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Tsuba le scuole Katchushi e Kamakura

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Tsuba le scuole Katchushi e Kamakura

 

Tsuba le scuole Katchushi e Kamakura sono un capitolo di un ampio scritto.

Il saggio è composto da una introduzione e dalla descrizione di 12 scuole che operarono in Giappone nei tempi più antichi.

 

Introduzione.

Le tsuba esposte presso il museo nazionale di Tokyo adottano una classificazione che le divide in due sezioni.

Alla prima appartengono  le opere più antiche.  

Gli artefici di questi manufatti con il loro lavoro hanno definito le linee guida che in seguito sono rimaste costanti. Tutti questi artisti sono accomunati e non si è fatta differenza di collocazione geografica.

Questa sezione comprende autori appartenuti alle scuole:  Katchushi. Kamakura. Kaneie. Nobuie. Goto. Umetada. Higo. Myochin. Shoami e altre scuole che realizzarono tsuba in ferro con decoro traforato.

 

Alla seconda appartengono le scuole attive in epoca posteriore al XVIII secolo.

Queste sono divise in base alla provincia di attività.

Dal XIX secolo gli artisti tendono ad allontanarsi dallo stile tradizionale imposto dalla scuola di appartenenza o dal luogo di residenza. Questi avvenne adottando nuove tecniche e nuovi materiali.

 

Descrizione delle scuole che produssero tsuba appartenenti alla prima sezione.  

Solo con il finire delle lame Koto[1] per le tsuba si affacciano le prime scuole e si conoscono i primi nomi dei produttori.

Quest’ultimi sono tre: nella provincia di Owari[2], a Kiyusu troviamo Nobuie; nella provincia di Yamashiro[3] a Kyoto operavano Kaneie e Goto Yujo.

 

Katchushi.  Con questo nome erano chiamati gli artigiani che fabbricavano le corazze.

Per affinità furono i primi artigiani a dedicarsi anche alla realizzazione degli elementi necessari alla montatura della lama. Rimasero attivi in un lasso di tempo che all’incirca inizia con l’anno 1350 e si conclude nel 1500.

Sono autori di tsuba costruite solo in ferro ben forgiato e con spessore ridotto.

Di forma circolare. Decorate con piccoli trafori che raffigurano la linea di contorno dell’immagine raffigurata.

I soggetti sono semplici, per lo più tratti dal quotidiano e dalla natura oppure si compongono di brevi scritte. 

Il bordo della tsuba è sempre rialzato cioè è posto al di sopra del piano ove è collocato il decoro. Non è infrequente la presenza di un dote mimi, un bordo a sezione circolare.

 

Kamakura.  Questa scuola ebbe breve vita. Nacque attorno al XVI secolo.

Poche sono le tsuba arrivate sino al presente e poche le notizie sugli autori. 

E’ comune pensare che possa essere una derivazione dalla tradizione Katchushi.  

Queste tsuba presentano un caratteristico decoro realizzato da una incisione a basso rilievo piatta.

L’analogie fra la tipica decorazione adottata e quella della tecnica artistica chiamata Kamakura bori [4], la lavorazione del legno dove il motivo decorativo è intagliato nel legno, per similitudine ha dato il nome alla scuola.

Le tsuba sono costruite solo in ferro ben forgiato e con spessore ridotto ma con un livello qualitativo inferiore rispetto alle Katchushi Tsuba.

Questa caratteristica è anche dovuta al bellicoso periodo storico in cui sono realizzate. Gravato da numerose guerre e con il conseguente aumento della richiesta. La decorazione caratteristica consiste in:  fiori e pagode.

Fine della prima parte.

Indice.

  1. Parte prima – Tsuba Introduzione. Le scuole Katchushi. Kamakura.
  2. Parte seconda – Tsuba le scuole Kaneie e Nobuie.
  3. Parte terza – Tsuba le scuole Heianjo. Yoshiro. Myochin.
  4. Parte quarta – Tsuba le scuole Kyo Sukashi. Umetada.
  5. Parte quinta – Tsuba le scuola Goto Higo.
  6. Parte sesta – Tsuba le scuola Shoami.

鍔 鐔 Tsuba

 

[1]   Le lame chiamate koto sono quelle che sono state fabbricate in un periodo compreso dal medio Heian al 1596. Il periodo Heian inizia nel 794 e finisce 1185.

