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Soggetti decorativi raffigurati sulle tsuba o elsa della spada giapponese

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Soggetti decorativi raffigurati sulle tsuba o elsa della spada giapponese

 

Molteplici sono i soggetti decorativi raffigurati sulle tsuba o elsa della spada giapponese.

Tutti questi elementi decorativi sono in primo luogo una parte dell’iconografia dell’arte giapponese. Come tali sono comuni a tutte le forme d’espressione quel popolo giapponese.

I soggetti decorativi erano e sono tratti: dalla natura. dalla realtà. da eventi storici. dalla mitologia e dai simboli araldici.

Non mancano gli elementi astratti.

Quindi una grande molteplicità di temi.

I fabbricanti di tsuba o elsa della spada giapponese traevano spunto dalle illustrazioni riportate su appositi libri.

Per questa ragione, nella produzione più corrente, può capitare di trovare delle tsuba identiche ma opera di autori diversi.

La raffigurazione può avvenire usando molteplici tecniche artistiche.

Di seguito un elenco per genere dei decori e dei soggetti più frequenti da reperire sulle tsuba o elsa della spada giapponese.

Tutti i soggetti sono illustrati con il loro significato. Tratto dall’iconografia dell’arte del Giappone.

 

ANIMALI REALI DEL CIELO.

  • AIRONE. E’ il simbolo della purezza. Evoca l’arrivo della stagione dell’autunno.
  • ANATRA MANDARINA. E’ l’emblema della felicità coniugale.
  • CICOGNA. E’ un animale molto venerato. Non di rado è rappresentata unita alla figura di un saggio. Rappresenta simbolicamente la longevità.
  • FALCO. E’ un animale molto amato. Era utilizzato solo dalla classe nobiliare per compire le battute di caccia
  • GALLO. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. Al gallo è attribuita la virtù del coraggio.
  • GRU. E’ il simbolo della felicità e della fedeltà matrimoniale.
  • OCA SELVATICA. E’ il simbolo del principio maschile Yang. E’ associata alla luce perché durante la migrazione segue il sole al cambiare della stagioni.
  • PIPISTRELLO. E’ il simbolo della notte. Il carattere giapponese che lo identifica ha una seconda lettura che significa “buona fortuna”. Per questa ragione è un soggetto decorativo con significato augurale.

DELL’ACQUA.

  • ARAGOSTA. E’ un soggetto decorativo con significato augurale. Rappresenta simbolicamente il nuovo anno e la longevità.
  • TARTARUGA E’ il simbolo della longevità. La leggenda narra che quando una tartaruga compie mille anni sulla sua coda cominciano a crescere delle lunghe alghe.

DELLA TERRA.

  • GATTO E’ considerato un animale prezioso. Cacciando i topi preserva l’integrità delle biblioteche. Ed è utile nella casa. Nell’antichità era animale non comune. Pare sia giunto in Giappone insieme alla religione Buddista.
  • RAGNO E’ rappresentato mentre tesse la tela. E’ il simbolo della abilità e della diligenza. Può succede che la notte il ragno si trasformi in demone che tesse inganni od eserciti magie.
  • TIGRE. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. Rappresenta simbolicamente la forza. La raffigurazione unita al bambù porta con se l’insegnamento che anche l’animale più forte sulla terra deve ricercare riparo dalla furia degli elementi.
  • TOPO. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. Rappresenta simbolicamente l’abbondanza

ANIMALI E FIGURE IMMAGINARIE.

  • CONIGLIO LUNARE. E’ un coniglio che vive sulla luna. La credenza nasce dalla possibilità di vedere sulla faccia illuminata della luna piena la figura di un coniglio seduto sulle zampe posteriori. Per questa sua corrispondenza con la luna è rappresentato mentre prepara il mochi. Un preparato gastronomico  a base di riso glutinoso che nella tradizione giapponese ha origine lunare.
  • DRAGO. E’ uno dei dodici animali dello zodiaco. E’ un soggetto molto frequente nell’arte orientale. Può essere raffigurato fra le nuvole o fra le onde acquatiche. E’ un soggetto decorativo con significato di buon auspicio.
  • FENICE. E’ l’uccello dell’immortalità e il simbolo delle principali virtù. La leggenda vuole che compaia sulla terra ogni mille anni. Si credeva facesse il nido tra i rami dell’albero di Kiri e che mangiasse solo di semi di bambù.
  • MILLEPIEDI. Una leggenda narra che nella provincia di Ōmi, ora prefettura di Shiga, viveva un gigantesco millepiedi. Sfuggito a molte trappole. Tawara Toda lo uccise con una freccia.
  • ONI. E’ un nome generico per i demoni. A loro sono riconducibili i mali fisici e morali che affliggono gli uomini. Frequente raffigurati mentre compiono dispetti.
  • SHISHI. Raffigurano il leone. Un animale poco conosciuto do conseguenza raffigurato di fantasia.
  • SHOKI. E’ uno spirito scaccia diavoli.

I FIORI.

  • CRISANTEMO. E’ un fiore molto amato. Lo stemma araldico della famiglia imperiale è composto da un fiore di crisantemo.
  • GLICINE. E’ raffigurato il fiore. Uno stemma araldico composto da questo fiore identifica il clan dei Fujiwara.
  • LOTO. Nella dottrina buddista il fiore del loto è considerato il simbolo della perfezione. Nasce nel fango. Da dove si eleva con grande bellezza. Per questa ragione è associato alla purezza.
  • ORCHIDEA. E’ chiamata Furan che significa orchidea del vento o orchidea dei samurai.
  • PEONIA. E’ un fiore che simboleggia la primavera. Se rappresenta assieme ad un shishi simboleggia il potere imperiale.
  • ZUCCA. E’ l’emblema della longevità. Il suo uso più frequente è come motivo decorativo naturalistico. E’ il simbolo del celibato dei preti buddisti.

LE PIANTE

  • AOI. E’ una pianta appartenente alla famiglia delle malvacee. Uno stemma araldico composto da tre foglie di Aoi identifica il clan dei Tokugawa.
  • BAMBÙ. E’ un soggetto decorativo con significato augurale. Rappresenta simbolicamente la fedeltà e la longevità. In Giappone ha molteplici utilizzi in architettura, nei giardini e nella costruzione di utensili.
  • CILIEGIO. E’ un albero con una fioritura breve e intensa. Queste caratteristiche rappresentano la nella sensibilità giapponese la purezza e la caducità della vita umana. Due attributi che richiamano la vita del samurai.
  • KIRI. Indica l’albero della Paulownia Imperialis. Le foglie cuoriformi e i fiori a forma di pannocchia compongono lo stemma araldico della famiglia imperiale. Questo avviene quando su tre foglie di questo albero sono postati un grappolo centrale composto da sette infiorescenze e i due laterali cinque. La Fenice si posava solo sui rami di questo albero.
  • PINO. E’ un albero che è sempre verde. Per questa ragione è il simbolo della forza e della tenacia. E’ un soggetto decorativo con significato augurale.
  • PRUNO. E’ un albero coltivato per la bellezza della sua fioritura.
  • SALICE. E’ l’emblema della grazia femminile. La leggenda narra che le anime dei defunti abitano i salici. Il salice può succedere che si trasformi in fantasma.

MOTIVI DECORATIVI FREQUENTI NELLARTE GIAPPONESE.

  • KARAKUSA. E’ un motivo decorativo composto da un intreccio di viticci vegetali. Le piante che lo formano sono: la vite, la zucca e le felci.
  • MATSUKAWA. E’ un motivo decorativo di forma geometrica che vuole stilizzare la corteccia del pino. Nelle tsuba è usato in quelle che presentano una lavorazione a traforo.

 

鍔 鐔 Tsuba

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Tsuba

Tsuba

鍔 鐔 Tsuba.

鍔 鐔 La tsuba è un fondamentale componente del kodogu. [1].

È il principale elemento da annoverare nell’ornamento di una lama giapponese.

La sua scelta si colloca alla base dell’equilibrio estetico di tutta l’arma. Questo perché collabora alla realizzazione dell’armonia fra tutte le parti assemblate. Contribuendo ad ottenere un risultato che nei casi più riusciti non è certo lontano dalla perfetta proporzione.

Questo è fattibile perché la 鍔 鐔 tsuba può variare per dimensione, forma e decorazione.

Le esigenze di funzionalità e abbellimento di una lama sono modulate anche modificando queste le tre possibili variabili dell’elsa. Tsuba.

Quando si monta una lama giapponese la rispondenza alla funzione a cui è destinata unita alla ricerca nell’eleganza dell’aspetto sono necessità sempre da tenere presente.

In questo momento, la scelta più oculata consiste nell’assecondare l’elemento artistico al fine di mitigare l’aspetto offensivo. In contemporanea mettendo in atto tutte quelle sottigliezze che amplificano la già elevata efficacia.

 

Il mutare delle condizioni storiche è il motivo alla base della trasformazione delle tsuba.

 

Le else più antiche ricoprivano per lo più una funzione di protezione. In queste tsuba l’aspetto decorativo è assoggettato a quello difensivo. Questo per non far venir meno la necessaria solidità della struttura.

 

L’unificazione del Giappone conclusa da Tokugawa Ieyasu [2] permise una lunga e duratura pace.

Questa situazione influì non poco nella vita e nelle abitudini della popolazione giapponese.

Di questa nuova condizione è indiscutibile l’ampia influenza avuta sul modo di vita dei samurai e di tutte le attività a loro connesse.

Il finire dei conflitti fra i vari. Clan vede un conseguente contraccolpo sui produttori di armature, sui fabbri forgiatori di lame e sugli artigiani che si occupavano dell’ornamento delle lame.

Per tutte questi gruppi il venir meno della antecedente e ora non più primaria istanza di difesa corrisponde al crollo della richiesta.

Per questa ragione per le tsuba non è più di primaria importanza la costruzione basata su una solida struttura. Il venir meno di questa caratteristica permise la realizzazione di opere più elaborate e la ricerca di nuove tecniche decorative.

Da questo periodo in avanti la tsuba subisce un forte cambiamento.

I samurai d’alto rango seguiti dai ricchi mercanti chiedevano else di elevata qualità. Realizzate con preziosi decori. Per queste opere  erano disposti a versare notevoli quantità di denaro. Con il fine di palesare il proprio rango sociale.

 

鍔 鐔 La tsuba è l’elsa, la guardia o il paramano della spada giapponese.

E’ l’accessorio più importante per l’ornamento della lama e il più collezionato.

Realizzata in svariate forme e materiali. Al centro sempre presenta un foro di forma triangolare. Usato per il passaggio del codolo della lama. In giapponese è chiamato nagako ana. Tsuba.

Ai lati di questa apertura si possono presentare altri due fori.

Uno per l’alloggio del kozuka chiamato kozuka hitsu ana.  L’altro per la collocazione del kogai chiamato kogai hitsu ana.

Quando la tsuba è firmata dal suo creatore. La mei è posta nella parte posteriore intorno al nagako ana.

La tsuba ricopre la funzione di: equilibrare la spada e di impedire che la mano scorra lungo la lama. In duello ha la funzione di blocco contro la spinta o il taglio.

Due sono i kanji giapponesi che si possono trovare per indicare la tsuba: 鍔 e 鐔. Sono sinonimi.

Le tsuba si suddividono in scuole. Ogni scuola ha proprie peculiarità e artisti di riferimento.

La suddivisione principale è in tsuba antiche e moderne.

Le prime sono prodotte prima del XVIII secolo. Le seconde successivamente a questa data.

Di seguito i titoli degli articoli di introduzione allo studio delle singole scuole presenti In punta di penna..

 

Tsuba antiche.
Katchushi . Kamakura. Kaneie . Nobuie. Heianjo . Yoshiro . Myochin.
Kyo Sukashi . Umetada. Goto . Higo. Shoami.

 

Tsuba del periodo Edo.
Lettura dei kanji inerenti le Tsuba. Kinai. Sōten Kitagawa.
Il restauro di una tsuba Mito Artisti indipendenti Masatsugu Ichijusai e Hagiya Katsuhira. Shonai Shoami e la scuola Yasuchika
Tsuba e Tekkotsu. Mito Scuola Sekijoken e Scuola Koami. Bushu.
Choshu. Mito Scuola Yegawa e Hitotsuyanagi o Ichiryu. Suruga
Hirata. Nanban. Tanaka.
Ichinomiya. Nara. Tetsugendo Allievi Soggetti.
Hazama o Kameyama. Nara Sansaku. Tetsugendo Okamoto Naoshighe.
Ishiguro. Omori. Tsuba realizzate in metalli morbidi.
Jakushi. Otsuki. Uchikoshi.
Jakushi Kizayemon. Sanmai tsuba. Yanagawa.
Kiami.
Soten.
Yokoya.
Glossario dei termini giapponesi.
A alla J.
K alla N.
O alla Z.

 

 

 

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[1]   Kodogu è l’insieme di tutti i fornimenti di una spada giapponese. Nel caso di un tachi questo assieme si chiama kanagu. Tsuba.

[2]   Tokugawa Ieyasu. 1542 – 1616. É il fautore del dominio della famiglia Tokugawa sul Giappone. Questo è permesso dalle vittorie conseguite nella battaglia di Sekigahara e dalla repressione della ribellione avvenuta ad Osaka nel 1615. Tsuba.

É nominato shogun nel 1603. Con questa investitura inizia il periodo Edo. Tsuba. 

Un’epoca caratterizza dal ininterrotto susseguirsi al governo politico e militare nel Paese di quindici appartenenti allo shogunato di Tokugawa. 

Questo lasso di tempo è caratterizzato:. Dall’isolamento della nazione,. Dalla repressione del cristianesimo e Dal confino dei commerci nell’isola artificiale di Deshima. Tsuba.

Il Clan del Tokugawa mantiene il controllo sul Giappone fino al 1868. Quando Yoshinobu Tokugawa restituì il potere all’imperatore. Tsuba.

 

La storia dell’unificazione del Giappone si ricollega a tre figure storiche: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu.

Uno dei fattori alla base della riuscita dell’ambizioso progetto di riunione del Paese è l’impiego in battaglia della polvere da sparo e del moschetto. Tsuba.

Quest’ultimo è un arma da fuoco ad avancarica e non necessita molta immaginazione per intuirne la sua potenzialità nei confronti dei tachi e degli yari.

Il merito di questa innovazione e del suo notevole uso in combattimento spetta al condottiero Oda Nobunaga.

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Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e

Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e

Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

I termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

AIBAN. Indica una stampa le cui dimensioni sono di circa 20 x 30 cm.

AIZURIE. Indica delle stampe dove l’unico colore impiegato è il blu impresso in varie tonalità. Queste stampe iniziano comparire nel periodo Kansei (1789-1801). La loro nascita è permessa dall’importazione del blu di Prussia. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

BENIE.  Indica delle stampe impresse in color nero del tipo sumizuri e in seguito dipinte in color rosso.

BENIGIRAI. Stampe o dipinti privi del colore rosso.

BENIZURIE.  Indica delle stampe impresse in nero e colorate  in rosa carico e in verde mela. Successivamente si aggiunsero il giallo e il grigio.

BERORIN. Nome assunto in Giappone dal pigmento blu scuro conosciuto come. Blu di Prussia o Blu di Berlino. Disponibile sul mercato giapponese dal 1829.

