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QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese

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QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

Ringrazio l’amico Marco Quadri  per avermi concesso il privilegio di pubblicare e mettere a disposizione degli amanti delle Nihonto questo prezioso glossario tecnico.

Un testo comprensivo di utili note e di tutti i termini della lingua giapponese che si possono incontrare durante lo studio della spada giapponese.
In calce al glossario il Curriculum vitae e lavorativo del restauratore
Marco Quadri.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnii sulla spada giapponese.

kottoya_antiquariato_giapponese_katana_spada_giapponese_japanese_sword_terminologia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da abu-no-me a asai

abu-no-me: “occhio di tafano” punti rotondi aggettati sulla linea di tempera.
abura: olio per la manutenzione della spada.
aikuchi: pugnale senza guardamano.
akagane: rame.
ama-goi-ken: antica forma di spade diritta.
amakusa: è la seconda pietra naturale usata in politura. Il suo potere abrasivo è 400 grit e permette l’eliminazione dei solchi delle pietre arato o kongo.
amida tagane: tsuba decorate da linee radianti.
ana: il foro sul codolo.
aobie: corta spade in bamboo.
aoi tsuba: forma di tsuba a foglie di aoi (malvarosa).
aori tsuba: tsuba trapezoidale.
ao-to: pietra naturale per levigare hazuya e jizuya.
ara nie: larghe particelle di nie.
arato: la prima pietra naturale usata in politura. Il suo potere abrasive varia da 60 a 220 grit.
asai: lieve; il kaeri asai corrisponde ad un boshi che ha una lieve linea di ritorno.

da ashi a ayasugi-hada

ashi.: tipo di hataraki; sono sottili linee trasversali fra lo hamon e il tagliente.
ashi: fornimenti atti a sostenere il tachi.
ashigaru: fanti samurai.
ashi iri: tacche martensitiche sulla linea temprata della lama.
ashima: spazio fra le corregge dei fornimenti del tachi.
ashi naga choji: choji midare con lunghi ashi e nie.
atari: grado di giudizio del kantei dove la risposta è esatta circa il periodo, la scuola ed il nome del forgiatore.
atazuma maki: vedi zara maki.
ato-bi: incisioni o sgusci eseguiti in periodi successivi alla forgiatura.
ayasugi-hada: tipo di damasco a motivi di onde noto anche come Gassan hada.

B

Bakufu: reggente.QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
ban utsuri
: utsuri caratteristico della scuola Aoe. Formato da sottili strie visibili vicino al tagliente o nel caso di midare vicino allo shinogi.

binsuido: è la seconda pietra usata dai politori. Di potere abrasivo di 400 grit permette di eliminare i solchi delle precedenti arato o kongo.
Bizen zori: vedi koshi zori.bo-hi. É un lungo ampio solco inciso lungo la lama (shinogi ji).
boku-to. bokken: copie in legno di spade o pugnale.
bonji: horimono eseguito con caratteri sanscriti spesso riferentesi a deità o al Buddha.
botan utsuri: utsuri a motivo di peonia.
boshi: linea temprata dello hamon sul kissaki.
boshi-mono. yaki-naoshi-mono: lama ritemprata.
bo-utsuri: utsuri a linea diritta conosciuto pure come sugu-utsuri.
bu: unità di misura equivale a 3,396 mm.
Buke: la classe guerriera.
buke.zukuri: tipo di montatura del New Sword Period (1530-1867).

C
da Chakushi a chiri

Chakushi: erede legalmente riconosciuto.
chame: polvere di pietra grezza. I forgiatori la mischiano all’ argilla e l’utilizzano per creare lo hamon. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese
chii: è il secondo premio nel concorso kantei.
chikei: brillanti linee nere visibili sul ji-hada. Hanno la stessa struttura dei kinsuji e inazuma.
chikuto: spade da scherma in bamboo.
chiri: l’area ristretta dello shinogi-ji che resta a margine dei solchi incisi sulla lame a struttura shinogi-zukuri.

da chirimen-hada a choji-utsuri

chirimen-hada: damasco a motivi di tessuto crespato. Tipico della scuola Aoe.
chisa katana: katana di lunghezza inferiore ai 60 cm.
choho: antico termine per lunghe lance.
choji.: disegno dello hamon che ricorda i chiodi di garofano.
choji abura: olio di chiodi di garofano.
choji.ashi: ashi a forma di chiodi di garofano.
choji-midare: motivo dello hamon irregolare sulla base del disegno a chiodi di garofano. La parte superiore è arrotondata mentre la inferiore tende a restringersi.
choji midare komi: stesso disegno di cui sopra che continua nel kissaki.
choji-utsuri: utsuri con lo stesso motivo a chiodi di garofano che corre parallelo allo hamon.

da choku-so a chu-suguha

choku-so: lancia a lama diritta; lo stesso che choku-yari.
chokuto: spada diritta di lunghezza maggiore ai 60 cm precursore della classica spada giapponese; è conosciuta pure come tachi.
chu-itame: damasco di itame hada a grana media.
Chujosaku: corrisponde al quarto livello di riconosciuta abilità dei forgiatori dove il Saijosaku rappresenta il top. Vedi anche Saijosaku, Jojosaku, Josaku, Chusaku.
chukan-zori: vedi mu-zori.
chu-kissaki: kissaki di forma media. É‘ il tipo più comune che generalmente si incontra.
chu kissaki nobiru: è un chu kissaki leggermente più ampio del precedente.chu-kissaki tsumaru: è un chu-kissaki leggermente più piccolo del chu-kissaki classico.
chu-mokume: damasco in mokume di grana media.
chumon-uchi mono: spade dei funzionari doganali.
Chusaku: quinto livello del ranking dei forgiatori. Vedi anche Saijosaku, Jojosaku, Josaku, Chujosaku.
chushin-ketsu: vedi nakago-ana.
chu-suguha: hamon di linea diritta di media ampiezza.

D
da dai a daisho

dai: generazione: esempio: Sho-dai 1° generazione. Ni-dai 2°generazione ecc.
daimei: lama firmata con la firma del maestro usata da un allievo con l’approvazione del maestro medesimo.
Daimyo: reggente riconosciuto dall’Imperatore.
daisaku: lama forgiata da un allievo, con l’approvazione del maestro e con la firma del maestro medesimo.
dai-seppa: i seppa più larghi nella spaziatura della tsuba.
daisho: coppia di spade, nello specifico la katana e la wakizashi, portata dai guerrieri nel periodo Edo.

da daito a dozen, QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese

daito: spada lunga il cui tagliente supera i due shaku (605,92 mm.).
Den: termine generico usato per indicare le cinque scuole del periodo Koto: Yamashiro, Yamato, Bizen, Soshu e Mino.
denchu-zashi: spade da cerimonia con speciale montatura.
desaki nite yoku: risposta data nel kantei che identifica solo la provincia in cui il forgiatore abitò e lavorò.
dogane: larga banda di metallo che circonda il centro dell’impugnatura della spada o del pugnale.
dozen: nel kantei la risposta che indica esattamente la famiglia del forgiatore ma non l’autore. (il padre, il figlio, il maestro o uno studente).

E

eda-hoko: arma d’asta in genere con lama a L (termine antico).
efu-no-tachi: tipo di tachi con speciale montatura riservato a principi e nobili della corte imperiale. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
eto: antico calendario basato sullo zodiaco cinese. Spesso usato nelle datazioni sul codolo.
egashira: parte terminale del kozuka.

F QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da feruzue a Fujimi Saigyo

feruzue: arma d’asta di circa un metro con un anello in punta da cui parte una catena che termina con una sfera di ferro. Ha la forza di disarcionare facilmente un nemico. In Giappone pare che l’inventore sia stato un prete di Nara, Hozoin Inei 1521-1607 Nato nella provincia di Yamato.
flail: arma d’asta usata dai soldati coreani dotata di anello con catena il cui terminale poteva essere o una sfera di ferro o un cilindro munito di punte d’acciaio.
fuchi: ghiera in metallo che collega l’impugnatura della spada ai seppa e alla tsuba.
Fudo Myoo: deità buddista spesso riprodotta negli horimono incorniciata dalle fiamme. 
Fujimi Saigyo: Saigyo che osserva il monte Fuji. Pittoresco tipo di hamon che vuole rappresentare il monte Fuji con un monaco itinerante con il cappello di bambu.

da fukai a fukuro choji

fukai: Significa in senso lato profondo A volte è interpretato come ampio. Per esempio, nie fukai significa che la linea del nie è larga.
fukame
: grosso, avere spessore Usato per nie e nioi.

fukkoto: lame Shin Shinto forgiate con i metodi dei periodi Kamakura e Nanbokucho.
fukura: bulbo del tagliente del kissaki.
fukura.kareru: il bulbo del tagliente piatto e non con la tipica sezione ogivale.
fukura tsuku: fukura a sezione ogivale corretta.
fukure: sacca d’aria nell’acciaio. Non eliminata nella forgiatura. Appare come un rigonfiamento sulla superficie della lama.
fukure yabure: la superficie del fukure si è rotta e sulla lama appare una cavità.
fukurin: Tsuba decorata con la ripetizione dello stesso soggetto Per esempio il Mon.
fukuro choji: hamon dove il choji ha la forma di sacco. Ha una certa regolarità lungo la lama. E’ il disegno preferito da Yoshifusa della scuola Fukuoka Ichimonji.

da fukusa a Futsu Kicho Token

fukusa: fazzoletto per reggere le lame nel Kantei.QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
fukushiki gunome: hamon con molteplici ripetizioni di gunome in genere mischiato al gunome. fumaegi: martello in legno usato dai politori per fermare la pietra sul todai.
funa-gata: nakago con forte rastrematura verso il terminale del codolo. É associato alla scuola Soshu.
funbari: nome usato per descrivere una lama con una notevole differenza di larghezza fra la zona ha-machi e la zona mono-uchi.
furisode-gata: nakago con forte curvature verso il puntale. In genere è dei tanto del periodo Kamakura.
fusahimo: cordoncino con fiocco per la fodera del koshirae.
fushi gokoro: netta curvatura della spada verso la punta. Tipico delle lame lunghe forgiate fino all’inizio del periodo Kamakura.
futomata-yari: lancia con punta biforcuta Vedi: gekken, sasumata e kutoji.
Futsu Kicho Token spada preziosa attribuzione N.B.T.H.K (foglio bianco).

G QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da gaku-mei a ginzogan-mei

gaku-mei: firma tassellata. Il metallo su cui la firma è incisa è tagliato in forma rettangolare sottile e riattaccato sul nakago rifatto.
gama-ishime: decorazione sulla superficie della montatura. Ricorda alla pelle del rospo.
gassaku: opera costruita dal lavoro congiunto di due o più autori.
gassaku-gokoro: allusione a qualsiasi generico significato. Es. notare gokoro è menzione di notare.
Gassan-hada: vedi ayasugi hada.
Gendaito: spade prodotte dopo il 1876.
gekken: lancia con la lama a mezza luna.
gimei: firma falsa Copia di firma autentica scritta sul codolo da altro forgiatore in genere di abilità inferiore.
gin: argento.
gin-gise: ricoperto o riempito con argento. Lavorazione comune a habaki e seppa.
gin-same: sottile lastra d’argento Ricopre i lati dell’impugnatura ad imitazione dell’usuale pelle di razza.
ginzogan-mei: iscrizione intarsiata in argento 
sul nakago accorciato o su una lama mumei É l’attribuzione a un forgiatore fatta da un membro della famiglia Honami.

da go a gunome-midare

go: nome ufficiale di un artista.
Goban Kaji: forgiatori convocati al palazzo dell’imperatore Gotoba con l’incarico di produrre spade.
gohei-gata: nakago con lo stesso numero di tacche simmetriche su ambo i lati.
gokaden: le cinque scuole dei forgiatori.
Goki Shichido: Le cinque province e le sette vie principali. Termine usato dalle unità dell’amministrazione governativa e per classificare i forgiatori di ogni regione.
goma-ashi: horimono a forma di coppia di bastoncini tipo quelli usati sugli altari Shintoisti.
gomoku zogan: tecnica di decorazione della montatura con frammenti di rame e ottone.
goto: katana di circa tre shaku di lunghezza 90 cm.
gozame ishimie: tecnica di decorazione della montatura dove la superficie è simile a paglia intrecciata.
gunome: hamon formato da una serie continua di semicerchi.
gunome-ashi: ashi a zigzag.
gunome-choji: gunome hamon dove ogni raccordo inferiore del semicerchio è separato e assomiglia al chiodo di garofano.
gunome-midare: gunome irregolare.

da gunto a gyo no kurikara

gunto: spade militari forgiate a partire dalla restaurazione Meiji del 1868.
gyaku: termine che indica rovescio di qualcosa. Tuttavia nel caso in cui ci si riferisca a oggetti o motivi in genere verticali il termine corretto è “saka”.
Gyobutsu Tohaku Meito Oshigata: oshigata di famose spade di proprietà imperiale esposte al museo nazionale di Tokyo.
gyo no kurikara: vedi kurikara.
gyo no mune: vedi iori-mune.

H QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da Ha a hadaware

ha: il tagliente temprato della lama.
Ha.: gruppo o associazione che segue un comune stile di lavoro.
ha agari kurijiri: tipo di nakagojiri con un terminale arrotondato simile al kurijiri, ma con il lato dalla parte del filo maggiormente rastremato rispetto a quello del mune.
habaki: il collare o la fascetta metallica che assicura la lama al fodero.
habaki-moto: la parte della lama che entra nello habaki.
habuchi: il bordo fra il ji e lo hamon, noto pure come nioiguchi.
hachiwara: un rompilama simile al tanto.
hada: vedi ji-hada.
hada.arai: hada con grana grossolana quindi di scarsa qualità.
hada tatsu: il ji-hada è grezzo o grossolano, ( hada arai ).
hadadachi gokoro: motivo dello hada a struttura irregolare di nie.
hadaware: tipo di difetto sulla lama; crepa che corre in senso longitudinale nel ji e che indica un forgiatore di scarsa qualità.

da hadamono a hajimi

hadamono: il contrario di mujitetsu. In questo caso il motivo è particolarmente ostentato. É anche detto yakumo-gitae, o gruppo di nuvole. E’ presente nelle opere di alcuni forgiatori di scuola Soshu.
hadome: barra trasversale in ferro montata sulla lancia fra l’asta e la lama per parare i colpi dell’avversario. Lo hadome assume molte diverse tipologie.
hadori: tipo di finitura della lama in cui lo hamon risulta bianco lattiginoso.
hagarami: tipo di difetto; trattasi di una fessurazione in senso obliquo nel tagliente.
hagire: tipo di difetto; fessurazione che corre ad angolo retto dal filo allo hamon.
haguna: nappa Bianca legata alla lancia.
hairyu: dragone strisciante.
Haitorei: editto del governo Meiji del 1876 che proibisce il porto delle spade in luogo pubblico.
hajimi: macchie nebulose sullo hamon che possono derivare o da ripetute politure o da difetti di tempra.

da haki-ura a ha niku

haki-ura: il lato della lama verso il corpo quando è portata.
hakikake: tipo di ashi simile ai sunagashi, ma molto più corti e sottili. Appaiono sulla lama, nello hamon e nel boshi.
hako-midare: tipo di hamon a motivi rettangolari o quadrangolari.
hakubyo: tipo di decorazione della montatura ad imitazione di colpi di spazzola.
hamachi: vedi machi.
hamaguri-ha: abbondante convessità nella sezione ogivale dello hira-niku fra lo habuchi ed il tagliente. Spade con hamaguri-ha erano popolari nel periodo medio Kamakura.
hamidashi: pugnale con la guardia leggermente più larga dell’impugnatura.
hamon: la linea di tempra il cui bordo separa lo ha dallo hiraji.
han-dachi: mezzo tachi. Una spada la cui montatura è in parte da katana ed in parte da tachi. É portata in stile katana con il filo verso l’alto.
ha niku: la “polpa”, ( la superficie curva dello hiraji) fra lo hamon ed il tagliente.

da haramiryu a hatahoko

haramiryu: dragone attorcigliato attorno alla spada con il corpo al di fuori della lama.
hari-ishime: decorazione di fondo dei fornimenti. La superficie è coperta di minuscole fessure, come incisioni fatte con un ago.
hari menuki, uki menuki: set di fornimenti per impugnatura attaccati senza nastri o fettucce, spesso ricorrenti su lame corte di tutti i periodi.
hasaki: l’affilatissimo tagliente della spada.
hasamidashi: incrinatura o fessura nel tagliente.
hashi: un kogai inserito longitudinalmente come un bastoncino.
hashinae: (fessure) capitano dovunque. Quando si trovano sul damasco sono dette Jinae. Le più leggere possono essere eliminate. Nelle spade antiche sono tollerate ma non nelle lame shinto o successive.
ha shizumu: lo hamon è indistinto o difficile da scorgere.
hataraki: attività metallurgiche; caratteristiche peculiarità dell’acciaio visibili sia entro lo hamon che nel ji.
hatahoko: un drappo o bandiera legati attorno ad un’arma d’asta.

da hatome a hinohada

hatome: anello del mekugi in genere fatto di corno o di avorio.
ha-watari: vedi nagasa.
ha-zuya: sottilissimo frammento di pietra uchigomori usata dai politori per sbiancare lo yakiba.
hi: sguscio inciso sullo shinogiji o lo hiraji.
hiboko: la lancia del sole. Simbolo della dea del sole Amaterasu.
higaki yasuri: segni di lima che si formano quando il sujikai ed il saka sujikai si incociano. Tipico della scuola Mino.
hijiki.hada: vedi matsukawa hada.
hikari: riflessi luminosi della lama.
himogatana: stiletto.
hineri: arma della polizia formata da un’asta con un vertice munito di numerose punte. Utilizzata per la cattura dei sospetti con la tecnica di impigliare le larghe maniche delle loro vesti.
hinohada: sezione dello hada in cui un tipo di acciaio bianco è visibile. (acciaio molto ricco di Carbonio; ghisa bianca ).

da hira a hisaki

hira: vedi hiraji.
hiraji: superficie della lama compresa fra lo shinogi e lo e hamon. É anche detta hira.
hira mune: vedi kaku mune.
hira-niku: la quantità di “polpa” riscontrabile sullo hiraji. In altri termini la pienezza della curva dello hiraji che decresce quando la lama è forbita più volte.
hira-sansaku-yari: yari a sezione triangolare con un lato più largo degli altri due.
hira zogan: intarsio liscio, piano.
hira-zukuri: lama strutturata senza shinogi o yokote. Lama quasi piatta su ambo I lati.
hiro-suguha: largo hamon diritto. Hiroi significa ampio ed è il contrario di hosoi. (hoso).
hirumaki: puntale alla base della lancia, spesso fatto di ferro o di ottone. Vedi
anche sontai e ishizuki.
hirumaki-tachi: una forma di tachi; il fodero e l’impugnatura hanno lo stesso motivo e disegno.
hisaki: vertice dello hi.

da hisaki agaru a Hon’ami

hisaki agaru: hisaki nascente. Sguscio che termina vicino al ko-shinogi.
hisaki-sagaru: hisaki calante. Ssguscio che termina sotto lo yokote.
hishiu: pugnale.
hitatsura: piena tempra; tipo di midare, gunome o notare-midare con tobiyaki sparsi lungo l’intera lama.
hitoye-habaki: habaki costruito in un unico pezzo.
hitsu: foro della tsuba.
hitsu.: impugnatura del kuzuka.
Hizen boshi: standard ko-maru boshi, di larghezza uniforme dallo yokote alla punta.
Hizen.hada: vedi konuka hada.
ho: la parte della lama del kozuka.
ho.: la punta della lancia. Termine anche usato per le lame in bronzo per periodo Yayoi.
hoken: tipo di struttura delle lame diritte.
hoko: tipo di lancia antesignana dello yari. Una lama con un braccio tagliente ortogonale alla lama principale.
Hokurikudo: vedi Goki Shichido, mappa del periodo Edo che include le seguenti province: Wakasa, Echizen, Kaga, Noto, Etchu, Echigo e Sado.
Hon’ami: la più famosa antica famiglia di esperti di spade giapponesi.

da hongoku nite yoku a hyotantetsu

hongoku nite yoku: giudizio nel kantei Identifica solo la provincia di origine della lama.
honsanmae: tecnica di laminazione nella forgiatura della spade dove il fabbro usa tre tipi di acciaio.
honzogan: intarsio con fili metallici o tessere metalliche martellati o pressati sulla base. I solchi per fissare l’intarsio sono a coda di rondine.
hon-zukuri: vedi shinogi-zukuri.
hori mei: la firma sul codolo dell’autore del horimono.
horimono intarsio sulla lama.
horo: mantello in seta legato alle spalle dell’armatura. Usato dal Kamakura in poi dai samurai a cavallo. Gonfiandosi nasconde il bersaglio agli arcieri e a devia le frecce.
hoso-dachi: snello e decorativo tachi usato solo per scopi cerimoniali.
hoso-suguha stretto hamon diritto.
hyogo-gusari-tachi: tachi con impugnatura curva coperta da samè argentato Principalmente dono a templi e monasteri nel periodo medio Kamakura.
hyotan-ba: tipo di hamon con motivi di otre o cassa armonica di chitarra.
hyotantetsu vedi nanbantetsu.

I QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da ibota a imozuru

ibota: polvere lubrificante derivata da una secrezione di insetti. Elimina la frizione fra il migaki e la parte da brunire della lama.
ichimai: il kissaki completamente temprato. In generale, comunque, una leggera linea di boshi è ancora riconoscibile.
ichimonji: vedi kiri.
ichimonji.kaeri: boshi con kaeri corto. Simile al ko-maru ma può essere midare ed il ritorno di tempra è diritto.
ichi-no-ashi: la fascia superiore che sospende l’occhiello del fodero del tachi. La fascia inferiore è detta hichi-no-sei.
Ie: termine che distingue una determinata famiglia nell’ambito di un Ha.
ikubi kissaki: (kissaki a collo di cinghiale selvatico); un kissaki la cui lunghezza è inferiore alla larghezza. In genere è presente nelle lame del periodo medio Kamakura.
imozuru: (viticcio di patata), spessi inazuma che appaiono nella zona habuchi e entro lo hamon; tipo di attività spesso presente nelle opere di scuola Satsuma.

da inazuma a iriyama gata

inazuma: Lampo di luce. Tipo di attività luminosa che assomiglia ad una virgola Appare entro lo hamon vicino allo habuchi É formata da nie. Vedi anche kinsuji.
inoshishi-no-yari: lancia da caccia al cinghiale munita di una larga e pesante lama spesso munita di un robusto hadome (ferro trasversale) per impedire all’animale di rivolgersi contro il cacciatore.
iori mune: iori significa tetto e questo tipo di mune assomiglia ad una A con due lati. Conosciuto anche come gyo-no-mune.
ippon nyusatsu: tipo inusuale di kantei in cui con solo una risposta si deve identificare il forgiatore.
iriyama gata: Tipo di codolo. Dove il puntale del lato verso il tagliente forma un angolo acuto con la linea dello shinogi. Mentre l’altro lato o è diritto o tende leggermente verso il basso.

da iroye a ito suguha

iroye: intarsio di una o diverse leghe metalliche. E’ uno dei preferiti sistemi di decorazione delle montature nei secoli XVIII e XIX .
ishimatsu: motivo di tessere quadrate di shakudo, argento e rame che si alternano nei fornimenti della spade.
ishime: “superficie che ricorda la pietra”. Tipo di fondo dei fornimenti che appare come una superficie rozza realizzata con la punta del martello o un punzone.
ishizuki: puntale in metallo dell’asta della lancia.
itame hada: tipo di damasco che ricorda gli anelli della sezione di un albero.
itomaki-no-tachi: tachi con la parte superiore del fodero legata con fettucia di seta o pelle “en suite” con l’impugnatura.
ito suguha: hamon diritto che ricorda una stringa.

da ito.sukashi a iyebori

ito.sukashi.: incisione passante dove il disegno si realizza con l’impiego di un sottilissimo seghetto. É una tipica decorazione della tsuba.
iya: giudizio nel kantei in cui la risposta data non corrisponde ad alcuna altra categoria. (Atari, dozen, kuni iri yoku, o tori yoku).
iya.en: giudizio nel kantei, in cui la risposta è in qualche modo inerente ad un determinato forgiatore ma lo stile è diverso.
iya suji: giudizio nel kantei in cui la risposta è sbagliata ma che esistono relazioni fra questa e quella giusta.
iyebori: stile di lavorazione dei fornimenti della famiglia Goto.

J
da jabaraito a jidai chigai iya

jabaraito: tipo di tsukaito generalmente di seta.
ji: lo spazio fra lo shinogi e lo hamon, detto anche hira o jihada. Con la politura quest’area assume il colore blu nerastro. La superficie è curva. É indicata come niku, polpa. Le sue condizioni possono essere chiamate “piena” o “scarsa”.
Ji.are: rozza e grezza area del jihada causata o da numerose politure o dalla scarsa perizia del forgiatore.
Jingasa: cappello in legno laccato o di legno e metallo, a volte con il mon di famiglia, portato dai sudditi dei nobili giapponesi.
ji-zukare: tipo di difetto; l’acciaio appare consunto ed è in genere dovuto alle numerose politure. L’ aspetto è grossolano, grezzo e di colore “stinto”.
jidai chigai: risposta data al kantei errata circa il periodo.
jidai.chigai iya: giudizio del kantei in cui sono errati il periodo, la provincia e la scuola. In pratica la peggior risposta possibile.

da jidai chigai tori yoku a jitekko

jidai chigai tori yoku: risposta al kantei dove è giustamente indicato il gruppo (kaido) ma nel periodo sbagliato.
jidai–chigai yoku: risposta al kantei in cui viene correttamente indicata la provincia ma non il periodo. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
jifu utsuri: punti sparsi di utsuri; diversi dal sumigane in quanto non a macchie che si trovano sull’intera superficie della lama.
jigane: l’acciaio con cui è forgiata la spada giapponese.
jihada: il damasco; la tessitura della superficie prodotta durante il processo di forgia.
ji-ita: la parte decorata del kozuka o l’impugnatura del kogai.
jimigaki: la superficie lucidata dei lavori in metallo.
jin’i: il terzo premio nel kantei.
jinan: il secondo figlio (di qualsiasi artista).
ji-nie: il nie visibile nel ji, è formato dallo stesso tipo di particelle metallurgiche di cui lo hamon.
jitekko: polvere di magnetite, viene utilizzata per il nugui.

da jit-te a Josaku

jit-te: strumento di difesa un tempo portato dalla polizia giapponese a volte montato come una spada. Trattasi in generale di una verga curva, spesso di ghisa, con un’impugnatura ed un uncino atto a parare i colpi, posto vicino all’impugnatura
stessa.
jiware: area irregolare o rialzata. Può indicare o una vescica sottostante o il cuore della lama che è affiorato a seguito di troppe forbiture.
ji-zukare: difetto che è il risultato di numerose politure; il ji-gane diventa logoro e perde le sue originali connotazioni.
Jizo: boshi che assomiglia al profilo di una statua del monaco Jizo; caratteristica spesso incontrata nelle opera di scuola Mino.
ji-zuya: sottilissimo frammento o lastrina di uchigomori-jito, più duro della ha-zuya, viene impiegata dal politore per evidenziare il ji-hada.
jo-ge-ryu: tipo di horimono a motivo di draghi che salgono e scendono.
Josaku: terzo livello dei forgiatori. Vedi anche Saijosaku, Jojosaku, Chujosaku, Chusaku.

da Jojosaku a Juyo Token

Jojosaku: secondo livello dei forgiatori. Vedi anche Saijosaku, Josaku, Chujosaku, Chusaku.
Jokoto: le spade antiche; spade diritte prodotte prima dello sviluppo della spada curva nota come nihonto.
jo-mon: il Mon ufficiale del Daimyo per il suo uso esclusivo. (stemma di famiglia)
josun: la lunghezza standard. In caso di spade è di circa 70 cm., nel tanto circa 26 cm.
juka-choji-midare: molteplici disegni a sacco nello hamon choji.
jumonji yari: punta di lancia cruciforme.
Juyo bijutsuhin: spade oggetto d’arte o altri antichi lavori designati come Importanti Oggetti d’Arte in osservanza della legge dei beni culturali.
Juyo.bunkazai: oggetti artistici, spade comprese, designate come Importante Patrimonio Culturale.
Juyo Token: spada importante, così stimata dal N.B.T.H.K.

K
da Kabuto.gane a kaiseido

kabuto gane. tsuka kashira: pomolo del tachi e delle spade shingunto e kaigunto. Simile alla montatura handachi. In genere munito di un occhiello con la dragona (sarute).
kaen: (fiamma) Boshi che ricorda una fiamma dovuta alla presenta di hakikake e nie kuzure.
kaeri: la parte del boshi che ritorna verso l’area del mune.
kagami-gane: zona a specchio dell’acciaio nello hada. Vedi mujitetsu.
kagi-yari: lancia con la lama uncinata.
kaido: le Goki Shichido Le strade principali lungo le quali un forgiatore ha prodotto.
kai-gunto: spada degli ufficiali di marina. Assomiglia al tachi. Di solito il fodero è ricoperto di pelle di razza rasata di colore blu.
kaiken: piccolo pugnale portato fra gli abiti.
kaiseido:Terza pietra usata dal politore Può essere sia naturale o artificiale. Di potere abrasivo pari a circa 600 grit è di grande importanza per rimuovere i solchi delle pietre amakusa o binsuido.

da kaishin-do a kama yari

kaishin-do: pietra artificiale usata in sostituzione del chu-nagura-to.
kakedashi: difetto; tipo di fessurazione che corre lungo l’intero tagliente.
kakidudashi mei: iscrizione sul codolo che include la firma, l’indirizzo del forgiatore e la data di produzione, il tutto sullo stesso lato del nakago.
kakinanashi: horimono costituito da un lungo sguscio che arriva fin dopo lo hamachi ma non fino alla fine del codolo.
kakitoshi: horimono costituito da un lungo sguscio che arriva fino alla fine del codolo.
kakucho: campione di disegno del sageo.
kakudome: parte terminale dello sguscio a forma quadrata, in genere localizzata entro 3 cm. dal machi.
kaku mune: dorso della lama piatto presente soltanto su lame antiche e detto anche hira mune.
kamasu kissaki: un kissaki inusuale in quanto non arrotondato ma diritto.
kama yari: lancia con la lama a falce.kana-mono: termine che disegna forgiatori o incisori di fornimenti di scarso livello.

da kanahada a kasaki-sori

kanahada: polvere di ossido di ferro bruciato. Materiale di base del nugui. É miscelato ad olio.
kanmuri-otoshi-zukuri: Struttura della lama dove la parte inferiore della stessa è shinogi-zukuri ma lo shinogi-ji è inclinato verso la punta e non ha yokote. Simile allo stile shobu-zukuri.
kantei: stima, valutazione, attribuzione delle lame basata sullo studio delle sue caratteristiche metallurgiche e sugli stili dei diversi forgiatori.
kantei-kai: riunione di esperti per il kantei. L’attribuzione è eseguita soltanto con l’esame visivo della lama e delle sue caratteristiche. il codolo coperto.
kao: Marchio particolare, spesso usato dopo la firma. Si presenta come un sigillo punzonato.
karakusa: motivo, disegno ad arabesco.
karakusa.bori: incisione ad arabesco.
karasuguchi: difetto Crepa sul kissaki che parte dal tagliente verso il boshi.
kasaki-sori: sagoma della lama in cui la curva ha la massima profondità nel centro ed è spesso associata alla scuola Rai.

da kasane a katana

kasane: spessore; nello specifico lo spessore della lama al mune. vedi anche motokasane; sakikasane.
kasane.usui: sottile spessore a sezione crociata.
kashira: terminale dell’impugnatura di katana, wakizashi o tanto, di metallo o corno, con un’asola attraverso cui passa la treccia di seta, cotone o pelle.
katai: significa stretto o duro.
kata-chiri: il chiri di una incisione che resta solo sul mune.
kata-hitsu: foro nella tsuba per il passaggio del kozuka o del kogai.
katakiriha-zukuri: struttura di lama con un lato in hira-zukuri o shinogi-zukuri e l’altro in kiriha-zukuri.
katakiri-bori: tecnica di incisione forse di scuola Somin. Praticata con uno scalpello che lascia sul metallo un solco a V di varia profondità con l’effetto di tracce di pennello. É usata nella decorazione dei fornimenti.
katana: lama curva lunga oltre i 60 cm Portata con il filo rivolto verso l’alto. In generale la classica spade giapponese.

da katana-bi a katte sagari yasuri

katana-bi: lungo, diritto e ampio sguscio (hi) inciso sulle lame con struttura hirazukuri.
katana-bukuro: fodera in tessuto in cui riposa la spada.
katana-makura: cuscinetto su cui la lama viene appoggiata per l’esame della stessa.
katana-mei: firma sul codolo delle lame apposto verso l’esterno quando l’arma viene portata con il filo rivolto verso l’alto. (vedi tachi mei).
katanagari: programma di confisca delle armi realizzata da Toyotomi Hideyoshi durante il sedicesimo secolo.
katana-zutsu: scatola per contenere le spade complete di montatura, di legno laccato e in genere decorato con il mon di famiglia.
kataochi gunome: gunome hamon con motivo a denti di sega che corre orrizontalmente lungo la lama; noto pure come nokogiriba. Ko-Osafune, Kagemitsu, Kanemitsu ed altri.
katte agari yasuri: strie di lima sul codolo in diagonale verso il lato sinistro.
katte sagari yasuri: strie di lima sul codolo in diagonale verso il lato destro.

da kawa-gane a Kei, Keito

kawa-gane: la tessitura dell’acciaio della lama.
kawazuko choji midare: tipo di choji-hamon che ricorda un girino.
kawazutsumi: spada con fettuccia di pelle legata sopra i fornimenti metallici. Entrò di moda verso la fine del periodo Kamakura.
kaye-Mon: stemma della famiglia portato dai principali vassalli nelle occasioni ufficiali; deriva dal jo-mon.
kaza-tachi: sgargianti spade decorate, quasi un simbolo dell’aristocrazia del periodo Heian. Simile alle precedenti kara-tachi.
kazunoko nie: (nie a uova di pesce) ampi nie sparsi.
kazu-uchimono: lame di produzione di massa e di mediocre qualità.
kebori: incisioni sottili come un capello; tecnica di esecuzione di artigiani dei forni menti.
Kei, Keito: sistema; può essere riferito alla linea di famiglia o di corporazione.

da ken a kenye

ken: termine che significa spada. Può riferirsi anche agli horimono a forma di spada. Di quest’ultimo sono noti parecchi tipi diversi : il suken (spada diritta nello stile antico). Il ken con la zampa artigliata del drago, (sume). Il ken con il sankozuka (il vajra con l’impugnatura a fulmine ) e il ken con i bonji (caratteri sanscriti ).
ken.: spada diritta a doppio filo usata più come strumento di esoterismo buddista che come arma.
kengyo: parte terminale del codolo a V.
kenjo tsuba: tsuba di cui si fa dono ad un superiore. Sempre costruita in ferro ricoperto con motivi geometrici o floreali da intarsi piani in oro. I bordi sono sempre dorati.
ken-maki-ryu: vedi kurikara.
kenukigata tachi: spade in cui lama ed impugnatura sono costruite in un unico pezzo; il centro del nakago è forato.
kenye: fodera che avvolge la spada all’interno della scatola in legno.

da kerai a kin-gise

kerai: affiliato, vassallo, termine spesso riferito al vassallo capo.
kesho yasuri: solchi di lima decorativi ; combinazione di colpi di lima ad incroci geometrici localizzati nel suridashi. (area del codolo sovrastante la firma).
ke-saya: tipo di antico fodero rivestito di pelliccia di animali.
kesso: vedi hi.
kijimomo-gata: tipo di nakago in cui la parte iniziale fino allo ana è normale, quindi subisce una netta rastrematura fino al puntale.
kikko: tipo di disegno di intreccio del sageo.
kikusui: tipo di hamon decorativo che assomiglia ad un crisantemo sull’onda.
kin: oro.
Kinai: una delle Goki Shichido, mappe del periodo Edo che raggruppano le seguenti province: Yamashiro, Yamato, Settsu, Kawachi, Izumi.
kin-fukurin: bordi dorati dei fornimenti del fodero delle montature in stile tachi.
kin-gise: laminato o ricoperto di oro; molti accessori come gli habaki o i seppa ricevono questo tipo di decorazione con sottili lamine di oro.

da kinnoto a kinzogan-mei

kinnoto: spade dei fedeli alla famiglia reale. Lame usate o portate dai samurai sostenitori dell’imperatore e favorevoli all’espulsione dal paese degli stranieri. Un movimento del periodo tardo Edo. La struttura delle lame è di ampio profilo, largo kissaki e notevole spessore. La lunghezze del tagliente raggiunge i 90 cm. e la linea è quasi diritta. Questo modello di spada si rivelò tuttavia di scarso utilizzo pratico e sparì in breve tempo.
kinpun mei: iscrizione in oro sul codolo con l’attribuzione del nome del forgiatore.
kinsuji: (lineetta dorata): corta, diritta nero-splendente lineetta che appare entro lo hamon vicino lo habuchi, formata da nie. (vedi anche inazuma).
kinzogan-mei: iscrizione incisa in oro da un membro della famiglia Honami. Reca il nome del presunto forgiatore. Questa apposizione avviene quando il codolo risulta accorciato. Oppure su una lama senza firma (mumei).  L’operazione coincide ad una attribuizione
della lama.

da kiri a kissaki

kiri: tipo di codolo nel quale il puntale è tagliato ad angolo retto rispetto il mune. É anche detto ichimonji.
kiriha-zukuri: struttura di lama in cui la linea dello shinogi corre parallela e molto vicina al tagliente. Lo shinogi-ji quindi è particolarmente ampio. Tranne imitazioni di periodi successivi, Shinto o Shin-Shinto, questo modello appartiene solo a lame
antiche.
kirikomi: tacca sulla lama dovuta a scontri e duelli.
kiritsuke mei: iscrizione sul codolo che certifica il nome del possessore e la storia della lama.
kiri yasuri: colpi di lima ortogonali incisi sul codolo. E’ il tipo più comune usato dai forgiatori.
kissaki: punta della lama; è l’area compresa fra lo yokote ed il ko-shinogi.

da kissaki-moroha-zukuri a ko-choji midare

kissaki-moroha-zukuri: struttura di lama in cui la zona della punta ( monouchi ) ha doppio filo tagliente mentre il resto ha disegno normale. Stile originario del periodo Nara (708-781). Imitato in ogni epoca. Detto anche Kogarasu Maru zukuri in onore della famosa lama, tesoro di famiglia degli Heike, celebre clan di samurai del periodo Heian.
kitae: metodo di laminazione dell’acciaio.
kitaeware: difetto; sottili fenditure orrizzontali in genere dovute ad una mediocre saldatura degli strati di acciaio.QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
ko-ashi: piccoli ashi.
kobuse: tipo di struttura della lama in cui lo shingane (la parte interna della lama) è saldata all’interno del kawagane (il guscio esterno). E’ il tipo più comune di costruzione della spada.
kobushigata choji: motivo di choji hamon che ricorda un pugno chiuso..
ko-choji midare: tipo di hamon a chiodi di garofano con andamento irregolare.

da ko-dachi a ko-maru agari

ko-dachi: tachi corto; lame che misurano al massimo 60 cm di lunghezza.
kodogu: l’insieme di tutti i fornimenti di una spada con l’eccezione di quelli dei tachi detti kanagu.
kogai: spillone inserito del fodero della spade, wakizashi o tanto.
kogarasu-maru-zukuri: vedi kissaki moroha-zukuri.
ko-gatana: lama del kozuka.
ko-gunome: motivo dello hamon a piccoli gunome. ( onde ).
koiguchi: imboccatura del fodero.
ko-itame: piccolo o stretto itame hada.
kojiri: puntale del fodero con l’eccezione di quello del tachi, detto ishizuke.
ko-kissaki: kissaki di piccole dimensioni.
Kokuho: oggetti d’arte o antichità designati come Tesori Nazionali in osservanza della legge del 1950 Cultural Properties Law. bunkazai hogoho.
kokuji: iscrizioni in kanji sulla spada con un tipo di ortografia originaria del Giappone.
ko-maru agari: tipo di ko-maru boshi dove la linea di tempra è vicina al kissaki. La parte superiore del boshi è più vicina al filo di quella allo yokote.

da ko-maru.sagari a korai

ko-maru.sagari: tipo di ko-maru boshi dove la linea di tempra è lontana dal kissaki. La parte superiore del boshi è più lontana al filo di quella allo yokote.
ko.maru: boshi dove la linea di tempra è parallela al kissaki.
ko-midare: hamon irregolare a motivi di piccole dimensioni.
ko-mokume: damasco in mokume di piccolo formato.
kongo-to: la prima pietra artificiale usata dal politore, di potere abrasivo pari a 200 grit.
ko-nie: piccole particelle di nie.
konohatetsu: vedi nambantetsu.
konote-gashiwa: tipo di tempra che disegna hamon differenti sui due lati della lama.
ko-notare: notare hamon con onde di piccola ampiezza.
konuka-hada: tipo di damasco che ricorda la crusca del riso. Simile al nashiji ma più definito e con meno ji nie. Termine che è unicamente usato nella descrizione di lame di manifattura Hizen. Pee questo è conosciuto anche come Hizen hada.
korai: tipo di disegno per il sageo.

