissimo al servizio degli Asburgo. All’epoca alleati con i piemontesi.

La sua strategia permise la vittoria sulle truppe francesi e la liberazione della città di Torino dall’assedio. Di fatto eliminando l’esercito francese dalla penisola.

Uno dei testi che illustrano l’operato del Principe Eugenio durante l’assedio di Torino del 1706 è volgarizzato dal Pietro Savi. Un appartenete alla Compagnia di Gesù. Autore del libro intitolato Fatti d’arme di Eugenio in Italia. Stampato a Torino. A spese di Giovanni Martin mercante libraio, nel 1767, in 16° ( 16,5 x 9,5 cm ), pagine 195, frontespizio figurato, 3 finalini figurati xilografici.

Nel 2005 Guido Amoretti e Piergiuseppe Menietti diedero alle stampe il libro intitolato Torino 1706. Cronache e memorie di una città assediata.

Il testo descrive le azioni militari. Arricchite dalle biografie dei protagonisti. Ricostruisce le ripercussioni sulla città e alla popolazione basandosi sui censimenti dell’epoca. In conclusione fornisce l’itinerario fra le testimonianze ancora presenti nella Torino moderna.

 

Nell’ immagine. Il frontespizio del libro di Pietro Savi intitolato Fatti d’arme di Eugenio in Italia. Stampato a Torino. nel 1767.in 16°. pagine 195. Pieno marocchino coevo.

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

Appunti di un bibliofilo

Morgana Mario Della crescente rarità dei libri antichi.

Manuali Hoepli curiosità e criteri di valutazione.

Secco Suardo Il restauratore dei dipinti. Le vicende editoriali di un manuale Hoepli.

Cesare Pavese e il romanzo Moby Dick di Herman Melville.

Libri antichi di letteratura Herman Melville Moby Dick.

Collezionare le edizioni del De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo.

Ettore Zapparoli Blu Nord e Il silenzio ha le mani aperte.

Giambattista Bazzoni e il Falco della rupe o la guerra di Musso.

J R R Tolkien La nascita e la bibliografia italiana del Signore degli anelli.

La rivista Xilografia fondata e diretta da Francesco Nonni.

La xilografia nel Novecento Adolfo De Carolis Cesare Ratta L’Eroica.

Le Haydine di Giuseppe Carpani e il plagio realizzato da Stendhal.

Mario Borsa La caccia nel milanese dalle origini ai giorni nostri.

Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

Pauline Reage HISTOIRE D’O.

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