BIJINGA. Stampe o dipinti che raffigurano ritratti di belle donne.

BOKASHI.  Tecnica di sfumatura del colore. Si realizzava tamponando il colore ancora fresco con uno straccio. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

CHUBAN.  Indica una stampa le cui dimensioni sono di circa 23 x 17 cm. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

DOBORI.  L’artigiano specializzato a intagliare sulle matrici i corpi dei personaggi. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

DULBAN. Indica una stampa di piccolo formato, le cui dimensioni sono di circa 23 x 17 cm.

 

EDEHON.  Manuale contenente le diverse tipologie di illustrazioni. 

EDO PERIODO. Un periodo storico della storia del Giappone compreso fra il 1603 e il 1868.

EDO.  Sino al 1868 è il nome della odierna Tokyo.

EGOYOMI. Letteralmente immagini del calendario.

Indica una stampa impressa per celebrare un nuovo anno lunare. Indica la successione dei mesi lunghi e quelli brevi dell’anno. Fino al 1873 il calendario lunare giapponese divideva i mesi in dainotsuki e shonotsuki. I primi sono i mesi composti da trenta giorni, detti lunghi. I secondi sono i mesi composti da ventinove giorni, detti corti. Ogni anno si presentava con un proprio ordine nei mesi. Questa successione è illustrata nel disegno della egoyomi, impiegando dei riferimenti al periodo celati in qualche punto della figurazione.

EHON. Un libro illustrato dove la quantità di testo è minore rispetto allo spazio destinato alle illustrazioni.

EMAKI. Letteralmente immagini arrotolate. Indica un rotolo illustrato e scritto in senso orizzontale.

ENPON. Le stampe a soggetto erotico. Poste ad illustrazione di un testo.

EZOSHI  Un testo illustrato. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

FUZOKUGA.  Letteralmente immagini di costumi e usanze. Il termine indica delle stampe o dei dipinti che raffigurano i momenti della tradizione giapponese. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

GO.  Pseudonimo assunto da un artista.

GOFUN. Pigmento proveniente dalla cottura e polverizzazione dei gusci d’ostrica. E’ di colore bianco. É impiegato da solo o mescolato ad altri colori. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

HANSHITAE. Il disegno definitivo per la realizzazione di una stampa. É usato come base per incidere la matrice di stampa silografica. 

HASHIRAE. Letteralmente immagine pilastro. Sono stampe xilografiche destinate ad ornare i pilastri delle case giapponesi tradizionali. Hanno un formato verticale. Misurano 67 cm di altezza per 12 cm. di larghezza.

HOSHOSHI.  Carta pesante ricavata dalla pianta del gelso. Usata per l’impressione di stampe di pregio.

HOSOBAN. Indica un formato di foglio stretto che misura circa cm 33 x 15 cm. Era impiegato dagli primi incisori di stampe e della scuola Katsukawa. Col tempo evolverà nel formato di foglio tanzaku. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

ISHIZURIE. Letteralmente stampa su pietra. Una stampa con disegno e testo in bianco posti su di sfondo nero. E’ l’opposto del sumizurie. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

KABUKI. Rappresentazione teatrale. Si afferma in Giappone agli inizi del XVII secolo.

KAKEJIKU o KAKEMONO.  Un immagine dipinta o stampata contenuta all’interno di rotolo da esporre appeso verticalmente a un muro.

KAKEMONOE.  Dapprima una stampa colorata a mano, In seguito una stampa di grande formato oltre i 56 x 30 cm. Il foglio di stampa si otteneva dall’unione di due ooban.

KAKIHAN. Firma o sigillo dell’artista.

KAO.  Sigla dell’artista apposta sugli oggetti d’arte dopo la firma o in sua sostituzione. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

KARAZURI. Incisione ottenuta stampando il foglio su una matrice silografica non inchiostrata. L’impressione genera il contorno in rilievo della figura incisa nel colore del foglio. Con questa tecnica Harunobu otteneva la neve, i broccati bianchi e le fioriture..

KASHIRABORI. L’artigiano specializzato nell’intaglio sulle matrici delle teste dei personaggi.

KIRAZURI.  Una stampa con lo sfondo realizzato con l’uso della mica chiara o scura. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

KIWAME. Letteralmente approvato. La commercializzazione della stampa poteva avvenire solo dopo l’apposizione del sigillo censore.

KOBAN.  Letteralmente stampa piccola. L’ukiyo-e misura circa 12 x 19 cm.

KOBAN TATEE. Una stampa in formato koban a sviluppo verticale.

KOBAN YOKOE. Una stampa in formato koban a sviluppo orizzontale.

KUNIMI. Il soggetto è raffigurato con una visuale posta molto al di sopra della figura. Ha analogia con le immagini chiamate prospettive a volo d’uccello. 

KYOGOZURI. Prova di stampa impressa in color nero su foglio bianco. Usata come riferimento per la realizzazione di tutte le diverse matrici necessarie all’impressione della stampa. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

MAKIE. Letteralmente immagine spruzzata. Tecnica che prevede di spruzzare sul foglio già stampato di un velo di collante che permetterà l’applicazione di piccoli frammenti d’oro, d’argento o mica. 

MANGA.  Uno schizzo che raffigura un soggetto disegnato in modo schematico e vago.

MEISHOKU.  Stampato illustrato a descrizione di un luogo di interesse turistico. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

MIE.  La postura assunta da un attore kabuki sul palcoscenico. É caratterizzata da pochi secondi di immobilità. Serve a indicare un momento significativo della narrazione.

MON.  Un simbolo che identifica un qualcosa o un qualcuno. Per esempio:. Un clan, un attore, una cortigiana.

MUSHAE. Immagini che raffigurano i guerrieri famosi. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

NAGABAN. Letteralmente stampe lunghe. Identifica le stampe con misure dai 47 ai 52 cm di altezza e dai 17 ai 25 cm di base. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

NAGABAN TATEE.  Una stampa in formato nagaban a sviluppo verticale.

NISHIKIE.  Letteralmente immagini broccato. Una silografia policroma che si presenta al suo massimo stadio di sviluppo tecnico. Dove ogni colore corrisponde a una matrice e la stampa di tutti i blocchi in legno crea un’unica immagine completa. Sono dette anche EdoE.

NO.  Forma di rappresentazione teatrale nata in Giappone nel XIV secolo. 

 

OBAN.  Letteralmente stampa grande. Indica una stampa di grande formato. Comprende le stampe con misure dai 36 ai 39 cm di altezza e dai 25 ai 27 cm di base. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

OBAN YOKOE.  Una stampa in formato oban a sviluppo orizzontale.

OKUBIE.  Letteralmente teste grandi. Stampe dove il soggetto è un ritratto di una figura umana, posta in primo piano.

ONNAGATA.  Attori del teatro kabuki specializzati a recitare in ruoli femminili.

OOBAN o DAIOBAN. Formato di foglio con dimensioni di circa 52 x 38 cm.

ORIHON. Letteralmente libro pieghevole. Libro che si apre a fisarmonica. Di dimensioni maggiori rispetto ai più diffusi ehon. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

RAKKAN. E’ il punto del dipinto o della calligrafia dove sono manoscritti e leggibili:. Il luogo di esecuzione,. La data di realizzazione,. Il nome e i sigilli dell’artista. Nelle ukiyoe tutti questi dati compaiono impressi. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

SASHIE.  Una illustrazione posta a migliorare la comprensione di una parte di testo. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

SEAMEN. Indica la superficie di ventaglio pieghevole.

SHASHIN.  Indica un dipinto o una stampa di un luogo nel quale l’artista si è recato di persona.

SHIKISHIBAN. Letteralmente stampa quadrata. Indica una stampa di forma quasi quadrata che misura circa 21 x 18 cm. Il termine deriva dalla parola shikishi che indica una spessa carta di riso di forma quadrata.

SHITAE. E’ lo schizzo preliminare per una stampa disegnato dall’autore.

SHUNGA. Letteralmente immagine della primavera. Un eufemismo dell’atto sessuale. Il termine indica delle stampe o dei dipinti a soggetto erotico. A seguito della censura erano raramente firmati dall’autore e di vendita ai margini della legalità.  La forte domanda e il prezzo di vendita elevato fece si che pochi artisti non li producessero. 

SUMIZURI. Procedimento di stampa con il solo inchiostro nero. Si stampavano usando il sumi, Un inchiostro di colore nero e brillante derivato dalla fuliggine.

SUMIZURIE. Stampa realizzata con il solo inchiostro nero.

SURIMONO. Letteralmente cosa impressa. Indica delle stampe silografiche prodotte in piccole quantità, di varie dimensioni, impresse con grande cura tanto da includere la presenza di oro e argento. Erano di commissione privata. Ordinate  per celebrare un evento speciale e destinate a un ristretto pubblico colto e raffinato. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

TAN’E. Indica delle stampe impresse in color nero del tipo sumizuri e in seguito dipinte in color arancio. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

TANZAKU. Indica un formato di stampa verticale. Il nome deriva dalle strisce verticali di carta usate per comporre le poesie. Possono avere un altezza di circa 34 cm. La base è di circa 12 cm. Nei chutanzaku,i tanzaku di medie dimensioni la base non supera i 13 cm. Nei Otanzaku,i tanzaku di grande dimensione la base non supera i 16 cm. 

 

UCHIWAE. Letteralmente immagine ventaglio. Stampa ideata per essere applicata sul fronte di un ventaglio. Le dimensioni e la composizione sono vincolate dall’uso. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

UKIE. Letteralmente immagine in prospettiva. Il soggetto della stampa o del dipinto è realizzato avvalendosi della prospettiva.

UKIYO BUNKA.  Letteralmente cultura del mondo fluttuante. Indica la cultura che si sviluppa nella città di Edo durante il periodo Edo. Le ukiyoe sono una delle forme di espressione della Ukiyo Bunka.

URUSHIE.  Letteralmente stampe laccate. Tecnica che prevedeva l’applicazione di un collante su parte del foglio impresso al fine di ottenere un effetto di brillantezza. Le parti di color nero erano le più adatte a subire questo procedimento.

Un glossario dei termini giapponesi inerenti le stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e

 

 

Ukiyoe Le fluttuanti stampe giapponesi.

 

 

La nascita delle incisioni Ukiyo-e.

 

 

La tecnica delle xilografie Ukiyo-e.

 

 

Le caratteristiche delle silografie Ukiyo-e. Termini delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

 

Gli incisori delle stampe giapponesi Ukiyo-e.

 

 

Kitagawa Utamaro e Katsushika Hokusai.

 

 

Utagawa Hiroshige e Toshusai Sharaku.

 

 

 

I netsuke della collezione Lanfranchi.

 

 

La perdita d’importanza del netsukè e l’affermazione dell’okimono.

 

 

Inro 印籠 Netsuke 根付 Sagemono 下げ物  Suzuribako 硯箱.

 

 

Il cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

 

 

Le ceramiche di Sumida Gawa.

 

 

Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.

 

 

La tecnica e il metodo del Kintsugi in Giappone.

 

 

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

 

Galli e galline nella tradizione giapponese.

 

 

L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

L’Esposizione d’arte giapponese a Roma nel 1930.

 

 

Delle isole del Giappone Descrizioni tratte dai libri antichi.

 

 

Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto,. Cina,. Giappone,. Siberia e Russia.

 

 

Nell’immagine. Autore Utagawa Kuniyoshi. Titolo Sakana no kokoro il cuore dei pesci. Tecnica Nishikie. Xilografia policroma.

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Elefante e arte giapponese

L’elefante e l'arte giapponese

L’elefante e l’arte giapponese.

L’elefante e l’arte giapponese a primo acchito sembrano incompatibili.

 

Il soggetto appartiene alla cultura asiatica. Ambito nel quale assume numerosi significati. In Oriente l’elefante rappresenta la: forza, saggezza, prudenza, mansuetudine e l’energia.

Pensare all’arte che si è sviluppata in Giappone e collegare gli elefanti non è certo un’associazione comune.

L’elefante nell’arte giapponese è un soggetto non frequente. Un argomento proveniente da territori lontani.

L’elefante e l’arte giapponese.

É un modello privo dell’origine locale.

Una figura lontana dalle raffigurazioni di animali che popolano quel mondo.

Solo cercando con cura, scopriamo che questo pachiderma non è proprio sconosciuto agli artisti operanti nel Paese del Sol Levante.

L’elefante nell’arte giapponese è conosciuto solo per mezzo delle raffigurazioni provenienti dalla Cina. Oppure per l’avorio tratto dalle loro zanne. Materiale lavorato da lungo tempo e da molti artisti intagliatori. Usato per realizzare degli oggetti d’uso e decorativi.

 

Nell’antico Giappone gli elefanti erano considerati l’emblema della saggezza.

Questo animale giunse fisicamente sul suolo giapponese nella prima metà del XVIII secolo. Era un dono del re del Siam. L’elefante e l’arte giapponese.

 

Al giorno d’oggi è un regalo proveniente da un paese scomparso. Ora identificabile con il territorio dell’odierna Thailandia.

A questo periodo si fa risalire il primo reale contatto fra l’elefante e l’arte giapponese.

Un aneddoto è alla base di questo incontro. Una storia che non tardò a diventare un soggetto nelle opere di molti artisti. Acquisendo, in un secondo tempo, un ulteriore significato.

Si narra che la notizia dell’arrivo in terra giapponese dell’elefante avesse incuriosito moltissime persone.

Molti si recavano ad ammirare quello che i giapponesi dell’epoca identificavano come la più bella opera fuoriuscita dalla creazione.

Fra questi individui vi era anche un gruppo di persone private della vista. Questa loro mancanza permetteva loro la percezione dell’animale con il solo uso del tatto.

 

La costrizione non impaurì gli otto uomini che curiosi circondarono l’animale.

Le notevoli dimensioni del mammifero permisero ad ogni non vedente l’esame di una piccola parte del pachiderma.

Ognuno di loro cercò di descrivere il mammifero. Rifacendosi alla porzione che gli competeva e alle proprie sensazioni.

Come è logico intuire, tutte le narrazioni differiscono e in nessun caso rispecchiano la realtà.

Come spesse volte accade nella terra di Yamato, con il passare del tempo questo aneddoto acquisisce un significato ulteriore.

Diventando il monito a non giudicare da un solo punto di vista ciò che non si conosce.

Hokusai, con la sua usuale grande arguzia, illustrò questa situazione. L’elefante e l’arte giapponese.

 

Raffigurandola in una stampa. L’incisione appartiene alla raccolta Sillabario per trasmettere il vero spirito.

L’elefante è anche il riferimento per l’identificazione di due personaggi che si possono ritrovare raffigurati nell’arte giapponese.

Sono: Tai Shun e Kokusenya.

Tai Shun è usualmente rappresentato come un ragazzo con un elefante.

Figlio di Ku Sow, un vecchio cieco. É inviato dai genitori sulle montagne a coltivare la terra. 

Accettando il suo destino, partì e si predispose al duro lavoro.

Nel suo faticoso compito trovò l’aiuto di un elefante. Il pachiderma trainava l’aratro nel campo. Arando al suo posto.

L’imperatore Yao, conosciuta la condizione del ragazzo, provò per lui della pietà.

Per compensarlo, gli diede una delle sue figlie come moglie. Questo permise a Tai Shun di diventare il successore al trono imperiale.