da kosaku a Koshu Kicho Token

kosaku: oggetto fatto nel periodo Koto.
koshi: (restringimento) il punto mediano fra il (tani) il picco inferiore, e lo yakigashira (parte superiore) di un hamon a motivi irregolari.
koshiba: linea di tempra irregolare localizzata sopra lo hamachi che si presenta molto più ampia della line di prosecuzione dello hamon.
koshibi: corto sguscio (hi) inciso sulla parte inferiore della lama, vicino al codolo ed in genere sul lato omote.
ko-shinogi: linea che separa in diagonale il kissaki dallo shinogiji. L’area compresa, interessa anche il mune nella zona del kissaki.
koshi-no-hiraita midare: tipo di hamon simile al notare in cui il motivo inferiore è più dolce rispetto al superiore che è spesso choji e/o gunome.
koshirae: montatura della spada che comprende impugnatura, fodero e tutti i fornimenti.
koshi-zori: curvatura della spada con la massima profondità vicino al munemachi; detta anche Bizen-zori.
Koshu Kicho Token: spada classificata come Precious Sword dallo N.B.T.H.K.

da ko-shu tsuba a kuchi-gane

ko-shu tsuba: mukade (centogambe ). Tsuba con disegno ad anelli di filo metallico ortogonali al bordo, motivo che ricorda un centogambe. (miriapode di buon augurio di longevità).
Koto: spade antiche. Termine che si riferisce alle lame forgiate fra i periodi medio Heian ed il 1595. Durante questo lasso di tempo cinque stili diversi sorsero nelle province Yamashiro, Yamato, Bizen, Soshu e Mino. Nel momento in cui questi stili sono adottati in altre zone del paese e crebbero di importanza, nacque il termine Gokaden indicativo delle cinque tradizioni.
ko-wakizashi; wakizashi corto, spesso con struttura in hira-zukuri.
kozuka: l’impugnatura del coltellino inserito nel fodero di una spada o un pugnale.
kozumi: motivo di horimono ad artiglio.
kubikiri: coltello o lama corta ricurva con il tagliente nella parte concava dell’arma, usata per tagliare la testa del nemico ucciso.
kuchi-gane: anello di metallo che cinge l’imboccatura del fodero.

da kuda-yari a kurijiri

kuda-yari: arma insidiosa inventata dal monaco Hozoin verso la metà del sedicesimo secolo. Trattasi di una lancia con all’interno una prolunga con una lama inastata da sguainare all’occorrenza. In posizione di riposo appare come un’asta
molto più corta del reale.
kuichigaiba: linee dello hamon discontinue dove nie e nioi appaiono come una punta di lancia parallela al tagliente. Tipo di attività tipico della scuola Yamato.
kuichigai-bi: due sottili sgusci paralleli incisi verso l’area della lama vicino al nakago. Quello superiore è più corto mentre l’inferiore continua fino ad attorniarlo.
kuki: vedi nakago.
kumade: arma d’asta con il puntale a più lame uncinate.
kuni iri yoku: risposta al kantei corretta circa il periodo e la provincia ma errata circa la famiglia del forgiatore.
kurijiri: (puntale a castagna) tipo di nakago che termina arrotondato. É la forma più comune usata in ogni periodo.

da kurikara a kyu-gunto

kurikara: tipo di horimono a forma di drago avvolto attorno una spada. Esistono tre tipi diversi di kurikara: lo shin (realistico), il gyo (semplificato) ed il so (stilizzato). E’ conosciuto anche come ken-maki-ryu.
kurikata.: ponticello in corno, metallo o legno laccato. Posto sul lato esterno del fodero. Nel Kurigata è fatto passare il sageo.
kurikara: termine sanscrito che sta per drago nero. É un soggetto che è spesso inciso sulla lama.
kutoji: altro nome per dire sasumata, termine moderno per indicare la stessa tipologia di arma.
kuwagata: tipo di horimono che ricorda la lettera W e che vuole rappresentare il cimiero dell’elmo.
kyo-choji midare: choji midare basato su una linea diritta (suguha), in cui lo yakigashira tende ad essere parallelo al tagliente.
kyo-zori: vedi tori-zori.
kyu-gunto: spada militare della seconda guerra mondiale con la guardia in stile europeo.

M
da machi a makuri

machi: gradino che divide la lama dal codolo. La parte verso il tagliente è detta hamachi, quella verso il mune munemachi.
machi-ukuri: Rimozione del machi. La lunghezza (nagasa) del tagliente diminuisce ma quella complessiva della lama resta intatta.
magari-yari: lancia con lama cruciforme detta anche jumonji yari. Nel periodo Tokugawa divenne popolare nelle processioni e nelle cerimonie ufficiali.
majiwarimono: vedi wakimono. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
makikake-no-kashira: sistema di piegatura della fettuccia (ito) attorno al kashira che è in genere di corno di bufalo.
makura-yari: corta lancia con lama di yari o magari-yari posta accanto al guanciale di notte. Da qui il nome di lancia guanciale.
makuri: Struttura della lama in cui una barra di shingane (acciaio interno) piegata a metà, viene inserita a sandwich in una barra di kawagane (guscio esterno) per essere poi fusa insieme a formare in totale quattro strati.

da mamori katana a masame-hada

mamori katana: la prima spada di un giovane samurai.
Mantetsu: lame costruite durante la seconda guerra mondiale non con metodi tradizionali. Sono spade costruite per lo più dalle forze di occupazione giapponesi in Manciuria. Con l’impiego dell’acciaio delle rotaie. Sul codolo è iscritta la data e la scritta Mantetsu Kitau Tsukuru Kore. La data è attorno al 1940.
marudome: parte finale arrotondata dello sguscio, in genere localizzata entro 3 cm. dal machi.
maru-gitae: tipo di lama costruita con un unico tipo di acciaio. Si riferisce a spade di produzione di massa che hanno una superficie piana e senza damasco.
maru.mune: dorso della spada (mune) arrotondato.
masake: tipo di damasco dove grani di tessitura diritti sono mischiati ad itame hada; detto anche masa-gokoro.
masame-hada: tipo di hada a grani di tessitura longitudinali.

da Masamune Juttetsu a meigirishi

Masamune Juttetsu: i dieci celebri studenti di Masamune: Go Yoshihiro, Norishige, Kaneuji, Kinju, Rai Kunitsugu, Hasebe Kunishige, Osafune Kanemitsu, Chogi, Samonji e Sekishu Naotsuna.
matsubasaki: vedi munesaki.
matsukawa hada: damasco la cui superficie assomiglia alla corteccia di pino; è un tipo di mokume o largo itame con chikei. Detto anche hijiki (un tipo di alga ) hada. (Norishige ed Hankei i più famosi forgiatori).
mei: la firma, generalmente iscritta sul codolo.
meibun: i nomi e le parole incise nel mei.
meibutsu: lame considerate dei capolavori. Comprendono le tre grandi spade (Tenka Go Ken). Le tre grandi lance (Tenka San So) e le opere dei dieci celebri studenti di Masamune. I Masamune Juttetsu. Il termine Kyoho Meibutsu si riferisce alle lame designate come capolavori dallo Shogun Yoshimune. In questo gruppo non sono comprese le opera dei dieci studenti di Masamune.
meigirishi: incisore specializzato nell’iscrizione dei nomi.

da mekugi a migaki-bo

mekugi: pioletto di bamboo, o avorio che fissa il codolo della lama nell’impugnatura.
mekugi.ana: il foro nel codolo della spada attraverso cui passa il mekugi.
mekugi nuki: martelletto in ottone usato per sfilare il mekugi.
menuki: ornamenti in metallo posti sotto la fettuccia (ito) che avvolge l’impugnatura.
metazashi: vedi yoroidoshi.
midare komi: linea temprata del boshi che è prosieguo dello hamon nel kissaki.
midareba: hamon a disegno irregolare; tutti gli hamon sono midareba ad eccezione del suguha .
midare utsuri: utsuri irregolare.
migaki-bo: utensile in acciaio rapido usato dal politore per lappare lo shinogi-ji ed il mune. Ha la forma di cilindro appuntito.

N
da nagamaki a naginata

nagamaki: arma simile alla naginata ma con curva della lama meno accentuata e l’asta più corta. Usata nel periodo Kamakura e Nanbokucho in particolare fra i monaci guerrieri. Sono lame sono per la maggior parte risagomate e trasformate in katane. E’ estremamente raro trovarne di intatte.
nagamaki.(o naginata) naoshi: lama di nagamaki o naginata risagomata e trasformata in katana o wakizashi.
naga-mei: firma sul codolo molto lunga Spesso contiene nome, indirizzo, soprannome e titolo.
nagare-hada: damasco in ko-mokume misto a masame hada.
nagasa: lunghezza della lama. É la retta che unisce il munemachi alla punta del kissaki. É detto anche ha-watari o hacho.
nage-yari: giavellotto; lancia ad asta corta con una lama pesante, corta e rastremata verso la punta.
naginata: arma d’asta concepita per tagliare come un falcione. Lama con ampia struttura e larga punta Senza yokote e con lungo codolo. Quasi sempre ha incisa caratteristici sgusci naginata hi.

da naginata-hi a nanbantetsu

naginata-hi: corta incisione (bo-hi) che termina in direzione opposta del katana-bi Lo sguscio è profondo ed arrotondato In genere è accompagnato dal soe-bi, piccolo sguscio parallelo.
nagura stones: chu-nagura e koma-nagura sono la 4a e la 5a pietra, naturali od artificiali, usate nella politura. Il potere abrasivo va dai 1.200 ai 2.000 grit. Le pietre naturali, nelle cave di estrazione, si stanno esaurendo.
nakafuji: motivo di intreccio del sageo.
nakago.: il codolo. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
nakagojiri: la parte terminale del codolo.
nanako: Superficie a uova di pesce. Tipo di decorazione dei fornimenti costituita da innumerevoli minuscole semisfere. E’ un tipo molto diffuso di abbellimento, passibile di alcune varianti, come il gunome-nanako in cui delle strie diagonali delimitano losanghe di nanako.
nanbantetsu: acciaio di produzione occidentale introdotto in Giappone da Olandesi e Portoghesi nel quindicesimo secolo. Conosciuto anche come hyotantetsu o konohatetsu.

da Nankaido a N.B.T.H.K.

Nankaido: una delle Goki Shichido, mappe del periodo Edo, che comprende le seguenti province: Kii, Awaji, Awa, Sanuki, Iyo e Tosa.
narume-dai: supporto di legno, munito di scanalature passanti orizzontali che lo rendono flessibile, su cui il politore sistema una sottilissima lastrina di hazuya sulla quale termina il lavoro di politura del boshi.
nashiji-hada: superficie a buccia di pera. Trattasi di un damasco molto fine costituito da un denso ko-mokume hada.
nata: coltello o pugnale munito di una curva lama affilata e cesellata con un ricciolo in punta. Spesso è chiamato coltello del giardiniere o coltello da caccia.
nazumi ashi: (piede di topo) tipo di ashi molto piccoli.
N.B.S.K.: nuova associazione formata dai più celebri artisti ed artigiani del mondo della spada giapponese legalmente riconosciuta dal governo; sotto molti aspetti sostituisce la N.B.T.H.K.
N.B.T.H.K.: Nihon Bijutsu Token Hozon Kyokai ( Società per la conservazione delle spade artistiche giapponesi).

da nerin-hada a nie sake

nerin-hada: Damasco che ricorda gli anelli del tronco tagliato. Simile al mukume-hada.
nettori: hada denso oleoso all’apparenza; in genere trattasi di itame-hada.
Nidai: la seconda generazione di un forgiatore o artista in genere.
nie: piccole particelle riflettenti della struttura cristallina di martensite (o austenite, perlite o trotstite). Visibili ad occhio nudo appaiono come uno scintillio di stelle.
nie-deki: hamon che consiste principalmente di nie; detto anche nie-hon’i.
nie-hon’i: vedi nie-deki.
nie.hotsure: nie sfilacciati. Questi Nie appaiono lungo lo habuchi. Ricirdano gli sfilacci di tessuto.
nie.kogori: il termine kogori significa gelatina. Nie kogori si riferisce ai nie che appaiono coagulati e ricordano nuvole in cielo.
nie kuzure: gruppi di nie sparsi localizzati sul kissaki. Dove la linea nel boshi non è ben definita .
nie.sake: nie incerto; trattasi di lucenti, neri nie visibili entro lo hamon vicino allo habuchi. L’apparenza ricorda uno strappo o di una lacrima.

da Nie suji a niogire

Nie suji: vedi imozuru.
nie.utsuri: utsuri formato da nie.
Nihonto: spada classica giapponese; una lama curva con lo shinogi.
niji mei: firma sul codolo di due soli caratteri.
nijuba: hamon a doppia linea; consiste di strie di nie o nioi che corrono parallele allo hamon.
nikudori: sagoma, piena convessità della curva della superficie dello hiraji.
nioi: particelle cristalline di martensite (o austenite, perlite or trostite); non sono
visibili punti singoli e l’effetto complessivo è quello di una brillante linea continua.
nioi-deki: hamon costituito principalmente da nioi. É anche detto nioi-hon’i.
nioigire: hamon la cui linea è incompleta. Come se una parte dell’hamon è cancellato. Questo difetto, in genere, è dovuto ad un errore di tempra od ad un danno della lama dovuto alla esposizione al fuoco.

da nioiguchi  a nyusatsu kantei

nioiguchi: vedi habuchi.
nioi-hon’i
: vedi nioi-deki.

nioi kogori: grumo di nioi.
nioi kuzure: può essere considerato un tipo di ashi, ma è separato dalla linea principale dello hamon ed è disseminato entro lo hamon stesso.
no-dachi: spada di enorme lunghezza (90 cm. ed oltre) portata al di sopra della spalla in tempi antichi.
nokogiriba: vedi kataochi gunome.
notare komi: tipo di boshi simile al notare hamon.
notare midare: notare irregolare.
nugui: miscela di ossidi di ferro ed altri composti usati dal politore per scurire il jihada.
nugui-gami: carta giapponese usata nella cura della lama.
nunome-zogan: falsa damaschinatura, o intarsio in cui sottili fogli di metallo vengono pressati su di una superficie resa ruvida da incisioni o graffi. E’ la versione povera dello hon-zogan.
nurizaya: legno di “ho” con cui viene costruito e laccato il koshirae.
nyusatsu: risposta al kantei.
nyusatsu kantei: vedi kantei-kai.

O
da obi-tori a o-midare

obi-tori: anelli posti sui lacci del tachi attraverso cui passano le fettucce di sospensione.
o-choji midare: hamon irregolare a motivo di chiodi di garofano.
o-dachi: tachi lungo; la lama supera i 90 cm. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
o-gunome: hamon a gunome ampio.
o-hada: tipo di jihada a grana grossa. Un termine usato per qualsiasi jihada sovradimensionato che non definisce un modello di damasco. Per esempio il mokume-hada con o-hada significa che il damasco è mokume-hada che contiene grani allargati di perlite.
oikake-ba: gunome inclinato verso il modello notare; tipo di linea di tempra della scuola di Motoshige.
o-itame: damasco a larghi grani di itame.
oite: “a”; “oite Tokyo” significa a Tokyo.
o-kissaki: kissaki ampio.
o-maru: boshi a forma di largo semicerchio; la linea di tempra risulta molto più vicina al filo rispetto al ko-maru.
o-midare: tipo di hamon a ampio motivo irregolare.

da omiyari a orikaeshi-mei

omiyari: lancia lunga.
o-mokume: damasco a larghi grani di mokume.
omote mei: iscrizione sul codolo nella parte esterna della spada quando viene portata dal samurai. Spesso il nome del forgiatore è unito all’indirizzo ed al titolo onorifico.
o-moyo hada: larghe aree di mokume o itame all’interno del ji-hada.
omura: pietra naturale utilizzata per levigare la hazuya e jizuya. E’ di grana più grossa rispetto la pietra ao-to.
ono: larga lama di ascia da guerra montata su un’asta di circa m. 1,80.
o-notare: hamon ad ampio notare.
origami: certificato di valutazione di una spada, expertise, che comprende il nome del forgiatore, descrizione della lama e valore della medesima.
orikaeshi-mei: firma recuperata. Avviene quando il codolo è accorciato di quel tanto che provoca la perdita della firma originale. Una sottile lastrina di acciaio con la firma è tolta e risaldata sulla parte sinistra del nuovo codolo in senso contrario all’originale.

da oroshi a Owazamono

oroshi: pendenza, inclinazione del mune, dallo yori all’inizio dello shinogi-ji.
Osaka boshi: ko-maru sagari boshi.
osame tachi: un tachi donato come offerta ad un tempio.
oshigata: calco di un codolo o della intera lama.
osoraku-zukuri: lama strutturata con un kissaki particolarmente ampio. Questo è più lungo della metà della lama medesima. É il tipo di sugata dei tanto o dei ko-wakizashi.
o-sujikai yasuri: tipo di yasuri sul codolo ad inclinazione diagonale con angolatura superiore al sujikai. Quindi oltre i 45°.

o-suriage nakago: grande accorciamento del nakago con perdita della firma; a differenza del “suriage nakago” in cui il codolo viene risagomato, in questo caso il nuovo nakago comprende parte dell’acciaio della lama.
o-wakizashi: lunga wakizashi, comunque inferiore ai 60 cm. di lunghezza..
Owazamono: secondo livello di importanza di un forgiatore rispetto l’affilatura del tagliente. Vedi anche Saijo Owazamono, Ryowazamono, Wazamono.

R

Reishotai: antichi caratteri cinesi quadrati.
rendai: tipo di horimono a fiore di loto iscritto sul piedistallo di un’immagine di Buddha.
riken: tipo di struttura delle spade diritte.
ritsuryo: codice di leggi e di etica di modello cinese in auge presso la corte imperiale prima del periodo Kamakura. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
ryo-chiri: l’area dello shinogi che sitrova ai lati dello sguscio.
ryonome: larghi punti di nie visibili sul jihada.
Ryowazamono: terzo livello dei forgiatori riferito all’affilatura. Vedi anche Saijo Owazamono, Owazamono, Wazamono.
ryu: tipo di horimono a forma di drago.

S QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da sabidoro a Saijosaku

sabidoro: lo strato di argilla che protegge l’area hamon-tagliente in fase di tempra. Lo yakiba è definito dal disegno di questa superficie.
sabigiwa: Margine ossidato. La linea di confine fra lo habaki-moto e gli yasuri. (i solchi dei colpi di lima sul codolo).
sabitsuke nakago: nakago arrugginito artificialmente.
Sadamune Santetsu: i tre eccellenti studenti di Sadamune: Nobukuni, Osafune Motoshige e Hojoji Kunimitsu.
sageo: piatta fettuccia di cotone o seta che viene passata attraverso il kurikata per fissare la spada alla cintura.
sage-obi: tipo di cintura cui viene appeso il tachi.
saiden-mei: iscrizione sul codolo con l’esito della prova di taglio.
sai ha: lama ritemprata. In questo caso le caratteristiche originali della lama sono completamente modificate.
Saijo Owazamono: il più alto livello di un forgiatore concernente l’affilatura della lama. Vedi anche Owazamono, Ryowazamono, Wazamono.
Saijosaku: il più alto livello di destrezza di un forgiatore. Vedi anche Jojosaku, Josaku, Chujosaku, Chusaku.

da Saikaido a same, same-kawa

Saikaido: una delle Goki Shichido, mappa del periodo Edo che comprende le seguenti province: Chikuzen, Chikugo, Buzen, Bungo, Hizen, Higo, Hyuga, Osumi, Satsuma, Iki eTsushima.
saka ashi: ashi diagonali.
saka choji midare: tipo di hamon ad obliquo choji midare.
sakame: lo stesso di katte agari. Diagonali yasuri che vanno in direzione dal lato mune al lato del filo verso la punta del nakago.
saka-midare: hamon irregolare a disegni obliqui.
saka o-sujikai yasuri: segni di lima sul codolo con forte angolazione diagonale verso il lato destro. Il contrario di o-sujikai.
sakihaba: ampiezza della lama allo yokote.
sakikasane: (spessore alla punta), lo spessore della lama allo yokote.
saki-zori: tipo di curva della lama con il punto di maggiore profondità nell’area alta della lama. Modello tipico del periodo Muromachi.
same, same-kawa: pelle di razza o di squalo usate per ricoprire l’impugnatura e talvolta il fodero.

da samishii a sankozuka

samishii: peculiarità sparse aggiunte allo hamon principale, come per esempio pochi choji lungo un hamon in suguha. Ha il significato di” attenuato” l’opposto di esuberante.
sanbon nyusatsu: tipo standard di kantei in cui si possono fare tre tentativi di risposta.
sanbon-sugi: tipo di togari gunome che ricorda gruppi di tre alberi di cedro giapponese. Tipico della scuola Mino, vedi Kanemoto.
Sandai: la terza generazione di un forgiatore.
San’indo: una delle Goki Shichido, mappa del periodo Edo che comprende le seguenti province: Tanba , Tango, Tajima, Inaba, Hoki, Izumo, Iwami e Oki.
sanjimei: firma sul cododo che comprende tre soli caratteri.
sanjuba: tripla linea di hamon consistente in nie e nioi; due linee sottili corrono parallele allo hamon principale.
sankin kotai: formali ed obbligatorie visite ad Edo da parte di un Daimyo ed il suo seguito; regola istituita da Tokugawa Ieyasu per affermare il proprio potere.
sankozuka: vedi ken.