[2]   La provincia di Owari corrisponde alla metà occidentale dell’attuale prefettura di Aichi, nella regione di Chubu, sull’isola di Honshu. La capitale è Nagoya.

[3]   La provincia di Yamashiro corrisponde alla parte meridionale dell’attuale prefettura di Kyoto sull’isola di Honshu.

[4]   Il Kamakura bori è anche l’intaglio alla base della realizzazione di disparati oggetti in lacca. Il legno dopo il decoro realizzato a l’intaglio è laccato e lucidato. Questa decorazione trova origine dagli oggetti di produzione cinese realizzati in lacca scolpita risalenti alla dinastia Song. La differenza fra il metodo cinese e quello giapponese è nel periodo in cui è realizzato l’intaglio. Prima della laccatura in Giappone e dopo la laccatura in Cina. La tecnica giapponese richiede un periodo di lavorazione di molto minore.

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La tsuba e il Tekkotsu

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La tsuba e il Tekkotsu

 

La tsuba è soggetta ad un’usura chiamata Tekkotsu.

 

Tekkotsu 鉄骨. Termine giapponese che possiamo tradurre in Ossa del ferro.

Indica un’usura nel ferro. Nelle tsuba è più facilmente riscontrabile lungo il bordo esterno dell’elsa. Nel mimi. 

L’acciaio realizzato non in modo industriale non si presenta omogeneo. Questa è una delle caratteristiche dei materiali di antica lavorazione.

Per le tsuba al contrario della lama (toshin) non sempre era impiegato un materiale ferroso ben forgiato.

Per questa ragione, nell’antichità, il materiale costituente una tsuba non sempre si presentava con una struttura omogenea.

Questa caratteristica influisce nel momento in cui una tsuba è montata su una lama per lungo tempo e l’arma è portata ed usata.

La non omogeneità del materiale ferroso permetterà la coesistenza sulle superfici dell’elsa di zone più soggette e meno soggette all’usura.

La conseguenza è la formazione di superfici metalliche non più regolari.

Le parti più dure del materiale rimangono in posizione più alta.

Questa constatazione nella fantasia del popolo giapponese richiama le parti sporgenti dello scheletro umano.

Da questa osservazione nasce un analogia che si esprime con il termine Tekkotsu o ”Ossa del ferro”.

Nelle tsuba con maggiore frequenza il Tekkotsu appare lungo il bordo esterno . Molto raramente sulle superfici.

Questa usura non è comune. È causata dallo fregare del bordo della tsuba lungo il vestito.

Movimento che nel tempo rimuove il materiale più morbido e non intacca il più duro.

Un bordo di elsa in origine liscio, a seguito a questa prolungata azione, diventa irregolare e indizio che quella spada è stata lungo portata.

Quando autentico è presente solo sulla tsuba in ferro più antiche.

Quelle realizzate e in uso prima del XVI secolo.

Le tsuba realizzate dalla scuola di Owari e di Kanayama sono quelle che più frequentemente presentano questa caratteristica.

Nelle tsuba realizzate in età moderna e in quelle più recenti è una peculiarità quasi inesistente.

Il Tekkotsu è formato dalle parti più dure e resistenti del metallo.

 

鍔 鐔 Tsuba

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Soggetti decorativi raffigurati sulle tsuba o elsa della spada giapponese

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Soggetti decorativi raffigurati sulle tsuba o elsa della spada giapponese

 

Molteplici sono i soggetti decorativi raffigurati sulle tsuba o elsa della spada giapponese.

Tutti questi elementi decorativi sono in primo luogo una parte dell’iconografia dell’arte giapponese. Come tali sono comuni a tutte le forme d’espressione quel popolo giapponese.

I soggetti decorativi erano e sono tratti: dalla natura. dalla realtà. da eventi storici. dalla mitologia e dai simboli araldici.

Non mancano gli elementi astratti.

Quindi una grande molteplicità di temi.

I fabbricanti di tsuba o elsa della spada giapponese traevano spunto dalle illustrazioni riportate su appositi libri.

Per questa ragione, nella produzione più corrente, può capitare di trovare delle tsuba identiche ma opera di autori diversi.

La raffigurazione può avvenire usando molteplici tecniche artistiche.

Di seguito un elenco per genere dei decori e dei soggetti più frequenti da reperire sulle tsuba o elsa della spada giapponese.