La vita di questo ragazzo è identificata come uno dei ventiquattro modelli di virtù dei figli.

Kokusenya è un famoso pirata.

Vissuto nel diciassettesimo secolo e catturato nell’isola di Formosa.

Figlio di un padre di origine cinese di nome Cheng Che Lung e di una madre giapponese. É chiamato dai gesuiti Coxinga.

Un umorismo macabro è la caratteristica di tutte le sue audaci azioni. Peculiarità che lo porterà alla notorietà.

Raffigurato come un uomo di piccola statura. É colto nell’atto del furto di una tigre o di un largo elefante, mentre si allontana dal luogo della rapina con l’inusuale bottino.

La raffigurazione dell’elefante è entrata anche a far parte dell’ornamento degli accessori  delle lame giapponesi.

Dal era Kyōhō, 1716-1735, si realizzano tsuba raffiguranti un elefante. Yasuchika è il primo artista a introdurre questo soggetto. L’elefante e l’arte giapponese.

 

L’iconografia del Buddismo permette altre comparse dell’elefante.

Nel testo del Sutra del Loto è citata la divinità buddista chiamata in Giappone Fugen Bosatsu e Pu Hien in Cina.

Deità raffigurata seduta su un elefante. L’animale alcune volte presenta la pelle bianca.

Più raramente Fugen Bosatsu figura fra un gruppo di elefanti.

Può succedere che l’elefante o gli elefanti presentino tre paia di zanne.

Il più delle volte è rappresentato mentre fra le mani regge un rotolo scritto. Più raramente con un fiore di loto.

É la divinità che impersona gli insegnamenti del Buddha. Un dispensatore della conoscenza e della saggezza.

In Giappone la qualifica di Bosatsu è riservata ad individuo che può accedere al Nirvana ma, che volontariamente rimanda l’ingresso.

 

E’ un uomo che ha concluso il suo ciclo delle rinascite. Deciso di non entrare nel Nirvana fino a quando tutte le altre creature non potranno accedervi con lui. In attesa di quel momento si dedica all’aiuto e alla salvezza di chi è ancora vincolato dal proprio karma.

Quando l’elefante nell’arte giapponese si presenta di color bianco è l’animale sacro al Buddha. L’elefante e l’arte giapponese.

 

Questo legame nasce perché il pachiderma partecipa alla nascita del principe Siddhārtha Gautama, colui che diventerà il Buddha. Intervento che varia nei modi a seconda della fonte avvalorata ma, sempre riconosciuto.

Una curiosità, leggendo un fumetto giapponese, il verso dell’elefante è scritto paooooooon. L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

 

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

 

Galli e galline nella tradizione giapponese.

 

 

 

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

 

 

Glossario dei termini giapponesi inerenti le stampe giapponesi ukiyoe.

 

 

 

I netsuke della collezione Lanfranchi.

 

 

 

La perdita d’importanza del netsukè e l’affermazione dell’okimono.

 

 

Nell’immagine:. La silografia intitolata Gunmozo o naderu. In lingua italiana: Ciechi che misurano un elefante. Illustrazione disegnata da Hokusai. Appartenete all’ottavo volume del Denkaishu shin Hokusai Manga. In italiano: Educazione dei principianti tramite lo spirito delle cose Schizzi sparsi.
Hokusai con la sua usuale grande arguzia illustra l’episodio degli otto non vedenti che esaminano un elefante. L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

Inro 印籠 Netsuke 根付 Sagemono 下げ物  Suzuribako 硯箱.

 

 

 

Il cloisonné prodotto in Giappone la tecnica artistica la storia e il mercato.

 

 

 

Le ceramiche di Sumida Gawa.

 

 

 

Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.

 

 

 

La tecnica e il metodo del Kintsugi in Giappone.

 

 

 

l’Esposizione d’arte giapponese a Roma nel 1930.

 

 

 

Delle isole del Giappone Descrizioni tratte dai libri antichi.

 

 

 

Due milanesi nell’estremo oriente Viaggio in Egitto, Cina, Giappone, Siberia e Russia.

 

 

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QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese

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QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

Ringrazio l’amico Marco Quadri  per avermi concesso il privilegio di pubblicare e mettere a disposizione degli amanti delle Nihonto questo prezioso glossario tecnico.

Un testo comprensivo di utili note e di tutti i termini della lingua giapponese che si possono incontrare durante lo studio della spada giapponese.
In calce al glossario il Curriculum vitae e lavorativo del restauratore
Marco Quadri.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnii sulla spada giapponese.

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A QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da abu-no-me a asai

abu-no-me: “occhio di tafano” punti rotondi aggettati sulla linea di tempera.
abura: olio per la manutenzione della spada.
aikuchi: pugnale senza guardamano.
akagane: rame.
ama-goi-ken: antica forma di spade diritta.
amakusa: è la seconda pietra naturale usata in politura. Il suo potere abrasivo è 400 grit e permette l’eliminazione dei solchi delle pietre arato o kongo.
amida tagane: tsuba decorate da linee radianti.
ana: il foro sul codolo.
aobie: corta spade in bamboo.
aoi tsuba: forma di tsuba a foglie di aoi (malvarosa).
aori tsuba: tsuba trapezoidale.
ao-to: pietra naturale per levigare hazuya e jizuya.
ara nie: larghe particelle di nie.
arato: la prima pietra naturale usata in politura. Il suo potere abrasive varia da 60 a 220 grit.
asai: lieve; il kaeri asai corrisponde ad un boshi che ha una lieve linea di ritorno.

da ashi a ayasugi-hada

ashi.: tipo di hataraki; sono sottili linee trasversali fra lo hamon e il tagliente.
ashi: fornimenti atti a sostenere il tachi.
ashigaru: fanti samurai.
ashi iri: tacche martensitiche sulla linea temprata della lama.
ashima: spazio fra le corregge dei fornimenti del tachi.
ashi naga choji: choji midare con lunghi ashi e nie.
atari: grado di giudizio del kantei dove la risposta è esatta circa il periodo, la scuola ed il nome del forgiatore.
atazuma maki: vedi zara maki.
ato-bi: incisioni o sgusci eseguiti in periodi successivi alla forgiatura.
ayasugi-hada: tipo di damasco a motivi di onde noto anche come Gassan hada.

B

Bakufu: reggente.QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
ban utsuri
: utsuri caratteristico della scuola Aoe. Formato da sottili strie visibili vicino al tagliente o nel caso di midare vicino allo shinogi.

binsuido: è la seconda pietra usata dai politori. Di potere abrasivo di 400 grit permette di eliminare i solchi delle precedenti arato o kongo.
Bizen zori: vedi koshi zori.bo-hi. É un lungo ampio solco inciso lungo la lama (shinogi ji).
boku-to. bokken: copie in legno di spade o pugnale.
bonji: horimono eseguito con caratteri sanscriti spesso riferentesi a deità o al Buddha.
botan utsuri: utsuri a motivo di peonia.
boshi: linea temprata dello hamon sul kissaki.
boshi-mono. yaki-naoshi-mono: lama ritemprata.
bo-utsuri: utsuri a linea diritta conosciuto pure come sugu-utsuri.
bu: unità di misura equivale a 3,396 mm.
Buke: la classe guerriera.
buke.zukuri: tipo di montatura del New Sword Period (1530-1867).

C
da Chakushi a chiri

Chakushi: erede legalmente riconosciuto.
chame: polvere di pietra grezza. I forgiatori la mischiano all’ argilla e l’utilizzano per creare lo hamon. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese
chii: è il secondo premio nel concorso kantei.
chikei: brillanti linee nere visibili sul ji-hada. Hanno la stessa struttura dei kinsuji e inazuma.
chikuto: spade da scherma in bamboo.
chiri: l’area ristretta dello shinogi-ji che resta a margine dei solchi incisi sulla lame a struttura shinogi-zukuri.

da chirimen-hada a choji-utsuri

chirimen-hada: damasco a motivi di tessuto crespato. Tipico della scuola Aoe.
chisa katana: katana di lunghezza inferiore ai 60 cm.
choho: antico termine per lunghe lance.
choji.: disegno dello hamon che ricorda i chiodi di garofano.
choji abura: olio di chiodi di garofano.
choji.ashi: ashi a forma di chiodi di garofano.
choji-midare: motivo dello hamon irregolare sulla base del disegno a chiodi di garofano. La parte superiore è arrotondata mentre la inferiore tende a restringersi.
choji midare komi: stesso disegno di cui sopra che continua nel kissaki.
choji-utsuri: utsuri con lo stesso motivo a chiodi di garofano che corre parallelo allo hamon.

da choku-so a chu-suguha

choku-so: lancia a lama diritta; lo stesso che choku-yari.
chokuto: spada diritta di lunghezza maggiore ai 60 cm precursore della classica spada giapponese; è conosciuta pure come tachi.
chu-itame: damasco di itame hada a grana media.
Chujosaku: corrisponde al quarto livello di riconosciuta abilità dei forgiatori dove il Saijosaku rappresenta il top. Vedi anche Saijosaku, Jojosaku, Josaku, Chusaku.
chukan-zori: vedi mu-zori.
chu-kissaki: kissaki di forma media. É‘ il tipo più comune che generalmente si incontra.
chu kissaki nobiru: è un chu kissaki leggermente più ampio del precedente.chu-kissaki tsumaru: è un chu-kissaki leggermente più piccolo del chu-kissaki classico.
chu-mokume: damasco in mokume di grana media.
chumon-uchi mono: spade dei funzionari doganali.
Chusaku: quinto livello del ranking dei forgiatori. Vedi anche Saijosaku, Jojosaku, Josaku, Chujosaku.
chushin-ketsu: vedi nakago-ana.
chu-suguha: hamon di linea diritta di media ampiezza.

D
da dai a daisho

dai: generazione: esempio: Sho-dai 1° generazione. Ni-dai 2°generazione ecc.
daimei: lama firmata con la firma del maestro usata da un allievo con l’approvazione del maestro medesimo.
Daimyo: reggente riconosciuto dall’Imperatore.
daisaku: lama forgiata da un allievo, con l’approvazione del maestro e con la firma del maestro medesimo.
dai-seppa: i seppa più larghi nella spaziatura della tsuba.
daisho: coppia di spade, nello specifico la katana e la wakizashi, portata dai guerrieri nel periodo Edo.

da daito a dozen, QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese

daito: spada lunga il cui tagliente supera i due shaku (605,92 mm.).
Den: termine generico usato per indicare le cinque scuole del periodo Koto: Yamashiro, Yamato, Bizen, Soshu e Mino.
denchu-zashi: spade da cerimonia con speciale montatura.
desaki nite yoku: risposta data nel kantei che identifica solo la provincia in cui il forgiatore abitò e lavorò.
dogane: larga banda di metallo che circonda il centro dell’impugnatura della spada o del pugnale.
dozen: nel kantei la risposta che indica esattamente la famiglia del forgiatore ma non l’autore. (il padre, il figlio, il maestro o uno studente).

E

eda-hoko: arma d’asta in genere con lama a L (termine antico).
efu-no-tachi: tipo di tachi con speciale montatura riservato a principi e nobili della corte imperiale. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
eto: antico calendario basato sullo zodiaco cinese. Spesso usato nelle datazioni sul codolo.
egashira: parte terminale del kozuka.

F QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da feruzue a Fujimi Saigyo

feruzue: arma d’asta di circa un metro con un anello in punta da cui parte una catena che termina con una sfera di ferro. Ha la forza di disarcionare facilmente un nemico. In Giappone pare che l’inventore sia stato un prete di Nara, Hozoin Inei 1521-1607 Nato nella provincia di Yamato.
flail: arma d’asta usata dai soldati coreani dotata di anello con catena il cui terminale poteva essere o una sfera di ferro o un cilindro munito di punte d’acciaio.
fuchi: ghiera in metallo che collega l’impugnatura della spada ai seppa e alla tsuba.
Fudo Myoo: deità buddista spesso riprodotta negli horimono incorniciata dalle fiamme. 
Fujimi Saigyo: Saigyo che osserva il monte Fuji. Pittoresco tipo di hamon che vuole rappresentare il monte Fuji con un monaco itinerante con il cappello di bambu.

da fukai a fukuro choji

fukai: Significa in senso lato profondo A volte è interpretato come ampio. Per esempio, nie fukai significa che la linea del nie è larga.
fukame
: grosso, avere spessore Usato per nie e nioi.

fukkoto: lame Shin Shinto forgiate con i metodi dei periodi Kamakura e Nanbokucho.
fukura: bulbo del tagliente del kissaki.
fukura.kareru: il bulbo del tagliente piatto e non con la tipica sezione ogivale.
fukura tsuku: fukura a sezione ogivale corretta.
fukure: sacca d’aria nell’acciaio. Non eliminata nella forgiatura. Appare come un rigonfiamento sulla superficie della lama.
fukure yabure: la superficie del fukure si è rotta e sulla lama appare una cavità.
fukurin: Tsuba decorata con la ripetizione dello stesso soggetto Per esempio il Mon.
fukuro choji: hamon dove il choji ha la forma di sacco. Ha una certa regolarità lungo la lama. E’ il disegno preferito da Yoshifusa della scuola Fukuoka Ichimonji.

da fukusa a Futsu Kicho Token

fukusa: fazzoletto per reggere le lame nel Kantei.QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
fukushiki gunome: hamon con molteplici ripetizioni di gunome in genere mischiato al gunome. fumaegi: martello in legno usato dai politori per fermare la pietra sul todai.
funa-gata: nakago con forte rastrematura verso il terminale del codolo. É associato alla scuola Soshu.
funbari: nome usato per descrivere una lama con una notevole differenza di larghezza fra la zona ha-machi e la zona mono-uchi.
furisode-gata: nakago con forte curvature verso il puntale. In genere è dei tanto del periodo Kamakura.
fusahimo: cordoncino con fiocco per la fodera del koshirae.
fushi gokoro: netta curvatura della spada verso la punta. Tipico delle lame lunghe forgiate fino all’inizio del periodo Kamakura.
futomata-yari: lancia con punta biforcuta Vedi: gekken, sasumata e kutoji.
Futsu Kicho Token spada preziosa attribuzione N.B.T.H.K (foglio bianco).

G QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da gaku-mei a ginzogan-mei

gaku-mei: firma tassellata. Il metallo su cui la firma è incisa è tagliato in forma rettangolare sottile e riattaccato sul nakago rifatto.
gama-ishime: decorazione sulla superficie della montatura. Ricorda alla pelle del rospo.
gassaku: opera costruita dal lavoro congiunto di due o più autori.
gassaku-gokoro: allusione a qualsiasi generico significato. Es. notare gokoro è menzione di notare.
Gassan-hada: vedi ayasugi hada.
Gendaito: spade prodotte dopo il 1876.
gekken: lancia con la lama a mezza luna.
gimei: firma falsa Copia di firma autentica scritta sul codolo da altro forgiatore in genere di abilità inferiore.
gin: argento.
gin-gise: ricoperto o riempito con argento. Lavorazione comune a habaki e seppa.
gin-same: sottile lastra d’argento Ricopre i lati dell’impugnatura ad imitazione dell’usuale pelle di razza.
ginzogan-mei: iscrizione intarsiata in argento 
sul nakago accorciato o su una lama mumei É l’attribuzione a un forgiatore fatta da un membro della famiglia Honami.

da go a gunome-midare

go: nome ufficiale di un artista.
Goban Kaji: forgiatori convocati al palazzo dell’imperatore Gotoba con l’incarico di produrre spade.
gohei-gata: nakago con lo stesso numero di tacche simmetriche su ambo i lati.
gokaden: le cinque scuole dei forgiatori.
Goki Shichido: Le cinque province e le sette vie principali. Termine usato dalle unità dell’amministrazione governativa e per classificare i forgiatori di ogni regione.
goma-ashi: horimono a forma di coppia di bastoncini tipo quelli usati sugli altari Shintoisti.
gomoku zogan: tecnica di decorazione della montatura con frammenti di rame e ottone.
goto: katana di circa tre shaku di lunghezza 90 cm.
gozame ishimie: tecnica di decorazione della montatura dove la superficie è simile a paglia intrecciata.
gunome: hamon formato da una serie continua di semicerchi.
gunome-ashi: ashi a zigzag.
gunome-choji: gunome hamon dove ogni raccordo inferiore del semicerchio è separato e assomiglia al chiodo di garofano.
gunome-midare: gunome irregolare.

da gunto a gyo no kurikara

gunto: spade militari forgiate a partire dalla restaurazione Meiji del 1868.
gyaku: termine che indica rovescio di qualcosa. Tuttavia nel caso in cui ci si riferisca a oggetti o motivi in genere verticali il termine corretto è “saka”.
Gyobutsu Tohaku Meito Oshigata: oshigata di famose spade di proprietà imperiale esposte al museo nazionale di Tokyo.
gyo no kurikara: vedi kurikara.
gyo no mune: vedi iori-mune.

H QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da Ha a hadaware

ha: il tagliente temprato della lama.
Ha.: gruppo o associazione che segue un comune stile di lavoro.
ha agari kurijiri: tipo di nakagojiri con un terminale arrotondato simile al kurijiri, ma con il lato dalla parte del filo maggiormente rastremato rispetto a quello del mune.
habaki: il collare o la fascetta metallica che assicura la lama al fodero.
habaki-moto: la parte della lama che entra nello habaki.
habuchi: il bordo fra il ji e lo hamon, noto pure come nioiguchi.
hachiwara: un rompilama simile al tanto.
hada: vedi ji-hada.
hada.arai: hada con grana grossolana quindi di scarsa qualità.
hada tatsu: il ji-hada è grezzo o grossolano, ( hada arai ).
hadadachi gokoro: motivo dello hada a struttura irregolare di nie.
hadaware: tipo di difetto sulla lama; crepa che corre in senso longitudinale nel ji e che indica un forgiatore di scarsa qualità.

da hadamono a hajimi

hadamono: il contrario di mujitetsu. In questo caso il motivo è particolarmente ostentato. É anche detto yakumo-gitae, o gruppo di nuvole. E’ presente nelle opere di alcuni forgiatori di scuola Soshu.
hadome: barra trasversale in ferro montata sulla lancia fra l’asta e la lama per parare i colpi dell’avversario. Lo hadome assume molte diverse tipologie.
hadori: tipo di finitura della lama in cui lo hamon risulta bianco lattiginoso.
hagarami: tipo di difetto; trattasi di una fessurazione in senso obliquo nel tagliente.
hagire: tipo di difetto; fessurazione che corre ad angolo retto dal filo allo hamon.
haguna: nappa Bianca legata alla lancia.
hairyu: dragone strisciante.
Haitorei: editto del governo Meiji del 1876 che proibisce il porto delle spade in luogo pubblico.
hajimi: macchie nebulose sullo hamon che possono derivare o da ripetute politure o da difetti di tempra.

da haki-ura a ha niku

haki-ura: il lato della lama verso il corpo quando è portata.
hakikake: tipo di ashi simile ai sunagashi, ma molto più corti e sottili. Appaiono sulla lama, nello hamon e nel boshi.
hako-midare: tipo di hamon a motivi rettangolari o quadrangolari.
hakubyo: tipo di decorazione della montatura ad imitazione di colpi di spazzola.
hamachi: vedi machi.
hamaguri-ha: abbondante convessità nella sezione ogivale dello hira-niku fra lo habuchi ed il tagliente. Spade con hamaguri-ha erano popolari nel periodo medio Kamakura.
hamidashi: pugnale con la guardia leggermente più larga dell’impugnatura.
hamon: la linea di tempra il cui bordo separa lo ha dallo hiraji.
han-dachi: mezzo tachi. Una spada la cui montatura è in parte da katana ed in parte da tachi. É portata in stile katana con il filo verso l’alto.
ha niku: la “polpa”, ( la superficie curva dello hiraji) fra lo hamon ed il tagliente.

da haramiryu a hatahoko

haramiryu: dragone attorcigliato attorno alla spada con il corpo al di fuori della lama.
hari-ishime: decorazione di fondo dei fornimenti. La superficie è coperta di minuscole fessure, come incisioni fatte con un ago.
hari menuki, uki menuki: set di fornimenti per impugnatura attaccati senza nastri o fettucce, spesso ricorrenti su lame corte di tutti i periodi.
hasaki: l’affilatissimo tagliente della spada.
hasamidashi: incrinatura o fessura nel tagliente.
hashi: un kogai inserito longitudinalmente come un bastoncino.
hashinae: (fessure) capitano dovunque. Quando si trovano sul damasco sono dette Jinae. Le più leggere possono essere eliminate. Nelle spade antiche sono tollerate ma non nelle lame shinto o successive.
ha shizumu: lo hamon è indistinto o difficile da scorgere.
hataraki: attività metallurgiche; caratteristiche peculiarità dell’acciaio visibili sia entro lo hamon che nel ji.
hatahoko: un drappo o bandiera legati attorno ad un’arma d’asta.

da hatome a hinohada

hatome: anello del mekugi in genere fatto di corno o di avorio.
ha-watari: vedi nagasa.
ha-zuya: sottilissimo frammento di pietra uchigomori usata dai politori per sbiancare lo yakiba.
hi: sguscio inciso sullo shinogiji o lo hiraji.
hiboko: la lancia del sole. Simbolo della dea del sole Amaterasu.
higaki yasuri: segni di lima che si formano quando il sujikai ed il saka sujikai si incociano. Tipico della scuola Mino.
hijiki.hada: vedi matsukawa hada.
hikari: riflessi luminosi della lama.
himogatana: stiletto.
hineri: arma della polizia formata da un’asta con un vertice munito di numerose punte. Utilizzata per la cattura dei sospetti con la tecnica di impigliare le larghe maniche delle loro vesti.
hinohada: sezione dello hada in cui un tipo di acciaio bianco è visibile. (acciaio molto ricco di Carbonio; ghisa bianca ).

da hira a hisaki

hira: vedi hiraji.
hiraji: superficie della lama compresa fra lo shinogi e lo e hamon. É anche detta hira.
hira mune: vedi kaku mune.
hira-niku: la quantità di “polpa” riscontrabile sullo hiraji. In altri termini la pienezza della curva dello hiraji che decresce quando la lama è forbita più volte.
hira-sansaku-yari: yari a sezione triangolare con un lato più largo degli altri due.
hira zogan: intarsio liscio, piano.
hira-zukuri: lama strutturata senza shinogi o yokote. Lama quasi piatta su ambo I lati.
hiro-suguha: largo hamon diritto. Hiroi significa ampio ed è il contrario di hosoi. (hoso).
hirumaki: puntale alla base della lancia, spesso fatto di ferro o di ottone. Vedi
anche sontai e ishizuki.
hirumaki-tachi: una forma di tachi; il fodero e l’impugnatura hanno lo stesso motivo e disegno.
hisaki: vertice dello hi.

da hisaki agaru a Hon’ami

hisaki agaru: hisaki nascente. Sguscio che termina vicino al ko-shinogi.
hisaki-sagaru: hisaki calante. Ssguscio che termina sotto lo yokote.
hishiu: pugnale.
hitatsura: piena tempra; tipo di midare, gunome o notare-midare con tobiyaki sparsi lungo l’intera lama.
hitoye-habaki: habaki costruito in un unico pezzo.
hitsu: foro della tsuba.
hitsu.: impugnatura del kuzuka.
Hizen boshi: standard ko-maru boshi, di larghezza uniforme dallo yokote alla punta.
Hizen.hada: vedi konuka hada.
ho: la parte della lama del kozuka.
ho.: la punta della lancia. Termine anche usato per le lame in bronzo per periodo Yayoi.
hoken: tipo di struttura delle lame diritte.
hoko: tipo di lancia antesignana dello yari. Una lama con un braccio tagliente ortogonale alla lama principale.
Hokurikudo: vedi Goki Shichido, mappa del periodo Edo che include le seguenti province: Wakasa, Echizen, Kaga, Noto, Etchu, Echigo e Sado.
Hon’ami: la più famosa antica famiglia di esperti di spade giapponesi.

da hongoku nite yoku a hyotantetsu

hongoku nite yoku: giudizio nel kantei Identifica solo la provincia di origine della lama.
honsanmae: tecnica di laminazione nella forgiatura della spade dove il fabbro usa tre tipi di acciaio.
honzogan: intarsio con fili metallici o tessere metalliche martellati o pressati sulla base. I solchi per fissare l’intarsio sono a coda di rondine.
hon-zukuri: vedi shinogi-zukuri.
hori mei: la firma sul codolo dell’autore del horimono.
horimono intarsio sulla lama.
horo: mantello in seta legato alle spalle dell’armatura. Usato dal Kamakura in poi dai samurai a cavallo. Gonfiandosi nasconde il bersaglio agli arcieri e a devia le frecce.
hoso-dachi: snello e decorativo tachi usato solo per scopi cerimoniali.
hoso-suguha stretto hamon diritto.
hyogo-gusari-tachi: tachi con impugnatura curva coperta da samè argentato Principalmente dono a templi e monasteri nel periodo medio Kamakura.
hyotan-ba: tipo di hamon con motivi di otre o cassa armonica di chitarra.
hyotantetsu vedi nanbantetsu.

I QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da ibota a imozuru

ibota: polvere lubrificante derivata da una secrezione di insetti. Elimina la frizione fra il migaki e la parte da brunire della lama.
ichimai: il kissaki completamente temprato. In generale, comunque, una leggera linea di boshi è ancora riconoscibile.
ichimonji: vedi kiri.
ichimonji.kaeri: boshi con kaeri corto. Simile al ko-maru ma può essere midare ed il ritorno di tempra è diritto.
ichi-no-ashi: la fascia superiore che sospende l’occhiello del fodero del tachi. La fascia inferiore è detta hichi-no-sei.
Ie: termine che distingue una determinata famiglia nell’ambito di un Ha.
ikubi kissaki: (kissaki a collo di cinghiale selvatico); un kissaki la cui lunghezza è inferiore alla larghezza. In genere è presente nelle lame del periodo medio Kamakura.
imozuru: (viticcio di patata), spessi inazuma che appaiono nella zona habuchi e entro lo hamon; tipo di attività spesso presente nelle opere di scuola Satsuma.

da inazuma a iriyama gata

inazuma: Lampo di luce. Tipo di attività luminosa che assomiglia ad una virgola Appare entro lo hamon vicino allo habuchi É formata da nie. Vedi anche kinsuji.
inoshishi-no-yari: lancia da caccia al cinghiale munita di una larga e pesante lama spesso munita di un robusto hadome (ferro trasversale) per impedire all’animale di rivolgersi contro il cacciatore.
iori mune: iori significa tetto e questo tipo di mune assomiglia ad una A con due lati. Conosciuto anche come gyo-no-mune.
ippon nyusatsu: tipo inusuale di kantei in cui con solo una risposta si deve identificare il forgiatore.
iriyama gata: Tipo di codolo. Dove il puntale del lato verso il tagliente forma un angolo acuto con la linea dello shinogi. Mentre l’altro lato o è diritto o tende leggermente verso il basso.

da iroye a ito suguha

iroye: intarsio di una o diverse leghe metalliche. E’ uno dei preferiti sistemi di decorazione delle montature nei secoli XVIII e XIX .
ishimatsu: motivo di tessere quadrate di shakudo, argento e rame che si alternano nei fornimenti della spade.
ishime: “superficie che ricorda la pietra”. Tipo di fondo dei fornimenti che appare come una superficie rozza realizzata con la punta del martello o un punzone.
ishizuki: puntale in metallo dell’asta della lancia.
itame hada: tipo di damasco che ricorda gli anelli della sezione di un albero.
itomaki-no-tachi: tachi con la parte superiore del fodero legata con fettucia di seta o pelle “en suite” con l’impugnatura.
ito suguha: hamon diritto che ricorda una stringa.

da ito.sukashi a iyebori

ito.sukashi.: incisione passante dove il disegno si realizza con l’impiego di un sottilissimo seghetto. É una tipica decorazione della tsuba.
iya: giudizio nel kantei in cui la risposta data non corrisponde ad alcuna altra categoria. (Atari, dozen, kuni iri yoku, o tori yoku).
iya.en: giudizio nel kantei, in cui la risposta è in qualche modo inerente ad un determinato forgiatore ma lo stile è diverso.
iya suji: giudizio nel kantei in cui la risposta è sbagliata ma che esistono relazioni fra questa e quella giusta.
iyebori: stile di lavorazione dei fornimenti della famiglia Goto.