da sansaku boshi a Saya-gaki

sansaku boshi: (boshi di tre stili) tipo particolare di boshi visibile nelle opere di Osafune Nagamitsu, Kagemitsu and Sanenaga; è un tipo di ko-maru con la linea di tempra in suguha che attraversa lo yokote e si inclina a divenire ko-maru.
San’yodo: una delle Goki Shichido, mappa del periodo Edo che comprende leseguenti province: Harima, Bizen, Mimasaka, Bitchu, Bingo, Aki, Suo e Nagato.
sarute: “mani di scimmia”. Occhiello di metallo serrato al kabuto gane di un tachi per il nodo della spada, spesso decorato con fermaglio che ricorda delle mani.
sasaho yari: lancia la cui lama è forgiata a motivo di foglia di bamboo.
sashikomi: tipo di forbitura finale della lama. Consente di sbiancare lo yakiba e scurire il ji-hada. In questo caso la linea dello hamon è perfettamente definita.
saya: fodero.
Saya-gaki: annotazione identificativa del forgiatore iscritta, in genere, sulla shirasaya.

da sasumata a Sengoku daimyo

sasumata: lama biforcuta simile ad un forcone. In tempi antichi costituiva un’arma ma in seguito divenne un utensile privo di punte aguzze e taglienti usato per spegnere gli incendi.
sayamaki: fodero legato da fettuccia colorata in “pendant” con l’impugnatura.
Seii tai shogun: (despota o colui che reprime ) semplicemente lo shogun. Prima della instaurazione del governo militare a Kamakura, il titolo è di carattere temporaneo e è assegnato ad un condottiero per specifici scopi militari.
sekkaboku: inchiostro indiano per scrivere gli oshigata.
sena: vedi mune.
Sengoku daimyo: termine che identifica i potenti signori di provincia che sostituivano i governatori nominati dallo shogunato Muromachi verso la metà del XIV secolo. Con la crescita del loro potere politico e militare si fecero guerra l’un l’altro. Non furono in grado di stabilire una struttura di potere centrale. Questa istituzione riuscì a Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi.

da sensuki yasuri a shakujo

sensuki yasuri: Solchi ottenuti con un sen. Utensile simile alla pialla. Il risultato finale sono dei graffi irregolari in senso verticale al codolo.
sentoku: lega impiegata sui fornimenti con colorazione che imita il bronzo cinese. I componenti sono: rame (oltre il 70%), stagno, piombo e zinco.
seoi tachi: tachi di enormi proporzioni con lame di 120-150 cm di lunghezza. Spade da spalla.
seppa: semplici o decorati spaziatori in rame, argento o rame con foglia di argento od oro, posti sui due lati della tsuba.
seppa dai: il foro della tsuba attraverso cui passa il codolo.
shaku: unità di misura pari a 302,959 mm. suddiviso in 10 sun ciascuno formato da 10 bu.
shakudo: lega di colore blu scuro o blu-nero usata per i fornimenti della spade. I componenti sono: rame (oltre il 90%), argento ed oro.
shakujo: bastone animato portato da monaci itineranti e dagli yamabushi (monaci guerrieri).

da shibuichi a shinae

shibuichi: lega usata per lavori ornamentali formata da rame, argento ed oro (tracce).
shigeuchi: motivo del sageo.
Shihozume: tecnica di struttura della spada giapponese in cui il forgiatore utilizza quattro tipi di acciaio. Sistema complesso e sofisticato.
shikkake hada: tipo di damasco in cui il mokume hada appare lungo lo shinogi ed il masame vicino allo hamon. Scuola Yamato, sottoscuola Shikkake, caposcuola Norihiro.
shimaba: tipo di tobiyaki tangenti la linea dello hamon.
shimaru: termine che indica una lama pulita e tagliente. L’opposto di uromu.
shimi: (punti, spots), hajimi sull’acciaio del tagliente. Non è consigliabile l’acquisto di una lama con tale difetto. Lo stesso vale per gli hajimi, o shirajimi (bianchi),aburajimi (oleosi all’apparenza), niyejimi, etc. Questi difetti non possono essere
eliminati dal politore. I tobijimi sulle lame antiche sono tollerati.
shin-gane: il cuore della lama.
shinae: tipo di difetto; crepe o grinze che attraversano il ji o lo shinogiji.

da shin-gunto a Shinshinto

shin-gunto: spade degli ufficiali della seconda guerrra mondiale. In genere hanno il fodero in metallo verniciato di marrone o verde mentre l’interno che fascia la lama è di legno. Talvolta il fodero è protetto da una guaina di cuoio.
shinkai: crepa, frattura che appare su una porzione non temprata della lama.
shin-no-kurikara: vedi kurikara.
shinobi ana: un secondo foro sul codolo, situato vicino al nakagojiri, lo si trova spesso sui codoli dei tachi inalterati.
shinogi: lo spigolo della lama che separa l’area dello shinogi-ji dal mune. Si estende dallo yokote al nakagojiri.
shinogiji: la superficie piana fra lo shinogi ed il mune.
shinogi-zukuri: struttura classica della spada giapponese con yokote e sori. É anche detta hon-zukuri.
Shinsakuto: spade attuali, create da forgiatori ancora viventi.
Shinshinto: (nuova-nuova spada ) lame prodotte dal tardo diciottesimo secolo fino all’editto Haitorei del 1876.

da Shinto a Showato

Shinto: (nuova spada) lame prodotte fra il 1596 ed il 1781. Durante il periodo Shinto alcuni forgiatori continuarono a produrre spade secondo le antiche tradizioni ma svilupparono pure nuove tecniche conosciute come Shinto tokuden.
shirake utsuri: utsuri biancastro ed irregolare.
shira.saya: fodero in legno naturale per la conservazione della spada.
shirasaya bukuro: fodera in tessuto per la shirasaya.
shirizaya: spade il cui fodero si allarga gradualmente verso la punta e generalmente è ricoperto di pelle di orso, leopardo o tigre.
shitodome: occhielli in metallo del kashira o del kurikata attraverso i quali passa lo tsukaito.
shobu-hi: incisione (hi) a foglia di iris eseguita sulla lama.
shobu-zukuri: struttura della spada simile allo shinogi-zukuri ma senza lo yokote.
Shodai: la prima generazione di un artista.
shogi: lo sgabello usato dal politore.
Showato: lame prodotte fra il 1926 e la fine della seconda guerra mondiale.

da shumei a sugu yakitsume

shumei: iscrizione in lacca rossa sul codolo eseguita da un esperto.
soe-bi: secondo sottile sguscio parallelo al bo-hi.
sohyo: stemma sulla lancia. Trattasi di una bandierina posta sull’asta che identifica il mon del clan di appartenenza.
so-kan: il fodero della lancia.
so no kurikara: vedi kurikara.
sori: la curvatura della lama.
soritsuno. obigane. oikane. origane. saguri. sorikin: Un piccolo gancio in corno. Posto sotto il kurikata. Incastrandosi nella cintura blocca il fodero quando la spada è estratta.
sotoba-gata: tipo di codolo di larghezza quasi uniforme dallo ha-machi al nakago jiri che termina ad angolo acuto.
sudare-ba: tipo di hamon basato sul sugu-ha o leggero notare che ricorda le strie di una scopa.
sugata: disegno della lama nel suo complesso. La sua struttura è un buon indizio per identificare il periodo di produzione.
suguha: hamon diritto.
sugu utsuri: vedi bo utsuri.
sugu.yakitsume: yakitsume diritto sul boshi.

da sugu yari a suridashi

sugu.yari: vedi suyari.
suji-gane: strisce di metallo sulla punta del fodero a rinforzo del medesimo.
sujikai yasuri: tipo di yasuri a motivi diagonali posizionati a 45°.
suken: vedi ken.
sumikomori: inclusioni di carbonio sul ji-hada; appaiono come metallo grezzo, una depressione con punti scuri. I più lievi si possono eliminare con la politura ma molto spesso è impossibile.
sumigane: macchie piccole e scure sul ji diverse dalle aree circostanti dello hada sia per il colore che per la grana.
sun: unità di misura corrispondente a 30.296 mm.
sunagashi: (onde di sabbia ) particelle di nie che appaiono entro lo hamon, vicino lo habuchi e parallele al tagliente. Assomigliano alle tracce lasciate sulla rena da una scopa.
sunnobi tanto: tanto di lunghezza superiore a quella considerata standard. (vedi anche josun).
sun-zumari: lama leggermente più corta della media.
suriage nakago: codolo accorciato.
suridashi: il punto sul codolo dove iniziano gli yasuri.

T QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da tabagatana a takenoko-zori

tabagatana: (fasci di spade ) spade di produzione di massa vendute a fasci.
tachi: spade diritta di antica manifattura, antesignana della spade giapponese classica, di lunghezza superiore ai 60 cm.
tachi.: spade curva di oltre 60 cm. Portata sul fianco con il tagliente verso il basso. Inizia a comparire durante il periodo Koto (prima del 1596 ).
tachi-mei: firma incisa sul lato esterno del codolo quando la spada viene portata nello stile tachi.(vedi anche katana-mei).
taima-hada: itame-hada che tende a divenire masame hada verso il kissaki. ( vedi Scuola Yamato gruppo Taima).
takanoha yasuri: (solchi di lima a penna di falco ) tipo di yasuri a solchi diagonali a V su ogni lato. Tipico della Scuola Yamato e derivate.
taka-zogan: tipo di decorazione con intarsi/incrostazioni in altorilievo.
takenoko-zori: “germoglio di bamboo ” termine usato per descrivere un tanto in uchi-zori il cui fukura non presenta alcuna curvatura.

da tama a te-hoko

tama: piccola area rotonda e temprata separata dello hamon, occasionalmente visibile entro il ji.
tamahagane: acciaio di origine e produzione giapponese. ( vedi anche nanbantetsu).
tameshi-giri: prova di taglio della lama effettuata sui corpi di criminali giustiziati, l’esito è spesso riportato sul codolo della spada.
tameshi.mei.: iscrizione relativa al tameshigiri. Incisa sul codolo oppure iscritta con intarsi in oro.
tanagobara-gata: nakago con la parte alta (zona ha-machi) di larghezza standard che poi si assottiglia notevolmente verso il puntale.
tani: (valle) il punto più basso del midare.
taoreta boshi: boshi in cui il kaeri è più ampio dello ha.
tanto: lama di pugnale inferiore ai 30 cm. con una lunghezza standard di circa 26 cm.
tateware: fessura longitudinale sul ji.
tatsuta: bizzarro tipo di hamon che ricorda le foglie di acero galleggianti sul fiume Tatsuta.
te-hoko: lancia con lama ad L da impugnare con una sola mano.

da tekogane a togioke

tekogane: jigane tipico delle lame di Kotetsu.
temoto: vedi habakimoto.
ten’i: primo premio del kantei-kai.
Tenka Go Ken: Le cinque più famose spade del Giappone. I forgiatori sono: Juzumaru Tsunetsugu, Mikazuki Munechika, Dojigiri Yasutsuna, Odenta Mitsuyo e Onimaru Kunitsuna.
tetsu: ferro/acciaio
tobijimi: punti sparsi di nie/nioi.
tobiyaki: punti di tempra entro il ji separati dallo hamon.
todai: travetto di legno dove il politore appoggia la pietra.
todai-makura: cubo di legno su cui il todai viene appoggiato.
togari-ba: picco di midareba.
togari gunome: gunome hamon dove il motivo a picchi è assottigliato e regolare.
togi: affilatura della lama.
togibune: pedana in legno di cipresso con una leggera inclinazione ed un foro per il drenaggio dell’acqua. E’ il posto di lavoro del politore.
togi-ishi: il politore.
togioke: recipiente ovale, costruito il legno di cipresso giapponese Contiene l’acqua per le pietre di politura. Le doghe sono fissate da lamine di rame.

da Tokaido a tori yoku

Tokaido: una delle Goki Shichido, mappe del periodo Edo, che comprende le seguenti province: Iga, Ise, Shima, Owari, Mikawa, Totomi, Suruga, Izu, Kai, Sagami, Musashi, Awa, Kazusa, Shimousa e Hitachi.
token-kai: gruppo di studio delle spade giapponesi.
Tokubetsu Juyo Token: spada di speciale importanza. Valutazione stabilita dall’associazione N.B.T.H.K.
Tokubetsu Kicho Token: spade di particolare valore. Certificato di attribuzione della N.B.T.H.K. (foglio verde).
tome: puntale dello hi.
toran-midare: tipo di hamon il cui disegno assomiglia ad ampie onde.
tori nokuchi: “becco” fessurazione sulla punta fine del boshi.
torii-zori: tipo di curvatura della lama in cui il punto di massima convessità è al centro; conosciuta anche come Kyo-zori.
tori yoku: una risposta data al nyusatsu kantei in cui è giusta la identificazione del gruppo (kaido) ma non la famiglia, provincia o scuola.

da Tosando a tsukagawa

Tosando: una delle Goki Shichido. Mappa del periodo Edo Comprende le province: Omi. Mino, Hida, Shinano, Kozuke. Shimotsuke, Iwaki, Iwashiro. Rikuzen, Rikuchu, Mutsu, Uzen e Ugo.
toshin: la lama nel suo complesso.
Tosho: maestro forgiatore.
tosu: lama corta, simile al ko-gatana.
tsuba: guardia della spada, costruita in vari metalli, forme e stili decorativi.
tsuchi: martelletto, generalmente di ottone, che serve per togliere il pioletto di bamboo e smontare la spada.
tsuchidori: vedi tsuchioki.
tsuchime: segni di martello; superficie irregolare del codolo ottenuta tramite martellamento.
tsuchioki: strato di argilla applicato sulla lama prima della tempra. Il motivo scelto dal forgiatore determina il tipo di hamon.
tsugu nakago: nakago innestato; sostituzione del codolo originale con un altro (ingenerale firmato).
tsuka: impugnatura.
tsuka ito: fettuccia che lega l’impugnatura (seta, cotone o pelle ).
tsukagawa: fettuccia di pelle per lo tsukaito.

da tsukijinae a tsurugi

tsukijinae: difetto che può apparire sull’acciaio ed il jigane, trattasi di una piccola fenditura irregolare od a forma di V che se non profonda può essere rimossa con la politura.
tsuki-no-wa: difetto a forma di bolla sull’acciaio; piccola crepa a mezzaluna nel boshi.
tsukurikomi: tipi di struttura della spada.
tsumagi: appoggia piede del politore.
tsume: vedi ken.
tsunagi: lama di legno usata per tenere unita la montatura della spade in assenza della lama originale ( in genere conservata nella shirasaya ).
tsunogaeshi: vedi soritsuno.
tsunoko: polvere di corna di cervo usata per eliminare tracce di olio sulla lama prima della brunitura con il migaki.
tsure-bi: un secondo sottile sguscio (hi) che accompagna il bo-hi fino alla punta del medesimo.
tsurugi: lama diritta a doppio filo usata per colpire principalmente di punta.

U
da uagane a uchinoke

uagane: lo stesso di kawagane.
ubu nakago: nakago originale. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
uchigatana: lame, principalmente prodotte durante il periodo Muromachi. Si presentano con una profonda curvatura verso la punta e sono maneggiate con una sola mano.
uchigomori: uchigomori-hato e uchigomori-jito sono pietre naturali a grana finissima. Sono usate dal politore per lo yakiba ed il jigane per evidenziare il jihada. Il loro potere abrasivo va dai 3.000 ai 6.000 grit.
uchiko: finissima polvere di uchigomori usata per eliminare l’olio dalla superficie della lama. Un tampone pieno di uchiko è unito ad un bastoncino ed usato come martelletto per spargere la polvere sulla lama.
uchinoke: attività di tempra simile ad un corto nijuba che assomiglia ad una falce di luna. Appare nel ji a filo con lo habuchi. (Scuola Yamato).

da uchi-zori a umegane

uchi-zori: (curva verso il basso) lama con la zona terminale della punta che piega in direzione opposta al normale sori. Presente in particolare nei tanto del periodo Kamakura.
Uji: clan.
umabari: coltellino a doppio filo (o ago per cavalli) a sezione triangolare o quadrangolare piana. Usato soltanto nella provincia di Higo al posto del kogai. .
uma-no-ha midare: hamon a motivo irregolare che ricorda i denti del cavallo.
umegane: cavità prodotta da un fukure che è stata riparata con l’impiego di un tassello dell’acciaio di un’altra lama.

da u-no-kubi-zukuri a uzumaki-hada

u-no-kubi-zukuri: Collo di cormorano. Una struttura di lama simile al kanmuri-otoshi-zukuri. Dal quale differisce nello shinogiji. Questo si restringe solo nella parte centrale mentre l’area verso il nakago e il kissaki è di normali proporzioni. Spesso è presente lo yokote.
ura-mei: iscrizione sul codolo che riporta data, nome del committente la spada ed altre informazioni.
urumi: indistinto, confuso.
urumu: stato della lama in cui il tagliente non è affilato o la superficie della spada non è polita. L’opposto di shimaru.
urushi: lacca naturale.
utsuri: velato riflesso visibile sul ji e lo shinogiji, dovuto, in generale, ad una diversa e meno dura composizione dell’acciaio rispetto la restante superficie della lama.
uzumaki-hada: tipo di damasco che ricorda un vortice d’acqua.

W

wakimono: spade prodotte da forgiatori che non appartengono a specifiche Scuole, ma che utilizzano gli stili di due o tre tradizioni diverse. Sono dette anche majiwarimono.
wakizashi: lame che superano i 30 cm. ma non arrivano ai 60 cm.
warabite-no-tachi: spada ampia, spessa e relativamente corta in cui lama ed impugnatura sono costituite da un unico pezzo di acciaio. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
wazamono: spade molto taglienti. Yamada Asaemon, noto come esperto collaudatore del taglio delle lame, nel suo libro “Kaiho Kenjaku”, pubblicato nel periodo Edo (1815) stabilisce quattro livelli affilatura. Vedi anche Saijo. Owazamono. Owazamono. Ryowazamono.

Y
da yahazu midare a yari

yahazu midare: tipo di midare hamon che ricorda la coda di un piccione o di un pesce.
yakemi: lame che hanno perso lo hamon originale.
yakiba: l’area temprata della lama.
yakidashi: il punto esatto in cui inizia lo hamon sotto lo hamachi.
yakigashira: la parte superiore di un hamon irregolare vicino al mune.
yakiire: il processo di riscaldamento e raffreddamento rapido della lama per creare il tagliente. ( tempra ).
yakikuzure: hamon malformato in tutto od in parte.
yakiotoshi: tipo di hamon che si arresta prima di raggiungere lo hamachi.
yakitsume: tipo di boshi senza kaeri; la linea di tempra tocca direttamente il mune senza linea di ritorno.
yakumo-hada: tipo di damasco che assomiglia ad un cumulo di nuvole; ha grana grossa e evidenti chikei. (Mito Nariaki – Rekko).
yanone: punta di freccia.
yari: lancia; il codolo è in genere inserito nell’asta.

da yarisume a yubashiri

yarisume: solchi di lima, a diversi disegni, sul codolo.
yo: tipo di ashi, separati dalla linea principale dello hamon assomigliano a lineette.
yokote: linea ad angolo retto che divide il kissaki dal resto della lama.
yoko yasuri: vedi kiri yasuri.
yoroidoshi: corto ma potente pugnale, usato per colpire il nemico od attraversarne la corazza, usato nei corpo a corpo.
Yoshino: hamon pittoresco che intende rappresentare fiori di ciliegio galleggianti sul fiume Yoshino.
yoshino-gami: sottile carta giapponese su cui vengono poste alcune gocce d’olio e quindi usata per lubrificare la lama e prevenire le ossidazioni.
yowai: debole; es. yowai hamon. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
yubashiri: punti concentrati di nie lungo il ji.

Z 

zaimei: lame con la firma originale incisa sul codolo.
zanguri hada: ji-hada con ji-nie, in cui la grana è particolarmente evidente. (Scuola Horikawa )
Zoku: termine riferito ad una estesa famiglia di forgiatori.
zokumei: soprannome o nome d’arte. 
zuryo-mei: titolo assegnato ad un forgiatore dalla corte imperiale: es. Kami, Suke o Daijo.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.


Curriculum vitae e lavorativo del Indipendent Togishi Marco Quadri.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

Studente del Maestro Kenji Mishina di Scuola Honami dal 1990. Suo allievo personale a Tokyo nel 1993. Ho perfezionato nel corso di numerosi viaggi e stages in Giappone la mia attività di restauratore di spade giapponesi. Nel 1994 la tecnica di costruzione di foderi in legno/laccatura dal Maestro Kazuyuki Takayama. Nel 2007 la tecnica di tsukamaki (legatura della treccia di seta sull’impugnatura e posa della pelle di razza) dal Maestro Yasuo Touyama a Seki. Sempre nel 2007 ho ottenuto lo status di Indipendent Togishi, politore professionista giapponese.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

Ho lavorato negli anni ’90 per il Castello Sforzesco. Dove ho effettuato interventi atti ad arrestare l’ossidazione, le corrosioni da acido e rettificare le geometrie delle lame. Ho operaro sulle segg. Opere: Inv. N. 580 –tachi- N. 605-wakizashi-N. 1085 –katana-N. 882- naginata-N. 873-Yari-N. 1088- wakizashi- N. 1074- tachi- N. 601- aikuchi- N. 603- wakizashi- N. 616- wakizashi-N. 623- aikuchi- N.609 alabarda-N. 888- naginata- N.883-lancia- N. 886.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

Ho restaurato alcuni dei pezzi più rappresentativi delle lame della Collezione Museo Stibbert di Firenze fra il 1999 ed il 2006.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
Nel 2012 ho restaurato tre lame della collezione Museo Stibbert. Poi esposte alla mostra tenuta a Firenze “Giappone Terra di Incanti “ dal 3 aprile al 1° luglio 2012.

