Pubblicato il

La tsuba e il Tekkotsu

Kottoya_antiquariatogiapponese_japaneseart_tsuba

La tsuba e il Tekkotsu

 

La tsuba è soggetta ad un’usura chiamata Tekkotsu.

 

Tekkotsu 鉄骨. Termine giapponese che possiamo tradurre in Ossa del ferro.

Indica un’usura nel ferro. Nelle tsuba è più facilmente riscontrabile lungo il bordo esterno dell’elsa. Nel mimi

L’acciaio realizzato non in modo industriale non si presenta omogeneo. Questa è una delle caratteristiche dei materiali di antica lavorazione.

Per le tsuba al contrario della lama (toshin) non sempre era impiegato un materiale ferroso ben forgiato.

Per questa ragione, nell’antichità, il materiale costituente una tsuba non sempre si presentava con una struttura omogenea.

Questa caratteristica influisce nel momento in cui una tsuba è montata su una lama per lungo tempo e l’arma è portata ed usata.

La non omogeneità del materiale ferroso permetterà la coesistenza sulle superfici dell’elsa di zone più soggette e meno soggette all’usura.

La conseguenza è la formazione di superfici metalliche non più regolari.

Le parti più dure del materiale rimangono in posizione più alta.

Questa constatazione nella fantasia del popolo giapponese richiama le parti sporgenti dello scheletro umano.

Da questa osservazione nasce un analogia che si esprime con il termine Tekkotsu o Ossa del ferro”.

Nelle tsuba con maggiore frequenza il Tekkotsu appare lungo il bordo esterno . Molto raramente sulle superfici.

Questa usura non è comune. È causata dallo fregare del bordo della tsuba lungo il vestito.

Movimento che nel tempo rimuove il materiale più morbido e non intacca il più duro.

Un bordo di elsa in origine liscio, a seguito a questa prolungata azione, diventa irregolare e indizio che quella spada è stata lungo portata.

Quando autentico è presente solo sulla tsuba in ferro più antiche.

Quelle realizzate e in uso prima del XVI secolo.

Le tsuba realizzate dalla scuola di Owari e di Kanayama sono quelle che più frequentemente presentano questa caratteristica.

Nelle tsuba realizzate in età moderna e in quelle più recenti è una peculiarità quasi inesistente.

Il Tekkotsu è formato dalle parti più dure e resistenti del metallo.

 

鍔 鐔 Tsuba

Pubblicato il

Soggetti decorativi raffigurati sulle tsuba o elsa della spada giapponese

tsuba_scimmia_kottoya_antiquariato_giapponese_鐔

Soggetti decorativi raffigurati sulle tsuba o elsa della spada giapponese

 

Molteplici sono i soggetti decorativi raffigurati sulle tsuba o elsa della spada giapponese.

Tutti questi elementi decorativi sono in primo luogo una parte dell’iconografia dell’arte giapponese. Come tali sono comuni a tutte le forme d’espressione quel popolo giapponese.

I soggetti decorativi erano e sono tratti: dalla natura. dalla realtà. da eventi storici. dalla mitologia e dai simboli araldici.

Non mancano gli elementi astratti.

Quindi una grande molteplicità di temi.

I fabbricanti di tsuba o elsa della spada giapponese traevano spunto dalle illustrazioni riportate su appositi libri.

Per questa ragione, nella produzione più corrente, può capitare di trovare delle tsuba identiche ma opera di autori diversi.

La raffigurazione può avvenire usando molteplici tecniche artistiche.

Di seguito un elenco per genere dei decori e dei soggetti più frequenti da reperire sulle tsuba o elsa della spada giapponese.

Tutti i soggetti sono illustrati con il loro significato. Tratto dall’iconografia dell’arte del Giappone.

 

ANIMALI REALI DEL CIELO.

  • AIRONE. E’ il simbolo della purezza. Evoca l’arrivo della stagione dell’autunno.
  • ANATRA MANDARINA. E’ l’emblema della felicità coniugale.
  • CICOGNA. E’ un animale molto venerato. Non di rado è rappresentata unita alla figura di un saggio. Rappresenta simbolicamente la longevità.
  • FALCO. E’ un animale molto amato. Era utilizzato solo dalla classe nobiliare per compire le battute di caccia
  • GALLO. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. Al gallo è attribuita la virtù del coraggio.
  • GRU. E’ il simbolo della felicità e della fedeltà matrimoniale.
  • OCA SELVATICA. E’ il simbolo del principio maschile Yang. E’ associata alla luce perché durante la migrazione segue il sole al cambiare della stagioni.
  • PIPISTRELLO. E’ il simbolo della notte. Il carattere giapponese che lo identifica ha una seconda lettura che significa “buona fortuna”. Per questa ragione è un soggetto decorativo con significato augurale.