J
da jabaraito a jidai chigai iya

jabaraito: tipo di tsukaito generalmente di seta.
ji: lo spazio fra lo shinogi e lo hamon, detto anche hira o jihada. Con la politura quest’area assume il colore blu nerastro. La superficie è curva. É indicata come niku, polpa. Le sue condizioni possono essere chiamate “piena” o “scarsa”.
Ji.are: rozza e grezza area del jihada causata o da numerose politure o dalla scarsa perizia del forgiatore.
Jingasa: cappello in legno laccato o di legno e metallo, a volte con il mon di famiglia, portato dai sudditi dei nobili giapponesi.
ji-zukare: tipo di difetto; l’acciaio appare consunto ed è in genere dovuto alle numerose politure. L’ aspetto è grossolano, grezzo e di colore “stinto”.
jidai chigai: risposta data al kantei errata circa il periodo.
jidai.chigai iya: giudizio del kantei in cui sono errati il periodo, la provincia e la scuola. In pratica la peggior risposta possibile.

da jidai chigai tori yoku a jitekko

jidai chigai tori yoku: risposta al kantei dove è giustamente indicato il gruppo (kaido) ma nel periodo sbagliato.
jidai–chigai yoku: risposta al kantei in cui viene correttamente indicata la provincia ma non il periodo. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
jifu utsuri: punti sparsi di utsuri; diversi dal sumigane in quanto non a macchie che si trovano sull’intera superficie della lama.
jigane: l’acciaio con cui è forgiata la spada giapponese.
jihada: il damasco; la tessitura della superficie prodotta durante il processo di forgia.
ji-ita: la parte decorata del kozuka o l’impugnatura del kogai.
jimigaki: la superficie lucidata dei lavori in metallo.
jin’i: il terzo premio nel kantei.
jinan: il secondo figlio (di qualsiasi artista).
ji-nie: il nie visibile nel ji, è formato dallo stesso tipo di particelle metallurgiche di cui lo hamon.
jitekko: polvere di magnetite, viene utilizzata per il nugui.

da jit-te a Josaku

jit-te: strumento di difesa un tempo portato dalla polizia giapponese a volte montato come una spada. Trattasi in generale di una verga curva, spesso di ghisa, con un’impugnatura ed un uncino atto a parare i colpi, posto vicino all’impugnatura
stessa.
jiware: area irregolare o rialzata. Può indicare o una vescica sottostante o il cuore della lama che è affiorato a seguito di troppe forbiture.
ji-zukare: difetto che è il risultato di numerose politure; il ji-gane diventa logoro e perde le sue originali connotazioni.
Jizo: boshi che assomiglia al profilo di una statua del monaco Jizo; caratteristica spesso incontrata nelle opera di scuola Mino.
ji-zuya: sottilissimo frammento o lastrina di uchigomori-jito, più duro della ha-zuya, viene impiegata dal politore per evidenziare il ji-hada.
jo-ge-ryu: tipo di horimono a motivo di draghi che salgono e scendono.
Josaku: terzo livello dei forgiatori. Vedi anche Saijosaku, Jojosaku, Chujosaku, Chusaku.

da Jojosaku a Juyo Token

Jojosaku: secondo livello dei forgiatori. Vedi anche Saijosaku, Josaku, Chujosaku, Chusaku.
Jokoto: le spade antiche; spade diritte prodotte prima dello sviluppo della spada curva nota come nihonto.
jo-mon: il Mon ufficiale del Daimyo per il suo uso esclusivo. (stemma di famiglia)
josun: la lunghezza standard. In caso di spade è di circa 70 cm., nel tanto circa 26 cm.
juka-choji-midare: molteplici disegni a sacco nello hamon choji.
jumonji yari: punta di lancia cruciforme.
Juyo bijutsuhin: spade oggetto d’arte o altri antichi lavori designati come Importanti Oggetti d’Arte in osservanza della legge dei beni culturali.
Juyo.bunkazai: oggetti artistici, spade comprese, designate come Importante Patrimonio Culturale.
Juyo Token: spada importante, così stimata dal N.B.T.H.K.

K
da Kabuto.gane a kaiseido

kabuto gane. tsuka kashira: pomolo del tachi e delle spade shingunto e kaigunto. Simile alla montatura handachi. In genere munito di un occhiello con la dragona (sarute).
kaen: (fiamma) Boshi che ricorda una fiamma dovuta alla presenta di hakikake e nie kuzure.
kaeri: la parte del boshi che ritorna verso l’area del mune.
kagami-gane: zona a specchio dell’acciaio nello hada. Vedi mujitetsu.
kagi-yari: lancia con la lama uncinata.
kaido: le Goki Shichido Le strade principali lungo le quali un forgiatore ha prodotto.
kai-gunto: spada degli ufficiali di marina. Assomiglia al tachi. Di solito il fodero è ricoperto di pelle di razza rasata di colore blu.
kaiken: piccolo pugnale portato fra gli abiti.
kaiseido:Terza pietra usata dal politore Può essere sia naturale o artificiale. Di potere abrasivo pari a circa 600 grit è di grande importanza per rimuovere i solchi delle pietre amakusa o binsuido.

da kaishin-do a kama yari

kaishin-do: pietra artificiale usata in sostituzione del chu-nagura-to.
kakedashi: difetto; tipo di fessurazione che corre lungo l’intero tagliente.
kakidudashi mei: iscrizione sul codolo che include la firma, l’indirizzo del forgiatore e la data di produzione, il tutto sullo stesso lato del nakago.
kakinanashi: horimono costituito da un lungo sguscio che arriva fin dopo lo hamachi ma non fino alla fine del codolo.
kakitoshi: horimono costituito da un lungo sguscio che arriva fino alla fine del codolo.
kakucho: campione di disegno del sageo.
kakudome: parte terminale dello sguscio a forma quadrata, in genere localizzata entro 3 cm. dal machi.
kaku mune: dorso della lama piatto presente soltanto su lame antiche e detto anche hira mune.
kamasu kissaki: un kissaki inusuale in quanto non arrotondato ma diritto.
kama yari: lancia con la lama a falce.kana-mono: termine che disegna forgiatori o incisori di fornimenti di scarso livello.

da kanahada a kasaki-sori

kanahada: polvere di ossido di ferro bruciato. Materiale di base del nugui. É miscelato ad olio.
kanmuri-otoshi-zukuri: Struttura della lama dove la parte inferiore della stessa è shinogi-zukuri ma lo shinogi-ji è inclinato verso la punta e non ha yokote. Simile allo stile shobu-zukuri.
kantei: stima, valutazione, attribuzione delle lame basata sullo studio delle sue caratteristiche metallurgiche e sugli stili dei diversi forgiatori.
kantei-kai: riunione di esperti per il kantei. L’attribuzione è eseguita soltanto con l’esame visivo della lama e delle sue caratteristiche. il codolo coperto.
kao: Marchio particolare, spesso usato dopo la firma. Si presenta come un sigillo punzonato.
karakusa: motivo, disegno ad arabesco.
karakusa.bori: incisione ad arabesco.
karasuguchi: difetto Crepa sul kissaki che parte dal tagliente verso il boshi.
kasaki-sori: sagoma della lama in cui la curva ha la massima profondità nel centro ed è spesso associata alla scuola Rai.

da kasane a katana

kasane: spessore; nello specifico lo spessore della lama al mune. vedi anche motokasane; sakikasane.
kasane.usui: sottile spessore a sezione crociata.
kashira: terminale dell’impugnatura di katana, wakizashi o tanto, di metallo o corno, con un’asola attraverso cui passa la treccia di seta, cotone o pelle.
katai: significa stretto o duro.
kata-chiri: il chiri di una incisione che resta solo sul mune.
kata-hitsu: foro nella tsuba per il passaggio del kozuka o del kogai.
katakiriha-zukuri: struttura di lama con un lato in hira-zukuri o shinogi-zukuri e l’altro in kiriha-zukuri.
katakiri-bori: tecnica di incisione forse di scuola Somin. Praticata con uno scalpello che lascia sul metallo un solco a V di varia profondità con l’effetto di tracce di pennello. É usata nella decorazione dei fornimenti.
katana: lama curva lunga oltre i 60 cm Portata con il filo rivolto verso l’alto. In generale la classica spade giapponese.

da katana-bi a katte sagari yasuri

katana-bi: lungo, diritto e ampio sguscio (hi) inciso sulle lame con struttura hirazukuri.
katana-bukuro: fodera in tessuto in cui riposa la spada.
katana-makura: cuscinetto su cui la lama viene appoggiata per l’esame della stessa.
katana-mei: firma sul codolo delle lame apposto verso l’esterno quando l’arma viene portata con il filo rivolto verso l’alto. (vedi tachi mei).
katanagari: programma di confisca delle armi realizzata da Toyotomi Hideyoshi durante il sedicesimo secolo.
katana-zutsu: scatola per contenere le spade complete di montatura, di legno laccato e in genere decorato con il mon di famiglia.
kataochi gunome: gunome hamon con motivo a denti di sega che corre orrizontalmente lungo la lama; noto pure come nokogiriba. Ko-Osafune, Kagemitsu, Kanemitsu ed altri.
katte agari yasuri: strie di lima sul codolo in diagonale verso il lato sinistro.
katte sagari yasuri: strie di lima sul codolo in diagonale verso il lato destro.

da kawa-gane a Kei, Keito

kawa-gane: la tessitura dell’acciaio della lama.
kawazuko choji midare: tipo di choji-hamon che ricorda un girino.
kawazutsumi: spada con fettuccia di pelle legata sopra i fornimenti metallici. Entrò di moda verso la fine del periodo Kamakura.
kaye-Mon: stemma della famiglia portato dai principali vassalli nelle occasioni ufficiali; deriva dal jo-mon.
kaza-tachi: sgargianti spade decorate, quasi un simbolo dell’aristocrazia del periodo Heian. Simile alle precedenti kara-tachi.
kazunoko nie: (nie a uova di pesce) ampi nie sparsi.
kazu-uchimono: lame di produzione di massa e di mediocre qualità.
kebori: incisioni sottili come un capello; tecnica di esecuzione di artigiani dei forni menti.
Kei, Keito: sistema; può essere riferito alla linea di famiglia o di corporazione.

da ken a kenye

ken: termine che significa spada. Può riferirsi anche agli horimono a forma di spada. Di quest’ultimo sono noti parecchi tipi diversi : il suken (spada diritta nello stile antico). Il ken con la zampa artigliata del drago, (sume). Il ken con il sankozuka (il vajra con l’impugnatura a fulmine ) e il ken con i bonji (caratteri sanscriti ).
ken.: spada diritta a doppio filo usata più come strumento di esoterismo buddista che come arma.
kengyo: parte terminale del codolo a V.
kenjo tsuba: tsuba di cui si fa dono ad un superiore. Sempre costruita in ferro ricoperto con motivi geometrici o floreali da intarsi piani in oro. I bordi sono sempre dorati.
ken-maki-ryu: vedi kurikara.
kenukigata tachi: spade in cui lama ed impugnatura sono costruite in un unico pezzo; il centro del nakago è forato.
kenye: fodera che avvolge la spada all’interno della scatola in legno.

da kerai a kin-gise

kerai: affiliato, vassallo, termine spesso riferito al vassallo capo.
kesho yasuri: solchi di lima decorativi ; combinazione di colpi di lima ad incroci geometrici localizzati nel suridashi. (area del codolo sovrastante la firma).
ke-saya: tipo di antico fodero rivestito di pelliccia di animali.
kesso: vedi hi.
kijimomo-gata: tipo di nakago in cui la parte iniziale fino allo ana è normale, quindi subisce una netta rastrematura fino al puntale.
kikko: tipo di disegno di intreccio del sageo.
kikusui: tipo di hamon decorativo che assomiglia ad un crisantemo sull’onda.
kin: oro.
Kinai: una delle Goki Shichido, mappe del periodo Edo che raggruppano le seguenti province: Yamashiro, Yamato, Settsu, Kawachi, Izumi.
kin-fukurin: bordi dorati dei fornimenti del fodero delle montature in stile tachi.
kin-gise: laminato o ricoperto di oro; molti accessori come gli habaki o i seppa ricevono questo tipo di decorazione con sottili lamine di oro.

da kinnoto a kinzogan-mei

kinnoto: spade dei fedeli alla famiglia reale. Lame usate o portate dai samurai sostenitori dell’imperatore e favorevoli all’espulsione dal paese degli stranieri. Un movimento del periodo tardo Edo. La struttura delle lame è di ampio profilo, largo kissaki e notevole spessore. La lunghezze del tagliente raggiunge i 90 cm. e la linea è quasi diritta. Questo modello di spada si rivelò tuttavia di scarso utilizzo pratico e sparì in breve tempo.
kinpun mei: iscrizione in oro sul codolo con l’attribuzione del nome del forgiatore.
kinsuji: (lineetta dorata): corta, diritta nero-splendente lineetta che appare entro lo hamon vicino lo habuchi, formata da nie. (vedi anche inazuma).
kinzogan-mei: iscrizione incisa in oro da un membro della famiglia Honami. Reca il nome del presunto forgiatore. Questa apposizione avviene quando il codolo risulta accorciato. Oppure su una lama senza firma (mumei).  L’operazione coincide ad una attribuizione
della lama.

da kiri a kissaki

kiri: tipo di codolo nel quale il puntale è tagliato ad angolo retto rispetto il mune. É anche detto ichimonji.
kiriha-zukuri: struttura di lama in cui la linea dello shinogi corre parallela e molto vicina al tagliente. Lo shinogi-ji quindi è particolarmente ampio. Tranne imitazioni di periodi successivi, Shinto o Shin-Shinto, questo modello appartiene solo a lame
antiche.
kirikomi: tacca sulla lama dovuta a scontri e duelli.
kiritsuke mei: iscrizione sul codolo che certifica il nome del possessore e la storia della lama.
kiri yasuri: colpi di lima ortogonali incisi sul codolo. E’ il tipo più comune usato dai forgiatori.
kissaki: punta della lama; è l’area compresa fra lo yokote ed il ko-shinogi.

da kissaki-moroha-zukuri a ko-choji midare

kissaki-moroha-zukuri: struttura di lama in cui la zona della punta ( monouchi ) ha doppio filo tagliente mentre il resto ha disegno normale. Stile originario del periodo Nara (708-781). Imitato in ogni epoca. Detto anche Kogarasu Maru zukuri in onore della famosa lama, tesoro di famiglia degli Heike, celebre clan di samurai del periodo Heian.
kitae: metodo di laminazione dell’acciaio.
kitaeware: difetto; sottili fenditure orrizzontali in genere dovute ad una mediocre saldatura degli strati di acciaio.QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
ko-ashi: piccoli ashi.
kobuse: tipo di struttura della lama in cui lo shingane (la parte interna della lama) è saldata all’interno del kawagane (il guscio esterno). E’ il tipo più comune di costruzione della spada.
kobushigata choji: motivo di choji hamon che ricorda un pugno chiuso..
ko-choji midare: tipo di hamon a chiodi di garofano con andamento irregolare.

da ko-dachi a ko-maru agari

ko-dachi: tachi corto; lame che misurano al massimo 60 cm di lunghezza.
kodogu: l’insieme di tutti i fornimenti di una spada con l’eccezione di quelli dei tachi detti kanagu.
kogai: spillone inserito del fodero della spade, wakizashi o tanto.
kogarasu-maru-zukuri: vedi kissaki moroha-zukuri.
ko-gatana: lama del kozuka.
ko-gunome: motivo dello hamon a piccoli gunome. ( onde ).
koiguchi: imboccatura del fodero.
ko-itame: piccolo o stretto itame hada.
kojiri: puntale del fodero con l’eccezione di quello del tachi, detto ishizuke.
ko-kissaki: kissaki di piccole dimensioni.
Kokuho: oggetti d’arte o antichità designati come Tesori Nazionali in osservanza della legge del 1950 Cultural Properties Law. bunkazai hogoho.
kokuji: iscrizioni in kanji sulla spada con un tipo di ortografia originaria del Giappone.
ko-maru agari: tipo di ko-maru boshi dove la linea di tempra è vicina al kissaki. La parte superiore del boshi è più vicina al filo di quella allo yokote.

da ko-maru.sagari a korai

ko-maru.sagari: tipo di ko-maru boshi dove la linea di tempra è lontana dal kissaki. La parte superiore del boshi è più lontana al filo di quella allo yokote.
ko.maru: boshi dove la linea di tempra è parallela al kissaki.
ko-midare: hamon irregolare a motivi di piccole dimensioni.
ko-mokume: damasco in mokume di piccolo formato.
kongo-to: la prima pietra artificiale usata dal politore, di potere abrasivo pari a 200 grit.
ko-nie: piccole particelle di nie.
konohatetsu: vedi nambantetsu.
konote-gashiwa: tipo di tempra che disegna hamon differenti sui due lati della lama.
ko-notare: notare hamon con onde di piccola ampiezza.
konuka-hada: tipo di damasco che ricorda la crusca del riso. Simile al nashiji ma più definito e con meno ji nie. Termine che è unicamente usato nella descrizione di lame di manifattura Hizen. Pee questo è conosciuto anche come Hizen hada.
korai: tipo di disegno per il sageo.