Tutti i soggetti sono illustrati con il loro significato. Tratto dall’iconografia dell’arte del Giappone.

 

ANIMALI REALI DEL CIELO.

  • AIRONE. E’ il simbolo della purezza. Evoca l’arrivo della stagione dell’autunno.
  • ANATRA MANDARINA. E’ l’emblema della felicità coniugale.
  • CICOGNA. E’ un animale molto venerato. Non di rado è rappresentata unita alla figura di un saggio. Rappresenta simbolicamente la longevità.
  • FALCO. E’ un animale molto amato. Era utilizzato solo dalla classe nobiliare per compire le battute di caccia
  • GALLO. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. Al gallo è attribuita la virtù del coraggio.
  • GRU. E’ il simbolo della felicità e della fedeltà matrimoniale.
  • OCA SELVATICA. E’ il simbolo del principio maschile Yang. E’ associata alla luce perché durante la migrazione segue il sole al cambiare della stagioni.
  • PIPISTRELLO. E’ il simbolo della notte. Il carattere giapponese che lo identifica ha una seconda lettura che significa “buona fortuna”. Per questa ragione è un soggetto decorativo con significato augurale.

DELL’ACQUA.

  • ARAGOSTA. E’ un soggetto decorativo con significato augurale. Rappresenta simbolicamente il nuovo anno e la longevità.
  • TARTARUGA E’ il simbolo della longevità. La leggenda narra che quando una tartaruga compie mille anni sulla sua coda cominciano a crescere delle lunghe alghe.

DELLA TERRA.

  • GATTO E’ considerato un animale prezioso. Cacciando i topi preserva l’integrità delle biblioteche. Ed è utile nella casa. Nell’antichità era animale non comune. Pare sia giunto in Giappone insieme alla religione Buddista.
  • RAGNO E’ rappresentato mentre tesse la tela. E’ il simbolo della abilità e della diligenza. Può succede che la notte il ragno si trasformi in demone che tesse inganni od eserciti magie.
  • TIGRE. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. Rappresenta simbolicamente la forza. La raffigurazione unita al bambù porta con se l’insegnamento che anche l’animale più forte sulla terra deve ricercare riparo dalla furia degli elementi.
  • TOPO. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. Rappresenta simbolicamente l’abbondanza

ANIMALI E FIGURE IMMAGINARIE.

  • CONIGLIO LUNARE. E’ un coniglio che vive sulla luna. La credenza nasce dalla possibilità di vedere sulla faccia illuminata della luna piena la figura di un coniglio seduto sulle zampe posteriori. Per questa sua corrispondenza con la luna è rappresentato mentre prepara il mochi. Un preparato gastronomico  a base di riso glutinoso che nella tradizione giapponese ha origine lunare.
  • DRAGO. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. E’ un soggetto molto frequente nell’arte orientale. Può essere raffigurato fra le nuvole o fra le onde acquatiche. E’ un soggetto decorativo con significato di buon auspicio.
  • FENICE. E’ l’uccello dell’immortalità e il simbolo delle principali virtù. La leggenda vuole che compaia sulla terra ogni mille anni. Si credeva facesse il nido tra i rami dell’albero di Kiri e che mangiasse solo di semi di bambù.
  • MILLEPIEDI. Una leggenda narra che nella provincia di Ōmi, ora prefettura di Shiga, viveva un gigantesco millepiedi. Sfuggito a molte trappole. Tawara Toda lo uccise con una freccia.
  • ONI. E’ un nome generico per i demoni. A loro sono riconducibili i mali fisici e morali che affliggono gli uomini. Frequente raffigurati mentre compiono dispetti.
  • SHISHI. Raffigurano il leone. Un animale poco conosciuto do conseguenza raffigurato di fantasia.
  • SHOKI. E’ uno spirito scaccia diavoli.

I FIORI.

  • CRISANTEMO. E’ un fiore molto amato. Lo stemma araldico della famiglia imperiale è composto da un fiore di crisantemo.
  • GLICINE. E’ raffigurato il fiore. Uno stemma araldico composto da questo fiore identifica il clan dei Fujiwara.
  • LOTO. Nella dottrina buddista il fiore del loto è considerato il simbolo della perfezione. Nasce nel fango. Da dove si eleva con grande bellezza. Per questa ragione è associato alla purezza.
  • ORCHIDEA. E’ chiamata Furan che significa orchidea del vento o orchidea dei samurai.
  • PEONIA. E’ un fiore che simboleggia la primavera. Se rappresenta assieme ad un shishi simboleggia il potere imperiale.
  • ZUCCA. E’ l’emblema della longevità. Il suo uso più frequente è come motivo decorativo naturalistico. E’ il simbolo del celibato dei preti buddisti.