DELL’ACQUA.

  • ARAGOSTA. E’ un soggetto decorativo con significato augurale. Rappresenta simbolicamente il nuovo anno e la longevità.
  • TARTARUGA E’ il simbolo della longevità. La leggenda narra che quando una tartaruga compie mille anni sulla sua coda cominciano a crescere delle lunghe alghe.

DELLA TERRA.

  • GATTO E’ considerato un animale prezioso. Cacciando i topi preserva l’integrità delle biblioteche. Ed è utile nella casa. Nell’antichità era animale non comune. Pare sia giunto in Giappone insieme alla religione Buddista.
  • RAGNO E’ rappresentato mentre tesse la tela. E’ il simbolo della abilità e della diligenza. Può succede che la notte il ragno si trasformi in demone che tesse inganni od eserciti magie.
  • TIGRE. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. Rappresenta simbolicamente la forza. La raffigurazione unita al bambù porta con se l’insegnamento che anche l’animale più forte sulla terra deve ricercare riparo dalla furia degli elementi.
  • TOPO. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. Rappresenta simbolicamente l’abbondanza

ANIMALI E FIGURE IMMAGINARIE.

  • CONIGLIO LUNARE. E’ un coniglio che vive sulla luna. La credenza nasce dalla possibilità di vedere sulla faccia illuminata della luna piena la figura di un coniglio seduto sulle zampe posteriori. Per questa sua corrispondenza con la luna è rappresentato mentre prepara il mochi. Un preparato gastronomico  a base di riso glutinoso che nella tradizione giapponese ha origine lunare.
  • DRAGO. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. E’ un soggetto molto frequente nell’arte orientale. Può essere raffigurato fra le nuvole o fra le onde acquatiche. E’ un soggetto decorativo con significato di buon auspicio.
  • FENICE. E’ l’uccello dell’immortalità e il simbolo delle principali virtù. La leggenda vuole che compaia sulla terra ogni mille anni. Si credeva facesse il nido tra i rami dell’albero di Kiri e che mangiasse solo di semi di bambù.
  • MILLEPIEDI. Una leggenda narra che nella provincia di Ōmi, ora prefettura di Shiga, viveva un gigantesco millepiedi. Sfuggito a molte trappole. Tawara Toda lo uccise con una freccia.
  • ONI. E’ un nome generico per i demoni. A loro sono riconducibili i mali fisici e morali che affliggono gli uomini. Frequente raffigurati mentre compiono dispetti.
  • SHISHI. Raffigurano il leone. Un animale poco conosciuto do conseguenza raffigurato di fantasia.
  • SHOKI. E’ uno spirito scaccia diavoli.

I FIORI.

  • CRISANTEMO. E’ un fiore molto amato. Lo stemma araldico della famiglia imperiale è composto da un fiore di crisantemo.
  • GLICINE. E’ raffigurato il fiore. Uno stemma araldico composto da questo fiore identifica il clan dei Fujiwara.
  • LOTO. Nella dottrina buddista il fiore del loto è considerato il simbolo della perfezione. Nasce nel fango. Da dove si eleva con grande bellezza. Per questa ragione è associato alla purezza.
  • ORCHIDEA. E’ chiamata Furan che significa orchidea del vento o orchidea dei samurai.
  • PEONIA. E’ un fiore che simboleggia la primavera. Se rappresenta assieme ad un shishi simboleggia il potere imperiale.
  • ZUCCA. E’ l’emblema della longevità. Il suo uso più frequente è come motivo decorativo naturalistico. E’ il simbolo del celibato dei preti buddisti.

LE PIANTE

  • AOI. E’ una pianta appartenente alla famiglia delle malvacee. Uno stemma araldico composto da tre foglie di Aoi identifica il clan dei Tokugawa.
  • BAMBÙ. E’ un soggetto decorativo con significato augurale. Rappresenta simbolicamente la fedeltà e la longevità. In Giappone ha molteplici utilizzi in architettura, nei giardini e nella costruzione di utensili.
  • CILIEGIO. E’ un albero con una fioritura breve e intensa. Queste caratteristiche rappresentano la nella sensibilità giapponese la purezza e la caducità della vita umana. Due attributi che richiamano la vita del samurai.
  • KIRI. Indica l’albero della Paulownia Imperialis. Le foglie cuoriformi e i fiori a forma di pannocchia compongono lo stemma araldico della famiglia imperiale. Questo avviene quando su tre foglie di questo albero sono postati un grappolo centrale composto da sette infiorescenze e i due laterali cinque. La Fenice si posava solo sui rami di questo albero.
  • PINO. E’ un albero che è sempre verde. Per questa ragione è il simbolo della forza e della tenacia. E’ un soggetto decorativo con significato augurale.
  • PRUNO. E’ un albero coltivato per la bellezza della sua fioritura.
  • SALICE. E’ l’emblema della grazia femminile. La leggenda narra che le anime dei defunti abitano i salici. Il salice può succedere che si trasformi in fantasma.