da kosaku a Koshu Kicho Token

kosaku: oggetto fatto nel periodo Koto.
koshi: (restringimento) il punto mediano fra il (tani) il picco inferiore, e lo yakigashira (parte superiore) di un hamon a motivi irregolari.
koshiba: linea di tempra irregolare localizzata sopra lo hamachi che si presenta molto più ampia della line di prosecuzione dello hamon.
koshibi: corto sguscio (hi) inciso sulla parte inferiore della lama, vicino al codolo ed in genere sul lato omote.
ko-shinogi: linea che separa in diagonale il kissaki dallo shinogiji. L’area compresa, interessa anche il mune nella zona del kissaki.
koshi-no-hiraita midare: tipo di hamon simile al notare in cui il motivo inferiore è più dolce rispetto al superiore che è spesso choji e/o gunome.
koshirae: montatura della spada che comprende impugnatura, fodero e tutti i fornimenti.
koshi-zori: curvatura della spada con la massima profondità vicino al munemachi; detta anche Bizen-zori.
Koshu Kicho Token: spada classificata come Precious Sword dallo N.B.T.H.K.

da ko-shu tsuba a kuchi-gane

ko-shu tsuba: mukade (centogambe ). Tsuba con disegno ad anelli di filo metallico ortogonali al bordo, motivo che ricorda un centogambe. (miriapode di buon augurio di longevità).
Koto: spade antiche. Termine che si riferisce alle lame forgiate fra i periodi medio Heian ed il 1595. Durante questo lasso di tempo cinque stili diversi sorsero nelle province Yamashiro, Yamato, Bizen, Soshu e Mino. Nel momento in cui questi stili sono adottati in altre zone del paese e crebbero di importanza, nacque il termine Gokaden indicativo delle cinque tradizioni.
ko-wakizashi; wakizashi corto, spesso con struttura in hira-zukuri.
kozuka: l’impugnatura del coltellino inserito nel fodero di una spada o un pugnale.
kozumi: motivo di horimono ad artiglio.
kubikiri: coltello o lama corta ricurva con il tagliente nella parte concava dell’arma, usata per tagliare la testa del nemico ucciso.
kuchi-gane: anello di metallo che cinge l’imboccatura del fodero.

da kuda-yari a kurijiri

kuda-yari: arma insidiosa inventata dal monaco Hozoin verso la metà del sedicesimo secolo. Trattasi di una lancia con all’interno una prolunga con una lama inastata da sguainare all’occorrenza. In posizione di riposo appare come un’asta
molto più corta del reale.
kuichigaiba: linee dello hamon discontinue dove nie e nioi appaiono come una punta di lancia parallela al tagliente. Tipo di attività tipico della scuola Yamato.
kuichigai-bi: due sottili sgusci paralleli incisi verso l’area della lama vicino al nakago. Quello superiore è più corto mentre l’inferiore continua fino ad attorniarlo.
kuki: vedi nakago.
kumade: arma d’asta con il puntale a più lame uncinate.
kuni iri yoku: risposta al kantei corretta circa il periodo e la provincia ma errata circa la famiglia del forgiatore.
kurijiri: (puntale a castagna) tipo di nakago che termina arrotondato. É la forma più comune usata in ogni periodo.

da kurikara a kyu-gunto

kurikara: tipo di horimono a forma di drago avvolto attorno una spada. Esistono tre tipi diversi di kurikara: lo shin (realistico), il gyo (semplificato) ed il so (stilizzato). E’ conosciuto anche come ken-maki-ryu.
kurikata.: ponticello in corno, metallo o legno laccato. Posto sul lato esterno del fodero. Nel Kurigata è fatto passare il sageo.
kurikara: termine sanscrito che sta per drago nero. É un soggetto che è spesso inciso sulla lama.
kutoji: altro nome per dire sasumata, termine moderno per indicare la stessa tipologia di arma.
kuwagata: tipo di horimono che ricorda la lettera W e che vuole rappresentare il cimiero dell’elmo.
kyo-choji midare: choji midare basato su una linea diritta (suguha), in cui lo yakigashira tende ad essere parallelo al tagliente.
kyo-zori: vedi tori-zori.
kyu-gunto: spada militare della seconda guerra mondiale con la guardia in stile europeo.

M
da machi a makuri

machi: gradino che divide la lama dal codolo. La parte verso il tagliente è detta hamachi, quella verso il mune munemachi.
machi-ukuri: Rimozione del machi. La lunghezza (nagasa) del tagliente diminuisce ma quella complessiva della lama resta intatta.
magari-yari: lancia con lama cruciforme detta anche jumonji yari. Nel periodo Tokugawa divenne popolare nelle processioni e nelle cerimonie ufficiali.
majiwarimono: vedi wakimono. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
makikake-no-kashira: sistema di piegatura della fettuccia (ito) attorno al kashira che è in genere di corno di bufalo.
makura-yari: corta lancia con lama di yari o magari-yari posta accanto al guanciale di notte. Da qui il nome di lancia guanciale.
makuri: Struttura della lama in cui una barra di shingane (acciaio interno) piegata a metà, viene inserita a sandwich in una barra di kawagane (guscio esterno) per essere poi fusa insieme a formare in totale quattro strati.

da mamori katana a masame-hada

mamori katana: la prima spada di un giovane samurai.
Mantetsu: lame costruite durante la seconda guerra mondiale non con metodi tradizionali. Sono spade costruite per lo più dalle forze di occupazione giapponesi in Manciuria. Con l’impiego dell’acciaio delle rotaie. Sul codolo è iscritta la data e la scritta Mantetsu Kitau Tsukuru Kore. La data è attorno al 1940.
marudome: parte finale arrotondata dello sguscio, in genere localizzata entro 3 cm. dal machi.
maru-gitae: tipo di lama costruita con un unico tipo di acciaio. Si riferisce a spade di produzione di massa che hanno una superficie piana e senza damasco.
maru.mune: dorso della spada (mune) arrotondato.
masake: tipo di damasco dove grani di tessitura diritti sono mischiati ad itame hada; detto anche masa-gokoro.
masame-hada: tipo di hada a grani di tessitura longitudinali.

da Masamune Juttetsu a meigirishi

Masamune Juttetsu: i dieci celebri studenti di Masamune: Go Yoshihiro, Norishige, Kaneuji, Kinju, Rai Kunitsugu, Hasebe Kunishige, Osafune Kanemitsu, Chogi, Samonji e Sekishu Naotsuna.
matsubasaki: vedi munesaki.
matsukawa hada: damasco la cui superficie assomiglia alla corteccia di pino; è un tipo di mokume o largo itame con chikei. Detto anche hijiki (un tipo di alga ) hada. (Norishige ed Hankei i più famosi forgiatori).
mei: la firma, generalmente iscritta sul codolo.
meibun: i nomi e le parole incise nel mei.
meibutsu: lame considerate dei capolavori. Comprendono le tre grandi spade (Tenka Go Ken). Le tre grandi lance (Tenka San So) e le opere dei dieci celebri studenti di Masamune. I Masamune Juttetsu. Il termine Kyoho Meibutsu si riferisce alle lame designate come capolavori dallo Shogun Yoshimune. In questo gruppo non sono comprese le opera dei dieci studenti di Masamune.
meigirishi: incisore specializzato nell’iscrizione dei nomi.

da mekugi a migaki-bo

mekugi: pioletto di bamboo, o avorio che fissa il codolo della lama nell’impugnatura.
mekugi.ana: il foro nel codolo della spada attraverso cui passa il mekugi.
mekugi nuki: martelletto in ottone usato per sfilare il mekugi.
menuki: ornamenti in metallo posti sotto la fettuccia (ito) che avvolge l’impugnatura.
metazashi: vedi yoroidoshi.
midare komi: linea temprata del boshi che è prosieguo dello hamon nel kissaki.
midareba: hamon a disegno irregolare; tutti gli hamon sono midareba ad eccezione del suguha .
midare utsuri: utsuri irregolare.
migaki-bo: utensile in acciaio rapido usato dal politore per lappare lo shinogi-ji ed il mune. Ha la forma di cilindro appuntito.

N
da nagamaki a naginata

nagamaki: arma simile alla naginata ma con curva della lama meno accentuata e l’asta più corta. Usata nel periodo Kamakura e Nanbokucho in particolare fra i monaci guerrieri. Sono lame sono per la maggior parte risagomate e trasformate in katane. E’ estremamente raro trovarne di intatte.
nagamaki.(o naginata) naoshi: lama di nagamaki o naginata risagomata e trasformata in katana o wakizashi.
naga-mei: firma sul codolo molto lunga Spesso contiene nome, indirizzo, soprannome e titolo.
nagare-hada: damasco in ko-mokume misto a masame hada.
nagasa: lunghezza della lama. É la retta che unisce il munemachi alla punta del kissaki. É detto anche ha-watari o hacho.
nage-yari: giavellotto; lancia ad asta corta con una lama pesante, corta e rastremata verso la punta.
naginata: arma d’asta concepita per tagliare come un falcione. Lama con ampia struttura e larga punta Senza yokote e con lungo codolo. Quasi sempre ha incisa caratteristici sgusci naginata hi.

da naginata-hi a nanbantetsu

naginata-hi: corta incisione (bo-hi) che termina in direzione opposta del katana-bi Lo sguscio è profondo ed arrotondato In genere è accompagnato dal soe-bi, piccolo sguscio parallelo.
nagura stones: chu-nagura e koma-nagura sono la 4a e la 5a pietra, naturali od artificiali, usate nella politura. Il potere abrasivo va dai 1.200 ai 2.000 grit. Le pietre naturali, nelle cave di estrazione, si stanno esaurendo.
nakafuji: motivo di intreccio del sageo.
nakago.: il codolo. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
nakagojiri: la parte terminale del codolo.
nanako: Superficie a uova di pesce. Tipo di decorazione dei fornimenti costituita da innumerevoli minuscole semisfere. E’ un tipo molto diffuso di abbellimento, passibile di alcune varianti, come il gunome-nanako in cui delle strie diagonali delimitano losanghe di nanako.
nanbantetsu: acciaio di produzione occidentale introdotto in Giappone da Olandesi e Portoghesi nel quindicesimo secolo. Conosciuto anche come hyotantetsu o konohatetsu.

da Nankaido a N.B.T.H.K.

Nankaido: una delle Goki Shichido, mappe del periodo Edo, che comprende le seguenti province: Kii, Awaji, Awa, Sanuki, Iyo e Tosa.
narume-dai: supporto di legno, munito di scanalature passanti orizzontali che lo rendono flessibile, su cui il politore sistema una sottilissima lastrina di hazuya sulla quale termina il lavoro di politura del boshi.
nashiji-hada: superficie a buccia di pera. Trattasi di un damasco molto fine costituito da un denso ko-mokume hada.
nata: coltello o pugnale munito di una curva lama affilata e cesellata con un ricciolo in punta. Spesso è chiamato coltello del giardiniere o coltello da caccia.
nazumi ashi: (piede di topo) tipo di ashi molto piccoli.
N.B.S.K.: nuova associazione formata dai più celebri artisti ed artigiani del mondo della spada giapponese legalmente riconosciuta dal governo; sotto molti aspetti sostituisce la N.B.T.H.K.
N.B.T.H.K.: Nihon Bijutsu Token Hozon Kyokai ( Società per la conservazione delle spade artistiche giapponesi).

da nerin-hada a nie sake

nerin-hada: Damasco che ricorda gli anelli del tronco tagliato. Simile al mukume-hada.
nettori: hada denso oleoso all’apparenza; in genere trattasi di itame-hada.
Nidai: la seconda generazione di un forgiatore o artista in genere.
nie: piccole particelle riflettenti della struttura cristallina di martensite (o austenite, perlite o trotstite). Visibili ad occhio nudo appaiono come uno scintillio di stelle.
nie-deki: hamon che consiste principalmente di nie; detto anche nie-hon’i.
nie-hon’i: vedi nie-deki.
nie.hotsure: nie sfilacciati. Questi Nie appaiono lungo lo habuchi. Ricirdano gli sfilacci di tessuto.
nie.kogori: il termine kogori significa gelatina. Nie kogori si riferisce ai nie che appaiono coagulati e ricordano nuvole in cielo.
nie kuzure: gruppi di nie sparsi localizzati sul kissaki. Dove la linea nel boshi non è ben definita .
nie.sake: nie incerto; trattasi di lucenti, neri nie visibili entro lo hamon vicino allo habuchi. L’apparenza ricorda uno strappo o di una lacrima.

da Nie suji a niogire

Nie suji: vedi imozuru.
nie.utsuri: utsuri formato da nie.
Nihonto: spada classica giapponese; una lama curva con lo shinogi.
niji mei: firma sul codolo di due soli caratteri.
nijuba: hamon a doppia linea; consiste di strie di nie o nioi che corrono parallele allo hamon.
nikudori: sagoma, piena convessità della curva della superficie dello hiraji.
nioi: particelle cristalline di martensite (o austenite, perlite or trostite); non sono
visibili punti singoli e l’effetto complessivo è quello di una brillante linea continua.
nioi-deki: hamon costituito principalmente da nioi. É anche detto nioi-hon’i.
nioigire: hamon la cui linea è incompleta. Come se una parte dell’hamon è cancellato. Questo difetto, in genere, è dovuto ad un errore di tempra od ad un danno della lama dovuto alla esposizione al fuoco.

da nioiguchi  a nyusatsu kantei

nioiguchi: vedi habuchi.
nioi-hon’i
: vedi nioi-deki.

nioi kogori: grumo di nioi.
nioi kuzure: può essere considerato un tipo di ashi, ma è separato dalla linea principale dello hamon ed è disseminato entro lo hamon stesso.
no-dachi: spada di enorme lunghezza (90 cm. ed oltre) portata al di sopra della spalla in tempi antichi.
nokogiriba: vedi kataochi gunome.
notare komi: tipo di boshi simile al notare hamon.
notare midare: notare irregolare.
nugui: miscela di ossidi di ferro ed altri composti usati dal politore per scurire il jihada.
nugui-gami: carta giapponese usata nella cura della lama.
nunome-zogan: falsa damaschinatura, o intarsio in cui sottili fogli di metallo vengono pressati su di una superficie resa ruvida da incisioni o graffi. E’ la versione povera dello hon-zogan.
nurizaya: legno di “ho” con cui viene costruito e laccato il koshirae.
nyusatsu: risposta al kantei.
nyusatsu kantei: vedi kantei-kai.