LE PIANTE

  • AOI. E’ una pianta appartenente alla famiglia delle malvacee. Uno stemma araldico composto da tre foglie di Aoi identifica il clan dei Tokugawa.
  • BAMBÙ. E’ un soggetto decorativo con significato augurale. Rappresenta simbolicamente la fedeltà e la longevità. In Giappone ha molteplici utilizzi in architettura, nei giardini e nella costruzione di utensili.
  • CILIEGIO. E’ un albero con una fioritura breve e intensa. Queste caratteristiche rappresentano la nella sensibilità giapponese la purezza e la caducità della vita umana. Due attributi che richiamano la vita del samurai.
  • KIRI. Indica l’albero della Paulownia Imperialis. Le foglie cuoriformi e i fiori a forma di pannocchia compongono lo stemma araldico della famiglia imperiale. Questo avviene quando su tre foglie di questo albero sono postati un grappolo centrale composto da sette infiorescenze e i due laterali cinque. La Fenice si posava solo sui rami di questo albero.
  • PINO. E’ un albero che è sempre verde. Per questa ragione è il simbolo della forza e della tenacia. E’ un soggetto decorativo con significato augurale.
  • PRUNO. E’ un albero coltivato per la bellezza della sua fioritura.
  • SALICE. E’ l’emblema della grazia femminile. La leggenda narra che le anime dei defunti abitano i salici. Il salice può succedere che si trasformi in fantasma.

MOTIVI DECORATIVI FREQUENTI NELLARTE GIAPPONESE.

  • KARAKUSA. E’ un motivo decorativo composto da un intreccio di viticci vegetali. Le piante che lo formano sono: la vite, la zucca e le felci.
  • MATSUKAWA. E’ un motivo decorativo di forma geometrica che vuole stilizzare la corteccia del pino. Nelle tsuba è usato in quelle che presentano una lavorazione a traforo.

 

鍔 鐔 Tsuba

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Tsuba

Tsuba

鍔 鐔 Tsuba.

鍔 鐔 La tsuba è un fondamentale componente del kodogu. [1].

È il principale elemento da annoverare nell’ornamento di una lama giapponese.

La sua scelta si colloca alla base dell’equilibrio estetico di tutta l’arma. Questo perché collabora alla realizzazione dell’armonia fra tutte le parti assemblate. Contribuendo ad ottenere un risultato che nei casi più riusciti non è certo lontano dalla perfetta proporzione.

Questo è fattibile perché la 鍔 鐔 tsuba può variare per dimensione, forma e decorazione.

Le esigenze di funzionalità e abbellimento di una lama sono modulate anche modificando queste le tre possibili variabili dell’elsa. Tsuba.

Quando si monta una lama giapponese la rispondenza alla funzione a cui è destinata unita alla ricerca nell’eleganza dell’aspetto sono necessità sempre da tenere presente.

In questo momento, la scelta più oculata consiste nell’assecondare l’elemento artistico al fine di mitigare l’aspetto offensivo. In contemporanea mettendo in atto tutte quelle sottigliezze che amplificano la già elevata efficacia.

 

Il mutare delle condizioni storiche è il motivo alla base della trasformazione delle tsuba.

 

Le else più antiche ricoprivano per lo più una funzione di protezione. In queste tsuba l’aspetto decorativo è assoggettato a quello difensivo. Questo per non far venir meno la necessaria solidità della struttura.

 

L’unificazione del Giappone conclusa da Tokugawa Ieyasu [2] permise una lunga e duratura pace.

Questa situazione influì non poco nella vita e nelle abitudini della popolazione giapponese.

Di questa nuova condizione è indiscutibile l’ampia influenza avuta sul modo di vita dei samurai e di tutte le attività a loro connesse.

Il finire dei conflitti fra i vari. Clan vede un conseguente contraccolpo sui produttori di armature, sui fabbri forgiatori di lame e sugli artigiani che si occupavano dell’ornamento delle lame.

Per tutte questi gruppi il venir meno della antecedente e ora non più primaria istanza di difesa corrisponde al crollo della richiesta.