MOTIVI DECORATIVI FREQUENTI NELLARTE GIAPPONESE.

  • KARAKUSA. E’ un motivo decorativo composto da un intreccio di viticci vegetali. Le piante che lo formano sono: la vite, la zucca e le felci.
  • MATSUKAWA. E’ un motivo decorativo di forma geometrica che vuole stilizzare la corteccia del pino. Nelle tsuba è usato in quelle che presentano una lavorazione a traforo.

 

鍔 鐔 Tsuba

Pubblicato il

Tsuba

Tsuba

鍔 鐔 Tsuba.

La tsuba è un fondamentale componente del kodogu. [1].

È il principale elemento da annoverare nell’ornamento di una lama giapponese.

La sua scelta si colloca alla base dell’equilibrio estetico di tutta l’arma. Questo perché collabora alla realizzazione dell’armonia fra tutte le parti assemblate. Contribuendo ad ottenere un risultato che nei casi più riusciti non è certo lontano dalla perfetta proporzione.

Questo è fattibile perché la 鍔 鐔 tsuba può variare per dimensione, forma e decorazione.

Le esigenze di funzionalità e abbellimento di una lama sono modulate anche modificando queste le tre possibili variabili dell’elsa. Tsuba.

Quando si monta una lama giapponese la rispondenza alla funzione a cui è destinata unita alla ricerca nell’eleganza dell’aspetto sono necessità sempre da tenere presente.

In questo momento, la scelta più oculata consiste nell’assecondare l’elemento artistico al fine di mitigare l’aspetto offensivo. In contemporanea mettendo in atto tutte quelle sottigliezze che amplificano la già elevata efficacia.

 

Il mutare delle condizioni storiche è il motivo alla base della trasformazione delle tsuba.

 

Le else più antiche ricoprivano per lo più una funzione di protezione. In queste tsuba l’aspetto decorativo è assoggettato a quello difensivo. Questo per non far venir meno la necessaria solidità della struttura.

 

L’unificazione del Giappone conclusa da Tokugawa Ieyasu [2] permise una lunga e duratura pace.

Questa situazione influì non poco nella vita e nelle abitudini della popolazione giapponese.

Di questa nuova condizione è indiscutibile l’ampia influenza avuta sul modo di vita dei samurai e di tutte le attività a loro connesse.

Il finire dei conflitti fra i vari. Clan vede un conseguente contraccolpo sui produttori di armature, sui fabbri forgiatori di lame e sugli artigiani che si occupavano dell’ornamento delle lame.

Per tutte questi gruppi il venir meno della antecedente e ora non più primaria istanza di difesa corrisponde al crollo della richiesta.

Per questa ragione per le tsuba non è più di primaria importanza la costruzione basata su una solida struttura. Il venir meno di questa caratteristica permise la realizzazione di opere più elaborate e la ricerca di nuove tecniche decorative.

Da questo periodo in avanti la tsuba subisce un forte cambiamento.

I samurai d’alto rango seguiti dai ricchi mercanti chiedevano else di elevata qualità. Realizzate con preziosi decori. Per queste opere  erano disposti a versare notevoli quantità di denaro. Con il fine di palesare il proprio rango sociale.

 

La tsuba è l’elsa, la guardia o il paramano della spada giapponese.

E’ l’accessorio più importante per l’ornamento della lama e il più collezionato.

Realizzata in svariate forme e materiali. Al centro sempre presenta un foro di forma triangolare. Usato per il passaggio del codolo della lama. In giapponese è chiamato nagako ana. Tsuba.

Ai lati di questa apertura si possono presentare altri due fori.

Uno per l’alloggio del kozuka chiamato kozuka hitsu ana.  L’altro per la collocazione del kogai chiamato kogai hitsu ana.

Quando la tsuba è firmata dal suo creatore. La mei è posta nella parte posteriore intorno al nagako ana.

La tsuba ricopre la funzione di: equilibrare la spada e di impedire che la mano scorra lungo la lama. In duello ha la funzione di blocco contro la spinta o il taglio.

Due sono i kanji giapponesi che si possono trovare per indicare la tsuba: 鍔 e 鐔. Sono sinonimi.

Le tsuba si suddividono in scuole. Ogni scuola ha proprie peculiarità e artisti di riferimento.

La suddivisione principale è in tsuba antiche e moderne.

Le prime sono prodotte prima del XVIII secolo. Le seconde successivamente a questa data.