Sukesada- Bizen no Kuni no ju Osafune saku – katana

Ietsugu (ni mei) Kashu with in gold inlay Kaminari sul lato ura   – katana

Suishinshi F.W. Masatsugu con horimono: Fudo Myoo, 2 shin-no ryu sul lato ura e 22 Bonji

Kiyomitsu, Bizen no Kuni no ju Osafune – katana

Ikkanshi Awataguchi Tadatsuna, Genroku ninen hachigatsu nichi – naginata-Nakakawachi Kunisuke – katana

Mutsu no Kami Tachibana Terumasa – katana

Nel 2009 ho polito una lama giapponese del Museo Missionario Etnologico dei Monumenti Musei e Gallerie Pontificie, Città del Vaticano.

Opero per collezionisti italiani ed esteri. offrendo loro un servizio completo di restauro. Comprensivo di politura lame, shirasaya (fodero conservativo), fodero completo di laccatura ed accessori in corno, impugnatura finita.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

Corsi e dimostrazioni tenuti sull’argomento:

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

  • Analisi restauro e conservazione della spada giapponese corso internazionale di specializzazione Firenze 18-23 luglio 2005.
  • L’Ombra del Guerriero conferenza e dimostrazione di politura, Rivoli 18 novembre 2006.
  • Degree & Profession conferenza internazionale della spada giapponese, Firenze, 15 novembre 2008.
  • Il restauro della spada conferenza al Teatro dell’Accademia di Brera, Milano, 16 aprile 2009:
  • L’estetica della Katana e lo spirito del Kris serie di conferenze dal 3 ottobre al 28 novembre 2013.
  • Conferenza e dimostrazione di forbitura di una spada giapponese al M.A.O. Di Torino il 28 gennaio 2018
  • Conferenza al Museo Arte e Scienza, Milano “ IL TOGISHI, La pietra e la Spada “ il 18 maggio 2018

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

Scritti e pubblicazioni:

  • Glossary of Japanese Sword Terms.
  • La Scuola Uda.
  • La Scuola Unrui.
  • Ukku, il primo damasco della storia.
  • Kaneuji, O-Sa, Chogi – comparazioni metallurgiche del XIV secolo.
  • Le Armi dei Samurai, evoluzione e battaglie Milano Ed. Jouvence.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

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La conservazione dei libri antichi e rari.

I consigli per la corretta conservazione dei tuoi libri antichi e rari.

Il testo descrive gli errori più comuni inerenti la salvaguardia dei libri antichi, fornendo degli utili consigli per la loro corretta conservazione.

 

Si compone di un elenco dei principali accorgimenti da adottare. Oltre a una esposizione degli errori più comuni involontariamente commessi da un bibliofilo nella conservazione dei suoi libri rari e antichi. La conservazione dei libri antichi e rari.

Per i libri antichi e la loro corretta conservazione bisogna analizzare i materiali con cui sono costituiti. Questi sono tutti di origine animale e vegetale. Dunque per loro natura deperibili col trascorrere degli anni.

I libri antichi devono essere riposti in un locale ben aerato e non umido.

Disposti su uno scaffale in verticale e con un buon agio fra loro.

La temperatura più adatta per una corretta conservazione è di 15° C.

I libri antichi devono essere arieggiati con frequenza. La conservazione dei libri antichi e rari.

Questa operazione è bene programmarla almeno una volta ogni due mesi. In contemporanea si eliminerà la polvere.

Per estrarre un libro si preferisca prenderlo al centro del dorso e non alla testa.

Per operare la pulizia si usano pennelli con setole morbide.

Quando necessita può essere d’aiuto una gomma per cancellare scelta fra quelle non dure. Il suo uso serve a rimuovere meccanicamente lo sporco più ostile.

La gomma pane non è utilizzabile. La conservazione dei libri antichi e rari.

I libri antichi non si devono conservare in ambienti troppo secchi. Nemmeno in mobili chiusi e fra loro troppo compressi.

Necessita evitare che i volumi siano esposti alla luce solare o a fonti di calore. 

 

Sfogliare frequentemente i libri permetterà di conoscere con certezza la reale situazione in cui i volumi si trovano. Accorgimento che di certo non costerà troppa fatica al collezionista.

 

Il piacere di avere in collezione un libro completo della sua rilegatura originale è il desiderio di ogni appassionato collezionista di libri rari e antichi. La conservazione dei libri antichi e rari. 

Il degrado delle rilegature costituite in pelle trova la sua principale ragione nella scarsa umidità e nell’eccesivo riscaldamento del luogo ove il libro è riposto.

Le antiche tecniche di concia presentano dei problemi di conservazione, insiti nei materiali usati durante il sistema di produzione.

Una conservazione in ambienti eccessivamente secchi e troppo caldi favorisce la perdita delle sostanze naturali contenute nella pelle. Causandone il venir meno della elasticità e favorendone la fragilità.

Il persistere di queste avverse condizioni di conservazione può giungere, nei casi più complicati, alla polverizzazione della pelle. La conservazione dei libri antichi e rari. 

É bene collocate i libri antichi lontano da fonti di calore e periodicamente pulite e nutrite la pelle della rilegatura.

Da tenere presente che la giusta ingrassatura delle pelle della rilegatura non deve semplicemente garantirne la lucentezza ma, la deve nutrire.

Non si deve effettuare con prodotti ad elevato grado di acidità. Questi provocherebbero altri inconvenienti non di facile risoluzione.

La pergamena è un altro materiale frequentemente presente nelle rilegature. La conservazione dei libri antichi e rari. 

Quando si presenta sporca si può pulire con un panno intonso, appena umido di acqua distillata o demineralizzata.

Non è da usare nessun prodotto sgrassante perché questo priverebbe il materiale delle sostanze naturali presenti. Compromettendone la corretta conservazione.

Mario Morgana, nel suo manuale intitolato il Restauro dei libri antichi. Edito da Hoepli, nel 1932 scrive:.

Quando il cuoio sia semplicemente sporco. Per polvere che si è attaccata alla sua superficie o perché sfiorito dall’azione del tempo. Si riesce a rinfrescarne l’aspetto strofinandovi su la polpa di un pomodoro maturo.

Una volta asciutto. Stropicciandolo con pannolino bianco. Ripetendo l’operazione sino a quando non sia scomparsa ogni traccia di sudiciume. La conservazione dei libri antichi e rari.

Quindi si spalma sul cuoio, col palmo della mano, della colla d’amido, in strato sottilissimo.

Quando secca, si procedere ad una verniciatura. Data con batuffolo simile a quello che si usa per la verniciatura a spirito dei legni.

Forse questo consiglio è meglio non attuarlo!.

 

 

La conservazione dei libri antichi e rari

La muffa che si manifesta sulla carta è un ulteriore cruccio che affligge il collezionista di libri.

Si compine di organismi pluricellulari appartenenti al regno dei funghi, degli esseri viventi che traggono sostegno dal collante contenuto nella carta.

La sua azione genera un processo di degrado che mina l’originaria rigidità e la stabilità della carta. La conservazione dei libri antichi e rari.

Si presenta in tre tipologie. Definite in base al colore. Qui elencate in base alla gravita: bianca, bruna o rossa. 

Tutte sono causate da un errata conservazione del libro, riposto in luoghi troppo umidi o sottoposto a continui sbalzi termici.

 

É di certo un grave errore collocare un libro contro una parte fredda in un ambiente eccessivamente caldo.

Questa collocazione produrrà della condensa. Causa, in breve tempo, di una infestazione da muffa sulla carta. La conservazione dei libri antichi e rari.

Le macchie alle pagine sono una delle urgenti questioni da risolvere.

Percepite con gli occhi arrivano fino al cuore, straziandolo e irritando non poco ogni bibliofilo. 

Per la loro risoluzione necessitano di un intervento di un operatore qualificato.

Assolutamente da escludere interventi fai da te, compiuto a base di succo di limone o simili inadeguati prodotti. 

Le macchie possono essere causate dalla accidentale caduta dell’inchiostro, dall’umidità o dalla sporcizia. La conservazione dei libri antichi e rari.

Le prime sono gravi a causa dell’acidità dell’elemento che le ha provocate. Destinate, col passare del tempo, a essere la causa della polverizzazione della carta.

Le seconde sono meno pericolose. Causate dal contatto con l’acqua. Si identificano per gli aloni di colore giallo bruno.

Le terze dovute all’incuria nella conservazione.

Molti possono essere gli abitanti abusivi di un libro. La conservazione dei libri antichi e rari.

Questi indesiderati inquilini possono essere:.

  • I pesciolini d’argento, i lepismatidi.
  • Gli scarafaggi, blattidi.
  • I pidocchi dei libri, liposcelidi.
  • I tarli, anobidi e dermestidi.
  • Le tignole.
  • Le termiti. La conservazione dei libri antichi e rari.

In presenza di questi malaugurati casi, immediatamente, isolare il volume contaminato e ispezionare i volumi circostanti.

Riporre il volume infetto in una busta di plastica da chiudere con cura.

Nella busta assieme al libro si può introdurre della canfora naturale.

Non usare prodotti antitarlo destinati alle infezioni del mobile o più in generale al legno. Questi sono del tutto inadatti ai libri. La conservazione dei libri antichi e rari.

Con l’ausilio di un professionista e a un prezzo contenuto tutte queste indesiderate presenze sono facilmente eliminabili.

Il processo di disinfestazione avviene distribuendo sul volume un liquido formato dalla miscela composta da un insetticida e da un solvente. La conservazione dei libri antichi e rari.

Per evitare il formarsi di macchie sulla carta questo liquido è caratterizzato da un rapido tempo di evaporazione.

Questa operazione deve nell’immediato eliminare l’elemento infestante ma, soprattutto interrompere il ciclo di riproduzione.

L’inizio del ciclo di riproduzione avviene in primavera, è questo il periodo dell’anno più critico durante il quale è bene non abbassare la guardia.

É utile anche predisporre un periodo di quarantena per i libri acquistati e provenienti da ambienti non salubri o sconosciuti. La conservazione dei libri antichi e rari.

 

Altre insidie possono derivare dai roditori.

I più temibili sono i topi, gli scoiattoli e i ghiri. Questi animaletti possono provocare danni certamente non trascurabili alla carta e alla rilegatura.

Uno strappo nella carta o una pagina staccata richiedono un facile intervento di restauro ma, non privo di possibili gravi errori. La conservazione dei libri antichi e rari.

Per la risoluzione assolutamente non ci deve avvalere di collanti sintetici. questi perché una colla deve essere sempre reversibile.

Per l’impiego sulla carta, la colla adeguata deve essere ricavata dalla farina o dall’amido, disciolto in acqua e cotto a bagnomaria per 15 minuti.

Questo collante è reversibile con il semplice processo della umidificazione.

Si devono evitare anche i nastri adesivi plastici. La conservazione dei libri antichi e rari.

Questi perché la colla presente su questi supporti penetra nelle fibre della carta e la sua successiva asportazione non è sempre possibile.

 

La conservazione dei libri antichi e rari

I libri moderni impressi su carta chimica o patinata se mal conservati presentano il problema delle pagine fra loro incollate.

Tentare il distacco è sempre operazione che può minare l’integrità della leggibilità del testo. La conservazione dei libri antichi e rari.

Due sono gli accorgimenti per far scomparire questo inconveniente.

Evitare di conservare questi libri orizzontalmente e sovrapposti.

Pulire ogni pagina con un panno di lana passato con paraffina purissima.

 

Se sei giunto a leggere fino a qui, devo metterti in guardia!

Per farlo mi avvalgo di una parola proveniente dalla lingua di una nazione che è sempre nel mio cuore, il Giappone.

Il termine è Tsundoku, Ovvero l’atto di lasciare un libro non letto dopo averlo comprato. Accumulandolo insieme ad altri libri non letti. La conservazione dei libri antichi e rari.

Con l’applicazione ai libri antichi di questi pochi consigli si ottiene la loro corretta conservazione.

 

 

 

Appunti di un bibliofilo.

 

 

Il collezionismo dei libri proibiti.

 

 

Pergamena e la miniatura.

 

 

Aldo Manuzio e le aldine in pillole.

 

 

La nascita della stampa in Italia.

Pubblicato il

Pier Ighina ATOMO MAGNETICO

Pier Luigi Ighina LA SCOPERTA DELL'ATOMO MAGNETICO Imola Cooperativa Tipografico-Editrice Paolo Galeati Gennaio 1954

Pier Luigi Ighina LA SCOPERTA DELL’ATOMO MAGNETICO.

Pier Luigi Ighina LA SCOPERTA DELL’ATOMO MAGNETICO Un libro appassionante.

 

 

LA SCOPERTA DELL’ATOMO MAGNETICO è il titolo del libro più conosciuto e ricercato scritto da Pier Luigi Ighina. L’edizione originale è stampata a Imola, dalla Cooperativa Tipografico Editrice Paolo Galeati, nel Gennaio 1954.

L’edizione del 1954 è ampliata e corretta e ristampata nel 1960.

 

Nella riga successiva il link per leggere il testo completo di questa seconda pubblicazione.

Pier Luigi Ighina LA SCOPERTA DELL’ATOMO MAGNETICO Seconda edizione ampliata e corretta.

Un ringraziamento alla signora Teresita e al signor Giulio, figli di Pier Luigi Ighina, per aver permesso la pubblicazione integrale del testo.

Sarà pseudoscienza ?

 

Di seguito il testo completo e tutte le immagini contenute nel libro nell’edizione originale edita nel 1954.

Come ho identificato l’atomo e come ho conosciuto quello magnetico, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Scrivo queste righe perché invitato da parecchie persone a fornire qualche ragguaglio sui miei studi. Cercherò di dare alcune spiegazioni su esperimenti che si possono facilmente eseguire in un laboratorio attrezzato. Prima di tutto farò vedere quale è la via che hanno preso gli scienziati sullo studio atomico e quale quella che io ho seguita.

Via percorsa dagli scienziati, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Cosa probabilmente hanno fatto gli scienziati?

Hanno preso, io penso, un gruppo atomico. Messolo sotto un potente microscopio atomico e analizzatolo hanno constatato che

l’atomo è eccitato dall’atomo luce e che questo provoca l’annullamento dell’atomo in esplorazione.

Per il fatto che l’atomo in osservazione, eccitato dall’atomo luce, scompare in una massa luminosa. Non potendo però in questo modo ottenere la conoscenza esatta dell’atomo.

Gli studiosi hanno cominciato ad eccitarlo con potenti campi magnetici e con tensioni fortissime di elettricità.

Conseguendo così l’alterazione dell’atomo stesso. Da queste alterazioni hanno ricavato sottoprodotti dell’atomo alterato. Hanno anche  constatato le leggi dell’atomo alterato.

Infatti, a mio parere, elettroni, protoni, sotto protoni, neutroni, positroni, ecc. sono prodotti da un atomo alterato.

Quindi le loro leggi sono alterate rispetto all’atomo normale. Questa, credo è la strada che hanno percorso e stanno percorrendo gli scienziati.

Via da me percorsa, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Sulla via da me seguita il giudizio potrà essere dato dal lettore che, in questo caso, è il miglior giudice.  È mia abitudine confrontare sempre quello che può avvenire nella vita pratica coi metodi che si adottano quando si prospettano impossibilità di soluzione.

Prendiamo il caso dell’atomo, Come fermarlo nel suo movimento?

Immaginano che un atomo sia un uomo. Poiché sappiamo che l’atomo si muove sempre. Supponiamo di prendere un uomo che continuamente e così rapidamente si muova da impedirci di conoscere il suo viso.

In questo modo che si dovrebbe fare?

Si prenderebbe forse questo uomo e si aumenterebbe il suo movimento per conoscerne il suo viso?

No certamente. E allora perché gli studiosi hanno aumentato il movimento dell’atomo? In questo modo non potevano venire a conoscenza dell’atomo e neppure conoscere le esatte leggi fisiche fondamentali che lo governano.

Ritorniamo all’uomo che si muove sempre.

(che abbiamo supposto rappresenti l’atomo) e vediamo cosa si potrebbe fare per arrestarlo. Ci si avvicinerebbe a questo uomo e si cercherebbe di fermarlo. Tenderebbe un primo uomo a fermarlo, Non riuscendo, proverebbe un secondo, un terzo, un quarto ecc. Sin ad immobilizzare completamente l’uomo che si muove.

Vediamo ora cosa avviene per la persona in contatto coll’uomo che si muove sempre.

La persona che cercherà di fermarlo assorbirà una parte del suo movimento e così succederà alla seconda, alla terza, alla quarta persona. Sino al completo assorbimento del movimento dell’uomo che si muove sempre. Il quale, in tal modo, rimarrà fermo perché tutte quelle persone ne ‘avranno assorbito il movimento.

È giusto quanto ho detto? Avviene così in pratica?

Senza dubbio. Ebbene, io ho adottato lo stesso metodo per fermare l’atomo.

Osservazioni sulle proprietà degli atomi, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Prendiamo un gruppo di atomi, mettiamolo sotto un microscopio atomico e osserviamolo. Dopo un certo periodo di tempo gli atomi in osservazione scompaiono dai nostri occhi.

Giacché, eccitati dagli atomi luce, i primi si muovono come gli atomi luce. Quindi noi vediamo solo della luce.

Ciò perché gli atomi luce attirano gli atomi in osservazione. I quali, eccitati, scompaiono. Da questa semplice osservazione sì possono trarre quattro leggi fondamentali, e cioè:

  1. Cessione di movimento, Gli atomi luce, con l’eccitare gli atomi in osservazione, cedono, parte del loro movimento

  2.  Assorbimento, Gli atomi in osservazione assorbono dagli atomi luce parte del movimento di quest’ultimi per aumentare il proprio

  3. Attrazione, Per poter eccitare un atomo occorre che questo venga in contatto con un altro atomo di maggior movimento. L’atomo che ha maggior movimento attirerà l’atomo di minor movimento

  4. Luminosità, Quanto più l’atomo si muove. Tanto più questo diventa luminoso e viceversa

Constatate queste importanti proprietà dell’atomo, si potrebbe fare questo ragionamento. Se l’atomo luce avesse, ad esempio, 600 di movimento e l’atomo, in osservazione 400.

Quando l’atomo in osservazione scomparirà dai nostri occhi i due atomi avranno preso un movimento medio, Cioè un movimento di 600 + 400 — 1000 : 2. Quindi un movimento di 500.

Calcolo contradetto da una nuova osservazione. Esaminiamo bene gli atomi delle varie materie: constateremo che i singoli atomi non hanno lo steso movimento. Perché ogni atomo ha un assorbimento suo proprio.

Non potremo quindi ottenere un movimento medio.

Bensì un movimento differente da ambo le parti. In che modo ciò avviene? Ammettiamo che l’atomo luce abbia un movimento di 600 e l’atomo in osservazione un assorbimento, ad esempio, di 350. Non potrà mai quest’ultimo avere un movimento medio di 475 perché il suo assorbimento è solo di 350.

Da quanto sopra, si può constatare che gli atomi hanno un assorbimento differente l’uno dall’altro a seconda della categoria della materia cui appartengono.

 

Conosciuti questi diversi assorbimenti. Ho cercato di formare una scala di atomi di varie materie. Dove gli assorbimenti, rispetto all’atomo luce, variano da un massimo di 95 % ad un minimo di 1 %.

Spiegazione della scala atomica, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Diamo, ad esempio, come base di unità 100 movimenti all’atomo luce. Cerchiamo fra tutte le materie quella che ha un assorbimento del 95% rispetto a tale atomo e assegniamo a detta materia la categoria A.

Lo stesso facciamo per la materia con assorbimento dell’85 % e continuiamo questo procedimento sino ad attivare alla materia meno assorbente.

Mettiamo tutte queste materie una accanto all’altra. Formeremo così una scala che avrà un assorbimento da un massimo di 95 4% ad un minimo di 1%. Per formare questa scala, date de varie numerosissime materie esistenti in natura, mi sono occorsi quattro anni.

Lasciamo, per ora, da parte questa scala che ci servirà al momento opportuno e ritorniamo ad osservare gli atomi.

Vediamo che quelli in osservazione sono disturbati, oltre che dagli atomi luce, dagli atomi esterni. Per ovviare a questo inconveniente cerchiamo di eliminare anzitutto gli atomi esterni. Facendo ancora un confronto con la mostra. vita pratica.

Immaginiamo di vedere una partita di calcio e cerchiamo di eliminare i curiosi che stanno al di là del campo. Per ottenere ciò occorre circondare i giocatori con un muraglione e impedirne loro la vista.