Per questa ragione per le tsuba non è più di primaria importanza la costruzione basata su una solida struttura. Il venir meno di questa caratteristica permise la realizzazione di opere più elaborate e la ricerca di nuove tecniche decorative.

Da questo periodo in avanti la tsuba subisce un forte cambiamento.

I samurai d’alto rango seguiti dai ricchi mercanti chiedevano else di elevata qualità. Realizzate con preziosi decori. Per queste opere  erano disposti a versare notevoli quantità di denaro. Con il fine di palesare il proprio rango sociale.

 

鍔 鐔 La tsuba è l’elsa, la guardia o il paramano della spada giapponese.

E’ l’accessorio più importante per l’ornamento della lama e il più collezionato.

Realizzata in svariate forme e materiali. Al centro sempre presenta un foro di forma triangolare. Usato per il passaggio del codolo della lama. In giapponese è chiamato nagako ana. Tsuba.

Ai lati di questa apertura si possono presentare altri due fori.

Uno per l’alloggio del kozuka chiamato kozuka hitsu ana.  L’altro per la collocazione del kogai chiamato kogai hitsu ana.

Quando la tsuba è firmata dal suo creatore. La mei è posta nella parte posteriore intorno al nagako ana.

La tsuba ricopre la funzione di: equilibrare la spada e di impedire che la mano scorra lungo la lama. In duello ha la funzione di blocco contro la spinta o il taglio.

Due sono i kanji giapponesi che si possono trovare per indicare la tsuba: 鍔 e 鐔. Sono sinonimi.

Le tsuba si suddividono in scuole. Ogni scuola ha proprie peculiarità e artisti di riferimento.

La suddivisione principale è in tsuba antiche e moderne.

Le prime sono prodotte prima del XVIII secolo. Le seconde successivamente a questa data.

Di seguito i titoli degli articoli di introduzione allo studio delle singole scuole presenti In punta di penna..

 

Tsuba antiche.
Katchushi . Kamakura. Kaneie . Nobuie. Heianjo . Yoshiro . Myochin.
Kyo Sukashi . Umetada. Goto . Higo. Shoami.

 

Tsuba del periodo Edo.
Lettura dei kanji inerenti le Tsuba. Kinai. Sōten Kitagawa.
Il restauro di una tsuba Mito Artisti indipendenti Masatsugu Ichijusai e Hagiya Katsuhira. Shonai Shoami e la scuola Yasuchika
Tsuba e Tekkotsu. Mito Scuola Sekijoken e Scuola Koami. Bushu.
Choshu. Mito Scuola Yegawa e Hitotsuyanagi o Ichiryu. Suruga
Hirata. Nanban. Tanaka.
Ichinomiya. Nara. Tetsugendo Allievi Soggetti.
Hazama o Kameyama. Nara Sansaku. Tetsugendo Okamoto Naoshighe.
Ishiguro. Omori. Tsuba realizzate in metalli morbidi.
Jakushi. Otsuki. Uchikoshi.
Jakushi Kizayemon. Sanmai tsuba. Yanagawa.
Kiami.
Soten.
Yokoya.
Glossario dei termini giapponesi.
A alla J.
K alla N.
O alla Z.

 

 

 

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[1]   Kodogu è l’insieme di tutti i fornimenti di una spada giapponese. Nel caso di un tachi questo assieme si chiama kanagu. Tsuba.

[2]   Tokugawa Ieyasu. 1542 – 1616. É il fautore del dominio della famiglia Tokugawa sul Giappone. Questo è permesso dalle vittorie conseguite nella battaglia di Sekigahara e dalla repressione della ribellione avvenuta ad Osaka nel 1615. Tsuba.

É nominato shogun nel 1603. Con questa investitura inizia il periodo Edo. Tsuba. 

Un’epoca caratterizza dal ininterrotto susseguirsi al governo politico e militare nel Paese di quindici appartenenti allo shogunato di Tokugawa. 

Questo lasso di tempo è caratterizzato:. Dall’isolamento della nazione,. Dalla repressione del cristianesimo e Dal confino dei commerci nell’isola artificiale di Deshima. Tsuba.

Il Clan del Tokugawa mantiene il controllo sul Giappone fino al 1868. Quando Yoshinobu Tokugawa restituì il potere all’imperatore. Tsuba.