Di seguito i titoli degli articoli di introduzione allo studio delle singole scuole presenti In punta di penna..

 

Tsuba antiche.
Katchushi . Kamakura. Kaneie . Nobuie. Heianjo . Yoshiro . Myochin.
Kyo Sukashi . Umetada. Goto . Higo. Shoami.

 

Tsuba del periodo Edo.
Lettura dei kanji inerenti le Tsuba. Kinai. Sōten Kitagawa.
Il restauro di una tsuba Mito Artisti indipendenti Masatsugu Ichijusai e Hagiya Katsuhira. Shonai Shoami e la scuola Yasuchika
Tsuba e Tekkotsu. Mito Scuola Sekijoken e Scuola Koami. Bushu.
Choshu. Mito Scuola Yegawa e Hitotsuyanagi o Ichiryu. Suruga
Hirata. Nanban. Tanaka.
Ichinomiya. Nara. Tetsugendo Allievi Soggetti.
Hazama o Kameyama. Nara Sansaku. Tetsugendo Okamoto Naoshighe.
Ishiguro. Omori. Tsuba realizzate in metalli morbidi.
Jakushi. Otsuki. Uchikoshi.
Jakushi Kizayemon. Sanmai tsuba. Yanagawa.
Kiami.
Soten.
Yokoya.
Glossario dei termini giapponesi.
A alla J.
K alla N.
O alla Z.

 

 

 

———————–

[1]   Kodogu è l’insieme di tutti i fornimenti di una spada giapponese. Nel caso di un tachi questo assieme si chiama kanagu. Tsuba.

[2]   Tokugawa Ieyasu. 1542 – 1616. É il fautore del dominio della famiglia Tokugawa sul Giappone. Questo è permesso dalle vittorie conseguite nella battaglia di Sekigahara e dalla repressione della ribellione avvenuta ad Osaka nel 1615. Tsuba.

É nominato shogun nel 1603. Con questa investitura inizia il periodo Edo. Tsuba. 

Un’epoca caratterizza dal ininterrotto susseguirsi al governo politico e militare nel Paese di quindici appartenenti allo shogunato di Tokugawa. 

Questo lasso di tempo è caratterizzato:. Dall’isolamento della nazione,. Dalla repressione del cristianesimo e Dal confino dei commerci nell’isola artificiale di Deshima. Tsuba.

Il Clan del Tokugawa mantiene il controllo sul Giappone fino al 1868. Quando Yoshinobu Tokugawa restituì il potere all’imperatore. Tsuba.

 

La storia dell’unificazione del Giappone si ricollega a tre figure storiche: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu.

Uno dei fattori alla base della riuscita dell’ambizioso progetto di riunione del Paese è l’impiego in battaglia della polvere da sparo e del moschetto. Tsuba.

Quest’ultimo è un arma da fuoco ad avancarica e non necessita molta immaginazione per intuirne la sua potenzialità nei confronti dei tachi e degli yari.

Il merito di questa innovazione e del suo notevole uso in combattimento spetta al condottiero Oda Nobunaga.

Pubblicato il

Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e

Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e

Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

I termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

AIBAN. Indica una stampa le cui dimensioni sono di circa 20 x 30 cm.

AIZURIE. Indica delle stampe dove l’unico colore impiegato è il blu impresso in varie tonalità. Queste stampe iniziano comparire nel periodo Kansei (1789-1801). La loro nascita è permessa dall’importazione del blu di Prussia. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

BENIE.  Indica delle stampe impresse in color nero del tipo sumizuri e in seguito dipinte in color rosso.

BENIGIRAI. Stampe o dipinti privi del colore rosso.

BENIZURIE.  Indica delle stampe impresse in nero e colorate  in rosa carico e in verde mela. Successivamente si aggiunsero il giallo e il grigio.

BERORIN. Nome assunto in Giappone dal pigmento blu scuro conosciuto come. Blu di Prussia o Blu di Berlino. Disponibile sul mercato giapponese dal 1829.

BIJINGA. Stampe o dipinti che raffigurano ritratti di belle donne.

BOKASHI.  Tecnica di sfumatura del colore. Si realizzava tamponando il colore ancora fresco con uno straccio. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

CHUBAN.  Indica una stampa le cui dimensioni sono di circa 23 x 17 cm. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

DOBORI.  L’artigiano specializzato a intagliare sulle matrici i corpi dei personaggi. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

DULBAN. Indica una stampa di piccolo formato, le cui dimensioni sono di circa 23 x 17 cm.

 

EDEHON.  Manuale contenente le diverse tipologie di illustrazioni. 

EDO PERIODO. Un periodo storico della storia del Giappone compreso fra il 1603 e il 1868.