 Così ho fatto con gli atomi esterni. Ho formato uno spessore tra gli atomi in osservazione e gli atomi esterni. Adoperando la materia avente atomi meno assorbenti allo scopo di impedire l’eccitamento degli atomi stessi. In contemporanea prelevando la materia dalla scala che avevo costruita.

Ma l’eccitamento degli atomi dello spessore si produceva ugualmente.

Perché contemporaneamente eccitati dagli atomi interni ed esterni. Ho allora formato uno strato interno ed uno esterno di materia composta di atomi con maggior assortimento. Ottenendo così una specie di impermeabilità e di isolamento degli atomi interni da quelli esterni.

Rimosso questo primo inconveniente, ho procurato di rimediare al secondo.

Cioè l’eccitamento degli atomi luce sugli atomi in osservazione. Inconveniente che, come ho detto più sopra, li rende invisibili. Eliminati però gli atomi luce, non potevo più scorgere quelli in osservazione. Cioè quelli interni, perché anche la luce veniva a mancare. Unico mezzo mi parve quello di cercare di fermare gli atomi in osservazione.

Come fare?

La scala che avevo costruita mi venne in soccorso, ed ecco come: Cerchiamo anzitutto di vedere come la scala funziona. Se avviciniamo il massimo della scala ad un atomo in osservazione.

Noteremo che la scala verrà a formare come un piccolo canaletto di scarico.

Perché l’atomo della scala con assorbimento 95% assorbirà il 95% del movimento dell’atomo in osservazione. L’atomo di assorbimento 85 % assorbirà l’85% dell’atomo 95%. Così di seguito fino all’atomo di assorbimento 1% che assorbirà l’1% dell’atomo 2%.

Si verrà in tal modo a formare, come ho detto, una specie di canaletto di scarico

Ora, se il movimento dell’atomo luce è costante, per fermare l’atomo in osservazione si dovrà procedere nella stessa maniera. Quella supposta per poter fermare l’uomo che si muove sempre. Quindi se un canaletto non è sufficiente. Se ne metteranno due, tre, quattro, ecc. Sino ad ottenere l’immobilità dell’atomo in osservazione.

Praticamente ho introdotto il canaletto nello spessore.

Lasciando gli atomi con assorbimento 95 % in contatto con gli atomi in osservazione, e quelli con assorbimento minimo quasi alla fine dello spessore stesso. I canaletti venivano così ad assorbire continuamente i movimenti degli atomi in osservazione, e ciò sino alla loro immobilità.

Nello stesso tempo la visibilità degli atomi in osservazione è migliorata, lasciando intravvedere le forme infinitamente piccole degli atomi stessi.

Occorreva, per poterle conoscere meglio, aumentare |’ingrandimento. Più sopra ho brevemente esposto come sono riuscito a fermare gli atomi in osservazione sotto l’influenza degli atomi luce. Sempreché la fonte di questi ultimi sia uguale e costante.

Ingrandimento lenticolare e prima visione col nuovo microscopio, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Mi si presentava, come ho detto nella introduzione, il maggior problema, di ottenere; cioè, un ingrandimento superiore a quelli fino allora conosciuti. Dopo aver consultato le varie opere pubblicate in materia. Mi recai in Germania e visitai la fabbrica Zeiss per avere maggiori ragguagli sugli ingrandimenti lenticolari, ma senza alcun pratico risultato.

Dopo anni di studi e vari tentativi, mi sì palesò inaspettatamente uno strano fenomeno ottico mentre mi trovavo in un cinema.

Dall’osservazione di quel fenomeno sorse il principio del mio microscopio atomico. {Nella fig. 2 a pag. 17 è rappresentato l’apparecchio completo, i cui dettagli ti riservo di spiegare in una mia prossima pubblicazione). Conseguiti i risultati che desideravo, mi misi a studiare gli atomi in movimento, cioè quelli che erano in osservazione.

Adottato il metodo dei canaletti per fermare il movimento degli atomi in osservazione.

Cominciai a studiarli all’ingrandimento di 100 mila e poi di 200 mila, ma nulla mi si presentò di importante. Raggiunto però l’ingrandimento di 700 milioni, cominciai a notare uno stranissimo movimento nel centro di ogni atomo. Si presentava, cioè, ai miei occhi un movimento prodotto di un battito. Ora montante, ora rientrante, nella nebulosa dell’atomo.

Ogni battito produceva una energia sotto forma di un circolo luminoso attorno all’atomo.

Circolo che sempre più si ingrandiva quanto più si allontanava dal centro dell’atomo e ciò fino all’esaurimento della spinta ricevuta. Ogni circolo si univa al primo e sempre più si impiccioliva verso il centro dell’atomo sino a racchiuderlo come in uno scudo protettore. [vedi fig. 3 a pag. 21).

Non potevo comprendere come mai fosse stato possibile colpire e dividere l’atomo in quel modo protetto.

Dal momento che la maggiore forza dell’atomo è racchiusa nel centro e nessun atomo può distruggere un altro. Questo perché l’energia esterna è inferiore a quella interna.

Ed è perciò che nel 1946 pubblicai sui giornali che l’atomo non oscilla ma vibra.

Che non si può dividerlo. Che sarebbe però possibile dividere la sua energia ma non l’atomo stesso.

Non sono tuttavia ancora finite le mie constatazioni.

Mi accorsi che dopo un certo periodo di tempo l’atomo in osservazione messo in movimento dall’atomo luce. Ricoperto dal suo scudo protettore produceva come una esplosione sotto forma di una intensa massa luminosa. Terminata l’esplosione, si presentavano sotto le lenti del microscopio non più un atomo, bensì due atomi.

E ciò perché.

Raggiunto il massimo del suo movimento, l’atomo esplodeva suddividendosi in due parti. Fenomeno che si verificava su tutti gli atomi in osservazione. Avveniva, cioè, che da un atomo dopo breve tempo se ne produceva un altro. Da questi due ne derivavano quattro, e così di seguito. Avevo in tal modo compreso come avveniva il fenomeno della riproduzione della materia.

Portai allora a 850 milioni l’ingrandimento del microscopio. Ciò allo scopo di poter meglio analizzare il fenomeno.

Cominciai a studiare le parti più interessanti.

Constatai che gli atomi delle varie materie non hanno la stessa pulsazione. Poiché ognuno di essi ha una propria composizione a seconda del suo spessore, della sua grandezza e della sua elasticità.

Osservai pure che le differenti pulsazioni corrispondevano alle diverse materie.  Siffatta constatazione mi interessò in modo particolare.

Varie categorie di atomi, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Questi atomi, che io chiamò riproduttivi non permanenti, si possono trovare in tutte le materie organiche. Mentre nei minerali gli atomi sono fermi e, non hanno alcuna riproduzione. A meno che non siano eccitati da altri atomi di maggior potenza.

Le varie colorazioni e forme della materia sono dovute ad alterazioni delle vibrazioni degli atomi stessi che compongono la materia.

Prendiamo, ad esempio, un fiore e supponiamo che le sue pulsazioni atomiche siano di 1000. Gli atomi esterni della materia del fiore a contatto con altri atomi estranei, come quelli della luce, del calore, dei gas ecc.

Si alterano e producono pulsazioni alterate di 1000,01 di 1000,02 corrispondenti ai colori o alle forme della materia.

In seguito a tale osservazione riuscii a formare una scala completa di dette alterazioni di pulsazioni. Che così classificai: 1000,01 – 1000,02 – 1000,03 – 1000,04 e di seguito sino a 1001. Raggiunta la quale pulsazione la materia si trasforma.

L’atomo magnetico, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Constatati i detti fenomeni. Divisi gli atomi in varie categorie: Atomi riproduttivi. Atomi fermi, atomi non riproduttivi. Atomi semi riproduttivi e permanenti riproduttivi ecc. Mi dedicai alla classificazione delle diverse materie a seconda delle differenti pulsazioni degli atomi. Ero intento a queste prove.

Quando, spostando inavvertitamente una calamità li vicina. Vidi che tutti gli atomi in osservazione e i canaletti di assorbimento si sono messi vertiginosamente in movimento.

Scomparendo poi in una massa luminosa. Dopo aver eseguito varie prove con la calamita per vedere quali effetti producevano i flussi magnetici sugli atomi in osservazione.

Notai che non producevano alcuna eccitazione.

Cercai allora di esplorare gli atomi dell’ossido di magnetite. Portando l’ingrandimento del microscopio ad oltre un miliardo riuscii a vedere gli atomi di questo ossido.

Mi si palesarono molto più piccoli e molto più veloci di tutti gli altri atomi fino allora conosciuti.

Cercai di fermarli coi normali canaletti assorbenti, ma inutilmente, Compreso che avevo in osservazione degli atomi potentissimi, mi misi a studiarli. Questi nuovi atomi si presentavano al microscopio come atomi in movimento riproduttivo permanente ma assai più rapidi degli altri.

Aumentai ancora l’ingrandimento sino a raggiungere un miliardo e duecento milioni.

A questo punto constatai che in tutte le materie. Specialmente nell’aria. Vi sono moltissimi di tali atomi e che non vi erano atomi della materia che non avessero attorno a sé vari di questi atomi.

Decisi di chiamarli atomi magnetici.

Cercai anzitutto di isolare qualche atomo magnetico: vi riuscii dopo molti e prolungati esperimenti, applicando agli atomi magnetici bicanali e tricanali di atomi assorbenti. Ebbi qui un’altra grande sorpresa. Mentre isolando gli atomi comuni da quelli in osservazione. Questi ultimi diminuivano il loro movimento.

Isolando invece quelli magnetici questi lo aumentavano rapidamente.

Sviluppando col loro moltiplicarsi una energia atomica talmente potente. Tanto da influenzare col loro contatto tutti gli atomi delle altre materie. lo, personalmente, ne provai conseguenze che avrebbero potuto essere anche pericolose.

Studiai allora come potermi isolare da tale energia.

Vi riuscii con una sostanza semi grassa composta di varie materie aventi atomi assorbenti. In tal modo fui in grado di studiare l’atomo magnetico nei suoi più piccoli particolari.

Questo atomo, così isolato, è identico a quello riproduttivo, con la sola differenza che il suo movimento è perenne.

Mi interessava anche conoscere l’utilità di questo atomo e il suo funzionamento. Comincia ad avvicinarlo a qualche altro atomo, senza che per altro quest’ultimo ne fosse influenzato, mentre avevo già constatato, come sopra ho detto, il contrario. Continuai allora a metterlo in contatto con atomi di numerose altre materie.

A un certo punto osservai che l’atomo magnetico influenzava realmente l’atomo col quale era venuto a contatto.

Quest’ultimo, raggiunto il massimo del proprio movimento, si distaccava da quello magnetico. Eccone la spiegazione. L’atomo magnetico, isolato dagli altri atomi, produce il massimo del proprio movimento. Finché va ad incontrare un altro atomo della stessa sua sensibilità di movimento.

L’atomo della materia così influenzato si muove e comincia ad assorbire pulsazioni dall’atomo magnetico e arrivato al massimo del suo movimento, abbandona l’atomo magnetico.

Nello steso tempo l’atomo della materia produce una diminuzione del movimento dell’atomo magnetico. Movimento che corrisponde poi a quello di un altro atomo di diversa materia.

Il ciclo così continua fino alla minima pulsazione dell’atomo magnetico.

Giunto a tal punto, esso non potrà influenzare altri atomi. Perché è rimasto solo. Ma, essendo perenne il suo movimento, lo aumenterà di muovo fino a trovare quell’atomo che alla sua volta assorbirà il movimento del primo.

Avevo, così constatato che l’atomo magnetico è il promotore di tutti gli altri atomi.

In altre parole avevo notato che l’atomo magnetico si trova in mezzo agli altri atomi per dar loro il movimento continuo. Pensai che se si fosse riuscito ad isolare gli atomi della materia dagli atomi magnetici, i primi non avrebbero più la possibilità di muoversi.

E questo ottenni: gli atomi della materia isolati da quelli magnetici rimanevano fermi e la materia non si trasformava.

Pensai allora che se l’atomo magnetico poteva influenzare tutti gli atomi esistenti, avrebbe anche potuto produrre tutte le variazioni degli atomi della materia. È anche ciò constatai dopo essere riuscito a regolare il movimento dell’atomo magnetico.

Trasformazione della materia con l’atomo magnetico, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

In seguito a questa ultima scoperta. Compresi che, se fossi riuscito a imprigionare quella energia e a regolarla a mio piacimento. Avrei potuto fare svariati ed interessanti esperimenti.

Decisi di costruire un apparecchio regolatore di vibrazioni atomiche magnetiche.

Dopo aver rinchiuso l’atomo magnetico isolandolo dagli altri per mezzo di spessori di materie aventi atomi assorbenti.

Dopo essere riuscito ad ottenere tutte le varie combinazioni di vibrazioni. Con regolatori multipli a numero e a indice per la sintonia.

Arrivai a regolare l’energia stessa. Cominciai a mettermi in sintonia con diverse materie per constatare se potevo conoscerne l’esatta vibrazione. Conseguita tale prova. Mi accinsi a fare alcuni esperimenti. Un giorno, regolato l’apparecchio e messolo in sintonia con una data materia, lo lasciai nella medesima posizione sino al giorno dopo.

Nel frattempo l’apparecchio aveva variato da solo la sua vibrazione e quella della materia sintonizzata era, alla sua volta, aumentata.

Constatai che la materia sottoposta a questo aumento aveva cambiato parte della sua struttura. Assomigliava moltissimo alla materia con atomi aventi le stesse vibrazioni.

Altre prove mi fecero comprendere che variando la vibrazione di una materia si sarebbe potuto trasformare questa in un’altra materia.

Descriverò alcuni esperimenti eseguiti in quel periodo. Con lo stesso apparecchio.

Un giorno identificai l’esatta vibrazione degli atomi di una pianta di melo.

Mi avvicinai quindi ad una pianta di pesco. Mi sintonizzai anche con questa materia e cominciai ad aumentarne piano piano la vibrazione sino a raggiungere quella precisa del melo. L’aumento duro otto ore. Dopo di che lasciai sempre in sintonia, per 16 giorni, il pesco con la stessa vibrazione del melo.

A poco per volta vidi il pesco trasformarsi e a completarsi in melo.

La fig. 4 a pag. 23 fa vedere la trasformazione. Col medesimo sistema. Una pesca fior di maggio» che per sua natura è di piccola dimensione. Poté essere trasformata in una pesca ala. Assai più grossa. {Vedi fig. 5 a pag. 25).

Presi a fare esperimenti con lo stesso sistema su animali.

Riuscii così, a trasformare la coda di un topo in quella di un gatto. La durata, della trasformazione della coda durò quattro giorni. Dopo di che ritornò allo stato normale di quella del topo. Poi si distaccò e il topo mori. Gli atomi della coda del topo non avevano sopportato a lungo l’alterazione.

Ancora più interessante è lo sviluppo di un osso di coniglio.

Un giorno in una conigliera constatai che un piccolo coniglio di due mesi aveva una zampa infettata. A causa una ferita prodotta da una scheggia di legno. L’infezione arrivò ben presto a corrodere l’osso. Cercai di guarire l’animale, ma inutilmente. Perché il male progrediva sempre più.

Per mera curiosità volli analizzare se le vibrazioni dell’osso malato corrispondevano a quelle degli ossi sani.

L’apparecchio le segnalò debolissime e tali da farmi comprendere che erano interrotte proprio nel punto ammalato.

Le due estremità dell’osso sano vicine a quelle infette avevano le vibrazioni alterate in confronto a quelle dell’osso sano.

Perché con l’interruzione dell’osso malato non era avvenuta la continuità dell’assorbimento delle vibrazioni degli atomi.

Mi sintonizzai a mezzo dell’apparecchio, con le vibrazioni delle estremità sane dell’osso e cominciai ad alterarle sino al loro massimo. Ottenendo in tal modo il fenomeno della riproduzione dell’atomo.

Ben presto, con questa riproduzione, le due estremità dell’osso sano si avvicinarono fra di loro sino ad unirsi. Procurarono la continuità delle vibrazioni che si erano interrotte. La materia ritornò normale. Come pure normali ritornarono le vibrazioni, e così la febbre scomparve.

Tale constatazione mi fece comprendere come si produce il fenomeno della febbre in una persona malata.

Per interruzione delle vibrazioni della materia. Gli atomi aumentano le proprie vibrazioni per il mancato assorbimento degli atomi della materia malata. I quali, appena possono assorbire e riprendere la normale continuità delle vibrazioni, fanno sì che la febbre cessi.

Da quanto ho potuto capire dalle mie osservazioni, una malattia si produce nel seguente modo.

Gli atomi del nostro corpo hanno una continua e costante vibrazione prodotta principalmente calle reazioni chimiche della alimentazione. Se queste vibrazioni vengono a diminuire, si produce in una parte del corpo un punto che è più debole degli altri.

Attorno agli atomi stanno continuamente in agguato piccoli esseri. Come microbi, ecc.

Non sono altro che impurità emesse dagli atomi stessi. I quali, non appena rallentano il loro movimento, rendono possibile a quelle impurità di introdursi tra di essi. Dato il peso e la conformazione di dette impurità. L’atomo perde quasi completamente la propria elasticità di movimento.

Gli atomi del nostro corpo, per il mancato assorbimento di movimento, subiscono una accelerazione maggiore che noi chiamiamo febbre.

Ma tutt’attorno agli atomi bloccati stanno gli atomi magnetici. Questi  immediatamente si sintonizzano con gli atomi interrotti e li eccitano fino al massimo della loro vibrazione.

Raggiunto tal punto, le impurità sono espulse. Gli atomi magnetici abbandonano gli atomi eccitati.

Questi, una volta liberi, cominciato ad assorbire le vibrazioni degli atomi del nostro corpo. Viene così a ripristinarsi la continuità delle vibrazioni e la febbre scompare.

Se invece la febbre non viene a cessare. Significa che gli atomi magnetici non sono riusciti a sintonizzarsi con gli atomi bloccati e ad espellere le impurità.

Bisogna allora ricorrere al fenomeno della riproduzione come sopra accennato e unire l’interruzione delle vibrazioni. In seguito a queste mie osservazioni. Mi permisi di asserire in alcuni giornali del 1946 che l’energia atomica magnetica, adoperata nel modo sopra detto, avrebbe potuto far guarire qualsiasi malattia.

Nessuno credette alle mie parole e molti medici: mi consigliarono un corso di discipline mediche prima di fare affermazioni del genere.

Però diversi anni dopo. Precisamente nell’estate del 1955. Valenti scienziati dichiararono che mediante l’energia atomica sarebbe stato possibile Far guarire il maggior numero delle malattie infettive. Ebbi così la soddisfazione di vedere affermate le mie asserzioni del 1946.

Fusione dei metalli a distanza, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

I metalli sono materie aventi atomi fermi. Cioè atomi che non si muovono se non sono sempre eccitati.

Infatti, sintonizzando gli atomi dei metalli ed aumentandone le vibrazioni, si distaccano fra di loro.

Producendo, come si dice, la fusione del metallo. Nel fare una di queste prove osservai che con l’apparecchio si poteva sintonizzare il metallo in esame anche ad una certa distanza. Questo solo in determinati casi.

Cercai allora di approfondire la cosa e non malto tempo dopo risolsi il problema.

Nell’aria vi sono in grandissima quantità atomi magnetici sempre pronti per fare da promotori degli altri atomi. Per il fenomeno di attrazione degli atomi.

In forza del quale più un atomo è veloce nel suo movimento più attira un altro atomo.

Col mio apparecchio si producono invece vibrazioni di atomi molto più veloci che attirano uno dietro all’altro gli atomi magnetici che incontriamo nell’etere. Formando un canaletto con questi ultimi atomi.

Più aumenta la vibrazione, più il canaletto aumenta di lunghezza tenendosi però sempre nella direzione prestabilita dall’apparecchio.

Ma poiché mi accorsi che il canaletto veniva disturbato dagli altri atomi non magnetici, decisi di eliminare l’inconveniente. Invece di formare un solo canaletto, ne formai cinque nella stessa direzione creando così una specie di tubo, vuoto nel mezzo.

Mentre nel tubo formato dai cinque canaletti mantenevo costante le vibrazioni sino al punto voluto.

Calcolando il tempo occorrente per la formazione del tubo stesso ed il punto delle vibrazioni. Lanciai nel tubo un altro canaletto con vibrazioni variabili sino a raggiungere la sintonizzazione degli atomi della materia che volevo eccitare.

Neutralizzazione della bomba atomica, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Col metodo sopra accennato riuscii, mediante il canaletto centrale, a sintonizzarmi con la bomba atomica Bikini.

Ma un ritorno imprevisto delle vibrazioni degli atomi della bomba produsse una perforazione nel tubo che proteggeva il canaletto.

Quindi una perturbazione dell’apparecchio stesso, che mi costrinse a sospendere l’esperimento di neutralizzazione. Comunque, con l’assorbimento delle vibrazioni verificatosi nel tubo, veniva necessariamente a diminuirsi l’effetto dello scoppio.

Vari esperimenti di fusione di metalli a distanza, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Il primo esperimento a distanza èeseguito nel 1946. Nel tratto fra la piazza maggiore d’Imola e la torre del mio laboratorio in via Aldrovandi. É la fusione di metalli a distanza. Per non arrecate danni a terzi, formai un metallo composto di rame, stagno e molibdeno.