O
da obi-tori a o-midare

obi-tori: anelli posti sui lacci del tachi attraverso cui passano le fettucce di sospensione.
o-choji midare: hamon irregolare a motivo di chiodi di garofano.
o-dachi: tachi lungo; la lama supera i 90 cm. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
o-gunome: hamon a gunome ampio.
o-hada: tipo di jihada a grana grossa. Un termine usato per qualsiasi jihada sovradimensionato che non definisce un modello di damasco. Per esempio il mokume-hada con o-hada significa che il damasco è mokume-hada che contiene grani allargati di perlite.
oikake-ba: gunome inclinato verso il modello notare; tipo di linea di tempra della scuola di Motoshige.
o-itame: damasco a larghi grani di itame.
oite: “a”; “oite Tokyo” significa a Tokyo.
o-kissaki: kissaki ampio.
o-maru: boshi a forma di largo semicerchio; la linea di tempra risulta molto più vicina al filo rispetto al ko-maru.
o-midare: tipo di hamon a ampio motivo irregolare.

da omiyari a orikaeshi-mei

omiyari: lancia lunga.
o-mokume: damasco a larghi grani di mokume.
omote mei: iscrizione sul codolo nella parte esterna della spada quando viene portata dal samurai. Spesso il nome del forgiatore è unito all’indirizzo ed al titolo onorifico.
o-moyo hada: larghe aree di mokume o itame all’interno del ji-hada.
omura: pietra naturale utilizzata per levigare la hazuya e jizuya. E’ di grana più grossa rispetto la pietra ao-to.
ono: larga lama di ascia da guerra montata su un’asta di circa m. 1,80.
o-notare: hamon ad ampio notare.
origami: certificato di valutazione di una spada, expertise, che comprende il nome del forgiatore, descrizione della lama e valore della medesima.
orikaeshi-mei: firma recuperata. Avviene quando il codolo è accorciato di quel tanto che provoca la perdita della firma originale. Una sottile lastrina di acciaio con la firma è tolta e risaldata sulla parte sinistra del nuovo codolo in senso contrario all’originale.

da oroshi a Owazamono

oroshi: pendenza, inclinazione del mune, dallo yori all’inizio dello shinogi-ji.
Osaka boshi: ko-maru sagari boshi.
osame tachi: un tachi donato come offerta ad un tempio.
oshigata: calco di un codolo o della intera lama.
osoraku-zukuri: lama strutturata con un kissaki particolarmente ampio. Questo è più lungo della metà della lama medesima. É il tipo di sugata dei tanto o dei ko-wakizashi.
o-sujikai yasuri: tipo di yasuri sul codolo ad inclinazione diagonale con angolatura superiore al sujikai. Quindi oltre i 45°.

o-suriage nakago: grande accorciamento del nakago con perdita della firma; a differenza del “suriage nakago” in cui il codolo viene risagomato, in questo caso il nuovo nakago comprende parte dell’acciaio della lama.
o-wakizashi: lunga wakizashi, comunque inferiore ai 60 cm. di lunghezza..
Owazamono: secondo livello di importanza di un forgiatore rispetto l’affilatura del tagliente. Vedi anche Saijo Owazamono, Ryowazamono, Wazamono.

R

Reishotai: antichi caratteri cinesi quadrati.
rendai: tipo di horimono a fiore di loto iscritto sul piedistallo di un’immagine di Buddha.
riken: tipo di struttura delle spade diritte.
ritsuryo: codice di leggi e di etica di modello cinese in auge presso la corte imperiale prima del periodo Kamakura. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
ryo-chiri: l’area dello shinogi che sitrova ai lati dello sguscio.
ryonome: larghi punti di nie visibili sul jihada.
Ryowazamono: terzo livello dei forgiatori riferito all’affilatura. Vedi anche Saijo Owazamono, Owazamono, Wazamono.
ryu: tipo di horimono a forma di drago.

S QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da sabidoro a Saijosaku

sabidoro: lo strato di argilla che protegge l’area hamon-tagliente in fase di tempra. Lo yakiba è definito dal disegno di questa superficie.
sabigiwa: Margine ossidato. La linea di confine fra lo habaki-moto e gli yasuri. (i solchi dei colpi di lima sul codolo).
sabitsuke nakago: nakago arrugginito artificialmente.
Sadamune Santetsu: i tre eccellenti studenti di Sadamune: Nobukuni, Osafune Motoshige e Hojoji Kunimitsu.
sageo: piatta fettuccia di cotone o seta che viene passata attraverso il kurikata per fissare la spada alla cintura.
sage-obi: tipo di cintura cui viene appeso il tachi.
saiden-mei: iscrizione sul codolo con l’esito della prova di taglio.
sai ha: lama ritemprata. In questo caso le caratteristiche originali della lama sono completamente modificate.
Saijo Owazamono: il più alto livello di un forgiatore concernente l’affilatura della lama. Vedi anche Owazamono, Ryowazamono, Wazamono.
Saijosaku: il più alto livello di destrezza di un forgiatore. Vedi anche Jojosaku, Josaku, Chujosaku, Chusaku.

da Saikaido a same, same-kawa

Saikaido: una delle Goki Shichido, mappa del periodo Edo che comprende le seguenti province: Chikuzen, Chikugo, Buzen, Bungo, Hizen, Higo, Hyuga, Osumi, Satsuma, Iki eTsushima.
saka ashi: ashi diagonali.
saka choji midare: tipo di hamon ad obliquo choji midare.
sakame: lo stesso di katte agari. Diagonali yasuri che vanno in direzione dal lato mune al lato del filo verso la punta del nakago.
saka-midare: hamon irregolare a disegni obliqui.
saka o-sujikai yasuri: segni di lima sul codolo con forte angolazione diagonale verso il lato destro. Il contrario di o-sujikai.
sakihaba: ampiezza della lama allo yokote.
sakikasane: (spessore alla punta), lo spessore della lama allo yokote.
saki-zori: tipo di curva della lama con il punto di maggiore profondità nell’area alta della lama. Modello tipico del periodo Muromachi.
same, same-kawa: pelle di razza o di squalo usate per ricoprire l’impugnatura e talvolta il fodero.

da samishii a sankozuka

samishii: peculiarità sparse aggiunte allo hamon principale, come per esempio pochi choji lungo un hamon in suguha. Ha il significato di” attenuato” l’opposto di esuberante.
sanbon nyusatsu: tipo standard di kantei in cui si possono fare tre tentativi di risposta.
sanbon-sugi: tipo di togari gunome che ricorda gruppi di tre alberi di cedro giapponese. Tipico della scuola Mino, vedi Kanemoto.
Sandai: la terza generazione di un forgiatore.
San’indo: una delle Goki Shichido, mappa del periodo Edo che comprende le seguenti province: Tanba , Tango, Tajima, Inaba, Hoki, Izumo, Iwami e Oki.
sanjimei: firma sul cododo che comprende tre soli caratteri.
sanjuba: tripla linea di hamon consistente in nie e nioi; due linee sottili corrono parallele allo hamon principale.
sankin kotai: formali ed obbligatorie visite ad Edo da parte di un Daimyo ed il suo seguito; regola istituita da Tokugawa Ieyasu per affermare il proprio potere.
sankozuka: vedi ken.

da sansaku boshi a Saya-gaki

sansaku boshi: (boshi di tre stili) tipo particolare di boshi visibile nelle opere di Osafune Nagamitsu, Kagemitsu and Sanenaga; è un tipo di ko-maru con la linea di tempra in suguha che attraversa lo yokote e si inclina a divenire ko-maru.
San’yodo: una delle Goki Shichido, mappa del periodo Edo che comprende leseguenti province: Harima, Bizen, Mimasaka, Bitchu, Bingo, Aki, Suo e Nagato.
sarute: “mani di scimmia”. Occhiello di metallo serrato al kabuto gane di un tachi per il nodo della spada, spesso decorato con fermaglio che ricorda delle mani.
sasaho yari: lancia la cui lama è forgiata a motivo di foglia di bamboo.
sashikomi: tipo di forbitura finale della lama. Consente di sbiancare lo yakiba e scurire il ji-hada. In questo caso la linea dello hamon è perfettamente definita.
saya: fodero.
Saya-gaki: annotazione identificativa del forgiatore iscritta, in genere, sulla shirasaya.

da sasumata a Sengoku daimyo

sasumata: lama biforcuta simile ad un forcone. In tempi antichi costituiva un’arma ma in seguito divenne un utensile privo di punte aguzze e taglienti usato per spegnere gli incendi.
sayamaki: fodero legato da fettuccia colorata in “pendant” con l’impugnatura.
Seii tai shogun: (despota o colui che reprime ) semplicemente lo shogun. Prima della instaurazione del governo militare a Kamakura, il titolo è di carattere temporaneo e è assegnato ad un condottiero per specifici scopi militari.
sekkaboku: inchiostro indiano per scrivere gli oshigata.
sena: vedi mune.
Sengoku daimyo: termine che identifica i potenti signori di provincia che sostituivano i governatori nominati dallo shogunato Muromachi verso la metà del XIV secolo. Con la crescita del loro potere politico e militare si fecero guerra l’un l’altro. Non furono in grado di stabilire una struttura di potere centrale. Questa istituzione riuscì a Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi.

da sensuki yasuri a shakujo

sensuki yasuri: Solchi ottenuti con un sen. Utensile simile alla pialla. Il risultato finale sono dei graffi irregolari in senso verticale al codolo.
sentoku: lega impiegata sui fornimenti con colorazione che imita il bronzo cinese. I componenti sono: rame (oltre il 70%), stagno, piombo e zinco.
seoi tachi: tachi di enormi proporzioni con lame di 120-150 cm di lunghezza. Spade da spalla.
seppa: semplici o decorati spaziatori in rame, argento o rame con foglia di argento od oro, posti sui due lati della tsuba.
seppa dai: il foro della tsuba attraverso cui passa il codolo.
shaku: unità di misura pari a 302,959 mm. suddiviso in 10 sun ciascuno formato da 10 bu.
shakudo: lega di colore blu scuro o blu-nero usata per i fornimenti della spade. I componenti sono: rame (oltre il 90%), argento ed oro.
shakujo: bastone animato portato da monaci itineranti e dagli yamabushi (monaci guerrieri).

da shibuichi a shinae

shibuichi: lega usata per lavori ornamentali formata da rame, argento ed oro (tracce).
shigeuchi: motivo del sageo.
Shihozume: tecnica di struttura della spada giapponese in cui il forgiatore utilizza quattro tipi di acciaio. Sistema complesso e sofisticato.
shikkake hada: tipo di damasco in cui il mokume hada appare lungo lo shinogi ed il masame vicino allo hamon. Scuola Yamato, sottoscuola Shikkake, caposcuola Norihiro.
shimaba: tipo di tobiyaki tangenti la linea dello hamon.
shimaru: termine che indica una lama pulita e tagliente. L’opposto di uromu.
shimi: (punti, spots), hajimi sull’acciaio del tagliente. Non è consigliabile l’acquisto di una lama con tale difetto. Lo stesso vale per gli hajimi, o shirajimi (bianchi),aburajimi (oleosi all’apparenza), niyejimi, etc. Questi difetti non possono essere
eliminati dal politore. I tobijimi sulle lame antiche sono tollerati.
shin-gane: il cuore della lama.
shinae: tipo di difetto; crepe o grinze che attraversano il ji o lo shinogiji.

da shin-gunto a Shinshinto

shin-gunto: spade degli ufficiali della seconda guerrra mondiale. In genere hanno il fodero in metallo verniciato di marrone o verde mentre l’interno che fascia la lama è di legno. Talvolta il fodero è protetto da una guaina di cuoio.
shinkai: crepa, frattura che appare su una porzione non temprata della lama.
shin-no-kurikara: vedi kurikara.
shinobi ana: un secondo foro sul codolo, situato vicino al nakagojiri, lo si trova spesso sui codoli dei tachi inalterati.
shinogi: lo spigolo della lama che separa l’area dello shinogi-ji dal mune. Si estende dallo yokote al nakagojiri.
shinogiji: la superficie piana fra lo shinogi ed il mune.
shinogi-zukuri: struttura classica della spada giapponese con yokote e sori. É anche detta hon-zukuri.
Shinsakuto: spade attuali, create da forgiatori ancora viventi.
Shinshinto: (nuova-nuova spada ) lame prodotte dal tardo diciottesimo secolo fino all’editto Haitorei del 1876.

da Shinto a Showato

Shinto: (nuova spada) lame prodotte fra il 1596 ed il 1781. Durante il periodo Shinto alcuni forgiatori continuarono a produrre spade secondo le antiche tradizioni ma svilupparono pure nuove tecniche conosciute come Shinto tokuden.
shirake utsuri: utsuri biancastro ed irregolare.
shira.saya: fodero in legno naturale per la conservazione della spada.
shirasaya bukuro: fodera in tessuto per la shirasaya.
shirizaya: spade il cui fodero si allarga gradualmente verso la punta e generalmente è ricoperto di pelle di orso, leopardo o tigre.
shitodome: occhielli in metallo del kashira o del kurikata attraverso i quali passa lo tsukaito.
shobu-hi: incisione (hi) a foglia di iris eseguita sulla lama.
shobu-zukuri: struttura della spada simile allo shinogi-zukuri ma senza lo yokote.
Shodai: la prima generazione di un artista.
shogi: lo sgabello usato dal politore.
Showato: lame prodotte fra il 1926 e la fine della seconda guerra mondiale.

da shumei a sugu yakitsume

shumei: iscrizione in lacca rossa sul codolo eseguita da un esperto.
soe-bi: secondo sottile sguscio parallelo al bo-hi.
sohyo: stemma sulla lancia. Trattasi di una bandierina posta sull’asta che identifica il mon del clan di appartenenza.
so-kan: il fodero della lancia.
so no kurikara: vedi kurikara.
sori: la curvatura della lama.
soritsuno. obigane. oikane. origane. saguri. sorikin: Un piccolo gancio in corno. Posto sotto il kurikata. Incastrandosi nella cintura blocca il fodero quando la spada è estratta.
sotoba-gata: tipo di codolo di larghezza quasi uniforme dallo ha-machi al nakago jiri che termina ad angolo acuto.
sudare-ba: tipo di hamon basato sul sugu-ha o leggero notare che ricorda le strie di una scopa.
sugata: disegno della lama nel suo complesso. La sua struttura è un buon indizio per identificare il periodo di produzione.
suguha: hamon diritto.
sugu utsuri: vedi bo utsuri.
sugu.yakitsume: yakitsume diritto sul boshi.

da sugu yari a suridashi

sugu.yari: vedi suyari.
suji-gane: strisce di metallo sulla punta del fodero a rinforzo del medesimo.
sujikai yasuri: tipo di yasuri a motivi diagonali posizionati a 45°.
suken: vedi ken.
sumikomori: inclusioni di carbonio sul ji-hada; appaiono come metallo grezzo, una depressione con punti scuri. I più lievi si possono eliminare con la politura ma molto spesso è impossibile.
sumigane: macchie piccole e scure sul ji diverse dalle aree circostanti dello hada sia per il colore che per la grana.
sun: unità di misura corrispondente a 30.296 mm.
sunagashi: (onde di sabbia ) particelle di nie che appaiono entro lo hamon, vicino lo habuchi e parallele al tagliente. Assomigliano alle tracce lasciate sulla rena da una scopa.
sunnobi tanto: tanto di lunghezza superiore a quella considerata standard. (vedi anche josun).
sun-zumari: lama leggermente più corta della media.
suriage nakago: codolo accorciato.
suridashi: il punto sul codolo dove iniziano gli yasuri.

T QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
da tabagatana a takenoko-zori

tabagatana: (fasci di spade ) spade di produzione di massa vendute a fasci.
tachi: spade diritta di antica manifattura, antesignana della spade giapponese classica, di lunghezza superiore ai 60 cm.
tachi.: spade curva di oltre 60 cm. Portata sul fianco con il tagliente verso il basso. Inizia a comparire durante il periodo Koto (prima del 1596 ).
tachi-mei: firma incisa sul lato esterno del codolo quando la spada viene portata nello stile tachi.(vedi anche katana-mei).
taima-hada: itame-hada che tende a divenire masame hada verso il kissaki. ( vedi Scuola Yamato gruppo Taima).
takanoha yasuri: (solchi di lima a penna di falco ) tipo di yasuri a solchi diagonali a V su ogni lato. Tipico della Scuola Yamato e derivate.
taka-zogan: tipo di decorazione con intarsi/incrostazioni in altorilievo.
takenoko-zori: “germoglio di bamboo ” termine usato per descrivere un tanto in uchi-zori il cui fukura non presenta alcuna curvatura.

da tama a te-hoko

tama: piccola area rotonda e temprata separata dello hamon, occasionalmente visibile entro il ji.
tamahagane: acciaio di origine e produzione giapponese. ( vedi anche nanbantetsu).
tameshi-giri: prova di taglio della lama effettuata sui corpi di criminali giustiziati, l’esito è spesso riportato sul codolo della spada.
tameshi.mei.: iscrizione relativa al tameshigiri. Incisa sul codolo oppure iscritta con intarsi in oro.
tanagobara-gata: nakago con la parte alta (zona ha-machi) di larghezza standard che poi si assottiglia notevolmente verso il puntale.
tani: (valle) il punto più basso del midare.
taoreta boshi: boshi in cui il kaeri è più ampio dello ha.
tanto: lama di pugnale inferiore ai 30 cm. con una lunghezza standard di circa 26 cm.
tateware: fessura longitudinale sul ji.
tatsuta: bizzarro tipo di hamon che ricorda le foglie di acero galleggianti sul fiume Tatsuta.
te-hoko: lancia con lama ad L da impugnare con una sola mano.

da tekogane a togioke

tekogane: jigane tipico delle lame di Kotetsu.
temoto: vedi habakimoto.
ten’i: primo premio del kantei-kai.
Tenka Go Ken: Le cinque più famose spade del Giappone. I forgiatori sono: Juzumaru Tsunetsugu, Mikazuki Munechika, Dojigiri Yasutsuna, Odenta Mitsuyo e Onimaru Kunitsuna.
tetsu: ferro/acciaio
tobijimi: punti sparsi di nie/nioi.
tobiyaki: punti di tempra entro il ji separati dallo hamon.
todai: travetto di legno dove il politore appoggia la pietra.
todai-makura: cubo di legno su cui il todai viene appoggiato.
togari-ba: picco di midareba.
togari gunome: gunome hamon dove il motivo a picchi è assottigliato e regolare.
togi: affilatura della lama.
togibune: pedana in legno di cipresso con una leggera inclinazione ed un foro per il drenaggio dell’acqua. E’ il posto di lavoro del politore.
togi-ishi: il politore.
togioke: recipiente ovale, costruito il legno di cipresso giapponese Contiene l’acqua per le pietre di politura. Le doghe sono fissate da lamine di rame.

da Tokaido a tori yoku

Tokaido: una delle Goki Shichido, mappe del periodo Edo, che comprende le seguenti province: Iga, Ise, Shima, Owari, Mikawa, Totomi, Suruga, Izu, Kai, Sagami, Musashi, Awa, Kazusa, Shimousa e Hitachi.
token-kai: gruppo di studio delle spade giapponesi.
Tokubetsu Juyo Token: spada di speciale importanza. Valutazione stabilita dall’associazione N.B.T.H.K.
Tokubetsu Kicho Token: spade di particolare valore. Certificato di attribuzione della N.B.T.H.K. (foglio verde).
tome: puntale dello hi.
toran-midare: tipo di hamon il cui disegno assomiglia ad ampie onde.
tori nokuchi: “becco” fessurazione sulla punta fine del boshi.
torii-zori: tipo di curvatura della lama in cui il punto di massima convessità è al centro; conosciuta anche come Kyo-zori.
tori yoku: una risposta data al nyusatsu kantei in cui è giusta la identificazione del gruppo (kaido) ma non la famiglia, provincia o scuola.

da Tosando a tsukagawa

Tosando: una delle Goki Shichido. Mappa del periodo Edo Comprende le province: Omi. Mino, Hida, Shinano, Kozuke. Shimotsuke, Iwaki, Iwashiro. Rikuzen, Rikuchu, Mutsu, Uzen e Ugo.
toshin: la lama nel suo complesso.
Tosho: maestro forgiatore.
tosu: lama corta, simile al ko-gatana.
tsuba: guardia della spada, costruita in vari metalli, forme e stili decorativi.
tsuchi: martelletto, generalmente di ottone, che serve per togliere il pioletto di bamboo e smontare la spada.
tsuchidori: vedi tsuchioki.
tsuchime: segni di martello; superficie irregolare del codolo ottenuta tramite martellamento.
tsuchioki: strato di argilla applicato sulla lama prima della tempra. Il motivo scelto dal forgiatore determina il tipo di hamon.
tsugu nakago: nakago innestato; sostituzione del codolo originale con un altro (ingenerale firmato).
tsuka: impugnatura.
tsuka ito: fettuccia che lega l’impugnatura (seta, cotone o pelle ).
tsukagawa: fettuccia di pelle per lo tsukaito.

da tsukijinae a tsurugi

tsukijinae: difetto che può apparire sull’acciaio ed il jigane, trattasi di una piccola fenditura irregolare od a forma di V che se non profonda può essere rimossa con la politura.
tsuki-no-wa: difetto a forma di bolla sull’acciaio; piccola crepa a mezzaluna nel boshi.
tsukurikomi: tipi di struttura della spada.
tsumagi: appoggia piede del politore.
tsume: vedi ken.
tsunagi: lama di legno usata per tenere unita la montatura della spade in assenza della lama originale ( in genere conservata nella shirasaya ).
tsunogaeshi: vedi soritsuno.
tsunoko: polvere di corna di cervo usata per eliminare tracce di olio sulla lama prima della brunitura con il migaki.
tsure-bi: un secondo sottile sguscio (hi) che accompagna il bo-hi fino alla punta del medesimo.
tsurugi: lama diritta a doppio filo usata per colpire principalmente di punta.

U
da uagane a uchinoke

uagane: lo stesso di kawagane.
ubu nakago: nakago originale. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
uchigatana: lame, principalmente prodotte durante il periodo Muromachi. Si presentano con una profonda curvatura verso la punta e sono maneggiate con una sola mano.
uchigomori: uchigomori-hato e uchigomori-jito sono pietre naturali a grana finissima. Sono usate dal politore per lo yakiba ed il jigane per evidenziare il jihada. Il loro potere abrasivo va dai 3.000 ai 6.000 grit.
uchiko: finissima polvere di uchigomori usata per eliminare l’olio dalla superficie della lama. Un tampone pieno di uchiko è unito ad un bastoncino ed usato come martelletto per spargere la polvere sulla lama.
uchinoke: attività di tempra simile ad un corto nijuba che assomiglia ad una falce di luna. Appare nel ji a filo con lo habuchi. (Scuola Yamato).

da uchi-zori a umegane

uchi-zori: (curva verso il basso) lama con la zona terminale della punta che piega in direzione opposta al normale sori. Presente in particolare nei tanto del periodo Kamakura.
Uji: clan.
umabari: coltellino a doppio filo (o ago per cavalli) a sezione triangolare o quadrangolare piana. Usato soltanto nella provincia di Higo al posto del kogai. .
uma-no-ha midare: hamon a motivo irregolare che ricorda i denti del cavallo.
umegane: cavità prodotta da un fukure che è stata riparata con l’impiego di un tassello dell’acciaio di un’altra lama.

da u-no-kubi-zukuri a uzumaki-hada

u-no-kubi-zukuri: Collo di cormorano. Una struttura di lama simile al kanmuri-otoshi-zukuri. Dal quale differisce nello shinogiji. Questo si restringe solo nella parte centrale mentre l’area verso il nakago e il kissaki è di normali proporzioni. Spesso è presente lo yokote.
ura-mei: iscrizione sul codolo che riporta data, nome del committente la spada ed altre informazioni.
urumi: indistinto, confuso.
urumu: stato della lama in cui il tagliente non è affilato o la superficie della spada non è polita. L’opposto di shimaru.
urushi: lacca naturale.
utsuri: velato riflesso visibile sul ji e lo shinogiji, dovuto, in generale, ad una diversa e meno dura composizione dell’acciaio rispetto la restante superficie della lama.
uzumaki-hada: tipo di damasco che ricorda un vortice d’acqua.

W

wakimono: spade prodotte da forgiatori che non appartengono a specifiche Scuole, ma che utilizzano gli stili di due o tre tradizioni diverse. Sono dette anche majiwarimono.
wakizashi: lame che superano i 30 cm. ma non arrivano ai 60 cm.
warabite-no-tachi: spada ampia, spessa e relativamente corta in cui lama ed impugnatura sono costituite da un unico pezzo di acciaio. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
wazamono: spade molto taglienti. Yamada Asaemon, noto come esperto collaudatore del taglio delle lame, nel suo libro “Kaiho Kenjaku”, pubblicato nel periodo Edo (1815) stabilisce quattro livelli affilatura. Vedi anche Saijo. Owazamono. Owazamono. Ryowazamono.

Y
da yahazu midare a yari

yahazu midare: tipo di midare hamon che ricorda la coda di un piccione o di un pesce.
yakemi: lame che hanno perso lo hamon originale.
yakiba: l’area temprata della lama.
yakidashi: il punto esatto in cui inizia lo hamon sotto lo hamachi.
yakigashira: la parte superiore di un hamon irregolare vicino al mune.
yakiire: il processo di riscaldamento e raffreddamento rapido della lama per creare il tagliente. ( tempra ).
yakikuzure: hamon malformato in tutto od in parte.
yakiotoshi: tipo di hamon che si arresta prima di raggiungere lo hamachi.
yakitsume: tipo di boshi senza kaeri; la linea di tempra tocca direttamente il mune senza linea di ritorno.
yakumo-hada: tipo di damasco che assomiglia ad un cumulo di nuvole; ha grana grossa e evidenti chikei. (Mito Nariaki – Rekko).
yanone: punta di freccia.
yari: lancia; il codolo è in genere inserito nell’asta.

da yarisume a yubashiri

yarisume: solchi di lima, a diversi disegni, sul codolo.
yo: tipo di ashi, separati dalla linea principale dello hamon assomigliano a lineette.
yokote: linea ad angolo retto che divide il kissaki dal resto della lama.
yoko yasuri: vedi kiri yasuri.
yoroidoshi: corto ma potente pugnale, usato per colpire il nemico od attraversarne la corazza, usato nei corpo a corpo.
Yoshino: hamon pittoresco che intende rappresentare fiori di ciliegio galleggianti sul fiume Yoshino.
yoshino-gami: sottile carta giapponese su cui vengono poste alcune gocce d’olio e quindi usata per lubrificare la lama e prevenire le ossidazioni.
yowai: debole; es. yowai hamon. QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.
yubashiri: punti concentrati di nie lungo il ji.

Z 

zaimei: lame con la firma originale incisa sul codolo.
zanguri hada: ji-hada con ji-nie, in cui la grana è particolarmente evidente. (Scuola Horikawa )
Zoku: termine riferito ad una estesa famiglia di forgiatori.
zokumei: soprannome o nome d’arte. 
zuryo-mei: titolo assegnato ad un forgiatore dalla corte imperiale: es. Kami, Suke o Daijo.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.


Curriculum vitae e lavorativo del Indipendent Togishi Marco Quadri.

QUADRI MARCO – Glossario completo dei termini tecnici sulla spada giapponese.

Studente del Maestro Kenji Mishina di Scuola Honami dal 1990. Suo allievo personale a Tokyo nel 1993. Ho perfezionato nel corso di numerosi viaggi e stages in Giappone la mia attività di restauratore di spade giapponesi. Nel 1994 la tecnica di costruzione di foderi in legno/laccatura dal Maestro Kazuyuki Takayama. Nel 2007 la tecnica di tsukamaki (legatura della treccia di seta sull’impugnatura e posa della pelle di razza) dal Maestro Yasuo Touyama a Seki. Sempre nel 2007 ho ottenuto lo status di Indipendent Togishi, politore professionista giapponese.

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Ho lavorato negli anni ’90 per il Castello Sforzesco. Dove ho effettuato interventi atti ad arrestare l’ossidazione, le corrosioni da acido e rettificare le geometrie delle lame. Ho operaro sulle segg. Opere: Inv. N. 580 –tachi- N. 605-wakizashi-N. 1085 –katana-N. 882- naginata-N. 873-Yari-N. 1088- wakizashi- N. 1074- tachi- N. 601- aikuchi- N. 603- wakizashi- N. 616- wakizashi-N. 623- aikuchi- N.609 alabarda-N. 888- naginata- N.883-lancia- N. 886.

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Ho restaurato alcuni dei pezzi più rappresentativi delle lame della Collezione Museo Stibbert di Firenze fra il 1999 ed il 2006.

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Nel 2012 ho restaurato tre lame della collezione Museo Stibbert. Poi esposte alla mostra tenuta a Firenze “Giappone Terra di Incanti “ dal 3 aprile al 1° luglio 2012.

Sukesada- Bizen no Kuni no ju Osafune saku – katana

Ietsugu (ni mei) Kashu with in gold inlay Kaminari sul lato ura   – katana

Suishinshi F.W. Masatsugu con horimono: Fudo Myoo, 2 shin-no ryu sul lato ura e 22 Bonji

Kiyomitsu, Bizen no Kuni no ju Osafune – katana

Ikkanshi Awataguchi Tadatsuna, Genroku ninen hachigatsu nichi – naginata-Nakakawachi Kunisuke – katana

Mutsu no Kami Tachibana Terumasa – katana

Nel 2009 ho polito una lama giapponese del Museo Missionario Etnologico dei Monumenti Musei e Gallerie Pontificie, Città del Vaticano.

Opero per collezionisti italiani ed esteri. offrendo loro un servizio completo di restauro. Comprensivo di politura lame, shirasaya (fodero conservativo), fodero completo di laccatura ed accessori in corno, impugnatura finita.

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Corsi e dimostrazioni tenuti sull’argomento:

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  • Analisi restauro e conservazione della spada giapponese corso internazionale di specializzazione Firenze 18-23 luglio 2005.
  • L’Ombra del Guerriero conferenza e dimostrazione di politura, Rivoli 18 novembre 2006.
  • Degree & Profession conferenza internazionale della spada giapponese, Firenze, 15 novembre 2008.
  • Il restauro della spada conferenza al Teatro dell’Accademia di Brera, Milano, 16 aprile 2009:
  • L’estetica della Katana e lo spirito del Kris serie di conferenze dal 3 ottobre al 28 novembre 2013.
  • Conferenza e dimostrazione di forbitura di una spada giapponese al M.A.O. Di Torino il 28 gennaio 2018
  • Conferenza al Museo Arte e Scienza, Milano “ IL TOGISHI, La pietra e la Spada “ il 18 maggio 2018

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Scritti e pubblicazioni:

  • Glossary of Japanese Sword Terms.
  • La Scuola Uda.
  • La Scuola Unrui.
  • Ukku, il primo damasco della storia.
  • Kaneuji, O-Sa, Chogi – comparazioni metallurgiche del XIV secolo.
  • Le Armi dei Samurai, evoluzione e battaglie Milano Ed. Jouvence.

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