EDO.  Sino al 1868 è il nome della odierna Tokyo.

EGOYOMI. Letteralmente immagini del calendario.

Indica una stampa impressa per celebrare un nuovo anno lunare. Indica la successione dei mesi lunghi e quelli brevi dell’anno. Fino al 1873 il calendario lunare giapponese divideva i mesi in dainotsuki e shonotsuki. I primi sono i mesi composti da trenta giorni, detti lunghi. I secondi sono i mesi composti da ventinove giorni, detti corti. Ogni anno si presentava con un proprio ordine nei mesi. Questa successione è illustrata nel disegno della egoyomi, impiegando dei riferimenti al periodo celati in qualche punto della figurazione.

EHON. Un libro illustrato dove la quantità di testo è minore rispetto allo spazio destinato alle illustrazioni.

EMAKI. Letteralmente immagini arrotolate. Indica un rotolo illustrato e scritto in senso orizzontale.

ENPON. Le stampe a soggetto erotico. Poste ad illustrazione di un testo.

EZOSHI  Un testo illustrato. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

FUZOKUGA.  Letteralmente immagini di costumi e usanze. Il termine indica delle stampe o dei dipinti che raffigurano i momenti della tradizione giapponese. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

GO.  Pseudonimo assunto da un artista.

GOFUN. Pigmento proveniente dalla cottura e polverizzazione dei gusci d’ostrica. E’ di colore bianco. É impiegato da solo o mescolato ad altri colori. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

HANSHITAE. Il disegno definitivo per la realizzazione di una stampa. É usato come base per incidere la matrice di stampa silografica. 

HASHIRAE. Letteralmente immagine pilastro. Sono stampe xilografiche destinate ad ornare i pilastri delle case giapponesi tradizionali. Hanno un formato verticale. Misurano 67 cm di altezza per 12 cm. di larghezza.

HOSHOSHI.  Carta pesante ricavata dalla pianta del gelso. Usata per l’impressione di stampe di pregio.

HOSOBAN. Indica un formato di foglio stretto che misura circa cm 33 x 15 cm. Era impiegato dagli primi incisori di stampe e della scuola Katsukawa. Col tempo evolverà nel formato di foglio tanzaku. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

ISHIZURIE. Letteralmente stampa su pietra. Una stampa con disegno e testo in bianco posti su di sfondo nero. E’ l’opposto del sumizurie. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

KABUKI. Rappresentazione teatrale. Si afferma in Giappone agli inizi del XVII secolo.

KAKEJIKU o KAKEMONO.  Un immagine dipinta o stampata contenuta all’interno di rotolo da esporre appeso verticalmente a un muro.

KAKEMONOE.  Dapprima una stampa colorata a mano, In seguito una stampa di grande formato oltre i 56 x 30 cm. Il foglio di stampa si otteneva dall’unione di due ooban.

KAKIHAN. Firma o sigillo dell’artista.

KAO.  Sigla dell’artista apposta sugli oggetti d’arte dopo la firma o in sua sostituzione. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

KARAZURI. Incisione ottenuta stampando il foglio su una matrice silografica non inchiostrata. L’impressione genera il contorno in rilievo della figura incisa nel colore del foglio. Con questa tecnica Harunobu otteneva la neve, i broccati bianchi e le fioriture..

KASHIRABORI. L’artigiano specializzato nell’intaglio sulle matrici delle teste dei personaggi.

KIRAZURI.  Una stampa con lo sfondo realizzato con l’uso della mica chiara o scura. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

KIWAME. Letteralmente approvatoLa commercializzazione della stampa poteva avvenire solo dopo l’apposizione del sigillo censore.

KOBAN.  Letteralmente stampa piccola. L’ukiyo-e misura circa 12 x 19 cm.

KOBAN TATEE. Una stampa in formato koban a sviluppo verticale.

KOBAN YOKOE. Una stampa in formato koban a sviluppo orizzontale.

KUNIMI. Il soggetto è raffigurato con una visuale posta molto al di sopra della figura. Ha analogia con le immagini chiamate prospettive a volo d’uccello

KYOGOZURI. Prova di stampa impressa in color nero su foglio bianco. Usata come riferimento per la realizzazione di tutte le diverse matrici necessarie all’impressione della stampa. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

MAKIE. Letteralmente immagine spruzzata. Tecnica che prevede di spruzzare sul foglio già stampato di un velo di collante che permetterà l’applicazione di piccoli frammenti d’oro, d’argento o mica. 

MANGA.  Uno schizzo che raffigura un soggetto disegnato in modo schematico e vago.

MEISHOKU.  Stampato illustrato a descrizione di un luogo di interesse turistico. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

MIE.  La postura assunta da un attore kabuki sul palcoscenico. É caratterizzata da pochi secondi di immobilità. Serve a indicare un momento significativo della narrazione.