Ed eseguii l’esperimento alla presenza del giornalista Giuliano Zanotti. Redattore di un quotidiano bolognese, e dell’agente di campagna Andrea Folli e dei suoi famigliari.

Il metallo è da me collocato nella stessa torre del mio laboratorio. La fusione è eseguita dalla terrazza della casa del predetto signor Folli, In via Emilia n 51.

L’esperimento riuscì senza alcun inconveniente e la fusione risultò perfetta.

Vedi fig. 7 a pag 31. Altro esperimento venne da me fatto nei sotterranei della cantina del Castellaccio, In via Romeo Galli 4. Alla presenza di alcuni operai, Ottenendo i medesimi risultati.

Esperimenti di televisione con l’atomo magnetico, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Nel 1943. Quando ancora avevo il mio laboratorio nella cantina del Castellaccio. Riuscii per mezzo di un apparecchio trasmittente televisivo da me costruito a trasmettere la configurazioni della camera di quel mio laboratorio. All’abitazione della mia famiglia in città. Tale esperimento risultò perfettamente. Assistettero lo stesso signor Folli, l’operaio agricolo Giannetto Pelliconi e il personale di casa.

Mediante l’atomo magnetico ero riuscito a rendere conduttori di energia elettrica gli atomi della luce.

Questi così eccitati, trasmettevano su di uno schermo metallico vibrazioni di atomi di energia elettrica. Se fra gli atomi della luce in tal modo eccitati e quelli dello schermo metallico veniva ad interporsi una data proiezione.  La parte di ombra di questa impediva agli atomi luce, così eccitati, di far vibrare quelli del metallo.

In tal modo avveniva la trasmissione.

Con questo metodo si eliminava l’inconveniente della suddivisione delle immagini nella televisione e le immagini stesse potevano essere ricevute attraverso l’etere, a qualsiasi distanza.

Esperimenti di prelevamento di energia elettrica dai fili di alta tensione con l’atomo magnetico e su trasmissione.

Durante i suaccennati esperimenti, pensai che sarebbe stato possibile utilizzare il canaletto, protetto dal tubo, per trasmettere e ricevere energia elettrica attraverso l’etere. Formai il canaletto è, messolo in direzione dei fili elettrici che passavano a circa venti metri dal mio laboratorio.

Cercai di sintonizzarmi con gli atomi del filo di rame già, così, eccitati dalla energia elettrica.

Ottenni immediatamente l’assorbimento di questa energia e i miei strumenti segnalarono il passaggio della corrente. Predisposi ogni cosa per avere la sintonizzazione degli atomi degli altri fili aerei con voltaggio di 3000 Volt. Allo scopo, costruii una piccola centrale per l’isolamento della corrente.

La prova riuscì perfettamente e compresi che era possibile attuare la mia idea.

Volli allora trasmettere fino alla torre di Imola la corrente di bassa tensione del mio contatore. Ottenni esiti tali da far muovere nella torre stessi, con quella corrente, un motorino per grammofono e ad accendere una lampadina di 25 W.

Cosa è la energia elettrica, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

In base a questi esperimenti potei comprendere cosa è l’energia elettrica. Questa non è altro che l’eccitazione degli atomi del metallo provocata dagli atomi magnetici.

Non essendosi ancora riuscito a immagazzinare atomi magnetici, perché l’atomo magnetico non era conosciuto.

Se ne è sfruttata la sua energia con una rotazione dell’energia stessa. Infatti, con gli atomi magnetici mi è stato possibile eccitare gli atomi di altre materie isolanti rendendole conduttrici. Dunque l’energia elettrica è soltanto una eccitazione di atomi.

Pericolose conseguenze che si verificano nell’aria con l’esplosione di bombe atomiche.

Scoperta la bomba atomica, si sono con facilità provate le reazioni delle esplosioni. Con queste reazioni sì sposta tutto il complesso di assorbimento degli atomi magnetici esistenti nell’aria e se ne provocano continui ammassamenti.

Tali ammassamenti creano fortissime eccitazioni su atomi di altre materie.

Il loro ciclo, causa la riproduzione degli atomi eccitati fino al massimo della loro vibrazione, seguita continuamente. Nello stesso tempo si forma per ogni ammassamento una differente vibrazione atomica e gli ammassamenti stessi, incontrandosi fra loro, provocano potentissime scariche elettriche.

Se si proseguirà a far esplodere bombe atomiche, continui e sempre più potenti saranno anche gli ammassamenti e le scariche elettriche.

Si creeranno allora sul nostro emisfero perturbazioni sempre maggiori. Venendo le eccitazioni a contatto con organi viventi. Si provocheranno facilmente, su questi, alterazioni tali da trasformare le loro strutture. Questa mia induzione è la conseguenza logica dei vari esperimenti sopra descritti

Incisione di energia elettrica su un disco per mezzo dell’atomo magnetico.

Come ho detto, l’energia elettrica è l’eccitazione degli atomi dei metalli. L’atomo che è più sensibile alla sua eccitazione diventa anche l’atomo maggiormente conduttore. Ed è su questo che mi sono regolato per incidere la corrente elettrica.

Se si prende un metallo avente atomi sensibili alle eccitazioni.

Se si eccitano questi atomi con un altro metallo composto di atomi con vibrazioni più potenti. Si avrà l’eccitazione del primo metallo. Se poi per mezzo di una rotazione si eccitano tutti gli atomi di un disco metallico. Si otterrà una determinata vibrazione di atomi. Mentre, se si produrranno con due dischi due differenti vibrazioni, si creerà dell’energia elettrica.

Constatato così che il consumo di corrente è soltanto un assorbimento di vibrazioni di altri atomi messi fra di loro in contatto.

Occorrerà aumentare le vibrazioni iniziali per giungere ad eccitare i nuovi atomi in assorbimento. Tale maggiore eccitazione provocherà un aumento eccessivo di movimento sui primi atomi.

Produrrà anche un riscaldamento se gli atomi del metallo sono in piccolo numero.

Bisognerà allora ingrandire lo spessore del metallo per accrescere il numero degli atomi. Aumentando questo numero, aumenterà pure l’assorbimento delle vibrazioni e si avrà in tal modo una maggiore eccitazione di atomi.

Perciò ho cercato di produrre nel disco il maggior numero possibile di atomi eccitati e di ottenere così una elevata intensità di corrente elettrica.

Sono in tal modo riuscito a produrre energia elettrica in un disco. Dopo un certo numero di rotazioni. A far girare anche il motorino del disco stesso, a far funzionare un ventilatore e ad accendere una lampadina elettrica.

Scandagli nel sottosuolo con l’atomo magnetico, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Nel 1946, in un terreno irriguo di mia proprietà da me trasformato a in orlo, mi accinsi ad eseguire varie esperienze. All’uopo mi servii del mio apparecchio. Con appositi accorgimenti, mediante il canaletto di cui ho sopra parlato e utilizzando gli atomi magnetici esistenti nel terreno, riuscii a scandagliare quest’ultimo.

Ciò ottenni variando le vibrazioni degli atomi del canaletto e uguagliandole a quelle dei minerali (carboni, olii, ecc).

Con mia sorpresa trovai che a 4865 metri vi era una piccola vena petrolifera larga 25 cm. La quale partiva da est e si dirigeva verso sud. A 12.000 metri, per una larghezza di circa 300 mq. rinvenni un giacimento carboniero di grosso spessore. Non palesai la cosa per evitare un eventuale esproprio del terreno.

Mi interessò anzitutto verificare come avveniva la trasformazione degli idrocarburi.

Sapendo che nel terreno fino allora da me esplorato giaceva gas metano a una profondità di circa 2800 metri. Cercai di sintonizzarmi anche con quello. Presi il mio apparecchio e per ognuna delle materie sopra indicate formai il tubo con il canaletto centrale di atomi magnetici.

Partivano così dall’apparecchio tre tubi. Sintonizzai uno di quei canaletti con il carbone. Un altro col petrolio e il terzo col metano.

Ad ogni canaletto collocai un indicatore delle vibrazioni degli atomi. Ciò allo scopo di controllare le fasi di cambiamento delle tre materie. Per non rimanere sempre sul posto per il relativo controllo.

Applicai a ciascun canaletto un vibratore scrivente. Formato da una sottilissima puntina di pelo bagnata con un liquido colorato.

Essa mi indicava su carta millimetrata il continuo procedimento, nel sottosuolo, delle vibrazioni degli atomi delle materie sintonizzate.

Il controllo durò circa due mesi e mezzo e ne ricavai preziose indicazioni.

Avevo sempre ritenuto che il gas metano fosse un prodotto delle esalazioni di idrocarburi esistenti nel sotto suolo, e che il carbone fosse lignite fossilizzata. Ma dai prelievi eseguiti col mio apparecchio. constatai il contrario: il gas metano è la sostanza principale della quale sono formati gli idrocarburi.

Il carbon fossile non è altro che l’insieme di idrocarburi solidificati.

Proseguendo nelle mie ricerche. Ebbi a notare che per trasformare il gas metano in idrocarburi occorrevano tre sostanze e che l’unione di queste produceva il liquido. Constatai anche che sé esse subivano un riscaldamento eccessivo in una zona particolarmente umida, nel raffreddarsi si trasformava in carbone.

Decisi allora di procedere ad esperimenti pratici.

Presi una bombola di metano col suo regolatore della pressione e in un recipiente a parte collocai le sostanze occorrenti per la trasformazione. Feci l’identico procedimento suggeritomi dalle mie suddette osservazioni e ottenni idrocarburi.

La loro composizione poteva presentarsi densa, semidensa o liquida, a seconda della quantità delle sostanze immessevi.

Tali sostanze si trovano soltanto in determinate profondità. Qualora nel sottosuolo, ove esiste metano, si potessero iniettare le materie mancanti. Penso che la trasformazione del metano in idrocarburi potrebbe avvenire in una zona calda.

Proseguendo nei miei esperimenti.

Presi degli idrocarburi, lì raccolsi in un recipiente e procedetti come avevo fatto dopo le mie prime constatazioni. In seguito a queste prove ottenni, sia pure in modo imperfetto, un autentico carbone.

Trasformazione del metano e degli idrocarburi con l’atomo magnetico.

Conseguiti i suaccennati risultati. Cercai di ottenere le medesime trasformazioni variando le vibrazioni atomiche degli idrocarburi e dei gas. Vi riuscii eccitando gli aromi con energia atomica magnetica. Feci parecchie delle suindicate prove. Ho qui voluto accennare soltanto a quelle che avrebbero potuto essere, in seguito più facilmente controllate.

Esperimenti con l’atomo magnetico nel campo dell’agricoltura, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Ero venuto a Imola nel 1946 per accudire all’azienda agricola di mio cognato. In tale occasione cercai di apprendere il maggior numero possibile di cognizioni anche in agricoltura.

Scoperta mediante l’atomo magnetico di come avviene l’irrigazione naturale del sottosuolo.

In campagna. quando un terreno rimane umido anche nei mesi caldi. Si suol dire che è un terreno fresco. Nel mio orto avevo appunto un appezzamento del genere. Non sapendo spiegarmi l’origine di questo fatto.

Volli scandagliare il sottosuolo per avere un’idea del suo funzionamento.

Mediante il mio apparecchio e i canaletti cercai di sintonizzarmi col sottosuolo a varie profondità. Riuscii, così, ad avere l’esatta cognizione del funzionamento irriguo. In seguito ai prelievi fatti. Potei costruire un perfetto irrigatore che diede subito risultati di gran lunga superiori a qualsiasi altro sistema di irrigazione sino allora esistente.

Nel mio orto l’irrigazione è fatta a scorrimento e viene diramata in tutti gli appezzamenti mediante pozzetti pieni di acqua sopraelevati a livello.

Tali da dare in tutto il terreno; per mezzo di bocche di uscita con canali sotterranei, l’acqua occorrente. Questa irrigazione, pure essendo la migliore, comporta anch’essa difetti non trascurabili.

Primo inconveniente è quello dell’inondazione.

La quale può facilmente verificarsi per l’eccessivo gettito di acqua che va a colpire le radici delle piante. Ancor più, quello dell’infangarsi della frutta maggiormente a contatto del terreno. Altresì, il rapido raffreddamento di questo nelle giornate molto calde anche se l’irrigazione avviene di notte.

Altri inconvenienti.

Quello di non poter camminate sul terreno per la raccolta del prodotto. Quello dell’impoverimento del terreno stesso in seguito al continuo dileguarsi delle sue sostanze. Il pericolo di bruciare il raccolto per la cosiddetta ribollitura, ed altri ancora. Ebbene, coll’irrigatore da me costruito qualsiasi difetto è eliminato. Con l’80 % di risparmio di acqua.

Con tale sistema si può irrigare qualsiasi terreno sia di pianura che di collina. Senza che sia necessaria sorveglianza o manutenzione.

Poiché tutto avviene automaticamente. Come pure automaticamente avviene il regolarsi delle acque. Oltre a ciò le sostanze del terreno non sono asportate, anzi, se ne facilita la trasformazione per l’alimentazione delle radici. Infine, quanto maggiormente il terreno è battuto dal sole, tanto maggiormente è bagnato e viceversa.

Una nuova scoperta sui concimi chimici per mezzo dell’atomo magnetico.

Nell’azienda, cui sopra ho accennato, ho cercato di aiutare quei terreni che erano assai scarsi di sostanza fosfoazotate, somministrando loro periodicamente concimi chimici. Si impiegavano allora nell’azienda dai 500 ai 600 quintali all’anno di concimi vari e lo spargimento veniva sempre da me sorvegliato.

Avendo constatato che lo sviluppo delle piantagioni non era uniforme. Cioè, in alcune posizioni è abbondante e in altre scarso.

Chiesi spiegazioni all’agente di campagna e ai coloni. Mi risposero che la cosa dipendeva probabilmente dal diverso impasto del terreno. Però avevo constatato che l’inconveniente non si verificava nei terreni ai quali era somministrato letame.

Cercai di rendermi ragione del fenomeno, ma non vi riuscii.

Non appena venni in possesso del mio orto, feci vari esperimenti. Scelsi dapprima due appezzamenti della stessa estensione e di ugual impasto. In uno sparsi concimi chimici nella misura prescritta. Nell’altro del letame nella stessa proporzione di quella dei concimi chimici.

Seminai sui due appezzamenti barbabietole da zucchero e ne attesi la nascita e lo sviluppo.

La vegetazione si rivelò rigogliosa e uniforme in entrambi. Dopo un lungo periodo di stagione asciutta. Venne un forte acquazzone che riuscì di grande vantaggio alla vegetazione.

Trascorse due settimane, esaminai lo stato della vegetazione.

Constatai che lo sviluppo delle barbabietole, seminate nell’apprezzamento trattato con concimi chimici, si era arrestato.  A differenza di quello dell’altro apprezzamento.

Pensai di avere somministrato nel primo una quantità eccessiva di concimi.

Di conseguenza, le radici delle barbabietole si fossero ustionate. Prelevata qualche piantina ed esaminatene le radici, vidi che queste erano in ottimo stato. Analizzai allora il terreno e con sorpresa verificai che vi erano solo tracce di fosfoazotati, mentre abbondante era stata la somministrazione del concime.

Aiutati la crescita delle piantine con azotati di rapida efficacia.

Al raccolto, però, constatai una sensibile differenza nel peso delle barbabietole. Essendo risultate maggiormente sviluppate quelle nate nell’apprezzamento trattato con letame. Rifeci lo stesso esperimento, in misura più piccola, con l’insalata. Prelevai, tanto alla mattina che alla sera, piccoli quantitativi di terreno sul quale era nata l’insalata e li analizzai.

Per una quindicina di giorni lo sviluppo avvenne normale.

In seguito a una pioggia durata circa 48 ore. Constatai che l’analisi del terreno seminato con sostanze chimiche mi dava lo stesso fenomeno più sopra accennato. Cioè minime tracce di fosfoazotati.

Pensando che la causa potesse dipendere dalla pioggia.

Mediante il mio apparecchio mi sintonizzai con le nubi. Da queste prelevai le vibrazioni per confrontarle con quelle dell’acqua piovana.

Trovai che quest’ultima è impregnata di molte sostanze gassose assorbite dall’aria. Sostanze utilissime per la trasformazione nel terreno di quelle non ancora modificate.

Non doveva però essere questa la causa.

Eseguiti altri prelevamenti di terreno. Rinvenni in una cunetta una forte quantità di concime chimico. Compresi allora che l’acqua piovana scioglieva i concimi chimici e li trasportava nei solchi di sfogo. Disperdendoli poi lungo i ruscelli.

Se tale inconveniente avveniva per i concimi; lo stesso avrebbe dovuto succedere per il letame.

Per meglio assicurarmi. Analizzai una piccola quantità di quest’ultimo per vedere quanto poteva contenere di fosfoazotati. La interrai. Quindi dopo oltre sei mesi feci di nuovo l’analisi.

Durante questi mesi il letame aveva subito parecchie innaffiature naturali e artificiali.

Rilevai che pressoché uguali sono rimaste le sostanze contenute nel letame. Allora, per circa un anno, cercai di produrre sostanze organiche con foraggio, pozzo nero e stallatico e ne studiai il funzionamento.

Feci molte nuove constatazioni senza però riuscire a svelare il fenomeno più sopra accennato.

Avevo quasi perduto ogni speranza. Quando mi venne in mente di analizzare il letame con il mio apparecchio. Al fine di vedere quali sono le materie che lo componevano.

Dopo molte prove riuscii a rinvenire sostanze che, nei laboratori, sfuggono a qualsiasi analisi chimica.

Calcolai le percentuali delle varie sostanze. Le immisi nei concimi chimici. Con mia sorpresa constatai che questi sono diventati refrattari al loro scioglimento nell’acqua.

Eseguiti altri esperimenti nel mio orto coi concimi in tal modo composti.

Notai che quei concimi non si scioglievano nell’acqua. Che l’assimilazione delle radici delle piante poteva raggiungere il 95%. I raccolti si raddoppiavano. Si conseguivano bellissimi prodotti e di fragrante profumo.

Quasi tutte le malattie delle piante venivano ad eliminarsi. Verificai inoltre che la maggior parte degli insetti non infestava le piante nate in un terreno così trattato.

I concimi perduravano inalterati per vari anni. Sempre atti al nutrimento delle piante. Nessuna reazione chimica si produceva nel terreno. Al sesto anno di spargimento il terremo stesso si arricchiva del 60 % di fosfoazotati.

Come con l’atomo magnetico sia possibile aumentare la grossezza del grano.

Conosciuto, come ho già detto, in qual modo avviene la riproduzione della materia, ho voluto vedere il funzionamento della germinazione del grano. Messo a punto il mio apparecchio, Mi sono sintonizzato con le vibrazioni degli atomi del grano.

Allorché la sua germinabilità è in pieno sviluppo e mi sono accinto a controllare tutto il funzionamento della crescita.

Sono così riuscito a comprendere come avviene il procedimento dell’ingrossamento del grano. Preparate le sostanze principali per il procedimento. Ho cominciato a mantenere costanti le vibrazioni degli atomi della germinabilità e ho ottenuto in tal modo prodotti bellissimi. Di gran lunga superiori ai normali.

Le numerose prove da me fatte per conseguire questi risultati mi hanno suggerito la costruzione di un apposito apparecchio per lo sviluppo del grano.

Questo apparecchio ha la proprietà di mantenere sempre costanti le vibrazioni degli atomi del grano senza necessità di controllo.

La continua riproduzione delle vibrazioni crea un maggior sviluppo ed una maggiore assimilazione delle radici delle piante.

Con i seguenti risultati. In una spiga di grano mentana così trattato è stato possibile ottenere gli stessi chicchi con un peso dieci volte superiore a quello normale. Sei volte maggiore il contenuto del glutine. Triplicata la grossezza dello stelo.

Disco volante preso nella rete dell’atomo magnetico, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Mentre, durante un esperimento sui concimi chimici, ero intento ad esplorare i vapori acquei delle nubi. Passò, casualmente, tra i canaletti vibratori di energia atomica magnetica, un cosiddetto disco volante.

Il mio apparecchio ne segnalò la forma, la composizione e il funzionamento propulsore.

In seguito alle mie analisi, mi è possibile conoscere il sistema resistenza spinta del motore. Rilevare che la sua velocità è di circa 5000 km. orari. Le due figure a pagg. 44 e 45 rappresentano i grafici delle vibrazioni atomiche delle materie del disco e il modellino del disco stesso. Da me costruito in base alle predette verifiche.

Una nuova scoperta sugli atomi magnetici in via di attuazione, Pier Ighina ATOMO MAGNETICO.

Dopo gli ultimi studi sull’atomo magnetico, mi è stato possibile constatare che di tali atomi si possono distinguere (in ndr) due specie.

Se l’atomo magnetico comincia il suo movimento con la pulsazione rientrante. Questo atomo ha la proprietà negativa.

mentre se la pulsazione è montante, la sua proprietà è positiva. In seguito a tale constatazione.

Ho pensato che se mi fosse possibile separare questi atomi magnetici in due categorie.