 

La storia dell’unificazione del Giappone si ricollega a tre figure storiche: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu.

Uno dei fattori alla base della riuscita dell’ambizioso progetto di riunione del Paese è l’impiego in battaglia della polvere da sparo e del moschetto. Tsuba.

Quest’ultimo è un arma da fuoco ad avancarica e non necessita molta immaginazione per intuirne la sua potenzialità nei confronti dei tachi e degli yari.

Il merito di questa innovazione e del suo notevole uso in combattimento spetta al condottiero Oda Nobunaga.

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Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e

Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e

Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

I termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

AIBAN. Indica una stampa le cui dimensioni sono di circa 20 x 30 cm.

AIZURIE. Indica delle stampe dove l’unico colore impiegato è il blu impresso in varie tonalità. Queste stampe iniziano comparire nel periodo Kansei (1789-1801). La loro nascita è permessa dall’importazione del blu di Prussia. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

BENIE.  Indica delle stampe impresse in color nero del tipo sumizuri e in seguito dipinte in color rosso.

BENIGIRAI. Stampe o dipinti privi del colore rosso.

BENIZURIE.  Indica delle stampe impresse in nero e colorate  in rosa carico e in verde mela. Successivamente si aggiunsero il giallo e il grigio.

BERORIN. Nome assunto in Giappone dal pigmento blu scuro conosciuto come. Blu di Prussia o Blu di Berlino. Disponibile sul mercato giapponese dal 1829.

BIJINGA. Stampe o dipinti che raffigurano ritratti di belle donne.

BOKASHI.  Tecnica di sfumatura del colore. Si realizzava tamponando il colore ancora fresco con uno straccio. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

CHUBAN.  Indica una stampa le cui dimensioni sono di circa 23 x 17 cm. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

DOBORI.  L’artigiano specializzato a intagliare sulle matrici i corpi dei personaggi. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

DULBAN. Indica una stampa di piccolo formato, le cui dimensioni sono di circa 23 x 17 cm.

 

EDEHON.  Manuale contenente le diverse tipologie di illustrazioni. 

EDO PERIODO. Un periodo storico della storia del Giappone compreso fra il 1603 e il 1868.

EDO.  Sino al 1868 è il nome della odierna Tokyo.

EGOYOMI. Letteralmente immagini del calendario.

Indica una stampa impressa per celebrare un nuovo anno lunare. Indica la successione dei mesi lunghi e quelli brevi dell’anno. Fino al 1873 il calendario lunare giapponese divideva i mesi in dainotsuki e shonotsuki. I primi sono i mesi composti da trenta giorni, detti lunghi. I secondi sono i mesi composti da ventinove giorni, detti corti. Ogni anno si presentava con un proprio ordine nei mesi. Questa successione è illustrata nel disegno della egoyomi, impiegando dei riferimenti al periodo celati in qualche punto della figurazione.

EHON. Un libro illustrato dove la quantità di testo è minore rispetto allo spazio destinato alle illustrazioni.

EMAKI. Letteralmente immagini arrotolate. Indica un rotolo illustrato e scritto in senso orizzontale.

ENPON. Le stampe a soggetto erotico. Poste ad illustrazione di un testo.

EZOSHI  Un testo illustrato. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

FUZOKUGA.  Letteralmente immagini di costumi e usanze. Il termine indica delle stampe o dei dipinti che raffigurano i momenti della tradizione giapponese. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

GO.  Pseudonimo assunto da un artista.

GOFUN. Pigmento proveniente dalla cottura e polverizzazione dei gusci d’ostrica. E’ di colore bianco. É impiegato da solo o mescolato ad altri colori. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

HANSHITAE. Il disegno definitivo per la realizzazione di una stampa. É usato come base per incidere la matrice di stampa silografica. 

HASHIRAE. Letteralmente immagine pilastro. Sono stampe xilografiche destinate ad ornare i pilastri delle case giapponesi tradizionali. Hanno un formato verticale. Misurano 67 cm di altezza per 12 cm. di larghezza.

HOSHOSHI.  Carta pesante ricavata dalla pianta del gelso. Usata per l’impressione di stampe di pregio.

HOSOBAN. Indica un formato di foglio stretto che misura circa cm 33 x 15 cm. Era impiegato dagli primi incisori di stampe e della scuola Katsukawa. Col tempo evolverà nel formato di foglio tanzaku. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

ISHIZURIE. Letteralmente stampa su pietra. Una stampa con disegno e testo in bianco posti su di sfondo nero. E’ l’opposto del sumizurie. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

KABUKI. Rappresentazione teatrale. Si afferma in Giappone agli inizi del XVII secolo.