MON.  Un simbolo che identifica un qualcosa o un qualcuno. Per esempio:. Un clan, un attore, una cortigiana.

MUSHAE. Immagini che raffigurano i guerrieri famosi. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

NAGABAN. Letteralmente stampe lunghe. Identifica le stampe con misure dai 47 ai 52 cm di altezza e dai 17 ai 25 cm di base. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

NAGABAN TATEE.  Una stampa in formato nagaban a sviluppo verticale.

NISHIKIE.  Letteralmente immagini broccato. Una silografia policroma che si presenta al suo massimo stadio di sviluppo tecnico. Dove ogni colore corrisponde a una matrice e la stampa di tutti i blocchi in legno crea un’unica immagine completa. Sono dette anche EdoE.

NO.  Forma di rappresentazione teatrale nata in Giappone nel XIV secolo. 

 

OBAN.  Letteralmente stampa grande. Indica una stampa di grande formato. Comprende le stampe con misure dai 36 ai 39 cm di altezza e dai 25 ai 27 cm di base. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

OBAN YOKOE.  Una stampa in formato oban a sviluppo orizzontale.

OKUBIE.  Letteralmente teste grandi. Stampe dove il soggetto è un ritratto di una figura umana, posta in primo piano.

ONNAGATA.  Attori del teatro kabuki specializzati a recitare in ruoli femminili.

OOBAN o DAIOBAN. Formato di foglio con dimensioni di circa 52 x 38 cm.

ORIHON. Letteralmente libro pieghevole. Libro che si apre a fisarmonica. Di dimensioni maggiori rispetto ai più diffusi ehon. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

RAKKAN. E’ il punto del dipinto o della calligrafia dove sono manoscritti e leggibili:. Il luogo di esecuzione,. La data di realizzazione,. Il nome e i sigilli dell’artista. Nelle ukiyoe tutti questi dati compaiono impressi. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

SASHIE.  Una illustrazione posta a migliorare la comprensione di una parte di testo. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

SEAMEN. Indica la superficie di ventaglio pieghevole.

SHASHIN.  Indica un dipinto o una stampa di un luogo nel quale l’artista si è recato di persona.

SHIKISHIBAN. Letteralmente stampa quadrata. Indica una stampa di forma quasi quadrata che misura circa 21 x 18 cm. Il termine deriva dalla parola shikishi che indica una spessa carta di riso di forma quadrata.

SHITAE. E’ lo schizzo preliminare per una stampa disegnato dall’autore.

SHUNGA. Letteralmente immagine della primavera. Un eufemismo dell’atto sessuale. Il termine indica delle stampe o dei dipinti a soggetto erotico. A seguito della censura erano raramente firmati dall’autore e di vendita ai margini della legalità.  La forte domanda e il prezzo di vendita elevato fece si che pochi artisti non li producessero. 

SUMIZURI. Procedimento di stampa con il solo inchiostro nero. Si stampavano usando il sumi, Un inchiostro di colore nero e brillante derivato dalla fuliggine.

SUMIZURIE. Stampa realizzata con il solo inchiostro nero.

SURIMONO. Letteralmente cosa impressa. Indica delle stampe silografiche prodotte in piccole quantità, di varie dimensioni, impresse con grande cura tanto da includere la presenza di oro e argento. Erano di commissione privata. Ordinate  per celebrare un evento speciale e destinate a un ristretto pubblico colto e raffinato. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

TAN’E. Indica delle stampe impresse in color nero del tipo sumizuri e in seguito dipinte in color arancio. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

TANZAKU. Indica un formato di stampa verticale. Il nome deriva dalle strisce verticali di carta usate per comporre le poesie. Possono avere un altezza di circa 34 cm. La base è di circa 12 cm. Nei chutanzaku,i tanzaku di medie dimensioni la base non supera i 13 cm. Nei Otanzaku,i tanzaku di grande dimensione la base non supera i 16 cm. 

 

UCHIWAE. Letteralmente immagine ventaglio. Stampa ideata per essere applicata sul fronte di un ventaglio. Le dimensioni e la composizione sono vincolate dall’uso. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

UKIE. Letteralmente immagine in prospettiva. Il soggetto della stampa o del dipinto è realizzato avvalendosi della prospettiva.

UKIYO BUNKA.  Letteralmente cultura del mondo fluttuante. Indica la cultura che si sviluppa nella città di Edo durante il periodo Edo. Le ukiyoe sono una delle forme di espressione della Ukiyo Bunka.

URUSHIE.  Letteralmente stampe laccate. Tecnica che prevedeva l’applicazione di un collante su parte del foglio impresso al fine di ottenere un effetto di brillantezza. Le parti di color nero erano le più adatte a subire questo procedimento.