Una di atomi magnetici negativi e l’altra di atomi magnetici positivi. Unendole assieme per mezzo di atomi assorbenti potrei avere continuamente e perennemente produzione di energia elettrica. Questa sarebbe uno delle più importanti realizzazioni.

Cos’è che fa muovere permanentemente l’atomo magnetico?.

 

É la domanda che mi sono posto varie volte dopo la scoperta dell’atomo magnetico. Difficile poterlo sapere, ma le speranze non sono del tutto perdute. Credo che tale scoperta potrà essere realizzata.

Ho, ripeto, brevemente accennato ad alcuni miei esperimenti eseguiti con l’atomo magnetico, esperimenti che i tecnici e gli scienziati potranno controllare nei loro laboratori.

 

Da parte mia, sono pronto a fornire i necessari chiarimenti.

Questo per la riproduzione degli apparecchi di cui mi sono valso durante i miei studi e le mie osservazioni. Sempre ché mi sia garantita la dovuta priorità ed esclusività.

link al libro di Pier Luigi Ighina LA SCOPERTA DELL’ATOMO MAGNETICO Seconda edizione ampliata e corretta

Immagini e didascalie delle figure:

1 – Scala atomica

2 – Microscopio atomico lenticolare

3 – Questo atomo magnetico è fotografato nel laboratorio di P. L. IGHINA nell’anno 1940 per mezzo del suo microscopio atomico

Ingrandimento dell’atomo: UN MILIARDO. Nella foto si vedono i cinque canaletti di atomi assorbenti che servono a frenare l’atomo magnetico.

Nel centro si nota la dilatazione prodotta dalla pulsazione dell’atomo stesso.

Ognuna di queste pulsazioni produce e lancia attorno all’atomo magnetico una energia, che nella foto è raffigurata dal sottile circoletto luminoso attorno all’atomo centrale.

Il circoletto luminoso si espande alla sua volta tanto da formare un circolo più grande e così fino all’esaurimento della sua pulsazione.

Il susseguirsi dei circoletti generati dalle pulsazioni produce l’adagiamento dei circoletti stessi uno sempre più vicino all’altro. Come risulta dal grosso circolo luminoso che si vede nella fotografia.

Questo fino a coprite e nascondere completamente, come uno scudo protettore, l’atomo centrale.

Questo atomo è il più piccolo di tutti gli altri atomi. É per legge atomica più piccolo è l’atomo più veloce è la sua pulsazione. Esso è quello che imprime a tutti gli altri atomi il loro movimento diventando così il promotore di essi.

4 – Questo melo prima della trasformazione era un pesco

5 – Due pesche Fior di maggio La prima è trasformata in pesca Ala.

6 – Apparecchio per la fusione

7 – Metallo composto di rame, stagno e molibdeno fuso e fotografato dopo l’esperimento

8 – Apparecchio incisore di energia elettrica

9 – Nei due vasetti contenenti la medesima quantità di acqua è immessa della calciocianamide in parti uguali

Nel primo vasetto, nel quale è versata calciocianamide trattata col nuovo sistema, si riscontra la sua insolubilità. Nell’altro vasetto, a destra, In cui é sciolto calciocianamide comune, se né nota invece la sua solubilità.

Altra prova è fatta con un vasetto, Contenente acqua, uno strato di perfosfato, di nitrato di calcio, di nitrato di soda, di calciocianamide.

Tutti trattati col nuovo sistema e lascati nell’acqua oltre sei mesi.

Non si è rivelata alcuna reazione chimica né scioglimento dei concimi

10 e 11 –  Due alberi di ciliegio dello stesso impianto. Della stessa età e dello stesso innesto. Trattate il primo col nuovo concime e il secondo col comune concime commerciale

12 – Alcuni steli di grano visti al naturale trattati con il nuovo procedimento

13 – Grafici delle vibrazioni delle materie del disco

14 – Modellino in terracotta costruito dopo le verifiche

Figura1_Scala_atomica_LA-SCOPERTA-DELLATOMO-MAGNETICO-1954-Pierluigi-Ighina
1 Scala atomica
Figura2_microscopio_atomico_lenticolare_LA-SCOPERTA-DELLATOMO-MAGNETICO-1954-Pierluigi-Ighina
2 Microscopio atomico lenticolare
Figura3_LA-SCOPERTA-DELLATOMO-MAGNETICO-1954-Pierluigi-Ighina
3 Atomo magnetico
Figura4_LA-SCOPERTA-DELLATOMO-MAGNETICO-1954-Pierluigi-Ighina
4 Questo melo prima della trasformazione era un pesco
Figura5_Pier_Luigi_Ighina_SCOPERTA_ATOMO_MAGNETICO
5 Due pesche “Fior di maggio”. La prima è stata trasformata in pesca “Ala”
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6 Apparecchio per la fusione
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 7 Metallo composto di rame, stagno e molibdeno fuso e fotografato dopo l’esperimento
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8 Apparecchio incisore di energia elettrica
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9 Nei due vasetti . . .</strong>
figura10 e11_Pier_Luigi_Ighina_SCOPERTA_ATOMO_MAGNETICO
ght=”215″ /> <strong>10 e 11 Due alberi di ciliegio dello stesso impianto, della stessa età e dello stesso innesto, trattate il primo col nuovo concime e il secondo col comune concime commercial
Figura12 Pier_Luigi_Ighina_SCOPERTA_ATOMO_MAGNETICO
12 Alcuni steli di grano visti al naturale trattati con il nuovo procedimento
Figura13Pier_Luigi_Ighina_SCOPERTA_ATOMO_MAGNETICO
13 Grafici delle vibrazioni delle materie del disco
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14 Modellino in terracotta costruito dopo le verifiche.

 

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Aldo Manuzio e le aldine in pillole

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Aldo Manuzio e le aldine in pillole

 

Aldo Manuzio e le aldine in pillole. Chi è Aldo Manuzio:

  • Fu il più grande tipografo del suo tempo. Il primo editore in senso moderno.

  • Il nome completo è Aldo Pio Manuzio. In latino Aldus Pius Manutius.

  • Con i suoi studi sviluppa un particolare interesse per la filosofia greca e la letteratura greca e latina.

  • Aldo Manumzio da vita alle aldine con l’intento di diffondere gli argomenti che Manuzio predilige e meglio padroneggia.

  • Nasce a Bassiano. All’epoca un piccolo borgo della campagna laziale nel ducato di Sermoneta. Ora in provincia di Latina nel Lazio.

  • Non è conosciuto l’anno preciso della sua nascita. La data si dovrebbe aggirare tra il 1449 e il 1452.

  • Muore a Venezia il 6 febbraio nel 1515.

  • La sua formazione culturale avviene a Roma e a Ferrara dove ha compagno di studi Giovanni Pico della Mirandola.

  • Dal 1467 al 1475 compie o suoi studi umanistici a Roma. E’ in questo periodo che intuisce la novità e le potenziali insite nella stampa.

  • Dopo Roma si trasferì a Ferrara e poi a Carpi.

  • A Carpi rimase dal 8 marzo 1480 sino al 1489. Qui è tutore dei principi Alberto e Lionello Pio di Savoia. Figli della nobildonna Caterina Pico della Mirandola. Sorella dell’umanista e filosofo Giovanni Pico della Mirandola.

  • Tra il 1489 e il 1490 si trasferisce a Venezia.  Anche se “L’importanza di Venezia come centro del mercato librario traspare dall’enorme numero di stamperie (circa 150). Qui vi svolgevano la loro attività verso la fine del secolo XV ” [Tratto da: Steinberg Siegfried, Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi, 1967, p. 60]. Con molta probabilità, in quel periodo, Manuzio non aveva ancora maturato l’intenzione di occuparsi di editoria. Con buona attendibilità in quel periodo continuò la sua attività d’insegnate.

  • Nel 1494 a Venezia in campo di Sant’Agostin installò la sua tipografia. Martin Lowry nel suo libro intitolato Il mondo di Aldo Manuzio Affari e cultura nella Venezia del Rinascimento. Roma. Il Veltro 2000. stima che la stamperia impiegava dai quattro ai sei torchi e una quindicina di operai.

  • Lo stampatore Andrea Torresano e il patrizio veneziano Pierfrancesco Barbarigo sono i finanziatori del progetto culturale ed editoriale elaborato da Manuzio. Il contratto che li univa in società è stipulato nel marzo del 1495. Prevedeva un impresa dove Il  50% apparteneva a Barbarigo e l’altro 50% era per i 4/5 del Torresano e per 1/5 del Manuzio.

  • La scelta dei caratteri greci è dettata da la predilezione di Aldo Manuzio per i caratteri corsivi. Amore che doveva far di lui un pioniere nella stampa dei testi latini. Lo portò ad ordinare delle serie di greco. Questi resero quasi impossibile la bella stampa di un testi in quella lingua. Poiché egli scelse come modello la scrittura informale usata quotidianamente dai greci suoi amici. Una scrittura trascurata e brutta. [Tratto da: Steinberg Siegfried, Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi, 1967, p. 84].

  • La prima aldina con data certa fu un Erotemata. Termine che designa la prima grammatica della lingua greca pubblicata nell’Europa occidentale. Ha come autore il filologo e umanista bizantino Costantinus Lascarius. In italiano Costantino Lascaris. Ha il testo in latino e greco. Finita di stampare il 28 febbraio 1495 e completata con l’Alphabetum Graecum l’8 marzo. Al frontespizio leggiamo: In hoc libro hæc Continentur. Constantini Lascaris Erotemata cum interpretatione latina. De litteris graecis ac diphthongis et quemadmodum ad nos ueniant. Abbreuationes quibus frequentissime graeci utuntur. Oratio Dominica & duplex Beatæ Virginis. Symbolum Apostolorum. Euangelium Diui Ioannis Euangelistæ. Carmina aurea Pythagoræ. Phocilidis uiri sapientissimi moralia. Omnia suprascripta habent eregione interpretationem latinam deuerbo ad uerbum.

  • Nel dicembre del 1499 uscì dai suoi torchi il Hypnerotomachia Poliphili o il Combattimento amoroso di Polifilo in sogno. Romanzo allegorico di autore non certo. Illustrato da 169 xilografie. Da chiunque riconosciuto come più bel libro figurato di periodo rinascimentale. Ora certo sogno di qualunque bibliofilo.

  • I primi cataloghi di una casa editrice recanti il prezzo di ciascun volume sono quelli pubblicati da Aldo Manuzio. Un catalogo nel 1498 (dei suoi primi quindici testi greci), nel 1503 e nel 1513. [Tratto da: Steinberg Siegfried, Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi, 1967, p. 107].

  • Commissiona il carattere Aldino al disegnatore di caratteri Francesco Griffo o Griffi anche conosciuto come Francesco da Bologna.

  • Le sue edizioni recano al frontespizio il marchio tipografico composto da un’ancora sulla quale è posto un delfino. La prima ad indicare la solidità e il secondo la velocità. Raffigurano in modo figurato il motto editoriale festina lente ovvero affrettati con calma. In altre parole: pensa bene ma poi agisci. Il marchio si completa con le lettere Al e dvs poste ai due lati. La marca appare per la prima volta nel giugno 1502. Da allora con minime varianti sarà a garanzia delle autentiche edizioni impresse dalla tipografia Aldina. L’immagine proveniva da una moneta d’epoca romana donatagli da Pietro Bembo.

  • Fece entrare in uso la numerazione delle pagine.

  • Le sue edizioni introdussero l’odierna punteggiatura per la virgola, l’apostrofo e l’accento. Il punto assume la funzione di chiusura del periodo.

  • Realizzò e vendette ai clienti più esigenti delle edizioni di lusso impresse in carta azzurra. Il costo era pari a dieci volte il prezzo dell’edizione comune.

  • La stamperia aldina pubblicò le editiones principes di Museo. Teocrito. Esiodo (1495). Aristotele (1495-98). Aristofane (1498). Tucidide. Erodoto. Sofocle (1502). Platone (1513). A questi si unì un gran numero di altri autori. Tutti questi volumi hanno tenuto in vita la fama di Aldo Manuzio almeno fra gli studiosi, se non fra i tipografi. [Tratto da: Steinberg Siegfried, Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi, 1967, p. 85].

  • Nella stamperia di Aldo Manuzio ha impresso 134 titoli. Così suddivisi: 68 in latino, 58 in greco e 8 in italiano.

  • Ogni edizione ha una tiratura certa di 1.000 e probabile di 3.000 copie.

Aldo Manunzio e le caratteristiche delle aldine in Enchiridii forma:

  • Enchiridii forma è un termine che Aldo Manuzio usava per definire una serie di suoi volumi. Editi in piccolo formato contenenti classici greci, latini e italiani.

  • Il successo di queste edizioni è dovuto all’accuratezza filologica e alla loro bellezza tipografica.

  • La prima aldina appartenente a questa collezione è l’Eneide del poeta Publio Virgilio Marone. Reca la data 1501. E’ stampata in 8° piccolo e impressa nel carattere corsivo.

  • Tutti questi volumi sono stampati usufruendo del nuovo carattere corsivo o italico o anche detto Aldino.

  • L’ Aldino è inclinato da destra a sinistra. Caratteristica che permette la riduzione dello spazio occupato dal testo nella pagina.

  • Il formato è l’8°. Le pagine così impresse misurano 154 x 94 mm.

  • Sono libri di piccole dimensioni facilmente trasportabili e maneggiabili.

  • Sono il prototipo del libro moderno.

Aldo Manuzio e le aldine in pillole si conclude qui. Ma se Vuoi leggere altro su Aldo Manuzio ?

 

Appunti di un bibliofilo

Il formato degli incunaboli

Le caratteristiche degli incunaboli

Il repertorio degli incunaboli

L’incunabolo La nascita della stampa e gli incunaboli

 

Nell’immagine: un’antica incisione con il ritratto di profilo di Aldus Pius Manutius.

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Le aldine edite da Aldo Manuzio libri rari in formato tascabile

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Le aldine edite da Aldo Manuzio libri rari in formato tascabile

 

Le aldine edite da Aldo Manuzio sono dei libri rari stampati in un formato tascabile.

Il testo delinea il clima culturale nel quale si svolse l’innovativo operato editoriale di Aldo Muzio. Stampatore a Venezia di libri in formato tascabile.

Il brano è tratto dal libro scritto da S. H. Steinberg intitolato “Cinque secoli di stampa”. Edito da Einaudi in varie edizioni.

 

L’importanza di Venezia come centro librario traspare dall’enorme numero di stamperie (circa 150) che vi svolgevano la loro attività verso le fine del secolo XV.

La qualità della produzione era però inversamente proporzionale alla quantità.

Erhard Rataolt è il migliore stampatore rimasto a Venezia dopo la morte di Jeuson. Fece ritornò nella nativa Augusta nel 1486. Il livello generale rimase basso. Una stamperia come quella del fiorentino Lucantonio Giunta é degna di nota solo per la sua brutta ma pretenziosa produzione di serie.

Ancor più fulgida splendette quindi la stella del più grande stampatore veneziani del Cinquecento Aldo Manuzio.

Come tutti gli altri stampatori di qualche importanza Aldo era uno straniero.

Nato nel 1450 circa a Bassiano. Sul limite settentrionale delle Paludi Pontine. Venne presto in contatto personale con Pico della Mirandola. Il brillante campione del platonismo fiorentino.

Da lui imparò ad amare la lingua e la lettura greche. Amore che doveva lasciare una traccia profonda nell’attività editoriale del giovane Aldo.

Due principi di Carpi erano nipoti di Pico e suoi ex allievi. A uno di essi egli dedicò la prima edizione della sua grammatica latina. Uscita il 9 marzo 1493.

Entrambi gli fornirono i capitali per la stamperia che egli aprì a Venezia nel 1490. Avendo come scopo ed interesse principale la pubblicazione di autori greci.

Il successo di queste edizioni incoraggiò Aldo ad applicare la sua erudizione e il suo senso degli affari a una nuova avventura. La produzione di testi latini.

In cui doveva distinguersi in modo particolare.

In quel tempo erano cresciute nuove generazioni di lettori.

Cui i grossi tomi dei libri liturgici e delle edizioni complete di antichi scrittori e padri della Chiesa interessavano poco: conoscenti e dilettanti.

Gentiluomini con molto tempo libero a disposizione che avevano penetrato il gusto e anche un po’ dell’erudizione degli umanisti. Maestri di scuola. preti. avvocati. dottori. I quali avendo superato i corsi universitari di litterae humaniores.

Volevano libri da poter portare in giro durante viaggi e passeggiate. Da leggere senza fretta davanti al caminetto. Il cui prezzo fosse fra l’altro accessibile alle possibilità finanziarie dei più poveri fra questi clienti potenziali.

Aldo Manuzio ebbe una di quelle idee geniali che distinguono il grande editore.

Decise di produrre una serie di testi. Allo stesso tempo di alto livello. raccolti in un numero di pagine relativamente piccolo. di formato maneggevole e a buon prezzo.

Per poter giungere al successo commerciale non gli fu solo necessario aumentare la tiratura di ogni edizione.

Aldo stampò mille copie. Invece delle normali cento, duecentocinquanta o al massimo cinquecento.

Dovette anche far stare quanto più testo possibile nel piccolo formato in sedicesimo scelto per queste sue edizioni tascabili.

Gli fu di molto aiuto in questo frangente il suo amore per i caratteri corsivi.

La serie corsiva di Francesco Griffo soddisfece le sue esigenze.

 

Nell’aprile 1501 uscivano le opere di Virgilio stampate con il corsivo di Griffo.

Da quella data Aldo pubblicò ogni mese per i cinque anni successivi una delle edizioni aldine di autori antichi.

All’insegna del delfino e dell’ancora. Marca considerata in tutta Europa sicura garanzia di testi eccellenti perchè erano curati da eminenti studiosi e di belle impeccabili edizioni. In commercio a un prezzo ragionevole.

Quale fosse la reputazione internazionale di Aldo Manuzio è dimostrato dalle numerose ristampe apocrife delle edizioni aldine.

Rivali senza scrupoli si diedero a pubblicare e a spacciare le loro edizioni come prodotti autentici della stamperia Manuzio.

Fra il 1501 e il 1526 gli stampatori di Lione ne pubblicarono non meno di 59.

Aiutati in questo da Francesco Griffo. Il quale incise per ditte lionesi parecchie serie di punzoni.

Il colophon In Venetia in impressoria Aldi Minutii  apparve perfino sulla prima edizione delle Epistolae obscurorum virorum. Stampata in effetti a Hagenau in Alsazia da Heinrich Gran.

Considerando che in quei tempi vigeva un dilagante disinteresse nei riguardi del plagio, per usare un termine moderno. É perciò raro esempio d’onestà di studioso il riconoscimento da parte di Johannes Sturm. Il fondatore del Gymnasium di Strasburgo nel 1538, del suo debito verso Aldo.

A partire dal 1540 Sturm ristampò alcune edizioni aldine ad uso dei suoi studenti.  Ne citò così la fonte:. Aldum per omne secuti sumus tum propter authoritatem viri tum propter Italorum observationes. Ovvero abbiamo seguito Aldo in tutto, sia per l’autorità dell’uomo sia per le annotazioni degli studiosi italiani.

Aldo Manuzio fu anche molto vicino a diventare il pioniere delle Bibbie poliglotte. Onore che doveva toccare al cardinale Ximenes, il promotore della Bibbia complutense[1]. Manuzio progettò nel 1497 o 1498 una Bibbia in ebraico, greco e latino. Per ignote ragioni il grande progetto è abbandonato. Rimane com testimonia un’unica pagina campione. Oggi alla Bibliothèque Nationale di Parigi.

La stamperia di Manuzio si mantenne onorevolmente in vita per oltre un secolo.

Morto Aldo nel 1515. Il suocero Andrea Asolano già proprietario dei torchi della stamperia appartenuta al defunto Nicolas Jenson. Fu il fedele amministratore in nome del nipote Paolo. Nato nel 1511. Gestione che durò fin quando questi non raggiunse la maggiore età.

Paolo studioso più che uomo d’affari. Accrebbe la fama goduta dalla stamperia con eccellenti edizioni. Specialmente quella di Cicerone.

Non seppe migliorarne o anche solo mantenerne stabile il successo commerciale.

Aldo il Giovane figlio di Paolo. Nel 1574 ereditò la ditta dopo la morte del padre.

Fu bravo filologo e cattivo uomo d’affari. Nel 1585 lasciò la guida della stamperia a un direttore. Attività che chiuse nel 1590. Quando è nominato capo della stamperia vaticana.

Le aldine edite da Aldo Manuzio sono dei libri rari Aldo Muzio è stampatore a Venezia I suoi libri sono consciuti con il nome di aldine

 

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[1] La Bibbia Poliglotta Complutense fu voluta e finanziata dal cardinale castigliano Francisco Jiménez de Cisneros. Arcivescovo di Toledo e primate di Spagna. Ė la prima edizione a stampa in più lingue dell’intera Bibbia. Edita in sei volumi. Finiti di stampare il 10 luglio 1517. É impressa in 600 copie. Al momento sono censiti 123 esemplari.

 

Nell’immagine l’insegna tipografica della bottega di Aldo Manuzio.