KAKEJIKU o KAKEMONO.  Un immagine dipinta o stampata contenuta all’interno di rotolo da esporre appeso verticalmente a un muro.

KAKEMONOE.  Dapprima una stampa colorata a mano, In seguito una stampa di grande formato oltre i 56 x 30 cm. Il foglio di stampa si otteneva dall’unione di due ooban.

KAKIHAN. Firma o sigillo dell’artista.

KAO.  Sigla dell’artista apposta sugli oggetti d’arte dopo la firma o in sua sostituzione. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

KARAZURI. Incisione ottenuta stampando il foglio su una matrice silografica non inchiostrata. L’impressione genera il contorno in rilievo della figura incisa nel colore del foglio. Con questa tecnica Harunobu otteneva la neve, i broccati bianchi e le fioriture..

KASHIRABORI. L’artigiano specializzato nell’intaglio sulle matrici delle teste dei personaggi.

KIRAZURI.  Una stampa con lo sfondo realizzato con l’uso della mica chiara o scura. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

KIWAME. Letteralmente approvato. La commercializzazione della stampa poteva avvenire solo dopo l’apposizione del sigillo censore.

KOBAN.  Letteralmente stampa piccola. L’ukiyo-e misura circa 12 x 19 cm.

KOBAN TATEE. Una stampa in formato koban a sviluppo verticale.

KOBAN YOKOE. Una stampa in formato koban a sviluppo orizzontale.

KUNIMI. Il soggetto è raffigurato con una visuale posta molto al di sopra della figura. Ha analogia con le immagini chiamate prospettive a volo d’uccello. 

KYOGOZURI. Prova di stampa impressa in color nero su foglio bianco. Usata come riferimento per la realizzazione di tutte le diverse matrici necessarie all’impressione della stampa. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

MAKIE. Letteralmente immagine spruzzata. Tecnica che prevede di spruzzare sul foglio già stampato di un velo di collante che permetterà l’applicazione di piccoli frammenti d’oro, d’argento o mica. 

MANGA.  Uno schizzo che raffigura un soggetto disegnato in modo schematico e vago.

MEISHOKU.  Stampato illustrato a descrizione di un luogo di interesse turistico. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

MIE.  La postura assunta da un attore kabuki sul palcoscenico. É caratterizzata da pochi secondi di immobilità. Serve a indicare un momento significativo della narrazione.

MON.  Un simbolo che identifica un qualcosa o un qualcuno. Per esempio:. Un clan, un attore, una cortigiana.

MUSHAE. Immagini che raffigurano i guerrieri famosi. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

NAGABAN. Letteralmente stampe lunghe. Identifica le stampe con misure dai 47 ai 52 cm di altezza e dai 17 ai 25 cm di base. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

NAGABAN TATEE.  Una stampa in formato nagaban a sviluppo verticale.

NISHIKIE.  Letteralmente immagini broccato. Una silografia policroma che si presenta al suo massimo stadio di sviluppo tecnico. Dove ogni colore corrisponde a una matrice e la stampa di tutti i blocchi in legno crea un’unica immagine completa. Sono dette anche EdoE.

NO.  Forma di rappresentazione teatrale nata in Giappone nel XIV secolo. 

 

OBAN.  Letteralmente stampa grande. Indica una stampa di grande formato. Comprende le stampe con misure dai 36 ai 39 cm di altezza e dai 25 ai 27 cm di base. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

OBAN YOKOE.  Una stampa in formato oban a sviluppo orizzontale.

OKUBIE.  Letteralmente teste grandi. Stampe dove il soggetto è un ritratto di una figura umana, posta in primo piano.

ONNAGATA.  Attori del teatro kabuki specializzati a recitare in ruoli femminili.

OOBAN o DAIOBAN. Formato di foglio con dimensioni di circa 52 x 38 cm.

ORIHON. Letteralmente libro pieghevole. Libro che si apre a fisarmonica. Di dimensioni maggiori rispetto ai più diffusi ehon. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

RAKKAN. E’ il punto del dipinto o della calligrafia dove sono manoscritti e leggibili:. Il luogo di esecuzione,. La data di realizzazione,. Il nome e i sigilli dell’artista. Nelle ukiyoe tutti questi dati compaiono impressi. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

SASHIE.  Una illustrazione posta a migliorare la comprensione di una parte di testo. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

SEAMEN. Indica la superficie di ventaglio pieghevole.