Un glossario dei termini giapponesi inerenti le stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e

 

 

Ukiyoe Le fluttuanti stampe giapponesi.

 

 

La nascita delle incisioni Ukiyo-e.

 

 

La tecnica delle xilografie Ukiyo-e.

 

 

Le caratteristiche delle silografie Ukiyo-e. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

 

Gli incisori delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

 

Kitagawa Utamaro e Katsushika Hokusai.

 

 

Utagawa Hiroshige e Toshusai Sharaku.

 

 

 

I netsuke della collezione Lanfranchi.

 

 

La perdita d’importanza del netsukè e l’affermazione dell’okimono.

 

 

Inro 印籠 Netsuke 根付 Sagemono 下げ物  Suzuribako 硯箱.

 

 

Il cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

 

 

Le ceramiche di Sumida Gawa.

 

 

Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.

 

 

La tecnica e il metodo del Kintsugi in Giappone.

 

 

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

 

Galli e galline nella tradizione giapponese.

 

 

L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

L’Esposizione d’arte giapponese a Roma nel 1930.

 

 

Delle isole del Giappone Descrizioni tratte dai libri antichi.

 

 

Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto,. Cina,. Giappone,. Siberia e Russia.

 

 

Nell’immagine. Autore Utagawa Kuniyoshi. Titolo Sakana no kokoro il cuore dei pesci. Tecnica Nishikie. Xilografia policroma.

Pubblicato il

Elefante e arte giapponese

L’elefante e l'arte giapponese

L’elefante e l’arte giapponese.

L’elefante e l’arte giapponese a primo acchito sembrano incompatibili.

 

Il soggetto appartiene alla cultura asiatica. Ambito nel quale assume numerosi significati. In Oriente l’elefante rappresenta la: forza, saggezza, prudenza, mansuetudine e l’energia.

Pensare all’arte che si è sviluppata in Giappone e collegare gli elefanti non è certo un’associazione comune.

L’elefante nell’arte giapponese è un soggetto non frequente. Un argomento proveniente da territori lontani.

L’elefante e l’arte giapponese.

É un modello privo dell’origine locale.

Una figura lontana dalle raffigurazioni di animali che popolano quel mondo.

Solo cercando con cura, scopriamo che questo pachiderma non è proprio sconosciuto agli artisti operanti nel Paese del Sol Levante.

L’elefante nell’arte giapponese è conosciuto solo per mezzo delle raffigurazioni provenienti dalla Cina. Oppure per l’avorio tratto dalle loro zanne. Materiale lavorato da lungo tempo e da molti artisti intagliatori. Usato per realizzare degli oggetti d’uso e decorativi.

 

Nell’antico Giappone gli elefanti erano considerati l’emblema della saggezza.

Questo animale giunse fisicamente sul suolo giapponese nella prima metà del XVIII secolo. Era un dono del re del Siam. L’elefante e l’arte giapponese.

 

Al giorno d’oggi è un regalo proveniente da un paese scomparso. Ora identificabile con il territorio dell’odierna Thailandia.

A questo periodo si fa risalire il primo reale contatto fra l’elefante e l’arte giapponese.

Un aneddoto è alla base di questo incontro. Una storia che non tardò a diventare un soggetto nelle opere di molti artisti. Acquisendo, in un secondo tempo, un ulteriore significato.

Si narra che la notizia dell’arrivo in terra giapponese dell’elefante avesse incuriosito moltissime persone.

Molti si recavano ad ammirare quello che i giapponesi dell’epoca identificavano come la più bella opera fuoriuscita dalla creazione.

Fra questi individui vi era anche un gruppo di persone private della vista. Questa loro mancanza permetteva loro la percezione dell’animale con il solo uso del tatto.

 

La costrizione non impaurì gli otto uomini che curiosi circondarono l’animale.

Le notevoli dimensioni del mammifero permisero ad ogni non vedente l’esame di una piccola parte del pachiderma.

Ognuno di loro cercò di descrivere il mammifero. Rifacendosi alla porzione che gli competeva e alle proprie sensazioni.

Come è logico intuire, tutte le narrazioni differiscono e in nessun caso rispecchiano la realtà.

Come spesse volte accade nella terra di Yamato, con il passare del tempo questo aneddoto acquisisce un significato ulteriore.

Diventando il monito a non giudicare da un solo punto di vista ciò che non si conosce.

Hokusai, con la sua usuale grande arguzia, illustrò questa situazione. L’elefante e l’arte giapponese.

 

Raffigurandola in una stampa. L’incisione appartiene alla raccolta Sillabario per trasmettere il vero spirito.

L’elefante è anche il riferimento per l’identificazione di due personaggi che si possono ritrovare raffigurati nell’arte giapponese.

Sono: Tai Shun e Kokusenya.

Tai Shun è usualmente rappresentato come un ragazzo con un elefante.

Figlio di Ku Sow, un vecchio cieco. É inviato dai genitori sulle montagne a coltivare la terra. 

Accettando il suo destino, partì e si predispose al duro lavoro.

Nel suo faticoso compito trovò l’aiuto di un elefante. Il pachiderma trainava l’aratro nel campo. Arando al suo posto.

L’imperatore Yao, conosciuta la condizione del ragazzo, provò per lui della pietà.

Per compensarlo, gli diede una delle sue figlie come moglie. Questo permise a Tai Shun di diventare il successore al trono imperiale.

La vita di questo ragazzo è identificata come uno dei ventiquattro modelli di virtù dei figli.

Kokusenya è un famoso pirata.

Vissuto nel diciassettesimo secolo e catturato nell’isola di Formosa.

Figlio di un padre di origine cinese di nome Cheng Che Lung e di una madre giapponese. É chiamato dai gesuiti Coxinga.

Un umorismo macabro è la caratteristica di tutte le sue audaci azioni. Peculiarità che lo porterà alla notorietà.

Raffigurato come un uomo di piccola statura. É colto nell’atto del furto di una tigre o di un largo elefante, mentre si allontana dal luogo della rapina con l’inusuale bottino.

La raffigurazione dell’elefante è entrata anche a far parte dell’ornamento degli accessori  delle lame giapponesi.

Dal era Kyōhō, 1716-1735, si realizzano tsuba raffiguranti un elefante. Yasuchika è il primo artista a introdurre questo soggetto. L’elefante e l’arte giapponese.

 

L’iconografia del Buddismo permette altre comparse dell’elefante.

Nel testo del Sutra del Loto è citata la divinità buddista chiamata in Giappone Fugen Bosatsu e Pu Hien in Cina.

Deità raffigurata seduta su un elefante. L’animale alcune volte presenta la pelle bianca.

Più raramente Fugen Bosatsu figura fra un gruppo di elefanti.

Può succedere che l’elefante o gli elefanti presentino tre paia di zanne.

Il più delle volte è rappresentato mentre fra le mani regge un rotolo scritto. Più raramente con un fiore di loto.

É la divinità che impersona gli insegnamenti del Buddha. Un dispensatore della conoscenza e della saggezza.

In Giappone la qualifica di Bosatsu è riservata ad individuo che può accedere al Nirvana ma, che volontariamente rimanda l’ingresso.

 

E’ un uomo che ha concluso il suo ciclo delle rinascite. Deciso di non entrare nel Nirvana fino a quando tutte le altre creature non potranno accedervi con lui. In attesa di quel momento si dedica all’aiuto e alla salvezza di chi è ancora vincolato dal proprio karma.

Quando l’elefante nell’arte giapponese si presenta di color bianco è l’animale sacro al Buddha. L’elefante e l’arte giapponese.

 

Questo legame nasce perché il pachiderma partecipa alla nascita del principe Siddhārtha Gautama, colui che diventerà il Buddha. Intervento che varia nei modi a seconda della fonte avvalorata ma, sempre riconosciuto.

Una curiosità, leggendo un fumetto giapponese, il verso dell’elefante è scritto paooooooon. L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

 

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

 

Galli e galline nella tradizione giapponese.

 

 

 

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

 

 

Glossario dei termini giapponesi inerenti le stampe giapponesi ukiyoe.

 

 

 

I netsuke della collezione Lanfranchi.

 

 

 

La perdita d’importanza del netsukè e l’affermazione dell’okimono.

 

 

Nell’immagine:. La silografia intitolata Gunmozo o naderu. In lingua italiana: Ciechi che misurano un elefante. Illustrazione disegnata da Hokusai. Appartenete all’ottavo volume del Denkaishu shin Hokusai Manga. In italiano: Educazione dei principianti tramite lo spirito delle cose Schizzi sparsi.
Hokusai con la sua usuale grande arguzia illustra l’episodio degli otto non vedenti che esaminano un elefante. L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

Inro 印籠 Netsuke 根付 Sagemono 下げ物  Suzuribako 硯箱.

 

 

 

Il cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

 

 

 

Le ceramiche di Sumida Gawa.

 

 

 

Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.

 

 

 

La tecnica e il metodo del Kintsugi in Giappone.

 

 

 

l’Esposizione d’arte giapponese a Roma nel 1930.

 

 

 

Delle isole del Giappone Descrizioni tratte dai libri antichi.

 

 

 

Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto, Cina, Giappone, Siberia e Russia.