SHASHIN.  Indica un dipinto o una stampa di un luogo nel quale l’artista si è recato di persona.

SHIKISHIBAN. Letteralmente stampa quadrata. Indica una stampa di forma quasi quadrata che misura circa 21 x 18 cm. Il termine deriva dalla parola shikishi che indica una spessa carta di riso di forma quadrata.

SHITAE. E’ lo schizzo preliminare per una stampa disegnato dall’autore.

SHUNGA. Letteralmente immagine della primavera. Un eufemismo dell’atto sessuale. Il termine indica delle stampe o dei dipinti a soggetto erotico. A seguito della censura erano raramente firmati dall’autore e di vendita ai margini della legalità.  La forte domanda e il prezzo di vendita elevato fece si che pochi artisti non li producessero. 

SUMIZURI. Procedimento di stampa con il solo inchiostro nero. Si stampavano usando il sumi, Un inchiostro di colore nero e brillante derivato dalla fuliggine.

SUMIZURIE. Stampa realizzata con il solo inchiostro nero.

SURIMONO. Letteralmente cosa impressa. Indica delle stampe silografiche prodotte in piccole quantità, di varie dimensioni, impresse con grande cura tanto da includere la presenza di oro e argento. Erano di commissione privata. Ordinate  per celebrare un evento speciale e destinate a un ristretto pubblico colto e raffinato. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

TAN’E. Indica delle stampe impresse in color nero del tipo sumizuri e in seguito dipinte in color arancio. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

TANZAKU. Indica un formato di stampa verticale. Il nome deriva dalle strisce verticali di carta usate per comporre le poesie. Possono avere un altezza di circa 34 cm. La base è di circa 12 cm. Nei chutanzaku,i tanzaku di medie dimensioni la base non supera i 13 cm. Nei Otanzaku,i tanzaku di grande dimensione la base non supera i 16 cm. 

 

UCHIWAE. Letteralmente immagine ventaglio. Stampa ideata per essere applicata sul fronte di un ventaglio. Le dimensioni e la composizione sono vincolate dall’uso. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

UKIE. Letteralmente immagine in prospettiva. Il soggetto della stampa o del dipinto è realizzato avvalendosi della prospettiva.

UKIYO BUNKA.  Letteralmente cultura del mondo fluttuante. Indica la cultura che si sviluppa nella città di Edo durante il periodo Edo. Le ukiyoe sono una delle forme di espressione della Ukiyo Bunka.

URUSHIE.  Letteralmente stampe laccate. Tecnica che prevedeva l’applicazione di un collante su parte del foglio impresso al fine di ottenere un effetto di brillantezza. Le parti di color nero erano le più adatte a subire questo procedimento.

Un glossario dei termini giapponesi inerenti le stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e

 

 

Ukiyoe Le fluttuanti stampe giapponesi.

 

 

La nascita delle incisioni Ukiyo-e.

 

 

La tecnica delle xilografie Ukiyo-e.

 

 

Le caratteristiche delle silografie Ukiyo-e. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

 

Gli incisori delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

 

Kitagawa Utamaro e Katsushika Hokusai.

 

 

Utagawa Hiroshige e Toshusai Sharaku.

 

 

 

I netsuke della collezione Lanfranchi.

 

 

La perdita d’importanza del netsukè e l’affermazione dell’okimono.

 

 

Inro 印籠 Netsuke 根付 Sagemono 下げ物  Suzuribako 硯箱.

 

 

Il cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

 

 

Le ceramiche di Sumida Gawa.

 

 

Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.

 

 

La tecnica e il metodo del Kintsugi in Giappone.

 

 

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

 

Galli e galline nella tradizione giapponese.

 

 

L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

L’Esposizione d’arte giapponese a Roma nel 1930.

 

 

Delle isole del Giappone Descrizioni tratte dai libri antichi.

 

 

Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto,. Cina,. Giappone,. Siberia e Russia.

 

 

Nell’immagine. Autore Utagawa Kuniyoshi. Titolo Sakana no kokoro il cuore dei pesci. Tecnica Nishikie. Xilografia policroma.